Il tengo amici di Travaglio continua... Lo “strabismo ammiccante” da Di Pietro ad Ingroia, arrivando a Grillo

Scritto da Ufficio di Presidenza

L'editoriale del difensore d'ufficio di Grillo

Marco Travaglio continua nella sua pratica di giornalista di parte, piega e mistifica realtà e fatti, non per informare i cittadini ma per tutelare gli amici, quindi, indirizzare l'opinione pubblica nel "credo" da lui amato. Comportamento legittimo, per carità... ma che ben poco ha a che fare con la veste di giornalista indipendente che vorrebbe incarnare. Così c'è la volta che parte alla carica di chi osa toccare i suoi amici, c'è la volta che si sovverte la realtà per giustificare certi comportamenti o atti, c'è la volta che indossa la divisa del pompiere... basterebbe che lo dicesse: tengo amici, e gli amici miei non si devono toccare. Ed invece no... lui che ci ha abituati a dire cose serie su molti protagonisti e misfatti della politica italiana, poi, quando si tratta dei suoi amici, di coloro per cui gode di simpatia politica, si mette a fare propaganda e contropropaganda, a seconda del bisogno, così che in tanti, troppi, ci cascano e pensano che anche in quel caso, di giornalista militante e non quindi di giornalista indipendente, lui parli con obiettività. Ed ora, sulla questione Grillo, ha superato se stesso, oltre ogni limite di decenza, assumendo quella veste di amico avvocato difensore, che non solo non guarda ai fatti, ma che attacca senza freno chi osa guardarli ed indicarli, come avviene con l'editoriale odierno contro Antonio Amorosi ed il Tg3. Ed allora parliamone un attimo...

 

 

 


dipietro-travaglio

Marco Travaglio è stato, per anni, il miglior ufficio stampa e propaganda (non pagato, bisogna dirlo) di quel che fu l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Quello che se lo facevano gli altri era uno scandalo indecente e intollerabile, quando veniva fatto da Di Pietro ed i suoi era invece irrilevante, giustificabile, una “bazzecola”, quasi quasi un merito. A Di Pietro era sempre tutto da perdonare, agli altri no. Un normale atteggiamento da giornalista schierato politicamente, quello di Travaglio... soltanto che Travaglio faceva (come fa ancora oggi) intendere che lui lo diceva dall'alto della propria indipendenza, così da mascherare e nascondere quello strabismo, dei due pesi e delle due misure, adottato nelle proprie valutazioni. E così se Di Pietro gestiva il partito con moglie ed amica tesoriera, alla faccia della democrazia che deve avere un partito, andava tutto benissimo così... (partiti antidemocratici e familisti lo sono altri, Di Pietro aveva una sorta di lasciapassare per contraddire nei fatti ciò che predicava). E così se massoni e piduisti approdavano nell'Italia dei Valori (benvoluti da Di Pietro, che, come nel caso di De Iorio, si muoveva in prima persona per la difesa assoluta) sono massoni e piduisti buoni, mica come i massoni e piduisti che stanno con gli altri, che sono brutti e cattivi. E così, ancora, quando la 'ndrangheta stringeva patti con esponenti dell'Italia dei Valori (benvoluti da Di Pietro, che, anche in questo caso, scendeva in prima persona nel difendere l'indifendibile) sono cose che capitano, probabilmente – addirittura - ordite proprio per danneggiare il povero Di Pietro, come se gli amici dei mafiosi li seleziosse e sostenesse lui, ma a propria insaputa). E così, inoltre, per fare un altro esempio, quando i suoi uomini (scelti da lui, nel partito personale) finivano in scandali ed inchieste, bisognava lasciare correre, perché i faccendieri degli altri son brutti e cattivi, ma quelli con Tonino erano devoti alla causa, quindi, immuni da critiche e valutazioni etiche e politiche... e certamente vittime di attacchi giudiziario-mediatici. E, in ultimo, se per gli altri partiti (la nota kasta) era scandaloso il prendere e sperperare i noti “rimborsi elettorali”, quelli che prendeva Di Pietro (e che gestiva con moglie ed amica tesoriera), erano soldi santi, necessari, gestiti benissimo... anche quando entrati nelle casse dell'Italia dei Valori venivano girati come affitti alla società personale di Antonio Di Pietro (l'Antocri) che, così, pagava i mutui degli immobili che poi andavano a consolidare il patrimonio immobiliare di Antonio Di Pietro (non dell'Italia dei Valori).
Di Pietro e GrilloTutto giusto, santo e pure pio secondo Travaglio che, in ogni circostanza difendeva a spada tratta il Di Pietro ed il suo partito, contribuendo, così, nei fatti, alla degenerazione totale di quel partito che alla fine è imploso su se stesso, sotto il peso di quelle contraddizioni di indecenze dilagati che il Travaglio contribuì a minimizzare, giustificare, quando non a negare. Di Pietro, per Travaglio, era solo vittima delle circostanze, del fato... Un fato cinico e baro che valeva, ovviamente, solo per Tonino, perché per gli altri non c'era possibilità di appello, condanna definitiva, anche se, in molti casi, così come la storia dell'Italia dei Valori, di penalmente rilevante vi era ben poco. Un destino cinico e baro che il buon Travaglio, palco dopo palco, uscita dopo uscita, palco dopo palco (pagato dall'IdV nelle grandi mobilitazioni spacciate da "società civile") cercava di esorcizzare facendo incontrare Grillo a Di Pietro, e facendo sì che il primo appoggiasse il secondo, mentre entrambi idolotravano lui, il sommo maestro del giornalismo (di partito, senza giornale di partito).
Mai una parola, ad esempio, ancora, da Travaglio, sul fatto che al pool di Milano, quello di Mani Pulite, di fatto, ad un certo punto, “commissariarono” il Di Pietro perché lo stesso aveva una particolare “amicizia” che lo avvertiva pure di ispezioni. Quell'amicizia era quella di Cesare Previti (lo stesso che poi, nel suo studio, ospitava gli incontri tra Di Pietro e Berlusconi)... ma se per altri i contatti con Previti o, faccendieri come Paccini Battaglia, erano ingiustificabili e senza appello, per Di Pietro non contavano nulla... lui era benedetto, più che da Dio, da Travaglio, e scusate se è poco.
 

