Consolidato interesse di Mafie, Logge e lobby sulla Sanita'... ed a Genova...

Scritto da Ufficio di Presidenza

Che business la Sanità!La Sanità è il grande business del nuovo millennio. Su questo si concentrano gli appetiti di logge massoniche, Opus Dei e mafie, a partire dalla 'Ndrangheta e Cosa Nostra. Dalle regioni del sud le cosche hanno saputo “entrare” nella sanità del nord, come dimostra l'arresto del 'ndranghetista che era arrivato a dirigere l'Asl di Pavia. E poi conflitti di interesse e clientele... Strutture sanitarie piegate da lottizzazioni e spartizioni della “cassa” e del patrimonio, con interessi sempre più nascosti e indicibili. Ecco una panoramica a partire da ciò che dicemmo - per poi essere indicati come delle “cassandre” - rispetto alla Sanità in Calabria, per passare alla questioni già poste al centro dell'attenzione dei Cuffaro in terra di Liguria... per arrivare al progetto di una nuova clinica privata a Genova promosso da una delle società della galassia imprenditoriale della famiglia FOGLIANI di Taurianova...



Laganà e FortugnoDiversi anni fa, tra i primi in Italia, con Elio Veltri e DemocraziaLegalita.it, denunciammo il centrale interesse delle 'ndrine sulla Sanità. Erano i tempi in cui chiedemmo la pubblicazione della Relazione della Commissione di Accesso sulla ASL di LOCRI [formato .pdf - clicca qui] e, non ottenendolo, procedemmo a pubblicarla direttamente, insieme a due nostri dossier dettagliati che ricostruivano le reti societarie [clicca qui] ed i rapporti politici ed il contesto [clicca qui] di quella Asl gestita dalle 'ndrine, a partire da quella dei potenti Morabito-Palamara-Bruzzaniti, attivi soprattutto tra Calabria e Lombardia... una Asl che già dai tempi di Mario Laganà, potente massone democristiano, è sempre stata un enorme "buco nero".

Con quel lavoro che pubblicammo sul sito si diede impulso ad alcune piste investigative che vennero battute dalla DDA di Reggio Calabria - come ricordato anche in diverse occasioni Gioachino Genchi -. Alcuni degli elementi che portammo poi a conoscenza diretta di quella DDA, confluirono in alcuni procedimenti - mentre quello a nostro carico ed a carico di DemocraziaLegalità ed altri, per pubblicazione di atti coperti da segreto, si risolse nel nulla, come era prevedibile -. Tra quei procedimenti vi era "ONORATA SANITA'", procedimento di cui avevamo anticipato alcuni estratti, e su cui oggi pubblichiamo integralmente l'Ordinanza [formato .pdf - clicca qui], e che ci diceva - ben oltre il "semplice" interesse delle cosche al controllo delle Asl, per condizionarne le assunzioni, gli incarichi, le forniture e gare - di quell'asse mafia-politica-sanità che andava a determinare anche le convenzioni delle Cliniche private con la Regione.

 

Crea, il boss della sanità calabreseE' così che la 'ndrangheta ha superato, anche in questo settore, la capacità di infiltrazione ed il potere di condizionamento che Cosa Nostra aveva collaudato da anni. Le cosche calabresi non hanno solo "esterni" ma inseriscono direttamente i propri uomini all'interno della politica e della gestione della cosa pubblica, così, quindi, anche nella gestione delle strutture sanitarie. E lo fanno sistematicamente. Infatti quello della Clinica di CREA è un tassello, così come quello della ASL di Locri, perché la "partita" per la 'ndrangheta si gioca e (la vince) in buona parte delle Aziende Sanitarie calabresi, da Melito Porto Salvo a Reggio Calabria sino a Vibo Valentia. Ciò avveniva con le amministrazioni di centrodestra di Chiaravaloti, così come quella di centrosinistra di Loiero... e così farà nell'era di Scopelliti, anche considerando che tra i suoi supporter gli uomini delle cosche non mancavano (o mancano) di certo. Ed è proprio questo sistema che garantisce, non solo il "controllo" della spesa sanitaria (con gli sforamenti dei tetti di spesa) agli uomini delle cosche, con le convenzioni di cliniche e strutture private, oltre che con le forniture, ma anche il controllo di pacchetti di voti, attraverso le assunzioni, assegnando alla 'ndrangheta la doppia capacità di determinare le scelte sulla spesa sanitaria e quelle della rete clientelare per incidere in maniera determinante sulla selezione degli eletti ed amministratori pubblici.

