Gli articoli del Wall Street Journal del 22 e 26 febbraio 2007 sul caso Abu Omar

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion

02.03.2007

Leggete e indignatevi… si chiamano “esportatori di democrazia, di libertà e felicità”
Ecco, di seguito, la traduzione degli articoli del  Wall Street Journal
del 22 e 26 febbraio 2007 sul caso Abu Omar

di C.Abbondanza e S.Castiglion

Le regole dello Stato di Diritto ed i Diritti Umani che sono a fondamento di ogni stato liberale, insieme all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge ed ad un potere giudiziario autonomo e indipendente. Per gli Stati Uniti d’America la pensano in modo radicalmente diverso e stanno sferrando un attacco senza precedenti ed in modo, questa volta, palese contro i principi liberali, contro i magistrati e le leggi degli Stati europei, partendo dall’Italia. Affermare che un “sospettato” debba vedersi negare il diritto alla difesa solo perché degli agenti (in questo caso della CIA) la pensano così è al di fuori di ogni logica di giustizia. Affermare che contrasta il terrorismo e indaga, raccoglie prove e sulla base di queste arresta e condanna sia essere “politicizzati”, “antiamericani” e “parteggiatori/sosteniri della jihad e di Al Qaeda” è paranoico. Purtroppo questa è la posizione delle autorità americane (che pubblicamente sono uscite ma che il Governo Italiano ha taciuto). Non si comprende se la non troppo velata minaccia contenuta negli articoli del Wall Street Journal sia da considerarsi poi una buttata giornalistica o invece una intenzione di “rappresaglia” verso l’Europa ed in particolare l’Italia e la Germania. Questo anche considerando che i nostri magistrati, visto che vengono riconosciuti come “indipendenti” sono delle “canaglie”.
Crediamo a questo punto sia necessario davvero ridiscutere di un’alleanza, quella con gli USA, che considera questa come la possibilità di inviare in Italia i propria agenti governativi coperti da immunità penale a compiere azioni di ogni tipo, anche sulla base di semplici sospetti, di cui non devono rendere conto a nessuno se non a loro stessi. Stanno predisponendo leggi che, mantendo la loro impunità all'estero (rifiuto dell'estradizione per omicidio di Nicola Calipari e rifiuto estradizioni degli agenti CIA coinvolti nel rapimento di Abu Omar), gli permetta di processare e condannare i magistrati e funzionari che in altri paesi (come l'Italia) non assecondino i loro piani e le loro azioni (clicca qui). L’arroganza che stanno dimostrando è pericolosa e inaccettabile, e leggendo bene si comprende che questa è basata sul rifiuto totale dei nostri principi, della nostra Costituzione e delle nostre leggi, figlia di una cultura per cui la "Giustizia" è solo la "loro Giustizia".

Ecco una traduzione degli articoli del Wall Street Journal del 22 e 26 febbraio 2007 sul caso Abu Omar


26 febbraio 2007
L’affare italiano

La cattura di un presunto terrorista islamico a Milano quattro anni fa in un’operazione congiunta dei servizi segreti americano e italiano sarebbe potuta essere un modello di cooperazione transatlantica nell’antiterrorismo. E invece sta diventando la prova numero 1 di come i politici europei stanno lavorando contro gli USA, indebolendo la lotta contro il terrorismo islamico e mettendo in pericolo l’Alleanza Atlantica.

Dieci giorni fa un giudice italiano ha rinviato a giudizio 25 agenti della CIA e un tenente colonnello dell’aeronautica USA, accusati di aver rapito Osama Mustafa Hassan Nasr e di averlo riportato illegalmente nel nativo Egitto, dove fu imprigionato e, a suo dire, torturato. Anche cinque italiani sono accusati – compresi i due ufficiali più importanti del tempo del servizio segreto militare.

Nasr, imam radicale anche noto come Abu Omar, è un sospetto terrorista che veniva sorvegliato dalla polizia italiana dopo l’11 settembre. Nell’operazione coperta del febbraio 2003, italiani e americani lavorarono assieme per catturare Nasr, prima di rispedirlo in Egitto contro la sua volontà e senza l’autorizzazione della magistratura italiana.

Il procuratore di Milano, Armando Spataro, sostiene che Nasr fu "rapito”. Questa "extraordinary rendition", ci dice al telefono, è illegale per la legge italiana, e il suo compito è di assicurare che "le regole siano realmente rispettate…senza alcuna considerazione politica".

Come in molte di queste operazioni, i particolari sono controversi. Ma nessuno, neppure i procuratori italiani, dubita che Nasr sia stato una minaccia per la sicurezza. Nel 2005 un giudice di Milano emise, su richiesta di Spataro, un mandato di arresto per Nasr, con l’accusa di aver costituito in Europa una rete terroristica per il reclutamento attivo di terroristi, anche per l’Iraq. Otto dei suoi complici sono stati condannati fino a 10 anni di carcere per accuse simili, e le autorità italiane ritengono che altri sono in libertà.