Travaglio, Ingroia e Di PietroMarco Travaglio ha un altro amico, Antonio Ingroia. Così, come per Di Pietro, tutto ciò che è gradito all'amico è giusto, da sostenere, anche quando certi teoremi e certe valutazioni non stanno in piedi. Nel caso di assecondare l'Ingroia pensiero Tavaglio di prodiga su più fronti... perché una difesa semplice gli pare poco, probabilmente, o, sa benissimo, si scioglierebbe come neve al sole.
Ed allora eccone una rassegna...
Si parte con l'ultima intervista di Paolo Borsellino, quella ai francesi. Per Travaglio l'intervista vera è quella della videocassetta “sintetica”, poco conta che quella sia una versione “manipolata” dell'intervista di Paolo Borsellino, dove al magistrato di Palermo vengo messe in bocca, con taglia e cuci, parole che non ha mai detto. Con la “manipolazione” a Borsellino viene fatto dire che c'era una telefonata tra Mangano e Dell'Utri, intercettata, in cui parlano di consegna di “cavalli”, cioè droga, in un albergo di Milano. Nella versione reale, integrale, invece, Borsellino non solo non dice quello ma lo smentisce, affermando che in quella telefonata Mangano parla con un'esponente della famiglia Rinzevillo e non, quindi, con Dell'Utri. Arriva una sentenza che accerta che quella della cassetta aveva un contenuto manipolato, ma Travaglio parte in quarta: è uguale! Ma come: è uguale? E poi, come se nulla fosse, pubblica e diffonde con il Fatto (a pagamento) la versione integrale dell'intervista, quella dove Borsellino smentisce, di fatto, con le sue parole, quel “è uguale” di Travaglio, ma il dettaglio sfugge!
Si passa all'attacco a Pietro Grasso. Anche qui, con una serie di illazioni e mistificazioni senza ritegno, smentite dai fatti. Come quando, si affretta, Travaglio, ad affermare che quella della “non firma” dell'appello su Andreotti da parte di Grasso perché questi era stato testimone in primo grado, era null'altro che una balla. Peccato che quella di Grasso non fosse una balla ma la verità, comprovata dagli Atti del processo (come abbiamo recentemente documentato). Ma Grasso non condivide i teoremi di Ingroia ed allora per aiutare l'amico occorre attaccare chi non lo asseconda: Grasso. E così giù altre mistificazioni, come quella del far apparire Grasso come quello che “graziò” Cuffaro, quando invece, con la scelta compiuta da Grasso, di contestare i reati provati, senza buttarsi in un campo incerto senza adeguate prove, ed arrivando al risultato di far condannare (si badi: far condannare!) Cuffaro, allora potente Presidente della Regione Sicilia, si dimostra che la tesi di Travaglio non è solo debole, ma ridicola... tanto che, per rinforzare la tesi “Grasso cattivo, Ingroia bravo” deve chiamare in causa uno che la verità (sic) la dispensa a destra e a manca e che, per curriculum, ha sempre avuto a cuore la Giustizia: Marcello Dell'Utri.
Si passa alla fabbricazione del nuovo simbolo dell'antimafia: il Ciancimino jr. Un mafioso figlio d'arte, che occulta e ricicla soldi sporchi, di quel tesoretto di papà “don Vito”, che cerca di screditare lo Stato, producendo cosiddette prove tarocche, fa identikit di tal “signor Franco” che però non si trova da nessuna parte, racconta di tutto e di più, in contraddizione con se stesso e con le risultanze certe di altri procedimenti e persino di sentenze definitive, se la ride di aver in mano i pm di Palermo e di riuscire così a salvare il malloppo marchiato Cosa Nostra. Viene smascherato per le calunnie, per i soldini (tanti) occultati e riciclati... gli trovano anche la dinamite, a sua insaputa, nel giardinetto di famiglia... Ma se piace ad Ingroia, Ciancimino jr, piace anche a Travaglio... Se è bocca della verità per il primo, lo diviene anche per il secondo, in automatico, alla faccia dei fatti e delle prove che, dovrebbero essere l'unico elemento per stabilire l'attendibilità di certe dichiarazioni e che, nel caso del figlio di “don Vito”, dimostrano che questi mente con la stessa naturalezza del respirare.
