Il pm delle "prescrizioni" fa lezione... a Savona succede anche questo

Scritto da Ufficio di Presidenza
Alberto LandolfiI quotidiani a volte riservano sorprese. Chicche straordinarie... a volte ci sono barzellette e goliardi che riescono addirittura nell'impresa di conquistarsi lo spazio nelle pagine della "cultura". E' il caso del pm Alberto Landolfi di Savona, su Il Secolo XIX del 2 ottobre.

Ma passando dall'ironia alla serietà la cosa si fa drammatica. Infatti il Landolfi ha tenuto una lezione in una scuola per dire una sfilza di baggianate, certamente dal Potere ben apprezzate, sul fatto che le mafie in Liguria non ci sono e non danno problemi. Testualmente: "Nel savonese, ma in tutta la Liguria non abbiamo problemi legati alla criminalità organizzata. Esistono forse solo dei rigurgiti legati ai vincoli esistenti tra qualche famiglia ancora residente qui con nuclei malavitosi, ma senza conseguenze. L'humus caratteriale dei liguri non ha permesso a quel tipo di cultura di attecchire in queste zone"...

Non c'è niente da dire, Landolfi ci sta benissimo in quella Procura perennemente "in sonno". Anzi ci è sempre stato benissimo, perché al di là di uscite spettacolari, anche con tanto di elicottero, il suo lavoro di contrasto alla cosche mafiose si è sempre caratterizzato per calendarizzazioni propedeutiche alle salvifiche prescrizioni. Siamo in quella Procura che cercò di ostacolare in ogni modo il giudice Del Gaudio nell'inchiesta sul clan di Alberto Teardo, il potente piduista craxiano, ex Presidente della Regione Liguria, come anche ostacolò il Procuratore Acquarone nell'inchiesta sul "Fallimento Perfetto" dell'Ilva di Savona che spianò la strada alla grande speculazione immobiliare dei nostri giorni nel cuore della città della torretta.

D'altronde se nella Provincia di Savona non è ancora stato individuato il "locale" della ‘ndrangheta, punto centrale degli interessi non solo regionali delle cosche calabresi, una ragione ci sarà pure! Ma già dai tempi della Rifiuti Connection in Liguria il buon Landolfi si caratterizzo per non andare in fondo a quanto scoperto sulle Cave dei veleni gestite dalla ‘ndrangheta. Così come rispose in modo al quanto sgarbato alla Commissione d'Inchiesta. Così anche come non si accorge dei traffici ed affari del potente clan Gullace-Raso-Albanese (che come gli altri della Piana di Gioia Tauro faceva riferimento all'indiscussa supremazia dei Piromalli come scritto nell'ordinanza "cento anni di storia"). Così non si è accorto che i beni sequestrati ai Fazzari (imparentati e legati al Carmelo Gullace), in parte gli sono stati restituiti ed in parte gli sono stati lasciati nella totale disponibilità (come la villetta che doveva essere demolita già nei primi anni Novanta). Così non si è accorto dell'infiltrazione nell'economia locale dei Fameli come dei Nucera. Non si è accorto delle attività della famiglia Fotia con i movimenti terra, così come non si è accorto nemmeno che a vincere appalti (anche irregolari!) nel savonese vi era una società dei fratelli Guarnaccia, la Co.For. tanto che per sequestrarla ha provveduto la DDA di Reggio Calabria. E così via... lui non si è accorto e quando si è accorto di qualcosa tutto è arrivato alla prescrizione.

Anche sull'humus culturale il Landolfi dimostra di non conoscere la realtà. La Liguria è divenuta una regione tra le più omertose dell'intero Paese. Questo non solo perché vi sono interi paesi o quartieri delle città in cui le mafie, sfruttando la grande migrazione, hanno trapiantato intere comunità, riproducendo qui quelle dinamiche sociali ad esse favorevoli, ma anche perché vi è un blocco di potere, trasversalmente protetto e animato, che si fonda sulla clientela ed il ricatto, così da ridurre a sudditi silenti e fedeli quegli individui non più cittadini. Il fatto che ad esempio vi siano porzioni di territorio, come nell'imperiese dove gli incendi dolosi sono più frequenti e numerosi che in Calabria ed in Sicilia (dato nascosto tenacemente delle Autorità!), e le vittime non denunciano... non significa che va tutto bene, ma che vi è la paura di denunciare perché non si sa da che parte stanno coloro a cui si denuncia, in un sistema di commistioni e collusioni devastante ed in certi contesti palpabile. E così è per il pizzo e l'usura, per esempio, piaghe presenti ma che le persone non hanno il coraggio di denunciare, anche perché spesso, si sentono ripetere da coloro i quali dovrebbero perseguire i "carnefici" che questi "carnefici" non esistono. Il negare la presenza ed il potere di infiltrazione delle mafie è il primo esempio, dovrebbe saperlo Landolfi, di quella cultura prediletta proprio dalle mafie.

