"KITERION 2" - 1 pt. Tra profili e controllo di territorio ed economia

Scritto da Ufficio di Presidenza

Torniamo, come annunciato, sul GRANDE "luntrune" ARACRI Nicolino [al centro della foto di famiglia in occasione di un matrimonio] ed il suo sodalizio 'ndranghetista. Il suddetto ci offre uno dei più precisi esempi di quanto non vi sia freno alla sete di potere che caratterezza la 'ndrangheta. Ordinare omicidi come se si ordinasse il caffè al bar. Il "Crimine" nel crotonese (che vuol dire anche parte della provincia di Catanzaro e Cosenza) faceva capo ai cirotani, con il "Crimine di Cirò"? Si eliminano, punto e basta. La nuova "capitale" della "Provincia" si sposta a Cutro. Gli ARENA non si allineano agli amici suoi, come i NICOSCIA? Si progetta di ammazzare chi si mette di traverso. Così per i DRAGONE. La spregiudicatezza (e scia di sangue) del GRANDE "luntrune" è stata fermata solo dagli arresti. E se la 'ndrangheta è una sola, una struttura unitaria, la famiglia del GRANDE "luntrune" ARACRI è una sola cosa con la 'ndrangheta. Così come le altre famiglie del crotonese. Ogni parentela è un'alleanza di 'ndrangheta. Un'alleanza funzionale a rafforzare il "potere" del sodalizio. Anche i semplici fidanzamenti sono funzionali a questo obiettivo. Rafforzare il potere del sodalizio 'ndranghetista è l'unico criterio di scelta che condiziona anche i legami "affettivi". Il GRANDE "luntrune" ARACRI Nicolino si credeva intoccabile, e come vedremo parlava e parlava a ruota libera, certo che a lui non lo si intercettava. Rassicurava i convenuti, come i BARBARO di Platì o il MAZZAGATTI, che sipoteva parlare tranquilli, perché con lui non si rischiava di essere intercettati. Ed invece lo Stato c'era e lui, con i suoi sodali, c'è rimasto nella rete dell'indagine. Lui pensava di poter costruire un impero, mimetizzarlo, nasconderlo e gestirlo secondo il suo volere e gradimento, ma invece alla fine tutto è emerso, dai suoi affari in Calabria all'Emilia-Romagna e su, ancora più a Nord, così come all'estero. Ed allora sorge spontanea una domanda: ma è proprio lui, il GRANDE "luntrune", la vera "mente" del potere 'ndranghetista con capitale nel crotonese, oppure lui era utile per scalzare dalla "regia" i cirotani, restando però lui stesso un "sacrificabile" nell'interesse di tutelare quall'anello di congiunzione tra 'ndrangheta e potere massonico (con la Loggia di Vibo Valentina) e quindi con pezzi insospettabili all'interno delle Istituzioni de

llo Stato? Cercheremo di porre le basi di questa risposta in queste tre puntate, così da contribuire ad una comprensione delle dinamiche, partendo dall'inchiesta "KITERION 1" e "KITERION 2" ed andando oltre, con la terza puntata, su un contesto ben definito ma ancora lontano dai riflettori e che invece è tassello essenziale per inquadrare pienamente il potere 'ndranghetista con epicentro nel crotonese...


Al
GRANDE “luntrune” ARACRI Nicolino (già oggetto, con la sua più stretta rete d
i sodali facenti capo al “locale” di Cutro - ad esempio con le operazione “AEMILIA” e “PESCI” dello scorso anno -, già condannato per 416 BIS nell’indagine “SCACCO MATTO”) si rivolgevano, nel «corso di una serie di summit operativi», «riconoscendogli l’autorità, oltre che la capacità, di mediazione e di intervento» altre articolazioni della ‘ndrangheta sia in Calabria che nel Nord Italia, per «la risoluzione di vicende di ‘ndrangheta locali (per tutte vale la vicenda del villaggio Capopiccolo… e degli equilibri di ‘ndrangheta in Isola Capo Rizzuto; gli interessamenti per le vicende di ‘ndrangheta di Petilia Policastro e di Belvedere Spinello…) in tendenziale armonizzazione, pur nella autonomia dei singoli sodalizi di ‘ndrangheta».

GRANDE ARACRI Antonio 150x150

Oltre a lui, oggetto della misura cautelare anche il fratello GRANDE ARACRI Antonio [in foto a lato] con «ruolo di vertice di organizzazione e direzione della locale cutrese» e che «partecipando attivamente a tutti gli incontri nei quali i maggiori esponenti del sodalizio di Cutro e di quello di Isola di Capo Rizzuto pianino le attività finalizzate al controllo delle attività economiche legali e illegali del territorio curtense, quali ad esempio il controllo dei parchi eolici, i lavori inerenti le rotonde stradali». Quindi MARTINO Vito (già condannato per 416 BIS nel procedimento “SCACCO MATTO”) ancora come «esponente di vertice della consorteria» ha coordinato «anche nei periodi di detenzione le attività illecite inerenti la detenzione di armi, contribuendo in tal senso al mantenimento in vita dell’associazione, condividendone gli scopi, mandando “ambasciate” con disposizioni e direttive sull’attività dell’associazione anche dal luogo di detenzione».

Anche l’altro fratello GRANDE ARACRI Domenico, avvocato del Foro di Crotone, è risultato partecipe della sodalizio «curando gli affari economici… negli investimenti finanziari, ovvero negli investimenti immobiliari, … anche nel Nord Italia

Vi sono poi il VILLIRILLO Giuseppe detto Peppe (padre del Romolo) che «partecipava attivamente alle vicende del sodalizio» ed anche «agendo in nome e per conto di GRANDE ARACRI Nicolino nella riscossione di crediti anche usurai ed altri proventi delittuosi» ed il VILLIRILLO Romolo detto Pietro U’ Porziano[in foto a lato] che, nel “locale” di Cutro, forniva per lungo tempo «un importante contributo attivo … occupandosi quale persona di fiducia dei vertici del sodalizio… degli interessi economici e patrimoniali del sodalizio, attraverso la riscossione di somme di denaro, investimenti immobiliari dei proventi delle attività delittuoso e la cura delle operazioni finanziarie, anche sofisticate».

Spicca quindi l’avvocato CORDA Rocco (del Foro di Crotone) [foto a lato] che «partecipa alla cosca ponendosi soggetto, al riparo da sospetti, in ragione della sua figura professionale, che cura gli interessi della consorteria nei settori in cui il sodalizio concretizzata la sua interferenza nelle attività economiche dell’area» e «in particolare, per conto dell’esponente di vertice del sodalizio GRANDE ARACRI Nicolino, ponendosi a disposizione di questo con riguardo ad ogni esigenza per la quale il capo del sodalizio ritiene di incaricarlo (si veda anche l’attività di intermediazione fornita dall’avvocato CORDA nelle rilevantissime operazioni economiche poste in essere da Nicolino GRANDE ARACRI mediante investimenti finanziari e immobiliari anche all’estero, nonché la disponibilità delle carte di credito del capo che investe l’aspetto che servirà ad assicurare il canale della provvista bancaria dello stesso capo cosca) con una stabilità di rapporti anche partecipando ad incontri di ‘ndrangheta in cui si trattano temi con contenuti chiaramente riconducibili alle dinamiche criminali del sodalizio che denotano la consapevolezza e conseguenziale adesione del CORDA agli interessi e alle interazioni che governavano le modalità operative del sodalizio stesso, nel rispetto dei ruoli e delle gerarchie». Ancora il CORDA si è evidenziato per «mantenere i rapporti fra gli accoliti e porta le “ambasciate” che GRANDE ARACRI Nicolino gli consegnava anche durante lo stato di detenzione e, quindi si pone quale vettore di messaggi tra GRANDE ARACRI Nicolino e i soggetti in libertà».

VELOCE Grazia classe 1943Ulteriori elementi e valutazioni sono emerse in relazione allo STRANIERI Benedetto Giovanni e la VELOCE Grazia [foto a lato] di cui cui avevamo ampiamente trattato a seguito dell'Operazione dello scorso anno in cui, tra l'altro, era emersa, in modo inequivocabile, la Massoneria [sulla "rete" del GRANDE ARACRI leggi qui e sul quadro relativo alla Massoneria leggi qui].

Se rimandiamo al testo integrale della nuova Ordinanza di Custodia Cautelare (vedi qui) procediamo con il riportarne alcuni passaggi così da offrire una panoramica, dopo quanto già pubblicato lo scorso anno [la raccolta su AEMILIA" vedi qui - sulla SAVE GROUP ed i PORTI vedi qui - sugli affari del "PIANO CUTRO" vedi qui]...

 

«La novità dell'assetto del locale di 'ndrangheta di Cutro è anche quella di ordinare razionalmente le attività illecite delle cosche operanti nel crotonese, potendosi, peraltro, individuare delle articolazioni dirette del gruppo 'ndraghetistico, quale quella catanzarese (ma si devono le stesse proiezioni della Locale di Cutro nel Nordo Italia, nel territorio emiliano ad esempio, per come confermato dagli stessi collaboratori...), che rispondono direttamente alla cosca cutrese, secondo un rapporto di stretta derivazione che può immediatamente cogliersi.

L'evidenza indiziaria segnala, come detto, l'esistenza di veri e propri summit in cui partecipano esponenti apicali delle Locali del crotonese, alla presenza del GRANDE ARACRI Nicolino e altri accoliti al sodalizio cutrese.
Tali riunioni, come è evincibile dalla semplice lettura delle conversazioni captate, posseggono ed inseriscono a diversi oggetti. Da un lato vi è la consapevolezza di demandare alla Locale di Cutro ed al suo vertice la risoluzione di diversi contrasti che possano insorgere fra le varie locali e fra esponenti appartenenti al medesimo territorio. In sostanza, si comprende anche la necessità di garantire una pace duratura che non minacci gli affari del sodalizio 'ndranghetistico all'interno del territorio di riferimento (funzione statica). Dall'altro, vi sono riunioni che ineriscono più strettamente alla realizzazione di affari, attività imprenditoriali, traffici illeciti (quali l'intermediazione del narcotico) che meglio dimostrano la funzione “dinamica” dell'organo associativo».

«Sul piano cronologico rispetto alle emergenze dei risultati interiettiva, già con riguardo alla vicenda relativa al danneggiamento mediante incendio, avvenuto in data 18/03/2012, di un automezzo pesante della ditta di inerti LOBELLO di Catanzaro Lido, come riportato nel provvedimento di fermo (…), dagli esiti dell'attività di intercettazione emerge che LOBELLO Giuseppe si reca a Cutro per incontrare SCARPINO Salvatore (…) e dagli ulteriori risultati delle operazioni di captazione si desume che proprio tramite SCARPINO Salvatore, LOBELLO Giuseppe in data 14.4.2012 si recava a Cutro per incontrare Nicola, una persona “autorevole” in seguito identificata in GRANDE ARACRI Nicolino.

L'incontro, infatti, veniva successivamente riportato e commentato nella conversazione avuta da LOBELLO Giuseppe con il proprio fratello Daniele; da quanto riferito dal LOBELLO, con dovizia di particolari, si desume che quella incontrata appariva una persona che esprimeva capacità di controllo sul territorio e sulle persone, tale da consentirgli di individuare gli autori e il motivo dell'incendio subito dai LOBELLO ed imporre agli stessi la sua incontestabile autorità.
Dalle rievocazioni dell'incontro fornita da
LOBELLO Giuseppe al proprio fratello Daniele nella conversazione ambienta … del 16/04/2012 … emerge che LOBELLO Giuseppe il 14.4.2012 veniva accompagnato da SCARPINO Salvatore presso l'abitazione del predetto Nicola, il quale si presentava e introduceva l'argomento con le seguenti testuali parole: “piacere Nicola... (incomprensibile)...siete voi quello della betoniera bruciata? Gli ho detto si... eh quello che sospettate adesso è andato via... ha detto... gli ho detto chi è? … ha detto u GIGLIOTTI che sta insieme con CANNONE con quello... ah gli ho detto io e che va cercando? … no viene perché ha paura qua la... io gli ho detto bello chiaro GIGLIO' se c'entri tu è meglio che me lo dici (risata) ...no, no... mi ha detto so che ci tiene Franco per te (incomprensibile) però dice che se so che c'entri tu... dice no, no non c'entro (incomprensibile) per me...
(…)

Appare evidente come tale Nicola, che anche il proseguo della conversazione consente di identificare in GRANDE ARACRI Nicolino, si stava interessando alla vicenda cercando a suo modo di risolverla, ed appare evidente che, poi la famiglia LOBELLO nutriva sospetti nei confronti della rivale società di calcestruzzi amministrata dalla famiglia GAGLIOTTI, gli stessi LOBELLO avevano interessato gli esponenti della criminalità organizzata cutrese al fine di accertare la fondatezza del sospetto nutrito nei confronti della società concorrente o verificare se vi fosse una diversa causale.
Emergeva, dunque, la circostanza che
la vittima per ricercare le risposte alle predette domande si recasse presso il leader mafioso di zona che verosimilmente avrebbe dovuto fare “chiarezza” sulla vicenda e successivamente garantire la futura “protezione”.

Dal tenore della conversazione si comprende agevolmente che Nicola è una persona che ha piena consapevolezza del modo di agire in questi casi, attesa l'autorevolezza degli interventi connotati di caratteri mafiosi (es. no viene perchè ha paura qua la – oppure – e chi è stato ha detto se ne va “alli nozzoli” (che significa eliminare fisicamente una persona), risultando altresì significativo il fatto che LOBELLO Giuseppe riferisse che Nicola gli avrebbe mostrato una lista in cui erano elencati i nomi di alcuni soggetti evidentemente sospettati, alcuni di loro riconoscibili nei titolari di ditte concorrenti della zona»


«Gli esiti delle ulteriori intercettazioni evidenziano l'assoluto ruolo di predominio assunto da
GRANDE ARACRI Nicolino.

