Genova, novita' "particolari" tra pre e post disastro (colposo)

Scritto da Ufficio di Presidenza
L'ECO-GE a Piazzale Kennedy
AGGIORNATO AL 9.11.2011 - con articolo di Repubblica e Secolo XIX,
ma anche sull'ECO-GE che se ieri sembrava in "ritirata" si conferma
presente nei lavori per l'emergenza


I giorni passano a Genova. Dalla Regione al Comune l'unica cosa certa è: autodifesa su tutto il fronte. Le colpe sono del fato, secondo loro. Secondo noi no. Come abbiamo già detto, sono di amministratori pubblici (tra politici e funzionari) in carne ed ossa. Ecco 5 brevi capitoli per proseguire il nostro viaggio: Una provincia da "Chi l'ha visto"; Burlando si continua a burlare di noi; Frana una collina, anzi no: è una discarica; Ospedale San Martino, fai un parcheggio ed il rio entra in reparto; Qualcosa si è mosso sulla ECO-GE?



Prima di iniziare questo nuovo approfondimento sulla situazione genovese, per chi volesse vedere la puntata "L'alluvione" della trasmissione di Rai3 "PRESA DIRETTA" di Riccardo Iacona, andata in onda ieri in diretta da via Fereggiano a Genova, può rivederla integralmente qui.


Una Provincia da "Chi l'ha visto"

Il Presidente della Provincia, Alessandro RepettoPrima di tutto occorre chiedere a "Chi l'ha visto" di lanciare un appello per la scomparsa della Provincia di Genova. Probabilmente si è auto-sciolta visto il "dibattito" politico nazionale. La Provincia di Genova è stata (ed è) la grande assente sulla situazione drammatica di Genova. Solo oggi, 8 novembre, l'assessore competente Paolo Perfigli (subentrato con la delega ad Alessandro Repetto, Presidente della Provincia che avocò a se le deleghe che nel 2007 aveva assegnato a Manuela Cappello), è comparso, in un dibattito televisivo nella televisione locale sponsorizzata da Coopsette e finanziata (con gli spot) dalla Regione Liguria guidata da Burlando.

L'attuale amministrazione provinciale, guidata da Alessandro Repetto, ha ereditato la gestione del Piano di Bacino elaborato dall'amministrazione di Marta Vincenzi e del suo fedele assessore (ed ora Dirigente in Comune) Paolo Tizzoni. E la Provincia ha proprio (o, vista la situazione si dovrebbe dire: avrebbe dovuto assolvere) alcuni compiti specifici.

Secondo il Testo Unico degli Enti Locali tra le funzioni dell'Ente vi è proprio: la difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità.
Secondo le normative nazionale e regionale, sempre alla Provincia compete: progettazione, realizzazione e gestione delle opere 
idrauliche di qualsiasi natura; compiti di polizia idraulica e di pronto intervento.

Ma la Provincia dove era dopo il disastro non se lo chiede nessuno? E poi le "responsabilità" e "colpe" di questo Ente, per la situazione esplosiva che ha condotto al disastro, l'ennesimo, nessuno vuole andare a vederle? E' possibile che le deroghe concesse a raffica dalla Provincia (per pareri tecnici e volontà politiche) in questi anni (in tutti questi anni, ininterrottamente) non le si voglia andare a guardare? Se si fa un Piano di Bacino e lo si approva significa che poi lo si rispetta e non si procede ad ignorarlo, legalizzando le violazioni attraverso concessioni di "deroghe". E chi era a conoscenza di situazioni critiche, di deroghe concesse, che non erano compatibili con la necessità di garantire sicurezza del suolo e dei corsi d'acqua, perché non ha proceduto da Pubblico Ufficiale - quale è - ad effettuare puntuali denunce all'Autorità Giudiziaria?


Burlando si continua a burlare di noi...

BURLANDO un gran pasticcereIl Presidente della Regione Liguria che ha ridotto a tre metri la distanza dalle sponde dei corsi d'acqua per poter edificare, "giustifica" il provvedimento con la solfa: ma tanto lo facevano già con le deroghe. Pensare di "bloccare" le deroghe no? No... ed altro non ci si poteva aspettare da chi è il simbolo supremo del "Partito trasversale del Cemento". Già aveva dato un assaggio con il Piano Casa che, dopo il parziale stop a seguito delle contestazioni della società civile, è stato riapprovato nel suo devastante via libera a nuove colate di cemento, sotto la firma di Marylin Fusco, dell'Italia dei Valori nominata vice-presidente della Giunta Burlando.

