Ritorno sui crotonesi. Dai “locali” nella terra madre alla ragnatela internazionale

Scritto da Ufficio di Presidenza

Di recente, a seguito della Sentenza in abbreviato per l'inchiesta "SAN MICHELE", siamo tornati sulla 'ndrangheta del Crotone, passando da Piemonte e Liguria, parlando del “locale” di San Mauro Marchesato e della 'ndrina distaccata operante nel nord ovest, guardando oltre alla pura dimensione giudiziaria e puntando lo sguardo anche sul contesto anche delle loro reti di “relazioni”, ad esempio tra gli esponenti della famiglia GRECO-DONATO e uomini di primo piano della politica nel ponente ligure (vedesi il caso della grande confidenza con il noto politico, vicinissimo a SCAJOLA Claudio, FERA Antonio) [vedi qui], ora andiamo avanti...

 

Intanto si deve ricordare che mentre la Prefettura di La Spezia era un attimino distratta nello scorrere degli anni, a seguito delle Operazioni eseguite nell'inizio del 2015, tra le DDA di Catanzaro, Bologna e Brescia, finalmente è giunta, dalla Prefettura di Reggio Emilia, l'interdittiva antimafia ai MUTO, che nello spezzino nessuno osava intralciare e che con l'impianto a Vezzano Ligure, in Provincia di La Spezia, aveva fatto il bello ed il cattivo tempo (prima con la INERTI MUTO e poi con la “GRANULATI MUTO”) a danno di ambiente e salute. Ovviamente finché non è arrivato lo stop (da Reggio Emilia) con l'interdittiva antimafia i MUTO nello spezzino erano ben tutelati nel loro agire al di fuori della legalità (e lo sanno bene i cittadini che hanno subito le conseguenze delle lavorazioni negli impianti in località Lagoscuro di Vezzano)... Questa volta, nonostante l'azione del loro legale, l'avv. Daniele GRANARA (professore universitario, consulente di molteplici Enti locali e di associazioni ambientaliste - SIC), il provvedimento di interdizione antimafia è stato confermato dal TAR di Parma, bloccandogli i rapporti con le Pubbliche Amministrazioni ed anche quella irritante arroganza che li ha sempre caratterizzati.


Dall'inchiesta “PESCI” è emerso, ad esempio (con conseguenti formulazione, da parte della DDA di Brescia, delle rispettive imputazioni), lo stretto rapporto del MUTO Antonio con la politica, e nello specifico con l'allora sindaco di Mantova SODANO Nicola [i due insieme nella foto a lato], al fine di trarre vantaggi per il perseguimento e la concretizzazione degli interessi del sodalizio 'ndranghetista capeggiato dal GRANDE “luntrune” ARACRI. Proprio il rapporto con la politica, oltre che a Mantova, ha portato all'Emilia Romagna ed alla Liguria, ed in particolare ancora allo spezzino. La stessa inchiesta ha infatti fatto emergere quei fatti che hanno portato la DDA di Brescia alla contestazione dell'aggravante mafiosa all'ex (potente) parlamentare spezzino GRILLO Luigi [nella foto a lato con SCAJOLA Claudio], nonché all'ex parlamentare emiliano (piduista) BENFERRONI Franco ed all'ex Presidente del Consiglio di Stato DE LISE Pasquale.
L'inchiesta “PESCI” vede, tra gli altri, coinvolti il LAMANNA Francesco, emerso come uno degli operativi più fidati del GRANDE “luntrune” ARACRI Nicolino, il MARTINO Alfonso, il “contabilie” SIGNIFREDI Paolo ed il giovane fidanzato della figlia di GRANDE “luntrune” ARACRI Nicolino, il BELFIORE Gaetano (in foto a lato), con gli altri sodali dediti alle attività più prettamente criminali come le estorsioni. E proprio dal filone seguito dall'Antimafia di Brescia è emerso anche il rapporto particolare del MUTO Antonio con il MONTE PASCHI DI SIENA, così come l'operato dei commercialisti FANINI Attilio e LARATTA Domenico, nonché anche quello dell'ex consigliere provinciale di Reggio Emilia ZOBBI Tarcisio.

