“AEMILIA”, la ragnatela del GRANDE (luntrune) ARACRI – 1 pt

Scritto da Ufficio di Presidenza

Tessere rapporti e cointeressenze utili ai propri affari, ad aggirare le azioni di contrasto dello Stato e per rafforzare il proprio “accreditamento” sociale e quindi consolidare il proprio “potere” è il modus operandi della 'ndrangheta. E' la forza della 'ndrangheta. Lo è anche nella terra del nord, dove hanno colonizzato interi territori, con le articolazioni dei propri “locali”, siano questi più o meno autonomi (sempre relativamente “autonomi”) dalla “mamma” ovvero dal vertice che resta nella terra d'origine. L'Emilia Romagna non era isola felice (come qualcuno voleva invece far credere sino a quando, con “Tra la via Emilia e il Clan”, non si è sbattuta in faccia quella realtà nuda e cruda, documentata con nomi, cognomi ed indirizzi). L'inchiesta “AEMILIA” mette in evidenza, oltre alla rete 'ndranghetista facente capo al “locale” di Cutro, ed in assoluto al GRANDE (luntrune) ARACRI Nicolino, questa ragnatela, queste cointeressenze, complicità e connivenze, contornate da indecenze di comportamenti acquiescenti (forse) non penalmente rilevanti. Iniziamo quindi questo approfondimento a puntate. La prima è quella sulla città di Reggio Emilia...


Partiamo – dopo averne già scritto - da chi, oggi, è quasi arrivato alla soglia del Quirinale e che, comunque, è giunto da tempo al Governo. Prima come Ministro ora come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Graziano DELRIO.

A Cutro, in Calabria, ogni anno si svolge la processione del Santissimo Crocefisso. Un evento che, ovviamente - come ricorda Alessia Candito sul “Corriere della Calabria” - è “per gli inquirenti a regia di Grande Aracri”.

DELRIO nel 2009 è Sindaco di Reggio Emilia ed è ricandidato per quella stessa carica, ed alla vigilia delle elezioni comunali, con la sua Amministrazione, decide di promuovere un “gemellaggio” con Cutro e scende personalmente in quella terra per partecipare, con delegazione al seguito, proprio alla processione del Santissimo Crocefisso.

Nell'ambito di quel gemellaggio, DELRIO intitola anche un viale di Reggio Emilia alla “città di Cutro”. Nel presentare la decisione DELRIO affermava:

L’intitolazione di questa strada, uno degli ingressi principali a Reggio, alla Città di Cutro è un segno ulteriore che sottolinea l’amicizia e la collaborazione tra le due città, i cui abitanti hanno intrecciato la loro storia dall’inizio degli anni Sessanta. Arrivarono a Reggio giovani e famiglie con spirito di iniziativa e voglia di lavorare: essi hanno costituito nel tempo una parte importante del nostro tessuto economico e sociale. Reggio è divenuta la loro città, sebbene il legame con Cutro continui ad essere molto forte e vitale, come ho potuto constatare di recente quando ho visitato Cutro in occasione della Festa del Crocifisso. Con questi concittadini, reggiani a pieno titolo, abbiamo costruito un rapporto fondato sul rispetto della legalità, sulla capacità di stare insieme, sulla laboriosità. L’intitolazione della strada alla Città di Cutro è dunque segno di attenzione reciproca e di questo legame”.

DELRIO non poteva ignorare che in mezzo a quella comunità vi erano soprattutto gli 'ndranghetisti. Che tra quelle famiglie vi erano le famiglie di spessore della 'ndrangheta. Che la 'ndrangheta ha usato (da sempre) la comunità di conterranei per mascherarsi e mimetizzarsi, oltre che per poter far pesare la propria capacità di intimidazione. Consapevolmente, quindi, DELRIO, ha tenuto tale comportamento. Ha dato quel segnale (prima delle elezioni amministrative del 2009) che tra tutti i membri della comunità cutrese - che ha Reggio Emilia ha un peso elettorale importante ed in taluni casi decisivo - è stato certamente più utile agli 'ndranghetisti, pienamente funzionale alla loro necessità di accreditamento sociale.

Quel viaggio a Cutro, quel legame saldo consolidato dal DELRIO, portò, alla vigilia delle elezioni amministrative per il rinnovo dell'Amministrazione comunale di Reggio Emilia, nel giugno 2009, gli imprenditori cutresi ad acquistare una pagina de “Il Sole 24 Ore” per ringraziare DELRIO di questa vicinanza...