In conclusione potremmo dire che Landolfi ama l'ambiente "scolastico" probabilmente... e che è anche certo che con un lavoro così non rischia nemmeno procedimenti disciplinari. Peccato che ci siano atti dei reparti investigativi e delle Commissioni d'Inchiesta, nonché atti giudiziari di altre Procure che dicono e provano l'esatto opposto di quanto lui va dicendo nelle scuole savonesi. Non solo: la supponenza con la quale viene dichiaro che il problema non esiste, rappresenta una mancanza di rispetto disdicevole verso quei colleghi magistrati e quegli agenti dei reparti investigativi, che ogni giorno lavorano, con fatica, per sconfiggere quelle ramificazioni delle mafie che in Liguria riciclano il denaro sporco, inquinano l'economia, gli appalti, le pubbliche amministrazioni e promuovono, molto spesso, quelle ondate speculative che stanno devastando il territorio. Quindi, se scherzando possiamo fare delle battute, parlando sul serio dobbiamo dire che è davvero stata una brutta lezione ed un pessimo esempio per quei ragazzi che sono la speranza di domani e che, come diceva nonno Nino, possono essere le "sentinelle della Legalità"!

PS
Come abbiamo sempre detto l'autonomia e indipendenza della Magistratura è come la libertà, se uno non vuole esercitarla e preferisce chinare la schiena ed il capo, voltarsi dall'altra parte, è come se non ci fosse. Ed ecco che il panorama di questa realtà ci offre un esempio davvero emblematico.



Il Secolo XIX - Savona - 02.10.2008

DIBATTITO AL LICEODELLAROVERE
Mafia e camorra: il pm fa lezione agli studenti
Il sostituto procuratore Alberto Landolfi incontrerà oggi i ragazzi: «Ma qui da noi non esistono problemi»

«NEL SAVONESE, ma in tutta la Liguria non abbiamo problemi legati alla criminalità organizzata. Esistono forse solo dei rigurgiti legati ai vincoli esistenti tra qualche famiglia ancora residente qui con nuclei malavitosi, ma senza conseguenze. L'humus caratteriale dei liguri non ha permesso a quel tipo di cultura di attecchire in queste zone». Alberto Landolfi, sostituto procuratore alla procura di Savona, localizza in maniera estremamente precisa e attenta il fenomeno della criminalità organizzata (mafia e camorra) sui quali oggi interverrà al liceo statale "Della Rovere". L'appuntamento con gli studenti del liceo è per le ore 10, alunni ai quali il magistrato ha accettato di parlare di mafia e camorra in maniera generale, con particolare attenzione alle differenze tra i due sistemi criminali «che sono estremamente diversi» sia per quanto concerne le caratteristiche e le peculiarità.

Si annuncia quindi un dibattito particolarmente acceso sull'argomento di attualità in Italia e sul quale da qualche anno le giovani generazioni sono interessate e pronte a schierarsi sul piano delle idee e delle posizioni. In Sicilia, Calabria e Campania sono sempre più frequenti le manifestazioni di protesta dei giovani nei confronti di mafia e camorra, «anche se bisogna evitare il rischio di innamoramenti sbagliati» aggiunge il pm Landolfi «visto che spesso possono essere attratti da un mondo alternativo al loro».

Mafia e camorra, ma non solo, saranno i temi cardini dell'intervento di Landolfi che però non può mancare nei riferimenti anche alla situazione locale. E se il pm ribadisce di non essersi imbattuto in questi ultimi anni in fenomeni del genere nel savonese («qualcosa c'era stato, ma verso la fine degli anni ‘80 e gli inizi del ‘90»), individua anche nella «predisposizione culturale dei liguri» la ragione principale dell'essicamento sul nascere del fenomeno:«La gente di questa terra è litigiosa, si arrabbia, ma non accetta la cultura della violenza.
Anzi la rifugge e sa reagire». Al Della Rovere,oggi,l'argomento però sarà di grande attualità e interesse e forse in grado di regalare al pubblico ministero e agli insegnati uno spaccato del pensiero giovanile savonese sul problema.



GIOVANNICIOLINA
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