In territorio emiliano oltre al prossimo processo per gli imputati al centro dell'inchiesta “AEMILIA” (alla luce anche della seconda operazione del luglio scorso, centrata soprattutto sul filone imprenditoriale, tra cui la questione del “SAVE GROUP”), si è continuato ad assistere al vergognoso ed indegno atteggiamento del sindaco di Brescello, COFFRINI Marcello [nella foto sotto], secondo cui il boss 'ndranghetista GRANDE ARACRI Francesco [foto a lato durante un processo] è persona perbene, perché è gentile, tranquillo e non da problemi... Posizione condivisa dal padre del Marcello, COFFRINI Ermes, che fu pure lui sindaco di Brescello, per 10 anni. Quest'ultimo come se nulla fosse ricorda anche che i lavori a casa sua li fece proprio GRANDE ARACRI Francesco e poi, come il figlio, nella miglior pratica negazionista, afferma che «chi dice che la zona è fortemente infiltrata è smentito dai fatti». Ora è anche vero che è come sparare sulla croce rossa, ma, alla luce dei fatti, dei dati oggettivi, tali affermazioni sul boss 'ndranghetista e pure la negazione del radicamento profondo della 'ndrangheta in quel territorio, fanno pensare di essere davanti a due gaglioffi... e sappiamo bene che quando dei gaglioffi fanno politica e finiscono a gestire la cosa pubblica son disastri...

Il PD ha taciuto per anni davanti a questa situazione, forse anche in considerazione del “dettaglio”, già visto ed approfondito, dell'atteggiamento e della mentalità incarnata dall'ex potente Sindaco di Reggio Emilia (poi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e quindi attuale Ministro delle “appetitose” Infrastrutture), DELRIO Graziano (vedi qui e qui). Un PD che su Brescello ha preso una posizione solo dopo la conclusione dei lavori della Commissione d'Accesso che è stata mandata dal Prefetto al Comune... Un ritardo sintomo non soltanto, quindi, di leggerezza e sottovalutazione, ma soprattutto di una colpevole ed incancrenita acquiescenza alla contiguità, quando non connivenza e cointeressenza, tra politica, amministrazione pubblica e cosche.

Infatti il problema (che a Parma ha visto coinvolti, a braccetto con gli uomini della 'ndrangheta, esponenti del centrodestra), in Emilia-Romagna, è stato proprio quello della connivenza e collusione tra uno specifico blocco di potere politico-economico (sinistra e cooperative) con la 'ndrangheta (e non solo) permanente da decenni. Un rapporto (perverso) che si è consumato, in Emilia-Romagna, in molteplici Comuni e Province, oltre che con le Società Pubbliche e Partecipate, all'ombra del negazionismo più assoluto e della minimizzazione snocciolate davanti ad ogni inchiesta (di varie Procure italiane) che pone sotto i riflettori i rapporti e gli affari tra il blocco “rosso” (politico ed economico) con imprese mafiose. Un rapporto che emerge chiaramente – inconfutabile – anche nell'inchiesta “AEMILIA” come si è già documentato ampiamente lo scorso anno.

L'incapacità di selezionare con chi accompagnarsi ed anche da chi comprare casa è emblematica nella provincia di Reggio Emilia. Vi è la questione già vista al dettaglio del DELRIO Graziano che si faceva promotore di un incontro con il Prefetto con gli “imprenditori cutresi” inferociti per le interdittive antimafia, così come anche promoter – con i fondi comunali – del gemellaggio con Cutro (con connesso pellegrinaggio alla festa patronale della città del GRANDE “luntrune” ARACRI Nicolino). Solo DELRIO può, crediamo, pensare ad una c.d. “buona fede” di “imprenditori” che protestano con misure interdittive antimafia... visto che solitamente gli imprenditori per bene, che nulla hanno a che fare con le organizzazioni mafiose, sono ben contenti dell'adozione di misure interdittive volte a colpire quell'infiltrazione nell'economia, attraverso i lavori pubblici, che elimina ogni possibile libera ed onesta concorrenza, vuoi attraverso fenomeni corruttivi, con attentati ed intimidazioni o semplicemente con offerte di massimi ribassi insostenibili per imprese pulite prive di denaro sporco da ripulire.

Questa incapacità di verificare chi si ha davanti è emersa anche con riferimento al nuovo Sindaco di Reggio Emilia, VECCHI Luca. Questi, con la moglie (responsabile Ufficio Urbanistica del Comune di Reggio Emilia), SERGIO Maria, da chi è andato a comprare casa? Dalla “M&F GENERAL SERVICE” del MACRI' Francesco, uno dei prestanome dell'organizzazione 'ndranghetista facente capo al “locale” di Cutro, che detiene quasi l'intero capitale sociale (il 95%) della “CENACOLO SRL”, società di fatto del GRANDE “luntrune” ARACRI Nicolino e del BOLOGNINO Michele. La casa la famiglia VECCHI la comprò nel 2012, quindi prima che scattasse l'operazione “AEMILIA”. Ma che la 'ndrangheta fosse attiva nel settore edilizio ed immobiliare a Reggio Emilia (come nella altre province emiliane) è cosa nota da decenni ed allora che diamine di “verifiche” ha compiuto in allora l'attuale Sindaco e la sua signora (sempre funzionaria comunale, ma a Modena, dopo l'elezione del marito), prima di firmare l'atto con la società del MACRI' Francesco? Infatti, se sino ai giorni nostri, la coppia si era ben guardata dal rendere noto quel rapporto, alla luce di quanto emerso con l'inchiesta della DDA ed il conseguente rinvio a giudizio del MACRI', il VECCHI ora dichiara: «Con mia moglie facemmo le normali indagini che si fanno quando si acquista un immobile». Ed allora, visto l'esito di quella loro “indagine”, non si può che concludere che se le verifiche fatte dalla signora nella sua veste di funzionaria comunale, così come quelle promosse dal VECCHI in qualità di Sindaco, si sviluppano con la stessa “attenzione” di quella (mal)posta per l'acquisto della casa, allora le preoccupazioni diventano serie... molto serie!