Ciò può desumersi dalle captazioni delle conversazioni che hanno ad oggetto il “problemadella guerra tra Isola e Cutro, che ha segnato sanguinosamente il territorio crotonese nel corso degli anni, e che viene ripercorso da GRANDE ARACRI Niciolino (…) a margine di una riunione tenuta il 13.1.2013 con gli esponenti della 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, tra MAESANO Santo, ed avente ad oggetto il controllo del villaggio turistico “Praialonga”

In questa fase si pone in evidenza il contesto in cui sono maturati i fatti di sangue, osservando che il pericolo della “guerra” viene rappresentato in confronto agli assetti criminali attuali, i quali non possono essere ancora minacciati da fatti di sangue e contrapposizioni.
Il contenuto delle conversazioni captate è evidente quanto all'esistenza della organizzazione e alla strategia criminale intrapresa, il tutto con chiare asserzioni che ripercorrono anche in maniera sintetica finalità e dinamiche intervenute in anni caratterizzati da omicidi di 'ndrangheta nel territorio; si traggono ulteriori elementi circa l'attuale posizione del
GRANDE ARACRI che da quella contrapposizione ne è uscito vincitore (noi le abbiamo vinte! Voi... voi invece voi avete fatto una guerra sbagliata...”; “Il problema vostro lo abbiamo risolto noi!) (…)
La conversazione precedente continua … e in un passaggio della conversazione emerge ancora una volta la posizione di vertice occupata da
GRANDE ARACRI Nicolino, anche per ciò che concerne la diretta influenza sui maggiorenti della Locale di Isola Capo Rizzuto (…), il quale rammenta al MAESANO che ormai La cosa è già chiusa, e peraltro chi sbaglia ne pagherà le conseguenze; di qui la rigida applicazione delle regole che, evidentemente, tutti devono rispettare: non c'è nessuno che si alza la mattina e fa quello che vuole!”.
I contenuti del colloquio delineano ulteriormente la posizione di GRANDE ARACRI Nicolino che, nell'affrontare la problematica di interesse del MAESANO, rappresenta che per risolvere senza problemi la situazione passata (che ha portato alla sequenza di fatti di sangue citati nella stessa conversazione) è mancata la figura di “una persona di una certa autorità”, che evidentemente nell'attualità esiste e che, per l'appunto, coincide con la carica di 'ndrangheta da lui ricoperta.

La conversazione continua … in cui contenuti delineano il profilo del “contrasto” che ha interessato i componenti della 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e Cutro, e, allo stesso tempo, chiariscono i termini della risoluzione: ...La cosa ormai è chiusa ed è chiusa in tutto e per tutto...; dall'ultima parte della conversazione si trae in maniera chiara ed inequivocabile la posizione di GRANDE ARACRI rispetto al contesto territoriale che non rientra sotto la “locale” di Cutro: il conto lo devono dare a Cutro; anche Isola Capo Rizzuto (una delle “locali” storicamente più importanti dell'intera area crotonese) deve dare conto a GRANDE ARACRI che riveste una “carica” di 'ndrangheta apicale: Si deve andare al 'Malandrino' per sapere che si può fare”.
Ulteriore riprova degli assetti 'ndranghetistici e del ruolo di GRANDE ARACRI Nicolino è la evidenziazione di una c.d. “cassa comune” inerente il sostentamento dei detenuti, che emerge dal complesso delle acquisizioni investigative, gestita direttamente dal vertice dell'organizzazione (segnatamente, dalla stessa persona del GRANDE ARACRI Nicolino), che provvede a regolare l'elargizione dei c.d. “mensili” agli associati (sia come pagamento di soggetti liberi che detenuti).
La gestione delle somme raccolte emerge chiaramente da diverse intercettazioni ambientali (…), tra le quali la conversazione del 22.07.2012 … tra
Nicolino GRANDE ARACRI, Pasquale DILETTO [in foto a lato], Domenico LAZZARINI e Antonio GRANDE ARACRI, nel corso della quale GRANDE ARACRI Nicolino fa una sorta di contabilità correlata alle esigenze di denaro anche per i detenuti e per le esigenze processuali.
Nella riunione tenuta in data 11.09.2012 con gli
esponenti della 'ndrangheta di Belvedere Spinello, inoltre, GRANDE ARACRI “Nicolino commenta la paga mensile data a Pasquale (alla riunione è presente DILETTO Pasquale, uno dei suoi più fidati collaboratori) ad ogni 13 del mese, e Nicolino dice che non supera mai il giorno 13 del mese” (…).

vito martinoProprio in relazione alla precisione del pagamento della “mensilità” da parte di GRANDE ARACRI Nicolino, in data 12.03.2012 …, veniva registrata una conversazione tra gli appartenenti al sodalizio DILETTO Michele e DILETTO Pasquale, nonché MICALE RANIERI Giuseppe (…).
Anche nell'incontro tenuto con
GENTILE Franco il 24.07.2012 (…) emerge la preoccupazione di GRANDE ARACRI per il mantenimento dei detenuti. In particolare (…) i due parlano della necessità di sostenere economicamente i loro sodali detenuti NICOSCIA Salvatore e MARTINO Vito [foto a lato].

Proprio dalla conversazione … si trae un ulteriore, significativo elemento sulla solidità del legame associativo tra gli affiliati alla 'ndrangheta: i proventi delle attività delittuose devono assicurare prima il sostentamento dei detenuti e delle loro famiglie e poi tutto il resto.
Nel corso della conversazione … nel discutere delle attività relative al
controllo dei lavori in corso nel territorio catanzarese GRANDE ARACRI parla del “mensile” a COSTANZO Girolamo, detenuto presso la Casa di Reclusione “ICR” OPERA di Milano.
Sempre nel corso dell'incontro del 24/07/2012 (…),
GRANDE ARACRI Nicolino chiarisce che i soldi provento dei lavori di ammodernamento della S106 sono della consorteria e devono essere divisi; sarà sua cura dare una parte a GENTILE Franco (quale rappresentante della famiglia degli ARENA) e una parte ai NICOSCIA (altra famiglia storica della consorteria isolitana, in passato contrapposta alla famiglia degli ARENA); i quali, a loro volta, provvederanno alla divisione interna (CAPICCHIANO, PULLANO, ecc...), facendo particolare attenzione che i soldi arrivino ai detenuti (...GRANDE ARACRI Nicolino ...poi io … se escono i soldi di queste rotonde... gli ho detto “speriamo che esce qualcuno che si prende questa palla in mano” gli ho detto “perché sennò mettiamo a dopo ti faccio vedere... quando escono questi soldi delle rotonde... quanti ne escono... cinquanta mila euro? … io venticinque glieli do … una correttezza... venticinque glieli do a FRANCO GENTILE e venticinque glieli do a NICOSCIA... e poi se la fottono loro a chi cacchio glieli vogliono dare i soldi... se te li danno a te... se i NICOSCIA glieli vogliono dare a quell'altro... perché magari glieli posso dare a FRANCO GENTILE e se se li spende solo FRANCO GENTILE... o magari glieli do a NICOSCIA e se li spende solo NICOSCIA … onde evitare questo problema... perché nelle carceri si parla che dice dice che i soldi non ne arrivano” … gli ho detto io... “io i soldi... quando li prendo... li prendo e glieli do così... mezzi a quelli e mezzi a quelli... e poi da quelle... da quelle divisioni in due sono loro che devono decidere... questa parte va ai PULLANO... questa parte va ai CAPICCHIANO... o questa parte va a... a pinco pallino” gli ho detto io... “Sempre sono loro che devono decidere... una volta che si dividono i soldi se la vedono loro... tu” gli ho detto io “in questo tipo di pane non ci sei più!” … “Ah... allora se io vado a cercare i soldi a ISOLA a qualcuno... intervieni tu!?”... gli ho detto... (ndr si accavallano le voci)”.»

«La posizione di vertice di GRANDE ARACRI Nicola viene riscontrata dal complesso delle investigazioni, poiché egli viene investito di problematiche che riguardano tutto l'ambito territoriale richiamato, convoca e da disposizioni ai vertici degli altri “locali”, interloquisce, ponendosi alla pari, direttamente con esponenti della 'ndrangheta del reggino.
Quest'ultimo dato fornisce un ulteriore elemento di riscontro alle dichiarazioni del collaboratore GIAMPA'.

(…)

Proprio in relazione a questo argomento, cioè al rapporto che il “capo” mantiene con gli esponenti della 'ndrangheta di Reggio Calabria (così come evidenziati nel provvedimento di fermo...), sono stati registrati incontri diretti proprio con BARBARO Pasquale e MAZZAGATTI Rocco (…) così come va richiamato quanto già segnalato nel provvedimento di fermo (…) circa la partecipazione di “emissari” del GRANDE ARACRI (si tratta di DILETTO Michele) ad importanti matrimoni avvenuti rispettivamente a Reggio Calabria, San Luca in particolare, e Vibo Valentia.
Questo dato va analizzato tenendo in considerazione che i matrimoni sono stati utilizzati per tenere veri e propri summit di 'ndrangheta di alto livello (come è stato per il noto matrimonio che ha riguardato le famiglie PELLE e BARBARO del 19 agosto del 2009, nella cui circostanza sono avvenute le nomine per le “cariche” della Provincia)»

«L'esatta misura della capacità dell'organizzazione 'ndranghetistica di controllare il territorio viene fornita, inoltre, dalle stesse parole di GRANDE ARACRI Nicolino, il quale – nel corso di una conversazione del 01.07.2012 … - con un soggetto non identificato – riferisce di aver appreso che da quando lui è tornato in libertà nessuno ha rubato più a Cutro”.
Ma non sono solo furti di Cutro ad essere cessati, il boss interviene anche in controversie più serie, come quella in atto su Petilia Policastro, come si evince dalla conversazione del 29.07.2013 … con i maggiori esponenti della 'ndrangheta petilina, nel corso della quale GRANDE ARACRI Nicolino spiega a COMBERIATI Salvatore, CASTAGNINO Giovanni, ed un altro soggetto, alla presenza di LAMANNA Francesco, che lui è dovuto intervenire per evitare un omicidio. (…)
Dalle medesime attività di intercettazione emerge in maniera evidente che tali interventi costituiscono uno dei profili di estrisencazione
del “metodo mafioso” giacché GRANDE ARACRI, nel corso di una conversazione del 21/08/2012 … con MANNOLO Remo ed un altro uomo non identificato, spiega quale sia il reale fine di questo loro interesse – mantenere l'ordine nel territorio da loro controllato ossia riuscire ad ottenere il controllo di attività economiche sul territorio, anche nei servizi presso le strutture turistiche, così come verrà più avanti evidenziato, senza essere esposti a rischi di pregiudizi giudiziari».

 

«Gli esiti dell'attività di intercettazione danno conto della posizione di rilievo occupata da GRANDE ARACI Nicolino anche rispetto ai c.d. “cirotani”.

L'emergenza si trae da intercettazioni che intervengono anche con gli stessi esponenti del sodalizio tradizionalmente noto come “
FARAO-MARINCOLA”, al vertice della “locale” di Cirò.

A tale proposito – anche a dimostrazione della rilevanza ricoperta dagli esponenti del predetto sodalizio nel panorama 'ndranghetistico calabrese – può rilevarsi che il pregresso rapporto tra i “cirotani” e i “reggini” si desume da alcuni passaggi dell'intercettazione ambientale relativa al summit tenuto il 02 agosto 2012 con esponenti 'ndranghetisti di diverse aree territoriali tra i quali quelli rilevantissimi della provincia di Reggio Calabria, BARBARO Pasquale di Platì e MAZZAGATTI Rocco (…), quando, per giustificare una mancata comunicazione al GRANDE ARACRI dell'esistenza di un attività imprenditoriale, nell'area di influenza di questi, da parte di un altro soggetto legato da vincoli di affinità con il BARBARO e quindi riconducibile al contesto 'ndranghetistico della provincia di Reggio Calabria, uno degli interlocutori si giustifica dicendo che si trattava di “cosa vecchia”: Di più di dodici anni... si... si c'era CATALDO... CATALDO... che con lui quando”.
Da ciò la logica considerazione che prima “l'autorità” da informare all'epoca era per l'appunto MARINCOLA Cataldo.

Ciò detto deve rilevarsi che la forza della carica di 'ndrangheta rivestita dal GRANDE ARACRI si coglie, dunque, in inequivocabili elementi investigativi che segnano in modo chiaro i rapporti tra GRANDE ARACRI e la consorteria di Cirò che è quella che storicamente predominava nell'area.
Come già evidenziato nel provvedimenti di fermo (…), infatti, il 09/01/2013, in epoca prossima alla conclusione della gara d'appalto per la raccolta dei rifiuti nel Comune di Cutro, viene registrata una conversazione ambientale intercorsa tra
GRANDE ARACRI Nicolino e DILETTO Pasquale.
Dalla conversazione si comprende che
DILETTO Pasquale spiega al GRANDE ARACRI Nicolino che il figlio di FARAO Silvio (latitante, ed esponente di rilievo della Locale di Cirò [nella foto a lato l'arresto che ha concluso la sua latitanza]), FARAO Vittorio, di comune accordo con MORRONE Salvatore (alias “U biondu”), CASTELLANO Vito e ROCCA Domenico (“Mimmo”), avrebbe a breve consegnato al GRANDE ARACRI una ulteriore somma di € 5.000 quale “tassa ambientale” dovuta dalla ditta DE.RI.CO., proveniente appunto dal comprensorio cirotano, alla Locale di Cutro, comune in cui espleta il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.
GRANDE ARACRI Nicolino riferisce al DILETTO di non aver mai ricevuto alcunché dalla consorteria cirotana, con la direttiva di riferire tale circostanza ai suoi interlocutori.
Dal tenore della conversazione si capisce anche che il
GRANDE ARACRI stia cercando di “pilotare” la recente gara d'appalto e che il suo diretto referente nell'ambito del Comune di Cutro sia VASAPOLLO Saverio, il Vice Sindaco.

