La pax tra cosche in Liguria pare davvero essere rotta...

Scritto da Super User
Serve il colpo di grazia... ora che gli equilibri si sono rotti
[IN CODA LA RASSEGNA STAMPA SU VENTIMIGLIA, IL SAVONESE E SULLE
MISURE DI PROTEZIONE DISPOSTE PER IL PRESIDENTE DELLA CASA DELLA LEGALITA']

L'epicentro era il savonese. E' lì dove i due grandi "casati" della 'ndrangheta, quello dei PIROMALLI e quello dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, avevano stretto il patto spartendosi il territorio. Era anomala quella "collaborazione" tra le cosche della Piana di Gioia Tauro e quelle di Africo, e qualcuno per anni ha voluto non vedere cosa ci celava dietro a quella pax, e sosteneva che non essendoci episodi eclatanti la ragione era semplice: la mafia era stata sconfitta, la mafia non c'era...


Quella pace e convivenza tra organizzazioni criminali diverse, non imparentate, della 'ndrangheta era invece elemento che testimoniava la loro forza e l'ottenuta penetrazione profonda in quella terra, in Liguria. Non si era solo davanti ad un salto di qualità, dalla mafia "di strada" alla mafia "imprenditrice", dalla mafia che "spara" a quella che corrompe e compra (anche nei settori di controlli, oltre che nella politica e nella società civile)... quello che si aveva sotto gli occhi era la capacità acquisita, a fronte della colonizzazione, di decidere "tra loro" come dividersi gli affari e come sfruttare le indicibili alleanze, compromissioni e contiguità costruite a suon di denaro più che di intimidazioni...

 


Ma la cappa di omertà e silenzi complici che avvolgeva le potenti cosche si è rotta ed allora si è iniziato ad infliggere colpi che hanno minato la solidità stessa di quelle famiglie e, quindi, quello stesso patto tra loro sancito e rispettato per lunghi anni.

Si è iniziato ad indicarli. Uno per uno. Dai FOTIA ai GULLACE-RASO-ALBANESE, dai FAZZARI ai MAMONE, dal FAMELI... sino alle altre cosche tra ponente e levante... sino ai nuovi volti degli cumpari saliti dalla Calabria. Non si è dato loro tregua, ripetendo chi fossero, mappandone gli affari e le società, indicandone i rapporti con le Istituzioni ed il mondo delle imprese. Si è fatto sentire, iniziativa dopo iniziativa, il disprezzo sociale poggiarsi sui loro vestiti candeggiati.

Squarciando quel velo di "fantomatico" inserimento sociale di mafiosi mascherati (neppure troppo bene) da signori ormai "puliti", si è incominciato a far vedere il loro vero volto, quello mafioso, che tanto trucco pagato caro non aveva potuto cancellare. Ed è stato così che si è iniziato a vedere muoversi le attenzioni del mondo dell'informazione che iniziava a parlarne... così, soprattutto, si è iniziato a vedere l'azione di alcune Procure che, finalmente, non minimizzavano gli allarmi che da anni vengono documentati da reparti investigativi preparati ed attenti.

Si sono viste aprire le prime inchieste, sono scattati i primi sequestri... e poi arresti, rinvii a giudizio, confische... Si è vista porre, anche qui, l'attenzione al rapporto mafia-politica (un rapporto trasversale) ed anche alle pesanti infiltrazioni, contiguità e complicità con pezzi delle Istituzioni, dalle Pubbliche Amministrazioni alle società pubbliche, ai settori di controllo, sin dentro alla magistratura stessa ed alle Forze dell'Ordine.

Ecco che così si è mandato in "tilt" un sistema, quello ligure del dopo-Teardo, che si era alimentato in una pesante commistione mafia-massoneria e, quindi, in connivenze indicibili con il mondo politico, economico e istituzionale... Si è svelato il nuovo meccanismo della corruzione e si è palesata la rete di società riconducibili al riciclaggio delle famiglie mafiose. Non si aspettavano che qualcuno puntasse l'indice su di loro. Non immaginavano che ancora qualcuno non fosse in vendita e non piegasse dignità e libertà.

