I vermi sono dentro, ora si schiaccino le articolazioni (in chiaro riferimento al clan dei "gelesi")

Scritto da Ufficio di Presidenza
 

[CON AMPI ESTRATTI DALL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE A CARICO, TRA GLI ALTRI, DI MORSO, MONACHELLA E DI GENNARO]

Con l'Operazione TETRAGONA i vermi dei RINZIVILLO e degli EMMANUELLO sono dentro... Costoro non si possono definire uomini e nemmeno bestie, come ogni altro mafioso, come ogni complice ed ogni servo.

Quello raggiunto dalla DDA di Caltanissetta, che ha coordinato l'indagine dello SCO e del GICO di Caltanissetta, è un risultato straordinario che consegna al carcere ed all'aggressione dei patrimoni due dei sodalizi mafiosi più pericolosi.

MORSO Vincenzo, a capo dei vermi a GenovaEra da tempo che aspettavamo che venisse inflitto questo colpo, come abbiamo ricordato anche alla luce del fatto che questa rete, ed in particolare il gruppo facente capo al MORSO Vincenzo, con il DI GENNARO ed il MONACHELLA, erano già stati mappati da una dettagliata inchiesta del GICO di Genova tra il 2007 e 2008. Ora auspichiamo che si riesce, in tempi rapidi, ad andare avanti e schiacciare le articolazioni territoriali che, soprattutto a Genova, restano ancora forti, ben infiltrate non solo nell'edilizia ma anche in quella cosiddetta "società civile", soprattutto nel territorio della Valpolcevera, lasciatagli a disposizione per decenni e dove hanno saputo promuovere non solo una "colonizzazione" ma anche un pesante condizionamento della vita sociale e culturale.

Adesso i vertici dell'organizzazione sono in carcere e bisogna approfittare, nel breve periodo, per smembrare radicalmente chi è rimasto fuori, per evitare che, ancora una volta, abbia il tempo di riorganizzare attività e struttura criminale.

Da questa mattina ci si è liberati di MORSO Vincenzo che era a capo della diramazione genovese della clan degli EMMANUELLO. Un verme che poteva essere schiacciato da tempo e che invece ha potuto godere, sino ad oggi, di quella libertà di manovra che gli ha permesso di perpetuare nei delitti. E con il MORSO ci si è liberati anche del MONACHELLA Emanuele detto Orazio...

 

Le foto degli arrestati - clicca sull'immagine per ingrandire
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Sugli stessi, in stretto contatto con COLLODORO Carmelo e VIZZINI Rosario, "uomini d'onore" della famiglia di Gela.
Il MORSO ed il MONACHELLA è dai primi anni Novanta che "rappresentano uno stabile punto di riferimento per gli uomini d'onore di Gela per quanto in particolare concerne l'approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, la cui caratura criminale, ben delineate nelle sentenze di condanna... risulta oggi ancor più affermato dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia".

Dagli atti della DDA di Caltanissetta inoltre si apprende anche che le MORSO e MONACHELLA, unitamente a COLLODORO Carmelo e DI NOTO Giovanni erano tra i promotori "dell'anomalo incarico di 'reggenza' affidato, dai predetti ... al LA ROSA Maurizio nel corso del 2008. Emergeva evidente in tale contesto come la morte di EMMANUELLO Daniele (unitamente all'arresto degli esponenti di maggiore spicco degli EMMANUELLO) avesse portato ad uno sconvolgimento dei tradizionali equilibri all'interno della famiglia di Gela con un evidente diretto coinvolgimento del MORSO, del MONACHELLA e del COLLODORO nelle vicende collegate alla gestione del suddetto sodalizio mafioso"

E da questa mattina ci si è liberati anche di DI GENNARO Nunzio che, da Savona, dove era il titolare della ditta "EDILIZIA NUOVA SRL"*, era parte integrante della "famiglia mafiosa di Gela, articolazione di stampo mafioso denominata Cosa Nostra, e concorreva con gli altri vermi, "avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà" e con l'aggravante di essere associazione armata ("attesa la disponibilità da parte degli affiliati di armi ed esplosivi, anche se occultati o tenuti in luogo di deposito"), alla commissione dei delitti "per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti o vantaggi ingiusti in favore della suddetta organizzazione; condotta realizzata ponendosi in reiterate occasioni a disposizione dei vari membri dell'associazione, in particolare fornendo loro le informazioni utili alla realizzazione delle strategie criminali riguardanti personaggi destinatari di pretese estorsive, partecipando direttamente alla fase preparatoria, organizzativa ed esecutiva di illecite attività di matrice estorsiva nonché a reati in materia di commercio di sostanze stupefacenti, ponendo a disposizione dei membri dell'associazione vetture ed abitazioni al fine di favorire incontri riservati e di eludere le indagini degli investigatori".

