“AEMILIA”, la ragnatela del GRANDE (luntrune) ARACRI – 4 Pt

Scritto da Ufficio di Presidenza

Con questa nuova puntata torniamo alla politica (e quindi anche agli affari). Ai rapporti della politica e con la politica della 'ndrangheta al nord, tra Emilia Romagna e Veneto. E per farlo ricominciamo da DELRIO Graziano, l'attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, per poi passare ad altri del panorama dell'Emilia occidentale e quindi salire nella Verona del sindaco leghista TOSI Flavio.

Partiamo da RIZZO Antonio, un imprenditore cutrese di Reggio Emilia, e GUALTIERI Antonio, uno dei cutresi arrestati per 416-bis nell'Operazione “AEMILIA”, alla luce del suo «ruolo di promotore, dirigente ed organizzatore dell'attività dell'associazione in particolare nelle zone tra Piacenza e Reggio Emilia» e soprattutto, sino ad paso falso negli affari, il curatore degli interessi ed investimenti dei GRANDE ARACRI in Emilia Romagna...

 

Nell'Informativa dei Carabinieri alla Procura si legge:

«L’attivismo di GUALTIERI Antonio negli affari in corso nel Nord Italia è frenetico. Il potere e la fiducia che sta acquisendo di giorno in giorno, non è tuttavia ancora connotato dai caratteri dell’indipendenza rispetto alla figura di VILLIRILLO Romolo. Infatti, lo stesso Antonio, assurto ai ranghi elevati della consorteria emiliana da pochissimo tempo, non è ancora riconosciuto da tutti. Per questo motivo ha bisogno della presenza e dell’appoggio di VILLIRILLO Romolo per far valere la propria voce. Quanto asserito, viene confermato anche da un episodio che si inserisce accidentalmente nel contesto delle questioni attenzionate, e cioè la vicenda che vede coinvolto BELVEDERE Albino. Quest’ultimo, probabilmente, dopo la vendita di 150 appartamenti, non avrebbe corrisposto il “fiore” dovuto, provocando l’ira di GUALTIERI che chiede insistentemente l’intervento di VILLIRILLO Romolo al fine di sistemare la faccenda. In una conversazione Romolo afferma: «…allora lo ho chiamato, quando tu hai chiuso e gli ho detto: Albino tutto bene..Albino senti un pò, ti sei visto con mio zio Tò?- (GUALTIERI Antonio n.d.r.), si! mi ha detto....e ascoltami un attimo quello che...Romolo te la posso dire una cosa?, dimmi: possiamo parlare di persona, dove sei? Qua a Reggio? no gli ho detto sono giù in Calabria..io vengo Giovedì sera, e sabato mattina ci possiamo vedere io, tu e Tonino e ci beviamo un caffè, il caffè lo prendiamo ugualmente però sappi che quello che ti dice effettivamente è così, guarda Romolo io adesso lo chiamo e glielo dico, fatemi la cortesia, io vorrei prendere un caffè con tutti e tre, noi...». GUALTIERI allora sentenzia: «…però, però frà per portarci il pane al giovanotto(riferito a GRANDE ARACRI Nicolino n.d.r.), devi fare come ti dico io...che le sue lagne i suoi casini che lui è andato a guadagnare sui 150 appartamenti no, non ce le racconta queste qua...capito». In una successiva conversazione Romolo conferma il suo interessamento nella vicenda: «…digli che sabato mattina a quello là..glielo faccio vedere piangere,(riferito a BELVEDERE Albino n.d.r.) diglielo che ti capisce…». Il 16.06.2011 GUALTIERI Antonio entra nei dettagli: «vedi che domani dobbiamo risolvere il problema di Albino, sai perchè, sai cosa sta facendo, che te lo posso dire pure per telefono. Vuol fare saltare l'operazione sto cretino per non darci a noi la mediazione, ohi Rò. Io ce l'ho detto a Rizzo, no io gli ho detto a Rizzo "senti un attimo", gli ho detto, "mo mi avete rotto i coglioni, come io mi sono dato da fare e mo questi qua non vogliono pagare il deficiente, perchè vogliono fare saltare l'operazione che tra di loro non vanno d'accordo. Ma a me che me ne frega", gli ho detto. Ma io non ho capito, i centomila euro già se lo è incassato, mi spiego?...». La vicenda probabilmente fa riferimento alla trattativa per la vendita di appartamenti costruiti dalla Rizzo Costruzioni Spa, di RIZZO Antonio, di cui si è interessato BELVEDERE Albino senza informare la “famiglia. Infatti GUALTIERI Antonio, in una conversazione del 20.06.2011 con un suo collaboratore, PALERMO Alessandro, afferma una regola interna alla ‘ndrangheta emiliana, quella relativa al cd “fiore” e cioè alla percentuale del valore di un business da destinare alla cassa comune della famiglia: «Cioè qui a Reggio Emilia devono capire che se si prende un pò di roba dalla Rizzo (Rizzo Costruzioni Generali spa ndr), un pò di roba deve venire alla famiglia punto. Allora chi entra in queste cordate devono capire che c'è la famiglia in mezzo». La vicenda verrà risolta in un summit all’interno dell’ufficio di GUALTIERI Antonio in Reggio Emilia intorno alle ore 12.00 del 26.06.2011. Presenzieranno lo stesso Antonio, VILLIRILLO Romolo, MUTO Luigi, RUGGIERI Salvatore ed altri non meglio identificati».

GULATIERI non è uno qualunque. Meglio chiarirlo da subito. E' direttamente interessato di importanti affari direttamente da GRANDE (luntrine) ARACRI Nicolino. Sempre dagli Atti: «L’elemento di fatto che spicca nel rapporto fra i due ‘ndranghetisti è l’incontro, avvenuto nella mattina del 28.05.2011, tra VILLIRILLO Romolo e GUALTIERI Antonio al cospetto di GRANDE ARACRI Nicolino che si trova ricoverato per accertamenti sanitari, presso il Policlinico Gemelli di Roma. E’ lo stesso GUALTIERI Antonio che ci indica le motivazioni del summit a Roma: in una ambientale del 02.09.2011 a bordo dell’autovettura RANGE ROVER di TATTINI Roberta, si evince che fu lo stesso capo locale di Cutro a individuare nella figura di GUALTIERI Antonio l’uomo da affiancare a VILLIRILLO Romolo al fine di portare a termine in maniera positiva un affare di riciclaggio da 1,4 milioni di €uro che già da tanto tempo era in ballo e che di seguito verrà compiutamente analizzato: «…lui, lui, l’ha mandato da me», in riferimento al fatto che era stato GRANDE ARACRI Nicolino a volere l’incontro tra GUALTIERI Antonio e VILLIRILLO Romolo».