Dal dialogo emerge inoltre che tra la DE.RI.CO, ovvero il BEVILACQUA Francesco, ed il ROCCA Domenico (titolare della ditta che rappresenta il GRANDE ARACRI) vi sia stato un accordo di massima affinché il ROCCA, in maniera del tutto surrettizia, possa inserirsi nella raccolta dei rifiuti. Il ROCCA infatti come attestato dal medesimo GRANDE ARACRI Nicolino, difetta di alcune certificazioni e non può in alcun modo aderire al bando di gara.
Ma questa intesa non è ben vista dalla consorteria cutrese, attualmente egemone nell'area, e anche una eventuale spartizione dei lavori deve essere avallata dal leader; in tale senso univoche sono le espressioni di
DILETTO Pasquale: ...adesso dice... adesso pretendono... Cirò ...INC... Cirò e Mimmo adesso avrebbero preso un accordo nel senso che gli hanno detto... INC lavora pure a Crotone INC... “Où” … gli go detto a Mimmo... “devono parlare prima con Nicola, no che qua devono lavorare...” Che state combinando?!” “...Noi dobbiamo decidere chi deve lavorare … no voi... vieni a spiegargli le cose a Nicola... e Nicola ti deve dire come sono le cose... no che sono venuti i cirotani... tu lavori con loro... che i cirotani comandano?” , confermate poco dopo dallo stesso GRANDE ARACRI...vengono... vengono a “fottere a noi”(ndr. Gabbarci) a noi... e noi chi siamo?!” “... chi siamo gli ultimi... gli ultimi arrivati... (breve pausa) … e questo sai qual è INC … perché loro no?! … sono convinti che loro possono fare quello che vogliono e gli altri niente...”.
La vicenda, come rappresentato dai soggetti monitorati e parallelamente alle vicissitudini della gara d'appalto, subisce un'evoluzione; il 15.01.2013 GRANDE ARACRI Nicolino raccomanda a DILETTO Pasquale di portare al suo cospetto ROCCA Domenico, avendo le personali rassicurazione del Vice Sindaco, onde positivamente influenzare l'assegnazione dell'appalto, ovvero scalzando di fatto il ROCCA da qualsivoglia contributo partecipativo: “Nicolino: A Mimmo ROCCA... prendi e lo porti qua che gli devo parlare... che gli dico: “La spazzatura... quello là... non ne può prendere... che... la spazzatura la dobbiamo prendere noi... la spazzatura la decidiamo noi chi la deve prendere e chi non la deve prendere... ne cirotani... ne quelli e ne quegli altro... che ha parlato con il vice sindaco”.
Alla conversazione, captata il 15.01.2013 …, partecipa anche SALERNO Antonio, anch'egli a conoscenza dell'affare, il quale spiega al GRANDE ARACRI come, allo stato, non vi sia altra ditta che possa aggiudicarsi il lavoro(…)
Deve, ancora, rilevarsi che in una conversazione del 25.01.2013 … tra
GRANDE ARACRI Nicolino, GENTILE Franco, LEQUOQUE Giuseppe ed un uomo in corso di identificazione (…) si parla della spartizione di “lavori” e si lamenta della condotta dei “cirotani” rispetto alla dazione dei “fiori” dovuto all'associazione.
(…)
Il 28 gennaio 2013,
gli esponenti della “locale di Cirò” si recano da GRANDE ARACRI proprio per rendergli conto di quanto da lui lamentato nelle conversazioni sopra riportate. Si tratta di un incontro breve ma di straordinaria importanza, perché fornisce un oggettivo riscontro alle sue parole.
Nella conversazione … inizialmente
Nicolino dice che ha interessato Pino SESTITO per recuperare dei soldi sottratti ad una ragazza (anche qui regola di 'ndrangheta secondo la quale per intervenire su un territorio controllato si fa riferimento agli esponenti di quell'area). Poi la conversazione di GRANDE ARACRI Nicolino, FARAO Vittorio, CASTELLANO Vito e tale “Tommaso” (…) prosegue e anche con i cirotani l'argomento verte sulla raccolta dei soldi che fornisce un'ulteriore elemento all'esistenza di una cassa comune. Il passaggio relativo al saluto che GRANDE ARACRI invia al padre di Vittorio FARAO, definisce ulteriormente i rapporti tra due massimi esponenti della 'ndrangheta (GRANDE ARACRI Nicolino e FARAO Silvio, quest'ultimo attualmente latitante). Ma anche l'affermazione dello stesso Vittorio FARAO (...quand'è qualcosa vengo io personalmente...) consente di inquadrare il suo ruolo di vertice in quella struttura di 'ndrangheta».

«Come già evidenziato nel provvedimento di fermo (…) la posizione di GRANDE ARACRI Nicolino verso i “cirotani” si ricava anche dalla conversazione del 05.02.2013 … tenuta da GRANE ARACRI Nicolino che discute di una problematica che riguarda il territorio di San Giovanni in Fiore, con SPADAFORA Giovanni [in foto a lato dal suo profilo facebook], SCAPRINO Salvatore, MAURO Francesco, CORDA Rocco, LOMBARDO Giovanni battista, ed un uomo (soggetto in fase di identificazione). Si tratta di un rituale squisitamente 'ndranghetistico.

Un contenzioso legale (almeno all'inizio) tra due soggetti – MAURO Pasquale Domenico da una parte e LOMBARDO Giovanni Battista dall'altro – diventa una vicenda di interesse della criminalità organizzata con riferimento alla quale GRANDE ARACRI Nicolino provvede a ripristinare il buon ordine sui territori di influenza.
L'attrito tra i due sfocia in un attentato dinamitardo ai danni di
LOMBARDO Giovanni, il quale, ovviamente, non sporge una normale denuncia, ma, accompagnato dal rappresentante della 'ndrangheta di San Giovanni in Fiore (SPADAFORA Giovanni ndr), si rivolge all'autorità riconosciuta: GRANDE ARACRI Nicolino, quale soggetto apicale della 'ndrangheta del comprensorio.
La necessità di rivolgersi ad un'autorità superiore alle cariche di 'ndrangheta locali sorge perché, a loro dire, l'azione sarebbe stata commessa da altri soggetti, i
MARRAZZO, gli attuali maggiori esponenti della “locale” di Belvedere Spinello.
La controversia tra
LOMBARDO Giovanni ed il dentista SPADAFORA Pasquale (così per come emerge dagli allegati atti di P.G.: denunce sporte presso le stazioni Carabinieri del territorio in cui i due soggetti dimorano) viene portata all'attenzione di GRANDE ARACRI Nicolino (e questo già di per sé fornisce una connotazione del ruolo 'ndranghetistico dello stesso) perché il primo ha subito un attentato dinamitardo.

SPADAFORA Giovanni (inquadrato come l'autista di DRAGONE Antonio il giorno del suo attentato e nominato “responsabile” di San Giovanni in Fiore) accompagna presso il boss il LOMBARDO, e, dopo aver prospettato la situazione, attribuisce l'azione ai MARRAZZO di Belvedere Spinello.
Dallo scambio di battute si rileva un dato di estremo interesse:
SPADAFORA è stato nominato “responsabile” di San Giovanni in Fiore dai “cirotani”. Sul punto il GRANDE ARACRI si mostra perplesso (evidentemente perché non è stato informato, tant'è che chiedeva chi aveva proceduto a questa “nomina”), tuttavia conclude la conversazione dicendo che il “problema” (la controversia tra LOMBARDO e MAURO ndr) va affrontata subito, e per questo convoca i MARRAZZO presso di lui.
Ed effettivamente il 09.02.2013 (…) viene intercettata un'altra importante conversazione in cui
GRANDE ARACRI Nicolino, discute della medesima questione con MARRAZZO Agostino, CORDA Rocco, uomo (soggetto in fase di identificazione) e MARRAZZO Giovanni (detto Giannino), i soggetti convocati nella precedente riunione.
La
riunione tenuta con i MARRAZZO riveste una particolare importanza poiché, oltre a chiarire i termini della vicenda già esposta al GRANDE ARACRI nell'incontro precedente (si fa riferimento ai due soggetti a nome “Giovanni” che si sono recati presso la sua abitazione), la conversazione si incentra sulla figura del “Giovanni” che si è presentato come “responsbile” di San Giovanni in Fiore (SPADAFORA Giovanni ndr): quell'altro pagliaccio di Giovanni...” che “gli hanno dato responsabile di la... che lo hanno messo i cosentini, i cirotani...”. Di questa nomina GRANDE ARACRI non è stato informato, e pertanto riferiva chiaramente di non “riconoscere” la “carica” conferita allo SPADAFORA: ...gli go detto: “io non ti riconosco...”.

La conversazione poi si sposta sulla struttura di 'ndrangheta che controlla il territorio che va da Rocca di Neto a San Giovanni in Fiore, e qui emergono importanti elementi circa la geografia dell'organizzazione mafiosa crotonese. Nella circostanza GRANDE ARACRI evoca la figura di IONA Guirino e ricorda ai presenti il legame che c'era con questi (con lui si “spartivano” i soldi). Ora che non c'è IONA Guirino GRANDE ARACRI fa riferimento a “due locali”: appare chiara la prospettiva di dividere la vecchia “locale” di Belvedere Spinello (che copriva il territorio da Rocca di Neto a San Giovanni in Fiore) in due entità, staccando il territorio di San Giovanni in Fiore.

Uno degli aspetti importanti che riguardano proprio la figura di GRANDE ARACRI emerge allorquando, nel richiamare chi avrebbe conferito questa “carica” allo SPADAFORA (citando “cosentini” e “Ciccio CASTELLANA”, esponente di spicco di Cirò), lo stesso GRANDE ARACRI precisa che TRAPASSO (…) non può fare nientese non glie lo dice lui (GRANDE ARACRI Nicolino, ndr).

In conclusione, quando si parla del fatto che SPADAFORA non può essere il “responsabile” di San Giovanni in Fiore, GRANDE ARACRI fornisce la sua motivazione: ...perché io non mi fido; del resto non poteva essere altrimenti vista la sua affermazione, proprio in relazione allo SPADAFORA (di cui si parlerà dettagliatamente nel relativo capitolo), quando riprende l'argomento relativo all'omicidio di DRAGONE(MA TU TI PENSI CHE TU TE NE SEI ANDATO? … CHE TE NE SEI ANDATO?... CHE TE NE ABBIAMO FATTO ANDARE! .. CHE LO SAPEVAMO CHE NON CONTAVI NIENTE” … ”ALLORA, NON DA ORA CHE ERI MORTO...).

Parlano, poi, della vicenda per cui GRANDE ARACRI è stato interessato e del fatto che hanno dato la responsabilità dell'attentato dinamitardo al figlio di MARRAZZO Agostino.
Un passaggio della conversazione sopra riportata (…) evoca
le “regole” della 'ndrangheta cui tutti devono attendersi: ...GIOVANNI deve fare quello che diciamo noi... la prima cosa della 'NDRANGHETA...».

 

«In diverse intercettazioni ambientali GRANDE ARACRI Nicolino richiama l'osservanza di determinate regole di comportamento; in questo caso, tuttavia, collega queste “regole” direttamente ed inequivocabilmente alla “'NDRANGHETA” con ciò mostrando chiaramente la chiave ermeneutica di lettura di tutte le conversazioni ambientali captate.

Queste parole pronunciate con una certa veemenza dal soggetto con il più alto grado di 'ndrangheta nel comprensorio crotonese, ribadiscono (qualora ve ne fosse bisogno) l'esistenza di un vero e proprio ordinamento dell'associazione 'ndranghetistica, che la connota come un vero e proprio codice di comportamento, interno al sistema 'ndranghetistico, cui tutti gli affiliati devono obbedire in maniera rigida e rigorosa.
Regole peraltro necessarie per il mantenimento del buon ordine, necessario per la realizzazione degli scopi economici (illeciti) del sodalizio.

Uno dei risvolti pratici del ruolo preminente assunto nel periodo oggetto delle indagini da Nicolino GRANDE ARACRI emerge anche con riferimento alla gestione di importanti affari che riguardano altre articolazioni territoriali della 'ndrangheta, come si ricava dalle acquisizioni investigative su uno dei settori di maggiore interesse dell'organizzazione, ossia le fonti di energia rinnovabili.

In particolare nel corso della conversazione intercettata il 11.09.2012 … tra GRANDE ARACRI Nicolino, MARRAZZO Agostino, MARRAZZO Sabatino Domenco, ed altri due soggetti in corso di identificazione, relativa proprio alla pianificazione delle attività connesse all'importazione del “cippato” per le centrali a biomassa presenti sul territorio, lo stesso GRANDE ARACRI delinea i termini della partecipazione delle diverse strutture della 'ndrangheta (“...omissis... Nicolino: gli ho detto sempre a lui... no... eh... forse se eravamo oggi... tutti i problemi che ci sono stati non c'erano... perché oggi... mettiamo... ci sono delle persone che le cose le vedono diverse e sanno come devono... devono gestire la situazione... (breve pausa di silenzio) …diciamo... io sono uno di quei componenti... che ho... ho fatto mettere sempre la pace... sempre la pace... fino a quando uno è un pace va sempre bene.... - ...omissis... - Nicolino: ti ricordi che ...inc... ti condannano... - Agostino: eh... lo so... devo fare conoscenza... dentro il carcere... - Nicolino: sai che ...inc... nel carcere a questo coso qua... - Agostino: eh – Nicolino: e io ti ho detto... - Agostino: “quando siamo fuori...inc... OMISSIS – Nicolino: per quanto riguarda... Crotonesi ...inc... eh... Cirotani... Strongolesi ...inc... stamo sotto di noi... - Agostino: è in questa maniera... - Nicolino: se dico questo... uol dire che lo posso fare... - Agostino: eh... poco tempo però... - Nicolino: questi si devono accodare tutti quanti a quello che dico io... e si accodano a quello che dico io... - (pausa di silenzio) – Uomo: ...chi c'è a Crotone? - Nicolino: diciamo... abbiamo messo... un referente che sarebbe Gaetano... che è stato sotto di noi... omissis...) (la P.G. segnala che il riferimento a Gaetano sia da intendere a CIAMPA' Gaetano, nato a Crotone il 19.01.1946, ivi residente via Gramsci … tratto in arresto a seguito di provvedimento di fermo emesso dal P.M. Procura di Catanzaro in data 15.05.2013...)»