DELRIO trionfò in quella tornata elettorale. Il partito di DELRIO, il PD, alle comunali ottenne 37.890 voti, e la sua lista personale “Cittadini con Delrio” conquistò altri 1.637 voti. Complessivamente 39.527 voti. Venne eletto Sindaco al primo turno con il 52,5 %.

Su quello stesso territorio del Comune di Reggio Emilia, nelle parallele elezioni Provinciali, il “PD” prende 34.959 voti, ovvero 4.568 in meno rispetto ai voti conquistati, nella stessa votazione, nello stesso territorio, con DELRIO, per il Comune. 

Che in quella differenza di voti abbia pesato il fatto che a differenza di DELERIO (a pieni voti) la Sonia MASINI, Presidente uscente e ricandidata alla Presidenza della Provincia, esponente del PD, si rifiutò di scendere a Cutro alla processione dietro al Santissimo Crocefisso con 'ndrangheta connessa?

La MASINI non si accodò al pellegrinaggio di DELRIO a Cutro, prima delle elezioni amministrative del 2009, ma pubblicamente, il 20 febbraio 2009, faceva ancora parte dei negazionisti. Ad un convegno (qui il video) dichiarava: Penso anche di dover dire che a Reggio Emilia nessuno può affermare, avendo dei dati obiettivi, di essere in presenza di una società omertosa che tolleri la malavita organizzata o no, che sia colluso. Io questo mi sento di escluderlo, non perché sono Presidente pro tempore, ma perché sono una reggiana verace, conosco i reggiani, e se una delle condizioni di radicamento delle 'ndranghete di vario genere è quella del consenso della popolazione, bisogna dire che qui non ha consenso verso questi fenomeni, almeno nella sua stragrande maggioranza. Questo va detto in modo molto chiaramente, perché mentre si raccontano le vicende, mentre si cerca di capire se qualcosa si sia radicato, bisogna anche avere una fiducia di fondo in un territorio, perché noi non dobbiamo diffondere sfiducia o insinuazioni che non siano supportate dai fatti. E' importante perché non tutta l'Italia è uguale...”.

Nel 2010, a maggio, dopo che in modo eclatante, a Reggio Emilia, la capacità di intimidazione della 'ndrangheta si mostrava con le auto che andavano a fuoco o saltavano in aria, venne l'occasione della manifestazione “antimafia”. Sino ad allora se dicevi che c'era la mafia, la 'ndrangheta e la camorra, ti andava bene se l'unica etichetta che ti appioppavano era quella di “pazzo”. Per questo il giorno prima di quella mobilitazione del 15 maggio 2010, come Casa della Legalità, si scrisse una nota dal titolo Mafie a Reggio Emilia, suona la sveglia o la solita ipocrisia?”. Poi a quella manifestazione, il 15 maggio, arrivò anche Sonia MASINI, che dopo la "scoperta" che della "diversità" reggiana che rivendicava era svanita da decenni, cadde preda di una crisi isterica verso chi in quella piazza, come il M5S, ricordava che sino al giorno primo lei, come tutto il suo partito, come tutta la classe dirigente locale, faceva parte della fitta (ed unanime) schiera (politica) del negazionismo.

La MASINI, comunque, anche se tardi, fu l'unica esponente della Pubblica Amministrazione reggiana che dimostrò di non voler più stare tra i negazionisti. DELRIO, come i vertici del suo partito e del mondo delle cooperative rosse (così come anche quelli degli altri partiti) continuava invece imperterrito sulla stessa linea del passato. Vuoi perché non era (non erano) in grado di capire, vuoi perché non voleva (non volevano) capire perché così si vive meglio, o vuoi perché faceva comodo così (a lui come agli altri), con quei consensi catalizzati dai capibastone, utili nel momento del voto. In ogni caso, per qualsiasi di queste ragioni, la conclusione normale, logica e scontata, dovrebbe essere che chi ha negato sino all'impossibile (ed assecondato così proprio il desiderato del sodalizio 'ndranghetista) dovrebbe farsi da parte ed occuparsi d'altro, non più di politica e pubblica amministrazione. Ma così, come abbiamo visto, non è, visto che DELRIO è a Palazzo Chigi ed è stato anche tra i possibili candidati al Quirinale.

DELRIO Graziano non è indagato. E' stato sentito dai militari dell'Arma dei Carabinieri per questo suo viaggio a Cutro e per quel “gemellaggio” pre-elettorale con la città madre degli 'ndranghetisti che hanno colonizzato il territorio di Reggio Emilia (del Comune e della Provincia), con radici e interessi pesantissimi su Parma, Modena, Piacenza, e proiezioni (che significa interessi e relazioni) nelle province di Mantona, Verona, Cesena e La Spezia.

