"Libera" di tutto?

Scritto da Benny Calasanzio Borsellino
Venerdì e sabato avrei dovuto partecipare alla due giorni di Libera dedicata alla memoria e all'impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie. Un qualcosa di bellissimo, di emozionante, una due giorni in cui davvero si cerca di restituire dignità a tutti quei morti, soprattutto a quelli senza storia... Sono stato invitato, assieme a mia madre, come parenti di Paolo e Giuseppe Borsellino. Proprio mentre ricevevo l'invito, stavo finendo di scrivere il post sui tre personaggi dubbi inseriti nelle liste del Pd. Ero schifato e arrabbiato. Chiesi ad una organizzatrice (persona fantastica e per bene) se ci sarebbero stati politici. In quel caso non avrei partecipato. Avrei rovinato l'atmosfera, e non mi andava, proprio per rispetto di tutte quelle vittime. Non mi andava di insultare e sputare in faccia a coloro che portano nel parlamento i collusi con la mafia. L'organizzatrice si è informata, e dopo qualche minuto mi ha chiamato dicendomi che ci sarebbe stato solo il sindaco di Bari, e nessun altro esponente del Governo né dei partiti. L'unica sarebbe stata Maria Grazia Laganà. Era stata invitata in quanto moglie di una vittima della ‘Ndrangheta, Francesco Fortugno. A quel punto ho gentilmente declinato l'invito. Io non sarei andato e non andrò. Mia madre si, perché non si può perdere un'occasione così importante per raccontare la storia di mio nonno e di mio zio, né quella di ascoltare altre storie sconosciute. Ma io non andrò. La signora Laganà, oltre ad essere candidata (per par condicio potrebbe evitare le passerelle, soprattutto quando si parla di vittime di mafia e della loro memoria), è attualmente indagata per truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione ad appalti nella sanità, nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose nell'Asl di Locri, di cui la Laganà è stata vicedirettrice. Non è indagata da una procura qualsiasi. Ma dalla Dda. Che vuol dire Direzione Distrettuale Antimafia. La signora Laganà, che è rimasta in Commissione Antimafia anche dopo l'avviso di garanzia, si è sempre rifiutata di essere ascoltata come persona informata sui fatti riguardo l'omicidio di suo marito (fatto già questo strano, direi contro natura), per il quale è stato rinviato a giudizio come mandante Alessandro Marcianò (amico della famiglia Laganà Fortugno e collega dei due alla Asl di Locri). Inoltre, la signora Laganà, all'inizio diceva anche che la ‘Ndrangheta non c'entrava con la morte del vicepresidente del Consiglio Regionale. Poi ha cambiato idea. Opportunità elettorale o glielo hanno confidato i mandanti dell'omicidio? Ma non è tutto. Dal sito della Casa della Legalità: L'On. Laganà non ha mai detto pubblicamente o alla DDA, a quanto risulta, nulla su ciò che accadeva nella ASL della ‘ndrangheta. Non ha mai precisato perché la sua famiglia (ivi compreso Fortugno ed il padre, Avv. Mario Laganà, potente democristiano e per lunghi anni "capo indiscusso" di quella stessa Asl) parlavano, chiamavano e ricevevano chiamate (32) da uomini della cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti, ed in particolare su utenze (fisse e mobili) di Pansera, compagno di latitanza di Giuseppe Morabito di cui è anche genero, avendone sposato la figlia, Giuseppina, collega di Franco Fortugno e Maria Grazia Laganà alla Asl di Locri. Su tutto questo non risponde o, in riferimento alle intercettazioni della Procura di Milano trasmesse per competenza a quella calabrese, accenna a giustificazioni quali: li sentivamo per il "rinnovo dell'ordine dei medici". Che fossero risaputamene medici quanto mafiosi latitanti, è un particolare che sfugge.

Per tutto questo e per molto altro ancora, ritengo quantomeno "sconveniente" invitare la signora Laganà alle giornate di Libera, che rappresentano l'appuntamento più importante per i familiari delle vittime delle mafie e per tutta la società civile che attorno a loro si stringe, e lotta, ogni giorno, contro quello con cui la Laganà conviveva quotidianamente nelle Asl.

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