Non è chiaro perché nel 2003 Nasr fu catturato anziché arrestato. Secondo un racconto pubblicato nel luglio 2005 sul New York Times, che citava fonti anonime tra gli ufficiali americani in servizio e non, la CIA temeva che Nasr progettasse di attaccare l’ambasciata americana a Roma. Qualunque ne fosse la ragione, gli USA lo volevano togliere dalla circolazione mentre gli italiani non erano pronti ad arrestarlo. La CIA preferisce non commentare. Il governo di Silvio Berlusconi, primo ministro del tempo, negava di essere stato informato preventivamente della rendition.
In ogni caso, nessuno sostiene seriamente che gli agenti della CIA fossero in Italia senza la esplicita conoscenza e partecipazione dei servizi di sicurezza italiani. Questo è il punto cruciale, che spiega perché le incriminazioni sono un atto di ostilità verso gli USA. Per consuetudine giuridica internazionale, da lungo tempo gli agenti ufficiali di un paese che operano in un altro con il permesso di quello Stato godono di immunità penale. Lo status degli accordi militari che riguardano le truppe USA di stanza in Italia si conforma a questo principio quanto meno per la condotta ufficiale.

Se gli agenti della CIA hanno sbagliato, tocca alle autorità americane di stabilirlo. Il procuratore indipendente Spataro può incriminare tutti gli italiani che vuole. Ad ogni modo, il fatto che persegua il personale governativo americano fa di lui una canaglia (rogue)
. Ad aggravare il danno, Spataro ha incriminato i 25 agenti per nome, forse mettendo in pericolo le loro vite. A giugno il processo, probabilmente in contumacia, farà ulteriore danno divulgando le tecniche operative dei servizi. Un sorta di guida a come sfuggire alle indagini ad uso di Al-Qaeda.

La risposta appropriate del primo ministro Romano Prodi sarebbe stata un rapido annuncio che egli avrebbe respinto ogni richiesta di estradizione della magistratura. E invece Prodi aveva solo alluso a una sua possibile intenzione in tal senso, prima che il suo governo venisse meno mercoledì sera. Se otterrà la fiducia che probabilmente chiederà questa settimana, avrà una seconda possibilità per adempiere alfine secondo i trattati ai suoi obblighi verso gli alleati USA e respingere l’estradizione.

I politici europei hanno la colpa di questa situazione più di ogni procuratore. Dopo l’11 settembre molti leader europei hanno fatto il doppio gioco, di nascosto lavorando con gli USA per sradicare complotti terroristici – e salvare innumerevoli vite – mentre pubblicamente condannavano i "metodi americani” con una retorica che nutriva l’insorgente antiamericanismo. Né aiuta il fatto che molti europei abbraccino l’assurda ed eversiva (preposterous) nozione di "giurisdizione universale", l’idea che un procuratore ambizioso possa incriminare e processare chiunque per un preteso crimine commesso in qualunque parte del mondo.

E’ questo il clima nel quale, ad esempio, un Tribunale tedesco ha spiccato questo mese 13 mandati di arresto contro 13 agenti della CIA asseritamente coinvolti nel trasferimento di un sospetto terrorista tedesco-libanese, Khaled al-Masri, in Afghanistan per interrogarlo. Non ha fatto alcuna differenza il fatto che Al-Masri fosse stato arrestato in Macedonia. Anche in Germania i procuratori stanno valutando se elevare accuse di crimini di guerra contro l’ex segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, il Procuratore Generale Alberto Gonzales, l’ex-direttore della CIA George Tenet e altri civili e militari di primo piano. Rumsfeld, Colin Powell and Dick Cheney furono bersaglio dei Tribunali belgi fino a che la legge non venne cambiata. E così via.

Le classi dirigenti d’Europa devono capire i rischi che corrono se continuano su questa strada. L’Italia e gli USA sono partner nella NATO, ma l’alleanza non ha senso se gli "alleati" si abituano a processarsi l’un l’altro per aver collaborato contro una comune minaccia. La prosopopea (grandstanding) politica italiana sta mettendo in pericolo la NATO , così come la vita di milioni di persone sulle due sponde dell’Atlantico.



22 Febbraio 2007
Una straordinaria sottovalutazione

La cattura a Milano quattro anni fa di un presunto reclutatore di Al Qaeda in un’operazione congiunta dei servizi segreti americano e italiano dovrebbe essere un modello per la collaborazione antiterrorismo. Ma grazie ai politicizzati Tribunali italiani, la vicenda sta contribuendo ad approfondire il fossato tra l’Europa e l’America sulla lotta alla jihad in stile Al Qaeda.

La scorsa settimana un giudice italiano ha rinviato a giudizio 25 agenti della CIA, un tenente colonnello dell’aeronautica americana e cinque italiani, tra cui i due più importanti esponenti del servizio segreto militare, che in seguito si sono dimessi. Sono accusati di avere "rapito" l’imam radicale Osama Mustafa Hassan Nasr, e di averlo rimandato nel nativo Egitto.

