La 'ndrangheta a Diano Marina e la Lega Nord gli fa l'inchino

Scritto da Ufficio di Presidenza

Diano Marina, Comune dell'imperiese conta circa 6.000 abitanti e ben 6 famiglie di 'ndrangheta. Famiglie che contano e che non sono soltanto attive ma anche capaci di influenzare l'esito delle elezioni e quindi la gestione politica ed amministrativa.

Ne avevamo già parlato, anche replicando a Giacomo CHIAPPORI e Domenico SURACE, in merito alla questione della municipalizzata "GM SPA" – da noi sollevata e poi ripresa dagli organi di informazione come Repubblica -, ed avevamo anche scritto a chi di dovere, oltre che segnalato la telefonata di tal FRISINA che cercava di intimidirci.

La Direzione Nazionale Antimafia è tornata a mappare nel dettaglio, con l'ultima relazione del dicembre scorso, la situazione di Diano Marina (vedi qui). Il Sindaco Giacomo CHIAPPORI, leghista che si intedeva bene con il BELSITO Francesco tesoriere e riciclatore con gli uomini della 'ndrangheta (vedi il GIRARDELLI Romolo), continua a far finta di non capire, mentre anche le inchieste della Procura di Imperia sull'ente si fanno sempre più pressanti.

Oggi torniamo quindi sulla questione partendo con l'anagrafe dei soggetti collegati alla 'ndrangheta residenti in questa cittadina turistica del ponente ligure, così il CHIAPPORI non potrà più fare il finto tonto... Il problema a Diano Marina non è chi indica la 'ndrangheta, chi la denuncia e chi la persegue, ma la 'NDRANGHETA ed il sistema di illegalità che questa impone inquinando economia, vita sociale, politica ed anche amministrativa. E questa lista, sintetizzata così che sia ben chiara anche nello "schemino", è ciò che risulta agli Atti di inchieste e mappature ufficiali che in troppi hanno voluto (e vorrebbero) ignorare...

Dalle attività investigative e giudiziarie è stata, infatti, confermata un'ampia articolazione della 'ndrangheta a Diano Marina con, in particolare, la presenza di:

FRISINA Rocco, deceduto a Diano Marina nel 1994, indicato agli Atti come appartenente alla cosca dei PELLEGRINO-FRISINA di Seminara (RC);
famiglia SURACE legati per vincoli di parentela alla 'ndrangheta ed in particolare alla famiglia GALLICO di Palmi (RC), la stessa cosca a cui fanno capo di SGRO' a cui recentemente sono state poste sotto sequestro le imprese con cui operavano nell'imperiese;
DE MARTE Salvatore, Michele e Antonio ed il cugino DE MARTE Rocco, imparentati con gli esponenti della cosca “SANTAITI-GIOFFRE” di Seminara (RC) e con i noti fratelli PELLEGRINO (originari di Seminara – RC ma residenti e operativi a Bordighera – IM) legati per vincoli di parentela all'altra nota famiglia “imperiese” dei BARILARO;
- PAPALIA Giovanni (cl. 57) e Francesco (cl. 49) imparentati con la famiglia SURACE di Seminara (RC) e citati esplicitamente nell'ambito della maxi inchiesta “IL CRIMINE” della DDA di Reggio Calabria.
famiglia TRIPEPI collegata alla cosca OTTINA'-SPINELLA di Seminara (RC).
Ma non è ancora finita...

Dal 1995 le prime inchieste sulla 'ndrangheta arrivano a Diano Marina. L'inchiesta “PONENTE” della Procura di Palmi, fece emergere un asse tra Calabria e Liguria per il traffico di stupefacenti. Già in allora emerse che a Seminara vi erano due organizzazioni mafiose strettamente collegate: una faceva capo alla famiglia CAIA (prevalentemente dedita ai traffici di stupefacenti ed armi e l'altra, la cosca GIOFFRE'-SANTAITI impegnata su un doppio fronte, quello del traffico di droga e quello degli appalti pubblici. Il 26 giugno 2000 la Procura Generale di Reggio Calabria diede esecuzione ad una Sentenza definitiva per 416 bis, traffico di armi e stupefacenti, estorsioni, rapine ed altro molteplici soggetti, tra cui: SANTAITI Gaetano, SANTAITI Stefano AntonioCAIA CarmeloGIOFFRE' Vincenzo DomenicoPICCOLO Domenico, TRIPEPI Annunziato detto “Tito”BRISINDI Rocco e OLIVERI Francesco.

Il TRIPEPI Annunziato, detto “Tito”, è legato da vincolo di parentela con la TRIPEPI Maria Antonia, moglie di ADDUASIO Raffaele, residenti a Diano Marina, gestori di attività commerciali connesse alla già citata “G.M. SPA”, la società municipalizzata del Comune di Diano Marina che dal 2012 è amministrata dal SURACE Domenico, figlio di SURACE Giovanni e, come questi, mappato dall'Antimafia... ma su questo torneremo dopo.
Il TRIPEPI Annunziato detto “Tito”, con il fratello Diego ed il cugino TRIPEPI Annunziato detto”Nunzio”, è stato coinvolto, nei primi anni Ottanta, in un operazione della Guardia di Finanza di Imperia finalizzata al contrasto del traffico di stupefacenti. In tale manovra investigativa vennero sequestrati 10 chili di eroina a Trieste. Nel 1984, per l'attivo coinvolgimento, TRIPEPI Annunziato detto “Nunzio” venne condannato a 9 anni di reclusione, con condanna confermata il 23 maggio 1985 dalla Cassazione.
Nel 2006 è invece la Squadra Mobile di Reggio Calabria che procede. Finiscono indagati, tra gli altri, i fratelli TRIPEPI Annunziato detto “Tito” e Diego, DITTO Carmelo (poi ucciso) ed il DE MARTE Michele, in quanto sospettati di appartenere alla cosca della 'ndrangheta dei GIOFFRE'-SANTAITI.

Passando alla famiglia PAPALIA occorre innanzitutto premettere che è legata per vincolo di parentela a diverse famiglie insediatesi a Diano Marina, in particolare ai DE MARTE ed ai SURACE.
Dal Decreto di Fermo della DDA di Reggio Calabria relativo alla maxi operazione “IL CRIMINE” emerge il diretto contatto dei PAPALIA Francesco e Giovanni con il “capo-crimine”, custode delle regole della 'ndrangheta, OPPEDISANO Domenico, nell'agrumeto dello stesso OPPEDISANO:

“Il successivo 24.8.2009 a bordo di una autovettura Alfa Romeo 156 targata BK237XJ145 da OPPEDISANO giungono i fratelli PAPALIA Francesco e Giovanni da Seminara. La presenza dei PAPALIA era già stata osservata il precedente 21.8.2009 allorchè alle ore 19:28 circa, nel medesimo luogo giungeva una Lancia Phedra targata CJ182KL146. In quest’ultima occasione però, mentre OPPEDISANO Domenico stava per andare via dal terreno, incrocia la Lancia con a bordo due uomini i quali scendono e salutano OPPEDISANO; dopo pochi minuti, alle ore 19:31 circa, i predetti salutano e vanno via. I PAPALIA ritornano quindi a Rosarno il 24.8.2009 alle ore 18:23 circa e si intrattengono nell’agrumeto con OPPEDISANO Domenico.
(...omissis...)
Alle successive ore 19:57, al fine di procedere alla loro identificazione a seguito di un predisposto un servizio si intimava l’alt alla predetta Alfa 156 targata BK237XJ a bordo della quale venivano identificati:
PAPALIA Francesco nato a Seminara (RC) il 24.05.1949;
PAPALIA Giovanni nato a Seminara (RC) 09.05.1957
Giova evidenziare che nelle conversazioni sopra riportate i predetti PAPALIA partecipano entrambi attivamente e alla pari alla discussione anche se non si riesce ad attribuire le esternazioni al singolo. La conversazione tenuta da OPPEDISANO con i fratelli PAPALIA fornisce una serie di elementi importantissimi che chiariscono l’interesse per Polsi e completano il quadro delineato dalle indagini:
- Fanno riferimento alle “cariche” che possono interessare soggetti “una volta di un paese una volta di un altro”;
- Esistono i limiti territoriali della “provincia” asserendo che “il vibonese…”sempre qua ha fatto capo”;
- Riferiscono che prima di OPPEDISANO Domenico (“prima carica”) “c’era Antonio” (evidentemente riferendosi a PELLE Antonio);
- Per quanto riguarda le cariche definiscono cosa accadrà durante la festa di Polsi (l’argomento verrà trattato nel paregrafo successivo);
- Menzionano le cariche di vertice della ‘ndrangheta indicando (in alcuni casi) i soggetti che le ricoprono.” 

Nella Sentenza del processo “IL CRIMINE” emessa dal Tribunale di Reggio Calabria si legge ancora più chiaramente l'inquadramento nell'organizzazione dei PAPALIA:

“Nella stessa giornata del 24 agosto 2009 veniva intercettata una con-versazione (RIT 1508/09, progr. 87) tra Domenico OPPEDISANO, Miche-le OPPEDISANO (classe 1969) e Francesco e Giovanni PAPALIA (succes-sivamente identificati a seguito di controllo di polizia, una volta lasciato il terreno dell‟OPPEDISANO), dalla quale emerge ancora la necessità di accordi tra i vari locali e i tre mandamenti territoriali (OPPEDISANO Michele: “si, ma è una bella cosa che ci sia un accordo con San Luca...”; OPPEDISANO Domenico: “ogni anno basta che ci...ci rispettiamo...per dire, la carica della jonica costa, sono (inc)...una volta di quà, una volta di un paese, una volta un altro..”; PAPALIA 1: “ma basta che c'è un'armonia”) e la dipendenza delle cosche del Vibonese dal Crimine reggino (“sempre qua ha fatto capo”). Ed ancora, si conferma l‟importanza della riunione che si terrà il 2 settembre alla festa del Santuario di Polsi (“le cariche... il giorno dopo... quella volta alla Madonna giorno 2 a mezzogiorno è entrata (…) in automatico, con la Madonna...”) ed emerge altresì che precedentemente la carica di Capo Crimine era spettata ad Antonio PELLE (“hanno stabilito di darmela a me...hanno stabilito tutti quanti... prima c'era Antonio...”) e che nell'anno prece-dente le cariche non erano state attribuite (“l'anno scorso non si sono fatte per niente...l'anno scorso non nè ho avute per niente perchè non ci siamo andati per niente”). Infine, il vecchio boss delinea il nuovo organigramma del Crimine, evidenziando l'accordo raggiunto e la rappresentatività dei vari mandamenti:

OPPEDISANO Domenico: il Capo Crimine è di quà
PAPALIA 1: (inc)...
OPPEDISANO Domenico: la SOCIETA' ce l'ha Reggio...e siccome è uno che...
PAPALIA 1: LATELLA...mi pare
OPPEDISANO Domenico: LATELLA...
(…)
OPPEDISANO Domenico: e loro di là si sono tenuti l'ultimo di denari e il contabile ...(inc)...
OPPEDISANO Domenico: di là...(inc)...
PAPALIA 1: (inc)...San Luca
OPPEDISANO Domenico: di là ... di là ... il MASTRO GENERALE, ce l'ha... l'hanno loro a San Luca ed è il macellaio, Bruno si chiama, non mi ricordo il cognome
PAPALIA 1: allora, RosarnoReggio...
OPPEDISANO Domenico: (inc)...tutto a posto...
PAPALIA 1: c'è un accordo...
OPPEDISANO Michele: sima è una bella cosa che ci sia un accordo con San Luca...
(…)”

Sempre nella Sentenza per il procedimento “IL CRIMINE” viene ancor riportato un passaggio del dialogo intercettato tra il “capo-crimine” OPPEDISANO ed i due PAPALIA, che rappresenta ulteriore conferma della struttura organizzativa della 'ndrangheta:

“Significativa... è l‟affermazione dell'OPPEDISANO, il quale il 24 agosto 2009 (...), appena designato Capo Crimine, aveva dichiarato: “il Vibonese ha fatto sempre capo qua”:
Oppedisano Domenico: …(inc)…però io…(inc)..eravamo seduti li, no…
PAPALIA1: il Vibonese, faceva parte a se
PAPALIA 2: …(INC)..ionica…
Oppedisano Domenico fanno per…(in)…
PAPALIA 1ma da oggi. Perché qualche anno addietro facevano parte a se
Oppedisano Domenico: no, no, no… sempre qua ha fatto capo…….
PAPALIA 1: si?
PAPALIA 2: si,si…(inc.)
Oppedisano Domenico: Giffone per dire, Fabrizia ….(inc)…dal lato….
PAPALIA 2: dal lato di qua….
PAPALIA 1: dal lato di la….
PAPALIA 2: o Vibo o Pizzo , questi dal lato di li…. si pensava che ci rispondevano… 
Oppedisano Domenico si….
PAPALIA 2: qua ancora siamo belli forti…(inc)…
omissis
Lo stesso OPPEDISANO aveva poi fatto cenno ai rapporti stretti con “i vibonesi”: “adesso queste cose sono cose che se la devono vedere questi di qua , i Vibonesi….inc…. mi litigo io per loro, è giusto o no? Sono fatti che si devono vedere loro….”.”

Ed i due PAPALIA che parlavano con il Capo-Crimine della 'Ndrangheta nel suo agrumeto dell'organizzazione del sodalizio e dei rapporti di dipendenza al Crimine di Polsi delle altre “province”, se originari di Seminara (RC) sono residenti in comuni limitrofi a Diano Marina.

Passiamo alla famiglia SURACE. I cugini SURACE Giovanni e Domenico (cl. 47) sono collegati per vincolo di parentela a soggetti appartenenti ad organizzazione criminale di stampo mafioso. In particolare: SURACE Luigi, fratello di SURACE Domenico (cl. 47) detto “Mastro Mimmo”, è cugino di SURACE Giovanni (padre di Domenico cl. 69), ed è stato ucciso a Seminara (RC) in un agguato mafioso.

