Sull'ABBISSO qualcosa non torna, lungo l'asse Cosa Nostra - 'Ndrangheta

Scritto da Ufficio di Presidenza

ABBISSO, usuraio in "libera uscita", tra Cosa Nostra e 'NdranghetaGiuseppe ABBISSO è stato recentemente condannato a 9 anni di carcere per usura, nell'ambito dell'inchiesta che lo vedeva operare con il boss della 'ndrangheta GARCEA Onofrio (condannato a 12 anni).

Ne avevamo già parlato, ma l'articolo è stato posto sotto sequestro preventivo dalla Procura di Torino per la querela del dott. Vincenzo SCOLASTICO. Ci torniamo ora su questa questione, fornendo ulteriori elementi che – a quanto pare – nessuno vuole mettere insieme per fare una visione complessiva.

Lo faccio adesso perché riteniamo assurdo e inaccettabile che Giuseppe “Pino” ABBISSO abbia ottenuto i domiciliari e la possibilità di andarsene avanti e indietro per la città, da solo, alcuni giorni la settimana.

Ma andiamo con ordine...


Il giorno 8 agosto 2010 scrivevamo:


Prima di tutto emerge con chiarezza il legame tra le cosche della 'Ndrangheta e quelle di Cosa Nostra a Genova. Un'alleanza che indichiamo dal 2005! Ed emergono alcuni dei nomi su cui abbiamo puntato i riflettori da tempo: come il Gianni CALVO o il ritorno dei FIANDACA, così come il Carmelo PERRI che ci porta al vecchio "cartello" che controlla i locali del levante della città...

Ma poi emerge anche quel filone sulla zona di Torino che avevamo individuato (e su cui non aggiungiamo nulla per ora) come anche i legami con Milano, dove compare un FURFARO, ma anche di un levantino come Mirko VACCAREZZA, già condannato in primo grado a 3 anni, 4 mesi e venti giorni di carcere per estorsione ai danni di un compagno di partito del suo papino.

E si scopre che l'ABBISSO era proprio un bel galoppino per il gruppo dei CALVO-FIANDACA(e MAURICI) e gli 'ndranghetisti del GARCEA. Un galoppino che ora rischia di restare a lungo in carcere se non dovesse decidere di collaborare con la giustizia, e quindi confessare da un lato e testimoniare dall'altro tutto ciò di cui è a conoscenza rispetto ai due sodalizi criminali, calabrese e siciliano.

Ma la cosa più interessante dell'Ordinanza è forse la conclusione che conferma, a nostro avviso, che non ci sbagliavamo quando esprimevamo preoccupazione per la nomina al coordinamento della DDA del procuratore aggiunto Vincenzo Scolastico. Infatti sulla base della richiesta formulata dalla DDA di Genova (sulla base di una più ampia documentazione fornita dal ROS in merito all'indagine sulle organizzazioni mafiose presenti ed operanti a Genova) il GIP ha deciso di contestare solo il reato di usura ai due, ABBISSO e GARCEA. Ma non basta. Infatti sulla base di quanto evidenziato dalla DDA al GIP nell'Ordinanza è scritto che il pericolo di fuga vi era solo per ABBISSO mentre per GARCEA no... I fatti ci dicono l'esatto opposto, non a caso ABBISSO è dentro e GARCEA è latitante.

A questo punto, prima del prossimo passo, non sarebbe meglio qualche accorgimento su chi segue i fascicoli così da formulare al GIP elementi più precisi? Il pm, Alberto Landolfi, che era appena giunto alla DDA di Genova ma che la mafia non la vedeva (visto che dichiarava pubblicamente che qui la mafia non c'è) è stato fortunatamente trasferito ad una missione all'estero (anche perché era curioso che un magistrato per cui la mafia non c'è, si mettesse a fare il magistrato antimafia), ma forse non basta. Alla DDA ci sono magistrati che non si sono fatti sfuggire soggetti della criminalità organizzata di stampo mafioso con ottimi collegamento che potevano tutelarne la fuga, basta guardare agli arresti del gruppo del boss Rosario CACI, con il fascicolo seguito dal pm Panichi. Ecco rivedere un attimo la situazione forse eviterebbe di mandare all'aria il lavoro dei reparti investigativi e questo non ci parrebbe mica male!”

In questo articolo, con cui pubblicavamo integralmente l'Ordinanza di Custodia Cautelare a carico di ABBISSO e GARCEA [leggi qui in formato .pdf], non volevamo affatto offendere il dott. SCOLASTICO o il pm LARI (e se si sono sentifi offesi ci scusiamo per l'incomprensione), ma semplicemente porre una legittima critica all'operato della DDA genovese. Alla luce dei fatti odierni, tale critica riassume, crediamo, rilievo.