Non sappiamo come evolveranno le indagini. Gli approfondimenti investigativi che sono ancora in essere. Sappiamo per certo che indagato o meno per quei fatti appena visti (siano questi penalmente rilevanti o no), l'indecenza e spregiudicatezza con si muoveva DELRIO dovrebbe vedere una “condanna” politica chiara e semplice. La difesa d'ufficio di Enzo Ciconte [foto a lato], da sempre vicino al PD, non regge. Recentemente Ciconte ha affermato che sulla lotta alla mafia sia stato indiscutibile l'impegno profuso da DELRIO quando era Sindaco di Reggio Emilia. Forse a Ciconte sfugge l'accaduto. Forse sfugge che la 'ndrangheta, come ogni mafia, sa cogliere i segnali e li sfrutta... ed i segnali tangibili lanciati da DELRIO, nella veste di Sindaco e di candidato Sindaco nel 2009, sono stati inequivocabili quanto discutibili e pericolosi. Lo sono stati – ed l'onestà intellettuale di Ciconte non può tacerlo - visto soprattutto quel contesto (già ben noto) della forza elettorale dei cutresi (condizionati dal potere e dall'intimidazione della “famiglia di Cutro”) nel territorio dalla provincia di Reggio Emilia (e del Comune di Reggio Emilia), con quelle famiglie di 'ndranghetisti-imprenditori mappati da Reparti Investigativi, Operazioni della Magistratura ed Atti di Prefettura ed Antimafia.


Vi è di più, inoltre. Altri elementi che compongono un quadro di maggior dettaglio su elezioni e politica, sul fronte del centrosinistra.

Tra gli arrestati vi è un tutore dell'ordine: tal Domenico MESIANO [in foto] da me mai conosciuto, poliziotto presso la Questura di Reggio Emilia. MESIANO nel corso delle primarie del centro sinistra del marzo 2014 per la scelta del sindaco di Reggio Emilia, ha avuto l'iniziativa di telefonare, con un telefono della Questura, ad alcuni esponenti della comunità albanese, sconsigliandogli di votare per il sottoscritto. A primarie svolte, la notizia trapelò, ma non ebbi la solidarietà dei miei concorrenti e nemmeno del PD. Ora, anche alla luce di quel che sta accadendo i miei dubbi rimangono più forti che mai: forse che le primarie furono inquinante dalla malavita organizzata? Chi traeva vantaggio da MESIANO oggi arrestato in occasione della maxi operazione antimafia? E' evidente che la telefonata di MESIANO era tesa a colpire una persona scomoda che non aveva risparmiato energie e iniziative per contrastare la presenza della mafia a Reggio Emilia. Mi chiedo inoltre se il sindaco di Reggio Emilia Luca VECCHI (ed il PD) non voglia ricredersi o pentirsi per aver giudicato quell'episodio insignificante o irrilevante. Si faccia luce su tutto, anche su questi silenzi e sulle mancate solidarietà da parte di colleghi e avversari di partito.”
Chi sarà mai l'autore di questa denuncia? E' Franco CORRADINI ex assessore alla sicurezza della Giunta di DELRIO. Lo stesso CORRADINI conferma - a Giacomo Amadori di “Libero” - e rincarare: “Quando conducevo le mie battaglie contro la 'ndrangheta nel mio partito c'era chi mi diceva che stavo esagerando, che facevo perdere voti e che disturbato l'economia locale”. CORRADINI che non condivise la scelta di scendere a Cutro (quel pellegrinaggio voluto dal DELRIO) e, sempre ad Amadori, racconta altro: “Non dimentichi che oggi hanno arrestato per la seconda volta il giornalista Marco GIBERTINI...” (GIBERTINI era stato arrestato dalla Guardia di Finanza nel giugno 2014 per una maxi frode fiscale e nell'ambito di quell'indagine venne intercettato che affermava «Le mie teste di legno solitamente sono nel PD»), ed ancora, quindi CORRADINI: “E' una dichiarazione che rispecchia la realtà: a Reggio Emilia l'economia pur sembrando autonoma comunque è fortemente impregnata dalla sinistra e da un certo modi di ragionare. Non sono mondi separati. Parlare di economia significa parlare della sinistra e anche del PD. GIBERTINI lavorava in una tv finanziata dal CONSORZIO COOPERATIVE DI PRODUZIONE E LAVORO del quale fa parte tutte le coop reggiane ed era pienamente dentro al sistema”.