Praticamente tutti hanno parlato della "sanità calabrese" come esempio di "malasanità", punto e basta... e se si vuole un esempio si prendano le cronache sulla realtà dell'Azienda Ospedaliera di Vibo Valentia. Praticamente nessuno, quindi, ha invece punto l'indice sul "sistema" che determina quelle situazioni di alto pericolo - quando non addirittura di morte - dei pazienti. E quel "sistema" è fatto di corruzione e collusioni con le 'ndrine ed è la risultanza dell'assunzione di personale non qualificato, la presenza di strutture non idonee, lo sperpero delle risorse dove qualcuno fa guadagni a fronte di scarsa qualità di prestazioni. Anche su questo vi è la prova nero su bianco. Era un Rapporto redatto dalla Guardia di Finanza per l'Alto Commissariato contro la corruzione. Lo sapevano tutti di questo Rapporto ma nessuno osava tirarlo fuori pur essendo, anche questo, come la Relazione della Commissione Basilone sull'Asl di Locri, un atto di pubblico dominio. Ed anche in questo caso, come per Locri, abbiamo richiesto quel documento, abbiamo richiesto la nota di "desecretazione" dello stesso, e lo abbiamo pubblicato integralmente, anche qui, con nomi, cognomi e fatti che disegnano un panorama devastante, e su cui abbiamo aggiunto il contesto dei principali protaginisti, per spiegare chi fossero molti di quei personaggi citati dalle Fiamme Gialle. Gli unici che hanno avuto la forza ed il coraggio di parlare del sistema Sanità-'Ndrangheta, oltre a noi e DemocraziaLegalita.it di Elio Veltri, è stata la trasmissione Exit-file, con la puntata curata da Valentina Petrini sulla Calabria dal titolo "La macchina del consenso".

Adesso si "scopre", con l'Operazione "IL CRIMINE" [vai ai volumi dell'Ordinanza integrale], che la 'ndrangheta, con la sua organizzazione radicatasi in Lombardia, ha messo le mani, anche qui, nella Sanità. Ma anche qui qualcuno lo aveva già detto e denunciato con forza, passando per un "pazzo" da isolare. E chi ha parlato da tempo della ASL di PAVIA è, ancora una volta Elio Veltri e con lui Irene Campari, consigliere comunale di una lista civica e curatrice del blog "Circolo Pasolini" , come Veltri e come noi, isolata e insultata per lesa omertà... Persino il "libero" Beppe Grillo - alla manifestazione per la lista "5 stelle" di cui Campari era la candidata a Sindaco - quando la Campari inizia a parlare della mafia a Pavia le porta via il microfono per finirla lì... perché finché la mafia è un "ectoplasma" va bene parlarne, ma quando la mafia che si indica è fatta di nomi e cognomi, allora si preferisce il silenzio. 

E se oggi sappiamo che il boss Giuseppe NERI aveva la "guida" del "locale" di Pavia della 'ndrangheta ed anche l'incarico della riorganizzazione della 'ndrangheta in tutta la regione, che porterà alla "elezione" presso il "Circolo Arci Falcone e Borsellino", il 31 ottobre 2009, di Pasquale ZAPPIA, del "locale" di Corsico, a "mastro generale della Lombardia", sappiamo anche che la 'ndrangheta a Pavia non solo era sono entrata nelle Pubbliche Amministrazioni e nella politica, negli appalti e nell'economia, ma anche nella Sanità...