Ed è proprio per le indicazioni avuto dal capo della famiglia di CUTRO” che il GUARTIERI ci riporta al RIZZO:
«
Ritornato a Reggio Emilia, GUALTIERI Antonio si adopera per creare un «pool di imprese», «le imprese più grosse che abbiamo a Reggio Emilia» per la realizzazione di appalti in Calabria, così come richiestogli da GRANDE ARACRI Nicolino. Quindi contatta in sequenza RIZZO Antonio della RIZZO COSTRUZIONI Spa e AIELLO Salvatore, per informarli circa la decisione di realizzare il «pool di imprese». Nella conversazione con quest’ultimo, Antonio riferisce quali sono le reali intenzioni della cosca: «…bravo, bravo...là i romani stanno gli appalti…nella casa nostra loro stanno prendendo gli appalti e noi siamo qua che stiamo morendo di fame…in effetti quello che sta facendo là giù, è Antonio COLACINO sotto i romani, ora possiamo andare là e la facciamo direttamente, capito?...», in riferimento alla necessità di scalzare, nell’acquisizione degli appalti a Crotone, alcune ditte romane che si stanno insediando sul territorio.
GUALTIERI Antonio contatta anche BRESCIA Pasquale e lo informa della volontà di realizzare una cooperativa insieme a RIZZO Antonio, AIELLO Salvatore, MIGALE Salvatore e GUALTIERI Salvatore, al fine di «fare gli appalti pure là sotto». Nel corso della conversazione GUALTIERI fa riferimento ad appalti per un valore complessivo di 150 milioni di €uro nel settore delle fonti energetiche alternative. E’ opportuno precisare che gli appalti di cui si tratta sono quelli riferibili al Parco Eolico di Cutro».

RIZZO Antonio nel febbraio 2010 divenne anche Presidente dell'AIER, l'associazione degli imprenditori edili locali, costituita a Reggio Emilia, su iniziativa di diversi costruttori calabresi ed in primis proprio del RIZZO, all'Astoria, raccogliendo 318 adesioni.
A Reggio Emilia, RIZZO, non era certo uno qualunque. In un inserzione pubblicitaria sul “Il Sole 24 Ore”, nei d'oro, si poteva leggere: “Gli uomini che hanno ridato vita al lusso”. Su RIZZO Antonio si poteva leggere che si: “potrebbe tranquillamente definire l'uomo immagine. Ama il bello in tutte le sue espressioni, e riesce magicamente a trasportare questo suo buon gusto sul lavoro”.
I RIZZO salavano la "REGGIANA", cioè la squadra di calcio di Reggio Emilia che è finita al fallimento. Il fratello di Antonio, RIZZO Carlo è tra i fondatori della "REGGIANA" post-fallimento e sarà anche Consigliere della quella società calcistica che dal baratro si troverà poi, nel 2013, proprietaria dello STADIO COMUNALE cedutogli dal Comune di Reggio Emilia (con la maggioranza figlia della vittoria elettorale di DELRIO del 2009) e consiglieri comunali che urlando al "regalo".

Tuonava 'ntoni il bello: “La politica ci deve ascoltare. Non può fare delle regole sull'immobiliare, sull'edilizia senza ascoltare chi opera nel settore. Solo l'imprenditore può sapere i problemi che ci sono nell'edilizia”. Ecco, praticamente appaltiamogli Piani Regolatori, autorizzazioni VIA e pure le concessioni edilizie, in fondo – secondo la filosofia del RIZZO – solo loro sanno e capiscono di certe questioni.
Ed infatti ci capiscono tanto, lui ed i costruttori (cutresi e non, in Emilia come altrove) che hanno costruito tanto, ovunque, ma poi nessuno comprava. Un consumo del territorio utile solo a iscrivere a Bilancio beni da usare quali garanzie per nuovi prestiti utili a costruire ancora...

Sempre nel 2010, ancora 'ntoni il bello (all'anagrafe RIZZO Antonio) ne partorisce un'altra: Abbiamo 350 appartamenti che possiamo dare al Comune, per fare case popolari, a prezzo di realizzo. Per le nostre imprese significherebbe abbattere l'indebitamento verso gli istituti di credito, con la conseguente possibilità di essere rifinanziati e poter far ripartire la catena della costruzione edilizia”. Chiarissimo. Intanto il suo “dare” al Comune significava che il Comune doveva comprare; il “prezzo di realizzo” lo certificava il costruttore che ovviamente non aveva alcun interesse (ma figuriamoci) ad alzare un pochino il valore della vendita. Una proposta di una logica granitica: visto che abbiamo costruito 350 appartamenti e nessuno li compra, li vendiamo al Comune, così le banche ci fanno credito e possiamo costruire ancora. La domanda “per chi?” bisognava costruire ancora (visto che non si vendeva quanto già costruito) non se l'è posta e pare non l'abbia posta nessuno.

Per questa ideona del RIZZO Antonio, nel 2009, avevano già riempito una nuova intera pagina del “Il Sole 24 Ore”, sempre a pagamento. Titolo “Il miracolo di Guareschi si ripete in terra reggiana?” accompagnato da “Costruzioni generali – Una piccola idea, semplice e 'social-popolare', per mettere d'accordo la destra e la sinistra”. Ad accompagnare l'articolo-idea del RIZZO Antonio, essendo che lui ama “il bello in ogni sua forma” due foto: una sua ed un'altra sempre sua ma in compagnia del DELRIO Graziano. Era il 3 giugno 2009. La vigilia delle elezioni amministrative di Reggio Emilia, dopo il pellegrinaggio a Cutro, dove DELRIO ha sbaragliato tutti (compresa la MASINI – come si è già visto nella prima puntata – Presidente uscente della Provincia e ricandidata, che però vedrà il PD a Reggio Emilia città prendere quasi 5.000 voti in meno per la Provincia, rispetto a quelli conquistati dal stesso PD con DELRIO per l'elezione riguardante il Comune).
E quella pagina acquistata dall'imprenditore cutrese appare uno spottone elettorale per DELRIO, a pochi giorni dal voto. Nel testo della pagina a pagamento si legge: "L'Amministrazione Comunale di Reggio Emilia nella persona del primo cittadino Graziano Delrio (in corsa per il secondo mandato elettorale e di chiara fede PD) ha preso di buon occhio l'idea che gli è stata presentata da un pool di imprenditori del settore edile. Il suo Staff tecnico in queste ultime settimane, oltre alla normale routine, sta infatti lavorando per suprare tutti i problemi burocratici e gestionali a cui si andrebbe incontro".

E proprio da DELRIO siamo partiti (nella prima puntata ed ancora prima che scattasse l'operazione) e ripartiamo ora. Lo facciamo, ancora una volta con gli Atti, ovvero con ampi stralci dell'interrogatorio del 17 ottobre 2012, quando Carabinieri e magistrati (i Pm Roberto Alfonso, Marco Mescolini e Roberto Pennisi) verbalizzano le risposte di DELRIO Graziano...

PM Pennisi: Senta Sindaco scusi, lei ha sempre preso posizione favorevolmente rispetto alle iniziative del Prefetto o c'è stata qualche occasione in cui non ha condiviso e ha manifestato la non condivisione?
DELRIO: No, assolutamente! Io sono sempre stato assolutamente difensore senza se e senza ma di questa cosa. Senza se e senza ma. E quindi... per me l'azione del Prefetto De Miro per la sua professionalità va totalmente appoggiata, poi qualcuno dice che esagera nel senso che vede fantasmi dappertutto, mio io fino a prova contraria preferisco essere prudente in questo caso.