 

La critica era (ed è) essenzialmente quella di non aver, nella Richiesta di Misure a carico di GARCEA ed ABBISSO (firmata dal pm Alberto LARI e controfirmata dall'allora Coordinatore della DDA di Genova, Proc. Agg. Vincenzo SCOLASTICO), indicato con nettezza il contesto della criminalità organizzata in cui operava l'ABBISSO ed il GARCEA.
Nella Richiesta di Misure sono stati esclusi elementi che riteniamo di estrema rilevanza e che da un lato avrebbero certamente indotto il GIP ad esprimere esplicitamente nell'Ordinanza di Custodia Cautelare il concreto ed effettivo pericolo di fuga anche del GARCEA, oltre che per l'ABBISSO, e dall'altro avrebbero probabilmente creato qualche ostacolo maggiore - rinnovati davanti all'istanza dei domiciliari – alla concessione dei domiciliari e delle “libere uscite” settimanali che, nonostante la condanna in primo grado a 9 anni di carcere per usura, il Tribunale di Genova ha concesso all'ABBISSO.

I fatti sono gravi: un soggetto, Giuseppe ABBISSO, legato alle famiglie di Cosa Nostra, alleato e “socio” nell'attività di usura a quelle promosse dal boss della 'Ndrangheta Onofrio GARCEA, condannato a 9 anni il 9 aprile 2012 per usura, si è visto riconoscere una “diminuita pericolosità sociale”. Quindi gli sono stati concessi i domiciliari ed anche la libera uscita per andare a misurarsi la pressione sino nel centro di Genova (lui vive in Valpolcevera). Ma non basta ancora: può anche andare a compiere operazioni su un conto alla Posta! Ora, se l'unica entrata che è stata riscontrata, documentata, provata dell'ABBISSO è quella dell'usura (i Giudici che lo hanno condannato hanno infatti precisato che traeva “sussistenza dalla commissione del reato”), e per di più è agli arresti (quindi non svolge alcuna attività lavorativa) che origine hanno i soldi che va a versare sul conticino alla Posta?

Ma l'assurdità non è ancora finita. Un agente dell'Arma dei Carabinieri, non in servizio, è alle Poste centrali di Genova in Via Dante quando, il 6 agosto, poco dopo le 16, vede ABBISSO con una bella mazzetta di soldi in mano in coda alla Posta. Il Carabiniere procede ad arrestare ABBISSO. Questi si giustifica affermando che il denaro è di sua cognata, che gli ha chiesto, visto che lui andava in centro, se poteva versaglielo. Il reato contestato è l'evasione. ABBISSO, infatti, nell'assurdità dei domiciliari, ha la libera uscita per andare dal medico per “misurare la pressione arteriosa”, non può quindi fare altro, tanto meno andare alla Posta. Ma, il giorno seguente, il Giudice assolve ABBISSO perché, pur non avendo avuto il permesso per andare alle Poste, ma visto che le Poste non erano così lontane dallo studio del dottore, a circa 12 chilometri dalla casa dove deve scontare i domiciliari, va tutto bene!

 

Ora: come è possibile che il Tribunale di Genova abbia considerato “diminuita pericolosità sociale” quando a parte Onofrio GARCEA (in carcere), tutti gli altri soggetti delle famiglie mafiose con cui è in contatto ed ha operato l'ABBISSO, sono liberi come l'aria?
E quei soldi che ABBISSO voleva versare alla Posta, non potrebbero essere (visto che non ha redditi ed entrate e considerato che le imprese della moglie sono sotto sequestro perché usate dal boss Giovanni “Gianni” CALVO per attività d'usura, come meglio vedremo a breve) l'obolo dei compari perché ha tenuto fede al vincolo omertoso e come sostegno nel momento della detenzione (ai domiciliari)?

E' possibile che i pm titolari dell'inchiesta (LARI e SCOLASTICO) non abbiano potuto far comprendere ai giudici del Tribunale di Genova che la pericolosità sociale dell'ABBISSO non è affatto cessata?

Vediamo tutta la questione al dettaglio...

 

ABBISSO si legge agli Atti della DDA di Genova ha:

“Numerosi precedenti di polizia per reati inerenti gli stupefacenti, contro il patrimonio e per usura.”

“Usava un auto, una Fiat Punto, che risultava intestata a MACCIO' Simonetta (Genova, 1952), ma “di fatto nella sua totale e completa disponibilità”. Risultava che la MACCIO' fosse “immigrata per Genova dal Comune di AUCKLAND (Nuova Zelanda) in data 17.11.2006 e fino al 03.02.2009, aver risieduto in Genova, via XX settembre... presso l'albergo ALAMBRA, dove ha prestato attività lavorativa. Dal 3.2.2009 è residente a Bargagli (GE)... unitamente a GUERRA Riccardo, nato a Genova il... 1958, attualmente detenuto presso la casa circondariale di Genova Marassi.”.