Dagli Atti dell'indagine “MAGLIO 3” i nomi degli uomini di Diano Marina ricorrono, sia nelle conversazioni intercettate tra il SASO Alessio che parla con il LA ROSA Vincenzo (di Arma di Taggia) per acquisire un pacchetto di voti in vista delle elezioni regionali, sia per il ripercorrere le diverse risultanze da parte del ROS:

Saso Alessio: io conosco anche PAPALIA...
La Rosa Vincenzo: Giacomo Fiorello lo conosce...
Saso Alessio: Giacomo Fiorello lo conosco, mi dà una mano anche lui, quello che ha la discoteca, no?
...omissis...
La Rosa Vincenzo: su Diano Marina?
Saso Alessio: su Diano Marina anche i SURACE sono (le voci si accavallano) … quello che fa il...il consigliere comunale...
La Rosa Vincenzo: ah, non Mimmo SURACE, quello che c'ha il cugino (...inc...)
Saso Alessio: (...inc...) poi ci sono anche quelli della pizzeria "o sole mio" (famiglia FRISINA, NDT). E poi mi prendono tutti a Diano ... mamma mia o non mi ricordo più, quello che ha una impresa edile a Riva Ligure, Santo Stefano."

In riferimento al citato PAPALIA risulta interessante sottolineare che, il 24 agosto 2009, i fratelli PAPALIA Francesco (residente a San Bartolomeo a Mare - IM) e Giovanni erano stati protagonisti di una conversazione con OPPEDISANO Domenico cl. '30 e OPPEDISANO Michele cl. '69, conversazione che veniva registrata nel corso dell'intercettazione ambientale presso l'aranceto dell'OPPEDISANO Domenico, che aveva per oggetto questioni connesse al conferimento di "cariche" e all'efficacia delle stesse a seguito di ratifica che sarebbe avvenuta presso il santuario della Madonna di Polsi il 2 settembre successivo.

L'abitato di Diano Marina (IM) vede da tempo l'esistenza di personaggi riconducibili ad un ben determinato contesto mafioso, tra cui FRISINA Rocco, nato a Seminara (RC) il 16.10.1938, deceduto, già coniugato con COSTAGRANDE Giovanna; già titolare della Pizzeria "O sole mio" ereditata dai figli a seguito del decesso; giunto in Diano Marina dal suo paese di origine, nel 1972, stringendo rapporti con altri corregionali quali FAMELI Antonio e MORABITO Ernesto. Vi è però da dire che le numerose indagini di polizia, volte a provare la partecipazione del FRISINA in reati tipici della criminalità organizzata, tra cui un tentativo di sequestro di persona, hanno sempre dato esito negativo. Era collegato comune a PAPALIA RaffaeleSTELLITANO DomenicoTRIPEPI AnnunziatoSURACE GiovanniSURACE Vincenzo, SURACE Domenico (famiglia SURACE di Diano Marina).
(...)
SASO Alessio in una sola conversazione cita, come persone facenti parte del medesimo ambiente: GANGEMI Domenico, MARCIANO' Giuseppe, CIRICOSTA Michele, ROLDI Annunziato, PELLEGRINO Maurizio e Giovanni, BARILARO Fortunato e Francesco,PAPALIA Francesco, LUCA' Francesco, GANGEMI Massimo, LA ROSA Vincenzo, FRESINA Rocco e famiglia, Famiglia SURACE."

Potremmo fermarci qui, ma visto che qualcuno fa finta di non capire, a Diano Marina (vero Chiappori?) e non solo, andiamo avanti e portiamo uno spaccato delle risultanze delle inchieste ormai chiuse da tempo che, con gli elementi indicati, tolgono ogni possibilità di replica ai negazionisti nostrani.

Vediamo la manovra investigativa "ROCCAFORTE". Avviata nel 2005, ha mappato fatti, interessenze ed i suddetti personaggi e nuclei familiari. Un inchiesta che è parte integrante degli Atti del processo "LA SVOLTA" in corso a Imperia ed in cui l'accusa è sostenuta dalla DDA di Genova, con il pm Arena. E qui, ora, vediamo alcuni di questi fatti con i relativi protagonisti:

“Nella notte tra il 15 ed il 16 settembre 2005, nel comune di Diano Marina (IM), si verificavano dei danneggiamenti mediante l’esplosione di colpi di armi da fuoco nei confronti dei sottonotati obiettivi:

ristorante “Il pozzo dei Desideri”, ubicato in Diano Marina (IM) via C. Battisti n. 23, gestito dalla società “PIZZERIA LA QUIETE di ATTISANO NICOLA & C. s.n.c.”, di cui fanno parte:
- ATTISANO Angelo residente a Diano Marina via C. Battisti n. 23, indirizzo presso cui domicilia anche il figlio ATTISANO Giuseppe;
ATTISANO Nicola, residente a Diano Marina (IM) via C. Battisti n. 17, figlio del predetto Angelo.
Gli ATTISANO, compresa la moglie di ATTISANO Giuseppe, tale BRISINDI Anna Maria, sono imparentati con i noti mafiosi SANTAITI;

autovettura Daewoo Matiz targata CJ159KL, di proprietà di THOMAS Mavis Marina. Detto danneggiamento potrebbe essere stato posto in essere, nella logica degli attentatori, come un eventuale avvertimento verso la famiglia SURACE, in quanto la citata THOMAS era inquilina di un appartamento collocato al piano terra di una palazzina di proprietà esclusiva degli stessi SURACE, tant’è che al piano superiore è domiciliata SURACE Giuseppa, figlia di SURACE Giovanni e sorella di SURACE Domenico, assessore al commercio ed alla polizia municipale del comune di Diano Marina dal 2000 sino all’estate 2005, data di commissariamento di quell’amministrazione comunale;

autovettura Alfa Romeo 155 targata AT854VS, proprietà di SIMEONI Attilio di fatto in uso a PAPALIA Raffaele domiciliato in Diano Marina (IM). SIMEONI Attilio è cognato di PAPALIA, con cui possiede una quota pari ad ¼ relativa all’immobile ubicato in Diano Marina (IM) via Generale Ardoino n. 136-140, dove è situato un esercizio commerciale attualmente inattivo e denominato bar “Les Folies”. Sul cartello di locazione apposto sulla saracinesca del bar era indicato il recapito telefonico 3385813048 appartenente al suddetto SIMEONI. Inoltre, il nominato PAPALIA Raffaele è comparso in altra attività investigativa di questa S/A, denominata “Maglio”, in quanto notato durante un servizio di o.c.p. effettuato l’8.4.2001 e che consentiva di registrare la presenza di esponenti di spicco della criminalità mafiosa ligure e del basso Piemonte, in occasione della loro partecipazione ad un summit di straordinaria importanza, avvenuto in località Diano Roncagli (IM), presso il ristorante “Gli amici del Conte”, proprietà del titolare RAFFAELE Franco;

autovettura Citroen Saxo targata AT374VV, proprietà di BRISINDI Vincenza Beatrice moglie del suddetto PAPALIA Raffaele.
(…)
Sul posto dei danneggiamenti intervenivano militari della Compagnia Carabinieri di Imperia e della Stazione Carabinieri di Diano Marina (IM), che procedevano ai rilievi tecnici in via C. Battisti, in via Calderina e in via Diano Castello, nonché ad informare la Procura della Repubblica di Imperia...
Nei predetti ultimi due luoghi, dove erano parcheggiati i veicoli, erano rinvenuti e sequestrati:
- n. 11 bossoli di cartucce per pistola marca “Winchester” calibro 9x21;
- n. 32 ogive o frammenti di esse di cartucce cal. 12 caricate a palla (usate per armi lunghe).
Attraverso le dichiarazioni fornite dalle vittime e grazie anche ad alcune indiscrezioni ricevute successivamente, si è potuto stabilire che l’azione criminosa si è svolta in due fasi:
- la prima, tra le ore 02.00 e 02.20 ai danni del ristorante;
- la seconda, verso le ore 05.00, ai danni delle tre autovetture.
Il titolare dell’esercizio pubblico, ATTISANO Angelo, nella denuncia presentata presso la Stazione Carabinieri di Diano Marina (...), dichiarava - infatti - di essere stato informato da suo genero ALOTTO Marco, occupante l’appartamento soprastante la pizzeria, che l’esplosione dei colpi di arma da fuoco si era verificata tra le ore 02.20 e le successive ore 02.40 del 16 settembre.
Analogamente, ATTISANO Nicola, contitolare insieme al padre del locale, sentito a sommarie informazioni quale persona informata sui fatti (...), dichiarava di avere udito personalmente gli spari tra le ore 02.00 e le ore 02.30.
Quanto riferito dagli ATTISANO, era confermato dalle dichiarazioni (...) rese da una terza persona estranea ai fatti, la rumena DOBRICA Elena, che individuava un primo insieme di esplosioni di colpi d’arma da fuoco alle ore 02.10 circa, ed un secondo pochi minuti dopo le ore 05.00 successive.
Infatti, sia nella denuncia di PAPALIA Raffaele, che in quella di THOMAS Mavis Marina (...) veniva indicato un orario prossimo alle ore 05.00 del mattino nella prima dichiarazione, mentre esattamente alle ore 04.58 nella seconda.
Nel corso dei primi accertamenti, l’Arma locale veniva informata che nei giorni antecedenti all’evento delittuoso si era verificata un’accesa discussione tra ATTISANO Nicola e DE MARTE Salvatore il quale esercita la professione di parrucchiere nella stessa via C. Battisti, a qualche decina di metri di distanza dal ristorante danneggiato.
Nella serata del 25 settembre 2005, DE MARTE Antonio richiedeva l’intervento di personale della Questura di Imperia, perché rientrando nella propria abitazione aveva constatato di aver subìto il furto di tutte le armi detenute regolarmente (...), ovvero:
- fucile a pompa calibro 12 marca “Franchi” matr. AA25333;
- fucile semiautomatico calibro 12 marca “Benelli” matr. F162028;
- fucile sovrapposto calibro 410/28 marca “Investarm” matr. 477797;
- fucile sovrapposto calibro 12 marca “Zoli” matr. 149271;
- pistola calibro 7,65 marca “Beretta” matr. A09340W;
- fucile a pompa calibro 12 marca “Fabarm” matr. 6011256;
- pistola semiautomatica calibro 9x21 marca “Beretta” mod. FS matr. E89840P.
Dall’esame del predetto elenco si può evidenziare la presenza di armi corrispondenti per tipo e calibro (9x21 e 12 “a pallettoni”) a quelle utilizzate negli attentati al ristorante ed alle autovetture, come risulta dai rilievi effettuati sul posto.
L’anomalia di questo furto balzava evidente, agli occhi di un attento osservatore, come un maldestro tentativo di cancellare qualsivoglia collegamento tra la sparatoria e le armi che, in pratica, potevano essere a disposizione di tutti i fratelli DE MARTE, di cui si dirà.
Non va dimenticata, infatti, la discussione che avrebbe avuto come oggetto il commercio illegale di droga.
(…)
Esito Accertamenti Tecnici
Tutto il materiale, debitamente repertato, è stato inviato al Reparto Investigazioni Scientifiche Carabinieri di Parma per le necessarie verifiche tecniche (...), che ha riferito le seguenti conclusioni:
- tutti gli undici bossoli calibro 9x21 mm I.M.I., erano stati esplosi da una medesima arma a funzionamento semiautomatico/automatico e lo studio delle caratteristiche che li contraddistinguono (impronta di percussione, espulsione ed estrazione) permette di ricondurli a pistole semiautomatiche “P. Beretta” serie 92/98, in calibro 9x21 mm I.M.I. e similari;
- alcune delle porzioni di piombo repertate sono riconducibili a nuclei di proiettili camiciati in calibro 9 mm, quindi compatibili con i bossoli di cui sopra;
- altre porzioni di piombo sono invece da ricondurre a pallettoni in piombo ramato per cartucce da caccia, verosimilmente della numerazione italiana 11/0.

L’esito degli accertamenti balistici, pur non avendo fornito un riconoscimento certo sulle armi utilizzate, ha comunque fornito un riscontro a quanto ipotizzato nell’immediatezza da questa Sezione A/C, circa l’individuazione in DE MARTE Antonio quale uno dei principali responsabili del fatto reato in argomento.

Riguardo alla veridicità delle dichiarazioni rese da DE MARTE Antonio sorgevano immediatamente dei dubbi, poiché la denuncia appariva come un tentativo posto in essere dal DE MARTE, al fine di evitare che le armi in suo possesso fossero sottoposte a verifiche e, quindi, in grado di appurare certe responsabilità nei danneggiamenti. Altro dato d’interesse è emerso dagli accertamenti eseguiti da questa Sezione presso le armerie (...):
- “OKAY SPORT di Crusco N.” sita in via Mazzini n. 71 ad Imperia
- “PESCA SPORT s.n.c. di ROSSI Roberto & c.” sita in via Aurelia n. 100-102 a San Bartolomeo al Mare (IM).
Nell’occasione è stato rilevato che DE MARTE Antonio il 31.12.2004 presso la citata armeria OKAY SPORT ha acquistato un totale di n. 250 munizioni a palla cal. 9 x 21 IMI marca “winchester” mentre il 31.12.2003 presso l’armeria PESCA SPORT di San Bartolomeo al Mare (IM) ha acquistato n. 100 munizioni cal. 9x21 IMI marca Fiocchi tipo LTC da 123 grani (TFL).
(omissis)”

Quello che emerge su questi fatti dall'indagine "ROCCAFORTE" è ben sintetizzato e ripreso dalla DIA di Genova nella richiesta di misure preventive a carico dei PELLEGRINO (accolta con Decreto del Tribunale di Imperia ed ora in Appello):

"Le indagini, convenzionalmente denominate “ROCCAFORTE”, hanno preso spunto da alcuni danneggiamenti, mediante l’esplosione di colpi di armi da fuoco, verificatisi nel comune di Diano Marina (IM) nella notte tra il 15 ed il 16 settembre 2005, ai danni di un ristorante e tre autovetture.
Tali eventi, a parere di quegli investigatori, potrebbero essere riconducibili all’esasperazione di un conflitto di interessi illeciti maturato, all’epoca dei fatti, tra due fazioni operanti sullo stesso territorio da individuare nel gruppo DE MARTE/DITTO/PELLEGRINO, da una parte e dall’altra lo schieramento ATTISANO/PAPALIA/SURACE."