 

«Il ruolo di assoluta preminenza assunto da Nicolino GRANDE ARACRI nel contesto 'ndranghetistico come esponente di vertice della “locale” di Cutro si desume inequivocabilmente anche dagli esiti intercetta(ti)vi che evidenziano i profili di controllo criminale del territorio e delle attività dei villaggi turistici dell'area così come esposto nel provvedimento di fermo (…).

A tale riguardo - dopo aver ricordato il contenuto della conversazione ambientale intercorsa in data 22 agosto 2006 tra NARDO Pietro e tale Mimmo persona in via di identificazione, (…) che rende la reale portata del fenomeno di cui si parla e che si rivela emblematico per carpire appieno le mire espansionistiche della 'ndrangheta (…) - sono poi le stesse parole pronunciate dal capo del sodalizio di Cutro nella conversazione intercettata nella tavernetta dell'abitazione di GRANDE ARACRI Nicolino … con GENTILE Franco, la LAMANNA Francesco, MAURO Giuseppina [nella foto a lato con il consorte GRANDE "luntrune" e la figlia Valentina] e un uomo in fase di identificazione a sgomberare il campo da ogni possibile dubbio in ordine alla potenza della consorteria criminale e alla consapevolezza della propria forza.
Parole da cui si evince dalla
necessità, in quel particolare momento storico, di unire tutte le forze in campo per connotare la propria presenza sul territorio di ancor maggiore forza intimidatrice e ottimizzare i profitti (…).

Significativi di rivelano gli esiti captativi che riguardano il villaggio turistico denominato “PRAIALONGA” che sorge nel comune di Isola di Capo Rizzuto, gestito sotto forma di condominio e che annovera circa 1000 (mille) condomini; nel corso degli ultimi anni il nome del villaggio “PRAIALONGA” è venuto alla ribalta per una serie di vicende giudiziarie che si sono concretizzate nella indagine denominata “PU.MA.” (…)

Orbene, le risultanze investigative emerse nell'ambito del presente procedimento penale, pur non delineando specifiche ipotesi di reato inerenti il villaggio, hanno consentito di rilevare, mediante l'analisi delle numerose conversazioni intercettate nella tavernetta di pertinenza dell'abitazione di GRANDE ARACRI Nicolino (…), che la gestione dei servizi e quindi, in senso lato, il pieno controllo del villaggio “PRAIALONGA”, è di certo rimasto nelle mani della cosca MAESANO ma, come avviene per gli altri villaggi turistici di cui si è detto, sotto la direzione ed il coordinamento di GRANDE ARACRI Nicolino che, dall'alto, sovraintende alla gestione del residence. In tal senso, si dimostra nuovamente confermato il metodo dinamico, imprenditoriale della 'ndrangheta, si da ritenersi nuovamente comprovata l'esistenza della consorteria in commento e la modalità c.d. “mafiosa” del suo agire.
La conversazione … de 13.01.2013 (…) tra GRANDE ARACRI Nicolino, MAESANO Santo, LEQUOQUE Giuseppe e un uomo, in via di identificazione, si rileva significativa in quanto consente di desumere che GRANDE ARACRI Nicolino fornisce prova della sua posizione dominante e della sua volontà di non interferire in modo diretto sulla gestione del villaggio ad opera di altri gruppi; poi analiticamente riporta la dimensione dei proventi che derivano dalla gestione dei servizi all'interno del villaggio PRAIALONGA, con particolare riferimento agli introiti “netti” derivanti dal controllo del servizio di pulizia / smaltimento rifiuti, quantificabili in circa Euro 60.000,00.
In particolare, lo scambio di battute che si registra nella conversazione, consente di rilevare la volontà di GRANDE ARACRI Nicolino di lasciare nelle mani della famiglia MAESANO la gestione occulta del Villaggio PRAIALONGA, pur rivendicando diritto e possibilità di riscattarne la diretta amministrazione. Si comprende che la gestione del Villaggio PRAIALONGA è nel completo ed esclusivo controllo della 'ndrangheta, al cui interno si stabiliscono i soggetti che dallo stesso controllo devono trarre i derivanti benefici economici».

«Ulteriore riprova del controllo del territorio, si trae dalla vicenda – di cui si è trattato nel provvedimento di fermo … - del villaggio denominato “COSTA DEL TURCHESE”, che è una struttura ricettiva che sorge nel comune di Botricello (CZ), in Località Boiro, composto da unità abitative destinate a residenti stanziali (proprietari) e non stanziali (affittuari o coloro che utilizzano saltuariamente le abitazioni) con la presenza all'interno, oltre che di strutture sportive-ricettive, di un centro commerciale che ospita market, macelleria, pescheria, panetteria, edicola e tabacchi, rosticceria, pizzeria al taglio e varie attività commerciali nonché una zona bar pizzeria ed un ristorante sulla spiaggia.
La struttura gestita con la denominazione “CONDOMINIO VILLAGGIO TURISTICO COSTA DEL TURCHESE”, il cui legale rappresentante si identifica in ALTILIA Roberto Pio (nominato con atto del 04.05.2012) e il cui numero medio di addetti/dipendenti rilevato nell'anno 2012 è pari a 15 (quindici).

Anche per questa struttura le indagini hanno consentito di rilevare una attività di “infiltrazione” del sodalizio nella pervasiva opera di interferenza e controllo del locale tessuto socio-economico-imprenditoriale.
Nella vicenda assume un ruolo significativo anche GRANDE ARACRI Domenico, in quanto si ritiene che il medesimo rappresenti un fondamentale punto di riferimento per la gestione economica del patrimonio dell'organizzazione.

In tale senso depone una conversazione captata all'interno dell'autovettura marca Fiat modello Stilo, tg. CV 576 ER, di proprietà ed in uso a MAURO Francesco (cognato di GRANDE ARACRI Nicolino) e suoi familiari.
In particolare in data 09.01.2012, all'interno del veicolo monitorato (…) si trovano MAURO Giuseppe (figlio di Francesco) e tale LAPORTA Amedeo Leonardo; entrambi discutono della gestione del villaggio turistico “COSTA DEL TURCHESE”. (…)
Sul finire della conversazione – nel contesto del dialogo in cui il MAURO commentava l'esito di un comune affare tra GRANDE ARACRI Nicolino e Romolo (da intendersi VILLIRILLO Romolo …) che lo avrebbe gestito anche per conto del GRANDE ARACRI, non riconoscendo tuttavia la sua parte a quest'ultimo che in conseguenza di ciò nutriva risentimento nei confronti del VILLIRILLO il quale proprio per evitare conseguenze pregiudizievoli alla sua persona si sarebbe fatto arrestate (…) - LAPORTA Amedeo Leonardo [in foto con il papi], facendo esplicito riferimento al villaggio, “COSTA DEL TURCHESE”, riportava una conversazione intercorsa nella mattinata tra il proprio padre e GRANDE ARACRI Nicolino (…), nell'ambito della quale dopo che il padre del LAPORTA aveva ribadito al GRANDE ARACRI della considerevole dimensione dell'affare economico realizzabile nel villaggio evidentemente in ragione dei servizi e delle attività presenti all'interno, il GRANDE ARACRI avrebbe rappresentato la propria decisione di acquisire di fatto la gestione della struttura da condividere con il padre del LAPORTA (…)

Nel prosieguo della conversazione (…) LAPORTA Amedeo Leonardo rappresenta che intende acquisire la conduzione del bar (e relative pertinenze, ovvero l'anfiteatro) sito all'interno della struttura ricettiva; al fine di agevolare siffatta operazione il LAPORTA suggerisce all'interlocutore di far intervenire il di lui padre, MAURO Francesco, deve intendersi affinché propizi i buoni uffici di GRANDE ARACRI Nicolino (…)
LAPORTA Leonardo lascia chiaramente intendere l'esistenza del proposito di affidare l'amministrazione dell'intero villaggio a GRNDE ARACRI Domenico spodestando la precedente direzione affidata a ALTILIA Roberto (…)

La conversazione ponendo il correlazione la modalità operativa attribuita dai due interlocutori a GRANDE ARACRI Nicolino - che non poteva intervenire direttamente negli affari facendoli seguire da altri per suo conto riconoscendo loro una parte dei proventi (…) - con l'oggetto del colloquio, evocato dai due, che era intervenuto tra il padre del LAPORTA e Nicolino GRANDE ARACRI circa la gestione del villaggio “TURCHESE”, e con il proposito di affidare l'amministrazione a Domenico GRANDE ARACRI, appare indicativa, a prescindere dalla pregnanza indiziaria rispetto a specifiche ipotesi di reato, del controllo delle attività economiche del villaggio turistico da parte della consorteria anche mediante l'affidamento dell'amministrazione a GRANDE ARACRI Domenico che avrebbe curato gli interesso della “locale” di Cutro».

«Anche la vicenda che riguarda le attività estorsive all'interno del Villaggio turistico “CAPOPICCOLO”, che costituiscono oggetto di specifica contestazione ai membri della famiglia RIILLO esponenti del sodalizio operante in Isola Capo Rizzuto attinti dal provvedimento di fermo di indiziati di delitti e dalla successiva Ordinanza di Custodia Cautelare del GIP presso il Tribunale di Crotone all'esito dell'udienza di convalida e successivamente rinnovata dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro (…), oltre ad evidenziare l'assoggettamento della struttura ricettiva al condizionamento 'ndranghetistico, dimostra anche il ruolo assunto da GRANDE ARACRI Nicolino di primissimo piano del contesto 'ndranghetistico dell'area tanto da essere il riferimento degli esponenti di 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto ritenuto capace di dirimere i contrasti che si erano determinati con riferimento al controllo delle attività all'interno del Villaggio sicché GRANDE ARACRI Nicolino assumeva la posizione di referente superiore con compiti di supervisione e calmierazione degli interessi tra i soggetti coinvolti nell'attività di pressione e condizionamento della gestione dei servizi all'interno del villaggio, sancendo la preminenza in tale attività di RIILLO Domenico rispetto ad un congiunto di NICOSCIA Domenico che ne prendeva atto nel corso di una riunione con GRANDE ARACRI Nicolino, alla quale partecipavano anche GENTILE Francesco, LEQUOQUE Giuseppe.

Le indagini hanno consentito di rilevare che nel caso in esame ci si trova di fronte ad un caso di sudditanza mafiosa della struttura ricettiva.

A definire i termini e le dimensioni della “dipendenza” dei voleri della 'ndrangheta sono le conversazioni intercettate in data 24 luglio 2012 (…) tra il capo locale GRANDE ARACRI Nicolino e i suoi interlocutori, all'interno della casa di campagna in uso a FRONTERA Giovanni.
Si tratta di conversazioni che non lasciano spazio a dubbio alcuno circa gli interessi della 'ndrangheta al villaggio in disamina; interessi che, come si è detto, sfoceranno in vere e proprie condotte criminali poste in essere dagli esponenti della famiglia RIILLO.
Nel corso della conversazione del 24.07.2012 …, tra Nicolino GRANDE ARACRI, Francesco GENTILE e Salvatore GRANDE ARACRI, GENTILE Franco riferisce a GRANDE ARACRI Nicolino di essersi ricordato di un litigio avvenuto tra il figlio di Bubbu (“Bubbu”: alias IULIS Salvatore) e persona verosimilmente da identificarsi in NICOSCIA Domenico (Mimmo), per questioni afferenti gli introiti provenienti dal villaggio CAPOPICCOLO e procede a rimettere la questione nelle mani del capo locale.

La conversazione continua … I presenti riprendono a parlare di un problema che intercorre tra NICOSCIA Domenico e RIILLO Domenico, detto “il Trentino”. I diretti riferimenti alla donna chiamata Maria Rosa (ci si riferisce alla ex amministratrice del villaggio, PRANDELLI Maria Rosa) e la rappresentazione ad opera di GENTILE Franco degli attriti sorti tra gli esponenti della 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto – RIILLO Domenico e NICOSCIA Domenico – forniscono certezze sul fatto che, ad essere posta nelle mani del massimo esponente del sodalizio malavitoso, è la vicenda concernente l'acquisizione e successiva spartizione degli introiti provenienti dal canale finanziario rappresentato dal residence CAPOPICCOLO. A costui è demandato il compito di convocare le parti in causa per trattare la spinosa questione e non passerà certo del tempo affinché questo incontro avvenga.