Sempre dagli Atti risulta che nell'ambito dell'indagine era emerso che l'ABBISSO auspicasse che “uscisse Tano”, riferendosi al FIANDACA Gaetano, nato a Riesi nel 1967 e residente a Genova, nel quartiere di Marassi, in viale Centurione Bracelli, capo dell'omonima famiglia mafiosa attiva a Genova ed al vertice della 'decina' genovese dei gelesi degli EMMANUELLO, condannato all'ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso ed omicidi.

L'ABBISSO affermava che senza il FIANDACA “era come un corpo senza testa”, ovviamente riferendosi all'organizzazione della 'decina' di Cosa Nostra.

Il clan degli EMMANUELLO-FIANDACA, come è noto, rappresenta la propaggine a Genova del clan MADONIA di Cosa Nostra, facente capo al boss Giuseppe “Piddu” MADONIA, di Caltanissetta.

L'ABBISSO, in più occasioni, cita il Giovanni “Gianni” CALVO, boss storico di Cosa Nostra a Genova. Soggetto con cui l'ABBISSO era in contatto ed operava (così come era in contatto e frequentazione con altri esponenti delle famiglie di Cosa Nostra radicate da decenni in Valpolcevera ed in particolare nel quartiere di Rivarolo).

Questo elemento non è, però, in alcun modo segnalato nella Richiesta di Misure. Il CALVO, per la Procura di Genova, non è soggetto degno di menzione.

In un passaggio delle intercettazioni, l'ABBISSO cita, oltre al Gianni CALVO, anche la sua frequentazione di Pino FIANDACA con l'amico Enzo. E Pino FIANDACA è sempre esponente della famiglia EMMANUELLO-FIANDACA di Cosa Nostra!

Ci sono poi i VOLPE dei ponteggi, storicamente legati alle famiglie riesine insediatesi da decenni tra Valpolcevera e Ponente. Tanto è vero che Agli atti risultano le dichiarazioni di VOLPE Salvatore e del fratello VOLPE Maurizio.
VOLPE Salvatore
, quando è stato sentito dal ROS, ha dichiarato: “Ho conosciuto ABBISSO Giuseppe molti anni fa a seguito di frequentazioni poiché ci siamo scoperti di fatto di origini dello stesso paese, Riesi, dove io ho vissuto fino all'età di 8 anni.”. Dal verbale delle sommarie informazioni raccolte sentendo il VOLPE Salvatore, si legge che questi difenda l'ABBISSO che gli aveva fatto prestiti senza però mai pretendere da lui interessi nella restituzione.
Dal verbale di sommarie informazioni redatto sentendo il fratello, VOLPE Maurizio, alla domanda se conoscesse ABBISSO, il Maurizio risponde “Ho conosciuto ABBISSO molti anni fa a seguito di frequentazioni di locali comuni quali bar e ristoranti. Essendo paesani (siamo nati tutti e due a Riesi) ci siamo frequentati. Qualche volta ABBISSO mi ha anche aiutato prestandomi dei soldi in quanto io mi trovavo in difficoltà. Lui mi dava 2 o 3 mila euro e poi io glieli restituivo a rate a seconda di come riuscivo ad incassare. Non gli ho mai dato degli interessi in quanto lui con me non li ha mai richiesti.”

Risulta poi la conoscenza dell'ABBISSO con Paolo VITELLO. Questi, nato a Mazzarino (CL) il 12.6.1965, è residente a Genova... “pregiudicato per associazione di stampo mafioso, detenzione di armi e reati inerenti gli stupefacenti ed affiliato alla medesima consorteria mafiosa degli EMMANUELLO-FIANDACA”. [Oggi pare svolga l'attività di recupero crediti per una società di forniture a bar e ristoranti]

Il ROS, nell'informativa relativa alla denuncia del GARCEA e dell'ABBISSO, inviata alla DDA e datata 30 giugno 2010, scrive anche:

Fin dalle prime registrazioni si aveva modo di riscontrare chiaramente l'ipotesi investigativa formulata secondo la quale ABBISSO Giuseppe svolgerebbe assiduamente l'attività illecita di usuraio effettuando una costante e capillare raccolta di denaro dalle sue vittime ed interfacciandosi, per l'espletamento della stessa, con un altro personaggio successivamente identificato in GARCEA Onofrio, soggetto già emerso nell'ambito di un'indagine del G.O.A. della Guardia di Finanza risalente al 1993, in quanto tratto in arresto per commercio di sostanze stupefacenti. Lo stesso era stato, inoltre, attenzionato in altri contesti informativi che lo avevano visto in contatto con personaggi di origine calabrese tra cui i fratelli Giuseppe [pt. Vincenzo – mt. BRUZZESE Angela – nato a Haine St. Paul – Belgio nel 1964, residente a Genova... - associazione mafiosa, armi, stupefacenti, sequestro di persona] e Nicodemo [nato a Locri – RC – nel 1973 cancellato per irreperibilità in data 3.3.2008 (associazione mafiosa, tentato omicidio, stupefacenti, armi, rapina, gioco d'azzardo (videopoker), usura, favoreggiamento] MACRI', referenti con la famiglia “GORIZIA” del gruppo mammolese presente a Genova. Recentemente il predetto GARCEA era balzato all'attenzione delle cronache giornalistiche locali in quanto il 24 marzo 2010 veniva pubblicato sull'inserto genovese del giornale “La Repubblica” un servizio fotografico che lo ritraeva durante una cena elettorale organizzata per DAMONTE Cinzia, candidata dell'Italia dei Valori alle elezioni regionali della Liguria. In tale contesto GARCEA Onofrio veniva indicato come “boss della 'ndrangheta già condannato per droga e coinvolto nell'inchiesta sul controllo del gioco d'azzardo dei videopoker del clan MACRI', di cui è considerato un esponente di vertice”.

Anche in questa informativa viene riportata un'intercettazione che evidenzia il contatto tra ABBISSO ed il Pino FIANDACA del clan EMMANUELLO-FIANDACA, così come la conoscenza di Paolo VITELLO della medesima consorteria di Cosa Nostra.

Nella medesima informativa il ROS riporta un'intercettazione del 31 maggio 2010 di una telefonata tra ABBISSO e PAINI. In questa conversazione, ad un certo punto, l'ABBISSO dice:

i soldi che ti avevo fatto prestare da Gianni CALVO nel 2004 li ho pagati io quei soldi con tutti gli interessi ma te li sei dimenticati anche quelli?”

e poi ancora:

se ci arrivano! Fatti due conti veramente... con Gianni CALVO erano a più 20 mila euro... ed io tutti i mesi gli davo tutto quello che gli davo a Gianni CALVO io... ,a stai scherzando?”.

CALVO ricorre ancora nella conversazione. Tra gli altri passaggi, sempre dell'ABBISSO:

e con cosa l'ho fatto sono rovinato ma tu pensi che con tutto quello che è successo con Gianni CALVO col culo che mi ha fatto come la vuoi quantificare tutto sto danno? come lo vuoi quantificare?”... “lo sai Gianni CALVO ha cominciato a usare la mia moglie come prestanome proprio per questi debiti qua? I soldi che dovevo dare a quelli di Montecatini te li sei dimenticati?”

Ulteriormente degna di menzione è un'altra annotazione del ROS che porta all'attenzione la conoscenza sia dell'ABBISSO che del GARCEA di Carmelo PERRI, noto proprietario di locali a Genova. Nella trascrizione dell'ambientale del 18.6.2010, che vede un dialogo, sull'auto di ABBISSO, tra il Giuseppe ABBISSO ed il PAINI, ad un certo punto si legge:

“Giuseppe saluta e dice: Ciao Carmelo...(Giuseppe scende dall'auto e saluta la persona con il quale scambia alcune parole) … come stai caro? … sono stato dal notaio ho preso la società di compare Onofrio... (Carmelo si raccomanda con Giuseppe [ABBISSO, ndr] affinché porti i saluti da parte di Carmelo e aggiunge di dirgli di passarlo a trovare... Giuseppe ABBISSO risale a bordo)

PAINI: ...un'altro amico di compare Onofrio?

ABBISSO: è Carmelo PERRI, il proprietario del Paperino...”

Il ROS dedica all'aggravante derivante dal contesto delle organizzazioni di stampo mafioso del GARCEA e dell'ABBISSO:

Le conversazioni telefoniche ed ambientali trascritte nel corpo della presente nota consentivano quindi di acclarare l'esistenza di una vera e propria aggregazione criminale costituita da GARCEA Onofrio e da ABBISSO Giuseppe, caratterizzata anche da una elevata capacità intimidatoria derivante principalmente dall'essere i due indagati inseriti in un contesto criminale tipico delle organizzazioni di stampo mafioso.
Emblematica a tale proposito la conversazione ambientale … dove ABBISSO faceva riferimento ad un suo paesano (“
Tano” [FIANDACA Gaetano, ndr]) al quale era stata confermata la pena dell'ergastolo. Nel medesimo contesto l'indagato affermava che “così, era come un corpo senza testa” facendo un paragone con un'azienda che, senza guida, vedeva sbandare tutti i suoi dipendenti.
La registrazione permetteva di apprezzare come l'ABBISSO fosse sicuramente molto in confidenza con la famiglia siciliana “
EMMANUELLO-FIANDACA”, tanto da fare delle considerazioni molto forti in merito alle vicissitudini giudiziarie del capo clan.
Altrettanto significativo era l'inserimento di
GARCEA Onofrio in un contesto di criminalità riconducibile alle famiglie calabresi da tempo trapiantate in Liguria ma in costante collegamento con la terra d'origine.
Il medesimo era noto nell'ambiente criminale genovese in quanto emerso in vecchie vicende giudiziarie connesse all'installazione di apparecchiature video-poker, mediante l'utilizzo di alcune ditte riconducibili a gruppi calabresi ed aveva assunto un ruolo di primo piano nel panorama delinquenziale locale quale referente della cosca “
BONAVOTA” di Vibo Valentia; sia perché nell'agosto 2008 denunciato da quella Squadra Mobile per favoreggiamento nella latitanza di BONAVOTA Domenico nato a Vibo Valentia il giorno 1.6.1979 (esponente dell'omonima famiglia); sia perché frequentatore di soggetti indagati per reati associativi ed inseriti nella compagine criminale indicata. Basti pensare che in un occasione GARCEA Onofrio veniva controllato a Genova in compagnia di:
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PROSTAMO Giuseppe nato a Mileto (VV) il 14.12.1951 [avuto vicende anagrafiche a Savona, ove è presente la famiglia “PROTAMO” di Mileto (VV), che si ritiene possano avere qualche legame di parentela: PROSTAMO Rocco nato Mileto (VV) il 28.8.1964 (detenuto fine pena 13.4.2016 – stupefacenti) – PROSTAMO Nazareno nato a Mileto (VV) il 31.5.1961 (detenuto per tentato omicidio – associazione di tipo mafioso – stupefacenti – fine pena MAI)];
-
FORTUNA Francesco Salvatore nato a Tropea (CZ) 27.8.1980.
Il controllo avveniva a bordo di un’autovettura sulla quale in più occasioni erano stati identificati appartenenti alla famiglia “
BONAVOTA”. Tale dato assumeva un particolare significato anche per i precedenti dei due accompagnatori. Basti pensare che PROSTAMO Giuseppe è stato destinatario di misure cautelative emesse dall'Autorità Giudiziaria di Catanzaro per reati associativi mentre il FORTUNA Francesco Salvatore è stato arrestato in provincia di Catanzaro il 23 luglio 2008, all'interno di un casolare nel quale venivano rinvenute diverse armi [nr. 1 fucile mitragliatore AK47 KALASANIKOV – nr. 1 fucile a pompa cl. 12 a canna corta marca REMINGTON – nr. 1 fucile cal. 12 semiautomatico marca BERNANZOLI con matricola punzonata – nr. 1 carabina WINCHESTER modello 44 cal. 30/30 con matricola punzonata – nr. 1 revolver cal. 3.57 Magnum marca SMITH & WESSON con matricola punzonata – nr. 1 silenziatore con innesto a vite – numerose munizioni e caricatori].

GARCEA Onofrio, anche nel corso della presente indagine manteneva frequenti contatti con soggetti residenti in provincia di TORINO tra i quali si evidenziava SERRATORE Antonio nato a Vivo Valentia il 21.1.1974, residente in Moncalieri (TO)... emerso nell'ambito dell'indagine “Fiori di San Rocco” condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro, che ha portato alla denuncia anche di:
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ACCORINTI Giuseppe Antonio...
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PONTORIERO Annunziato...
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BONAVOTA Pasquale...
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MANCUSO Giuseppe...
-
CRISTELLO Umberto...
tutti deferiti per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti sul territorio nazionale. In particolare, si accertava come i principali promotori della citata organizzazione, con base logistica in provincia di Vibo Valentia, si approvvigionassero di cocaina presso il noto
CRISTELLO Rocco, nato a Mileto (VV) il 24.10.1961, vittima di omicidio in data 27.3.2008 in Verano Brianza (MI), rivendendo poi lo stupefacente in Liguria, nella Capitale ed in Calabria.
Tra le conversazioni registrate e già citate nella presente nota, sono di seguito evidenziate le parte di quelle che si ritengono significative per la configurazione dell'aggravante prevista dall'art. 7 del D.L. 13 maggio 1991 n. 152, soprattutto in relazione alle minacce effettuate dall'
ABBISSO Giuseppe (per conto del GARCEA) nei confronti delle vittime di usura e riconducibili alla volontà di fare bene emergere il fatto che GARCEA Onofrio fosse sicuramente inserito in un contesto di criminalità organizzata di stampo mafioso della quale era da considerarsi il terminale operativo in Liguria e per conto della quale aveva l'incarico di effettuare il prestito ad usura con degli altissimi tassi d'interesse, al fine di garantire i guadagni necessari per il sostentamento del gruppo criminale stesso.