Potremmo parlare dei lunghi via libera dati alla colata di cemento in Liguria dal Burlando presidente della Regione... ma la lista è lunga ed è già stata stilata da Marco Preve e Ferruccio Sansa nel libro-inchiesta "Il Partito del Cemento" (vedi qui). Ci limitiamo ad indicare il progetto della Marinella, quello nato con un promoter d'eccezione, l'avvocato Giorgio Giorgi (avvocato a Genova con moglie che svolge il ruolo di Gip a Genova), già tesoriere della campagna elettorale di Burlando per le elezioni regionali del 2005. Questo progetto è la cementificazione della foce del Magra... quella pesantemente colpita dal disastro che ha messo in ginocchio lo spezzino e la Lunigiana. Consiste nella realizzazione di un nuovo imponente insediamento residenziale, commerciale e nautico, lesivo dell'eccezionale valore naturalistico e paesistico dell'area di Marinella, immediatamente retrostante e latistante la foce del fiume Magra, nei Comuni di Ameglia e Sarzana. Nato sotto il marchio iniziale del Monte dei Paschi di Siena e poi allargato alla CCC (Consorzio Cooperative Costruzioni) ed Unieco (cooperative che già abbiamo conosciuto per la loro assegnazione a società di mafia di subappalti, sia in territorio emiliano sia in quello ligure) a cui si aggiungono la Società Italiana per le Condotte d'Acqua (già coinvolta nell'inchiesta ARCA della DDA di Reggio Calabria) e la Condotte Immobiliare.

Ma Burlando non è solo questo, non è solo l'ex sindaco la cui amministrazione fu travolta dalla prima Tangentopoli, quella dei primi anni Novanta che andò anche a colpire in riferimento a quel progetto per lo "scolmatore del Fereggiano" viziato da mazzette. Non è solo il potente dalemiano che nel 1997 orchestrò la cacciata del sindaco di Genova, Adriano Sansa, colpevole di aver varato una variante di salvaguardia che bloccava le cementificazione sulle colline e poi varò, con il coordinamento del geologo Sandro Nosengo, un Piano Regolatore che fermava il cemento, prevedeva diradamenti delle costruzioni nelle zone di rischio e programmava interventi radicali per la messa in sicurezza dei torrenti e dei rivi, compresi quelli "tombinati". Allora Burlando voleva un uomo che riaprisse, come poi è stato, la stagione delle colate di cemento... e così portò sulla poltrona di Sindaco l'ex consulente di Alberto Teardo, l'avv. Giuseppe Pericu... che, tra i primi atti, stravolse il PRG approvato durante l'amministrazione Sansa, riaprendo con il suo nuovo PUC le strade alle betoniere roventi. Il tutto con il consenso ed assenso dell'allora amministrazione della Provincia di Genova, guidata da Marta Vincenzi.

Gian POGGI & Claudio BURLANDOBurlando è anche altro... era anche il Commissario Delegato dalla Presidenza del Consiglio - Protezione Civile per l'emergenza del Fereggiano! E cosa ha fatto con i fondi e con il potere assegnatogli? In parte lo abbiamo già anticipato (vedi qui) ma brevemente lo rivediamo. Nomina come esecutore il suo uomo di fiducia Gian Poggi. Prima alla guida dell'Urbanistica del Comune di Genova con Pericu e poi chiamato a prestare il servizio in Regione Liguria di Burlando. Già fedele tra i fedeli dell'associazione "Maestrale" quella che prendeva anche i contributi della ECO-GE dei Mamone, Gian Poggi è stato anche nominato nel Consiglio di Amministrazione, insieme agli altri burlandiani doc, della società "Infrastrutture Liguria srl", creata da Burlando perché gestisse le costruzioni (ad esempio, a partire dall'Ospedale di La Spezia) visto che, stando alla legge, gli si era fatto notare che la "Sviluppo Genova spa" non poteva operare al di fuori dell'ambito genovese. E nella nuova società vennero quindi chiamati ad operare i protagonisti della gestione appalti della "Sviluppo Genova" al centro dell'indagine sul "cartello" dei Mamone per il controllo di appalti e subappalti (vedi qui).