Fissata la risposta di DELRIO? Bene, perché poi dopo, invece, emerge che il DELRIO aveva accompagnato personalmente diversi cutresi dal Prefetto, non proprio per sostenere “senza se e senza ma” le sue iniziative di prevenzione antimafia (come il ritiro porti d'armi e misure interdittive). Quando, durante l'interrogatorio, il PM Pennisi gli chiede conto del fatto che si siano caldeggiate davanti al Prefetto “le posizioni di soggetti svolgenti attività imprenditoriali che si ritenevano ingiustamente colpiti dalle iniziative prefettizie?”ecco la risposta di DELRIO: «Sì. Io ho accompagnatopersonalmente, perchè questo tema delle infiltrazioni 'ndranghetistiche e della... e della questione calabrese diciamo così... assume un contorno anche appunto di linciaggio mediatico nei confronti della comunità calabrese in generale, no? [nota: si sta parlando delle iniziative di prevenzione adottate dal Prefetto contro la 'ndrangheta non di campagne contro i calabresi, non di illazioni generiche e generali!!!] Cioè spesso veniva messo un'equazione calabrese uguale mafioso e quindi persone legate alla comunità mi avevano espresso questo disagio, nel fatto che la relazione con Prefetto non fosse una relazione in cui da un lato la comunità si sentiva accusata in maniera generica e dall'altro in maniera invece così... loro non potevano difendersi, o magari creava diffidenza tra loro e il Prefetto. Al che io ho detto: “Beh se avete...”, e mi hanno chiesto di poterla incontrare; quindi io ho portato alcuni esponenti, adesso non ricordo quali, sicuramente c'era uno dei Consiglieri Comunali, il Presidente della Commissione Consigliare Comunale...». Il PM Pennisi sul punto non mola: “Si chiama?” e DELRIO: «SCARPINO, Salvatore SCARPINO. Un ingegnere dell'Agenzia del Territorio. Sicuramente ho accompagnato lui e altri due o tre esponenti diciamo così della comunità, li ho accompagnati dal Prefetto perché ci fosse, perché il Prefetto potesse le spiegare le ragioni delle sue... perché loro avessero garanzie che in tutto questo anche se a noi sembrava superfluo perché il Prefetto viene dalla Sicilia quindi... in tutto questo non c'era una vena antimeridionalista o discriminatoria nei confronti della comunità; cioè loro sono andati per dire: “Noi siamo persone per bene, i nostri figli studiano qua, ci siamo sempre comportati da reggiani, bene, cioè quindi non potete generalizzare dicendo che i calabresi sono tutti conniventi e tutti... Qui fu un dialogo di questo tipo; la Prefetta li rassicurò sul fatto che lei agiva su fatti concreti e non su pregiudizi di tipo territoriale.». Sempre DELRIO: «Non parlerei di risentimento, loro erano preoccupati che montasse un clima nei giornali, al di là delle dichiarazioni del Prefetto, al di là delle questioni... perché nei giornali c'è stato a lungo questo tema no, della forte presenza e della forte, diciamo così, occupazione negli ultimi tempi su alcuni appalti, sulla base di alcune notizie che erano apparse sulla stampa appunto, e quindi immagino che la loro preoccupazione fosse di poter testimoniare la presenza di una serie di professionisti, di persone che abitano a Reggio da 30 o 40 anni e che hanno sempre a cuore il bene, la legalità, eccetera. Era un loro desiderio di attestare questa cosa, ecco... Si sono sentiti... ma non dal Prefetto, dal clima che si è creato, mediatico diciamo».

Il PM Pennisi, a quel punto domanda: “Lei prima di andare dal Prefetto ha parlato con queste persone?” e DELRIO risponde: «Sì sì, mi hanno espresso queste preoccupazioni più volte. (...)». Il PM Pennisi: Sindaco, parlando con queste persone, “Noi vogliamo andare a parlare col Prefetto per dire loro che non è giusto criminalizzare l'intera comunità calabrese”. Ora dico, parlando con queste persone ha avuto modo di rendersi conto che e se.. costoro avessero consapevolezza dell'esistenza invece di una parte “non buona” della comunità calabrese?risponde DELRIO: «No, certo questo è uno degli argomenti con cui noi discutevamo, cioè io dico sempre con loro: “se voi non siete... cioè io ne ho contezza, ma se voi avete contezza di fenomeni, di pressioni, di cose... la cosa che più vi accredita diciamo così, agli occhi della comunità in generale, è il fatto che voi le denunciate!».

Fermiamoci un attimo. Allora: il Prefetto di Reggio Emilia promuove alcune misure preventive antimafia (ritiro di armi e interdizioni ad imprese) a soggetti specifici (siano essi singole persone o imprese) sulla base – ovviamente – di risultanze ufficiali, quindi nessuna campagna di discriminazione generalizzata e non nessun pericolo di subire detti provvedimenti se non si è appartenenti o legati alla 'ndrangheta (o altra associazione di stampo mafioso); DELRIO prende e porta dal Prefetto una delegazione per dire che non bisogna generalizzare, che non si può colpire indiscriminatamente la “comunità cutrese”; DELRIO poi aggiunge anche che in effetti ci sono stati articoli di stampa su queste cose e che ciò può ingenerare persecuzioni verso i cutresi e poi chiosa con una dichiarazione semplice da bel addormentato nel regno di Cutro con quel: “io non ne ho contezza” dei fenomeni, di pressioni, di cose... di 'ndrangheta insomma.

Andiamo avanti. DELRIO dice che lui invita i cutresi a denunciare (quello che «voi sapete») e che questi gli rispondono sempre “Sì, sì ma poi non denunciano nulla. Il PM Pennisi, quindi, gli chiede: “E lei si è domandato, Sindaco, come mai queste persone, ecco, non accolgono il suo suggerimento e non si espongono?” e DELRIO risponde: «No certo che me lo sono domandato, è evidente!” e li si ferma, così che il PM Pennisi deve insistere per capire: “Che risposta dà?” e DELRIO: «Do una risposta che... hanno alcuni un eccesso di prudenza, nel senso che dicono: “Noi poi non sappiamo realmente le cose! E quindi non vogliamo compromettere famiglie e persone in processi sommari”. Questa è una risposta tipica che loro danno no? (si mette a domandare lui al PM quale sia la risposta tipica che danno a lui, ndr) Quindi che dicono: “Non si fanno processi sommari a tal dei tali solamente perché terzo parente di tal dei tali” Mi spiego?».

Il PM Pennisi a questo punta suona la sveglia a DELRIO ed afferma: “Quindi qualcosa che è parente di un atteggiamento un tantino omertoso, direi quasi” e DELRIO risponde: «Beh certamente io rilevo il fatto che la comunità diciamo in generale, una collaborazione costante, diciamo così, di denuncia, non c'è! Quindi lo rilevo come fatto». Ed ancora, sempre DELRIO: «L'altra parte non riesco a spiegarmelo, perché sicuramente c'è da parte loro, in qualche modo, una forma di... culturale di non esposizione, ecco...».

