"La Repubblica della malavita"

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion
Con questa definizione un economista liberale (non un giudice) definiva l'Italia commentando alcuni dati (dati, non opinioni!). Era Paolo Sylos Labini. I dati, che in questi anni sono peggiorati, come dimostrano i rapporti dei reparti investigativi Anti-Mafia dello Stato, come anche il rapporto dell'Alto Commissariato Anti-Corruzione, ci dicono che oltre il 40% della ricchezza nazionale è "illegale". Vediamoli...

1) lavoro nero e sommerso: 27% del Pil (fonte Ocse)
2) evasione fiscale: 200 miliardi di euro (fonte Secit e Revue de droit fiscal)
3) grandi aziende con un fatturato superiore a 50 milioni di euro, che evadono il fisco: 98,40% (fonte Agenzia delle entrate fiscali)
4) esportazione illecita di capitali: 360 miliardi di euro (fonte Revue de droit fiscal)
5) esportazione illecita di capitali: 85-90 miliardi di euro (fonte Confcommercio, Eurispes, Procura Nazionale Antimafia, settimanale Economy)
6) beni consolidati delle mafie: 1000 miliardi di euro (fonti Confcommercio, Economy, Procura Nazionale Antimafia)
7) affiliazioni alle mafie, esclusi i colletti bianchi che utilizzano il denaro riciclato: 1.800.000 persone (fonte Dia e relazione Commissione Parlamentare Antimafia 2003)
8) (alcune) percentuali delle estorsioni per regione sul totale: Campania 14,9%, Sicilia 12,9%, Lombardia 10,4% (fonte Ministero dell'Interno, Rapporto al governo 2004)

Dati pubblici. Dati che Elio Veltri ha denunciato in un libro ("Il topino intrappolato"). Qualcuno ne ha parlato? Qualcuno ha affrontato questo dato: illegalità del 40% dell'economia nazionale e 1.800.000 affiliati alle mafie? La risposta è stata il silenzio totale e nell'insabbiamento quel dato è incrementato.

Nell'ultima relazione poche settimane fa il Commissariato contro la Corruzione ha affermato: siamo peggio che in Tangentopoli, la corruzione piega ogni settore e la sanità è terra di conquista [leggi qui].

Cose che sappiamo, che abbiamo sempre detto e denunciato, mentre venivamo tacciati di essere "alieni" o "folli". Pochi giornalisti hanno il coraggio di scriverle e questi pochi spesso vengono pesantemente ignorati, come se non esistessero. Chi ne parla e scrive, chi denuncia viene tacciato di essere lui/loro il problema.

Chi cerca di combattere questo sistema, chi denuncia e contrasta i fenomeni di illegalità diffusa e "istituzionale", chi combatte le mafie e la loro rete di collusione e contiguità con il potere cosiddetto "legale" (politico-economico), chi indica nel seno della Massoneria (sia essa quella "laica" o l'Opus Dei) il fulcro delle collusioni e dei patti scellerati coinvolgenti anche pezzi dello Stato come i Servizi, viene isolato e colpito. Chi decide di combattere o denunciate il Potere mafioso-massonico- politico-affaristico è condannato a morte. Alle mafie, con atti eclatanti di esecuzioni in piena regola o con "incidenti", il ruolo del boia. Questa è la storia, dalle Stragi del 1992 ai giorni nostri e che vede cadere testimoni e collaboratori di giustizia uno dopo l'altro.

E ancora qualcuno può pensare che se non si scardina questo "sistema", si possa avere un futuro per questo nostro Paese? Alle favole, anche se condite dal "siamo diversi" e "cambieremo dall'interno", non si può più credere. Ce lo dimostra il "garante" della "Repubblica della malavita", il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ne avevano già illustrato alcune scelte passate [sull'area riformista - sulla legge su collaboratori e testimoni di giustizia - sul ribellismo], oggi possiamo solo registrare l'ultima sortita: larghe intese contro la piaga delle intercettazioni!

Ha ragione Napolitano: le intercettazioni sono una "piaga" per chi commette reati! Infatti le intercettazioni, strumento essenziale per le indagini contro corruzione, concussione, commistioni e complicità politica-affari-mafia, sono un pericolo per il "sistema Paese" fondato sull'illegalità ed la pax mafiosa. Sono le intercettazioni che permettono di scovare (e quindi colpire) i patti scellerati che, come con il voto di scambio politico-mafioso e l'infiltrazione negli appalti pubblici, trasversalmente coinvolgono tutti - ma proprio tutti - i partiti dell'oligarchia, da destra a sinistra. Sono le intercettazioni che possono scoperchiare (e colpire) gli intrecci politico-affaristici che piegano l'interesse generale e pubblico ad interessi particolari, privati.

Piercamillo Davigo, nell'ultimo libro, descrive in modo efficace e indiscutibile il sistema della Corruzione. Nessuno ne parla, se non la ristretta cerchia di cittadini e associazioni impegnate. Il quadro che esce è devastante, ma non se ne parla, si disturberebbe il "sistema". Nessuno parla.

Quando qualcuno ne parla, magari confessa e descrive al dettaglio i meccanismi della corruzione e delle truffe ai danni dello Stato, quello che dice viene secretato e poi stoppato dalle alte sfere. Così, ad esempio, è per il sistema dei contributi per la "formazione", dove, su scala nazionale, esiste una suddivisione concordata tra i partiti. Una tabella che garantisce, indipendentemente da chi governi in quella Regione e provincia, che ognuno abbia la sua fetta.

Quello che sta emergendo dalla indagini della Procura di Genova (che non è solo "Mensopoli" ma una vera e propria Tangentopoli), ad esempio, rappresenta uno spaccato di questo "sistema". Corruzione, conflitti di interesse, voto di scambio e infiltrazione mafiosa, non solo attraverso le stanze dei poteri istituzionali (dal Comune alla Regione), ma soprattutto attraverso le strutture "parallele" dei consulenti, degli staff, di associazioni e fondazioni, come anche attraverso le società Partecipate che rappresentano una vera e propria catena di scatole cinesi, i cui terminali sono il blocco cooperativo e società in odore di mafia. Un sistema in cui emerge la "creatività" del "sistema" con "tangenti deducibili" o "anagrafe politica" di persone che in cambio di favori costituivano un pacchetto di "tessere mobili", pronte da essere usate oggi per il congresso di un partito del centro-sinistra e domani per un partito del centro-destra. Un sistema caratterizzato da un legame di "mutuo sostegno" tra il blocco di potere "rosso" (con i Brulando ed i Vincenzi) e quello "cattolico" tra Opus Dei e Segreteria di Sato del Vaticano (e IOR, naturalmente).

Resettare il "sistema" è l'unica speranza di futuro. Non c'è altra strada, le mezze misure, il compromesso (anche solo morale) salvaguardano solo il "sistema", il gioco delle parti serve solo a tutelare quella sorta di immagine democratica ad una "Repubblica della malavita".




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fonte DIA - 2006

SEGNALAZIONI GIUNTE ALLA DIA
Segnalazioni DIA sul territorio nazionale



fonte DIA - 2002

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proiezione in Italia di Cosa Nostra


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proiezione della 'ndrangheta in Italia


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