Travaglio e Ingroia in vacanzaSi giunge all'apoteosi del “complottone” per fermare il processo sulla fantomatica “trattativa”. Qui davvero Travaglio ha mostrato di essere capace anche di ciò che appare impossibile. Davanti ad un'indagine che si fonda, come prove, sulle dichiarazioni del già citato Ciancimino jr, e che richiama l'inchiesta “Sistemi Criminali”, che se uno la legge si rende conto che smentisce totalmente i pilastri della c.d. inchiesta sulla “trattativa Stato-Mafia” che ora va a processo a Palermo, Travaglio non ha dubbi: colpevoli. Non ci sono le prove, non conta. Conta che l'indagine, quell'indagine, senza prove, è uno dei prodotti dell'amico Ingroia. Ma se appare impossibile offrire una percezione di realtà così tanto difforme dai fatti reali, Travaglio va oltre e, con una serie di illazioni, di urli al “compottone”, che riesce nel far credere l'opposto della realtà. E siamo, qui, nel capitolo delle intercettazioni delle telefonate tra Napolitano e Mancino. Travaglio vuol far credere al popolo che in quelle intercettazioni c'è la prova del “peccato”. E, essendo lì la prova chiave della colpevolezza degli indagati da Ingroia, è evidente che le si vuole distruggere, quelle intercettazioni, per negare la prova-madre. Travaglio quindi indica un complotto che va dal Csm al Parlamento, passando per Corte Costituzionale, Quirinale e Governo. Praticamente il mondo intero è parte di un complotto, tutti tranne Ingroia e chi sostiene il suo teorema. Ed in tanti ci cascano... vedono lì, materializzato il complotto universale disegnato da Travaglio. Peccato che la verità, i fatti, smentiscano – già a priori – questa tesi dell'avvocato difensore dell'amico Ingroia. E, si badi, non fatti prodotti dagli attori e partecipi del presunto “complottone”, ma fatti indicati dalla stessa Procura di Palermo, dove c'è il suo amico Ingroia! Infatti è la stessa Procura di Palermo che, nero su bianco, scrive che quelle intercettazioni delle telefonate tra Napolitano e Mancino sono prive di qualsiasi rilievo penale e non rappresentano nemmeno alcuno spunto investigativo! Ecco: questo dice la Procura di Palermo! Non basta. Quella stessa Procura dice che quelle intercettazioni delle telefonate tra Napolitano e Mancino potrebbero essere utili solo per la Difesa di Mancino, ovvero il principale imputato! Questi i fatti. Ma Tavaglio li capovolge e fa credere che invece la distruzione di quelle intercettazioni sia un aiuto a Napolitano e Mancino per fermare l'inchiesta! Un delirio totale. Una mistificazione radicale che però, nell'opinione pubblica fa breccia. Così come si vorrebbe capovolgere lo Stato di Diritto e quei principi costituzionali, di cui Travaglio e amici si dichiarano grandi difensori. Infatti ecco lì che si mette in discussione che una regola (per cui il Presidente della Repubblica non possa essere intercettato) bisogna ignorarla e visto che la Corte Costituzionale dice che le norme ed i principi della Costituzione non possono essere calpestati, così, come già aveva abituato Berlusconi, ecco che parte l'urlo, questa volta da Ingroia & C: sentenza politicizzata!
 