Il 9 agosto successivo, all'interno del casolare di FRONTERA Giovanni, GRANDE ARACRI Nicolino riunisce i soggetti coinvolti nella vicenda e cioè NICOSCIA Domenico (cognato di IULIS Salvatore detto “Bubbu”) e RIILLO Domenico (alias “Trentino”), in presenza del reggente del sodalizio criminale di Isola Capo Rizzuto – GENTILE Francesco - e di altri soggetti allo stato in via di identificazione, al fine di sciogliere i nodi dell'aggrovigliata controversia.
Il contenuto della conversazione intercettata, nell'ottica dell' “assoggettamento” del villaggio CAPOPICCOLO, si rivelerà di importanza fondamentale ai fini investigativi dal momento che, in primis, consentirà di rilevare il protendersi dei tentacoli della 'ndrangheta sulla struttura turistica in questione.
E' evidente, infatti, l'interesse dell'organizzazione alle vicende afferenti l'amministrazione del villaggio, da molti anni gestita da PRANDELLI Maria Rosa, (definita una “carabiniera”) il cui opporsi alle richieste estorsive dei locali esponenti della malavita indice personalmente GRANDE ARACRI Nicolino a maturare l'ipotesi di procedere alla sua eliminazione fisica (… G: GENTILE Franco / N: GRANDE ARACRI Nicolino ...omissis... G: ...questa dice... per sistemarla la devi solo ammazzare... che se no se la prendi di petto... ti combatte... - N: ...ma dimmi una cosa... onde evitare questi problemi... l'ammazziamo e si risolve il problema?! … e l'ammazziamo ad una colta … te ne fotti di lei... - ...omissis...).
Al di là della questione relativa all'amministrazione del villaggio (della quale i presenti continueranno a discutere anche nelle successive conversazioni), ma non di certo indipendente da questa, si affronta poi la questione relativa alla legittimazione all'incasso dei proventi “dovuti” dal CAPOPICCOLO giacché la problematica, sollevata da GENTILE Franco in occasione dell'incontro precedente 24 luglio, è quella per cui i presenti sono stati convocati, stante gli attriti sorti tra NICOSCIA Domenico e RIILLO Domenico, preseti all'incontro unitamente a LEQUOQUE Giuseppe.

Nel corso della conversazione … tra GRANDE ARACRI Nicolino, GENTILE Francesco, RIILLO Domenico, alias “u treninu”, LEQUOQUE Giuseppe, alias “Peppe Cannuni”, quest'ultimo fa riferimento al monito indirizzato personalmente a IULIS Salvatore, ritenuto responsabile di perorare la causa della PRANDELLI Maria Rosa anziché osteggiarne l'attività e fare gli interessi della cosca.
GRANDE ARACRI Nicolino, con un rimprovero “a distanza” diretto all'assente IULIS Salvatore, accusato di aver fatto – fino a quel momento – tutto ciò che aveva voluto all'interno del villaggio, fornisce le esatte dinamiche del fenomeno di infiltrazione allorquando si esprime nei seguenti termini: ...ha fatto quello che ha voluto lui là dentro... in quel villaggioed allo stesso tempo fornisce conferme in relazione al fatto che ci si sta riferendo proprio al IULIS Salvatore, indicato come il cognato di Mimmo (NICOSCIA Domenico - in sostanza quest'ultimo e IULIS hanno sposato due sorelle).
La conversazione prosegue … A NICOSCIA Domenico e RIILLO Domenico, GRANDE ARACRI Nicolino rivela il motivo della loro convocazione mentre contesta a IULIS Salvatore – per il tramite del presente cognato NICOSCIA Domenico – di aver fatto nel villaggio quello che aveva voluto precisando che ora, invece, era stato tagliato fuori dai giochi, dal momento che si era mostrato fino a quel frangente vicino al PRANDELLI Maria Rosa, sollevata dall'incarico per volontà del condominio (che aveva proceduto alla nomina di un nuovo amministratore, nella persona di FLOTTA Gianpiero...). In questa fase dell'incontro GENTILE Franco, ergendosi super partes, rappresenta ai sodali NICOSCIA Domenico e RIILLO Domenico, che visti i vani tentativi di risolvere “in famiglia” la questione, ne avrebbero discusso con la figura apicale della struttura di 'ndrangheta, cui aveva demandato il compito di risolverla.
Nella ulteriore prosecuzione (…) la discussione entra nel vivo allorquando è NICOSCIA Domenico a prospettare i termini più controversi e cioè nel momento in cui rappresenta che il cognato IULIS Salvatore ed il presente RIILLO Domenico negano di percepire i proventi del villaggio indicando, ciascuno nell'altro, la figura che se ne impossessa, attestando in tal modo che, la gestione dell'affare, è comunque prerogativa esclusiva del sistema 'ndranghetistico.

La prosecuzione del colloquio permette di comprendere che parte del denaro che proviene dal villaggio (sotto qualsiasi forma, comunque illecita) è destinata al sostentamento delle famiglie degli affiliati detenuti e consente inoltre di stabilire, qualora ancora ce ne fosse bisogno, che ogni potere decisionale è nelle mani del capo locale il quale, con le parole evidenziate, lo usa per sancire IULIS Salvatore non dovrebbe nemmeno esserci nel villaggio, dandone ennesima dimostrazione di assoggettamento mafioso, nel momento in cui è lui stesso a stabilire chi nella struttura può esserci e chi no.
(…)»

«Il ruolo svolto da Nicolino GRANDE ARACRI nel dettare le condotte che fossero funzionali la controllo delle attività economiche nelle strutture turistiche del territorio, con condotte che non esponessero gli autori a rischi di pregiudizi giudiziari si desume ancora dalle conversazioni che rivelano l'attenzione rivolta all'amministrazione del condominio denominato PORTOKALEO desumibile dalle parole pronunciate in data 21 agosto 2012 da GRANDE ARACRI Nicolino, all'interno della tavernetta della propria abitazione, nel rivolgersi a persona in via di identificazione presente, unitamente a MANNOLO Remo (quest'ultimo operaio presso l'Hotel Villaggio PORTO KALEO dal 14.06.2001, addetto alla manutenzione, come dal verbale di primo accesso ispettivo... del 04.07.2012...).

Nella circostanza il capo locale, nell'evidente ottica di tornaconto economico, impartisce ai presenti disposizioni finalizzate ad imporre alle vittime – che si intuisce essere i proprietari delle unità immobiliari del condominio – l'assunzione di personale scelto e deciso dalla consorteria criminale (in qualità di giardiniere – custode), con modalità tali da non incorrere in responsabilità penali e con accorgimenti tali evitare coinvolgimenti nella vicenda dello stesso capo locale e/o persone/famiglie allo stesso vicine (TRAPASSO, ZOFFREO e “volponi”)...
GRANDE ARACRI Nicolino riferisce ai presenti di aver interloquito con terze persone (allo stato non identificate), e suggerisce loro le modalità con cui procedere di fatto a perpetrare un'estorsione senza però porre in essere condotte che ne configurino l'integrazione in termini giuridici; cosa, questa, che comporterebbe una condanna, la cui gravità sarebbe indipendente dall'entità della somma estorta e dal profitto ingiustamente conseguito. Nessuna coazione vera e propria dunque, nessuna esplicita “richiesta” di pagamento, ma l'implicita imposizione – avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416 bis – dell'esecuzione di lavori di giardinaggio e di manutenzione in favore dei condomini del residence PORTO KALEO, nelle modalità impartite accuratamente dal capo-locale, ad un prezzo indicato in 200,00 (duecento) euro.
Il riferimento a queste terze persone, indicate come “I GRANDI”, non i quali si sarebbe tenuto l'incontro di cui si parla, è quanto mai esplicativo ed emblematico di come la forza del vincolo associativo sia una componente fondamentale che caratterizza l'agire del sodalizio, una determinante connotazione che ne contrassegna energicamente l'esistenza e l'operato.
(…)
La reale dimensione relativa al potere di “controllo” esercitato dal locale di Cutro sul condominio denominato POTO KALEO la si percepisce, in tutta la sua concreta asprezza, dell'inquietante presenza dei membri della famiglia MANNOLO di San Leonardo di Cutro, i quali (…) erano soliti girare armati nelle zone adiacenti il residence e “fare sempre bordello”, sino a dover costringere all'intervento l'esponente di vertice della consorteria, GRANDE ARACRI Nicolino, che avrebbe convocato MANNOLO Alfonso minacciandolo di procedere a suo modo nei confronti dei suoi congiunti».

«Anche con riferimento alla vicenda relativa al controllo del Villaggio Turistico “EUCALIPTUS” (…), a prescindere dalla pregnanza indiziaria con riferimento alla ipotizzata fattispecie estorsiva dagli esiti intercettivi emerge che GRANDE ARACRI Nicolino prospetta a CORACI Giuseppe Vinicio direttore del villaggio turistico “EUCALIPTUS”, dimenticando gli attriti che avevano caratterizzato fino a quel momento la gestione del villaggio, la sua decisione di procedere alla nomina di un amministratore vicino alla cosca, in modo tale che il CORACI poi possa interagire solo con questi e non anche con i condomini, per poter in tal modo assicurare il pieno controllo dell'insediamento ricettivo (…) (omissis... “Poi chi deve fare i lavori, chi deve decidere, chi deve gestire la situazione... poi quella la decideremo NOI. Che naturalmente Noi abbiamo pensato di metterne una Tua in questo circuito... mi capite o no? Che voi poi non avete più a che fare con i condomini...” ...omissis).
E' del tutto evidente che GRANDE ARACRI, “convince” l'amministratore del villaggio ad accettare le sue offerte, con la rappresentazione di un migliore sfruttamento della struttura e la prospettiva di più forti guadagni, ma rivendicando l'assoluta autonomia decisionale, sicché l'interlocutore pur in presenza di tale pretesa neanche si permette di contraddire il suo interlocutore che evidentemente si avvale della “capacità di persuasione” che promana la sua caratura, e dalla percezione della forza di intimidazione della consorteria; le conversazioni tuttavia non rendono chiaro se l'adesione dell'interlocutore sia il risultato di un assoggettamento che derivi da tal forza di intimidazione ovvero scaturisce dalla aspettativa dello stesso interlocutore della maggiore forza finanziaria e capacità di reddito che gliene deriverebbe.
Appare comunque certa la capacità di interferenza del sodalizio rispetto alle attività economiche dell'area e l'infiltrazione nella gestione della struttura turistica in esame come il risultato della capacità di controllo del sodalizio in virtù della forza di intimidazione percepita diffusamente.

(…)
A rappresentare i voleri del GRANDE ARACRI sarà un uomo di sua assoluta fiducia, eletto nell'Avv. CORDA Rocco, il quale sarebbe stato inviato sul posto per studiare la documentazione concernente la struttura e per cercare contatti e mediazione con l'attuale amministrazione, al fine di poter poi assumere il controllo esclusivo del villaggio con le modalità e secondo i progetti di cui il boss ha parlato (…) (...omissis... Nicolino: se mando, no, di mandare all'avvocato CORD e chiamare anche... anche l'amministratore e chiarire una volta per segno... mettiamo tutti questi punti, tutti i punti, voi portate le carte vostre, quello porta le carte sue e vi chiarite una volta per sempre...inc... ...omissis...) “fondendo” la sua volontà con quella di CORACI, come da epilogo dell'incontro del 21 gennaio 2013 in cui GRANDE ARACRI rassicura il suo interlocutore e gli annuncia il proposito di espandersi in altre zone (…)

Ma prima che l'epilogo giunga, non mancheranno – sempre nella conversazione di cui si parla – chiari elementi cui far riferimento per poter affermare come anche il villaggio EUCALUPTUS rientri nelle mire espansionistiche di GRANDE ARACRI Nicolino, metaforicamente una facile e debole preda da aggredire per colmare il proprio insaziabile appetito di dominio e ricchezza.
In tal senso depongono i contenuti delle frasi proferite dal boss nelle conversazioni … tra GRANDE ARACRI Nicolino, LAMANNA Francesco, CORACI Giuseppe Vinicio, DILETTO Michele, CORACI Marco, e in tale ultima conversazione emerge la personalità carismatica di GRANDE ARACRI Nicolino che si arroga il diritto di decidere in relazione ai provvedimenti da adottare ai fini del risanamento del villaggio, senza consentire ad alcun altro di interferire nelle proprie scelte, pena l'annullamento dell' “accordo” tra le parte. Vieppiù, il boss si spinge oltre e, a dimostrazione del proposito di assumere in maniera celata il pieno controllo della struttura, sancisce che tutti all'interno devono pagare, riferendosi – lo si capisce da precedenti passi della conversazione – agli oneri condominiali, spesso e volentieri non onorati dai proprietari immobiliari del villaggio.

La conversazione prosegue... ed in seguito è DILETTO Michele [foto a lato] che rassicura CORACI Giuseppe Vinico ricordandogli quale dovrà essere d'ora in poi il suo unico interlocutore, la 'ndrangheta – niente avvocati e niente giudici – rappresentata dalla persona di GRANDE ARACRI Nicolino, la cui ombra, così facendo, si accinge a oscurare la sorte del villaggio. Consapevole di ciò, CORACI Giuseppe Vinicio gli si rivolge manifestandogli tutto il suo riconoscimento, ben conscio di dover cedere le redini della struttura al boss, come ringraziamento del suo intervento (...omissis... - V: Tu sei il padrone della casa mia... - omissis...

«Ulteriori conversazioni significative della capacità di interferenza e controllo delle attività turistiche e del ruolo di GRANDE ARACRI Nicolino sono quelle che riguardano il BEACH RESORT BAIA DEGLI DEI composto da un hotel e singole ville (per un numero complessivo di 221 unità abitative), dotata di piscina, ristoranti, bar e zona commerciale, che sorge nella frazione “Le Castella” del Comune di Isola Capo Rizzuto.

Anche nel caso di BAIA DEGLI DEI l'attività di intercettazioni telefoniche-ambientali, ha consentito di rilevare il controllo esercitato dalla struttura di 'ndrangheta facente capo alla figura di vertice GRANDE ARACRI Nicolino.