E come sempre, quando ci sono possibilità di affari e di rafforzare il potere dell'organizzazione, le fratture ed i conflitti vengono superati o quantomeno messi da parte, salvaguardando così l'unitarietà dell'organizzazione 'ndranghetista il cui primo interesse è non destare allarme sociale e attenzioni giudiziarie.

Tralasciando per ora (li vedremo più avanti) i dettagli dell'indagine sui contatti telefonici e spostamenti di quella notte degli attentati, passiamo invece a vedere un “frammento”, sempre di “ROCCAFORTE”, in cui si affronta uno dei capitoli relativi al traffico di stupefacenti ed in cui, ancora, risultano evidenti le interessenze tra i diversi nuclei familiari presenti ed operanti a Diano Marina dai DE MARTE (con il loro saldo legame parentale e criminale con i PELLEGRINO) ma anche i DITTO, i SURACE:

“Nella fase antecedente alla perquisizione che ha portato al rinvenimento della sostanza stupefacente nell’abitazione di DE MARTE Antonio, il medesimo, trattenuto in caserma, ha potuto chiamare la moglie SURACE Emanuela ed incaricarla di avvertire DE MARTE Salvatore di quanto successo per farlo “venire su che lui lo sa”. Il riferimento, in questa parte della conversazione, al fatto che DE MARTE Salvatore sapesse dove era nascosto lo stupefacente è sin troppo chiaro, anche se poi, stante il risultato della perquisizione, l’intervento di Salvatore non è stato comunque risolutivo. (...)

Detto ritrovamento si coniuga perfettamente con il viaggio effettuato in Calabria da parte di DE MARTE Antonio il precedente 18 ottobre 2005, durante il quale sono ascoltate diverse conversazioni dalle quali si comprende che la trasferta aveva quale ultimo fine il recupero di un imprecisato quantitativo di droga. (...)

Dell’avvenuto arresto di DE MARTE Antonio e DITTO Carmelo veniva a conoscenza anche GIOFFRE’ Antonino, figlio del capo cosca Rocco.

Le telefonate di interesse si evidenziano fin dal 15 ottobre 2005, allorquando alle ore 13.40, DE MARTE Antonio compone il nr. 3463104599, intestato a DITTO Vincenzo ma nella disponibilità di suo fratello Carmelo, il quale comunica di trovarsi “con un pugno di amici ed ha i due telefoni scarichi”.

Circa due ore dopo (ore 15.36 – 15.10.2005) avviene un’altra conversazione tra i due uomini e nella circostanza il DE MARTE riferisce che “sta prendendo lavoro”, ottenendone l’approvazione. E’ quanto mai verosimile che DE MARTE Antonio voglia far capire al cugino che si sta organizzando per qualcosa di illecito.

In tal senso è coerente anche quanto emerso nel progressivo delle ore 17.46 (15.10.2005), allorquando DITTO Carmelo chiama DE MARTE Antonio e viene a sapere dal parente che “sta prendendo del lavoro di appalti con un geometra che ha conosciuto da poco”. A questo punto DITTO Carmelo si informa se “l’appalto è come l’altro che aveva già preso a Milano con i ponteggi” ed Antonio conferma (...).

Che il tutto faccia riferimento a questioni legate al commercio di droga si comprende, oltre che per il termine di “ponteggi” usato in seguito per indicare somme di denaro, anche per il susseguirsi di telefonate che DE MARTE Antonio effettua con soggetti interessati da lui, pure successivamente, per lo smercio di stupefacenti.

Infatti, nel frattempo, vi sono dei contatti con il fratello DE MARTE Salvatore, usuario della scheda 3478975507, per incontrarsi (ore 13.42 e ore 15.20 del 15.10.2005), mentre viene cercato alle ore 14.41 un certo “Mauro”, reperibile all’utenza 3483923195, e che poi verrà identificato in MOLFETTA Mauro Giuseppe, con il quale concorda un appuntamento - di lì a breve - dal fratello DE MARTE Salvatore (...).

Nella tarda serata sempre del 15 ottobre 2005 (ore 21.23), si registra una telefonata tra DE MARTE Antonio ed il cugino DITTO Carmelo, nella quale il primo - forse per problemi sorti con il fratello - si lamenta di DE MARTE Salvatore, affermando che è “storto”. In seguito il cugino propone di prendere i lavori in quanto “il cane sta solo guardando” e DE MARTE Antonio dice che i lavori bisogna iniziarli e deve prendere dei “ponteggi”, ossia il denaro da impiegare nell’acquisto di sostanze stupefacenti (...).

Un altro interlocutore interessante ed appartenente sicuramente all’ipotizzato sodalizio criminale risulta essere PANUCCIO Giuliano, intestatario dell’utenza cellulare nr. 3332820263.

Il predetto ha effettuato varie telefonate con DE MARTE Antonio ed in alcuni casi lo ha chiamato per essere autorizzato ad andare in casa da lui. A tal riguardo è interessante il messaggio SMS (...) registrato il 15 ottobre 2005, allorquando PANUCCIO concorda un appuntamento alle ore 20.00 presso l’abitazione di Diano Castello (IM) del DE MARTE Antonio e chiede il permesso di potersi presentare accompagnato dalla propria ragazza e di farla accedere in casa, ottenendo risposta affermativa.

Si precisa che PANUCCIO Giuliano emergerà quale destinatario di quantitativi di droga ed in contatto anche con DE MARTE Salvatore.

Nella serata del 18 ottobre 2005, si comprende che DE MARTE Antonio sta scendendo in Calabria; ciò si desume dal fatto che, alle ore 21.05, lo stesso chiamando DITTO Carmelo attiva il ponte ripetitore di Pisa (...). La conferma di questo improvviso si ha con la conversazione registrata alle successive 21.54, nella quale il predetto rimprovera sua moglie SURACE Emanuela di farlo parlare al telefono ed alla fine le comunica di essere a Roma (...). La stessa viene contattata all’utenza nr. 3391983972 (intestata ad una certa FISSORE Giuseppina). Circa due ore dopo la donna richiama per sapere se “occorre ancora molto” per arrivare a destinazione e il DE MARTE Antonio conferma; in tale occasione si attiva il ponte ripetitore di Guidonia Monte Celio (RM), mentre in altra occasione quello di Gallicano nel Lazio.

Nel frattempo (ore 23.29 del 18.10.2005) si acquisisce un altro messaggio SMS inviato dal solito cugino: “Acetoso, ti stai cagando con il cane buttata a terra” (...).

Alle ore 05.25 del 19 ottobre 2005 DE MARTE Antonio è già in Calabria, poiché in occasione di un ennesima telefonata con sua moglie si attiva il ponte ripetitore di Castrovillari (CS) (...).

Alle successive ore 06.24 (19.10.2005), DE MARTE Antonio con una telefonata sveglia DITTO Carmelo e conversa con lui in modo piuttosto strano: fa presente innanzitutto di non essere in grado di andare in un posto poiché non c’è mai stato, senza specificare dove, ma il cugino lo contraddice dicendogli che invece è andato numerose volte da “lui”, riferendosi ad una terza persona; DE MARTE Antonio insiste nel negare, il cugino chiede allora se sia arrivato e DE MARTE Antonio conferma e chiede di “fare quello che deve fare”, senza specificare altro (...). In occasione di questa telefonata si attiva il ponte ripetitore sito in località Noleo di Gizzeria, vicino a Seminara (RC).

Trascorsi una decina di minuti (ore 06.39 – 19.10.2005), DE MARTE Antonio richiama DITTO Carmelo, il quale gli fa notare di essere con i due telefoni scarichi e ripete all’interlocutore che era già stato da “questa persona”, almeno una cinquantina di volte, ma DE MARTE Antonio insiste nell’affermare di non esserci mai andato e di non conoscere il luogo dove si trova il “cane malato”, aggiungendo che non può tornarsene come uno “storto”. Il cugino a questo punto spiega la strada: “vai, qua, lassù, dove andavi sempre a metterci la nafta… però capiscimi Antò…” e l’altro sembra aver compreso, perché poi domanda: al panorama? Il cugino conferma aggiungendo: “eh, va e mettici la… vai là dal panorama vai, dai…”, allora DE MARTE Antonio chiede: “mi infilo come un cane nel panorama?”, ottenendo conferma anche questa volta dal cugino che, a sua volta, viene informato dallo stesso DE MARTE che gli manca ancora mezz’ora di tempo per giungere a destinazione (...). Il ponte ripetitore attivatosi nella circostanza è quello sito presso la stazione ferroviaria di Francavilla Angitola (VV), paese non lontano da Seminara (RC).

Alle ore 07.31 (19.10.2005) DE MARTE Antonio richiama DITTO Carmelo e gli chiede se debba andare a “cagare”, ma l’interlocutore domanda a sua volta cosa lui abbia fatto. DE MARTE risponde che si trova “là”, senza specificare il luogo. Il cugino lo invita a rimanere “là” ad aspettare e gli suggerisce di parcheggiare la macchina e di portarsi dove si mette la nafta (...). Il ponte ripetitore attivatosi nella circostanza è quello sito in località Chiusa di Seminara e un quarto d’ora dopo, invece, si attiva quello ubicato in località Vermene di Bagnara Calabra, durante le telefonate intercorse tra DE MARTE e sua moglie prima (ore 07.39) e successivamente (ore 07.42) con suo fratello Salvatore (...).

Con riferimento alle indicazione inerenti il “panorama” e “dove si mette la nafta”, ovvero un distributore di carburante, a seguito di accertamenti condotti in Calabria, in particolare con l’Arma di Palmi, si è potuto riscontrare l’esistenza della località comunemente denominata “Panorama”, che si estende tra lo svincolo dell’autostrada A/3 di Bagnara Calabra ed il ristorante “Il Bosco”, sito sulla S.S. 112 per Sant’Eufemia di Aspromonte. Proprio allo svincolo vi è anche un distributore di benzina “Q8”, mentre davanti al ristorante ve n’è un altro, della “ERG”.

Nel frattempo anche DE MARTE Michele chiama il fratello e in questo caso DE MARTE Antonio riferisce falsamente di trovarsi a Milano a prendere un amico e farà rientro nel pomeriggio. Il particolare di aver tenuto all’oscuro il proprio congiunto sulla sua vera destinazione, serve a rafforzare il convincimento che DE MARTE Antonio si sia recato in Calabria con tale rapidità e senza palesarlo ad altri, per concludere un affare di natura illecita particolarmente delicato quale l’approvvigionamento di una certa quantità di sostanza stupefacente, limitando quindi il rischio di poter essere in qualche modo compromesso da eventuali fughe di notizie (...)

Il riscontro a tutto ciò si ottiene da un’ulteriore telefonata intercorsa (ore 10.04 del 19.10.2005) con la moglie, nella quale il DE MARTE Antonio fa notare che anche i suoi familiari in Calabria sono all’oscuro di questo viaggio e si raccomanda con la donna di non farlo sapere neanche alla suocera, preannunciando che sarebbe ripartito in giornata per fare rientro in Liguria (cella località Chiusa di Seminara) (...).

Da notare, invece, che DITTO Carmelo è perfettamente a conoscenza del viaggio e dei relativi progetti criminali; in sostanza - come appena ipotizzato e come si vedrà successivamente - DE MARTE Antonio sta andando a rifornirsi di stupefacenti da commerciare nell’imperiese unitamente al cugino ed agli altri sodali.

Alle ore 11.45 sempre del 19 ottobre 2005, DE MARTE Antonio contatta nuovamente suo cugino DITTO Carmelo, chiamandolo nella circostanza “Matteo”, e quest’ultimo gli dice di aspettare un’oretta. Antonio allora in un tono strano replica dicendo di “andare da lui” (...).

Alle successive 16.53 DE MARTE Antonio risulta essersi spostato da Seminara, perché viene agganciato il ponte ripetitore di Villa San Giovanni durante la telefonata intercorsa alle ore 16.53 con il fratello Salvatore e quella successiva delle ore 16.58 con il cugino (Carmelo DITTO), che lo invita a fargli uno squillo quando parte (...). In effetti, il DE MARTE è di nuovo in movimento allorquando alle ore 17.22 parlando con sua moglie le dice che si trova “già qua” e di essere stato fermato dalla Polizia; il ponte ripetitore attivato è quello di Scilla (...). Del controllo non vi è tuttavia alcun riscontro.

Alle ore 17.41 (19.10.2005) è di nuovo nella zona di Seminara quando telefona nuovamente a suo cugino e gli comunica quanto segue: “ascolta un po’, mi perde acqua dal rubinetto, una pinza a pappagallo non ce l’hai mica per stringere un tubo, che c’ho un tubo lento?”. L’interlocutore risponde affermativamente e domanda a sua volta: “tu puoi… posso, puoi…”Antonio lo interrompe e precisa: “sta venendo a cagare” (...). Un paio di minuti (ore 17.43) dopo è il cugino che chiama ancora e chiede a DE MARTE Antoniodov’è mio fratello?, l’altro risponde: sta venendo per cagare, allora il cugino capisce e conclude la telefonata con l’esclamazione “a posto” (...).

Si rammenta che proprio nella zona di Villa S. Giovanni DITTO Vincenzo, fratello di Carmelo, ha trascorso un periodo di latitanza sino al momento del suo arresto, effettuato dai militari del Reparto Operativo Carabinieri di Reggio Calabria il 15.10.2004

Nel periodo di latitanza il medesimo è stato ospitato nell’abitazione della già citata IDOTTA Fortunata, residente proprio a Villa San Giovanni (RC), in via Cimitero nr. 34. E’ quindi assolutamente ipotizzabile che DE MARTE Antonio si sia recato ad un incontro in tale zona con il DITTO Vincenzo che lo ha adeguatamente rifornito di sostanza stupefacente da portare in Liguria.