Il ROS, sempre nell'informativa del 30 giugno 2010, dopo aver descritto lo spessore criminale ed i legami saldi con la criminalità organizzata ('Ndrangheta e Cosa Nostra) del GARCEA e dell'ABBISSO, precisa il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove per entrambi i soggetti:

“Considerato che:
- lo svolgimento dell'attività illecita ipotizzata sta continuando sia da parte del
GARCEA Onofrio che dell'ABBISSO Giuseppe;
- le vittime dell'azione usuraia sono in una condizione di estremo stato di bisogno, nonostante il quale, a causa del profondo timore verso i loro aguzzini, cercano quotidianamente di far fronte al pagamento di quote in contanti degli interessi;
- il procedere in stato di libertà nei confronti dei predetti indagati vanificherebbe la possibilità di ottenere dalle vittime rivelazioni relativamente alla loro condizione di usurati, nel timore di incorrere in rappresaglie da parte di soggetti senza scrupoli e liberi di muoversi nei loro confronti;
- esiste la necessità di dover procedere a perquisizioni a carico dei luoghi di frequentazione dei due indagati e delle vittime al fine di ricercare elementi di prova quali titoli di credito ed appunti relativi alla concessione dei prestiti usurai;
-
concreto è il pericolo di fuga dei due indagati che, dai primi accertamenti effettuati con la banca dati dell'agenzia delle entrate, non sono ufficialmente intestatari di alcun bene e quindi potrebbero sottrarsi al giudizio lasciando i loro luoghi di abituale dimora con i proventi occulti dell'attività illecita (ABBISSO Giuseppe ha come punto di riferimento la famiglia della moglie in Russia dove la donna si trova in questo momento e nel corso di alcune ultime conversazioni palesa la possibilità di recarsi a Barcellona (Spagna) mentre GARCEA Onofrio potrebbe approfittare di supporti logistici in Calabria dove mantiene forti legami sia con familiari che di comparaggio”

A pagina 62 della Richiesta di Misure, protocollata il 5 luglio 2010, firmata dal pm Alberto LARI, e controfirmata dal pm SCOLASTICO, vi è il capitolo dedicato alle “esigenze cautelari”. Qui si legge, però, solo questo:

pericolo di fuga:
Il pericolo di fuga emerge in tutta evidenza, a carico dell'ABBISSO, nel corso della conversazione del 24.6.2010.., quando ABBISSO Giuseppe dice alla moglie Natalia che ha intenzione di recarsi per un lungo periodo in Spagna.
A ciò va aggiunto che se dovesse trapelare la notizia dell'indagine in corso (ad esempio provando a sentire a sit le vittime del reato) è altrettanto probabile che entrambi gli indagati sfrutterebbero le conoscenze in ambito dei grande spessore criminale per darsi alla latitanza.”

Il fatto che Onofrio GARCEA “residente a Genova... legato ad elementi delle famiglie “PROSTAMO” e “BONAVOTA” della provincia di Vibo Valentia, nell'agosto 2008 denunciato dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia per favoreggiamento nella latitanza di BONAVOTA Domenico... (esponente dell'omonima famiglia)” è per la Procura un “dettaglio”, ad esempio, da indicare nella Richiesta di Misure, soltanto in nota – la nota numero 4, a pagina 5 –.


In una delle informative precedenti del ROS, protocollata alla Procura di Genova il 13 maggio 2010
, si legge:

“ABBISSO Giuseppe è emerso anche in contatto con STEFANELLI Vincenzo, soggetto scarcerato nel novembre 1999 dalla Casa Circondariale di Firenze Sollicciano, dove era detenuto per l'espiazione di una pesante pena comminatagli per il sequestro di persona a scopo di estorsione in pregiudizio a KAUTEN Tullia, liberata in data 1.7.1981 in località Banco Romano del Comune di Buccinasco (MI) a seguito del pagamento del riscatto quantificato in lire 841.000.000.”

Ma anche questo è un dettaglio che non risulta avere peso nella Richiesta di Misure (il fatto non è citato) e quindi non lo ha nemmeno sul prosieguo del procedimento a carico dell'ABBISSO.

STEFANELLI Vincenzo è, ad oggi (come il CALVO, il FIANDACA Pino ed altri fratelli, come i fratelli GORIZIA e parte dei MACRI'), soggetto libero.

E STEFANELLI Vincenzo non è solo coinvolto nel sequestro di persona a scopo di estorsione citato... Ed il fatto che questi sia esponente della cosca STEFANNELLI-GIOVINAZZO, radicatasi a Varazze (SV) ed in collegamento con altre ramificazione della 'Ndrangheta in Liguria, è fatto ben noto alla DDA genovese.
Infatti se già la sua figura emergeva dall'indagine MAGLIO dei primi anni duemila, anche un Rapporto della Guardia di Finanza dell'agosto 2007 lo indicava chiaramente:

"Dai contatti telefonici e personali (molto cordiali) dell'indagato Gino MAMONE (segnalato dalla D.I.A...) emergono inequivocabilmente, quelli con STEFANELLI Vincenzo, detto "Cecè", appartenente ad una famiglia [in nota la GdF: "di origine calabrese operante nel Comune di Varazze (SV) e zone limitrofe"] che ha sempre attirato l'attenzione dei vari organi investigativi conquistando anche le cronache giudiziarie per le imprese criminose in cui è rimasta coinvolta [in nota la GdF scrive: "vds. in tal senso operazione "URANO" avviata nel 1999 dal Centro Operativo D.I.A. di Genova, allo scopo di far luce sulle attività illecite gestite da sodalizi criminali di origine albanese - facenti capo alle famiglie calabresi STEFANELLI-GIOVINAZZO - attivi, sul versante ligure, nei settori del traffico internazionale di sostanze stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione - In tale contesto le attività investigative - che hanno consentito di evidenziare precisi elementi di responsabilità nei confronti di 8 cittadini albanesi, collegati a due gruppi criminali strutturati su base familiare - si sono concluse nel novembre 2000 con l'esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti di altrettanti soggetti organici ai sodalizi, responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione"]; inoltre, il predetto già noto alle forze dell'ordine per i suoi precedenti di grosso spessore [...]

Il tenore delle prime conversazioni intercettate ha evidenziato taluni collegamenti di Gino MAMONE sia con il mondo politico che con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi...

Infatti le successiva indagine tecniche hanno consentito di accertare collegamenti tra esponenti del mondo politico genovese e appartenenti alla locale criminalità organizzata...".

 

il boss di Cosa Nostra Giovanni "Gianni" CALVONella Richiesta di Misure è omessa anche ogni indicazione dello spessore criminale del CALVO. Ma qui subentra anche un'altra questione: come è possibile che un boss storico di Cosa Nostra, quale CALVO, non sia oggetto di provvedimenti della DDA di Genova?

CALVO, che detiene di fatto il controllo e la gestione di diverse attività commerciali attraverso dei prestanome, è indagato – anche per reati commessi a Genova – dalla DDA di FIRENZE. Non da quella genovese.

Questo dettaglio non c'è nella richiesta di misure a carico dell'ABBISSO. Nemmeno una menzione. Eppure, il fatto che il CALVO (boss storico di Cosa Nostra, dedito, tra l'altro, all'usura) sia libero, è elemento di rilievo, anche e soprattutto alla luce della valutazione sulla pericolosità sociale dell'ABBISSO, derivanti proprio dal contatto con soggetti della criminalità organizzata a tutt'ora liberi!

Infatti c'è un aspetto plateale che lega ABBISSO al CALVO. E' scritto chiaro nell'informativa del ROS alla DDA di Genova, datata 30 giugno 2010.

Nello stato di famiglia dell'ABBISSO si legge:

moglie … POLYNSKAYA NATALIA … 1969
convivente...
STUPNIKOVA MARIA … 1991”

E poi ancora:

Le dichiarazioni IRPEF de POLYANSKAYA Natalia hanno avuto il seguente sviluppo:
Anno d'Imposta 2003 euro 0;
Anno d'Imposta 2004 euro 851;
Anno d'Imposta 2005 euro 7700;
Anno d'Imposta 2006 euro 0.
Quest'ultima risulta titolare delle seguenti società iscritte presso la Camera di Commercio di Genova:
- “
POLIANSKAYA Natalia tutto stock”, con sede a Genova in via Carlo Rolando n. 79 R, iscritta dal 28.1.2004 ed avente per oggetto il commercio al dettaglio di biancheria personale, magliette e camicie.
- “
Tutto stock di POLIANSKAYA Natalia s.a.s.” con sede a Genova in via Carlo Rolando n. 79 R, iscritta dal 4.3.2004 ed avente per oggetto sociale il commercio all'ingrosso ed al dettaglio di articoli d'abbigliamento ed accessori. Le quote della predetta società risultano sottoposte a sequestro preventivo giusto decreto n. 5969/07 datato 27.5.2009 ed emesso dal Tribunale di Firenze.”.

E questo elemento, quel sequestro di quote societarie, lega CALVO e ABBISSO.

Tanto è vero che il ROS indica nelle intercettazioni indicate nelle sue informative alla DDA di Genova, passaggi – li abbiamo sopra riportati - in cui l'ABBISSO parla delle società della moglie che di fatto erano nella gestione del CALVO.

Il Giovanni “Gianni” CALVO e le società della consorte dell'ABBISSO finiscono al centro di un’ indagine della DDA di FIRENZE che riguarda il clan camorrista dei “TERRACIANO”. Per questa ragione le quote societarie sono state posto sequestro! Il reato contestato al CALVO è l'usura, ovvero lo stesso reato dell'ABBISSO.