Li chiamiamo vermi anche se dobbiamo essere onesti: i vermi hanno maggior dignità dei mafiosi! Questi soggetti infatti non sono altro che parassiti, capaci di succhiare la vita degli altri... sino a distruggerla, annientarla, se ciò può produrre loro ulteriore beneficio. Sono privi di dignità, altro che onore... e traggono la propria forza solo dalla paura di chi si piega al loro "potere".

Ancora una volta siamo davanti ad un Operazione a cui è giunto il contributo di "riscatto" delle vittime delle estorsione del sud, di Gela, mentre le imprese del nord, a partire da quelle liguri e lombarde, hanno preferito omettere le denunce e piegarsi alla legge mafiosa dell'omertà. Ennesimo pessimo segnale che, come andiamo dicendo da tempo, testimonia quanto al Nord le porte siano state spalancate, alle organizzazioni mafiose, proprio da una mentalità piegata da un "omertà opportunistica", dilagante nel mondo delle imprese così come della politica e della finanza.

il fu Daniele EMMANUELLOCosì, mentre, ad esempio, a Genova l'omertà continua ad avvolgere Cosa Nostra e le vittime delle estorsioni tacciono e si piegano facendosi complici del rafforzamento del sodalizio mafioso, cioè del proprio carnefice, è dall'interno dell'organizzazione che viene ancora una volta un contributo importante, insieme alle intercettazioni, per squarciare il velo che protegge il clan. Ancora una volta contributo determinante è giunto infatti dai Collaboratori di Giustizia. Scrivono i magistrati di Caltanissetta: "Si è a suo tempo dato puntualmente conto delle dichiarazioni rese dal BARBIERI, dal CAVALERI, dal FERRACANE, dallo SMORTA e da ultimo della stesso LA ROSA riguardo al ruolo assunto da MORSO e MONACHELLA trapiantati a Genova dopo la morte di EMMANUELLO Daniele".

Il "vice rappresentante della famiglia di Gela e dunque 'il più alto in grado' nell'organigramma del sodalizio gelese dopo la morte di EMMANUELLO Daniele" è SMORTA. Questi il 5 giugno 2010 verbalizza: "Ricordo che LA ROSA mi disse di aver girato a vuoto, che spesso i commercianti ai quali si rivolgeva per esigere il pizzo gli rispondevano di avere già pagato nelle mani di DI NOTO, MORSO, COLLODORO e Orazio MONACHELLA. Il LA ROSA chiede conferma di ciò a costoro che gli dissero di non preoccuparsi... omissis...
Il MONACHELLA aveva lo stesso ruolo degli altri tre; in particolare questi lo tranquillizzò dicendogli che i soldi che lui aveva raccolto erano destinati ai detenuti che avevano il 41 bis e che sarebbe stata sua cura provvedere affinché il danaro giungesse ai familiari dei predetti".

Continua l'Ordinanza: "Lo stesso SMORTA (...) chiamato a fornire un elenco di soggetti in possesso delle credenziali necessarie per accreditarsi al vertice della famiglia gelese indicava proprio "MORSO Vincenzo, COLLODORO Carmelo, DI CARO Vincenzo, MONACHELLA Orazio come le persone che potrebbero oggi i nuovi punti di riferimento della famiglia mafiosa di Gela, in grado di rimettere in moto la macchina di Cosa Nostra".