Altro particolare degno di attenzione è il messaggio inviato in questo frangente da DE MARTE Antonio all’utenza ... in uso alla moglie SURACE Emanuela (ore 17.49 – 19.10.2005): “Vado adesso in bagno non chiamare ci vediamo ok”, quest’ultima evidentemente non sa interpretare il messaggio in codice, poiché si affretta a rispondere nel seguente modo (ore 17.53 – 19.10.2005): “Ma vedi che io non capisco quando scrivi,quando vieni in bagno? DEVE DORMIRE QUA MIA MADRE STASERA O NO?” (...).

DE MARTE più tardi invia sempre attraverso un messaggio SMS, la precisazione: “Stasera+mamma+dorme+con+te+domani+no”. (...).

Il 20 ottobre 2005, DE MARTE Antonio rientra a Diano Castello (IM) e nella tarda mattinata dal suo telefono cellulare viene intercettata un’interessante conversazione (...) tra DITTO Carmelo e tale Gigi.... Dopo i soliti convenevoli il primo invita l’altro ad andarlo a trovare precisando: “ti ricordi che abbiamo parlato di quella pasta lì che volevi ?” Gigi sembra declinare l’invito rispondendo: “sii, ma adesso non mi interessa più” e Carmelo ritenendo che fosse un problema dovuto solo alla mancanza di un mezzo di locomozione per muoversi replica dicendo: “ho capito, ho capito, no perché se era il problema della moto non c’erano problemi… va bene dai”Gigi conclude dicendo che si farà vivo lui qualora avesse bisogno.

(...)

Appena due giorni prima, sull’utenza di DE MARTE Antonio, si registra un’importante telefonata (nella serata del 18 ottobre 2005 ore 19.35), mentre lo stesso è in procinto di partire si accorda con PELLEGRINO Maurizio per un incontro nel fine settimana (...). Così come il tentativo di chiamata effettuata il 19 ottobre dal PELLEGRINO Maurizio verso l’utenza cellulare in uso al cugino DE MARTE Antonio (...). Ma ancor di più significativa risulta quella registrata sempre tra DE MARTE Antonio e PELLEGRINO Maurizio: il 21 ottobre 2005 (ore 13.49), all’indomani del suo rientro, il primo chiama PELLEGRINO e gli spiega di non averlo potuto incontrare il giorno prima, poiché ha dovuto far visita al suo vicino, aggiungendo: “sono contento quanto è vero che voglio bene alla Madonna, vabbò, daiPELLEGRINO Maurizio chiede ridendo se è “tutto sia posto” e ottenutane conferma, propone a DE MARTE Antonio un incontro nel pomeriggio, ma quest’ultimo rimanda l’appuntamento al giorno seguente (...).

Il 26 ottobre militari della Stazione Carabinieri di Diano Marina procedono al controllo di un’autovettura a bordo della quale generalizzano DE MARTE Antonio ed un secondo soggetto successivamente riconosciuto in DITTO Carmelo, destinatario di un ordine di esecuzione emesso dall’Ufficio del Magistrato di Sorveglianza di Reggio Calabria; questi presentava all’atto del controllo un documento d’identità riportante le generalità del cugino DE MARTE Salvatore. I successivi controlli eseguiti presso l’abitazione del DE MARTE portavano al rinvenimento di grammi 100 circa di cocaina e grammi 80 di hashish.

Il giorno 27 ottobre 2005, alle ore 12.44, perviene una chiamata di PELLEGRINO Maurizio sul cellulare ... (...) utilizzato da DE MARTE Michele. Il PELLEGRINO muove un rimprovero per non aver chiamato subito l’avvocato, con riferimento all’arresto della coppia DITTO Carmelo/DE MARTE AntonioDE MARTE Michele riferisce di essersi rivolto all’avvocato BOSIO, con il quale si sono recati in carcere. PELLEGRINO Maurizio chiede cosa sia successo con esattezza e DE MARTE fornisce una descrizione del fatto. In seguito PELLEGRINO, con tono alterato, cerca di sapere cosa abbiano scritto esattamente sui verbali e DE MARTE Michele racconta che DITTO Carmelo ed il fratello DE MARTE Antonio, sono stati bloccati in strada, subito dopo essere usciti di casa. PELLEGRINO, dopo aver ascoltato questa sommaria descrizione, si lascia andare ad imprecazioni, mostrandosi parecchio nervoso per quanto appreso.

La conversazione prosegue in seguito tra lo stesso PELLEGRINO Maurizio e DE MARTE Vincenzo; quest’ultimo, sollecitato dal proprio interlocutore riferisce che i Carabinieri “erano nascosti” e sono stati visti passare davanti al bar da “mastro Mimmo”, con riferimento a SURACE Domenico cl. 1947, cha ha notato all’interno di un’autovettura militare DE MARTE Antonio.

DE MARTE Vincenzo precisa che i due sono stati portati in caserma, perché “il cugino”, ovvero DITTO Carmelo, era latitante, ma non è in grado di riferire se sia solo per questo motivo, poiché precisa, che in seguito è stata effettuata una perquisizione all’abitazione di DE MARTE AntonioPELLEGRINO Maurizio, sempre più agitato, chiede se sia stato trovato qualcosa in casa e DE MARTE Vincenzo di risposta dicendo: “…uno stereo ed una pistolella”, affermando di non saperlo con precisione. PELLEGRINO chiede se qualcuno dei DE MARTE possa al più presto raggiungerlo, anche nel primo pomeriggio, per meglio capire l’accaduto.

Collegata a tale conversazione vi è quella delle successive ore 13.25 (27.10.2005), in occasione della quale DE MARTE Michele contatta SURACE Emanuela, moglie di DE MARTE AntonioMichele chiede alla donna di passargli, “mastro Mimmo” ed immediatamente dopo Michele parla con SURACE Domenico cl. 1947 rassicurandolo di aver già parlato con l’avvocato e concordando un successivo incontro (...). L’incontro tra DE MARTE Michele e “mastro Mimmo”, in virtù della precedente conversazione avuta con PELLEGRINO Maurizio, più che essere finalizzato a porre a conoscenza il secondo sull’evolversi giudiziario del genero, è diretto verosimilmente a comprendere l’episodio che ne ha portato l’arresto.

L’attenzione da parte di PELLEGRINO Maurizio, alla vicenda che vede implicato il gruppo DE MARTE, non si limita ad un semplice interesse, scaturito da un rapporto di parentela attraverso la madre DE MARTE Vincenza, ma affiora come un vero e proprio coinvolgimento nella ricerca di un idoneo legale, che possa seguire nei modi opportuni la vicenda. Proprio una serie di conversazioni e d’incontri evidenziano la volontà di comprendere al meglio l’accaduto da parte dei fratelli PELLEGRINO, lasciando trasparire una preoccupazione sicuramente connessa al coinvolgimento dei medesimi nei traffici di natura illecita del gruppo indagato ed i contatti diretti registrati tra PELLEGRINO Maurizio e DE MARTE Antonio, prima, durante e subito dopo il viaggio di approvvigionamento in Calabria (...).

E’ palese come in tutta la vicenda degli arresti di DITTO Carmelo DE MARTE Antonio si sia potuto rilevare una sostanziale e coerente reazione dei nuclei familiari PELLEGRINO/DE MARTE, a dimostrazione di una condivisione - almeno in quel momento storico - degli interessi e delle questioni più importanti del gruppo.

Tutto ciò è, dunque, dimostrazione dell’omogeneità dell’organizzazione che, al di là di sporadici motivi di frizione o incomprensione, si rivela compatta ed orientata a perseguire i medesimi e comuni obiettivi illeciti.

Difatti alle ore 13.39 dello stesso 27 ottobre 2005, PELLEGRINO Maurizio chiama nuovamente DE MARTE Michele, al quale chiede di raggiungerlo a casa, quest’ultimo riferisce di essere a Sanremo e che in dieci minuti lo raggiungerà (...).

Alle successive ore 14.26 (27.10.2005), DE MARTE Michele telefona alla cognata SURACE Emanuela, chiedendole se nella serata precedente, durante la perquisizione domiciliare, le abbiano “fatto firmare alcuni fogli”. La donna risponde negativamente passando il telefono a PELLEGRINO Michele, fratello di Maurizio (...). La conversazione tra costoro verte sull’episodio della perquisizione effettuata presso l’abitazione di via Codeville n. 10. Il PELLEGRINO chiede se, all’atto della perquisizione, abbiano fatto presente a DE MARTE Antonio della facoltà di farsi assistere da un legale di fiducia. La donna dice che la perquisizione è stata estesa anche al magazzino e che a tutte le operazioni era presente il marito AntonioPELLEGRINO Michele chiede se abbiano rinvenuto “qualcosa” e la donna risponde che “qualcosa” è stato trovato in magazzino e che il marito Antonio si è giustificato dicendo che il magazzino è sempre stato aperto. Si rammenta al riguardo che la sostanza stupefacente è stata rinvenuta dai militari operanti, nei locali sottostanti l’abitazione di DE MARTE Antonio.

Il forte interesse dei fratelli PELLEGRINO alla vicenda, affiora anche da alcune conversazioni registrate nella giornata del 28 ottobre 2005, dalle quali risulta che gli stessi si sono recati al colloquio in carcere con DE MARTE Antonio, unitamente ai fratelli di questo, Vincenzo e Michele (...).

Il giorno 1 novembre 2005, alle ore 13.43 (...), DE MARTE Michele chiama ... e chiede a PELLEGRINO Maurizio se possa raggiungerlo con PELLEGRINO RobertoPELLEGRINO Maurizio risponde che, invece, in giornata si recherà con sua moglie a trovare SURACE Emanuela.

Un ulteriore elemento investigativo che contribuisce ad incrementare, il coinvolgimento nel traffico di stupefacenti di DE MARTE Salvatore, proviene dalla conversazione ambientale registrata il giorno 11 marzo 2006, ore 21.24, ed intercorsa tra il medesimo e la moglie SCIGLITANO Chiara (...). DE MARTE Salvatore riferisce di aver incontrato il fratello a casa della sorella Concetta ed afferma di aver parlato con lui e con Rocco (ndr. GALIOTI Rocco – cognato, ndr.). DE MARTE riferisce ad un certo punto quanto appreso dal fratello: “…ah sai cosa mi ha detto oggi?… meno male, da una mano meglio che è andata così, lo attaccarono con quella cosa che aveva già finito. Infine il dialogo prosegue sull’attività lavorativa dell’indagato. Il brano messo in evidenza conferma gli elementi prodotti, circa la partecipazione attiva di DE MARTE Salvatore ai traffici illeciti del fratello. Lo stesso infatti, nella fase antecedente alla perquisizione che ha portato al rinvenimento della droga presso l’abitazione di DE MARTE Antonio, era stato incaricato attraverso la cognata SURACE Emanuela, di spostare la sostanza stupefacente.”

Ed ancora sui DE MARTE ed i PAPALIA e connessi, ed il ruolo attivo dei componenti dei diversi nuclei familiari (ed anche la partecipazione delle donne come la SCIGLITANO Chiara e come già abbiamo visto quello della SURACE Emanuela, cugina in seconda del SURACE Domenico cl. 69). In questo passaggio dell'Informativa, che ricostruisce anche i contatti e contenuti della notte degli attentati, con la "confessione" da parte dei DE MARTE di essere gli autori, emerge con chiarezza anche la consapevolazza del rischio di fatti di sangue ed che la consapevolezza che certi morti ammazzati prima o poi arrivino:

In questo senso, d’altronde, appaiono abbastanza significativi i contatti registrati dalle celle telefoniche di Diano Marina ed Imperia nella notte compresa tra il 15 ed il 16 settembre 2005 tra l’utenza ... di SCIGLITANO Chiara e quella... del marito DE MARTE Salvatore.

Dall’analisi dei tabulati del traffico telefonico acquisiti, infatti, emergono due diverse comunicazioni avvenute tra i due telefoni, la prima alle ore 00.15 e la seconda alle ore 01.27 del 16 settembre. In entrambi i casi il telefono di SCIGLITANO Chiara aggancia la cella di Imperia località Pini del Rosso, la più vicina all’abitazione della donna, mentre quello di Salvatore lavora su un’altra cella di Imperia, quella di Monte Bardellini, un ponte telefonico posizionato su un’altura della città e dominante sull’intero centro. Va aggiunto, inoltre, che il telefono di Chiara fa registrare autonomamente un altro contatto, alle ore 01.24 dello stesso giorno, con il telefono... in uso a sua cognata SURACE Emanuela, moglie di DE MARTE Antonio. Queste telefonate, anche se dirette a congiunti, assumono necessariamente un carattere di straordinarietà, desumibile - al di là di altri fattori - quantomeno dall’orario in cui sono state effettuate e, soprattutto, dalla coincidenza di queste con gli avvenimenti che hanno avuto corso quella notte.

Tornando al commento dell’ambientale, sin dalle prime battute si registra uno sfogo da parte di SCIGLITANO Chiara che, di fronte al rifiuto di DE MARTE Salvatore di salutare una persona che hanno incontrato - da ritenersi, stando al dialogo, come una delle persone vittime erano stati rivolti i colpi di arma da fuoco nel mese di settembre dello scorso anno - si dichiara stanca di questa “storia”, chiedendo chiarimenti al marito circa la sua ostinazione a non voler salutare quella persona.

Questa richiesta pone l’indagato in una situazione apparentemente di difficile risoluzione, tanto che si vede costretto innanzitutto a richiedere un giuramento di segretezza da parte della moglie su quello che di lì a poco le rivelerà e poi, a sottolineare la necessità di non divulgare quelle informazioni, che potrebbero causare delle “ammazzatine”, intendendo con questo che potrebbero essere tali da causare delle vendette di sangue.

La gravità delle raccomandazioni di DE MARTE ben si coniuga a quella estrema dei fatti che narra. Infatti, racconta che “quel porco”, intendendo con questo la persona che si è rifiutato di salutare, si è rivolto a gente di Seminara per “fargliela pagare” all’indomani della sparatoria, essendone i DE MARTE ritenuti i responsabili.