Nell'avviso di conclusione indagini del 2 febbraio 2012 la DDA di FIRENZE, relativo a ben 72 soggetti (tra cui un latitante) ed un Vice Questore della Polizia di Stato, LATINO Gianfranco (poi trasferito a Genova), in cui vengono contestati i reati di un ampia rete camorrista operante tra Firenze, Pistoia ed altre località della Toscana, si può leggere:

TERRACCIANO Giacomo e TERRACCIANO Carlo, promosso, diretto ed organizzato un'associazione di tipo mafioso” che viene poi, al secondo e seguenti capi di imputazione, inquadrata come “associazione camorristica”.

CALVO Giovanni [detto “Gianni”, ndr]
del reato p. e p. degli art. 644 c.p. E 5° c. nn. 1, 3 e 4, perché nella sua qualità di effettivo gestore delle seguenti società operative anche esse nel settore dell'abbigliamento, al di quelle sub A): AGRI AL SRL e TUTTOSTOCK di POLIJANSKA Natalia corrispondeva alla p.o. [Parte Offesa, ndr] Barbieri Cesare i seguenti prestiti a fronte dei quali si faceva dare o promettere i seguenti interessi usurai:
1) nell'estate 2005 a fronte di 20.000,00 euro in contanti un tasso annuo del 336,51% (secondo i CTU del 336,50%);
2) nell'inverno 2006-2007 a fronte di 30.000,00 E. in contanti un tasso annuale di 1.010,68% (secondo i CTU del 989,836%);
3) nell'aprile 2007 a fronte sempre di 30.000,00 euro in contanti un tasso annuale di 1.010,68% (secondo i CTU del 482,2080%);
4) nel settembre 2007, a fronte sempre di 30.000,00 euro, in parte in contanti e per 10.000,00 euro con assegno tratto sulla Banca S. Gemignano e San Prospero, filiale di Monsummano Terme – PT - oltre l'acquisto imposto di una partita di maglierie e pantaloni da uomo a condizioni svantaggiose per il debitore, con un tasso annuo equivalente del 1.010,68% (secondo i CTU del 997,2520%).
Con le circostanze aggravanti dell'essersi le condotte di usura di cui sopra verificate nell'ambito di attività commerciali, nel settore abbigliamento, gestite sia dal creditore e sia dal debitore, con sfruttamento dello stato di bisogno di quest'ultimo.
Prevalentemente in Prato e/o altrove, nei periodi di cui sopra.”

CALVO Giovanni [detto “Gianni”, ndr]
del reato p. e p. dall'art. 132 L. n. 385/93 perché, senza autorizzazione alcuna e quindi indebitamente ed illegalmente elargiva prestiti finanziari a terzi (tra i quali, in modo particolare, tale Di Grazia Alfio per prestiti per ca. 30.000,00 euro).
In Genova, inizio anni 2000/2002”


In conclusione...

Ci domandiamo: se tutti gli elementi indicati dal ROS fossero stati indicati con chiarezza nella Richiesta di Misure, così che nell'Ordinanza di Custodia Cautelare e nel dibattimento, il Tribunale di Genova avrebbe comunque affermato che si è ridotta la “pericolosità sociale” dell'ABBISSO, concedendogli i domiciliari? Pensiamo di no...

Se si fosse evidenziato che la rete della criminalità organizzata, in cui operava l'ABBISSO, conta ancora soggetti di indiscusso spessore, attualmente a piede libero, proprio, tra l'altro, nel quartiere dove questi vive ai “domiciliari”, forse i Giudici quei benefici dei domiciliari e la “libera uscita” non li avrebbero concessi.

PS
Come abbiamo già ricordato in altre occasioni, già dall'indagine MAGLIO dei primi anni duemila emergeva il "patto" tra 'Ndrangheta e Cosa Nostra sotto la Lanterna... Già allora, cioè dopo la "guerra di mafia" degli anni Novanta, indagando sulla 'Ndrangheta emergevano i contatti degli esponenti calabresi con CALVO ed i FIANDACA.
Recenetemente quel "patto" pare essersi rotto. Era ancora in corso il processo a GARCEA e ABBISSO. Bottiglie molotov venivano lanciate contro il ristorante di Gianni CALVO (formalmente intestato alla figlia), l'AMABANATA, in via Vezzani, nel quartiere di Rivarolo a Genova. E se le voci di una risposta ai "calabresi" per quell'attentato che ha mandato in fiamme parte del locale del CALVO, giungevano in parallelo al fatto che i FIANDACA non avessero comunque intenzione di sporsi troppo per difendere CALVO, qualche settimana dopo, uno dei locali, bar-ristoranti, di soggetti legati alla 'ndrangheta, a San Quirico, sempre a Genova, veniva distrutto. Ignoti entravano con un auto rubata nel locale durante la notte, distruggendo tutto, per poi abbandonare l'auto al centro del locale.
Ma questi sono dettagli, in Valpolcevera, a Genova, si può stare davvero tranquilli!

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