Un altro collaboratore di giustizia che indica il MORSO ed il MONACHELLA come organicamente inseriti in Cosa Nostra è FERRACANE Fortunato.
Questi il 7 ottobre 2009 dichiara: "Vincenzo MORSO è affiliato al clan EMMANUELLO e partecipò alla riunione poco tempo dopo aver subito una lunga carcerazione.
Orazio MONACHELLA è da anni nel clan MADONIA, dopo la spaccatura si avvicinò al clan EMMANUELLO; ha pure fatto una lunga detenzione.
So che MONACHELLA E MORSO avevano affari pure a Genova da molto tempo; Francesco VELLA mi parlava di MORSO tempo addietro".
Il 26 ottobre 2009: "Quanto a Vincenzo MORSO, venne da me conosciuto nell'agosto 1992, al compleanno di Alessandro EMMANUELLO in un villino della zona di Licata. Posso dire che il MORSO si occupava di Genova e mi fu presentato come appartenente al clan e come padrino di Alessandro EMMANUELLO.
Quanto a MONACHELLO Orazio, venne da me conosciuto tramite Francesco VELLE nel 1994; mi fu presentato come appartenente a Cosa Nostra gruppo MADONIA e persona che si occupava di affari illeciti in Genova e Gela".

Vi è poi anche BARBIERI Carmelo che il 6 marzo 2009 dichiarava: "a Gela comanda la 'famiglia' EMMANIELLO. LA ROSA ha rapporti con Enzo MORSO (che risiede fuori Sicilia), coordinatore delle attività criminali della 'famiglia' EMMANUELLO". Il 1 settembre 2009: "la foto... raffigura MORSO Vincenzo, esponente di estrema fiducia della famiglia di sangue degli EMMANUELLO. Infatti, a seguito della morte di Daniele EMMANUELLO, ho saputo che il MORSO si è recato a Gela per indagare; in buona sostanza il MORSO voleva capire se Daniele EMMANUELLO fosse stato tradito.
Nel 2008, quando mi fu presentato la prima volta dal LA ROSA Maurizio, MORSO mi riferì che era suo intento conoscere le modalità e le motivazioni che avevano portato alla morte di Daniele EMMANUELLO.
Devo aggiungere che di Enzo MORSO, me ne aveva già parlato qualche tempo prima anche, e più precisamente nel 2006/2007, Orazio MONACHELLA, quest'ultimo appartenente storico della famiglia mafiosa degli EMMANUELLO, che negli anni '80 e '90 aveva avuto l'incarico di responsabile della gestione dei traffici illeciti in Genova. In quell'occasione mi disse che in sua sostituzione, poiché il MONACHELLA era certo dell'applicazione di misure restrittive a suo discapito, una volta rientrato a Genova, mi avrebbe contatto Enzo MORSO per dare continuità agli interessi illeciti del clan EMMANUELLO.
MORSO quale appartenente storico della "famiglia" EMMANUELLO era una sorta di supervisore dell'organizzazione".

Nell'interrogatorio del 24 giugno 2010, sempre il BARBIERI: "MONACHELLA Orazio l'ho visto a Gela per l'ultima volta verso la fine del 2008. Venne a casa mia per salutarmi, era insieme alla famiglia.
In passato il MONACHELLA mi aveva sollecitato a prendere in mano le redini della famiglia di Cosa Nostra a Gela. Non ricordo se nel corso del medesimo incontro, comunque sempre nello stesso periodo, MONACHELLA mi disse che gli sarebbe stata applicata di lì a poco una misura di prevenzione e pertanto mi segnalò il MORSO dicendomi che d'ora in avanti sarebbe stato proprio quest'ultimo a curare i contatti per conto degli EMMANUELLO.
Infatti da quel momento MORSO scese periodicamente a Gela per occuparsi degli affari della famiglia... Se non erro dovrei aver incontrato MORSO per l'ultima volta a Gela alla fine del 2008".