La fonte di tali notizie, ritenuta attendibilissima da DE MARTE Salvatore, è da questi indicata in suo “cugino Franco l’asino di Milano” che si identifica in DE MARTE Francesco. E’ opportuno evidenziare che quest’ultimo è un soggetto di spiccata personalità criminale, con un circuito relazionale di tutto rispetto, capace di commettere qualsiasi tipo di reato, a riprova di ciò, è alquanto eloquente la semplice risposta eh, vedi tu!” data da DE MARTE Salvatore a sua moglie che gli domandava come sapesse di questi fatti DE MARTE Francesco.

La conversazione tra i due coniugi prosegue sull’iniziale intendimento di quest’uomo di far fare uno “sgarro” ai DE MARTE, poi non portato a compimento per motivi che DE MARTE Salvatore, però, non sa spiegare. La curiosità di SCIGLITANO Chiara spinge suo marito a fornire ulteriori dettagli e, infatti, aggiunge che l’uomo che si è rivolto a gente di Seminara per fargliela pagare, è molto vicino ai “Bracchi” che è il soprannome utilizzato per i fratelli LAGANA’ di Seminara. In questo caso, il riferimento a Mimmo “Bracco” è diretto all’ultimo dei fratelli, LAGANA’ Domenico, con precedenti per associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione ed in materia di armi.

In ordine alla famiglia dei LAGANA’ si riferisce quanto segue: secondo le affermazioni riscontrate del collaborante BRUNO Antonio, presso il carcere di Palmi si è verificata l’affiliazione di COSTAGRANDE VincenzoLAGANA’ SaverioDITTO Vincenzo, persone queste nei confronti delle quali si è adottata una particolare procedura, essendo state “investite” solo perché avevano sempre dimostrato la loro disponibilità nei confronti della cosca “SANTAITI”.

Più in particolare, LAGANA' Saverio, in data 9.6.1991, è stato tratto in arresto dall’Arma di Seminara per detenzione e porto abusivo di armi e munizioni. Lo stesso essendo coniugato con CAIA Domenica, è cognato di CAIA Carmelo, favoreggiatore della cosca “SANTAITI” nonché esponente di vertice della cosca “CAIA”.

Per quanto riguarda, invece, il nominato LAGANA’ Domenico, lo stesso - in data 5.10.1989 - è stato tratto in arresto dalla Polizia Ferroviaria di Gioia Tauro, perchè trovato in possesso di cinque fucili a pompa cal. 12, di due carabine Winchester e di due pistole, armi tutte nuove, che erano dirette alla ‘ndrina dei “GIOFFRE’”.

La SCIGLITANO prosegue poi con le domande e chiede al marito se ci sono altre persone a conoscenza della vicenda e l’uomo, precisando che la conoscono tutti i suoi fratelli, manifesta i suoi propositi di vendetta con un’espressione chiara, cioè che l’ha “messo da parte qua”, inteso che la persona di cui stanno parlando è tenuta in considerazione per il primo momento utile in cui sarà possibile fargliela pagare.

A questo punto la donna pone una domanda diretta chiedendo di Rocco e DE MARTE Salvatore commenta: “no, Rocco di sicuro”. In questo passaggio di difficile interpretazione, si ritiene che il riferimento sia al loro cognato GAGLIOTI Rocco Salvatore e che la risposta fornita da DE MARTE sarebbe da intendere nel senso che anche il cognato ha le sue stesse intenzioni e, anzi, sia anche più motivato di lui. Questa lettura offre una rivalutazione della figura del GAGLIOTI nella vicenda dell’esplosione dei colpi d’arma da fuoco, infatti, stando così le cose, il particolare accanimento da parte di Rocco, implica necessariamente una sua partecipazione in un ruolo di primo piano nei dissidi che hanno portato infine alla commissione dell’atto intimidatorio.

L’identificazione dell’uomo, cui i due interlocutori fanno riferimento nel corso dell’intera conversazione, non risulta possibile data la scarsità di elementi desumibili, è però indiscutibile che sia da ricomprendere tra le persone che hanno subìto l’atto criminoso in esame.

Tuttavia, indicando nei destinatari dell’intimidazione il gruppo degli ATTISANO e, seppure indirettamente, quello della famiglia di SURACE Giovanni, si possono compiere una serie di valutazioni volte ad includere l’uomo oggetto della discussione in uno o nell’altro dei nuclei familiari.

La prima di queste scaturisce dalla consultazione dell’apparecchiatura di localizzazione satellitare installata sul veicolo oggetto della intercettazione ambientale. Al momento della conversazione risulta che il veicolo stesse percorrendo via Diano Castello, proprio nei pressi dell’abitazione di SURACE Domenico cl. 1969, residente appunto a Diano Castello.

La circostanza fa pensare quindi che possa trattarsi appunto del SURACE e d’altro canto, però, l’affermazione fatta dal DE MARTE di una particolare vicinanza dello sconosciuto a LAGANA’ Domenico, fa spostare l’attenzione sugli ATTISANO.

Difatti, nella banca dati risulta che LAGANA’ Domenico il 13.4.2002 è stato controllato a Palmi in compagnia di ATTISANO Mario cl. 1962, con precedenti per armi, scommesse clandestine e reati contro il patrimonio, nonché il giorno 8.1.2003 a Gioia Tauro (RC), insieme a CIAPPINA Francesco, con precedenti in materia di sostanze stupefacenti.

Questo secondo controllo del territorio riveste una particolare importanza in quanto il CIAPPINA, a sua volta, è stato controllato - in diverse occasioni - insieme ad ATTISANO Giuseppe, fratello di ATTISANO Paolo detto “’u gaiu” ed a CARDONE Pasquale, quest’ultimo in stretto contatto con la famiglia ATTISANO di Diano Marina, la cui utenza telefonica... è emersa anche durante l’intercettazione eseguita da questa Sezione A/C a carico di SIMEONI Attilio.

Altro dialogo certamente interessante è quello intercorso tra DE MARTE Salvatore e CAMPAGNA Mimmo, con cui esiste un forte legame di amicizia, rafforzato dal fatto che il secondo intrattiene una relazione sentimentale con la cognata del primo: SCIGLITANO Raffaella.

In virtù di questo doppio legame il DE MARTE, probabilmente, si sente di potergli confidare affari anche “delicati” della propria famiglia, come fa nella conversazione registrata il 18.4.2006, alle ore 11.38 (...), che si riporta integralmente, data l’importanza che riveste. Vengono infatti forniti in maniera inequivocabile sia gli elementi di colpevolezza a carico di esponenti della famiglia DE MARTE, in merito all’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro vari obiettivi nella notte tra il 15 ed il 16 settembre scorso a Diano Marina, sia i dettagli sulle reazioni che tale atto criminoso ha suscitato:

Utente: DE MARTE Salvatore
Interlocutore: CAMPAGNA Mimmo
(omissis)
U (si accavallano le voci)… (inc.)… non è Massimo “Gaiu” (Gallo), questo qua?
I eh… (Mimmo a voce alta dice) oeh “Cururdu”… (nomignolo)… (si sente un uomo rispondere e dire: ciao)…
U come lo chiami?
I “Cururdu”
U “Cururdu”
I lo chiamavano… potevo vedere quando scende, che scendevo con lui (bestemmia)… con il treno
U non glielo puoi dire?
I c'è sua moglie… chi gliela prende a Palmi?
U sua moglie è?
I penso di sì… forse è salita con il camion, che dici tu…
U no, no…
I a piedi?… (pausa)… dobbiamo andare a Milano a buttare, per prenderla tutti e due in una volta… l’ha presa ce l'ha buona… sua moglie… di questa qua del “Gaiu” (Gallo) è buona?
di Pino?
I eh…
U (inc.)…
I (inc.)… con Pino ti parli o no
io con tutti mi parlo…
Mimmo “Gaiu” (Gallo) lavora ancora con tuo, con tuo
U no, è da tanto che si è licenziato…
I no?! … tuo fratello l'ha licenziato? …e lui con chi lavora? … ieri con tuo fratello Michele l’ho visto… dopo che è successo quel fatto l’ha licenziato? …o prima?
ma prima… (pausa)…
I lascia che più tardi lo aggiusto (prob. parlano di un cavo elettrico)
quel fatto di quella via, Mimmo… dammi la mano che non dici niente a nessuno… che rimane tra me e te
perché?
U eh…
I (inc.)…
ALLORA SONO STATO IO E LA MIA FAMIGLIA!! …mi raccomando, eh… Mimmo!
allora sei cazzone!
U che aspettati
I (ride)…
che cazzo me ne fotto io di loro… hanno da fare attenzione a come tirano avanti… e magari hai visto, come quella merda di Carduni là, a lui l’ho messo da parte qua (ndr: intende dire che alla persona di cui sta parlando alla prima occasione gliela farà pagare)… (pausa)… a suo fratello che hanno “cacciato” (ndr: cosa hanno inventato) che gli hanno sparato le cose che non ha pagato… che gli ha cercato la mazzetta e non l’ha pagata?
I no… (inc.)… dopo che gli hai sparato?!
in quel minuto!
I (inc.)…
i fratelli DE MARTE?
I parlavano, no… chi parla parla là, i DE MARTE sono… (pausa)… per te, per voi… (inc.) …
U eh…
I (inc.)…
ma non è che ce l’hanno con noi?!
no, lo sanno chi sono stati… (inc.)…
(Ore 11.51 Salvatore e Mimmo scendono dalla vettura per poi risalire alle ore 11.53)
I a me pure non è che…
U (inc.)…
I (inc.)… l’ho salutata
U (a voce bassa dice)… da quella parte, ha comprato la moglie di Michele, di ‘Ntoni… (pausa)… (inc.)… sanno chi è stato
non lo sai
perché sanno di ‘Ntoni e di me, prima venivano a farsi i capelli tutti, ora “Gaiu” (Gallo) non viene… loro lo sanno che sono là, forse sono andato, che lui fuori che… se lo prendo e lo ammazzo, al mercato gli meno e lo spacco
a chi?
a Ciccio “Cundovia” (fonetico) non viene più, Enzo “Carduni” non viene più, no Raffaele viene…(inc.)… viene Raffaele… (inc.)… là sopra dorme da Ciccio, dorme Raffaele… (sopraggiungono disturbi)… non vanno giù… (inc.)…
I (inc.)…
U (inc.)…
I (sopraggiungono forti disturbi) …(inc.)…
(omissis)

Prima di procedere all’analisi del contenuto della conversazione sopra riportata, è bene delineare al meglio la figura di CAMPAGNA Mimmo. Questi, infatti, seppure non abbia precedenti penali, è stato spesso sottoposto a controlli del territorio da parte delle forze di polizia operanti nell’area calabrese e, in gran parte delle verifiche, è risultato accompagnarsi a persone di alta caratura criminale, tra cui spiccano i fratelli LAGANA’ Saverio e Domenico, soprannominati i “Bracchi”, sul cui conto e spessore criminale è stato spesso detto nel corso dell’attività.

La conversazione avviene a bordo del veicolo sottoposto ad attività tecnica di intercettazione, mentre percorre alcune strade cittadine nel centro di Diano Marina, ed inizia con l’incontro che fanno lungo il tragitto con una persona che il CAMPAGNA saluta come “Cururdu”, e che poi spiega al suo interlocutore essere Massimo “u gaiu”.

Come già indicato, “u gaiu” (il gallo) è il soprannome utilizzato nella comunità seminarese per indicare gli ATTISANO, per cui è possibile affermare che la persona che loro incontrano è da identificarsi in ATTISANO Massimo. Un riscontro oggettivo a tale identificazione è individuabile nelle affermazioni di CAMPAGNA Mimmo, il quale accenna al fatto che avrebbe potuto approfittare di un passaggio da parte dell’ATTISANO per un suo ritorno in Calabria, poiché costui svolge l’attività lavorativa di autotrasportatore. Effettivamente ATTISANO Massimo risulta essere stato sottoposto a numerosi controlli del territorio, parte dei quali eseguiti sul tratto autostradale Salerno - Reggio Calabria, alla guida dell’autocarro Fiat Iveco targato BE235BS.

L’incontro con uno degli ATTISANO fa sì che la conversazione assuma come argomento gli esponenti di quella famiglia e, di conseguenza, giunga alla vicenda dell’esplosione dei colpi d’arma da fuoco contro il ristorante “Il pozzo dei desideri” di Diano Marina, riconducibile alla stessa famiglia.

Infatti, il discorso procede dapprima sulla moglie di Pino “u gaiu”, da individuare in ATTISANO Giuseppe, figlio di Angelo, titolare del ristorante, con cui DE MARTE Salvatore ammette di “parlarsi”, intendendo dire con ciò che ha normali rapporti.

Poi su un certo Mimmo “u gaiu”, riguardo al quale il CAMPAGNA tenta di soddisfare la propria curiosità chiedendo al DE MARTE se tale Mimmo lavori ancora per suo fratello, specificando che solo il giorno prima lo aveva visto insieme a MicheleMimmo “u gaiu” si identifica in ATTISANO Domenico, domiciliato a Diano Marina (IM), che risulta svolgere attività di manovale, tant’è che nel 2003 ha percepito i contributi previdenziali dall’impresa “EDIL RIVIERA di GAGLIOTI Rocco e DE MARTE Antonio s.n.c.”, e tale informazione costituisce di per sé la prova sull’esatta identificazione del personaggio chiamato in causa.