CHIRIACO, 'ndranghetista e direttore asl di PaviaE qui nella pianura del Po, la 'ndrangheta, oltre alle società del movimento terra con l'egemonia dei BARBARO e le società edili pronte per il business dell'Expo 2015, aveva la sua rete di rapporti con la politica e la sanità. Dalle attività di indagine dell'inchiesta della DDA di Reggio Calabria e Milano, è infatti emerso che CHIRIACO Carlo, nato nel '50 a Reggio Calabria, già processato per tentato omicidio a 19 anni (inspiegabilmente assolto come ammette lo stesso nelle intercettazioni, visto che era pienamente responsabile di quel delitto) e già sottoposto a misura di prevenzione personale (nel 1997 dalla Questura di Pavia), era organico all'organizzazione mafiosa, in contatto con gli esponenti di vertice quali: Pino NERI e Cosimo BARRANCA. E costui non era uno qualunque a Pavia...
Il Gip di Milano nell'Ordinanza [in formato .pdf - clicca qui] di custodia cautelare per associazione mafiose a carico di CHIARICO (ed altri) scrive "Il ruolo di CHIRIACO e i suoi intrecci con la 'ndrangheta sono emersi anche in occasione della consultazioni elettorali svoltesi a Pavia nel 2009". Ed il ruolo del Direttore della ASL di Pavia è proprio quello di "mediatore tra il mondo politico e alti esponenti di 'Ndrangheta".
Il CHIRIACO "ha intrapreso la carriera dal gradino di Ispettore Sanitario presso il Policlinico "S.Matteo" di Pavia, fino a direttore sanitario della ASL di Pavia dal 1.2.08 ad oggi. Per dare contezza dell'importanza del calabrese CHIRIACO all'interno della sanità lombarda e della mole di potere da questo gestita, si rinvia alla richiesta ove il PM ha indicato le numerose strutture sanitarie dipendenti (in via diretta o indiretta) dalla ASL di Pavia: in alcuni casi c.d. centri di eccellenza in campo sanitario e scientifico nazionale, quali la clinica Maugeri, il Policlinico San Matteo e la Fondazione Mondino. La Asl di Pavia "gestisce" 530.000 assistibili e ha un budget annuo che nel 2008 è stato di € 780.000.000. Su tali risorse ha una diretta incidenza la figura del direttore sanitario."
E attraverso il CHIRIACO la 'ndrangheta riusciva a condizionare le elezioni amministrative e regionali, e chi non veniva eletto poteva contare su qualche nomina, grazie anche al ruolo ed i contatti proprio del Direttore ASL di Pavia. E poi sempre sul CHIRIACO, con contatti anche con i "locali" in Piemonte, l'organizzazione poteva contare anche per i supporti alle attività di riciclaggio del denaro sporco.

Ma per meglio sintetizzare il ruolo organico nel "locale" di Pavia di CHIRIACO basta leggere il primo capo di imputazione dell'Ordinanza di custodia cautelare del Gip di Milano [formato .pdf - clicca qui]"CHIRIACO Carlo: direttore sanitario della ASL di Pavia; costituisce elemento di raccordo tra alti esponenti della ‘ndrangheta lombarda (in particolare Neri e Barranca Cosimo) e alcuni esponenti politici; favorisce gli interessi economici della ‘ndrangheta garantendo appalti pubblici e proponendo varie iniziative immobiliari; si presta a riciclare denaro provento di attività illecite degli associati; procura voti della ‘ndrangheta a favore di candidati in occasione di competizioni elettorali comunali e regionali; fornisce protezione a imprese amiche e compie atti di ritorsione nei confronti di imprese "nemiche"; si mette a disposizione per ogni esigenza sanitaria degli esponenti della ‘ndrangheta e dei loro familiari". E sul suo spessore criminale il Gip scrive: "Una figura particolarmente importante ed emblematica del genere di delinquente che ne occupa è quella di Carlo CHIRIACO, affiliato alla ‘ndrangheta e esponente di rilievo del mondo sanitario, siccome direttore sanitario della ASL di Pavia. (...) non è un semplice affiliato CHIRIACO Carlo Antonio, che in ragione del ruolo rivestito e del bagaglio di conoscenze e frequentazioni nella società civile, si pone a disposizione dell'intera organizzazione della ‘ndrangheta, e non solo della locale di Pavia".

Ed è con la sua rete di "professionisti" affiliati o comunque organici all'organizzazione mafiosa che la 'Ndrangheta ha saputo procedere sul sentiero indicato da Don Stilo: farsi classe dirigente essa stessa, saltando il più possibile, quindi, le "intermediazioni" di esterni all'organizzazione. E se questo è stato (ed è) in Calabria, iniziamo con il leggere oggi ufficialmente nelle Ordinanza giudiziarie quello che inutilmente si denunciava sino a ieri sbeffeggiati dalla politica (tutta) ed anche dai "grandi" movimenti cosiddetti "antimafia", e cioè che ciò è stato permesso anche nelle regioni del nord. E se il settore delle bonifiche, dell'edilizia e dei movimenti terra è sempre stato l'attività più "evidente" in cui le organizzazioni mafiose svolgevano la loro infiltrazione nell'economia e negli appalti pubblici in tutto il Paese, ora, finalmente, si comprende che quello della Sanità è il nuovo grande settore su cui le cosche puntano ed operano.