Tutto questo per noi non è una novità. Di determinati rapporti tra uno specifico blocco di potere politico, uno specifico blocco economico (con le grandi cooperative) e consorterie della criminalità organizzata, ne abbiamo parlato a lungo, ripetutamente. Nel libro “Tra la via Emilia e il Clan” lo si è documentato. E' il “sistema emiliano”. Tutti lo conoscono e tutti lo tacciono. Spesso, troppo spesso, lo strabismo, che non faceva vedere questo sistema di cointeressenze (tra lecito e illecito), ha colpito anche la Magistratura. Parliamo delle infiltrazioni negli appalti di Bologna che già nei tempi che furono finivano ai NUVOLETTA, oppure delle infiltrazioni all'interno delle attività dell'Aeroporto di Bologna, o, ancora, per fare un esempio, al “patto” con i Cavalieri dell'Apocalisse di Catania.

Ed infatti le ombre (penalmente rilevanti o meno, non ci interessa) sulla politica e sul fronte del centrosinistra – che a Reggio Emilia, tra Provincia e Comune, è quello che conta (unitamente alla ragnatela che va dalla Chiesa alla Massoneria) – si allungano oltre a quanto abbiamo già sin qui visto.

Partiamo proprio dal successore di DELRIO alla guida del Comune di Reggio Emilia, quello uscito dalle Primarie inquinante del 2014, Luca VECCHI. Questi vede sotto la lente delle attenzioni investigative diversi Atti dell'Ufficio Urbanistica del Comune la cui firmataria, ex Dirigente di quell'Ufficio – però non indagata – che è proprio la moglie del neo sindaco, SERGIO Maria [in foto a lato].

Abbiamo poi uno dei componenti della delegazione di DELRIO per il pellegrinaggio (pre-elettorale) a Cutro, nel 2009, nonché in prima fila per l'intitolazione a Reggio Emilia di “Viale città di Cutro”. E' OLIVO Antonio, imprenditore cutrese, consigliere comunale nei due mandati di DELRIO. Anche lui prima con DS e poi per PD, ed anche lui non indagato a quanto emerge dalle carte dell'inchiesta rese pubbliche in questi giorni, nell'ambito di “AEMILIA”. Indagato invece (e rinviato a giudizio con il figlio Gaetano e l'Ing. Maurizio Trizzino - l'esito del dibattimento non è noto dalle cronache online) per truffa, falsità ideologica in atto pubblico, uso di atto falso e frode processuale. Tra le accuse una che calza a pennello per un Consigliere Comunale (sic), ovvero l'aver ingannato la pubblica amministrazione, fornendo attestazioni non vere al fine di ottenere un certificato di conformità edilizia e agibilità parziale”.

Ma OLIVO è stato protagonista, il 3 ottobre 2012, anche di un confronto pubblico - sulle pagine della "Gazzetta di Reggio" - con SARCONE Gianluigi, l'imprenditore 'ndranghetista, che si lamentava delle interdizioni prefettizie antimafia. SARCONE richiamava il consigliere comunale conterraneo (di Cutro) che a suo dire non tutelava la comunità cutrese. OLIVO era consigliere comunale a Reggio Emilia, sia durante il primo mandato del DELRIO sia durante il secondo, iniziato dopo il viaggio a Cutro del 2009. Come ricordava la stampa locale nel 2012 eletto nel Pd con 226 preferenze, buona parte delle quali espresse dai suoi conterranei giunti a Reggio da Cutro, e che lo ritengono un punto di riferimento per tradurre le istanze della comunità calabrese agli organi amministrativi”.

OLIVO,con un atteggiamento che faceva trasparire un non poco senso di reverenza verso SARCONE, cercava di giustificarsi (siamo tutti in difficoltà e come consigliere comunale non posso fare più di tanto per i miei paesani calabresi. L'edilizia è in crisi nera, a Reggio l'economia è paralizzata. Io stesso sono un imprenditore edile che ormai fa fatica a pagare le bollette a fine mese”) per poi annunciare pubblicamente di volersi organizzare per aiutare “l'amico paesano SARCONE”(l'imprenditore 'ndranghetista oggetto dei misura interdittiva antimafia da parte della Prefettura) per risolvere il problema: Vedrò di organizzarmi con Scarpino(altro consigliere comunale a Reggio, nativo di Cutro, ndr)per vedere se abbiamo un minimo margine di manovra per aiutare SARCONE e gli amici cutresi. Siamo tutti in difficoltà, mica solo l'amico paesano SARCONE. Spero che capisca”.