Alla risposta di Salvatore che Mimmo “u gaiu” si era licenziato, CAMPAGNA Mimmo fa un riferimento importante per la dinamica della conversazione, chiedendo se Michele lo aveva licenziato prima o dopo “quel fatto”. Il riferimento alla vicenda del danneggiamento è evidente, così come lo è per gli interlocutori a bordo dell’auto, tant’è che DE MARTE Salvatore approfitta del momento di confidenza per raccomandare al passeggero una particolare riservatezza su quanto sta per rivelargli: “dammi la mano che non dici niente a nessuno, che rimane tra me e te”, proseguendo con l’ammissione esplicita della propria responsabilità e degli altri familiari nella sparatoria: “quel fatto di quella via… sono stato io, e la mia famiglia!! …mi raccomando eh, Mimmo!”. Ulteriore e definitiva conferma che il fatto in trattazione sia proprio quello dell’esplosione dei colpi d’arma da fuoco arriva quando Mimmo, dopo avere ascoltato lo sfogo borioso di Salvatore, afferma: “…dopo che gli hai sparato”.

Il discorso tra i due prosegue sullo stesso tema e, complice la curiosità di CAMPAGNA Mimmo, si capisce molto sulla identità delle persone che sono state “toccate” dalla vicenda criminosa dello scorso mese di settembre.

Il DE MARTE, nel commentare ancora quei fatti, menziona tale “Carduni” e suo fratello, minacciando di fargliela pagare appena possibile al primo: “come quella merda di Carduni là, a lui l’ho messo da parte qua” e riguardo al secondo, invece, chiede delucidazioni sui pettegolezzi: “… a suo fratello che hanno cacciato (cosa hanno inventato)? …che gli hanno sparato le cose che non ha pagato… che gli ha cercato la mazzetta e non l’ha pagata?”.

L’identità delle persone cui fa riferimento il DE MARTE in questo brano, si comprende analizzando il proseguo della conversazione, allorquando l’indagato cita tale “Enzo Carduni”.

I due sono infatti da identificare nei fratelli CARDONE (cognome che, se espresso in forma dialettale, può divenire appunto CARDUNI) Vincenzo nato a Palmi (RC) il 5.9.1969 e CARDONE Pasquale nato a Palmi (RC) il giorno 1.7.1972, esponenti della comunità calabrese residente a Diano Marina, contigui alle famiglie ATTISANO e PAPALIA.

I due, infatti, oltre ad avere un legame di parentela con i PAPALIA di Diano Marina, per via della loro madre PAPALIA Carmela, cugina del PAPALIA Raffaele oggetto dell’atto intimidatorio, sono in contatto anche con altri esponenti delle due famiglie:

CARDONE Vincenzo è stato controllato il 22.9.2004, a Seminara (RC), in compagnia di ATTISANO Nicola, socio, insieme a suo padre Angelo, nella gestione del ristorante “Il pozzo dei desideri”;

CARDONE Pasquale è emerso unitamente a PAPALIA Raffaele, nel corso di un servizio di o.c.p. effettuato il giorno 8.4.2001, nell’ambito dell’attività investigativa eseguita da questa Sezione A/C denominata “MAGLIO”, finalizzato a documentare un importante incontro al quale hanno preso parte alcuni personaggi di origine calabrese, esponenti di spicco della criminalità ligure e del basso Piemonte;

- infine, l’utenza 3487112789 in uso a CARDONE Pasquale è emersa nell’attività di intercettazione telefonica svolta riguardo alla persona di SIMEONI Attilio, socio in affari e cognato del PAPALIA.

L’astio di DE MARTE Salvatore nei confronti di CARDONE Vincenzo si manifesta soprattutto per il particolare che quest’ultimo, già suo cliente, dal momento del “fatto”, non è più andato a tagliarsi i capelli da lui.

Nella stessa maniera si esprime nei confronti di un’altra persona indicata come “Ciccio Condovia” nei cui confronti l’astio è ancora più accentato fino al punto da spingerlo a dire: “…se lo prendo e lo ammazzo, al mercato gli meno e lo spacco”.

Queste persone sono quasi certamente le due a cui DE MARTE Salvatore fece riferimento nel corso della conversazione avuta con sua moglie SCIGLITANO Chiara intercettata il 5 aprile scorso, allorquando accenna proprio al fatto che “due non vengono a tagliarsi i capelli, due soli sono e non li saluto”.

Nelle sue affermazioni, però, DE MARTE Salvatore fa un distinguo, precisando che invece “Raffaele viene”, individuabile nel PAPALIA Raffaele sopra citato. Tale ipotesi è suffragata anche dal fatto che al termine dell’attivazione i due tornano a posteggiare l’auto in via Calderina e, quindi, si potrebbe spiegare l’indicazione di Salvatore che dice: “…là sopra dorme da Ciccio, dorme Raffaele…” indicando, probabilmente, l’abitazione del PAPALIA ubicata al civico 3 di detta via.

Il collegamento tra le persone che effettua l’indagato mettendo in relazione “Ciccio Condovia” a Raffaele ed il riferimento al mercato come luogo dove reperire il personaggio in questione per soddisfare i suoi propositi di vendetta, forniscono due elementi interessanti per addivenire all’identificazione del soggetto cui si riferisce il DE MARTE. Il fratello di PAPALIA Raffaele, infatti, si chiama PAPALIA Francesco cl. ’49, residente a San Bartolomeo al Mare (IM), di professione venditore ambulante nei mercati della zona di Imperia. Quindi, data la coincidenza di questi elementi, si può ipotizzare che il Ciccio soprannominato “Condovia”, sia da individuare nell’esponente della famiglia PAPALIA appena indicato.

Il 12 maggio 2006, alle ore 14.21 (...), discutono tra loro DE MARTE Salvatore e DITTO Francesco. Dal discorso si comprende che DE MARTE chiede quanti anni abbiano da fare Massimo, Stefano e Saverio. Lo zio gli dice che i primi due devono scontare sei anni e Saverio invece ne “ha per 45”, aggiungendo che li deve fare tutti. Ricevute le informazioni, Salvatore esprime la sua preoccupazione dicendo: “basta che escono e non gli rompono le palle a Melo”, ma viene rassicurato dal DITTO che fa mostra della sua arroganza, dicendo che lui e suo figlio non scapperanno: “Melo li spacca a tutti e non gli serve niente”.

Questo primo brano della conversazione è chiarificatore della situazione “scomoda” in cui si trova DITTO Carmelo. Fino al periodo della latitanza infatti, era legato sentimentalmente a SANTAITI Rosa Anna Lucia nata a Taurianova (RC) il 19.10.1974, denunciata nel 2003 per associazione mafiosa e favoreggiamento, sorella di SANTAITI Saverio Rocco, capo dell’omonima cosca operante nel paese di origine.

Evidentemente, l’interruzione del fidanzamento da parte di Carmelo potrebbe avere creato risentimento all’interno della famiglia SANTAITI e per questo motivo DITTO Francesco la indica come la rovina di suo figlio e Salvatore di getto si informa sulle pene che devono espiare quelle persone che sono tutte da identificarsi nei fratelli della ragazza: SANTAITI Massimiliano nato a Palmi (RC) il 7.11.1976, SANTAITI Stefano Antonio nato a Seminara (RC) il 21.6.1972 e SANTAITI Saverio Rocco, sopra citato.

Il dialogo tra i due prosegue e DITTO Francesco esprime la propria opinione sulla situazione che stanno vivendo i propri figli dicendo che ora che Melo è in carcere nessuno si preoccupa di salutarlo dimostrando scarso rispetto e che, invece, per suo figlio Vincenzo la gente, sbagliando a parlare, dice che è “sempre con la droga”.

Il discorso si sposta quindi sulle persone di Seminara e su quello che queste persone dicono e Salvatore riporta le voci che ha sentito quando è tornato l’ultima volta al paese. L’indagato riferisce di aver saputo da una persona che “quando è successo il fatto da questa parte… a Seminara hanno cacciato la voce che siamo stati noi, Michele DE MARTE e lui (prob. DITTO Carmelo), a Seminara”.

Il “fatto” cui fa riferimento Salvatore si individua nella vicenda dell’esplosione dei colpi d’arma da fuoco contro il ristorante degli ATTISANO e DITTO Francesco comprende immediatamente di cosa stia parlando suo nipote, infatti, prosegue chiedendogli una spiegazione: “…perché mio figlio Melo forse è andato nel rist… nel locale per dirgli dammi che mi servono 10 milioni, e non glieli hanno dati… non glieli hanno dati?!Salvatore conferma le supposizioni del DITTO dicendo che: “così hanno detto, che è andato a chiedere la mazzetta, senza che né mangiamo né beviamo!”.

Queste affermazioni, estremamente gravi, fatte nella tranquillità dell’abitacolo di una automobile, forniscono l’elemento convergente alla ricostruzione degli eventi fin qui compiuta, ovvero il motivo che ha portato all’esecuzione dell’atto intimidatorio. Pur avendo, infatti, nel corso dell’indagine acquisito numerosi elementi oggettivi necessari per la individuazione dei responsabili del gesto, mancava, fino ad ora, l’elemento scatenante da individuare, alla luce di quanto emerso, in un tentativo di estorsione compiuto in danno della famiglia ATTISANO da parte del DITTO e dei DE MARTE.

Il tentativo di sminuire la vicenda da parte di DE MARTE Salvatore, deve essere inteso come la volontà del medesimo di non apparire come uno sprovveduto, essendosi reso conto che il compimento di quel gesto è stata la causa di un accentramento di attenzioni sul proprio nucleo famigliare da parte delle forze dell’ordine che ha conseguentemente portato all’arresto di suo fratello Antonio e, appunto, di DITTO Carmelo.

Il 4 giugno 2006, durante un viaggio di ritorno dalla Calabria, viene intercettata a più riprese una lunga conversazione svoltasi a bordo dell’autovettura Bmw 530 D targata CJ702SA tra DE MARTE Michele e PERROTTA Michele. In un passaggio, con riferimento alla vicenda esaminata, il DE MARTE afferma di sentirsi uguale alle altre persone e chiarisce che se dovesse succedere qualcosa alla sua famiglia di morti ce ne sarebbero abbastanza e si augura che non succeda mai. Poi prosegue dicendo: “…quelli che stanno a Diano Marina non servono una lira, non servono un cazzo, tutti i PAPALIA, ’sti ATTISANO… (inc.)… non servono una lira, sono dei bravi ragazzi, lavoratori e basta, stop… hai capito?”. Il PERROTTA, da parte sua, dice che Antonio (DE MARTE) da quando è uscito ha il dente avvelenato e Michele dice che ci saranno guai e a lui lo sta tenendo a bada (...):

Utente: DE MARTE Michele
Interlocutore: PERROTTA Michele
(omissis)
U Michele io giù, Michele, io giù, quando ero giù stavo da pascià… (inc.)… avevo quattro camion giù hai capito? …potevo stare da Dio, lavorare e tutto, solo che ho dovuto fare una scelta, voglio stare tranquillo, Michele… (inc.)… ma non per… ma per i miei figli, per mio figlio Gianni, Michele, lavoro onesto… hai capito? …ed andare avanti così, bastano i guai che abbiamo passato, ne abbiamo passati troppi, e ne stiamo passando anche adesso Michele, questi pezzi di merda infami… (inc.)… noi tra dieci giorni ci facciamo una mangiata, e gli uomini sono quelli che vengono qui e basta, altri uomini non ce n’è qua…
invece quelli là del “Pozzo dei Desideri”, di dove sono? …(inc.)… ma non siete parenti?
no… (inc.)…
(omissis)
quello lì, lo hai visto questa mattina che ti avevo detto che è mio cognato
I eh…
quello sai chi è, Michele?
I eh…
GIOFFRÈ, ci hanno i parenti a Torino
I magari li conosco…
U e quello lì… (inc.)… della Calabria, Michele… suo padre, lui e i suoi fratelli… (inc.)… una faida che è durata 5 anni Michele, cinque anni di morti Michele, la più grossa faida della Calabria Michele… Michele io non per non vantarmi, senza offesa di nessuno, non mi sento di essere meglio di nessuno, mi sento di essere uguale agli altri, mi ascolti…
I eh…
ma se succede qualcosa Michele… la mia famiglia, Michelevai tranquillo che morti ce n’è abbastanza, Michele… speriamo mai… (inc.)… questi che stanno qua a Diano MarinaMichele
I eh…
U (inc.)… questi che stanno qua non servono a una lira, non servono a un cazzo, Michele… tutti questi PAPALIA, questi ATTISANO… (inc.)… non servono una lira… sono dei bravi ragazzi, lavoratori è basta, stop! … hai capito? (pausa)
(omissis)
certo che Antonio da quando è uscito s'è avvelenato, eh…
Antonio… ancora a Diano Marina ci devono essere guai… (inc.)… a lui lo sto frenando io, Michele… (inc.)… ancora, ancora…
ma lo vedo io che c’ha il dente avvelenato!
U (inc.) …
Antonio non è più come prima!
U (inc.) …
(omissis)

Degna di assoluta attenzione, infine, per le conversazioni che coinvolgono DITTO Vincenzo e per le vicende accadute a Diano Marina, è quella censita il giorno 8 ottobre 2006, allorquando a bordo della Fiat Punto si trovano DE MARTE SalvatoreSCIGLITANO Chiara ed appunto DITTO VincenzoDE MARTE Salvatore accenna a sua moglie di una lite che Vincenzo ha avuto a casa di “u Gaju”, con il loro cognato CAMPAGNA Mimmo (...). Pur non conoscendo i motivi che hanno portato i due a discutere, la cosa acquista rilevanza per il fatto che sia avvenuta a casa di uno degli ATTISANO“Gaju”, infatti, è il soprannome utilizzato per fare riferimento ad esponenti della famiglia summenzionata.

Alle ore 21.51 di domenica 26 novembre (...), giunge sull’utenza ... in uso DE MARTE Salvatore un messaggio anonimo dal seguente contenuto:

CHI SONO I DE MARTE? NESSUNO! SPARARE AD UNA PIZZERIA CHIUSA E A DUE AUTO E DA VERMI. CARMELO HA PAGATO. ANDATE VIA DA DIANO M E MEGLIO PER VOI TUTTI O PAGHERETE”.