Interviene il Procuratore Capo di Bologna, Alfonso: “Perché non si può pretendere di andare dal Prefetto a dire: “Lei non ci può criminalizzare”, e dall'altra parte poi assumere questo atteggiamento di chiusura della stessa comunità nei confronti dell'altra che la accoglie!” e DELRIO: «E' la discussione che stiamo facendo esattamente, perché...» e poi «io ripeto: non sono a conoscenza che vi siano fenomeni di intimidazione o pressione...».

Il Procuratore Capo di Bologna domanda: “Eh per esempio quei suoi amici, quei suoi amici che l'hanno accompagnata a Cutro... (…) Ovviamente con loro lei avrà discusso” e DELRIO: «La discussione c'è, la discussione c'è sempre su questo argomento. E' evidente. La discussione che dice: la città è bella... poi anche col Sindaco abbiamo discusso, anche recentemente quando ci siamo visti in Calabria per la questione dell'iniziativa contro la 'ndrangheta che abbiamo fatto a Locri. Però mi pare che anche nel Sindaco e negli amministratori in generale non ci sia una grande predisposizione a palesare questa cosa, continuare a discutere questa cosa...» Poi con riferimento al Sindaco di Cutro, DELRIO afferma che: «... le sue affermazioni sono esattamente di questa natura: “Questo problema c'è, ci sono delle situazioni di questo tipo, ma noi qui invece affermiamo la legalità, siamo l'alternativa, siamo la Cutro della breve persone, dateci una mano, bla bla bla, eccetera eccetera...». Il Procuratore Alfonso: “Il suo collega di Cutro in sostanza si affermava che era l'alternativa, che era un'altra cosa, che era la legalità, ma come era riuscita ad ottenerla, ad averla ed mantenerla? Solo così perché lo affermava lui?”. La risposta di DELRIO è significativa, anche considerando il “gemellaggio” promosso tra Reggio Emilia e Cutro, il pellegrinaggio: «A questa domanda io non riesco a rispondere, cioè francamente è una domanda che non potete fare a me!», così che il Procuratore Alfonso “Ma noi non la facciamo a lei, però siccome partiamo dal presupposto, se il Sindaco di Cutro dice: Ma noi qua siamo l'alternativa, siamo la legalità...”, intanto rispetto a chi! E poi nel ragionamento, io suppongo che lei abbia chiesto: “Bravi! Ma come avete fatto a raggiungerla, a conquistarla?” e del DELRIO sfoggia la sua arte oratoria: «No beh...». Ma poi, punzecchiato, DELRIO procede con la solita solfa del 'ha partecipato alle manifestazioni per la Legalità' e 'l'ha raggiunta grazie al voto degli onesti'... ecco, ancora una volta testualmente: «No mi scusi però, mi scusi. Il Sindaco di Cutro che è stato invitato anche recentemente quando abbiamo fatto la manifestazione il 25 aprile a Reggio Emilia per la legalità, ed io ho fatto parlare le Sindache, appunto minacciate dalla 'ndrangheta [ndr: una di queste, per gli smemorati, era la Sindaco di Isola Capo Rizzuto, ovvero quella GIRASOLE Caterina legata ai PUGLIESE, alla cosca ARENA, arrestata dalla DDA di Reggio Calabria – vedi qui e qui invece l'Ordinanza] Ha chiesto pure lui di poter intervenire. E quindi se lei mi chiede come ha fatto a raggiungerla, io penso e spero che l'abbia raggiunta grazie al voto dei cittadini onesti di Cutro! Perché immagino che ci siano molti cittadini onesti anche a Cutro. Però non le so dire, perché quello è un problema di tipo elettorale

Il PM Mescolini torna sulla questione della delegazione dal Prefetto e domanda a DELRIO: “E perché chiesero di andare dal Prefetto?”. DELRIO: «Perché appunto sui giornali venne fuori molto il tema dei... forse fu in occasione di... un attentato incendiario ad un'auto o una roba del genere forse, che dopo si scatenò il tema delle intimidazioni e delle cose...». Il PM Mescolini: “Io solo, a questo punto, le chiederei: se non furono interditteve del Prefetto...” e DELRIO: «No no, non furono interdittive del Prefetto...». Qui DELRIO cambia versione. Prima affermava che il problema era i provvedimenti Prefetto l'oggetto della richiesta di incontro (lo abbiamo visto prima, ma per semplificare: “ il PM Pennisi gli chiede conto del fatto che si siano caldeggiate davanti al Prefetto “le posizioni di soggetti svolgenti attività imprenditoriali che si ritenevano ingiustamente colpiti dalle iniziative prefettizie?”ecco la risposta di DELRIO:«Sì. Io ho accompagnatopersonalmente...»). Adesso nega, ma come vedremo sarà anche peggio perché se prima aveva anche espresso che la comunità cutrese non voleva collaborare nonostante i suoi inviti a denunciare e denunciare (quello che loro sanno ma che lui non vede), ora, come vedremo, sostiene che erano andati dal Prefetto proprio per collaborare. Vediamo. Il PM Mescolini: “E allora perché si individuò il Prefetto come interlocutore? A cui in qualche modo chiedere che non si facesse di ogni erba un fascio?” e DELRIO: «Perché il Prefetto rappresenta comunque in questo momento il simbolo di questa lotta che si vuole fare e quindi ovviamente è stata vista in questo... Cioè si chiedeva di avere un'interlocuzione per collaborare, per dare l'idea della collaborazione e per evitare di criminalizzazione, ma fu offerta anche collaborazione insomma, dal punti di vista generale».
Il PM Mescolini: “... Solo una cosa: con uno sforzo se lei ricorda altri nomi di quel giorno. Uno l'ha detto...” e DELRIO risponde: «Ricordo solo che c'era Salvatore SCARPINO, forse c'era anche l'altro Consigliere Comunale ma non ci giurerei, Antonio OLIVO...mm...». OLIVO è il consigliere del PD di cui abbiamo già parlato nella prima puntata perché era quello che annunciava pubblicamente dalla stampa che voleva impegnarsi per dare una mano agli “amici cutresi” vittime delle interdittive, come l'“amico SARCONE Gianluigi” - vedi qui -.

Il PM Mescolini: “Da un punto di vista di estrazione politica c'era un'estrazione caratterizzata o no? C'erano persone vicine al Partito Democratico?” e DELRIO: «No, direi che... le altre due persone non le ricordo come esponenti vicine al Partito Democratico, secondo me eravamo in quattro...». Qui è come se avesse avuto un'illuminazione: non sa chi c'era con lui ma sa che non erano mica vicine al PD... Ma il colpo di scena deve ancora arrivare...

PM Mescolini: Però lei non ricorda chi fossero...;DELRIO: «No»; PM Mescolini: “Non erano politici anche in senso...?”; DELRIO: «No, non mi pare. Non mi ricordo se c'era anche l'altro esponente del PDL, questo Rocco GUALTIERI che è sempre originario della Calabria; non mi ricordo ma mi pare che non ci fosse lui. Però francamente è successo più di un anno fa e non...».