Ma ciò non bastava ancora ed OLIVO, dopo la dichiarazione in difesa delle operazioni antimafia, si scagliava contro le interdittive antimafia che, come è emerso dall'inchiesta “AEMILIA”, era proprio quella misura inaccettabile per gli 'ndranghetisti, a partire dal SARCONE. L'OLIVO quindi si schierava con SARCONE senza se e senza ma, affermando che sarebbe andato volentieri alla cena al ristorante “ANTICHI SAPORI” con gli imprenditori cutresi (interdetti per mafia). Testualmente: “Le operazioni antimafia credo siano doverose. Le interdittive devono essere usate però con una certa accortezza. E mi spiace molto per le polemiche seguite a quella cena. Anche io ho fatto tante serate in quel ristorante. Se mi avessero invitato ci sarei andato molto volentieri. Del resto era solo una pizza tra imprenditori in difficoltà che cercano soluzioni. Noi è da 50 anni che operiamo in questa città”. Ecco, per OLIVO, quelle iniziative degli 'ndranghetisti erano solo una pizza tra imprenditori a cui avrebbe voluto esserci anche lui! Chiaro? Per OLIVO non abbastanza, ed allora ecco un'ulteriore difesa del SARCONE 'ndranghetista: “Le mele marce, si sa, ci sono un po' dappertutto. Più che attività criminali, al momento vedo soprattutto tanta crisi. Anche SARCONE ha avuto purtroppo dei problemi in passato e se li è portati dietro nel tempo. Lo conosco anche se non ci frequentiamo: è molto bravo nel suo lavoro. Stiamo attraversando tutti una situazione davvero complessa, con le banche che non ci danno soldi e un sacco di pregiudizi”.

Ecco lì, la linea 'ndranghetista smascherata dall'inchiesta “AEMELIA” (presentare le iniziative di contrasto alla 'ndrangheta, come le misure interdittive, come dei pregiudizi contro i calabresi), era la stessa linea sostenuta dall'OLIVO del PD (ricordiamo: non indagato).

Per chi non conoscesse MESIANO e SARCONE (anzi i SARCONE) ecco, prima di continuare, in estrema sintesi ma con la dovuta precisione cosa ha scritto il GIP di Bologna nell'Ordinanza di Custodia Cautelare dell'Operazione “AEMILIA” nell'inquadramento generale dei soggetti in questione:

MESIANO Domenico

«Assistente Capo della Polizia di Stato, in servizio presso la Questura di Reggio Emilia, essendo costantemente in contatto con gli altri associati e commettendo una serie di reati di cui ai capi di imputazione che seguono e che qui si richiamano a far parte integrante della contestazione essendo espressivi della consapevole e volontaria partecipazione del medesimo all'associazione di stampo mafioso, della osservanza delle sue gerarchie e regole, della fedeltà alle direttive ricevute, del perseguimento dell'interesse dell'organizzazione, partecipando alle riunioni del sodalizio, utilizzando in modo costante il rapporto con gli altri associati come forma di allargamento della propria influenza nonché capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano.
Si mette a disposizione del sodalizio per ogni richiesta che venga avanzata da qualsiasi appartenente ed in particolare da PAOLINI, SARCONE, COLACINO ed altri, fornendo informazioni anche riservate ovvero segrete, consentendo ai sodali di apprendere notizie relative alla composizione di gruppi di lavoro all'interno della Questura di Reggio Emilia, fornendo indicazioni in tempo reale anche sulla composizione di singole pattuglie; si occupa direttamente di pratiche relative a SARCONE Nicolino presso gli Uffici della Questura favorendo il loro esito positivo e comunque l'accoglimento delle istanze; effettuava indebite interrogazioni alla Banca Dati SDI sul conto di SARCONE Nicolino, BLASCO Gaetano, DILETTO Alfonso e BRESCIA Pasquale; si mette a disposizione di PAOLINI Alfonso, prendendo personalmente contatti ed acquisendo informazioni da altro collega in servizio presso la Questura di Parma, in relazione al tentativo del sodalizio di acquisizione di una sala giochi, ubicata all'interno del centro commerciale Le Vele di Parma; è a conoscenza dell'attività di guardiania svolta da PAOLINI Alfonso, dal quale riceve aggiornamenti sull'attività; fornisce notizie a BRESCIA Pasquale su un presunto arresto di tale D'URZO Domenico, già peraltro interrogato dallo stesso MESIANO in banca Dati SDI; approfitta dell'ospitalità di BRESCIA Pasquale per andare a provare una pistola all'interno del New West Ranch di proprietà del predetto Brescia; 2012 viene interessato da PAOLINI Alfonso su richiesta di SARCONE Nicolino e MUTO Antonio (classe 1955) di assumere informazioni in merito alla presenza di una pattuglia della Polizia di Stato in Montecchio Emilia (RE), i quali manifestavano timore di un eventuale controllo; si mette a disposizione, in maniera personale e riservata, di SARCONE Nicolino ricevendo negli uffici della Questura di Reggio Emilia documentazione amministrativa riguardante il medesimo, alla presenza di MUTO Antonio (classe 1955); per tutelare l'associato MUTO Antonio (classe 1955) minaccia il 15.01.2013 PIGNEDOLI Sabrina, giornalista e corrispondente del quotidiano Resto del Carlino per la provincia di Reggio Emilia come descritto nel capo di imputazione sotto indicato».