Grillo e TravaglioMarco Travaglio ha ora, sullo scacchiere politico, un solo amico, Beppe Grillo. Di Pietro, così come Ingroia, sono rimasti fuori dal Parlamento e quindi gli resta solo il M5S ed il suo amico padre-padrone. Grillo lo ha ospitato con il “passaparola” dandogli un palcoscenico nei momenti di stanca dal piccolo schermo. Grillo, con la Casaleggio, ne ha prodotto i Dvd. La base “grillina” è un buon mercato che, si sa, se osi non chinarti al “verbo” di Grillo (lo chiama “il verbo” da diffondere lui stesso, molto umilmente), sei un traditore e cadi in disgrazia, che se devi vendere giornale e libri non è una bella prospettiva. Ed allora ecco che, ancora una volta, tutto ciò che per gli altri sarebbe “peccato” quando riguarda Grillo e pentastellati diviene un “pregio”, anzi una garanzia!
Travaglio, che ha tanto a cuore la questione “legalità”, non si è nemmeno accorto che nel programma (e nemmeno nelle “stelle”) del movimento del suo amico Grillo, questo punto è latitante! Non c'è una proposta che sia una in materia di anticorruzione, antiricilaggio... nemmeno su prevenzione e contrasto delle mafie, così come nulla sulla necessaria riforma della Giustizia. Il silenzio colpevole degli altri, quando è silenzio di Grillo e dei “5 stelle” diventa un bello... E così un “sacco bello” diventa anche il negazionismo e le sortite deliranti sulla mafia che Grillo dispensa e che i “grillini” assimilano. Anche qui, se mai l'affermazione “La mafia non uccide” l'avesse fatta un Berlusconi o un chicchessia qualsiasi di altri partiti, apriti cielo (giustamente), ma visto che l'ha fatta Grillo ed i “grillini” l'hanno assunta a “verbo” allora va bene, è giusto così, “la mafia non uccide”. Ed ancora se mai un Casini, un Crisafulli o Dell'Utri avessero detto che ormai la mafia non ricicla più nel cemento si sarebbero aperte (giustamente) le critiche più pesanti, ma visto che lo sostiene Grillo allora è vero, la mafia nel cemento non ci azzecca più nulla... anche se la realtà dice l'esatto opposto. E poi, i programmi, la credibilità dei candidati e della loro azione, che tanto sta a cuore in generale a Travaglio, per il movimento di Grillo, sono bazzecole che non occorre valutare. Ed allora, quando ti trovi in realtà dove, ad esempio, la 'ndrangheta condiziona pesantemente economia, politica e pezzi delle istituzioni e pubbliche amministrazioni, e i partiti della “kasta” tacciono, negano o minimizzano, si deve (giustamente) denunciare tale scellerato atteggiamento, ma se a tacere, negare o minimizzare sono Grillo ed il M5S allora va bene così, di certe cose non è poi mica necessario parlare! E, di esempi, ce ne sono. Guardiamo alla terra della Liguria, quella di Grillo. Ebbene qui a Genova, delle collusioni tra 'ndrangheta e pezzi determinanti dell'economia locale, così come della politica e delle pubbliche amministrazioni, ce ne sono quanti se ne vuole, ma il M5S su questo “dettaglio” tace. A Bordighera, Comune la cui amministrazione è stata sciolta per mafia e che vede l'ex sindaco indagato per concorso esterno, si è andati ad elezioni ma sul punto 'ndrangheta dal M5S il silenzio è stato assoluto, anche davanti alle sparate di Vittorio Sgarbi che, nostalgico di Niscemi, è giunto per sostenere che il problema a Bordighera non è la mafia, bensì l'antimafia. E così a Imperia, la città di Scajola e del Porto di Caltaggirone, costruito con le ditte di 'ndrangheta, silenzio sul punto, così come a Sestri Levante dove grande imprenditore e consigliere comunale uscite è il Santo Nucera che, dagli atti, risulta affiliato alla criminalità organizzata calabrese... e poi, ancora più a levante, a Sarzana, dove ha sede uno dei “locali” della 'ndrangheta, di nuovo, sempre, costante, silenzio sul tema!

