MARCIANO' Vincenzo cl.77 rinviato a giudizio per minacce con aggravante mafiosa

Scritto da Ufficio di Presidenza

MARCIANO' Vincenzo cl. 77Questa mattina presso il Tribunale di Genova si è svolta l'udienza per la richiesta di un nuovo rinvio a giudizio per il MARCIANO' Vincenzo (figlio di MARCIANO' Giuseppe capo-locale di Ventimiglia e recentemente condannato dal Tribunale di Imperia a 13 anni per 416-BIS - vedi qui e qui), avanzata dal Pm Panichi della DDA di Genova. Oggetto del capo di imputazione sono le minacce con l'aggravante mafiosa e le ingiurie pronunciate dal MARCIANO' Vincenzo cl. 77 presso il Tribunale di Imperia, il 30 gennaio 2014 (vedi qui), durante una pausa del processo “LA SVOLTA”, ed indirizzate ai danni del Presidente della Casa della Legalità, Christian Abbondanza. Nel dettaglio la richiesta di rinvio a giudizio della DDA di Genova sottolineava che MARCIANO' Vincenzo: minacciava a Christian Abbondanza ingiusti e gravi danni dicendogli – durante una pausa dell'udienza del processo in corso a suo carico per il delitto di cui all'art. 416 bis C.P. e reati connessi - “TU RIDI PERCHE' IO SONO QUI DENTRO, SE ERO FUORI TI ASSICURO CHE NON RIDEVI PIU'”. Con l'aggravante dell'avere commesso il fatto avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo di cui all'art. 416 bis C.P.ed ancora che il MARCIANO' Vincenzooffendeva onore e decoro di Abbondanza Christian dicendogli ripetutamente “PEZZO DI MERDA” e accompagnando l'espressione ingiuriosa con la frase minacciosa “E' BELLO PERCHE' SONO QUI DENTRO” (facendo riferimento al fatto che si trovava in udienza in stato di detenzione”...

Davanti al GIP M.T. Rubini, oltre al Pubblico Ministero, Abbondanza con il legale di fiducia Avv. Riccardo Di Rella, era presente anche il MARCIANO' Vincenzo, accompagnato da cinque agenti della Polizia Penitenziaria ed i suoi legali. Durante l'udienza la Difesa ha cercato di far rigettare la costituzione di Parte Civile di Abbondanza e l'aggravante mafiosa contestata. Il MARCIANO' Vincenzo ha inoltre voluto effettuare dichiarazioni spontanee in cui, tra l'altro, affermava che Abbondanza sarebbe stato allontanato dall'Aula del Tribunale di Imperia perché lo provocava (fatto mai avvenuto, così come mai avvenute sono state le fantomatiche provocazioni).

Il GIP ha respinto tutte le richieste della Difesa ed ha proceduto con il rinvio a giudizio del MARCIANO' Vincenzo per i reati contestati, compresa l'aggravante mafiosa, fissando udienza per gennaio 2015 presso il Tribunale di Imperia. Quando il GIP ha terminato con la lettura del provvedimento il MARCIANO' Vincenzo - davanti a GIP, cancelliere e Pm, avvocati e Polizia Penitenziaria -, prontamente tenuto fermo dagli agenti della Penitenziaria, tornava ad inveire contro Abbondanza con nuove ingiurie che saranno oggetto di nuova querela nei suoi confronti.

BARILARO AntoninoMARCIANO VincenzoLo stesso MARCIANO' Vincenzo, unitamente a BARILARO Antonino ed altri, è stato già querelato nuovamente dal Presidente della Casa della Legalità, per quanto avvenuto a suo danno durante l'udienza del 7 ottobre scorso, durante la lettura della Sentenza di condanna nei loro confronti per 416  BIS e reati connessi. In quella circostanza, mentre il Presidente del Collegio Giudicante leggeva la Sentenza, il BARILARO Antonino, indicando Abbondanza, presente tra il pubblico, iniziava ad urlare: RIDI(E), RIDI(E)...VATTINE PE GENOVA, VATTINE... VATTINE PE GENOVA... ...inc.le......MA VATTENE VIAed ancora BUFFONE... TU, TU... ...inc.le... ...BUFFONE”.
Al BARILARO si aggiungeva il MARCIANO' Vincenzo che dalla gabbia dei detenuti, oltre alle minacce a Giudici, Pm e Collaboratori di Giustizia, indicando  Abbondanza, urlava: BASTARDI. LA 'NDRANGHETA CHE L'HA DETTO CETRAROLA, L'HA DETTO. LA 'NDRANGHETA L'HA DETTO CETRAROLA O QUELL'ALTRO PAGLIACCIO CHE MI DENUNCIA”.

 

Pare che non abbiano ancora capito che non c'è modo di fermare il lavoro che Abbondanza e la Casa della Legalità portano avanti, ormai quotidianamente, da 9 anni, e che davanti a minacce ed intimidazioni si risponde andando avanti e denunciandoli all'Autorità Giudiziaria.  

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