I MAMONE hanno visto crollare, giorno dopo giorno, la maschera da "imprenditori" puliti. I GULLACE-RASO-ALBANESE con il Carmelo, la fratellanza e la ciurma varia, tra i Mimì, u Lupo... l'avvocaticchio... il signore dello Stocco... con le FAZZARI, sono stati mostrati per ciò che sono, senza eccezione alcuna, ed hanno dovuto sloggiare persino da quella villa di Borghetto S.Spirito che pensavano ormai di essere riusciti nel sottrarrla al sequestro ed alla demolizione. I FOTIA hanno visto incrinarsi definitivamente l'aureola di onesti e validi imprenditori... ed hanno visto sequestri e, per Pietro, anche, di nuovo, la detenzione. Il FAMELI con il suo gruppuscolo di servetti e prestanome si è visto svelare la propria rete ed i propri interessi fittiziamente intestati ad altri, qui ed all'estero... Persino i FOGLIANI di Taurianova, con il loro impero di imprese frutto del grande riciclaggio di denaro sporco, sono stati messi a nudo sulla piazza ed alcuni dei loro sognati nuovi investimenti hanno subito pesanti contraccolpi. Potremmo andare avanti, ma la lista è lunga... e quindi basta rileggere le pagine passate del sito per ritrovarli tutti, dai nuovo uomini, in giacca e cravatta, mandati dai PIROMALLI ai signori delle finanziarie che si è svelato operassero per il GARCEA e compagnia.

Ora che il verme è spogliato dall'abito reale e si vede per quel che è (proprio come avviene per quei parassiti invertebrati della "decina" dei gelesi e riesini che presto, auspichiamo, sarà definitivamente schiacciata, con la loro rete di attività commerciali, pizzerie e ditte edili, sparse tra Valpolcevera e Valbisagno) gli equilibri di quelle alleanze sono crollati.

Così come per l'imperio dei PELLEGRINO-BARILARO che si sta sbriciolando nell'estremo ponente ligure, tra Bordighera, Ventimiglia e Vallecrosia... (dove iniziano ad esserci i segnali di famiglie "emergenti" pronte a rimpiazzarle, godendo delle stesse vecchie alleanze con politica ed imprese)... anche quello costruito tra le province di Savona e Genova, in anni di complici silenzi, omertà opportunistica e indifferenza, dai grandi casati dei PIROMALLI e dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, con proiezioni nelle altre province ed in Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia (per restare al suolo italiano), sta crollando.

E come nell'imperiese, anche tra Savona e Genova, all'inizio del crollo segue il "conflitto". La pace è finita. Ognuno cerca di riempire i vuoti ed ognuno va alla conquista di ciò che resta su piazza, per cercare di accaparrarselo prima che sia troppo tardi. Devono raschiare il fondo del barile, ogni fondo, perché devono far tornare al "vertice", come comandano dalla Calabria, i soldi che a loro erano stati affidati per il riciclaggio... Ed è così che l'uno si ritrova contro l'altro, che nelle stesse famiglie nascono conflitti e si rimpallano le responsabilità... Tra le cosche il patto lascia il campo al si salvi chi può, ed i vecchi alleati si trovano nemici.

Ancora qualcuno, in alto, cerca di coprirli... per scelta o perché sotto ricatto. Ancora qualcuno blocca il colpo di grazia che potrebbe chiudere la partita, già oggi, tra Genova e Ventimiglia... Una partita che poteva già essere chiusa da tempo. Altri, invece, continuano a vivere nel mondo delle fiabe, pensando che questo territorio di Liguria sia ancora immune, e così non vedono (o non vogliono ammettere di vedere) che questa terra, come la Lombardia, è stata "colonizzata" da tempo, perché terra strategica.

Noi andremo avanti nel puntare l'indice su questo cancro, facendo, come sempre, nomi e cognomi. Indicando i loro "amici", dai politici ai professionisti ed amministratori pubblici che li hanno agevolati e che, ancora, cercando di agevolarli. Continueremo a denunciare le storture dei settori di controllo che, ben oltre al caso Boccalatte di Imperia, hanno garantito impunità ai mafiosi e loro servi e sodali, vuoi per contiguità, ingenuità o complicità.