 

Salvatore E questo è un settore dove la 'ndrangheta, anche grazie alle sue ottime entrature massoniche, ha fatto strada, entrando in quello che, sino a pochi anni fa, si considerava terreno di radicamento e conquista di Cosa Nostra. Infatti con i procedimenti e le indagini sulla mafia siciliana era emerso con chiarezza non solo la capacità di costituire "centri di eccellenza" diagnostica in Sicilia, di condizionare le Convenzioni sanitarie della Regione, così come anche le assunzioni, nomine ed anche il Tariffario regionale per le società di diagnostica private e convenzionate, da parte dei clan siciliani, ma anche - per un indagine che non si comprende dove sia finita - che vi era addirittura un "consorzio infermieristico" di Gela, diretta emanazione dei "gelesi" e gestito di fatto dai fratelli LA ROSA (quelli, per intenderci, che con gli EMMANUELLO volevano far saltare in aria Rosario Crocetta, sindaco antimafia di Gela... e che ora sono stati sostituiti al vertice genovese da Giovanni CALVO), che operava non tanto in Sicilia quanto invece nel ponente ligure ed in Piemonte.
I fatti a carico del CUFFARO, così come dell'AIELLO e del GUTTADAURO ed altri, sono stati accertati, ben oltre alle responsabilità di favoreggiamento a Cosa Nostra al centro del procedimento a carico di Cuffaro per cui, in Appello, è stato condannato (dopo il favoreggiamento semplice a singoli boss sancito in prima grado), quelli sui "gelesi" ribadiamo non si sa che fine abbiano fatto. Così come non sappiamo, ad esempio, se mai sia stata avviata una verifica sulle assunzioni nella Asl di Genova, dove - sarà il caso - quasi la totalità delle assunzioni dei soggetti svantaggiati vedeva entrare nella Asl soggetti di origine della provincia di Caltanissetta, ovvero proprio di quella terra della potente diramazione del clan di Piddu MADONIA ben radicato nel capoluogo Ligure.

Ma al di là di questo vi è un tassello non secondario, che vede sullo scenario della Sanità, il ruolo determinante di una "massoneria" particolare, quella dell'Opus Dei. Anche di questo ne abbiamo parlato e documentato ampiamente in una lunga inchiesta che partiva da Genova, si estendeva alla Liguria ed al Nord per arrivare in Calabria, all'Istituto Giovanni XXIII, passando dal Vaticano [per leggerla clicca qui]. Ed il legame dell'Opus Dei e più in generale della Chiesa con uomini delle cosche (per contiguità, connivenze quando non appartenenze) è essenziale per la "partita" della Sanità e qui, l'esempio Ligure è sempre centrale, proprio come quello dell'edilizia, dove, ad esempio nel savonese si vedono in una stessa "partita" speculativa la Diocesi e la società dei FOTIA, famiglia della cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, ma qui in rapporti con i GULLACE-RASO-ALBANESE.

In Liguria come in Calabria e Sicilia la Massoneria dominaLa Liguria, infatti, è terra di conquista per gli uomini dell'Opus Dei così come delle Logge (coperte e scoperte), così come anche di Cosa Nostra e della 'Ndrangheta... lo è nella grande operazione di riciclaggio di denaro sporco che criminalità finanziaria e mafiosa che, lungo questa striscia di terra, devasta il territorio con amministrazioni trasversalmente chine (e complici), ma lo è anche nella "partita" Sanità e non può essere altrimenti per una terra dove le mafie hanno stretto rapporti solidi con partiti di centrodestra e di centrosinistra, e si sono mostrate capaci di garantirsi ampie complicità, contiguità e connivenze anche nei settori di controllo. E visto che parliamo di Sanità...

Partiamo dall'inchiesta di Ferruccio Sansa e Marco Menduni su "Il Secolo XIX" [clicca qui] e dagli approfondimenti di Marco Preve con Ferruccio Sansa nel libro-inchiesta "Il Partito del Cemento" [clicca qui]. Il panorama che è emerso è di una Sanità ligure piegata dalle Logge massoniche e dalle lobby politiche, un ruolo di peso dell'Opus Dei, con un condizionamento pesante di nomine e della spesa sanitaria. Un sistema di commistioni di interessi e dove gli stessi laboratori pubblici veniva usati per analisi e prestazioni private. Da un lato nomine illegali che aggirano la Legge, dall'altro il business delle "alienazioni" del patrimonio immobiliare che ospitava strutture sanitarie - o comunque in capo alle ASL - con una società dello Stato che interviene all'asta per acquisire tali beni (così da aggirare il vincolo di Legge sul "ripianamento" dei buchi della spesa sanitaria), ad un proliferare di conflitti di interessi.