 

E così mentre l'inchiesta, anche in Emilia-Romagna, raggiunge le aule del Tribunale (224 rinviati a giudizio, con rito abbreviato), scatta una nuova Operazione per continuare a colpire le reti ancora attive che fanno capo al “locale” di Cutro. Subito dopo la nuova operazione della DDA di Catanzaro, la “KITERION 2”, è scattato un importante seguito anche dell'operazione “AEMILIA”.

 

Con la nuova operazione "AEMILIA 3" della DDA di Bologna colpiti prestanome e professionisti al servizio del disegno criminale 'ndranghetista del “locale” di Cutro. Il 15 gennaio 2016 sono così scattati arresti per 6 persone con l'accusa di intestazione fittizia e trasferimento fraudolento di beni, con l'aggravante mafiosa, tra cui VERTINELLI Giuseppe e VERTINELLI Palmo, GIGLIO Giuseppe detto Pino (già in carcere al 41 bis), il fratello ed il padre di quest'ultimo, rispettivamente GIGLIO Giulio e GIGLIO Francesco (ai domiciliari). Adottato dal GIP di Bologna anche un provvedimento di sequestro dei beni, tra cui imprese con sedi nelle province di Crotone, Parma, Vicenza e Verona, compreso un'agriturismo gestito, nel crotonese, aCapocolonna, dal GIGLIO Francesco.


Quindi ancora un nuovo colpo inflitto al patrimonio della 'ndrangheta. Grazie all'iniziativa della D.I.A. è scattato il sequestro per 5 milioni di beni alla famiglia SARCONE, legata alla cosca di Cutro dei GRANDE ARACRI. Dall'indagine della D.I.A. è emerso, come racconta Alessia Candito sul Corriere della Calabria, che alla filiale del MONTE DEI PASCHI avevano titoli e conti e stavano procedendo per monetizzazione di azioni e obbligazioni per un totale di 370 milioni di euro da ritirare in contanti. Il fatto che solo il SARCONE Nicolino [foto a lato] abbia subito una condanna formale per 416 BIS nel procedimento “SCACCO MATTO” in quanto “affiliato” alla cosca GRANDE ARACRI, non significa, infatti, in alcun modo che i fratelli Giuseppe, Carmine
Gianluigi, possano essere ritenuti estranei alle attività del sodalizio. SARCONE Carmine,già condannato per furto, rapina e detenzione illecita di armi, è stato condannato con il fratello Giuseppe per favoreggiamento della latitanza di FRONTERA Francesco soggetto di spicco della cosca di Cutro. Tra le varie inchieste che hanno, inoltre, coinvolto personalmente i fratelli SARCONE vi è anche quella, sul Nicolino, per gli omicidi a Reggio Emilia nel 1992 di VASAPOLLO Nicola, RUGGERO Giuseppe e LUCANO Domenico
Sempre Alessia Candito sul Corriere della Calabria: “Nell'organigramma familiare, sembra invece toccato a Gianluigi [foto a lato] il ruolo di testa di ponte economica del clan. Nonostante sia stato nel tempo coinvolto in diverse inchieste per estorsione, usura e appropriazione indebita, come pure per impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, «a nome delle sue imprese – si legge nel decreto di sequestro – acquista terreni, ottiene finanziamenti, edifica, ed estingue anche anticipatamente mutui nonostante alcuni beni rimasti invenduti. Da tutta questa operatività imprenditoriale si rileva una forte capacità economica con disponibilità liquida, tale da essere sempre solvibile con le varie banche»Tutti elementi che per investigatori e inquirenti inducono a «ritenere inconfutabile il perdurare legame alla consorteria criminale di matrice mafiosa». Per il giudice infatti «appare dunque verosimile pensare che le attività economiche dei fratelli Sarcone, nelle quali comunque era inserito a pieno titolo anche Sarcone Nicolino, siano ancor oggi strettamente legate al sistema organizzativo dell'associazione mafiosa».”