Eccoci. Non sa, non ricorda, non è certo di chi ci fosse nella delegazione che lui ha portato dal Prefetto, ma tra questi, DELRIO indica che forse poteva anche esserci GUALTIERI Rocco. E chi è costui? Ma semplice è: …Rocco…Roccuzzo nostro…, parola di PAOLINI Alfonso, esponente della 'ndrangheta di Reggio Emilia (arrestato per 416-bis nell'Operazione AEMILIA) e “braccio destro del costruttore Pino RUGGERO, attivo a Reggio Emilia”. Ma su GUALTIERI torniamo dopo, ora andiamo ancora avanti con DELRIO...

DELRIO tra le cose che dichiara ai Magistrati quando viene interrogato come persona informata sui fatti, afferma anche: «Io ho detto che non conosco penetrazioni o collaborazioni tra imprese legate alla 'ndrangheta (…) e imprese reggiane, diciamo, perché facciano cartello per avere... cioè qualcuno che faceva da veicolo ad imprese, diciamo, legate a gruppi criminali. E mi riferisco, quando parlo di imprese reggiane intendo imprese reggiane a tutti gli effetti, anche quelle fatte da calabresi residente a Reggio Emilia! Cioè mi riferisco... (…) Io le intendo come imprese reggiane, per quanto mi riguarda, quindi non ho... Poi è chiaro che, da quello che mi è stato in tutti anni, c'è una sensibilità e una difficoltà differente magari per un'impresa calabrese a dire dei “no”, rispetto ad un'impresa reggiana, ma queste sono risultanze di Ciconte e così via, che dice: “Alcune imprese di origine calabrese fanno più difficoltà perché hanno legami territoriali là, hanno la famiglia là, hanno i legami... quindi... però si parla sempre così di... rispetto... di risultanze processuali... quindi...»

Qui vi sarebbe un lungo discorso... perché ancora una volta il negazionismo del DELRIO si conferma all'ennesima potenza. Per lui le imprese reggiane (comprese anche quelle dei cutresi che sono residenti a Reggio Emilia) non avevano rapporti con la 'ndrangheta... Per lui non c'era nulla, erano tutte linde, comprese quindi anche quelle di uomini della 'ndrangheta, come quelle “controllate” dalla 'ndrangheta – così come emerso ora con l'inchiesta “AEMILIA” e come già era emerso con le misure interdittive della Prefettura ed Atti ufficiali della Prefettura così come di Reparti Investigativi dello Stato o da Inchieste della Magistratura. Ma andiamo avanti...

Il PM Pennisi non a caso insiste: Ma avete voi la consapevolezza dell'esistenza di una comunità cutrese in territorio di Reggio Emilia?” e DELRIO risponde: «Assolutamente sì, eccome! Una comunità cutresemolto organizzata, molto solida, molto...».

Il PM Pennisi: “Lei è mai andato a Cutro?” e DELRIO: «Io sono andato a Cutro, sì. Sono andato a Cutro nel 2009 mi pare, nella... in occasione della festa del Santo Crocefisso che è una festa religiosa molto importante a Cutro. Noi abbiamo un gemellaggio con Cutro, e quindi io sono stato a Cutro, ho incontrato il Sindaco anche recentemente, quando sono stato come Presidente dell'ANCI, dei Sindaci italiani, a fare il Consiglio Nazionale dell'ANCI, dalle Sindache minacciate dalla 'ndrangheta, la Sindaca di Rosarno, quella di Monasterace e quella di Isola Capo Rizzuto [la nota e già richiamata GIRASOLE];quindi a portare la solidarietà diciamo dell'Associazione dei Sindaci là. Abbiamo fatto là appunto, il mese scorso, un convegno contro la mafia a Locri, proprio, contro la 'ndrangheta, che io ho presieduto insieme al magistrato Ayala e insieme ad altri magistrati. Quindi... sono stato, tornerò in Calabria, e quindi... anche l'anno prossimo penso di tornare a Cutro prima di finire il mio mandato; noi siamo gemellati con la città di Cutro».

DELRIO sottolinea ben due volte che è solido il legame con Cutro... ripete due volte che c'è il gemellaggio tra Reggio Emilia e Cutro, fa intendere che si interessa della situazione calabrese, e poi casca, ma casca di brutto... vediamo:

PM Pennisi: Ma lei sa che esiste una persona che si chiama Nicola GRANDE ARACRI?”
DELRIO: «So che esiste GRANDE ARACRI, Nicola non... non lo avevo realizzato»
PM Pennisi: Sa che è di Cutro?
DELRIO: «No, non sapevo che fosse originario di Cutro; sapevo che era calabrese ma non sapevo fosse originario di Cutro. Perché abita lì nel centro di Cutro? No io non lo sapevo.»
PM Pennisi: Scusi, per dire la verità, che Nicola GRANDE ARACRI e che tutta, diciamo così, la criminalità organizzata che proviene da Cutro, oggi si ispiri a Nicola GRANDE ARACRI, penso che lo sappia anche lei se ha letto i giornali relativi agli interventi del Prefetto, quantomeno quelli di revoca del porto d'armi di quattro o cinque persone che avevano partecipato li al...
DELRIO: «Sì, no, però io ho risposto alla sua domanda. Se lei mi chiede: “Lei sa che GRANDE ARACRI è nativo di Cutro?”, la mia risposta è non lo so, non ne sono sicuro, cioè non lo ricordo francamente, so che è collegato con la criminalità legata alla... cioè diciamo... anche a Cutro... ma non se è di Cutro, di Steccato anziché del paese vicino, insomma questo era il senso della mia risposta».

Il PM non gli a mai chiesto dove siano nato Nicolino GRANDE ARACRI, gli ha chiesto se lo conosce e sa che è di Cutro... Ma DELRIO nell'arrampica sugli specchi, dopo il rilievo del PM, compie inesorabile una nuova scivolata.

PM Pennisi: “Senta, la sua affermazione di poco fa, secondo la quale la comunità calabrese, o cutrese che dir si voglia, ha i suoi rappresentanti nell'Amministrazione Comunale, Consiglio Comunale immagino, ecco che significato ha? Che ci sono dei Consiglieri Comunali calabresi o eletti della comunità calabrese?”
DELRIO: «Ha il significato che queste persone sono reggiane a tutti gli effetti perché sono a Reggio da trent'anni e fanno professioni varie, hanno un bacino elettorale normalmente che si individua durante le campagne elettorali che normalmente è fatto da una rete di famiglie, di persone che si conoscono e che in gran parte, diciamo così, anche se non totalmente, sono di origine calabrese».
Proc. Capo Alfonso: “Vengono eletti come rappresentanti di un partito ben definito o per esempio presentano una lista civica, diciamo, trasversale a tutti i partiti? Proprio per poter raccogliere questi voti di parentela, chiamiamoli così...”
DELRIO: «No, vengono eletti nei vari partiti a seconda delle loro...»
Proc. Capo Alfonso: “Quindi di diversa estrazione politica?”
DELRIO: «Assolutamente! Sì sì, assolutamente. Ma ripeto, questa...»
Proc. Capo Alfonso: “Quelli che avete, per esempio ora in Consiglio Comunale da quel parte provengono?”
DELRIO: «Provengono due dal PD, dal Partito Democratico, e... uno da Forza Italia, ex Forza Italia, quindi Popolo della Libertà... questi sono i tre che io...».