Continueremo a farlo da ponente a levante di questa sottile striscia di terra tra appenino e mare che, drammaticamente, ha conquistato uno dei più indegni primati del Paese: quello dell'omertà, di un omertà che si fa complicità e rafforza il carnefice.
Non ci sono minacce o intimidazioni (di qualunque genere) che possano farci retrocedere o rallentare (ormai dovrebbero averlo capito). Continueremo nel raccogliere le segnalazioni e garantire l'anonimato, come sempre abbiamo fatto, così come andremo avanti per promuovere inchieste e denunce, quelle nelle sedi competenti e quelle pubbliche, dal web e nelle strade.

La partita deve essere chiusa e la si può chiudere. Nel capoluogo, a Ponente così come anche in quel Levante, dove troviamo, ad esempio, Paolo NUCERA, con il fratello Antonio, di Condofuri che continuano ad operare nell'ambito di rifiuti e trasporti... ma dove abbiamo anche un "colletto bianco" per eccellenza, ovvero il figlio del vecchio boss Vincenzo NUCERA che salì bambino, dalla città natale di Condofuri, con il padre mandato a Lavagna per le misure di prevenzione. E se ieri il padre a Lavagna ci è stato spedito, il figlio, Santo NUCERA, oggi a Lavagna è consigliere comunale (PDL)... e tra Lavagna e Sestri Levante (amministrazioni di centrodestra o centrosinistra non conta) è il grande costruttore con la sua società che si occupa anche di demolizioni e bonifiche.... Così come si può e deve chiudere la partita nell'estremo Levante ligure, nello spezzino, dove i tra banchine e colline dei veleni la 'ndrangheta ha fatto strada, accanto a Cosa Nostra che si concentrava nei Cantieri Navali ed alla Camorra che non disdegnava affatto questo lembo di terra. Qui, come si è visto di recente, grazie all'attività della DIA di Genova, è anche ben inserita, con l'impianto di Vezzano Ligure, la famiglia MUTO di Cutro che tanti affari ha potuto svolgere nella vicina Emilia-Romagna, dove dalla bassa emiliana, e più precisamente da Guartieri, legati ai NICOSCIA di Isola Capo Rizzuto ed imparentati ai GRANDE ARCARI, hanno costruito e ampliato il loro impero [leggi qui un documento inedito della Prefettura di Reggio Emilia].

Non ci sarà tregua per loro, e se già si vedono gli effetti del venir meno dei vecchi equilibri ed il sorgere dei conflitti tra cosche, il colpo di grazia deve essere ancora sferrato, a partire dall'aggressione dei loro patrimoni (qui ed all'estero, quelli ancora loro e quelli fittiziamente intestati a terzi). Noi non ci fermiamo finché l'ultimo di loro sarà ancora in piedi, magari traballante... perché certi essere immondi devono solo essere schiacciati!

Nel nostro piccolo abbiamo dato il nostro contributo a voltare pagina in questa regione, così come in altri territori. Abbiamo reso noti nomi e volti... e continueremo a farlo! Siamo andati davanti a loro, senza chinare il capo e dirgli in faccia che la mafia è una montagna di merda... e continueremo a farlo perché si comprenda che non bisogna temerli! Abbiamo pubblicato, a costo di decine di querele e citazioni, quanto si dice di loro negli Atti ufficiali ed elencando società e affari... e continueremo a farlo perché la verità deve prevalere, anche se bisogna pagare qualche prezzo. Abbiamo denunciato puntualmente all'Autorità Giudiziaria ed ai reparti investigativi ogni elemento utile, sia proveniente da segnalazioni sia frutto delle nostre inchieste... e continueremo a farlo perché come si è visto, sia rispetto alla criminalità mafiosa, sia per quella finanziaria e quella che opera nelle Istituzioni, non esistono santuari intoccabili!

Se la comunità saprà svegliarsi dall'acquiescenza, dall'indifferenza e saprà rigettare l'abbraccio mortale che si cela dietro alla mafia fattasi "impresa", facendo sentire il disprezzo totale anche per quel denaro sporco che alcuni considerano senza odore, allora la fine della partita, per loro, sarà imminente e soprattutto definitiva. E' a questo che dobbiamo arrivare e ci arriveremo, perché, come abbiamo sempre detto e ripetuto, c'è qualcosa come la dignità e la libertà, insieme ai Diritti, che deve essere strenuamente difeso, a qulunque costo... se vogliamo davvero che il futuro di ciascuno non sia già scritto e vogliamo definirci senza retorica o ipocrisia una "società civile"!



