Quella Relazione "riservata" che divulgava i dettagli di un'inchiesta delicatissima...

Scritto da Ufficio di Presidenza

Carmelo GULLACE padrino della piccola MAMONE
Potremmo essere contenti del fatto che con quanto rivelato dalla Relazione della DDA di Genova conferma, così come quelle dei Prefetti, quanto da anni denunciamo. Soprattutto per quel filone che individua il GULLACE “Nino” Carmelo come “referente” della potente cosca dei GULLACE-RASO-ALBANESE in tutto il nord-ovest dell'Italia, e che, con entrature e complicità politiche che partono dalla Calabria, ha costruito un impero di imprese, con fulcro il savonese, capace di inquinare economia e territorio. Potremmo essere contenti ma non lo siamo...



E non lo siamo perché quelle informazioni, che ripetiamo confermano molteplici delle denunce anche relative a contatti, settori di influenza e affari facenti capo alla cosca del GULLACE, sono contenute in un fascicolo di indagine coperto da segreto istruttorio, ma sono state diffuse e quindi, alla fine, rese pubbliche, con tutto vantaggio degli indagati e della loro rete di complicità.

Il Procuratore Capo di Genova, Vincenzo SCOLASTICO, ha, nella sua qualità di coordinatore della DDA, insindacabile potere di selezionare le indicazioni da fornire alla Commissione Parlamentare Antimafia. In questo ambito ha redatto due relazioni; una “libera” ed una “riservata”. In quella libera vi sono brevi e sommarie informazioni di indagini chiuse, in quella “riservata” vi sono anche, invece, le notizie relative alle indagini aperte, coperte, quindi, da segreto istruttorio. A parte quanto riferito all'indagine MAGLIO, già ampiamente conosciuta pubblicamente per le esecuzioni delle Operazioni MAGLIO e MAGLIO 3 (con emissione di due Ordinanze di Custodia Cautelare e deposito di ulteriori atti al Tribunale del Riesame), che viene illustrato ampiamente nella “Relazione Riservata”, gli altri procedimenti indicati trovano sommarie e brevi, se non brevissime descrizioni. Una sola, invece, inchiesta è illustrata nel dettaglio, con dovizia di particolari. E' quella scaturita dall'indagine (ancora in corso) relativa al GULLACE ed alla sua cosca. Qui il Procuratore SCOLASTICO ha indicato, da pagina 8 a 10 comprese, ampie risultanze dell'inchiesta, dai contatti e legami con i RASO (Girolamo detto “Mommo”, Giuseppe detto “avvocaticchio”, Antonio e Francesco), con i PRONESTI'... Sono stati indicati con precisione di particolari alcuni incontri, così come anche le province di Piemonte, Lombardia, Lazio, oltre che i territori liguri e calabresi di operatività del gruppo del GULLACE. Sono stati indicate le proiezioni internazionali... sino i all'influenza della cosca per la nomina dell'Assessore alle attività produttive della Regione Calabria, nella giunta Scoppelliti, ovvero del CARIDI Antonio Stefano.

Se il Procuratore SCOLASTICO ha ritenuto di indicare, quell'indagine, ancora coperta da segreto istruttorio, così nel dettaglio, avrà avuto una qualche sua precisa ragione... come detto “insindacabile”... Così come avrà avuto le sue ragioni per valutare di poter comunicare ad esponenti del medesimo partito dell'assessore calabrese CARIDI e del presidente della Regione Calabria SCOPELLITI che lo ha nominato, il fatto che per l'elezione e nomina del CARIDI stesso vi siano state pressioni ed azioni concrete da parte della cosca dei GULLACE-RASO-ALBANESE.

Ma vi è un particolare. E' cosa notoriamente risaputa, conclamata e consolidata, che gli “atti riservati” che entrano in Commissione Parlamentare Antimafia poi escono con tanta facilità da divenire pubblici... e così quelle informazioni prodotte dal Proc. SCOLASTICO sono divenute, nel giro di poche ore, dominio pubblico... ovvero anche degli indagati.

Noi, se ci capita di avere documentazioni (riservate o meno) che se divulgate possono produrre danno ad inchieste, le teniamo ben chiuse e protette. Così come facciamo anche per alcune informazioni “delicate” che segnaliamo e denunciamo ai diversi reparti, alle Procure ed alle DDA.

Ma i giornali ovviamente non fanno il nostro lavoro, fanno il loro e quindi, davanti ad atti “riservati” che contengono informazioni di rilevanza sociale le diffondono per assolvere al loro diritto-dovere di cronaca. Non è infatti un caso che anche la Cassazione, per i giornali e non, ha, con la propria giurisprudenza, affermato che se vi è interesse sociale, il diritto di cronaca può pubblicare anche informazioni riservate.

Ed ora abbiamo gli indagati che sono stati portati a conoscenza dell'indagine a loro carico, perché le notizie contenute in fascicolo coperto da segreto istruttorio sono state diffuse “con comunicazione” riservata, contenente dovizia di particolari su questo particolare fascicolo, da parte del Proc. SCOLASTICO e quindi spedite via fax alla Commissione Parlamentare il 17 ottobre, sono divenute, “di fatto”, pubbliche. E la storia del GULLACE e della sua cosca è storia di pericolosi e potenti 'ndranghetisi, già dimostratisi capaci di intimidire testimoni, di indurre alla falsa testimonianza, di prodursi per ottenere “rocambolesche” assoluzioni o proscioglimenti. E la storia di GULLACE ci dice anche della sua capacità di fuga. Già latitante rifugiatosi in Costa Azzurra e, più di recente, già in contatto con un agente della Polizia di Stato che è stato arrestato perché stava operando per fornire al GULLACE un passaporto che gli aprisse la strada all'espatrio.

Ed allora che dire se non che chi non doveva sapere ora sa... per l'ennesima volta. Noi per nostra parte abbiamo chiesto a chi di dovere di andare in fondo ed accertare come sia stata possibile questa imperdonabile ennesima fuga di notizie sul fascicolo della DDA di Genova, relativo ad una lunga e faticosa indagine della DIA che si ritrova a lavorare oggi con gli indagati messi in allerta.

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