Già dall'intercettazione ambientale captata in data 24 luglio 2012 nell'abitazione di campagna di FRONTERA Giovanni, nell'incontro di fondamentale importanza tra GENTILE Francesco e lo stesso GRANDE ARACRI Nicolino – i cui argomenti (…) forniscono l'esatta dimensione delle cointeressenze tra gli esponenti di 'ndrangheta – dopo che i due interlocutori trattano delle condizioni di salute di GENTILE Francesco (affetto da una grave malattia), l'argomento principale diventa, come già detto, l'assistenza legale dei detenuti ed il sostentamento delle loro famiglie con esplicito riferimento a NICOSCIA Salvatore e MARTINO Vito, quindi si parla dell'interferenza nei “lavori” nell'area (agli appalti pubblici e nonché al controllo di villaggi turistici).
Si rileva in modo inequivocabile, per quel che concerne la questione del beach resort “BAIA DEGLI DEI” il potere esercitato dal locale di Cutro il cui capo, nel corso nella conversazione..., innanzitutto disvela a GENTILE Franco che a NICOSCIA Michele, oltre al compenso dovuto come stipendio in quanto impiegato come giardiniere presso l'albergo, sono elargite “somme extra” (per un importo mensile di 4.000,00-5.000,00-6.000,00 euro) circostanza rispetto alla quale GRANDE ARACRI esprime la sua perplessità in quanto lo stesso NICOSCIA Michele non viene ritenuto “uno di loro” (…), nel senso che, a differenza di NICOSCIA Salvatore – ritenuto persona a disposizione del locale (…) - questi, per quanto inserito nell'ambiente criminale, non manifesta assoluta e completa devozione al clan.
Alla luce delle circostanze sopra richiamate è lo stesso GRANDE ARACRI a decidere, rivestendosi della propria indiscussa autorità criminale, che parte dei soldi che NICOSCIA Michele percepisce, deve essere consegnata da lui stesso o dal GENTILE Francesco al cugino di secondo grado NICOSCIA Salvatore, coniuge di ROSINI Sonia.
Si rileva dunque, dal contenuto della conversazione, il potere decisionale della figura apicale della consorteria criminale che, interloquendo con GENTILE Franco, attesta l'acquisizione, dal Beach Resort BAIA DEGLI DEI, di proventi non giustificati che vengono corrisposti al NICOSCIA Michele.

Rispetto agli ulteriori esiti intercettivi che riguardano tale struttura turistica deve premettersi che proprietà del villaggio turistico è la società “ANNUNZIATA F.LLI CURCIO BAIA DEGLI DEI S.R.L.” composta da CURCIO Antonio (socio e amministratore) e dai fratello dello stesso, Giuseppe e Santo.

A causa delle notevoli difficoltà economiche in cui versava la citata società – nell'anno 2009 – CURCIO Antonio cedeva in affitto il villaggio (ad eccezione del ristorante – sala ricevimento e di quattro appartamenti che rimanevano nella sua disponibilità) mediante contratto stipulato con la società “BESTAR SRL”, con sede legale in Monte San Giusto (Macerata), il cui amministratore unico e legale rappresentante era la Sig.ra NICOLETTI Anna Rita anche se le trattative venivano gestite da tale BOTTICELLI Eros, che non ricopriva alcuna carica formale nella società ma che avrebbe di fatto gestito la stessa negli anni successivi.
A causa di gravissime problematiche sorte nel corso del tempo con i rappresentanti della “BESTAR SRL” (sfociate in fatti anche formalmente denunciati presso il Comando Stazione Carabinieri di Isola Capo Rizzuto in data 08.03.2013...) CIRCIO Antonio e i suoi fratelli, nell'anno 2011, decidevano di vendere la proprietà della struttura alla società marchigiana, anche ad un prezzo inferiore rispetto al valore di mercato, ma la trattativa non andava a buon fine, nonostante le diverse proposte offerte ed accettazioni che nel tempo si erano succedute.
Il rapporto con la “BESTAR SRL” si esauriva a seguito di una iniziativa giudiziaria di CIRCIO Antonio che presentava ricorso ex art. 700 c.p.c. e all'esito dell'udienza tenutasi in data 21.02.2013 dinanzi al Tribunale di Crotone la BESTAR SRL lasciava il villaggio riconsegnandone le chiavi.
La capacità di interferenza di GRANDE ARACRI Nicolino anche in tale struttura turistica si rileva (dal)lo scambio di battute tra GRANDE ARACRI Nicolino e GENTILE Francesco in data 25.01.2013 (…) allorché il GRANDE ARACRI riportava le parole che gli aveva riferito il proprietario della struttura CURCIO Antonio: ...Il CURCIO ha sempre detto <Ohì Nicò, dimmi cos devo cacciare e io lo caccio ...INC... Dimmi a chi devo assumere e io lo assumo, però chi viene assunto, deve lavorare...! Però il cognato (verosimilmente si riferisce a IULIS Salvatore cl. 59, cognato di NICOSCIA Domenico) non ci deve venire>”.

E' una frase che non necessita di particolari commenti o interpretazioni dal momento che a parlare era il proprietario del beach resort il quale attesta all'interlocutore GRANDE ARACRI Nicolino l'atteggiamento di assoluta riverenza e subordinazione ai voleri del GRANDE ARACRI anche rispetto a profili che attengono alla gestione della struttura.
Ancor più rilevante circa la straordinaria influenza esercitata sul resort, è il passo di conversazione in cui GRANDE ARACRI Nicolino riferisce di aver ricevuto il CURCIO Antonio ed aver acconsentito alla vendita della struttura in favore dei “marchigiani” (ndr BESTAR SRL), dando ennesima prova di come la volontà di CURCIO Antonio fosse subordinata ai voleri del vertice del sodalizio che, considerate le difficoltà economiche in cui questi versa, avanza persino l'ipotesi di acquisire di fatto la proprietà del resort con un ingente investimento di liquidità. (…)

Significativa, per comprendere il potere di controllo esercitato dalla consorteria, è la conversazione intercettata in data 31.01.2013 tra GRANDE ARACRI Nicolino ed il proprio fratello GRANDE ARACRI Domenico, nell'ambito della quale trattano la problematica afferente la gestione del resort e le vicende che vedono coinvolto CIRCIO Antonio e i c.d. “marchigiani” (“BESTAR SRL”), che aspirano a rilevarne la proprietà.
Innanzitutto si parla della scadenza del contratto di affitto concesso alla BESTAR SRL e dello spigoloso-contrasto tra le parti, derivante dalla volontà – dello stesso CURCIO Antonio – di non firmare la dichiarazione liberatoria attestante il buono stato delle cose nell'hotel, per come richiesto dalla società marchigiana. (…)
La prosecuzione del discorso tra i germani (…) consente di ottenere ulteriori conferme circa il reale e concreto interesse del locale di Cutro all'acquisizione della struttura a discapito della BESTAR SRL (…)
Nella circostanza GRANDE ARACRI Nicolino riferisce che se fosse stato lui il reale proprietario dell'hotel si sarebbe comportato in maniera diversa rispetto alla condotta adottata da CURCIO Antonio per risolvere il problema, allontanando in malo modo tutti quanti e invitandoli ad andare via (…) e soprattutto evidenzia la possibilità di un proprio personale intervento per dirimere la controversia, interloquendo sia con CURCIO Antonio che con i marchigiani, aspiranti all'acquisizione della proprietà del resort (…)
Infine è tra le parole rivolte con tono lamentoso dal capo clan al fratello che si rileva la frequenza e l'importanza dei suoi interventi, in qualità di figura apicale del sodalizio, per la risoluzione di problematiche complesse, andando aldilà delle normali vie, anche quelle giudiziarie, adite da GRANDE ARACRI Domenico, in qualità di avvocato. (…)»

«Anche con riferimento alle emergenze che riguardano la vicenda relativa alle interferenze nei lavori della società ACCIONA, emerge il ruolo e la posizione di preminenza di GRANDE ARACRI Nicolino...

La vicenda della società ACCIONA concretizza ulteriormente la funzione dinamica ed imprenditoriale del sodalizio, chiaramente effettuata con cd. “metodo mafioso”.

Lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili rappresenta uno dei settori di maggiore espansione degli interessi della criminalità organizzata.

La straordinaria diffusione di parchi eolici e fotovoltaici, favorita dalla posizione geografica della Regione Calabria, ed in particolare modo il territorio delle province di Crotone e Catanzaro, ha suscitato l'interesse della 'ndrangheta in questo settore che sono le fonti di energia rinnovabili, non solo nel controllo dell'attività economica, ma anche nell'indotto che scaturisce dalla costruzione di tali impianti.


L'interesse del sodalizio riconducibile a Nicolino GRANDE ARACRI e a quelli che nel periodo di indagine ne riconoscono la preminenza criminale emerge dalle conversazioni in intercettate (…) nel corso dei summit tra i “capi clan” ed in particolare alla presenza, oltre al GRANDE ARACRI Nicolino esponente dell'omonima cosca, il fratello Antonio GRANDE ARACRI, il suo luogotenente fidatissimo Francesco LAMANNA [foto a lato], Pasquale DILETTO, e i rappresentanti delle famiglie di Isola Capo Rizzuto, nella persona di Pasquale ARENA, Giuseppe LEQUOQUE alias “Peppe Cannuni”, e Antonio MORELLI (adesso... adesso glieli rompiamo tutti questi pannelli solari... glieli rompiamo tutti... perché … sia la gestione dei pannello solari... sia la gestione dei pannelli... delle pale... la dobbiamo prendere noi... allora prendiamo... due o tre milioni li prendiamo di là e due milioni li prendiamo di là e sono quattro milioni...;ma il dato importante del controllo emerge chiaramente in un altro passaggio della conversazione registrata: ...che questi lavori delle pale ce li dobbiamo fare tutti noi... tutti!! … Io allora... adesso... adesso gli abbiamo fatto saltare un palo qua... in aria... e quello che gli avete fatto saltare voi... adesso noi dobbiamo fare un altra cosa... noi dobbiamo bloccare... voi bloccate la Centrale di là... e noi blocchiamo la Centrale di qua... noi distruggiamo questi di qua e voi distruggete quelle di là! Una volta che noi distruggiamo questi... questi vengono e parlano con noi...).

Altro passaggio importante della conversazione si ha quando il GRANDE ARACRI Nicolino dice: Perché questi qua … a noi... la gestione... ce la devono dare a noi e poi noi decidiamo chi la deve fare. Chiamiamo.. a PEPPE U CANNUNE... e gli diciamo: “PE'... tu fai questo lavoro, fattura per tanto... prendi... ti prendi... te li devi prendere tu... e questi qua... gli altri soldi li devi dare a noi... li devi dare a noi”... In pratica stiamo facendo questo per... per poter togliere... almeno almeno un due tre milioni di euro all'anno(...)


Il disegno criminoso delineato da queste riunioni comprende la gestione del parco eolico, ma anche il controllo dei lavori di costruzione dello stesso.

Nella circostanza emerge anche il metodo usato dai componenti del sodalizio per attuare i loro piani.
Nel caso in esame l'infiltrazione della locale criminalità organizzata riguarda la costruzione dei parchi eolici nella zona di Cutro e Isola Capo Rizzuto da parte della società spagnola denominata “ACCIONA”. (...)

Nel summit del 2 agosto 2012, inoltre, si parla ulteriormente di lavori relativi all'indotto per la costruzione dei parchi eolici su Isola Capo Rizzuto, anche in questo caso si fa riferimento alla dazione di un “fiore” da parte di una ditta “sponsorizzata” da un altro esponente di 'ndrangheta (…).