RASSEGNA STAMPA E WEB - 22.05.2011


Il caso del Comune di Ventimiglia de Il Secolo XIX
- formato .pdf - clicca qui


L'allarme nel savonese de Il Secolo XIX
- formato .pdf - clicca qui
[Gli articoli sull'edizione del 21.05.2011 clicca qui]


REPUBBLICA - Genova
Abbondanza nel mirino della mafia
il Prefetto gli concede la protezione
Christian Abbondanza, portavoce della Casa della Legalità sarà messo sotto protezione dalla Prefettura di Genova. Il provvedimento nasce in relazione alle inchieste in corso a Reggio Calabria e a Savona e alle intercettazioni della Dia e dell'Antimafia.
La protezione che verrà disposta è per il momento quella di grado più lieve, in sostanza sarà effettuata una sorveglianza a rotazione della sua abitazione e del luogo dove lavora.
La Casa della Legalità si è distinta infatti per le battaglie sulla trasparenza e contro le infiltrazioni mafiose, nasce infatti come osservatorio sulla criminalità organizzata e sui rati ambientali e proprio in questi sul suo sito pubblica uno schema delle infiltrazioni criminali in provincia di Savona che porta il titolo "Savona fulcro della 'ndrangheta in Liguria".


IL FATTO QUOTIDIANO
'Ndrangheta in riviera, Ventimiglia in mano agli uomini delle cosche
Pronto il rapporto dei Carabinieri con al richiesta di scioglimento del comune. E finisce sotto scorto Christian Abbondanza, presidente della Casa della legalità che da anni denuncia la presenza dei clan in Liguria.