Compiuto questo viaggio nell'interrogatorio che “smaschera” DELRIO Graziano promosso, ovviamente, da Sindaco di Reggio Emilia (passante Cutro) a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, possiamo procedere oltre.

Partiamo dal parlare, come anticipato, su …Rocco…Roccuzzo nostro…, ovvero GUALTIERI Rocco (in foto lato), il Consigliere Comunale del PDL incontrato nell'interrogatorio di DELRIO... e che avevamo già visto – nella prima puntata - essere uno dei partecipanti alla famosa cena anti-interdizioni presso il ristorante “ANTICHI SAPORI”.

Su indicazione del reggente della 'ndrangheta nell'Emilia occidentale, SARCONE Nicolino, si doveva promuovere una campagna contro le interdizioni antimafia promosse dalla Prefettura. La stessa campagna per cui viene stretto il patto politico-mafioso con PAGLIANI il consigliere provinciale di allora (e poi Consigliere Comunale) del PDL / FI (che si è approfondito nella seconda puntata), e che vedrà, come abbiamo ricordato sopra anche l'impegno pubblico assunto da OLIVO, consigliere comunale PD (da noi già indicato nella prima puntata). Ora torniamo all'organizzazione ed allo svolgimento di quel summit.

Qualche passaggio dall'Informativa dei Carabinieri:

«L’01.03.2012, avuta conferma dell’appuntamento fissato per il giorno successivo, PAOLINI Alfonso effettua una serie di telefonate finalizzate a comunicare il luogo e l’orario dell’incontro con il politico ad altri soggetti a lui vicini. Quindi contatta SARCONE Nicolino al quale chiede di avvisare Pasquale (BRESCIA Pasquale, identificato perché presente alla conversazione tra PAOLINI e SARCONE). Poi contatta IAQUINTA Giuseppe al quale comunica che si vedranno l’indomani intorno alle 11.00 nell’ufficio di Nicola. IAQUINTA riferisce però di essere impegnato e PAOLINI in chiusura afferma: «…e organizzati dai... siamo sei... sette persone...». Infine PAOLINI contatta BRESCIA Pasquale chiedendo se ha avvisato «…Rocco…Roccuzzo nostro…» (che verrà poi identificato in GUALTIERI Rocco). Questo chiaro riferimento di PAOLINI su Rocco ne indica la vicinanza o comunque la contiguità con il sodalizio. Pasquale chiede poi al PAOLINI chi ha invitato e questi risponde: «…e niente siamo quelli... che poi tra noi ci vediamo...». E’ opportuno precisare che sia IAQUINTA Giuseppe che GUALTIERI Rocco non parteciperanno a questo primo incontro perché impegnati. Dell’assenza di IAQUINTA si lamenta direttamente SARCONE Nicolino, secondo il quale IAQUINTA, per una questione così importante si poteva liberare. PAOLINI rassicura SARCONE dell’appoggio di IAQUINTA. La presenza di MUTO Antonio inteso Totò sarà dimostrata dalla conversazione nr. 11797 del 02.03.2012 (...) in cui MUTO comunica a PAOLINI che giungerà al summit con un po’ di ritardo». «Il 15.03.2012 partono i primi contatti organizzativi per l’importante summit che si terrà con i politici PAGLIANI Giuseppe, ARCURI Caterina e GUALTIERI Rocco in data 21.03.2012.
SARCONE Nicolino chiama BRESCIA Pasquale:
...omissis dall'inizio del brano fino alle ore 14:38:40
SARCONE Nicolino: vedi che Mercoledì abbiamo preso l'impegno là, vedi che viene quel ragazzo, (PAGLIANI Giuseppe n.d.r.) devi avvisare a Rocco tu
BRESCIA Pasquale: mercoledì, dove?
SARCONE Nicolino: a Rocco GUALTIERI
BRESCIA Pasquale: ma dove, nell'ufficio da te?
SARCONE Nicolino: alle otto al tuo ristorante
BRESCIA Pasquale: la sera? Mercoledì?
SARCONE Nicolino: la sera
BRESCIA Pasquale: va bene, voi fate le cose ed io...non passate parola, va bene...
SARCONE Nicolino: ora no, mezz'ora fa ha telefonato questo qua ha detto:"io sono libero mercoledì sera"
BRESCIA Pasquale: come volete, come volete
SARCONE Nicolino: va bene?
BRESCIA Pasquale: va bene
SARCONE Nicolino: quindi, vedi a Francuzzu RANIERI, vedi a chi vuoi aggiornare i più vicini, i più...
BRESCIA Pasquale: i più seri dai
SARCONE Nicolino: i più puliti, quelli che possono spendere una parola
BRESCIA Pasquale: va bene, avete altri ordini?
SARCONE Nicolino: no, compà, mai ordini con voi...
BRESCIA Pasquale: ...ride...ci vediamo
SARCONE Nicolino: va bene? Caso mai ci vediamo dopo più tardi, dai
BRESCIA Pasquale: ok, ciao
omissis…»

Ancora: «Il 20.03.2012, alle ore 18.25, PAOLINI Alfonso ricorda a BRESCIA Pasquale il summit che si svolgerà la sera successiva con PAGLIANI Giuseppe e GUALTIERI Rocco nel suo locale». «Il 21.03.2012 è la giornata di quella che successivamente i giornali indicheranno come la Cena delle beffe. Alle ore 11.58 PAOLINI Alfonso contatta BRESCIA Pasquale (…) PAOLINI Alfonso chiede a BRESCIA Pasquale di preparare una sala riservata e si raccomanda sistemare PAGLIANI Giuseppe e ARCURI Caterina vicino a GUALTIERI Rocco. BRESCIA Pasquale commenta negativamente la presenza di ARCURI, in quanto non ritenuta persona affidabile dal punto di vista politico. Gli interlocutori si riservano anche di far intervenire una giornalista di Telereggio per dare un eventuale risalto all’evento.»

«Gli effetti del summit del 21.03.2012, si registrano immediatamente. Il 28.03.2012 PAGLIANI Giuseppe contatta il senatore Filippo BERSELLI, coordinatore regionale del PDL. PAGLIANI chiede a BERSELLI un incontro a Bologna, per trattare la questione dei «calabresi» insieme a GUALTIERI Rocco. I due si danno appuntamento per il lunedì successivo alle ore 18.30. L’incontro è testimoniato dalla conversazione nr. 2053 del 02.04.2012 (...) in cui PAGLIANI comunica al senatore il loro imminente arrivo nei suoi uffici bolognesi di via Garibaldi nr. 1.»

