I fatti ed i protagonisti dicono che l'amministrazione di quel Comune erano piegati alla 'ndrangheta, così come a Ventimiglia, Vallecrosia e molteplici altri comuni dell'estremo ponente ligure, ma anche di altre province, a partire dal savonese e del genovese.
Li abbiamo raccontati e documentati (vedi qui). Così come abbiamo raccontato chi fossero i PELLEGRINO-BARILARO (vedi qui). Lo scioglimento ed il Commissariamento del Comune di Bordighera (su cui pende ancora il ricorso contro l'annullamento da parte del Consiglio di Stato che è stata conseguenza da un lato delle reticenze dell'ex Prefetto DI MENNA, e dall'altro del ritardi della chiusura delle indagini della DDA di Genova – coordinata in allora dal proc. agg. SCOLASTICO) non è stato, come abbiamo ripetuto, un manto di infamia su Bordighera, ma il segno che l'Amministrazione di Bordighera, quel Palazzo del COMUNE, doveva e poteva essere ripulito, nel solo interesse della città, della comunità. Anche quindi occasione di riscatto dal condizionamento e dall'infiltrazione nella pubblica amministrazione della 'ndrangheta.
Ed invece, a Bordighera, qualcuno vuole ripetere la peggior tradizione. Quella del nagazionismo. Quella pratica che anziché vedere il marcio delle collusioni, dei rapporti indecenti e spregiudicati tra politici ed amministratori pubblici con i vermi mafiosi, ribalta la realtà e pone sul banco degli imputati chi non si è piegato alle intimidazioni mafiose, al clima omertoso e complice. Quella perversa logica per cui il "colpevole" è chi indica il problema e non invece il problema...