di Ferruccio Sansa


Adesso non si può più nascondere la testa sotto la sabbia: i carabinieri stanno per inviare al Prefetto di Imperia la richiesta di scioglimento del Comune di Ventimiglia per infiltrazioni mafiose.
Prima era toccato a Bordighera (già sciolto). Ma adesso il colpo sarebbe più grosso: Ventimiglia è una città di 25 mila abitanti. Mancano solo il parere del Prefetto, che sarebbe positivo, e la firma diRoberto Maroni che ha già dimostrato mano pesante.
La Liguria si scopre terra così di mafie. Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità, uno dei pochi che da anni denunciano le infiltrazioni della ‘ndrangheta, dovrà girare sotto protezione. Quando lanciava i suoi allarmi veniva sbeffeggiato da destra e sinistra. Bordighera e Ventimiglia sono in mano al centrodestra di Claudio Scajola. Brutti colpi, anche perché negli atti si parla di reciproci favori tra ambienti malavitosi e politici, di elezioni. Intanto comuni (centrosinistra) vicino a Genova sono sotto osservazione.
Il 2 marzo 2009 l'auto del direttore generale del Comune di Ventimiglia, Marco Prestileo, viene sforacchiata a luparate. È il segnale che la tensione si sta alzando. La fibrillazione giunge in Comune: il sindaco Gaetano Scullino entra in rotta di collisione con il suo vice, Vincenzo Moio(che si dimette). Moio ha origini calabresi (Taurianova), è incensurato, ma agli investigatori risulta che suo padre Giuseppe sia un "pluripregiudicato". L'uomo, come scritto dal Secolo XIX sarebbe stato condannato all'ergastolo per aver ucciso un carabiniere in Calabria. Le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma Vincenzo Moio (non indagato) viene citato nell'operazione delle Procure di Milano e Reggio Calabria che ha portato in galera 330 presunti membri della ‘ndrangheta. Ecco un'intercettazione tra un certo Belcastro e il suo "Mastro". Belcastro riferisce dell'appoggio che starebbe fornendo a "uno che veniva a Siderno, un amico che si impegna, un certo Moio, che adesso sta candidando la figlia alle elezioni regionali (del 2010) e l'appoggiamo noi". La figlia di Vincenzo Moio (rappresentante di una lista che appoggiava il candidato di centrosinistra alle Regionali) è ignara delle manovre, ma la sua candidatura provoca una frattura nelle cosche: "La stiamo appoggiando noi, contro la volontà di Mimmo Gangemi (Domenico Gangemi, residente a Genova, arrestato perché ritenuto il boss della ‘ndrangheta in Liguria, ndr), che ci abbiamo avuto una discussione, che ha voluto appoggiare un finanziere, uno sbirro". I carabinieri di Imperia e il Ros di Genova, indagando sulle infiltrazioni nei comuni dell'imperiese, hanno intercettato la conversazione "allarmante" di un indagato. Dice P.: "Lo vuole vedere, gli vuole parlare, sicuramente per le prossime... le comunali e tutto quanto". C. risponde: "Ma chi, il sindaco?". E P. chiarisce: "Sì".
Del resto l'inchiesta su Bordighera aveva verbalizzato lo sfogo di Marco Sferrazza, l'assessore al Turismo: "Dopo aver espresso in giunta la sua contrarietà all'apertura di una sala giochi, Sferrazza aveva ricevuto a casa la visita di Giovanni Pellegrino e Francesco Barilaro". Sferrazza da quel giorno dichiara "di dormire con la pistola sotto il cuscino". Ai carabinieri l'assessore racconta che Pellegrino e Barilaro gli avrebbero detto: "Quando avevate bisogno di voti noi vi abbiamo aiutato". Sferrazza aggiunge: "Il sindaco era favorevole all'apertura della sala giochi perché aveva favori da rendere".
Ecco, di nuovo l'ombra, che dovrà essere verificata, di un appoggio elettorale al centrodestra da parte di soggetti accusati di gravitare intorno ad ambienti criminali. Ma non servivano le inchieste per capire. A Ponente ogni giorno un locale va in fiamme, il pizzo si diffonde. Nel maggio 2010 il re del cemento Pier Giorgio Parodi (sua figlia Beatrice ha realizzato colossali porticcioli turistici nella zona) fu aggredito e la sua macchina crivellata a colpi di lupara. Parodi non fece denuncia. Dichiarò: "Era uno scherzo".
E la politica? La Casa della Legalità ha messo online foto scomode. Festa calabrese (febbraio 2010, sotto elezioni) sponsorizzata da enti locali genovesi: tra gli ospiti ecco Domenico Gangemi, poi arrestato, che parla con Aldo Praticò (consigliere comunale Pdl a Genova). Eugenio Minasso, deputato e vice-coordinatore regionale Pdl, invece festeggia l'elezione con un membro della famiglia Pellegrino (coinvolta nell'inchiesta di Bordighera) e Giovanni Ingrasciotta che non rinnega passate frequentazioni con Matteo Messina Denaro. Eppure Scajola ha sparato a zero contro "chi dipinge la Riviera come dominio della ‘ndrangheta". Le foto della Casa della Legalità non risparmiano il centrosinistra: Cinzia Damonte, candidata in Regione dell'Idv, è ritratta a una cena elettorale della comunità calabrese con Onofrio Garcea, pregiudicato, per la Finanza "ben inserito negli ambienti della criminalità organizzata". Damonte giura: "Non sapevo". Ma il Pd la settimana scorsa ha tremato quando un consigliere comunale di Savona, destinato a diventare capogruppo, è stato arrestato per corruzione. L'accusa: Roberto Drocchi avrebbe preso finanziamenti in cambio di appalti dalla famiglia Fotia. Gente mai indagata per ‘ndrangheta, ma nella loro casa è stato arrestato un uomo accusato di associazione a delinquere dai magistrati calabresi.
Ma per capire l'aria che si respira bisogna camminare nei vicoli di Ventimiglia Vecchia dove si sente parlare solo calabrese. La caserma dei carabinieri è in via Garibaldi. A un militare scappa una frase: "Quando usciamo ci guardiamo intorno, siamo sotto assedio". La ‘ndrangheta voleva colpire due carabinieri. Gli investigatori hanno fermato giovani calabresi con pistole usa e getta fatte in casa, che di solito vengono utilizzate per gli attentati: "Erano appena arrivati dal Sud. Forse pronti a uccidere".


LEGGI ANCHE L'ARTICOLO DI SAVONANEWS
'Ndrangheta in riviera: sotto scorta Christian Abbondanza di Casa della Legalità Onlus. E il Tribunale di Torino sequestra loro un articolo
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