Omicidio nel Porto di Genova

Scritto da Ufficio di Presidenza

Un altro omicidio della commistione politica&affari. Inutile girarci intorno. Questo è il carattere dell'ennesima morte nel Porto di Genova. Fabrizio Cannonero, di 40 anni,...

portuale della CULMV di Batini quella chiaramente integrata nel sistema di Potere che controlla il Porto (e le aree strategiche della città). Lavorava alla nel Terminal Sech, del presidente dei Terminalisti genovesi, Luigi Negri. Gli stessi nomi che troviamo nelle carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Novi (il cui arresto è stato giusto e legittimo anche secondo il Tribunale del Riesame che ha respinto le istanze della difesa!). Gli stessi nomi potenti, sempre gli stessi, che troviamo nell'associazione di Claudio Burlando, il "Maestrale", di cui abbiamo da poco pubblicato una prima sintetica "presentazione". L'idagine sul "Fronte del Porto" si sta allargando e già le carte note (tra cui il documento della Procura con le intercettazioni che, soli, abbiamo pubblicato integralmente) dimostrano quanto sia ampio l'intreccio del Potere e che l'unico interesse considerato - a cui tutto si piega, anche il Diritto - è la spartizione di aree e soldi.

Oggi i sindacati e la Cumlv sono tornati a tuonare, dopo la morte di Fabrizio. Di nuovo "dopo"!!! Come ogni post-morte!!! Poi tutto resta, come è rimasto, come prima. Con le commistioni, i finanziamenti che passano dalle imprese ai politici e partiti, come abbiamo già visto una morte fa, quando fu la morte di Enrico Formenti, nel Terminal dei Campostano, sovvenzionatori dei DS, cioè il partito di Burlando, cioè gli "amici" (ops, "compagni") del console Batini. Dopo le morti le dichiarazioni dei responsabili della Compagnia Unica e del sindacato si fanno pesanti e decise, proclamano gli scioperi, si mostrano gli Amministratori pubblici ed i politici, piangono, hanno una maschera di dolore, e promettono soluzioni. Poi tutto resta come prima, nella commistione politica & affari, dove i controlli di legalità sono spesso piegati da omertà, intimidazioni o complicità, perché l'equilibrio non bisogna toccarlo!

I lavoratori che parlano e denunciano le condizioni di assoluta mancanza di sicurezza sui moli, nei terminal del "grande" porto di Genova, dove tutto è piegato agli interessi di una ciurma di faccendieri, sono isolati. Quando denunciano, provano a farsi ascoltare, e "urlano" i ritmi di lavoro impossibili e le carenze di personale (il lavoro di due lo deve fare uno solo), vengono censurati, attaccati e minacciati dai dirigenti sindacali e dai vertici della CUMLV.

Ma di tutto questo ne avevamo già parlato. E, purtroppo, ne riparliamo e dovremo tornarne a parlare. Una sola cosa, ancora una volta ci sentiamo di dire ai familiari di Fabrizio ed ai lavoratori, lo Stato di Diritto è un'altra cosa, rivendicatelo, pretendetolo, solo così qualcosa potrà cambiare ed i morti ammazzati sul lavoro avranno veramente giustizia!

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