Chiaramente la ricezione del messaggio spiazza i DE MARTE, che commentano l’evento telefonicamente con toni allarmati. Lo stato di agitazione dei predetti è testimoniato anche dai tentativi, seppure vani, posti in essere dal DE MARTE Salvatore per risalire, tramite il call center della compagnia telefonica Vodafone, al titolare del numero 0183403, da cui è stato originato l’SMS e dal successivo, anch’esso vano, tentativo di mettersi direttamente in contatto con l’utenza in questione.

Alle successive ore 23.31 (SMS... DE MARTE Salvatore), giunge un secondo messaggio, il cui contenuto, anche se privo di riferimenti ai fatti delittuosi verificatisi nel settembre del 2005, è comunque da attribuirsi alla stessa mano del precedente. In questo caso l’utenza da cui è stato originato l’SMS è lo 0184505:

SIETE 4 LATRINE DI FRATELLI, LE VOSTRE DONNE TROIE PASSATE DA ALTRI VERI UOMINI E I VOSTRI FIGLI BASTARDI, ANDATE VIA DALLA LIGURIA SCHIFOSI DI MERDA E BASTARDI”.

In entrambi i casi, le utenze emerse, ancorché incomplete, risultano attribuibili a telefoni pubblici ubicati nel Ponente ligure. Purtroppo, l’attività di monitoraggio in corso sull’utenza di telefonia mobile condotta con l’ausilio della compagnia Vodafone - interpellata direttamente - non ha consentito di estrapolare il numero completo delle due cabine e, quindi, pur riuscendo a circoscrivere la zona di ubicazione degli apparati, non è stato possibile individuarli precisamente.

Pochi giorni dopo, esattamente il 28 novembre 2006 (SMS ... in uso a DE MARTE Salvatore), giunge un terzo messaggio telefonico ancora sull’utenza monitorata in uso a DE MARTE Salvatore e proveniente da una terza cabina telefonica ubicata, questa volta, nel comune di Imperia:

ANGELO ATTISANO DICE CHE SIETE GENTE SENZA ONORE CHE VOSTRO PADRE E STATO GIUSTIZIATO E CHE VOI FARETE LA STESSA SORTE, ANDATEVENE BASTARDI”.

A seguito di questo terzo messaggio e del rinvenimento di alcune scritte diffamatorie sul conto dei DE MARTE sui muri di Diano Marina, San Bartolomeo ed Imperia, Salvatore ha presentato querela scritta nei confronti di ignoti presso il Comando Stazione Carabinieri di Diano Marina (...).

Queste ultime vicende - nel periodo - costituiscono, ovviamente, l’argomento principale delle conversazioni registrate telefonicamente, nonché di quelle captate mediante l’attività di intercettazione ambientale.

Il primo dialogo concernente gli SMS viene registrato il giorno 28 novembre 2006, sulla Fiat Punto, tra SCIGLITANO Chiara e SURACE Manuela che esprime i propri sospetti circa i responsabili degli avvenimenti che si stanno susseguendo, individuandoli nei PELLEGRINO ed in particolare in Roberto (…).

Le successive comunicazioni intercettate sull’argomento, palesano i tentativi posti in essere da tutti i DE MARTE al fine di individuare gli autori degli SMS. I fratelli hanno interessato un tale Franco, tramite l’intercessione di SURACE Domenico, suocero di Antonio, affinché esegua dei controlli sui numeri da cui sono stati originati i messaggi per individuare specificamente le cabine telefoniche.

In una conversazione del 29 novembre 2006, a bordo della Fiat Punto monitorata, DE MARTE Antonio chiede a Salvatore cosa gli ha detto FrancoSalvatore risponde che nella mattina gli diranno quali sono le tre cabine telefoniche (...).

Ma il dialogo maggiormente interessante, si registra alle ore 12.23 di quel giorno, tra DE MARTE Salvatore e SCIGLITANO Chiara che gli chiede se abbia informato il fratello DE MARTE Vincenzo dei messaggi che ha ricevuto. DE MARTE Salvatore risponde negativamente ed aggiunge però di aver visto Franco. Chiara chiede poi quali commenti abbia fatto DE MARTE Vincenzo riguardo al nome apparso sul messaggio, riferendosi ovviamente ad ATTISANO Angelo, ed allora viene informata del fatto che DE MARTE Vincenzo è andato direttamente dal "Gaju"DE MARTE Salvatore, dal canto suo, aggiunge di essere andato anche lui da “Pino u Gaju" ma non da Angelo, come ha invece fatto Vincenzo, precisando inoltre che gli ATTISANO non sapevano nulla riguardo ai messaggi minatori (...).

L’ansia che pervade in tutto il gruppo attenzionato a causa dei messaggi e delle scritte sopra citate, si coglie appieno da una esternazione di preoccupazione fatta da SCIGLITANO Chiara che, in una conversazione intercorsa con suo marito DE MARTE Salvatore, il 4 dicembre 2006, afferma che sarebbe meglio per loro se andassero via da Diano Marina prima di fare “una brutta fine” (...).

Tutta la faccenda sembra essere presa molto seriamente dai DE MARTE, in considerazione soprattutto dell’omicidio, avvenuto il 21.9.2006, del loro congiunto DITTO Carmelo. In effetti, in più di un’occasione si comprende che gli indagati associano la ricezione delle minacce a quanto accaduto al DITTO (“Carmelo ha pagato”), ritenendo - probabilmente - che i due eventi possano essere riconducibili allo stesso contesto.

Alle ore 17.21 del 4.12.2006 (...) è stata registrata un’altra conversazione tra i fratelli DE MARTE Michele ed Antonio. Nel dialogo censito, Michele chiede al fratello minore se a suo parere possa essere stato uno dei “Gaju” a scrivere le frasi infamanti sui muri, ricevendo l’assenso di Antonio che infatti gli dice che secondo lui è stato sicuramente “Cicciazzu”, da identificare con ogni probabilità in PAPALIA Francesco, fratello del Raffaele, vittima - unitamente agli ATTISANO - dell’atto intimidatorio perpetrato a Diano Marina. Un riferimento al Ciccio in questione era già emerso infatti nell’esecuzione di questa attività d’ascolto il 18 aprile scorso, allorquando DE MARTE Salvatore, nel corso di un’interessantissima conversazione avuta col cognato CAMPAGNA Mimmo, riferiva: “…se lo prendo e lo ammazzo, al mercato gli meno e lo spacco”, palesando un forte risentimento nei confronti del PAPALIA.

Sempre a bordo della Fiat Punto, il successivo 5 dicembre (...)., SCIGLITANO Chiara, parlando con sua madre PAPALIA Carmela ed una sua zia, afferma che: “…Antonio non ha cervello” ed aggiunge che comunque “adesso tra fratelli devono essere uniti anche se hanno paura in quanto non si sono mai trovati in una situazione del genere”.

In seguito della conversazione la donna afferma di essere convinta che sia “gente di laggiù […] quelli che hanno ammazzato lui… (ovvero DITTO Carmelo…(inc.)… ammazzare pure a loro”.

La madre, però, rappresenta che a suo cugino non avevano mandato dei messaggi prima di ucciderlo ed allora la SCIGLITANO commenta: “…no, lo avevano avvertito, eh… lo sapevano tutti che faceva una brutta fine”. Persuasa dalle affermazioni della figlia, la PAPALIA chiede cosa centrino però loro (i DE MARTE) e SCIGLITANO Chiara prosegue: “…secondo loro, noi l’abbiamo aiutato a stare qua e a lasciarla, però non è vero”.

Da questa affermazione emerge ancora una volta il convincimento che le motivazioni che stanno alla base dell’assassinio del DITTO siano da individuare nell’interruzione, da parte di quest’ultimo, del fidanzamento con SANTAITI Rosa Anna Lucia e, conseguentemente, nell’individuazione dei responsabili dell’omicidio nei famigliari della ragazza.

La discussione tra le donne continua poi con SCIGLITANO che narra di una chiacchierata che ha avuto nei giorni precedenti con Cetta, ovvero DE MARTE Concetta. La donna inizia dicendo che sua cognata non sa stare zitta ed esasperata dalle minacce ha affermato: “…vado io, vado io e li ammazzo” ed ancora: “ah, vai tu e poi vengono i tuoi fratelli appresso a te, gli ho detto, questa è bella! …poi siamo da soli noi… (inc.)… marito, ma che cazzo stai dicendo Cetta… ma bada le parole che dici, perchè poi mi fai incazzare, perchè poi mi sono incazzata: cosa dici, non è bastato una volta… vado io, vai tu, che bello… vai da mio marito, così sto da sola io e muore mio marito… e dopo che muore mio marito, i tuoi fratelli dove vanno? …le ho detto: stai zitta e parla poco, le ho detto! …mi fa incazzare quando ci toccano casa, e vede di parlare poco… davanti a Antonio, pure ieri sera, ah… e si deve ammazzare, ma quanto cazzo parli, le ho detto!”.

Emerge così forte la preoccupazione della donna che ritiene evidentemente fondate le minacce e teme parimenti una reazione spropositata da parte di suo marito e dei suoi fratelli tanto che, proseguendo, afferma di aver detto a Salvatore di pregare affinché non scoprano gli autori dei messaggi e delle scritte e, anche qualora dovessero individuarli, di “stare calmi e fermi”, di non reagire.

Nella tarda serata del 12 dicembre 2006, si registra una seconda serie di messaggi telefonici in arrivo sull’utenza in esame.

Il primo è delle ore 23.02 (SMS ... in uso a DE MARTE Salvatore) ed è del seguente tenore:
BASTARDI LASCIATE STARE I DISCO PUB! GUARDATEVI LE TROIE CHE AVETE A CASA, PAGHERETE TUTTO. FIGLI DI PUTTANA E UOMINI DI MERDA”.

Dopo circa mezz’ora ne giunge un altro (SMS... in uso a DE MARTE Salvatore):
TU E I TUOI FRATELLI SIETE LA CREMA DELLA MERDA, AMMAZZARE UN BARBIERE E FACILE, BASTA FERMARSI DAL SALONE E SPARARE, 3 SECONDI”.

Infine, intorno alle ore 00.16 del giorno 13.12.2006 è registrato il seguente messaggio (SMS ... in uso a DE MARTE Salvatore):
LO SAI CHE 20 ANNI FA NELLE CAMPAGNE DI BARRETTIERI UNO DEI GIUFFRE SI CHIAVAVA TUA MADRE? E TUA MOGLIE SI RICORDA DI ALEX? AL”.

Nella prima mattina del 13 dicembre 2006 (SMS ... in uso a DE MARTE Salvatore), DE MARTE Salvatore chiama il fratello Vincenzo per riferirgli dei messaggi e dice: “…tanto possiamo parlare… uno mi ha scritto: tu e i tuoi fratelli siete la crema della merda e ammazzare un barbiere ci vogliono tre secondi, passo dal salone e ti sparo… vedi tu, qualche mongoloide è questo qua… poi mi hanno scritto un'altra, poi mi ha scritto un'altro ancora, sai perché lo so che è qualche mongoloide? … però vedi che non ti sente Anna, che più di uno mi hanno scritto, vedi cosa faceva tua moglie con un certo Alex quando andava alle superiori, che se la scopava dalla mattina alla sera, questo messaggio qua, ho scoperto che è uno di qua… poi mi ha scritto un'altro, quando scendi qua lo leggi…".

L’indagato resta ancora più colpito della volta precedente dalla ricezione di questi SMS di minaccia tanto che, quella stessa sera, esce di casa addirittura in pigiama nel tentativo di individuare l’autore dei messaggi, inviati, anche in questo caso, da telefoni pubblici dell’imperiese.

Ed allora, con una presenza così articolata e pesante (6 famiglie di 'ndrangheta su circa 6.000 abitanti) sorge una domanda spontanea: CHI GOVERNA A DIANO MARINA?

La 'ndrangheta su un territorio che ha colonizzato non “sopravvive”, comanda. Questo è un punto fermo che occorre acquisire. E' il potere che alla mafia calabrese interessa. Un potere figlio di relazioni e consenso sociale. Un potere che gli garantisce il controllo del territorio e quindi la “tutela” necessaria per perseguire i propri interessi criminali così come quelli mascherati da parvenza di legalità.