Per inquadrare il GUALTIERI Rocco può bastare così, nel frattempo siamo anche arrivati al Senatore Filippo BERSELLI (foto a lato), bolognese, avvocato cassazionista, tornato all'attività forense. Tra i suoi primi impegni legali dopo la lunga attività parlamentare (ed anche di Governo) vi è la difesa assunta, nel 2013, di VENTRICI Francesco, affiliato alla 'ndrangheta, della potente cosca dei MANCUSO. VENTRICI è soggetto di “elevata caratura criminale” a cui oltre alle pesanti condanne che ne hanno scandito la carriera 'ndranghetista (da narcotrafficante tra Italia e Colombia a riciclatore dei soldi sporchi dei MANCUSO frutto del narcotraffico, tra Bologna, riviera romagnola e San Marino), è recentissima l'esecuzione, a suo carico, da parte della Guardia di Finanza di Bologna, del provvedimento di sequestro finalizzato a confisca dei beni per 1,3 milioni di euro.

Dopo questo nuovo approfondimento su “AEMILIA” riguardante la terra dell'Emilia Romagna, ora andiamo a vedere quanto questa stessa inchiesta ha messo in luce più a nord. In Veneto, a Verona... e lo facciamo riportando il dettagliato articolo di Alessia Candito per il Corriere della Calabria:

AEMILIA | «Il gruzzoletto al sindaco glielo dobbiamo dare» 
[di Alessia Candito - Corriere della Calabria]

Secondo quanto emerge dalle carte dell'inchiesta sarebbero almeno due le occasioni conviviali in cui il primo cittadino di Verona, Flavio Tosi, ha incontrato i professionisti direttamente o indirettamente riconducibili al clan Grande Aracri di Cutro.

Nonostante il sindaco di Verona l'abbia bollata come «spazzatura», emergono nuovi particolari e dettagli sui suoi incontri con gli uomini del clan Grande Aracri. Stando a quanto si legge nell'informativa conclusiva dell'inchiesta Aemilia, sarebbero almeno due le occasioni conviviali, organizzate con un preciso scopo, in cui il sindaco di Verona, Flavio Tosi ha incontrato i professionisti direttamente o indirettamente riconducibili al clan Grande Aracri di Cutro.

L'industriale ponte fra amministrazione e clan

Per i magistrati, il burattinaio degli incontri è Moreno Nicolis, – fermato per ordine dei pm di Brescia la settimana scorsa, ma già finito ai domiciliari per decisione del gip – titolare del Gruppo Nico.Fer Srl, azienda leader nella lavorazione del ferro, dal fatturato annuo che oscilla tra i 16 e i 17 milioni di euro. Nicolis – che stando a quanto emerge dall'inchiesta proprio nelle festività di Natale del 2011 è stato ospitato a Cutro – ha in ballo un affare importante con gli uomini dei Grande Aracri. È lui – emerge dalle carte – che dovrà fornire il ferro necessario per la costruzione dei parchi eolici che il clan progetta di realizzare in Calabria, ma anche quello che per primo ingolosisce Antonio Gualtieri, curatore degli interessi imprenditoriali dei Grande Aracri in Emilia, con il progetto di acquisizione del patrimonio immobiliare derivante dal fallimento Rizzi costruzioni srl, inclusa la vasta area Tiberghien. Per il clan – si sottolinea nell'informativa – significa «la possibilità di ricavare ingenti introiti, ammontanti a diversi milioni di euro, che deriverebbero dalle vendite degli immobili in acquisizione», ma anche per Antonio Gualtieri è un'occasione d'oro. È stato scelto dal clan prima per controllare poi per «sostituire» Romolo Villarillo, caduto in disgrazia perché sospettato di aver gestito in proprio alcuni degli affari del clan, quindi ha voglia di dimostrare il proprio "potenziale" criminale e imprenditoriale.

"Ti delego" il fallimento Rizzi

Quando nel dicembre 2011 Nicolis gli propone l'affare, non si tira indietro, anzi letteralmente lo arruola, certo dell'assenso del clan. «Ascolta un poco a proposito, vedi che a te ti delego a prenderti tutte le responsabilità di tutta quella operazione lì eh! Capito? – registrano gli investigatori - comunque tu sappi che io domani mi incontro ... mi incontro all'incontro e determiniamo tutte le virgole ok?» .E mentre nel giro di poche ore da quella telefonata l'assenso della cellula emiliana dei Grande Aracri arriva dal "decano" Francesco Lamanna, Nicolis definito «uomo che dispone di contatti con l'amministrazione comunale scaligera» sembra iniziare a muovere i suoi contatti. In realtà, per Immacolata Larosa – una delle protagoniste del complesso affare, allo stato non indagata - Nicolis intendeva barattare con l'amministrazione comunale informazioni sul fallimento in cambio della variazione sul Piano Regolare di alcuni terreni di sua proprietà destinati a costruzioni industriali, posti nei pressi della ditta «Glaxo», in area commerciale. Quali fossero i reali obiettivi dell'imprenditore, al momento non è dato sapere – in sede di interrogatorio di convalida del fermo ha infatti negato ogni addebito – ma sta di fatto che nel giro di un paio di mesi i risultati arrivano. Il 22 febbraio infatti a pranzo nella sua taverna siederanno l'emissario dei clan, Antonio Gualtieri, il sindaco Flavio Tosi e l'allora vicesindaco Vito Giacino, al tempo anche assessore all'urbanistica del comune di Verona.

Il primo incontro fra il sindaco Tosi e l'emissario del clan

A inquirenti e investigatori è lo stesso Gualtieri a fornire informazioni su quell'incontro vantandosene al telefono con il contabile del clan, Salvatore Minervino. «Mi sono incontrato con il sindaco e il vice sindaco di Verona, oggi, con Tosi e coso... e ancora stanno mangiando, lì da Moreno sono a mangiare, stanno mangiando lì da Moreno sotto in taverna, sai da quel signore che è venuto? Eh... c'è Tosi il sindaco e il vice sindaco, perché oggi è la giornata della sagra di Verona», dice a Minervino, per poi sottolineare «allora sono andati da lui... siccome io gli avevo detto che lo volevo conoscere a Tosi, no? Ha preso Moreno me l'ha portato là, me l'ha fatto conoscere... è sempre buono avere delle amicizie». È un incontro importante per la positiva conclusione dell'affare relativo al fallimento Rizzi, ci tiene a evidenziare Gualtieri, che per non lasciare spazio a dubbi spiega «Salvatò, e credimi che te lo dico come un fratello, non è facile chiudere una trattativa là, che c'è la politica in mezzo, Salvatò... che Tosi, là» . Un affare per il quale – chiarirà due giorni dopo la mente economica degli affari della cellula emiliana del clan cutrese – sarà necessario non solo un esborso di denaro ma anche la presenza del boss Nicolino Grande Aracri in persona. «..ora che vai là, gli dici che giorno 7 c'incontriamo con il curatore, hai capito? Gli dici: "Ha detto il compare tuo, che al 90% è già...sistemata, che poi dopo serve la pila".... e se mi chiama per andare là sotto, gli dici: "Ora non si può muovere per niente, niente, niente che deve curare questa questione"...».