Ed in Liguria la lottizzazione della Sanità ha garantito una "copertura" totale alla classe politica e delle imprese anche in termini di abbandono di fatto del primo compito medico: la "prevenzione". Qui in Liguria la "prevenzione" è stata di fatto abbandonata totalmente e la complicità dell'ARPAL nella manipolazione dei risultati delle analisi - così come emerge da una recente inchiesta in corso della Procura di Genova, clicca qui - è una precisa controprova. Qui si ha l'ennesima prova che ci si deve ammalare perché così la diagnostica e la farmaceutica può proliferare con le casse pubbliche... mentre la prevenzione sarebbe un ostacolo a questo business.
Emblematico dello sperpero delle risorse e dei conflitti di interesse è l'esempio del Ospedale Galliera con investimenti regionali gestiti per lungo periodo in un conclamato conflitto d'interessi che vedeva l'uomo del Cardinal Bertone, Giuseppe Profiti, da un lato uomo delle finanze in Regione e dall'altro vice-presidente dell'Ospedale Galiera.

il cantiere del parcheggio dell'Ospedale San MartinoMa non basta. In Liguria vi è, come abbiamo detto, un "sistema" che deve accontentare gli appetiti di tutti i soggetti in campo. Ed allora spostandoci all'Ospedale San Martino, ad esempio, troviamo un'opera "infinita" che fu deliberata dal potente ex Direttore della struttura, Gaetano COSENZA, la cui appartenenza massonica non è mai stata un segreto. Se il "sogno" della grande speculazione edilizia gli si è infranto e la Corte dei Conti sta battendo a tappeto i Bilanci dell'Ente, il progetto del parcheggio interrato in Largo Rosanna Benzi è lì, con il suo cantiere aperto. Un lavoro assegnato alla società catanese dell'ex braccio destro del Cavaliere dell'Apocalisse Mario RENDO, ovvero alla alla SIGENCO SPA dell'avv. Sergio CAMPIONE, che proprio di recente ha assegnato il subappalto per scavi e movimento terra alla già nota ECO.GE dei MAMONE, ovvero quella famiglia dal 2002 indicata dalla DIA come famiglia della 'ndrangheta, legata al potente boss Carmelo GULLACE, e coinvolta in molteplici inchieste per reati ambientali, voto di scambio, corruzione e per turbativa di incanti e recentemente protagonista del tentativo di corruzione di un pubblico ministero.

Ed a Genova, come abbiamo evidenziato per primi [clicca qui], che sono sbarcati anche i CUFFARO. I familiari del Totò "Vasa Vasa" amante dei cannoli ed amicone dei boss, sono la Jose' Maria Linda CUFFARO, cugina di primo grado, ed il di questa consorte: Donato BRUCCOLERI, cugino acquisito dal Salvatore. I due gestiscono due farmacie, una a Cornigliano e l'altra a Sestri Ponente e sono, soprattutto il Donato, a quanto ci è stato riferito, molto considerati da Totò. Una considerazione ricambiata visto che BRUCCOLERI ha dichiarato di essere orgoglioso della sua parentela con l'amico dei boss di Cosa Nostra. E Donato BRUCCOLERI è stato recentemente nominato - come scrivemmo nell'ottobre scorso e come Marco Preve riprese su Repubblica - dalla Giunta di Marta Vincenzi (di centrosinistra) come rappresentante del Comune di Genova nel Consiglio di Amministrazione dell'ISTITUTO PEDIATRICO G.GASLINI, ovvero del più grande e importante ospedale pediatrico d'Europa. Una nomina, manco a dirlo, targata Udc e che porta nel vertice della struttura pediatrica nuovi rappresentanti del Partito di Casini, Cuffaro e Calogero Mannino, visto che la Regione di Burlando ha nominato Raffaele BOZZANO (della ItalBroker dell'amico Lazzarini, ma anche questi in quota Udc) e dove già vi era l'uomo forte - ex Carige, Opus Dei ed Udc - Vincenzo LORENZELLI, consigliere comunale a Genova.


Rosario MONTELEONE, un cugino arrestato con l'operazione IL CRIMINE ed i suoi contatti con i boss GAGEMI e CALVO?Ed il BRUCCOLERI, dalle indiscrezioni giunte nei giorni scorsi, a seguito dei movimenti interni all'Udc per la questione dei rapporti e apporti di voti a Rosario MONTELEONE, da parte "locale" della 'Ndrangheta di Genova, facente capo al Domenico "Mimmo" GANGEMI, pare sia stato indicato come futuro vice-coordinatore regionale. Infatti MONTELEONE non ha solo da spiegare dei rapporti con il GANGEMI che emergono dalle intercettazioni già pubblicate nell'Ordinanza "IL CRIMINE" o dei contatti con lo stesso GANGEMI emersi, ad esempio, presso locali pubblici, ma dovrà prima o poi spiegare anche dei rapporti del suo consigliere comunale Umberto Lo Grasso con il Giovanni CALVO, esponente apicale della "decina" di Cosa Nostra a Genova, visto che il LO GRASSO era presente all'inaugurazione del ristorante del CALVO in via Vezzani, ma anche dei suoi contatti diretti con il CALVO, visto che la cena per festeggiare la propria elezione alle scorse Regionali, con cui è divenuto Presidente del Consiglio Regionale della Liguria, MONTELEONE ha scelto di svolgerla proprio presso il ristorante di Via Vezzani del (e con il) CALVO [fatti di cui abbiamo parlato nell'ultima panoramica sul rapporto mafia-politica in Liguria - clicca qui].