Il primo ministro italiano Romano Prodi, prima che ieri cadesse il suo governo, stava valutando se chiedere agli USA l’estradizione degli agenti della CIA.

Due settimane prima, i magistrati inquirenti tedeschi di Monaco avevano spiccato mandati di arresto per 13 agenti della CIA. Anche per loro il supposto reato sarebbe la cattura nel 2003 di un sospetto terrorista tedesco-libanese che all’epoca viaggiava nei Balcani. Così il settimanale tedesco Der Spiegel intitolava il suo editoriale: "Monaco agli USA: 'Non mandate gli sgherri della CIA per le strade d’Europa."
 
Questi casi non sono episodi isolati di attivismo giudiziario. Non è solo che in molti nel Vecchio Continente respingono la nozione di "guerra" al terrore, affermando che il sistema giudiziario penale è uno strumento sufficiente (auguri a loro!). Adesso c’è anche che politici europei di primo piano e giuristi vedono gli USA come la vera minaccia dell’era post 11 settembre, e dedicano grande energia a impedire all’America di fermare i fanatici dell’Islam. L’antiamericanismo è una spiegazione per questa incombente tendenza europea.
 
Per mesi la politica americana delle "extraordinary rendition" – la detenzione, l’interrogatorio e il trasporto di sospetti terroristi di primo piano nei loro Paesi di origine o a Guantanamo - ha tenuto in esercizio membri del Parlamento europeo, politici nazionali e ora, in questi procedimenti legali, i Tribunali. Una vera celebrazione della causa dei diritti umani.

Un rapporto della scorsa settimana del Parlamento europeo ha censurato 14 Paesi membri dell’Unione Europea, inclusi Italia e Germania, per avere accettato e coperto questa prassi della CIA.

Questo alza il prezzo, in primo luogo per i politici europei e poi per i servizi segreti, della prosecuzione del lavoro a contatto di gomito con gli americani. I procedimenti in Italia e Germania, nel contempo, dovrebbero spingere la comunità americana d’intelligence a riflettere due volte prima di accettare l’aiuto europeo.
Comunque la si voglia pensare, la stretta collaborazione che ha consentito di prevenire più di un attacco terroristico dopo l’11 settembre ne soffrirà.

Prima di decidere sulla richiesta di estradizione, Prodi aveva chiesto alla Corte Costituzionale se il procuratore Armando Spataro fosse andato al di là dei suoi poteri intercettando i telefoni degli agenti italiani (il garantismo di Spataro sembra nel migliore dei casi selettivo.)
All’inizio della settimana, il governo italiano sembrava orientato a respingere la richiesta della magistratura come aveva fatto il suo predecessore Silvio Berlusconi.

"Il rapporto con gli USA è fondamentale. Siamo amici e rimarremo amici", ha dichiarato il ministro della Giustizia Clemente Mastella in un’intervista pubblicata lunedì sul Messaggero.

Ma i furori antiamericani in Italia potrebbero impedire a Prodi di prendere una decisione. Ieri il Senato italiano ha respinto la richiesta di mantenere 1900 soldati italiani in Afghanistan. Per quel poco che di chiaro vi possa essere nella politica italiana, il voto fa parte di una campagna montante dell’estrema sinistra per rompere i legami militari e di intelligence con gli USA. L’altra sera Prodi è stato costretto a dimettersi.

Anche in Germania l’antiterrorismo è stato politicizzato con facilità. In quel 2003, Khaled al-Masri, tedesco di origine libanese, fu arrestato al confine tra Serbia e Macedonia dalla polizia macedone. Sospettato di terrorismo, fu preso in consegna da agenti della CIA, che lo portarono in Afghanistan, dove a suo dire sarebbe stato interrogato anche da un agente dei servizi tedeschi, affermazione che Berlino smentisce. Alcuni mesi dopo, gli americani lo rilasciarono. La CIA non ha rilasciato commenti sul procedimento.
Secondo quanto trapelato da diversi rapporti dei servizi tedeschi, Al-Masri aveva stretti contatti con i gruppi islamici radicali. Da quando è tornato, si è costruito una carriera alla TV tedesca come vittima innocente dell’aggressione americana. Ieri il Ministro tedesco della Giustizia ha rifiutato di rispondere alla domanda se Berlino chiederà l’estradizione degli agenti della CIA coinvolti nella detenzione di Al-Masri. Il cancelliere Angela Merkel sa bene che una simile richiesta potrebbe solo attizzare le tensioni con gli USA.

Ma il messaggio è già chiaro e forte. Il Vecchio Continente non condivide la percezione Americana della minaccia del terrorismo islamico, né i suoi mezzi per combatterla. Speriamo che gli europei non debbano sentire presto la mancanza degli “sgherri” della "CIA.

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