FURFARO Antonio con BURLANDO e REPETTOCon il suo fedele Gian Poggi, Burlando che ha fatto per mettere in sicurezza il Fereggiano? Semplice lo ha tombinato (con l'appalto alla ditta del FURFARO Antonio che abbiamo già descritto - vedi qui) per realizzarvi i parcheggi. Lo ha fatto con il consenso della Provincia che poteva impedirlo. Lo ha fatto con il silenzio del Comune. Repetto e Vincenzi non hanno disturbato. In tanti, nella zona di massimo consenso di Burlando, volevano i parcheggi; perché "scontentare" gli elettori? E così il Fereggiano, nel tratto seguente alla grande copertura, è esploso nella sua massima violenza. Nel '70 non lo fece, tanto per dare un parametro di comparazione.
Certo ha abbattuto una palazzina, ma le altre? Le altre che soffocano il torrente sono state lasciate lì, una accanto all'altra... quelle nel greto e quelle che salgono in alto, perché sono palazzi, sono sempre lì. Spesi 10 milioni di euro della Protezione Civile così... e cosa succede ora dopo il disastro? Il Governo Berlusconi, tanto per dimostrare la trasversalità del "partito del cemento", chi ha  nominato come nuovo Commissario Delegato per l'alluvione? Proprio Claudio Burlando!




Frana una collina, anzi no: è una discarica

La collina che si scopre discaricaDevi demolire il Carlo Felice per ricostruirlo? Dove si può risparmiare?
Devi demolire lo Stadio Luigi Ferraris per ricostruirlo? Dove si può risparmiare?
Devi eliminare un pochetto di amianto? Dove si può risparmiare?
Ma sullo smaltimento, che domande! Ed è così che ti nasce una collina... una collina che poi frana!

Andiamo con ordine. Gli inerti da demolizioni si possono smaltire regolarmente in diversi modi. In discarica o per riempimenti. Se vanno in discarica, si possono buttare così come sono a seguito della demolizione. Se vengono usati per riempimenti, devono essere prima trattati, bonificati, e triturati. L'amianto, invece, bisogna smaltirlo in altro modo, non si può nè buttare in discarica nè, tantomeno, triturare e usare per riempimenti.

La collina che si scopre discaricaSulle alture della Valbisagno, a Struppa, c'è via Silvio Solimano e, quando qualcuno l'ha vista, ha pensato di usarla per risparmiare. Lì non era, a quanto ci risulta, stata autorizzata alcuna "discarica". Forse, quasi certamente, può essere stato autorizzato un conferimento di inerti per "riempimento". Ma i materiali da demolizione dei lavori pubblici di demolizione dello Stadio Ferraris e del Carlo Felice sono stati buttati lì, come se quella fosse una "discarica", non trattati, non bonificati e tantomeno triturati. C'era di tutto e tutto così come quando si demolisce, lo si prende e lo si getta. E qualcuno ha interrato lì, ci viene testimoniato, anche amianto ed altro.

Ora che cosa è successo? Semplicemente, con le piogge cadute, è franata la collina, ovvero la discarica! Si, perché se fosse stata una "discarica" avrebbe dovuto avere delle canalizzazioni delle acque ed una recinzione adeguata, ma visto che è stato un "riempimento" fatto come se fosse una discarica, ovvero con l'omesso trattamento, bonifica e triturazione degli inerti, i materiali lì conferiti non si sono "compattati", ma sono rimasti un cumulo scomposto di inerti che, piccolo cedimento dopo piccolo cedimento, dopo la grande pioggia della settimana scorsa, sono venuti giù.
Ed ora, nel ventre della collina (ops "discarica") franata si vede benissimo cosa c'è sotto: detriti derivanti da demolizioni buttati lì come, per legge, non poteva essere in alcun modo.

Una casa, costruita lì sotto, è rimasta "appesa", con il fronte della frana a pochi metri. Quanto potrà reggere? E l'intorno di questa collina di inerti accatastati quanto starà in piedi? E l'amianto? Domande che ci poniamo e poniamo a chi di dovere. A chi autorizzò i conferimenti in tale sito, a chi li ha eseguiti... a chi non ha vigilato che un riempimento con inerti non poteva essere fatto come un conferimento in discarica... a chi ha annunciato inchieste senza sconti, ma qui non pare essere ancora arrivato. Marco Preve ne ha parlato su Repubblica (leggi qui), Presa Diretta ne ha parlato nella sua puntata speciale da Genova (vedi qui)... Gli abitanti, fortemente preoccupati, attendono risposte da chi ha il dovere di darle, mentre osservano quella collina artificiale che non è altro che una discarica.