Il secondo incontro

Ma se il boss Nicolino Grande Aracri puntuale si presenterà in compagnia della moglie e della figlia per dare luce verde all'operazione, in realtà l'affare è ben lontano dalla conclusione. Il quadro si è complicato sia per la necessità di individuare finanziatori dall'ampia disponibilità di denaro, sia per le pretese dei Galasso – satellite del clan Facchineri della Piana di Gioia Tauro – che per primi avevano messo gli occhi sull'affare e pretendono una quota dei profitti che "Manuzza" non ha nessuna intenzione di concedere loro. Difficoltà che saranno al centro di una serie di riunioni, come quella del 2 marzo presso la sede della T.M. Logistica di Sona (VR), al termine della quale ci sarà un nuovo appuntamento importante per i cutresi, che nell'occasione sono rappresentati da Gualtieri, la consulente finanziaria Roberta Tattini e "il professore" Giovanni Summo, anche lui destinatario di una misura cautelare con l'accusa di concorso esterno. «Dalle conversazioni telefoniche si evince inoltre che al successivo pranzo organizzato a casa di Nicolis Moreno era inoltre presente anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi". Una circostanza che gli investigatori desumono anche dalle telefonate di Roberta Tattini, consulente finanziaria di Gualtieri, ben consapevole gomito a gomito con "il numero due!.... della Calabria!.. della 'ndrangheta...!! Proprio un 'ndranghetista eh!..... è un imprenditore però... comanda tutta Reggio.... loro mi fan fare un lavoro con le aziende... perché rappresentano 140 aziende eh.. io di fatto lavoro.. non fanno... loro non lavorano con la droga eh». Reduce da quel pranzo, la Tattini parla con la madre e le racconta – si legge nell'informativa – che «tutti loro sono andati a pranzo con Moreno dove era presente anche il Sindaco di Verona, Tosi Flavio e altra gente».

Confidenze comunali

Nelle stesse ore anche Gualtieri è al telefono. Gli investigatori lo sentono parlare proprio con Nicolis nella cui taverna sono stati poco prima a pranzo. L'imprenditore non era presente, è arrivato quando il gruppo era appena andato via - si evince dalle chiacchiere dei due – ma «Nicolis gli rappresenta di essere con quello del comune di Verona e Antonio gli domanda se ha concluso qualche affare ricevendo quale risposta che con questo tizio mercoledì o giovedì faranno qualcosa riguardo alla terra vicino alla Glaxo (ditta di Verona, n.d.r.) di proprietà di Moreno. Gualtieri in un primo momento non capisce di che terreno stia parlando l'interlocutore ma, grazie alle indicazioni fornite dallo stesso, riesce a comprendere di cosa si parli» appuntano gli investigatori. Ma soprattutto, si legge nella sintesi dei Ros «Nicolis aggiunge di aver parlato con questo del comune anche per la roba del Tiberghien. Gualtieri si mostra sorpreso dell'affermazione domandando con chi ne ha parlato; Moreno risponde di averne parlato con il Sindaco e il Vicesindaco di Verona. A questo punto Gualtieri gli chiede di lasciare stare ma l'interlocutore afferma di averne parlato solo così per sentire le voci che circolano. Antonio raccomanda di non parlarne troppo in giro, altrimenti potrebbe saltare tutto...e ciò gli farebbe fare una brutta figura con gli amici, riferendosi sicuramente ai membri di vertice del locale madre cutrese».

«Il gruzzoletto al sindaco glielo dobbiamo dare»

E se è vero che non vanno immediatamente informati dei passi che i cutresi stanno muovendo, per Gualtieri i politici sono comunque una risorsa essenziale per una felice conclusione dell'affare. Il 13 marzo dice chiaramente anche a Francesco Mauro, genero del boss Grande Aracri e ponte tra la locale cutrese e la cellula emiliana e viceversa. Con lui si lamenta dei Galasso, la famiglia delle ndrine reggine coinvolta nell'affare, che per l'uomo hanno solo millantato di avere le conoscenze giuste per portare a termine l'operazione. Lui, invece – sottolinea – ha ben altri canali. «c'è pure la politica in mezzo... ci dobbiamo inserire là al comune di Verona... c'è uno col sindaco... ehh... ed io mi sono messo con una persona... che ..INC... lo invita a casa sua... a mangiare... "lui" certe cose non le sa... "lui a me"... mi deve lasciare fare!... gliel'ho già detto!... INC... non lo so' chi gliel'ha mandato... deve stare tranquillo che quando ho bisogno di lui... vado là sotto... gli dico: "guarda io ho bisogno di questo questo questo e questo che dobbiamo fare?». Il riferimento chiaro per gli inquirenti è a Moreno Nicolis e al suo ampio network di contatti e conoscenze all'interno dell'amministrazione comunale con cui si è prestato – emerge dall'inchiesta – a fare da tramite. E con lui, sottolinea Gualtieri «abbiamo un bellissimo rapporto... ma bello davvero... con quel signore che mi ha dato... la macchina... ed è uno dei primi industriali di Verona!... e che è lui che mi sta dando una mano politicamente per fare questo affare... i "baluba" dei riggitani... non capiscono che senza politica... non si fa niente!!...omissis...ancora non l'hanno capito!... e hai voglia a dirglielo compà!...» «vedete che noi... il gruzzoletto... al sindaco... glielo dobbiamo dare». Un obolo necessario spiega Gualtieri al genero di Manuzza «se no quello ci mette i bastoni tra le ruote!». Una «trattativa con il politico» che annotano gli investigatori «sarà affrontata da lui in quanto i riggitani non hanno detto il vero sui loro agganci per concludere l'affare».

L'affare sfuma ma il vicesindaco aveva promesso una mano

Peccato però che il clan deciderà di estromettere o quanto meno ridimensionare proprio di Gualtieri nella fase conclusiva dell'affare, in seguito sfumato. Una defenestrazione che non piace per nulla all'uomo, che ascoltato si sfoga «se noi facciamo arrivare questa gente là... sai cosa ci dice Antonio... bao ba.. voi avete finito .. Tosi e il vicesindaco l'altro giorno mangiavano a casa di quell'altro falco là... che non è che ne devi accontentare uno qua.. io della mia metà.. del 3,3 ci vanno la metà ci vanno a Moreno... hai capito... perché è stato Moreno che mi ha portato.. e se Moreno vuole tu quella operazione non la fai.. non la fai.. perché te lo dice il sottoscritto». Sfoghi che qualche tempo dopo permetteranno agli investigatori di sapere che a Nicolis perché il sindaco gli ha detto: «Dai fammelo conoscere questo tuo amico"... perché io quando l'ho portato in Calabria lo trattavano così Billy... gli ho fatto vedere chi siamo». Neanche la mediazione del cugino Lamanna salva Gualtieri dal ridimensionamento deciso dal clan. Un'occasione persa per i Grande Aracri se è vero che, proprio nei giorni in cui si consuma la rottura, l'uomo parlando con la Tattini, le racconta «di essere stato da Moreno Nicolis il quale ha riferito di essere ancora interessato all'affare del Fallimento e che anche il Vicesindaco di Verona (Giacino Vito) sta seguendo questa situazione. Gualtieri – si legge nell'informativa – precisa che Nicolis Moreno ha rappresentato al politico di avere interessi per prendere l'area Tiberghien e che quest'ultimo si è detto disposto a dargli una mano in tal senso».

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