Particolarmente significativa con riguardo alla delineazione del ruolo assunto nel periodo oggetto dell'attività di indagine da Nicolino GRANDE ARACRI nel contesto 'ndranghetistico, quale vertice del sodalizio di Cutro, si rilevano le conversazioni che registrano il più volte richiamato summit del 2.8.2012 (…), che ha un taglio peculiare sia per quanto riguarda le caratteristiche soggettive dei partecipanti, ma anche, e soprattutto, per l'ampiezza degli argomenti trattati.
(…)
La rilevanza investigativa, come anticipato, viene amplificata dai soggetti che vi partecipano: GRANDE ARACRI Nicolino, BARBARO Pasquale di Platì (RC), MAZZAGAITI Rocco di Oppido Mamertina (ma dimorante a Simeri), BRUNO Giuseppe (ucciso il 19 febbraio u.s. unitamente alla si lui moglie, a seguito di agguato mafioso), che si presenta come esponente di Squillace/Vallefiorita (CZ), GRANDE ARACRI Antonio ed altri in via di compiuta identificazione.
In questa riunione vengono tratteggiate le strategie criminali che riguardano il controllo dei lavori pubblici e privati (ammodernamento SS 106, e costruzione di strade e/o parchi eolici), ma anche la predisposizione di un imponente apparato logistico finalizzato all'importazione di sostanze stupefacenti (…)
Il contenuto dell'incontro specifica senza ombra di dubbio le condizioni di assoggettamento del vasto territorio di riferimento della provincia crotonese e catanzarese.
L'ingresso al “casale” è stato ripreso dalle telecamere ivi installate …
La riunione inizia …..e gli interlocutori fanno riferimento al fatto che sono andati li a seguito di un “imbasciata” di “Franco” (evidentemente riferendosi a GENTILE Franco, con cui GRANDE ARACRI si era incontrato il precedente 24 luglio 2012).
Effettivamente nell'incontro del 28 luglio precedente (…) GRANDE ARACRI Nicolino parla di dover incontrare “Rocco” e “Pasquale”, e per questo gli avrebbe mandato un'imbasciata per il “giovedì”.
Nel summit del 2.8.2012 effettivamente sono presenti MAZZAGATTI Rocco e BARBARO Pasquale.
Si rileva che, ad accedere al casolare, è prima di tutti MAZZAGATTI Rocco, al quale GRANDE ARACRI Nicolino riferisce di non sapere nulla della loro visita nonostante il primo riferisca di avere mandato avviso (ambasciata) e rappresentata poi la presenza di BARBARO Pasquale, il quale si trova nei pressi del casolare a spostare l'auto.
BARBARO Pasquale fa ingresso nel casolare esordendo con una parola di augurio rivolta a GRANDE ARACRI Nicolino (si presume per aver di recente incassato l'assoluzione dell'accusa di omicidi – in Cassazione – nell'ambito del procedimento penale scaturito dall'operazione denominata “SCACCO MATTO” del dicembre 2000) al quale poi dice di essere andato da lui qualche giorno prima e di non averlo trovato, meravigliandosi per il fatto che lo stesso GRANDE ARACRI Nicolino manifestava di non sapere nulla del suo arrivo.
Nel corso della conversazione BRUNO Giuseppe si presenta a GRANDE ARACRI che lo riconosce come responsabile della zona di Squillace e Vallefiorita, e subito il “capo” richiama i problemi che (hanno) interessato quell'area.
GRANDE ARACRI informa BRABARO Pasquale che suo genero (come di dirà di seguito si riferisce a PERRE Francesco) ha subito furto presso un cantiere “a Catanzaro”; il dato significativo è che GRANDE ARACRI contesta al BARBARO il fatto di non esse stato informato di quest'attività.
La conversazione continua... ed il discorso si incentra principalmente su un traffico di droga a livello internazionale...
Il contenuto della conversazione, ancorché a tratti con toni criptici, lascia spazio a pochi dubbi in relazione alla natura illecita del traffico che i soggetti coinvolti programmano.
La conversazione consente di cogliere la natura di contatti/incontri dei quali i soggetti partecipanti o persone agli stessi vicini si sono resi protagonisti anche in epoca antecedente al 2 agosto 2012.
Gli elementi che si levano sono diversi: GRANDE ARACRI dispone di un notevole quantitativo di sostanze stupefacenti (il riferimento a prezzi e quantitativi, e diverse tipologie richieste sono chiari); nel movimento è interessata un'altra importante famiglia della 'ndrangheta reggina, gli ALVARO (con i quali, come detto, si sono incontrati al matrimonio di Vibo Valentia il 15 luglio precedente).
La prima parte della conversazione riportata, innanzitutto, lascia chiaramente intendere che in epoca precedente all'incontro di cui si parla, BARBARO Pasquale abbia avanzato a GRANDE ARACRI Nicolino una richiesta avente come oggetto l'acquisto di qualcosa che, come si percepirà nel corso del dialogo grazie al riferimento ad una serie di oggettivi elementi, non può che identificarsi in sostanze stupefacenti (Nicolino: Quella cosa che mi avete cercato prima no? … c'è... diciamo quella c'è... però non è... non è come quella che volete voi!); ci si riferisce, a tal proposito, alla citazione del BARBARO - ...INC... che lui mi da la bianca...” -, al prezzo del bene – acquistabile all'ingrosso ad una cifra approssimativa pari a Euro 14.000,00/Kg -, alle modalità di trasporto – con predisposizione per l'occultamento su autovetture – e infine alla rotta seguita via mare dallo stupefacente acquistato...
(…)
Per il trasporto della sostanza invece, GRANDE ARACRI dice che avrebbero potuto scegliere se farsela portare direttamente “a domicilio” ovvero avrebbero potuto mandare qualcuno a prendersela da “ALVARO”, a meno che non avessero gradito il recapito in altro luogo da definire.
Il lessico usato in questa frase del dialogo dagli interlocutori, non lascia spazio a dubbi in ordine alla natura del bene che è oggetto degli affari; si ritiene cioè – anche in virtù degli ulteriori elementi di riferimento che nel corso della conversazione si muovono nello stesso senso – che quando il BARBARO fa riferimento a “la bianca”, voglia intendere lo stupefacente, in una tipologia di colore bianco (cocaina/eroina).
Nel proseguo della conversazione... si affronta la problematica del trasporto e della consegna della sostanza e si rileva la dimensione del narcotraffico, in termini geografici di livello internazionale dal momento che, come sarà lo stesso GRANDE ARACRI Nicolino a riferire, una volta passato lo stretto di Gilbilterra, si poteva contare su una serie di contatti che poi avrebbero consentito la commercializzazione degli stupefacenti in qualsiasi zona.
GRANDE ARACRI Nicolino si fa carico della parte logistica relativa al trasporto della droga sino al destinatario finale, suggerendo la possibilità di farla occultare su di un'autovettura e condurla a destinazione. BARBARO Pasquale lo solleva da questa incombenza rappresentando che di questo si sarebbe occupato lui (ma questo è pensiero mio compare NICOLA); dopodiché il capo locale di Cutro rappresenta che, in caso di immediata conferma, avrebbero potuto già concordare la consegna per il successivo sabato e BARBARO ribatte dicendo che ne avrebbe parlato con i suoi cugini, come dice GRANDE ARACRI, in tal caso sarebbero stati ospitati da lui, in un villaggio.

Nel successivo scambio di battute tra GRANDE ARACRI Nicolino e BARBARO Pasquale si interloquisce in ordine ad un traffico di stupefacenti che aveva visto coinvolte persone di Crotone e che non era andato a buon fine considerato che, non volendo gli acquirenti corrispondere il prezzo d'acquisto, la droga – a dire di GRANDE ARACRI Nicolino – era stata fatta scoprire di proposito.
Si entra nella parte del dialogo in cui si rileva la connotazione internazionale del traffico di cui trattasi, la parte in cui si delineano in modo netto ed impressionante i contatti che il locale vanta per il funzionamento di quell'apparato logistico di cui si è detto, di quella macchina organizzativa costruita per il narcotraffico e che il clan – tramite la volontà e i poteri della persona di vertice GRANDE ARACRI Nicolino – pone a disposizione per gli interessi del sistema 'ndrangheta, inteso, come si detto, in senso lato, senza alcuna limitazione di carattere geografico.

A prescindere dalla pregnanza indiziaria della singola conversazione in ordine alle ipotesi di reato afferente il traffico della sostanza stupefacente l'argomento trattato evidenzia il rango criminale di GRANDE ARACRI Nicolino e il riconoscimento che ne riceve dal suo interlocutore per il solo fatto di interloquire su tali argomenti.

(…)

La conversazione si sposta, quindi, nuovamente sulla posizione di PERRE Francesco, genero di BARBARO Pasquale, il quale, come riferito da GRANDE ARACRI Nicolino ha preso una cava a Magisano (CZ) a sua insaputa; dalla conversazione si rileva che la cava di PERRE Francesco, genero di BARBARO Pasquale, è quella intestata a MUSTARI e CATIZONE, e che per fare ciò erano stati interessati, ai tempi, “PinoARENA e Cataldo MARINCOLA, che rappresentavano le figure di vertice della 'ndrangheta di quest'area geografica.
I presenti, poi, continuano a parlare della necessità di disporre di “cave” e mezzi per controllare i numerosi lavori in atto nel territorio (…)

I passaggi della conversazione denotano il livello gerarchico degli interlocutori.
Come già segnalato in precedenza si desume il tono, quasi di rimprovero, utilizzato dal GRANDE ARACRI nei confronti del genero di BARBARO Pasquale, il quale si scusa per la condotta tenuta dal giovane che, evidentemente, viola le regole di comportamento tra gli appartenenti alle diverse strutture della 'ndrangheta e si rileva, inoltre, il rigido controllo esercitato da GRANDE ARACRI sui lavori in atto nel “suo” territorio, anche rispetto ad altri esponenti della medesima organizzazione: nella cava butta lui e noi che buttiamo?! … non che facciamo?!.
La conversazione continua... e GRANDE ARACRI reitera la contestazione a BARBARO Pasquale, per la quale il genero di quest'ultimo PERRE Francesco, avrebbe preso una cava in questo territorio senza informarlo, anzi facendosi sentire solo quando vi aveva avuto problemi per il furto di materiali.
L'atteggiamento palesato da BARBARO Pasquale da conferma alla posizione occupata da GRANDE ARACRI rispetto al quale suo genero, PERRE Francesco, non ha rispettato le regole dell'organizzazione, motivo per il quale l'esponente della 'ndrangheta di Platì di scusa.

(…)

Nel corso della conversazione a completare il concetto circa la competenza a gestire i lavori nel territorio controllato dalla struttura di 'ndrangheta da lui capeggiata, interviene lo stesso GRANDE ARACRI, precisando che Se c'è qualche possibilità facciamo lavorare qualche camion.
Non c'è dubbio quindi sul fatto che GRANDE ARACRI decide persino quali siano i “camion” che devono lavorare sui cantieri, incidendo così sia sulle forniture di materiali, sia sui mezzi interessati al movimento terra (“scavatori”).
GRANDE ARACRI detta disposizioni relative ai lavori che sono da realizzare; si desume che anche i lavori del costruendo parco eolico di Petronà, Andali, Sersale, sono controllati da GRANDE ARACRI.
(…)

Nell'organizzare la ripartizione dei lavori (si parla di costruzione di parchi eolici e dei lavori di ammodernamento della SS 106), GRANDE ARACRI Nicolino illustra come controllare tutte le attività al fine di massimizzare i profitti: dai lavori di movimento terra, alla fornitura di inerti e/o conglomerati cementizi. In quest'ultimo passaggio della conversazione emerge in tutta chiarezza il metodo mafioso ...e gli facciamo bruciare l'escavatore... gli brucio l'escavatore... là lo dobbiamo fare noi il materiale” “...se tu vuoi fare la strada... vuoi fare la strada qua... da noi devi venire!.
BARBARO Pasquale interviene a favore del genero chiedendo l'autorizzazione a GRANDE ARACRI per farlo lavorare nel “suo” territorio, ricevendo da questo la disponibilità (noi li possiamo pure far lavorare!).

La disponibilità dell'organizzazione sono veramente allarmanti; GRANDE ARACRI si attribuisce la proprietà (dell'associazione ndr) di diverse cave da utilizzare per fare i lavori (...ne teniamo altre due cave...).
Un altro dato che si rileva è la possibilità di avvalersi delle articolazioni territoriali della 'ndrangheta per individuare altre ditte di copertura.
In questo caso vi è il riferimento ad Isola Capo Rizzuto e ad un soggetto apicale della medesima “locale” di 'ndrangheta ossia Franco GENTILE.
(…)
Lo scambio di battute fa emergere un'altra regola di comportamento della 'ndrangheta: i presenti che evidentemente sono dell'area catanzarese, chiedono l'intervento di GRANDE ARACRI per risolvere una controversia che riguarda un soggetto del territorio di Cutro, ricevendo da questi rassicurazioni (... fatevi dare nome e cognome che subito andiamo a trovarli noi...).
Di seguito BARBARO Pasquale chiede l'ausilio di GRANDE ARACRI anche per vendere un terreno di alcuni soggetti di Siderno.
Nessun tipo di affare sfugge dal controllo della struttura di 'ndrangheta che opera sul territorio. (...)
Quando si ricomincia a parlare di Isola Capo Rizzuto GRANDE ARACRI richiama la riunione tenuta il precedente 28 luglio (…) in cui hanno partecipato, tra gli altri, i soggetti che lui indica come “Cannune”, riferendosi a LEQUOQUE Giuseppe (soprannominato “Peppe Cannune”) e “Pasquale Nasca”, riferendosi ad ARENA Pasquale (detto per l'appunto “Nasca”).
Un dato importante che si evidenzia è la posizione di questi in assenza del loro “capo”, Franco GENTILE: ...Fino a quando non c'è FRANCO che... parli con noi”.
Non si può non rilevare, tuttavia, di seguito la totale “dipendenza” degli esponenti della 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto al GRANDE ARCARI, il quale con sarcasmo fa notare che delle cose da fare (e con questo si riferisce agli attentati ed altro cui si è parlato in quella riunione) se la deve “vedere” lui (gli ho detto io 'Vedi che dobbiamo fare qusto... questo e questo' … dice: “No... ma tela devi vedere tu'... mi ha detto!).
Si parla del controllo delle ditte da loro utilizzate per la fornitura di inerti o altri materiali (si tratta della ditta di GIGLIOTTI più volte citata nel corso dei summit)....
(…)
Dalla conversazione emerge in tutta chiarezza la pervasività del controllo del territorio praticata dall'organizzazione mafiosa, e la dazione del “fiore” (ndr di una percentuale dei guadagni sui lavori eseguiti) non deve essere intesa come una prevaricazione criminale, ma come qualcosa che è dovuto alla 'ndrangheta: a noi ci devi dare quello che ci tocca e basta”.

Tale affermazione si rivela emblematica».


«
Un ulteriore dato particolarmente significativo risulta proprio la preoccupazione dei presenti alla riunione che, nel trattare certi argomenti così compromettenti, temono di poter essere intercettati, ma vengono a loro volta tranquillizzati dal GRANDE ARACRI.
Nel corso della conversazione GRANDE ARACRI Nicolino fa riferimento all'apparato per la bonifica di eventuali intercettazioni che gli era stato sequestrato nel corso della perquisizione eseguita presso la sua abitazione alla fine del mese di giugno precedente.
Dopo aver descritto la perquisizione subita, soffermandosi più volte sul tempo impiegato, BARBARO Pasquale invita GRANDE ARACRI a “stare attento” ed a controllarsi la casa, per la possibilità che nella circostanza possano aver collocato una microspia; GRANDE ARACRI li tranquillizza dicendo che sono stati attenti perché sebbene i militari impiegati fossero molti, anche lui aveva fatto intervenire molti familiari per controllarli: quelli erano cento e noi ci eravamo raccolti pure cento”.