Ospedale San Martino, fai un parcheggio ed il rio entra in reparto

Il cantiere del park dell'Ospedale San MartinoLo avevamo già indicato questo progetto e questo cantiere (vedi qui). Lo avevamo fatto in merito all'incarico di scavo e movimento terra affidato alla ECO-GE dei Mamone, nell'ambito dei lavori di costruzione del parcheggio interrato della Azienda Ospedaliera che viene costruito dalla SIGENCO SPA, impresa già vicina alla società di uno dei quattro "Cavalieri dell'Apocalisse", il GRACI (la IRA COSTRUZIONI SRL) e con Consigliere Delegato l'avv. Santo Campione che era anche nell'amministrazione della società, la "COGEI COSTRUZIONI", di RENDO, altro "cavaliere dell'Apocalisse".

E questo progetto, voluto dall'ex Direttore Generale del San Martino, il massone Gaetano Cosenza (di cui abbiamo già parlato, vedi qui), di problemi ne ha avuti tanti. ECO-GE per la SIGENCO scava per il Park del S.MartinoNon certamente dal punto di vista amministrativo... visto che tutti gli Enti Locali hanno concorso alla sua piena riuscita. Il Comune di Genova, con l'amministrazione Pericu, si era prodigato perché l'impossibile divenisse possibile (vedi qui la delibera)... I problemi erano sintetizzabili in un nome: Rio Noce. E così, dai problemi per il progetto di park interrato dell'Ospedale, si è passati ai problemi per l'Ospedale San Martino, per i suoi reparti, a partire da Oculistica e Chirurgia per arrivare al Centro Ricerche...

In estrema sintesi: dove si doveva scavare vi era la presenza di uno dei rivi interrati, il Noce, che più problemi crea da tanti, tanti anni.. anche perché gli interventi per la messa in sicurezza dello stesso, insieme al Rio Rovare, indicata come priorità dalla Giunta Sansa (tanto da essere indicata con precisione nel PRG di allora), non è poi stata realizzata dalle amministrazioni Pericu e Vincenzi.

Fu così che quando gli Enti Locali diedero il loro via libera, ricordando che lì c'era il problema del Noce, Il cartello cantiere del Park del San Martinocosì come se fosse una bazzecola, gli scavi partirono, ma poi si fermarono perché, se non si deviava il Rio Noce, lo scavo sarebbe stato costantemente allagato. Lavori fermi per lungo tempo e poi il Noce si sposta, come se fosse un ramoscello. Gli scavi sono ripresi e si è andati avanti... la ECO-GE scava e trasporta via la terra a gran ritmo...

Poi è arrivato il 4 novembre 2011. Ed il Rio Noce che, proprio come un inerme rametto che prendi e sposti dove vuoi e lui sta, si è un pochetto "ribellato", a quanto pare. Così, lungo il suo percorso leggermente modificato, ha deciso di spostarsi un pochino anche lui... ed è finito per allagare dove mai aveva allagato. L'acqua è salita alla Clinica Oculistica... è passata dalla Clinica Chirurgica... e poi per strada... ed al Centro Ricerche, dove ha devastato tutto... ma proprio tutto.

[AGGIORNAMENTO AL 9.11.2011]
Il rio Noce si deve essere spostato da solo. Prima allagava quel piazzale ora allaga i fondi dell'Ospedale San Martino. La ditta che costruisce il park interrato assicura che non hanno "toccato" il rio Noce. Ma qualcosa è successo se prima, anche davanti ai costanti problemi prodotti dal Rio Noce, quanto accaduto ora, dopo l'avvio di quei lavori di scavo, non accadeva. In coda l'articolo di Marco Preve su Repubblica.



Qualcosa si è mosso sulla ECO-GE?

Dopo giorni interi di lavori di somma urgenza in cui si vedevano ovunque operare i mezzi della ECO-GE dei Mamone, oggi 8 novembre se ne sono visti molti di meno. Forse che le nostre denunce abbiano smosso qualche cosa? Speriamo... La vergogna (e responsabilità) di chi li ha chiamati ad operare, nonostante vi fosse un'interdizione atipica antimafia sulla società di Gino Mamone, resta tutta, ma se gli avessero tolto l'incarico sarebbe un quantomeno un passo avanti! Uno dei loro mezzi comunque lo abbiamo "beccato" in Piazzale Kennedy, nel pomeriggio. Prima da un lato... poi quando notava che facevamo le riprese, si spostava dalla parte opposta del piazzale a lavorare sul retro della montagna dove è accatastato il fango ed ogni altra cosa travolta dall'alluvione.... poi quando lo raggiungevamo per riprenderlo lì, ripartiva e tornava dall'altro capo del piazzale. Mah
[AGGIORNAMENTO AL 9.11.2011]
Pareva che fossero spariti ed invece sono ancora in prima linea, in forze i mezzi della ECO-GE di Gino MAMONE, con interdizione atipica antimafia della Prefettura, nei lavori per l'emergenza dell'Alluvione. Dalla prima mattinata i loro camion era già in azione in Piazzale Kennedy, accando alla ruspa che avevamo ritrovato anche ieri... E poi ancora a Marassi e Quezzi con tre autospurghi in Piazza Galileo Ferraris e via Fereggiano. Di seguito le foto...