Quello che però appare in terra emiliana il sequestro più di impatto risulta quello dei 40 appartamenti (per un valore di circa 20 milioni di euro) a Sorbolo, a Parma. Appartamenti nuovi costruiti riciclando il denaro sporco della cosca cutrese, sotto la regia dell'allora fidato uomo del GRANDE “luntrune” ARACRI Nicolino, il VILLIRILLO Romolo (quello che era bravo a far girare i soldi del capo cutrese finché non se ne è fregato una buona fetta cadendo in disgrazia). Li, a Sorbolo, l'organizzazione poteva contare su FALBO Francesco (cutrese trapiantato sotto il manto dell'imprenditore). Nel 2007 il FALBO trova a finanziare l'acquisto del terreno i GIGLIO Giuseppe ed i fratelli GIULIO. Con gli altri protagonisti dell'affare entra in scena anche GERACE Salvatore (oltre a fare il “cassiere” del sodalizio, nel 2012 tenta anche l'elezione con l'UDC al Comune di Parma). Le imprese sullo scacchiere delle operazioni immobiliari sono molteplici: “AURORA BUILDING”, “K2”, “GEA IMMOBILIARE”, “TANYA COSTRUZIONI SRL”, “MEDEA IMMOBILIARE SRL”, “PILOTTA SRL”, “AZZURRA IMMOBILIARE” e “SORBOLO COSTRUZIONI”... Le decisioni, una volta che i soci sono gli 'ndranghetisti, le prendono questi. Chi deve lavorare, chi deve essere il fornitore... tutto deve essere fatto secondo le disposizioni della cosca. Anche i pagamenti che devi fargli, come e quando loro te lo chiedono. Quando FALBO lo comprende è tardi. Il patto ormai era fatto ed il “patto” è la totale cessazione di sovranità alla 'ndrangheta. Infatti quando FALBO non vuole accettare le imposizioni arrivano minacce chiare: busta con proiettili e messaggi cristallini come «Guarda che noi le cose le risolviamo alla calabrese, non pensare che tu te le risolvi alla parmigiana! Stai attento a quello che fai» o, ancora, «C'abbiamo tutti delle famiglie! Attenzione!». Il passaggio (scontato) alla fine è che l'impresa se la prendono tutta, così anche per FALBO che viene estromesso dalla gestione della sua impresa, ormai impresa della 'ndrangheta. FALBO, però, come documenta l'inchiesta, non è una vittima inconsapevole e sprovveduta, tanto è vero che per cercare di superare gli attriti con gli uomini del sodalizio 'ndranghetista, conta sulla sua conoscenza dei SARCONE, pienamente inseriti nel contesto 'ndranghetista operante in Emilia-Romagna.


Sta andando meglio agli 'ndranghetisti crotonesi in terra umbra
. Nell'ambito dell'inchiesta della DDA il 10 dicembre 2014, con l'operazione “QUARTO PASSO”, relativa alla 'ndrina distaccata in Umbria - con base a Pinte San Giovanni - facente capo alla cosca FARAO-MARINCOLA di Cirò, venivano tratte in arresto 46 persone. Il GIP aveva disposto la proroga dalla custodia cautelare sino a fine marzo 2016 ma il Tribunale del Riesame ha proceduto ad annullarla, scarcerando così: FACENTE Salvatore; CAMPISO Mario, CAMPISO Cataldino, LOMBARDO Antonio, ORLANDO Luigi, DE DIO Cataldo, PALETTA Natalino, BLEFARI Nicodemo, CATALDI Rocco Vincenzo, MANICA Francesco, MANFREDI Francesco, LYTE Evis (albanese). Il sodalizio che non meritava, secondo il Tribunale del Riesame, di restare ospite delle carceri, stando all'indagine della DDA, si era perfettamente inserito nel tessuto economico di Perugia proprio attraverso le attività in capo ai due soggetti individuati come “vertice” del sodalizio: PALETTA Natalino – titolare del ristorante “LA PISCINA” - e FACENTE Salvatore – titolare del Bar “APOLLO 4”. I reati contestati ai componenti del sodalizio individuato dalla manovra investigativa del ROS sono, oltre all'associazione mafiosa, quelli di truffa, sfruttamento della prostituzione, usura, estorsione e traffico di stupefacenti.

Per ora ci fermiamo qui ed a breve la prima delle tre puntate sulla 'ndrangheta del crotonese, partendo dall'inchiesta “KITERION 2”. Riprenderemo alcuni dei profili dei principali esponenti del sodalizio, a partire dai "professionisti", il controllo sul territorio e sulle attività economiche esercitato dalla cosca, gli affari ed gli investimenti tra Italia e Stati esteri, nonché la ragnatela di potere, strettamente legata alla massoneria e, quindi, anche con pezzi di istituzioni, che si è sviluppata (ed ancora resiste) nonostante i colpi inflitti dall'opera incessante della Magistratura e dei Reparti Investigativi dello Stato.

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