Rocco MAZZAGATTI, tuttavia, lo mette in guardia (e quando vengono assai... vengono proprio per questo motivo... per confondere...); subito dopo comincia a denigrare i militari, raccontando alcuni episodi che riguardano Carabinieri corrotti.
Dopo questa digressione, BARBARO Pasquale chiede a GRANDE ARACRI di “mandargli” il cognato di MARINCOLA Cataldo, SESTITO Giuseppe; anche tale modalità di appuntamento corrisponde alle modalità di comunicazione dettate dalle regole di comportamento della 'ndrangheta che anche nella convocazione di un soggetto richiedono la mediazione dell'esponente di 'ndrangheta per il quale è riconosciuto nel territorio il ruolo di referente di rango superiore che, in conseguenza di ciò si adopera a che ciò avvenga.
BARBARO Pasquale chiede al GRANDE ARACRI di parlare anche con SPAGNOLO Giuseppe, noto esponente della 'ndrangheta di Cirò; da parte sua GRANDE ARACRI riferisce che avrebbe mandato il suo emissario, Tommaso TRAPASSO.
Dalla conversazione si rileva come il “capo” si preoccupi dei suoi affiliati, tanto da non ritenere di festeggiare nemmeno la sua assoluzione (...ora io come faccio ad andare a mangiare quando hanno condannato a due persone), ma soprattutto fornendogli assistenza legale (Allora ho preso e gli ho mandato gli avvocati).

La conversazione continua... e si comincia a parlare degli assetti criminali della zona ionica del catanzarese, nonché della raccolta dei soldi “per i carcerati” (…)
GRANDE ARACRI affronta con i presenti alla riunione l'argomento relativo a VILLIRILLO Romolo (…) che si è reso protagonista di comportamenti, a dire del boss, scorretti, anche con riferimento alla raccolta dei soldi nell'area catanzarese...
La discussione si sposta, infatti, sulla situazione delle strutture di 'ndrangheta e sul problema relativo alla raccolta dei soldi necessari all'assistenza dei detenuti e delle loro famiglie; un dato rilevante che serve a delineare la figura del VILLIRILLO consta nel fatto che lui raccoglieva soldi a nome di GRANDE ARACRI anche nelle zone di Catanzaro (…)
Da questa parte della conversazione si comprende che la forza di intimidazione del sodalizio caratterizza anche i rapporti tra gli associati, e per questo GRANDE ARACRI, che ha rilevato un inganno attribuito al VILLIRILLO, che si è appropriato di una consistente somma di denaro, deve necessariamente eliminarlo (Siamo obbligati ad ammazzarti); la minaccia come si vedrà dalla esposizione degli elementi indiziari a proposito di VILLIRILLO Romolo, è percepita pienamente dall'interessato e dai suoi familiari.
In tal senso si pone in evidenza il profilo interno della forza di intimidazione che concorre a delineare gli elementi costitutivi della fattispecie associativa mafiosa: chi, tra gli associati, viola le regole si espone al concreto pericolo per la sua vita.

La conversazione consente anche di rilevare la capacità economica del sodalizio che si aggira sull'ordine di milioni di euro in pochi mesi.

La conversazione continua... e si parla della ripartizione dei lavori: è l'organizzazione mafiosa che decide chi deve lavorare.
GRANDE ARACRI riesce a gestire le attività economiche anche in area catanzarese, grazie alle strutture dell'organizzazione che controllano quel territorio.
La sua inferenza in quelle articolazioni non si limita solo a questo: lui viene investito anche di problemi che esponenti del sodalizio di 'ndrangheta dell'area soveratese che, da poco colpiti da misure cautelari, gli hanno manifestato dei seri problemi economici.
Le parole di GRANDE ARACRI testimoniano la solidarietà tra le organizzazioni di 'ndrangheta anche rispetto al fenomeno dei collaboratori di giustizia: questo modo di garantire sostegno economico alle famiglie degli esponenti di 'ndrangheta detenuti, nonché la necessaria assistenza legale fino al più alto “grado” di giudizio, riduce esponenzialmente il rischio di “pentimenti”.
Di seguito GRANDE ARACRI Nicolino detta disposizioni sulla modalità di raccolta dei soldi necessari al sostentamento dei “carcerati”, rimanendo tuttavia a disposizione se vi dovesse essere bisogno: ... se là mettiamo... c'è qualche problema... che noi possiamo fare... non ci sono... noi ci mettiamo a disposizione... non ce ne sono problemi!.
GRANDE ARACRI impartisce disposizioni du come approcciare con gli operatori economici al fine di realizzare dei profitti anche in favore dell'organizzazione: la 'ndrangheta deve guadagnare attraverso gli imprenditori che si devono piegare alle richieste... e pure che non si avvicina... lo facciamo avvicinare per forza... obbligatorio!...”.
Nel seguito il boss fornisce ulteriori disposizioni di dettaglio per attuare quanto da lui richiesto, richiamando i soggetti che occupano cariche di 'ndrangheta in quel territorio (fra cui lo stesso BRUNO li presente).
Alcuni passaggi della conversazione sono illuminanti: si parla della ripartizione territoriale della 'ndrangheta del catanzarese richiamando le relative figure di riferimento. Si fa il nome di tale “Salvatore di Roccelleta di Borgia”, di tale “Rocco ANELLO”, e dello stesso “Peppe BRUNO”, presente alla conversazione, il quale però sottolinea la competenza territoriale ad
intervenire (Ma non competenza nostra), ribadendo che in quelle zone ci sono dei problemi: che là la notte non si può ancora rientrare”. Come già detto, lui stesso (insieme alla moglie) rimarrà vittima di un agguato qualche mese dopo.

Il contenuto sopra esposto della conversazione del 2.8.2012 costituisce il plastico riscontro alle dichiarazioni rese da FIORENTINO Francesco nel corso del suo interrogatorio del 4.3.2014, allorché riferiva di aver appreso da CATANZARITI Piero di essersi recato presso GRANDE ARACRI Nicolino che sapeva essere esponente di spicco della criminalità organizzata (…) e del quale lo stesso FIORENTINO chiedeva successivamente informazioni a CLERICO' Emiliano che faceva riferimento allo stesso indicandolo con lo pseudonimo di “mano di gomma”.
Secondo la versione fornita dal FIORENTINO nel corso dell'interrogatorio sopra indicato, CATANZARITI Piero con l'ausilio di alcuni amici “della Roccelletta” (da intendersi Roccelletta di Borgia) si era recato a Cutro per parlare con GRANDE ARACRI Nicola, giacché intendeva porsi come referente territoriale in ambito criminale onde riuscire a fornire il necessario aiuto in particolare al proprio nipote (si tratta di VITALE Patrick ristretto in carcere sia perché ritenuto concorrente per gli aspetti logistici a SIA Alberto nel duplice omicidio dei gemelli GRATTA' Vito e Nicola, sia perché ritenuto esponente del sodalizio di 'ndrangheta di Soverato riconducibile anche al defunto SIA Vittorio padre di Alberto).
Nel contesto di tale interrogatorio riferiva ancora che tale Francesco aveva accompagnato, altresì, lo stesso FIORENTINO e il CATANZARITI presso BRUNO Giuseppe, cui riconoscevano l'autorità del controllo delle attività di sicurezza nei locali della zona, per rappresentare a quest'ultimo il loro interesse nella gestione dell'attività di “sicurezza” in una discoteca di Pietragrande, rappresentandogli anche che PROCOPIO Gregorio, esponente di altro sodalizio di 'ndrangheta operante nell'area (e attinto di recente nel mese di agosto del 2014 da misura cautelare... per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p.) aveva intimato a CATANZARITI di astenersi dall'intromettersi in tale attività; Peppe BRUNO, con il quale il CATANZARITI parlava anche del sostegno alle famiglie dei detenuti attinti da ordinanza cautelare in quanto ritenuti partecipi del sodalizio di 'ndrangheta di Soverto, concedeva il suo assenso affinché il FIORENTINO e il CATANZARITI si occupassero della gestione della discoteca di Pietragrande, oltre ad invitare lo stesso CATANZARITI a parlare con Gregorio PROCOPIO per dividersi la zona, cosa per la quale il FIORENTINO sconsigliava il CATANZARITI conoscendo la personalità del PROCOPIO.
Precisava il FIORENTINO di avere appreso da CATANZARITI che lo stesso era stato accompagnato presso l'abitazione di GRANDE ARACRI Nicola da alcuni soggetti di Roccelletta che indicava come in due soggetti di cui uno semilibero di norme Francesco e altro di nome Salvatore; apprendeva dal CATANZARITI che presso GRANDE ARACRI arrivava dopo aver subito una serie di controlli da parte di soggetti che lo conducevano dallo stesso; il CATANZARITI gli riferiva che il motivo della visita da GRANDE ARACRI era la volontà di CATANZARITI di prendere “in mano la situazione” dal punto di vista criminale. CATANZARITI gli confidava di aver riferito al GRANDE ARACRI di tutte le vicende della zona ivi compresi i contrasti con PROCOPIO Gregorio; al suo rientro da tale visita il CATANZARITI lo informava che “era tutto a posto” e che avevamo in un certo senso ricevuto l'assenso da parte del GRANDE ARACRI; il FIORENTINO rifiutava la proposta facendo ragionare CATANZARITI sui rischi derivanti dal fatto che PROCOPIO Gregorio si er detto anche referente di Mario MONGIARDO e dei GALLACE (…)

Può, pertanto, agevolmente constatarsi la perfetta coincidenza delle circostanze riferite dal FIORENTINO con il contenuto della conversazione ambientale del 2.8.2014 sopra riportata.

Riprendendo i contenuti della conversazione ambientale del 2.8.2012, nonostante la palesata preoccupazione dell'esponente proveniente da Squillace, supportato da BARBARO Pasquale, GRANDE ARACRI lo invita comunque a risolvere la situazione.
La prosecuzione della conversazione delinea chiaramente la situazione di tensione che caratterizza gli assetti criminali dell'area catanzarese. Il dato che risalta immediatamente è l'atteggiamento da “capo” che riveste GRANDE ARACRI, dando disposizioni per risolvere la situazione e raccogliere soldi per i detenuto (I problemi che ci sono bisogna metterli da parte e sistemare diciamo questo problema.... per sostenere i familiari... i familiari dei detenuti... di qualsiasi paese che sono... che sono di SQUILLACE... che sono di SOVERATO o che sono di là... si prendono... mettiamo questi soldi), mentre la posizione di BARBARO Pasquale appare confinata alle spiegazioni della condotta di BRUNO Giuseppe.
Il BRUNO nel ricevere le disposizioni manifesta la sua preoccupazione perché li “le cose non sono chiare” , e se le parole del “capo” potessero non essere capite, interviene BARBARO Pasquale a precisare il tipo di aiuto offerto: Compare NICOLINO dice che se ci sono cose da intervenire... da noi altri. Si consideri che quell'area è stata interessata da una cruenta faida.
(…)
I problemi cui si riferisce il BRUNO sono chiariti nel corso della conversazione, proprio quando GRANDE ARACRI richiama la sanguinosa faida che, come accennato, ha interessato i territori di Soverato e Serra San Bruno (perché a SOVERATO... a SERRA SAN BRUNO... tutti per le tragedie sono morti) e il BRUNO precisa che ancora adesso ci sono questi problemi.
(…)
Dalla conversazione si coglie un ulteriore elemento sulla unitarietà della 'ndrangheta che può intervenire in una faida ottenendo, a dire del GRANDE ARACRI, la cessazione delle ostilità. Il concetto viene spiegato facendo il seguente esempio: Una volta che gli diciamo a compare... a compare PASQUALE (ndr inteso BARBARO Pasquale, lì presente) 'Vedi che tu non mi devi toccare'... PASQUALE non lo tocca!”. Il “capo” sottolinea l'efficacia dell'intervento anche perché gli altri contententi si sono “uniti” (là ultimamente... là ultimamente si sono uniti... non centra niente questo... ci siamo uniti).
Nella circostanza è lo stesso GRANDE ARACRI a precisare qual è la sede in cui vengono prese tali decisioni. In particolare, subito dopo le sopra citate affermazioni fa riferimento al matrimonio di Vibo Valentia, sul quale si è argomentato poc'anzi, durante il quale esponenti della famiglia ALVARO gli hanno mandato un “imbasciata” per gli omicidi che sono avvenuti nel territorio di Petilia Policastro.
La conversazione continua... e GRANDE ARACRI risponde a BRUNO Giuseppe sostenendo la necessità di risolvere la situazione, cioè di questa faida che si è ancora spenta (“...omissis... Nicolino: ...pace e non pace... la pace si fa quando si ammazzano... una parte... si ammazzano uno da una parte ed uno dall'altro...).
L'ulteriore prosecuzione della conversazione delinea la situazione che si è creata in questo territorio all'indomani dell'omicidio MANFREDA. Le voci diffuse sono state parecchie, tanto da ricondurre l'azione al GRANDE ARACRI il quale ha dovuto smentire queste, a dire, voci (Tu non lo sai che noi ci incontravamo tutti due! Noi... io... GENNARERA... compare VINCENZO... VINCENZO INC almeno... almeno mettiamo due... tre volte a settimana ci incontravamo sempre... pertanto no? …se questo doveva morire... lo ammazzavamo nella campagna... c'è bisogno che l'ammazzavamo...).
Un altro dato di rilievo è la posizione che GRANDE ARACRI assume anche verso gli esponenti della 'ndrangheta di Reggio Calabria, che, come detto dal collaboratore GIMPA' Giuseppe, è evidentemente paritaria: mettiamo l'ALVARO... gli dici: 'Tanto di rispetto per quello che sei... per quello che non sei... ma noi professori di asilo non ne vogliamo... che noi stiamo parlando con... non ne facciamo cose sbagliate... noi se una cosa è giusta la facciamo... se non è giusta non la facciamo! ...non c'è bisogno che vengono quelli di REGGIO CALABRIA e ci dicono come dobbiamo fare o come non dobbiamo fare!'”. Poi continua a dare disposizioni su come si devono comportare citando, come parallelismo a quelli di Soverato, la vicenda di VILLIRILLO Romolo.
(…)

La conversazione continua... e, secondo il rituale..., Rocco MAZZAGATTI sollecita l'intervento di GRANDE ARACRI per recuperare dei soldi nell'interesse dei loro “amici Taurianova”...»

[fine prima puntata]

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