FOTO DEL 8.11.2011
Piazzale Kennedy mezzo ECO-GE all'opera, quando arriviamo

 

Piazzale Kennedy mezzo ECO-GE all'opera, poi si sposta sul retro dal lato opposto del piazzale

 

Piazzale Kennedy mezzo ECO-GE all'opera, quindi si risposta dalla parte opposta

 

FOTO DEL 9.11.2011

ECO-GE in piazza Galileo Ferraris

ECO-GE in via Fereggiano

ECO-GE in via Fereggiano

ECO-GE in via Fereggiano

ECO-GE in Piazzale Kennedy

ECO-GE in Piazzale Kennedy

ECO-GE in Piazzale Kennedy

ECO-GE in Piazzale Kennedy


ALTRI AGGIORNAMENTI 9.11.2011

09.11.2011 - Repubblica

San Martino allagato, sotto accusa il silos
San Martino, fondi sott'acqua nel mirino il cantiere dell'autosilos
"Potrebbe interferire con il Rio Noce"
Nelle mappe la sorpresa di un cunicolo a 15 metri di profondità

di Marco Preve

L'alluvione allaga i fondi del San Martino. La direzione generale chiede una verifica sui lavori di costruzione del grande autosilos, e sull'eventuale interferenza con il rio Noce.

Dal canto suo, un responsabile dell'impresa costruttrice esclude problemi, ma rivela di aver scoperto, a quindici metri di profondità, un cunicolo di deflusso delle acque completamente ignorato dalle mappe che dovrà essere sopraelevato.

"Abbiamo subito allagamenti dei fondi - spiega il direttore generale Mauro Barabino - che si vanno ad aggiungere ai problemi delle cliniche universitarie di oculistica, dermatologia e chirurgia. Al momento non ci sono ancora chiare le cause, oltre naturalmente alle fortissime precipitazioni. E' vero che nell'area del piazzale interessato dai lavori passa il rio Noce, e ho per questo incaricato l'architetto Alessandro Orazzini (direttore dell'unità operativa attività tecniche dell'azienda San Martino, ndr) di verificare con i tecnici del Comune se possano esserci stati problemi relativi al rio. Per noi è una questione rilevante. Il parcheggio è un tassello fondamentale di un programma di ulteriore apertura dell'ospedale alla città, e non possiamo certo permetterci di ritrovarci con cinque piani allagati".

Barabino allarga poi lo sguardo tutta l'area adiacente largo Benzi. "Al di là dell'emergenza - continua il direttore generale - bisogna che si trovi una soluzione a questi problemi di allagamento che, anche se non con la gravità di queste ore, qui si sono ripetuti negli anni. Salita della Noce, ad esempio, è diventata un fiume e l'asilo (la scuola dell'infanzia Daria Repetto chiusa per danni, ndr) è stato completamente sommerso".

Abbiamo chiesto all'architetto Emilio Arnoldi, che per conto dell'impresa Sigenco è direttore di cantiere, un parare su quanto accaduto.

"Seguo questo progetto da anni - spiega il professionista - e ho notato come questa zona sia spesso soggetta a tali problemi, ma voglio precisare che questo nubifragio è stato di una violenza mai vista. Quanto ad eventuali deviazioni del rio Noce non c'è assolutamente nulla di vero, non lo abbiamo toccato e non è previsto che lo si faccia".

L'architetto rivela poi un retroscena: "Per quanto riguarda il deflusso delle acque, mentre effettuavamo una palificazione, a 15 metri di profondità abbiamo trovato un cunicolo, risalente a chissà quando, e non segnalato su nessuna mappa. E' lungo una ventina di metri e si è deciso di spostarlo in superficie, ma questo non comporterà alcuna modifica all'incanalamento delle acque. Quanto al rio Noce poi, ricordo che avrebbe dovuto finire anche lui nel famoso scolmatore di cui si torna a parlare in questi giorni e che non è mai stato realizzato".