Rosario TRUBIA, il 27 settembre 2010, dichiara: "Ricordo che il VIZZINI Rosario mi confidò che lui e Marco SALINITRO trafficavano stupefacenti unitamente ad altri sodali residenti a Genova, Varese, Milano, Ravenna e Firenze.
Tale circostanza mi era stata anche confermata da Antonio RINZIVILLO, il quale essendo il fornitore principale dello stupefacente mi disse che lui per il traffico delle sostanze stupefacenti si avvaleva di diversi componenti della "famiglia" dislocati nelle varie regioni italiane. In particolare Antonio RINZIVILLO mi disse che nella zona di Genova ad occuparsi del traffico di stupefacenti erano Orazio MONACHELLA, Vincenzo MORSO, i fratelli EMMANUELLO, Vincenzo DI CARO inteso 'Vincenzo Pallina', FERLENDA Rocco inteso 'u nuvuru", Alessandro BARBIERI e i fratelli Pietro e Salvatore FIANDACA di Riesi...
Come già detto, negli anni 1990, Rosario VIZZINI intratteneva stretti rapporti con i citati Orazio MONACHELLA e Vincenzo MORSO, i fratelli EMMANUELLO, Vincenzo DI CARO intenso 'Vincenzo Pallina', Alessandro BARBIERI e i fratelli Pietro e Salvatore FIANDACA di Riesi, legati sia al traffico di sostanze stupefacenti che alle altre illecite attività poste in essere per conto di Cosa Nostra.
Al riguardo, ricordo, che durante la mia detenzione presso il carcere di Spoleto, nel 2003-2004, ove ero detenuto in regime di 41 bis, Pietro FIANDACA mi raccontò degli 'affari' legati a droga, armi ed altro - che lui aveva avuto e continuava ad intrattenere con i miei paesani e cioè con Orazio MONACHELLA, Vincenzo MORSO, i fratelli Nunzio, Davide, Alessandro e Daniele EMMANUELLO, Vincenzo Di CARO inteso 'Vincenzo Pallina' e Alessandro BARBIERI, Rosario VIZZINI, Marco SALINITRO, Carmelo COLLODORO e Totuccio CALCAGNO di Niscemi".

Alessandro EMMANUELLO, altro verme mafiosoIl 28 marzo 2011 FERRACANE Fortunato, all'interrogatorio dichiara: "mi ricordo che nel corso del 1992, quando entrai a far parte della consorteria mafiosa gelese, il FERLENDA Rocco venne inviato dallo SMORTA Crocifisso a Genova con un'autovettura adibita al trasporto della sostanza stupefacente che aveva un doppio fondo all'interno del quale nascondere la sostanza stupefacente.
A Genova i nostri referenti per l'acquisto di sostanze stupefacenti erano il Vincenzo MORSO, MINARDI Vincenzo e DI CARO Vincenzo...
Ricordo che nel 1992 EMMANUELLO Alessandro presentò in una casa sita a Licata a me, VELLA Francesco, FERLENDA Rocco e TERLATI Salvatore, il MORSO Vincenzo specificando che si trattava di persona vicina alla nostra famiglia.
... Tra le persone che si trovavano a Genova e che costituivano per la famiglia di Gela di Cosa Nostra un costante punto di riferimento nel settore della droga c'era anche MONACHELLA Orazio, persona di cui ho già parlato, legato in particolare allo SMORTA. Suo figlioccio era Nicola LIARDO, anche lui dedito al commercio di sostanze stupefacenti".

E se fin qui abbiamo visto quanto dichiarato dai Collaboratori di Giustizia, passiamo ora alle risultanze delle indagini alla base dell'Operazione TEATRAGONA.

Nel corso delle registrazioni ambientali, ad esempio, registrate tra il febbraio e l'aprile del 2009, "all'interno dell'autovettura Mercedes classe A targata DR660CR di proprietà ed in uso al DI GENNARO Nunzio e intercorse tra quest'ultimo, Vincenzo MORSO e COLLODORO Carmelo, emergeva evidente l'interesse di Cosa Nostra gelese per i lavori appaltati in vaste aree del nord Italia. Dall'ambientale dell'8 luglio 2009 "si poteva evincere che: MORSO Vincenzo e il suo uomo di fiducia, DI GENNARO Nunzio, commentavano l'incontro avuto con il COLLODORO Carmelo e il fratello di quest'ultimo COLLODORO Salvarore; (...)". Un'altra intercettazione ambientale del 1 ottobre 2009 permetteva di ascoltare il MORSO Vincenzo e COLLODORO Carmelo, alla presenza di DI GENNARO Nunzio e di COLLODORO Salvatore, che "facevano alcune affermazioni di rilevante valore investigativo.
Da detta conversazione risulta infatti che:
- MORSO Vincenzo e COLLODORO Carmelo decidevano di dividersi alcuni lavori attraverso il criterio territoriale;
- i lavori da svolgersi nel comprensorio di Genova sarebbero stati seguiti da MORSO, mentre COLLODORO si sarebbe occupato dei lavori da eseguire nella cintura milanese;
- gli utili sarebbero, comunque, stati divisi in parti uguali;
- il COLLODORO Carmelo si lamentava di alcuni problemi sorti nella zona di Milano che avrebbero coinvolto tale Massimo [verosimilmente INCORVAIA Crocifisso Massimo, nato a Gela CL il 02.06.1970 residente a Busto Arsizio VA], ed il MORSO, ad un certo punto chiudeva la discussione in modo sibillino con la frase "sia la volontà di Dio...";
- COLLODORO Salvatore accennava poi, alla cifra di un euro al metro cubo, parametro che nel corso di precedenti indagini era già emerso per quantificare le estorsioni in danno di imprese impegnate in lavori edilizi;
- al riguardo il MORSO Vincenzo diceva che tra di loro (MORSO e COLLODORO Carmelo) non vi erano problemi, che già sapevano quello che dovevano fare, di essersi cioè già accordati;
- lo stesso MORSO ribadiva che dovevano cercare di fare soldi e dividere tra loro gli utili;
- nonostante MORSO Vincenzo risiedesse da diversi anni a Genova, continuava ad "interessarsi" della città di Gela;
- si evince ciò nella parte della conversazione in cui accennava al fatto che, a Gela, le persone "si girano dall'altra parte", perché a suo parere "non hanno soldi da darti";
- MORSO Vincenzo accennava, poi, la fatto che a Gela vi era la "fila" di persone che gli aveva chiesto di lavorare, e che lui avrebbe fatto lavorare solo gli "amici"."