SARCONE Gianluigi

«Essendo a totale disposizione di SARCONE Nicolino (suo fratello), ma partecipando a numerose riunioni con tutti gli esponenti apicali del sodalizio di 'ndrangheta emiliano (BOLOGNINO Michele, DILETTO Alfonso e VILLIRILLO Romolo), con i quali partecipa ai momenti anche organizzativi dell'organizzazione criminale e pone in essere in concorso una serie di reati di cui ai capi di imputazione che seguono e che qui si richiamano a far parte integrante della contestazione, essendo espressivi della consapevole e volontaria partecipazione del medesimo all'associazione di stampo mafioso, della osservanza delle sue gerarchie e regole, della fedeltà alle direttive ricevute, del perseguimento dell'interesse dell'organizzazione, utilizzando in modo costante il rapporto con gli altri associati come forma di allargamento della propria influenza nonché capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano; al fine di salvaguardare gli interessi economici dell'associazione emiliana, nonché quelli della locale madre di Cutro, che aveva investito somme di denaro nell'operazione immobiliare per tramite di VILLIRILLO Romolo, interviene unitamente al fratello Nicolino, a DILETTO Alfonso e BOLOGNINO Michele, nelle riunioni tenutesi negli uffici della GIGLIO srl a Gualtieri (RE), per dirimere la controversia tra FALBO Francesco ed i soci GIGLIO Giuseppe, PALLONE Giuseppe e CAPPA Salvatore, agendo sempre a favore dell'associazione di appartenenza, spartendo il profitto del reato tra gli associati e con soggetti ritenuti contigui, assegnando loro i lavori e le forniture dei materiali necessari presso i cantieri edili, così rafforzando la loro capacità di intimidazione e producendo un effetto di moltiplicazione della percezione e consapevolezza da parte dei consociati; mettendosi a disposizione dell'associazione, rilasciando interviste alla stampa sia giornalistica che televisiva contrastando e contestando l'azione del Prefetto di Reggio Emilia ed in difesa dell'attività posta in essere dai singoli partecipi e dall'associazione stessa negandone formalmente l'esistenza e l'azione, in esecuzione di un programma strategico guidato dal fratello Nicolino, nell'ambito del quale veniva stretto il patto politico con l'Avv. Giuseppe Pagliani al fine di effettuare pressioni sulle istituzioni e sulle singole personalità che stavano conducendo un'azione di contrasto alla criminalità organizzata».

Se i politici ed amministratori pubblici del centrosinistra (cioè quelli che a Reggio Emilia contano ed hanno sempre contato), DELRIO in primis, non sono indagati, la DDA di Bologna ha chiesto ed ottenuto dal GIP che un consigliere comunale di Reggio Emilia, di Forza Italia, venisse arrestato. E', come si è visto nella pubblicazione generale sull'Operazione “AEMILIA”, l'avvocato PAGLIANI Giuseppe. Ed anche qui lasciamo la descrizione dall'inquadramento generale sul soggetto prodotta dal GIP nell'Ordinanza che lo ha condotto in carcere:

PAGLIANI Giuseppe

«reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p., per avere concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell'associazione mafiosa di cui al capo 1 (che qui si richiama integralmente a far parte integrante del presente capo di imputazione) sfruttando la sua qualità di capogruppo PDL nel consiglio Provinciale di Reggio Emilia e vice-coordinatore vicario provinciale del PDL che veniva messa al servizio della strategia pubblica dell'associazione nei termini che seguono, in ciò consentendo agli associati di affrontare un momento di particolare difficoltà incontrata da molti di loro e dall'associazione stessa, ottenendo anzi un '"rilancio" delle possibilità e delle capacità di azione del sodalizio.
In particolare nella primavera del 2012 dopo l'adozione di numerosi provvedimenti interdittivi emessi dal Prefetto di Reggio Emilia che avevano colpito sia partecipi all'associazione mafiosa di cui al capo 1 che persone a questi vicine o comunque collegati imprenditorialmente o professionalmente, accettava la proposta avanzata da PAOLINI Alfonso di incontrare personaggi che erano stati interessati a vario titolo da tali provvedimenti proponendogli un patto politico come emerge dalla conversazione sotto riportata intervenuta il 24.2.2012 tra i due: «...niente... l'altra sera con... degli amici... gente che ti vuole conoscere... insomma... fare un discorsino con te... e siccome stamattina mi avevi detto che volevi prendere un caffè... se vogliamo incontrarci anche pomeriggio... non lo so'... vuoi prendere un caffè?...», «...no prendiamo un caffè intanto per discutere un animino dieci minuti non è che ehhh... puoi venire anche qua a Reggio insomma... ma per discutere dieci minuti... e poi organizziamo...poi organizziamo una serata... ehh questi qua è gente che vogliono... io gliel'ho detto... volevano prendere a uno... volevano fare una lista... io gli dico: -una lista?... no che cazzo fate?... lasciamo perdere qua!...non fate un cacchio perché-...ma questo è gente che conta... e vuole.... sostenuta insomma... vuole uno che gli dia una dritta - facciamo così... facciamo così... e facciamo così- ...perchè i giornali non possono sempre attaccare... cose che non esistono...così organizziamo una serata... noi con quelli... e decidiamo tutto quello che c'è bisogno da fare insomma... perchè qua dobbiamo dare... andare a senso unico non più...e chi si permette ad andare in un altro partito... nessuno ci deve andare...» «...dobbiamo fare solo una cosa... perchè loro vogliono fare un'altra lista... gli ho detto: -no! lasciate perdere! Ci appoggiamo qua a Giuseppe-...questi qua veramente... Giuseppe ti dico sono gente che... i voti ti porteranno in cielo ... guarda... però devi essere tu a consigliare e dire quello che bisogna fare...».
Accettando quindi di effettuare una riunione la mattina del 2.3.2012 presso l'ufficio di SARCONE Nicolino ed alla presenza di BRESCIA Pasquale, PAOLINI Alfonso e MUTO Antonio ci. 55 nella quale veniva affrontato il problema che stava emergendo per il sodalizio prendendo accordi in relazione al sostegno politico di cui gli associati avevano bisogno, strumentalizzando in tal modo la battaglia già in corso nei confronti della Presidente della Provincia di Reggio Emilia Nadia Masini. Accordo nei termini che si comprendono dal dialogo tra il PAOLINI ed il MUTO intervenuto il pomeriggio seguente.
Il MUTO afferma «...compà la cosa di oggi... o che si segue e la mandiamo avanti... e qua facciamo una forza davvero... davvero... perchè oggi come oggi bisogna farla... se no... qua... a Reggio Emilia... ormai ci... hanno massacrato... compà...» e PAOLINI di contro: «...secondo me dobbiamo farla con Giuseppe... altre persone non ce ne sono che ci possono sostenere... secondo me o no?...». MUTO Antonio (cl 55) concorda: «...noooo no... ce solo lui... solo lui... perchè poi gli facciamo una forza quand'è che sarà... le votazioni... compà...solo lui lo può fare e nessuno più...».
MUTO è convinto della necessità di avere appoggio nell'amministrazione comunale perché «...la potenza è là...hai capito?...». PAOLINI allora aggiunge: «...no no mandiamo avanti... ora noi... senza altre persone... la mandiamo avanti noi... se la vogliono mandare...si può lavorare... e non l'avete sentito qua... che ha detto Pagliani... -io sono amico di Antonio, di Alfonso e di Pasquale... io non è che sono venuto!-... e ha detto -bello bello-... va bene...» .
Essendo il PAGLIANI pienamente consapevole della storia criminale di SARCONE Nicolino, essendo fatto notorio la pendenza del processo per associazione di stampo mafioso e plurime estorsioni pendente in quel periodo davanti al Tribunale di Reggio Emilia (per cui il SARCONE aveva subito anche una lunga detenzione cautelare), essendo il medesimo e persone a lui vicine nonché fatti che lo riguardavano citati in numerosi dei provvedimenti del Prefetto di Reggio Emilia insieme a numerosi altri personaggi che sapeva essere in contatto anche con il predetto PAOLINI (tutti provvedimenti a lui noti).