Il piazzale è particolarmente affollato di tubature collegate al Noce, uno dei rii oggetto di indagine della procura. Come scriveva una delibera di giunta comunale del 2005, infatti "...a circa 11 metri di profondità sono presenti due condotti fognari... che assicurano la defluenza nel Rio Noce delle acque meteoriche e dei liquami provenienti dalla Clinica Chirurgica e di aree interne alla cinta ospedaliera". Quanto al parcheggio, l'architetto Arnoldi annuncia: "Dopo i forti ritardi dovuti allo spostamento delle reti del gas, acqua e telefonia, oggi siamo a buon punto e per fine anno inizio 2012 l'opera sarà pronta".



09.11.2011 - Il Secolo XIX

Da primo cittadino, a metà anni '90 blocco il progetto dello scolmatore del rio Fereggiano
"Fui costretto a fermare i lavori che potevano evitare la strage"
L'ex sindaco Sansa: "Da padre di famiglia sento il peso di queste morti assurde"

di Matteo Indice

Genova. A un certo punto non trattiene le lacrime. Lacrime vere. "Davanti a una città in ginocchio per l'alluvione ci si sente come un padre di famiglia, sempre coinvolto quando capita qualcosa di grave, direi di tremendo, ai suoi cari": Adriano Sansa, oggi presidente del tribunale per i minorenni del capoluogo ligure, è stato sindaco di Genova dal 5 dicembre 1993 al 30 novembre 1997; il primo cittadino che più si è battuto contro la cementificazione selvaggia, l'unico che nominò come assessore all'Urbanistica un geologo, Sandro Nosengo. Eppure Sansa fu anche il politico che mise formalmente la pietra tombale sull'opera che, se realizzata, avrebbe con ogni probabilità impedito l'ultima strage: lo scolmatore sul Fereggiano, il gigantesco "tubo" da innestare nel tratto conclusivo per collegarlo direttamente al mare, alleggerendo il torrente che, esondato il 4 novembre, ha ucciso sei persone. Un'opera che naufragò per il lievitare dei costi e una serie d'inchieste giudiziarie (indipendenti dall'amministrazione Sansa).

Quale era la situazione in quel periodo?
"Quando mi insediai, alla fine del '93, Genova aveva appena pianto altri morti, per un'altra alluvione. Io fui accolto con insulti sul torrente Cerusa, dove mi recai per un sopralluogo, anche se in realtà salii al vertice del Comune dopo quei fatti. E promisi agli abitanti che la prevenzione dei dissesti idrogeologici sarebbe stata uno dei paletti principali della mia amministrazione. Dovemmo fare delle scelte e credo di non aver nulla da addebitarmi. Però, se penso a quello che è accaduto...". Sansa, fra il '94 e il '95, fece saldare dal suo Municipio cinque miliardi di vecchie lire per la "mancata esecuzione" al general contractor del famigerato scolmatore (oggi tornato d'attualità sebbene si parli di un tragitto diverso). Il passaggio che certificò in modo definitivo come quell'intervento mai sarebbe stato eseguito.

Che cosa c'era a monte di quella decisione?
"Il 1993 era stato l'anno del drammatico arresto di Claudio Burlando per la vicenda del sottopasso, c'era una tensione altissima sulle spese per le grandi opere pubbliche, post Tangentopoli. Il geologo Nosengo e la commissione urbanistica cerata per lavorare sul territorio, mi dissero una cosa molto chiara: "Se facciamo lo scolmatore, Genova è a posto per sempre". Ma non 'erano tempi e finanziamenti certi. E soprattutto, l'allora commissario prefettizio Vittorio Stelo fu molto categorico nel protrarre ancora il blocco del cantiere, finito nel mirino dei magistrati per un presunto giro di tangenti. Nosengo e i suoi aggiunsero: "Se però noi teniamo in ordine tutto il bacino, lavorando duro torrente per torrente, ogni giorno, ed evitando la cementificazione selvaggia, possiamo prevenire in tempi certi".

E cosa scelse?
"La seconda opzione. Facemmo la cosiddetta variante si salvaguardia, che impediva nuove edificazioni in zone a rischio. E mettemmo in ordine i rivi con un investimento in proiezione di mille miliardi. Per i diciassette anni successivi Genova non ha avuto problemi. Ma certo, a leggere oggi di quelle vittime, in quel posto, si sta malissimo..."



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