Tavaglio e GrilloA Grillo ed al suo movimento è perdonato tutto ciò che agli altri non sarebbe lasciato passare nemmeno per sbaglio. Travaglio è così, gli amici sono amici e vanno difesi, a prescindere. Si può modificare la realtà, offrendone una percezione radicalmente difforme, pur di difendere l'ultimo amico sullo scacchiere politico. 
Ed allora alla propaganda di Travaglio per Grillo, come di prassi, come già accaduto per Di Pietro e per Ingroia, si indossano gli abiti di avvocato difensore che mostra i denti a chi osa toccar l'amico. Già davanti ai risultati elettorali si è potuto assistere al salto mortale del tramutare, da parte di Travaglio, una sonora sconfitta in una gloriosa vittoria, ma visto che non bastava, e visto che occorre serrare le fila nella difesa dell'amico in difficoltà, Travaglio supera, ancora una volta, se stesso con l'ultimo editoriale, quello di oggi.

Travaglio attacca Antonio Amorosi reo di aver parlato della nostra articolata e documentata inchiesta sulla gestione dei fondi da parte del M5S. Travaglio si guarda bene dall'entrare nel merito dell'inchiesta che abbiamo pubblicato ed inviato alle Autorità competenti Non lo fa perché sarebbe dura smentire le fonti di questa inchiesta che sono, tutte, una dopo l'altra, tutte fornite dai vari siti del M5S e quindi, ovviamente, non considerabili “ostili” allo stesso. Non lo fa perché Travaglio sa bene che un partito non può gestire i propri fondi (siano quelli derivanti dai rimborsi elettorali, quelli derivanti dai fondi pubblici a cui attinge o quelli derivanti da donazioni e sottoscrizioni) su conti privati di terzi, eludendo ogni contabilizzazione da parte del partito e quindi ogni tracciabilità dei movimenti in entrata ed in uscita. Se si leggesse un articolo di Travaglio che dice “gestire i fondi del partito su miriadi di conti privati, senza iscriverli a bilancio e usandoli facendo fatture intestate ad altri è bello e giusto” è ovvio che si sobbalzerebbe sulla sedia e il strabismo sarebbe evidente ai più... e quindi lui evita di entrare nel merito dell'inchiesta che abbiamo fatto e attacca chi osa parlarne, reo, come detto, di lesa maestà, cioè il portatore del “verbo”, l'amico Beppe Grillo.
Travaglio attacca Amorosi che riporta un passaggio della nostra inchiesta (che nemmeno Grillo ed alcuno del M5S ha smentito, né nelle anticipazioni (vedi qui e qui), né nella sua pubblicazione (anche sulle bachece facebook di Grillo, anche se in diversi gli hanno postato sul blog la questione ed i link). Grillo non risponde, il M5S non risponde... anche perché è dura dare smentita ai fatti... ma parte all'attacco Travaglio, così da porre il suo "bollino di qualità" che, senza smentire, fa dire: smentita è fatta!
Travaglio crea, come sempre, il paradosso affermando che si accusa Grillo di “rubare” per esorcizzare e nascondere una verità di fatti documentata: una gestione del M5S, il secondo partito italiano, inquietante e fuori da qualsivoglia norma. Poi per cercare di rappresentare al meglio la sua illazione-difensiva la butta sul “giudiziario”... ovvero se non c'è un'inchiesta della magistratura (e poi chi lo dice, con certezza, che non ci sia?) allora va tutto bene, dimenticando che c'è una questione politica grande come una casa: un politico - il suo amico Grillo - che sbraita di trasparenza, democrazia e di politica senza soldi, e che ha un movimento - il M5S – che di trasparenza non ne ha nemmeno l'ombra, di democrazia non ne parliamo visto che è un partito in mano a Grillo, nipote e commercialista (unici tre soci e dirigenti), in cui ogni decisione è presa da Grillo (e staff, alias Casaleggio), e di soldi ne ha quanti ne servono per le proprie attività, ma gestiti come “fondi neri” (in quanto non contabilizzati e gestiti in entrata ed uscita su conti correnti personali e non quindi del M5S), tanto che pubblica persino un rendiconto falso dello Tsunami Tour. Immaginate se una gestione così l'attuassero gli altri partiti, quelli della “kasta”? Sarebbe il finimondo. Sarebbe un giusto attacco ad una gestione inquietante della democrazia interna, delle scelte e della gestione dei fondi... ma già come fu per il partito familiare dell'amico Di Pietro, anche in questo caso, per Travaglio, essendo in causa l'amico Grillo, non solo propaganda, ma difende a prescindere dai fatti e attacca chi osa criticare il suo ultimo uomo nello scacchiere politico.