In un'altra conversazione intercettata e intercorsa tra il VIZZINI ed il MORSO, "il primo invitava l'interlocutore a mettere da parte le tradizionali divisioni perché ormai erano UNA COSA SOLA invitandolo a confidare i problemi prospettatigli in un apposito incontro alla presenza di RINZIVILLO Crocifisso. Tale riferimento appare perfettamente inquadrarsi in quella sorta di "embrassons nous" che, dopo la morte di Daniele EMMANUELLO, contraddistingue i rapporti tra i componenti dei RINZIVILLO in libertà e quei soggetti ondivaghi - presenti ovunque, anche in Cosa Nostra - pronti a schierarsi ora con l'uno ora con l'altro schieramento a seconda del mutare dei rapporti di forza".

Ed ancora: il 15 giugno 2009, il MORSO "contattava... DI GENNARO Nunzio, nato a Gela il 27.01.1955, suo socio e suo uomo di fiducia, il quale gli riferiva che era stato chiamato da "Orazio" perché "quella persona di Milano", paesano del MORSO, voleva incontrarlo.
Per esaudire tale richiesta, il MORSO ed il DI GENNARO Nunzio decidevano di partire alle ore 7:00 dell'indomani mattina per recarsi da questa persona. Si riteneva verosimile che il suddetto "Orazio" potrebbe identificarsi nel predetto MONACHELLA Emanuele, inteso "Orazio", il quale, partecipando attivamente nel gestire la consorteria mafiosa, avrebbe fatto da tramite, chiamando il DI GENNARO Nunzio, tra il MORSO ed il VIZZINI.
A loro volta, anche il MORSO ed il MONACHELLA mettevano in atto, nel tentativo di celare i loro loschi traffici, accortezze volte ad evitare di contattarsi direttamente tra loro, avvalendosi per tale scopo del DI GENNARO Nunzio, temendo eventuali intercettazioni che potessero confermare il connubio tra i due.
Dopo il sopra detto contatto telefonico tra il MORSO ed il DI GENNARO, i due si recavano dapprima a Milano e, dopo avere incontrato nei pressi del consolato cubano, due donne n.m.i., risalivano in auto e si dirigevano in località Busto Arsizio (VA)... Giunti in quel centro, si portavano presso la ditta "SAVE SRL", gestita... da VIZZINI Rosario e rimavano a lungo a discutere con lui e con DE BERNARDIS Sergio, detto il "dottore", all'interno dei suddetti uffici per poi continuare la discussione anche in un vicino bar e nel giardino della stessa ditta...
Che l'incontro tra i due non fosse casuale e come il VIZZINI ed il MORSO fossero concretamente interessati anche al territorio gelese, lo dimostra un ulteriore incontro avvenuto in Gela, in quella via Catalfami, in data 21.08.2009...
Si susseguivano, con una certa frequenza, altri incontri tra il VIZZINI Rosario ed il MORSO Vincenzo, e, a fare da tramite, erano il DI GENNARO Nunzio ed il cognato di MORSO Vincenzo, identificato per SCERRA Salvatore, nato a Gela il 04.05.1969, titolare della ditta "SCR MONTAGGI"..."