Ma prima di andare avanti fermiamoci sul contesto più generale. A ponente di Diano Marina abbiamo Ventimiglia, sede del “locale” di 'ndrangheta, capeggiato da MARCIANO' Giuseppe detto “Peppino” (legato alla cosca dei PIROMALLI ed alla loro cerchia), con funzioni di “camera di controllo”. A levante, nella vicina provincia di Savona, a partire dalla piana di Albenga, vi è l'asfissiante presenza delle famiglie facenti capo ai GULLACE-RASO-ALBANESE (legati ai PIROMALLI ed ai MAMMOLITI), diretta dal capo nel nord-ovest – secondo la più recente indagine della D.I.A. – dal GULLACE Carmelo detto “Nino” e “Ninetto”. Ed anche il contesto politico è importante... Se le amministrazioni comunali liguri sciolte per condizionamento mafioso (Bordighera e Ventimiglia) erano targate centrodestra, così come quella di Vallecrosia retta sino alle dimissioni da Armando BIASI, il “ragazzo d'oro” che MARCIANO' Giuseppe presentò a SCAJOLA Claudio, le collusioni e contiguità hanno riguardato anche taluni esponenti del centrosinistra, con soggetti di questo schieramento che erano “graditi” agli uomini della 'ndrangheta. E nell'ambito politico anche la LEGA NORD ha visto uno dei suoi uomini di primo piano, l'ex tesoriere BELSITO Francesco, operare con uno degli uomini della potente cosca dei DE STEFANO, il GIRARDELLI Romolo, già mappato dalla DDA di Reggio Calabria negli anni Novanta. Ed allora non possiamo non ricordare che il territorio di Albenga, ove la presenza delle famiglie di origine calabrese è assai consistente, era retto (sino alle recenti dimissioni) da un sindaco della LEGA NORD, quale Rosy GUARNIERI che non possiamo omettere di ricordare cercò di rimettere in pista il progetto di discarica del gruppo FAZZARI-GULLACE con la SAMOTER SRL. E se guardiamo a Diano Marina non possiamo che ricordare che il sindaco Giacomo CHIAPPORI era in ottimi rapporti con il BELSITO Francesco come dimostra anche un'intercettazione agli atti delle inchieste giudiziarie sull'asse Reggio Calabria, Napoli, Milano. CHIAPPORI è con BELSITO, pronto ad andarsene dalla LEGA con lui. E' un telefonata intercettata dal NOE di Roma per conto della Procura di Napoli in cui BELSITO parlando con CHIAPPORI “riferisce all'interlocutore che avrebbe dato 50.000,00 euro a Francesco Bruzzone, storico esponente della Lega Nord Liguria per farlo entrare nel eda dì Fincantieri di Genova, ruolo che effettivamente Belsito ha poi ricoperto”. E, per corretta esposizione, ecco il testo integrale così come indicato nell'Informativa del NOE alla Procura:

… 27.02.2012 ore 09.25 intercettata sull'utenza... in uso a BELSITO Francesco - (...)
SOGGETTI: BELSITO Francesco - CHIAPPORI Giacomo.---//
INIZIO TRASCRIZIONE---//
BELSITO: sei pronto per le novità allucinanti?---//
CHIAPPORI: eh, dimmi cosa è uscito (incomprensibile)---//
BELSITO: guarda, da vomito, no, no, no sul giornale niente, no ... al nazionale ho saputo, che vogliono portare avanti LABIALE, BRUZZONE come segretario nazionale ... io sono rimasto senza parole!---//
CHIAPPORI: eh, vabbè cosa vuoi che ti dica, lì bisogna capire a, due cose, che RIXI non può fare il sindaco di Genova---//
BELSITO: io gliel'ho detto a stò deficente, eh!---//
CHIAPPORI: faglielo fare, glielo faranno fare, lo massacreranno e lo tireranno fuori da, da segretario nazionale, perchè potrebbe anche vincere con l'aiuto di tutti e finisce che, finisce che andiamo a finire nel mare, nella merda più totale---//
BELSITO: io gliel'ho detto, gli ho detto ieri sera "ma no sai quà, faccio spostare il congresso" ... "no, forse non hai capito che ti vogliono mettere in mezzo quà, o tu fai il segretario regionale o tài il candidato sindaco, entrambi non te lo fanno fare"---//
...INIZIO OMISSIS Chiappori pensa che lo faranno candidare, poi magari perde e gli addossano responsabilità dimettendolo dall'incarico in segreteria nazionale. Belsito parla dell'attacco nei suoi confronti da parte di Ravera che gli ha chiesto di lasciare il posto d'amministratore. Chiappori sarebbe anche disposto lui ad uscire dal circuito parlamentare per fare il segretario nazionale e Belsito lo accennerà al Capo. FINE OMISSIS ... ---//
CHIAPPORI: se, se lasciamo in mano a sta gente lì è finita, oltretutto seminano zizzania dicendo che tu sei già d'accordo con loro---//
BELSITO: ma figurati---//
CHIAPPORI: se, si, te lo dico che lo fa passare---//
BELSITO: non è vero---//
CHIAPPORI: oh Francesco non starei lì a parlarti, perchè se fosse un'altra mossa a sorpresa, allora---//
BELSITO: io, io, gli ho detto guarda, al nazionale, l'ho preso da parte gli ho detto "tu con me hai chiuso", "ma perchè cosa è successo?", "hai chiuso, non ti devo dare nessuna giustificazione", perchè dopo l'attacco, dopo l'attacco di RAVERA---//
CHIAPPORI: io se mi, io se mi vengono dentro a chiedermi delle cose, ti dico anche quello che dico eh---//
BELSITO: si, si---//

CHIAPPORI: "io ... Belsito .. .fino a prova contraria, secondo me è una persona che con me ha lavorato bene, poi cominciamo ad assumerci le proprie responsabilità e non lo devo fare io. Belsito è arrivato in Lega con BRUZZONE, Belsito è andato con BRUZZONE da BALOCCHI, Belsito con Balocchi e Bruzzone hanno fatto rieleggere Bruzzone, quindi che non mi vengano a rompere il cazzo a me e non rompano il cazzo a Belsito! Perchè Belsito, se è dentro, qualcheduno avrà visto chi era, io continuo a dire che è una persona come si deve, se poi succederà che mi sbaglio, nella vita mi sono sbagliato anche già mille volte"---//
BELSITO: no, ma figurati---//
CHIAPPORI: no, ma perchè questi qui bisogna, questi qui si chiamano fuori, capisci? ---//
BELSITO: si, si---//
CHIAPPORI: dopo che tu li hai aiutati, è un vergognoso quella persona lì---//
BELSITO: si, è vero!---//
CHIAPPORI: dopo che l'hai aiutato, gli hai fatto anche vincere il congresso che non l'avrebbe mai vinto e biribì e biribò e biribò, questo bastardo si chiama fuori "chi lo conosce Belsito", perchè ti dico io che l'ha detto, ti dico io che l' ha detto ---//
BELSITO: però, 50mila euro che si è preso per FINCANTIERI se l'è dimenticati questo!---//
CHIAPPORI: eh, amore mio---//
BELSITO: la nomina del Cda, eh!---//
CHIAPPORI: si dimenticano tutto, tutto si dimenticano, questi son dei bastardi! ---//
...INIZIO OMISSIS Chiappori riparta del ragazzo che deve stare attento a non farsi candidare. a meno che non trovi lui stesso la squadra di persone che lo possano aiutare per fare la lista. Belsito lo invita a chiamar/o perchè oggi viene su. Belsito dice che andrà su a Milano con Sabrina e vedrà Umberto (BOSSI, ndr) FINE OMISSIS ... ---//
CHIAPPORI: vedi se puoi fare un ragionamento se senti Umberto e dire "guarda" ... -
BELSITO: ma lo vedo, eh, mi porto anche la Sabrina stamattina---//
CHIAPPORI: "sulla situazione, sulla situazione di Genova e Liguria, "guarda Umberto, sentiti ancora sempre il tuo CHIAPPORI che ti racconta le storie", invitiamolo, vediamolo, io sono qui e ne parliamo, perchè sennò qui ragazzi pigliamo in culo (incomprensibile), ma no perchè la pigliano nel culo---//
BELSITO: no, no, no, certo, certo---//
CHIAPPORI: perchè tu non la piglierai in culo, ma qui il movimento va, va a puttane, va ... con questa scelta qui---//
...INIZIO OMISSIS Si salutano. FINE OMISSIS.---//
FINE TRASCRIZIONE---//

BELSITO, da esponente di primo piano della LEGA NORD, intratteneva rapporti indecenti e pure penalmente rivelanti secondo la Procura di Milano e la DDA di Reggio Calabria. Quello che è emerso dall'indagine "BREAKFAST" della DIA di Reggio Calabria con il pm Lombardo è chiarissimo, come è chiarissimo quanto ormai agli Atti dell'Antimafia per le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco OLIVERIO che, testualmente sul punto richiamava quanto già verbalizzato con altra DDA in merito ai DE STEFANO, la Liguria, il BELSITO e l'ex tesoriere della LEGA NORD:

"Parlando con il compare di Reggio venni a sapere che i DE STEFANO operavano tranquillamente in Liguria riciclando soldi e facendo investimenti. Nel discorso, quale contatto, il compare aveva accennato all'ex tesoriere della Lega BELSITO, nonché al precedente tesoriere dello stesso partito da tempo deceduto il quale oltre a favori nel riciclaggio gli custodiva anche le armi."

Altrettanto indicative del retroterra del BELSITO Francesco divenuto uomo potente della LEGA NORD sono anche, ad esempio, le dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, Alessandro SARNATARO che ai magistrati indica fatti che risalgono nel tempo. Qui un estratto:

"Nel periodo dell’inizio anni 2000 precisamente nel percorso ove bisognava cambiare ,la vecchia lire con la moneta Europea ,lo scrivente si trovava a Rotterdam (Olanda),ma già da tempo in dietro conoscevo tramite tale Luigi Gallo, Bernardo Vergati, il Signor Belsito Francesco . I personaggi in questione in particolare il Gallo Luigi ed il Belsito Francesco avevano contatti con la mafia Siciliana in particolare con i fratelli Fiandaca e con gli Angiolieri, ma le loro conoscenze andavano ben oltre fino ad avere contatti con la camorra e la Ndrangheta, in particolare il Belsito Francesco il quale in collaborazione con gli altri citati si occupava di investire denaro proveniente da attività illecite ,in società ed in fidejussioni, naturalmente false come quella usata nell’anno 2005 per favorire la società sportiva del Torino Calcio dove fini in manette solo Luigi Gallo."

Chiusa la parentesi su chi è il BELSITO (tanto difeso e apprezzato da CHIAPPORI) torniamo a Diano Marina. Torniamo a quando, appena eletto sindaco, Giacomo CHIAPPORI non solo nomina ma “impone” la nomina di SURACE Domenico (cl. 69) alla guida della municipalizzata del Comune, la “G.M. SPA(società che conta un fatturato di circa 2 milioni di euro in un anno) . Una nomina per cui deve essere rivisto l'assetto societario, sostituendo il Consiglio di Amministrazione con un Amministratore Unico, ovvero il SURACE.

Analizziamo ora attentamente l’esito delle consultazioni elettorali del 15 maggio 2011 e la composizione della Giunta di CHIAPPORI...

Nella Giunta guidata dall'uomo della LEGA NORD non ci sono assessori, vice-sindaco compreso, con militanza politica nella LEGA NORD. E' una giunta che è targata, si potrebbe dire, ex AN, ovvero il gruppo che faceva capo ad Eugenio MINASSO, quello che dalle inchieste giudiziarie è emerso aver incassato i pacchetti di voti dei PELLEGRINO così come quelli portati dall'articolazione con epicentro ad Arma di Taggia - un altro comune dell'imperiese colonizzato della 'ndrangheta - nei LA ROSA.

L'unico leghista eletto con la vittoria di CHIAPPORI, D'Agostino Tindaro, non ha ricevuto nemmeno una delega. Perché? 

Guardiamo quindi l’esito delle consultazioni elettorali del 15 maggio 2011 e quelle del 28.05.2006 e quelle del 13.05.2001 emerge che:

- la lista “VIVA DIANO CHIAPPORI SINDACO” ha ottenuto la vittoria elettorale avendo raccolto nr. 1834 preferenze, rispetto alle nr. 946 ottenute dalla seconda lista “Muratorio Sindaco”. 

ZA GARIBALDI Cristiano con 283 preferenze, è stato nominato vice Sindaco e Assessore con delega ai Lavori Pubblici (Grandi Opere) e Governo del Territorio (Edilizia e Urbanistica);

MANITTA Bruno con 188 preferenze, è stato nominato Assessore con delega all’arredo Urbano, Verde Pubblico, Servizi Scolastici, Igiene Urbana e Manutenzione Ordinaria;

BREGOLIN Francesco con 170 preferenze, è stato nominato Assessore con delega alla Protezione Civile, Ambiente ed Ecologia, Demanio e Sport;

BASSO Luigi, con 123 preferenze, è stato nominato Assessore con delega al Bilancio e Programmazione, Patrimonio, Tributi e Finanziamenti;

- PELAZZA Ennio , con 120 preferenze, è stato nominato Consigliere con delega ai Servizi sociale, Edilizia sociale, Tutela animali, Sanità, Museo e biblioteca, Istruzione e cultura;

CARPANO Davide, con 114 preferenze, è stato nominato Consigliere con delega al Commercio e manifestazioni;

CAMIGLIA Mattia, con 100 preferenze, è stato nominato Consigliere con delega all’Agricoltura, Rapporti con le frazioni, Informatizzazione e Politiche giovanili;

DAMONTE Lino, con 78 preferenze, è stato nominato Consigliere con delega all’U.R.P. e Presidente del Consiglio comunale;

D’AGOSTINO Tindaro ha ricevuto 56 preferenze;

BADOINO Donatella ha ricevuto 42 preferenze;

BARBARINO Riccardo ha ricevuto 32 preferenze;

VENTURA Valentina ha ricevuto 31 preferenze.

Se compariamo i voti ottenuti in occasione delle ultime tre consultazioni elettorali amministrative del Comune di Diano Marina (IM) dagli Assessori eletti ZA GARIBALDI CristianoMANITTA Bruno e BREGOLIN Francesco con quelli del SURACE Domenico cl. '69, vediamo che le nr. 233 preferenze assegnate a SURACE in occasione delle consultazioni dell’anno 2006, corrispondono esattamente, alla somma dei voti ottenuti in più dagli Assessori MANITTA Bruno e BREGOLIN Francesco nel 2011 rispetto ai risultati conseguiti nel 2006. 

Quali erano gli equilibri di Diano Marina (prima realtà turistica del ponente ligure) durante lo scontro politico tra MINASSO e SCAJOLA nel periodo storico in cui Bordighera e Ventimiglia sono state commissariate per le note vicende?
Difficile rispondere, ma le faide tra famiglie della ‘ndrangheta di Diano Marina e Seminara sono le stesse, basti vedere l’arresto del latitante DITTO Carmelo avvenuto a Diano Marina (era ospitato nella propria residenza da DE MARTE Antonio, marito della cugina del SURACE Domenico) e il suo successivo omicidio in un agguato di ‘ndrangheta a Seminara...

A Diano Marina la 'ndrangheta ha un ruolo decisivo. Negarlo non serve a risolvere il problema. Minimizzare nemmeno. Serve prenderne atto e sradicarli, uno ad uno, iniziando dal troncare la rete di relazioni che le cosche hanno costruito in questi decenni.

 

E' questo il contesto in cui il sindaco CHIAPPORI fa la voce grossa, affermando di non sapere (ed è curioso visto che era anche parlamentare della Repubblica con accesso quindi a notevoli informazioni) e non capire queste brutte voci su Diano Marina e sulla 'ndrangheta. E' in un contesto in cui le inchieste della Procura di Imperia arrivano dentro il palazzo del Comune e scavano negli Atti e nei comportamenti dei pubblici amministratori... e questa è cronaca quotidiana, ormai.

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