Se proseguiamo e andiamo a guardare ad un progetto al vaglio in questi giorni, ovvero di una nuova clinica privata convenzionata a Genova incappiamo nuovamente in una famiglia FOGLIANI di Taurianova.
Il Consiglio Comunale di Genova deve infatti discutere una variante urbanistica per la realizzazione di "VILLA ALLEGRA" da parte della ALLEGRA SRL che è una delle tante società della famiglia FOGLIANI, attiva a Genova nel settore della ristorazione e dei servizi di mensa, proveniente da Taurianova.
La struttura dovrebbe sorgere dove una volta vi era la Clinica SALUS e prevede la realizzazione di un POLO DI ECCELENZA PER LA CURA E LA SALUTE DELL'ANZIANO in via Montallegro 43 a Genova. E se martedì 20 luglio il Consiglio Comune di Genova deve discuterne e votare, è già certo che la ALLEGRA SRL ha già sottoscritto alla Pubblica Amministrazione un bel Atto di Impegno sull'operazione l'8 marzo scorso.
Ed allora rivediamo un attimo la questione dei FOGLIANI anche alla luce del fatto che il nome FOGLIANI viene ribadito anche nell'ultima relazione (dicembre 2009) sempre della Procura Nazionale Antimafia, nel capitolo scritto dalla dott. Anna Canepa sul Distretto di Genova.

Nel 2002 la DIA procede ad una mappatura generale della organizzazioni mafiose nelle diverse regioni italiane. Non è il classico "aggiornamento" semestrale, ma un vera e propria fotografia dei tentacoli mafiosi. In questa relazione [in versione integrale disponibile in .pdf  clicca qui] si legge in merito alla Liguria: "Le consorterie censite sul territorio sono riconducibili alle famiglie ROMEO, NUCERA, RAMPINO, MAMONE, FOGLIANI, FAMELI e FAZZARI... La famiglia FOGLIANI, anch'essa insediata a Genova proveniente da Taurianova (RC), è considerata un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza".

Nel 2006 la Commissione Parlamentare Antimafia nella sua relazione conclusiva fa proprio quanto espresso dalla Direzione Nazionale Antimafia [in versione integrale disponibile in formato .pdf clicca qui] e scrive:
"Non di meno, al rilevato processo di ristrutturazione criminale dei gruppi calabresi prima sinteticamente delineato corrisponde una coerente espansione della dimensione affaristica dei medesimi gruppi, risultando da molteplici fonti investigative l'interesse di soggetti legati alla ‘ndrangheta in attivita` economiche legali controllate attraverso una fitta rete di partecipazioni societarie (nel campo dell'edilizia, soprattutto, ma anche dello smaltimento dei rifiuti e del commercio) e una spregiudicata pressione usuraria su operatori economici locali funzionale ad obiettivi di sostituzione nell'esercizio delle imprese in crisi finanziaria. La crescente ampiezza della sfera di interessi economici ruotante attorno alle varie anime della ‘ndrangheta presenti nella regione ligure ben contribuisce a spiegare l'attivo interesse di tali articolazioni, registrato in recenti contesti investigativi, ad individuare in ambito locale specifici referenti amministrativi e politici, oltre che a rinsaldare saldare le molteplici relazioni delle proprie rappresentanze economiche fiduciarie con gli ambienti imprenditoriali della regione. Il fenomeno appare connotato da speciali note di concretezza con precipuo riguardo alla situazione nelle province di Savona (ove operano soprattutto le famiglie Fameli, Fazzari, Gullace e Fotia) e Imperia (ove sono attivi i gruppi Ventre, Sergi, Pellegrino e Iamundo), ma e` riconoscibile con nitidezza anche nel Levante (ove sono attive le famiglie De Masi, Romeo e Rosmini) e nel genovese (ove operano le famiglie Nucera, Rampino, Fogliani, Asciutto)..."