Stabilendo nel corso della riunione riservata di organizzare un incontro pubblico allo scopo di sostenere la rivendicazione del gruppo di non essere accostato a fenomeni 'ndranghetistici e comunque alla criminalità organizzata, come motivatamente adombrato nei provvedimenti del Prefetto di Reggio Emilia e fornendo quindi una "sponda politica"a tale battaglia, potendo contare in seguito (ed in cambio) il PAGLIANI sul voto di una importante fetta della comunità di origine calabrese residente nella provincia di Reggio Emilia.
Partecipando insieme al consigliere comunale Ing. GUALTIERI Rocco e all'Avv. ARCURI Caterina (già esponente del PDL, poi disimpegnatasi politicamente), che non venivano messi a parte del patto intervenuto il 3.2.2012, alla riunione pubblica presso il ristorante ANTICHI SAPORI il seguente 21.3.2012 a cui partecipavano perlomeno SARCONE Nicolino, SARCONE Gianluigi.
SARCONE GRANDE Giuseppe, DILETTO Alfonso, BRESCIA Pasquale, PAOLINI Alfonso, IAQUINTA Giuseppe, COLACINO Michele ed altri (Avv. ARCURI, Avv. SARZI AMADÈ, PALERMO Alessandro)
Promettendo nel corso di tale riunione sostegno alle rivendicazioni di molti degli intervenuti che lamentavano infondatamente la "persecuzione" ad opera del Prefetto di Reggio Emilia e le discriminazioni nei confronti della comunità calabrese che pretendevano di rappresentare con ciò attuando una confusione tra fatti assolutamente distinti e che tendeva ad ottenere l'impunità per i loro comportamenti ed il silenzio ed omertà da parte di chi intendesse opporsi.
Così consapevolmente alimentando la falsa sovrapposizione tra i personaggi indicati nei provvedimenti dell'autorità Amministrativa come contigui alle cosche 'ndranghetistiche e l'imprenditoria calabrese di cui veniva lamentala una persecuzione ad opera delle '"cooperative rosse".
Sostenendo tale tesi consapevolmente a vantaggio di SARCONE Nicolino e dei suoi sodali e ricevendo in cambio il sostegno alla sua battaglia politica di contrapposizione al Presidente della Provincia Nadia Masini e ad altri personaggi pubblici schierati apertamente a sostegno dell'azione del Prefetto che nel corso dei mesi finali della primavera e i primi mesi estivi si acuiva ulteriormente proprio su questi temi, il tutto al fine di aumentare il proprio peso politico e fondare una sua futura affermazione anche elettorale e/o all'interno del partito.
Chiedendo dopo la riunione a PAOLINI Alfonso sostegno per la raccolta di firme per la presentazione di una lista alle elezioni comunali di Campegine (RE)
Nel settembre seguente dopo che la notizia dell'adozione da parte del Prefetto di Reggio Emilia (il 5 luglio 2012) di un provvedimento interdittivo alla detenzione di armi a carico di BRESCIA Pasquale, IAQUINTA Giuseppe, MUTO Antonio (cl. 55), PAOLINI Alfonso presenti alla cena, proprio a causa delle frequentazioni con SARCONE (Nicolino, Gianluigi e GRANDE Giuseppe), DILETTO Alfonso, FLORO VITO Gianni, COLACINO Michele il PAGLIANI difendeva pubblicamente la tesi concordata nel corso delle riunioni avute con i sodali e sopra indicate tesa a sminuire la presenza di indizi nei loro confronti, accreditandosi come perseguitati da un sistema di potere che intendeva "scaricarli" dopo averli usati e di fatto minimizzando consapevolmente la presenza e l'azione della criminalità organizzata nel territorio facendo ciò a favore dei suoi massimi esponenti.
Con ciò consentendo anche direttamente ad alcuni partecipanti alla cena ed in particolare a SARCONE Gianluigi di avere una ribalta pubblica in cui accreditare ulteriormente tali tesi assolutamente infondate e di contrapposizione dura con l'autorità Amministrativa e con gli esponenti politici ritenuti "nemici".
Attuando una parificazione strumentale di fenomeni di potere criminale e politico al solo scopo di ottenere maggiore consenso e radicamento del suo potere di influenza.
Con ciò consentendo consapevolmente una attività pubblica di sostegno al sodalizio ed ai suoi appartenenti ai quali si legava in modo esplicito rivendicandone la assoluta estraneità da fenomeni criminali e dai fatti ritenuti rilevanti dal Prefetto, con ciò dimostrando una totale asservimento della sua attività politica in quel momento al patto concluso con i sodali che ricevevano da tale sostegno pubblico un insostituibile contributo al superamento di un momento di grave difficoltà proprio a motivo dei provvedimenti adottati e del movimento di opinione creatosi intorno ad essi».

Fine prima parte

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