Tralasciando qui le altre intercettazioni relative all'organizzazione dei summit di mafia, passiamo ad una delle conversazioni intercettate, l'8 luglio 2009, tra il MORSO ed il DI GENNARO:
"il MORSO accennava ad alcune proprietà immobiliari che egli aveva a Gela (CL) e di un suo appartamento, di cui usufruiva la sorella, che aveva dovuto vendere o simulare di non esserne il proprietario per non incorrere in sequestri.
Ad un certo punto, il MORSO, adiratosi molto con il DI GENNARO, gli ribadiva che, se avesse voluto il suo aiuto per fare andare avanti la sua azienda, avrebbe dovuto dargli il 40% dei guadagni derivanti dalla sua attività e, senza mezzi termini, lo minacciava di morte se non avesse rispettato i patti.
Dal tenore di tale conversazione emergeva incontestabilmente che il DI GENNARO Nunzio era entrato nel giro di Cosa Nostra e che il MORSO, pretendendo lauti guadagni (40%) per i servigi fatti all'azienda, ne diventava di fatto socio occulto per garantire a se stesso ed all'organizzazione mafiosa facili guadagni, inserendosi anche nelle maglie degli appalti e sub-appalti del nord Italia".

"Ennesima interessante conversazione ambientale registrata all'interno della Mercedes classe A in uso al DI GENNARO, costituiva la riprova della sua partecipazione all'organizzazione mafiosa in argomento nella piena consapevolezza di essere uno di quei personaggi "puliti", un prestanome, cui affidare i lavori secondo dei meccanismi regnanti all'interno di Cosa Nostra; infatti nella conversazione ambientale... del 09.07.2009, egli racconta alla figlia Stefania, in corso di identificazione, i meccanismi con i quali stava cercando di inserirsi in importanti lavori in Lombardia e di come era riuscito a recuperare alcune somme di denaro grazie all'intervento del MORSO Vincenzo ed aggiungeva che, se alcune situazioni di lavoro fossero andate bene, avrebbe dovuto trasferirsi a Milano affermando che tutti i lavori relativi all'EXPO del capoluogo lombardo se li stava aggiudicando la 'ndrangheta ma che, comunque, lui stava cercando di inserirsi grazie ad Enzo (MORSO Vincenzo).
Il DI GENNARO spiegava altresì che le organizzazioni mafiose controllavano tutti i grandi appalti, avvalendosi di persone "pulite" a cui affidare detti lavori, riciclando nel contempo denaro derivante dal traffico di droga e dalle estorsioni".

Scrivono ancora alla DDA di Caltanissetta: "La preminente posizione criminale del MORSO Vincenzo che comportava anche l'avere a disposizione uomini legati a lui e, pertanto, all'organizzazione mafiosa, si acclarava nella conversazione... del 20.07.2009 a bordo della Mercedes classe A in uso al DI GENNARO Nunzio, nel corso della quale, inizialmente, il MORSO si vantava di avere il rispetto di numerose persone a cui poteva rivolgersi per qualsiasi cosa e, all'occorrenza, poteva riunire un grosso numero di "soldati"."

Dall'ascolto dei soggetti si trova ulteriore conferma sul fatto che questi considerassero più sicuro, nella convinzione "di dare meno nell'occhio", svolgere gli incontri di mafia nel nord Italia.