Nel 2008 e nel 2009 la Relazione della DNA, ovvero della Procura Nazionale Antimafia [la relazione integrale del 2008 è disponibile in formato .pdf clicca qui], ribadisce e conferma le precedenti risultanze sulla Liguria.
Nella Relazione del dicembre 2008, al Capitolo "Le Attività di collegamento investigativo con riferimento ai Diretti delle Corti di Appello", quello relativo al DDA di Genova, redatto dal Cons. Camelo Petralia, indica: "La crescente ampiezza della sfera di interessi economici ruotante attorno alle varie anime della ‘ndrangheta presenti nella regione ligure ben contribuisce a spiegare l'attivo interesse di tali articolazioni, registrato in recenti contesti investigativi, ad individuare in ambito locale specifici referenti amministrativi e politici, oltre che a rinsaldare e saldare le molteplici relazioni delle proprie rappresentanze economiche fiduciarie con gli ambienti imprenditoriali della regione.
Il fenomeno appare connotato da speciali note di concretezza con precipuo riguardo alla situazione nelle province di Savona (ove operano soprattutto le famiglie Fameli, Fazzari, Gullace e Fotia) e Imperia (ove sono attivi i gruppi Ventre, Sergi, Pellegrino e Iamundo), ma è riconoscibile con nitidezza anche nel Levante (ove sono attive le famiglie De Masi, Romeo e Rosmini) e nel genovese (ove operano le famiglie Nucera, Rampino, Fogliani, Asciutto), in ogni caso confermandosi l'importanza di un penetrante e continuo monitoraggio delle realtà connotate da più rilevante e tradizionale presenza di figure di speciale potenziale criminoso al fine dell'emersione dei reali tratti dei processi di aggregazione e radicamento territoriale dei gruppi di origine calabrese."

Nella relazione del dicembre 2009, medesimo capitolo, redatto questa volta dal Cons. Anna Canepa viene ribadito integralmente il passaggio dell'anno precedente.

Ed allora questi FOGLIANI sono proprio una costante nelle Relazioni ufficiali, come abbiamo ampiamente esposto negli articoli sulla speculazione da 100 milioni di euro che doveva realizzarsi presso il Lido di Albaro [leggi qui] e che pare arenatasi, visto che - dalle indiscrezioni giunteci - Corica sarebbe in difficoltà a portare a termine il progetto così come si era impegnato a fare, perché i "finanziatori" dell'operazione, dopo le attenzioni mediatiche (e dei reparti investigativi), si siano ritirati. 

In quella circostanza non era certo per "colpa" della Casa della Legalità se i reparti investigativi (Dia e Guardia di Finanza) hanno rizzato le orecchie e puntato gli occhi, così come la stampa nazionale e locale, su quell'operazione. E la questione rimane immutata oggi, davanti ad un operazione di circa 15 milioni di euro per la realizzazione della nuova "VILLA ALLEGRA" a Genova

Il Fogliani affermava con querela che con un nostro articolo lo avremmo diffamato, ma il detto procedimento è stato successivamente archiviato dal GIP Dott.ssa Orsini, a seguito della richiesta formulata dal PM Dott. Terrile in data 25 marzo 2010, senza opposizione da parte di Fogliani.

Come facemmo allora ci poniamo la stessa domanda: quali sono le famiglie FOGLIANI presenti ed operative a Genova, con società che possano promuovere le "operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza" di cui parla la DIA nella sua mappatura del 2002?

Noi abbiamo ipotizzato che l'unica "famiglia FOGLIANI... insediata a Genova proveniente da Taurianova... considerata un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza"  potesse essere è quella attiva a Genova con ampi interessi nel settore imprenditoriale a partire dal settore della ristorazione.

Da una ricerca effettuata presso la banca dati della Camera di Commercio di Genova -utilizzando quale voce di riferimento "FOGLIANI" nati a Taurianova, con società a Genova- risultano numerosi nominativi quali:

fogliani-taurianova_nomi-genova.png







[e relative imprese come si evince dalla lista delle società - vedi qui]

Il Fogliani Antonio ha una piccola azienda, mentre tutti gli altri sono tutti componenti della stessa famiglia FOGLIANI insediatasi a Genova, e tutti provenienti da Taurianova... con un impero societario, nato in un ristrettissimo lasso di tempo, che spazia dalla ristorazione ai ticket restourant, dei servizi di mensa, nella dalla gestione di strutture di pregio alla finanziaria, passando dal settore immobiliare a quello sanitario e del divertimento, per citarne alcuni.

La domanda da dove nasca questo impero imprenditorale è importante, anche perché molte di queste società operano con Enti Pubblici e quindi vi è un esigenza di assoluta trasparenza, così come vi è una rilevanza sociale indiscutibile della questione.
Quindi, proprio alla luce dei rapporti con gli Enti Pubblici, oltre che gli interessi sul Lido (viste le attività in gestione all'interno dello stesso) ed ora al progetto di una clinica privata convenzionata ci pare doverosa la massima chiarezza.