Non si chiama come Fede, ma anche lui si dimostra “fido” agli amici... E' ammiccante e accattivante, con il suo sguardo e la sua battura ed il falso detto bene diventa verità, in Italia... vale per gli altri e vale per il popolo fedele di Travaglio che, non guarda ai fatti, ma si affida alla loro libera interpretazione del vendicatore dalla penna pungente. In Italia ci sono le tifosorie, si sà... e non conta la verità, anzi non la si vuole la verità. Si vuole quella percezione di verità che ci fa stare bene, ad ogni tifoseria la propria, quella che avvalla il dogma, il credo, la fiducia nel "salvatore". E Travaglio ha la sua curva di tifosi, non può tradirla e quindi l'assenda dicendo ciò che vogliono sentire, difendendo l'amico, tanto i fatti non contano, siamo nel campo della propaganda!
E' così da tempo, purtroppo e guai a ricordarlo, è molto permaloso, perché per lui la verità è ciò che si presta a darli ragione, ma se una verità lo smentisce allora questa è deve essere cancellata, senza se e senza ma, perché nell'ambito della fede non conta la logica ma solo l'acquiescenza anche alle bufale più conclamate. Non a caso, come il suo maestro Montanelli, anche lui – come ha avuto modo di ricordare anche pubblicamente – votava DC turandosi il naso, perché la DC era il meno peggio... infatti nella DC del meno peggio c'erano persona per bene, come il buon vecchio “don Vito”, papà del nuovo eroe dell'antimafia, e tanti altri personaggi che ben conosciamo, mentre dall'altra parte, quella "del peggio" c'erano gente come Enrico Berlinguer che, per carità, era il demonio. 


L'Italia è il Paese del "tengo famiglia", ma anche quello del "tengo amici"... e noi di amici ne abbiamo pochi ed anche con questo pochi, quando c'è qualcosa di dire, la diciamo. Ecco, noi l'opportunismo e la convenienza personale, così come la pratica del piegare i fatti per agevolare qualcuno nello scacchiere politico, non ce l'abbiamo. Altri, come Travaglio, dimostrano, giorno dopo giorno, di stare bene, invece, in questa Italia, del tengo famiglia e del tengo amici... Lui si dice indipendente ma poi ci casca sempre nello smentirsi con le dichiarazioni di voto, lo fa per il popolo che pende dalle sue labbra... per lui informazione è propaganda, non è fornire gli elementi oggettivi perché poi ognuno, in propria coscienza e ragionamento, valuti e decida. E' un Ufficio Stampa gratuito per gli amici, ed in tempo di "crisi" non conosce crisi, anche questa, in Italia, è una "qualità"!


P.S.
Ma perché Travaglio non dice apertamente di essere un giornalista militante, ovvero uno che fa il giornalista e presta questa sua penna alla difesa degli amici? Sarebbe più corretto del mostrarsi “indipendente” quando questa indipendenza non c'è manco di striscio.

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