Anche perché iniziano a circolare voci - che proprio per la portata del suo "impero" ed il gran numero di clienti, necessiterebbero di smenta - che dicono che la Tributaria non stia dando tregua alle sue imprese, molto attive anche nel sud... 
Se vuole rispondere non sarebbe male, può tranquillamente inviarci una nota, così come se vuole rilasciare una bella video intervista. Noi siamo pronti a fare a loro tutte le domande perché si possa chiarire pubblicamente (avendo a che fare con concessioni, licenze e convenzioni pubbliche crediamo sia il minimo) la questione.

Le tre potenti cosche da savonesi dominano incontrastateConclusa questa panoramica sulla questione sanità, ci sia concesso, avendo riparlato dell'Operazione "IL CRIMINE", di dire che ci pare che il BELCASTRO ed il GANGEMI sono certamente elementi affiliati alla 'ndrangheta, con ruolo di "punto di riferimento" rispettivamente dell'OPPEDISANO "Capo Crimine di Polsi" e dei COMMISSO di Siderno, e con funzioni di "contatto" del braccio genovese e sud piemontese delle 'ndrine con il vertice a Reggio Calabria, ma siamo anche convinti che questi affiliati "folkloristici" siano anche quelli più "sacrificabili", per tutelare la "moderna" 'ndrangheta, quella senza troppi riti e molto ben inserita nell'economia e nella politica.
L'importante Operazione "IL CRIMINE" che ha colpito duramente i tentacoli della 'ndrangheta soprattutto in Lombardia - rendendo ormai inconfutabile che questa sia presente, radicata ed organizzata nel nord, tra Lombardia, Liguria e Piemonte - ma non ha colpito tre cosche tra le più potenti e pericolose: i PIROMALLI, i MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI ed i GULLACE-RASO-ALBANESE che dal savonese diramano la loro influenza sulla Liguria, oltre confine e sino al Piemonte... E poi, vedendo quali sono i nomi al centro dell'inchiesta che sta portando avanti la DDA di Genova (e pubblicati alcuni giorni fa da Il Secolo XIX) - ci pare proprio che si vada a prendere solo ed esclusivamente il "braccio", la fascia bassa e non la "testa", non il "volto" della 'ndrangheta degli affari... e tutto questo rischia di essere fuorviante oltre che inutile, perché il "braccio" per le cosche è facilmente sacrificabile e sostituibile, se non si aggredisce la 'ndrangheta "ripulitasi", quella che inizia ad operare con le "nuove generazioni" cresciute al nord e fattesi "classe dirigente"... insomma: quella "testa" che tiene la cassa e le fila di ricatti incrociati con la classe dirigente (politica ed economica) di questa regione.


Nota del 6.7.2011

Negli articoli pubblicati sul nostro sito dal titolo: "Il gioco delle tre scimmiette sul Lido di Albaro" del 5 settembre 2009 e dal titolo "Consolidato interesse di Mafie Logge e lobby sulla Sanità ed a Genova" del 5 luglio 2010 compariva il nome di Gregorio Fogliani.
In particolare nel primo di tali articoli, si è riportato sia il fatto che le Relazioni della Direzione Nazionale Antimafia indicano tra le famiglie della 'ndrangheta presenti a Genova la famiglia "FOGLIANI", sia l'estratto della Relazione 2002 della Direzione Investigativa Antimafia ove si legge "La famiglia FOGLIANI, anch'essa insediata a Genova proveniente da Taurianova (RC), è considerata un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza".
Negli stessi non veniva indicato che trattavasi della stessa famiglia cui appartiene Gregorio Fogliani, ma si poneva la domanda se poteva essere la stessa e pertanto si chiedeva se qualcuno poteva rispondere in merito, non potendo la Casa della Legalità avere nella disposibilità altra informazione ufficiale in merito, se non quelle riportate negli atti pubblici e pubblicati, per poter confermare o smentire di quale famiglia FOGLIANI si tratti.
Gregorio Fogliani ha smentito che la propria famiglia sia quella "famiglia Fogliani di Taurianova" indicata nelle Relazioni delle diverse strutture Antimafia dello Stato affermando che trattasi di pura questione di omonimia.
Pertanto come Casa della Legalità prendiamo atto di tale dichiarazione e la pubblichiamo senza alcun problema, precisando ulteriormente che non era nostra intenzione offendere alcuno e se tale nostra domanda ha recato offesa ci scusiamo per questo.
Si precisa inoltre che la querela per diffamazione presentata da Gregorio Fogliani a carico della Presidenza della "Casa della Legalità", di cui al procedimento n. 15587/09/21, è stata archiviata dal GIP Dott.ssa Orsini, a seguito della richiesta di formulata dal PM Dott. Terrile in data 25 marzo 2010, senza opposizione da parte dello stesso Fogliani.

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