Si legge ancora negli Atti: "In merito alla costante frequentazione dei summenzionati soggetti, in data 01.07.2009, dopo una serie di telefonate incrociate tra il DI GENNARO Nunzio, COLLODORO Salvatore ed il MORSO Vincenzo, si incontravano, unitamente anche al GRADITO Salvatore, presso un lido balneare denominato "MARE HOTEL" ubicato in Savona nella via Nizza....
Per quanto riguarda, invece, l'intercettata utenza ... in uso al DI GENNARO Nunzio, si registrava un'interessante conversazione telefonica delle ore 17:40 del 25.08.2009, in uscita verso l'utenza... in uso al FASCIANA Calogero, nato a Marianopoli (CL) il 03.12.1943, nella quale si discute dei lavori da fare nel Comune di VARAZZE e di quelli che avevano in corso.
Nel corso della conversazione ambientale avvenuta alle ore 19:05 del 15.09.2009, intercorsa tra il DI GENNARO Nunzio e tale MARSELLA Alberto l'argomento veniva ripreso ed il DI GENNARO si lamentava della condotta del FASCIANA il quale gli avrebbe a suo dire cagionato un danno di rilevante valore.
Il DI GENNARO facendo esplicito riferimento ai problemi insorti con il FASCIANA riferiva al suo interlocutore che quest'ultimo si era rivolto ai Carabinieri e che pertanto andava trattato ripagandolo con la stessa moneta: "non è che... inc.... ti minaccio... dico... oppure... ti voglio... assolutamente no... iu fazzu... cumi faciti viatri... mi ni vaiu ndi Carrabu... mi ni vaiu a ffari u sbirru...".
Tale approccio "morbido" era stato consigliato al DI GENNARO dal MORSO il quale lo aveva messo in guardia circa il pericolo che il FASCIANA, definito "sbirro", potesse tendergli qualche trappola: "tu c'ha parrari accussì... un c'ha parrari... di... di... mafia... o di così picchì... parrari... e ta... e talmente sbirru... poi diventanu che si mettenu... inc... macari ti fannu truvari i Carrabineri e ti fannu arrestari per estorsore... pure... hai capito...?"."

Il FASCIANA Calogero, impenditore siciliano operante in Liguria, "dichiarava, a sostegno del forte interessamento del MORSO nelle vicende economiche della ditta del DI GENNARO, di avere avuto effettivamente rapporti di lavoro con quest'ultimo, presentatosi in cantiere con un suo "cugino", ovvero MORSO Vincenzo.
Nell'informativa di p.g. del 5 maggio 2010 di evidenziava:
- il MORSO aveva lamentato con tono minaccioso, di aver perso, indirettamente, del denaro in quanto aveva finanziato il DI GENNARO per i lavori in argomento;
- che il FASCIANA ribatteva dicendo che DI GENNARO non aveva affatto perso dei soldi, anzi, al contrario, era lo stesso FASCIANA ad aver avuto perdite;
- che, nonostante ciò, il MORSO ed il DI GENNARO continuavano imperterriti ad avanzare richieste di denaro;
- che, in un'altra occasione, il FASCIANA aveva detto che il DI GENNARO lo aveva anche minacciato dicendogli, con un implicito messaggio di morte, che "non si sarebbe goduto la casa"."

Continuano gli Atti: "Altre conversazioni, intercettate sempre all'interno dell'autovettura Mercedes in uso al DI GENNARO, venivano poste in risalto dalla PG nell'informativa dell'8 ottobre 2010 allo scopo di delineare, in modo ancor più netto, lo spessore criminale del DI GENNARO, soggetto perfettamente integratosi nel gruppo criminale facente capo al MORSO con il quale operava in simbiosi.

In particolare, dalla conversazione ambientale ... del 24.07.2009, intercorsa tra DI GENNARO Nunzio ed una donna non meglio identificata, si rilevava come costui fosse dedito al compimento di attentati incendiari.

Infatti, parlando con la donna, il DI GENNARO aveva modo di esternare il proposito di incendiare un ristorante con dieci litri di gasolio, per il fatto che in quel locale, la sera precedente, aveva pagato un conto, a suo giudizio eccessivo.

Il DI GENNARO, nel corso della medesima conversazione, raccomandava alla sua interlocutrice di non confidare a nessuno l'oggetto dei colloqui "vidi ca ah... nun parlari mai di nenti... di quello che ti dico io...", perché avevano delle "storie pesanti" a Milano, verosimilmente per degli appalti, da prendere sia a Genova che a Milano, "siccome si aprono i lavori dell'Expò di Milano.... fino al 2015 e ci saranno sei anni di lavori...", in cui erano coinvolti "avanzi di galera", appartenenti alle consorterie criminali della 'ndrangheta calabrese. A tal proposito DI GENNARO commentava, con soddisfazione come la presenza di Enzo, ossia MORSO Vincenzo, era positiva, in quanto, essendo stato tanti anni in galera, conosceva bene altri personaggi appartenenti alla criminalità organizzata calabrese, nei cui confronti nutriva rispetto: "meno male che... che Enzo si era fatto la galera con... con qualcuno di questi... che si conoscevano... e sai com'è..." facendo intendere che la sua vicinanza al MORSO era ampiamente ripagata dalla possibilità di ottenere vantaggiose commesse sfruttando il radicato inserimento di quest'ultimo nel mondo della criminalità organizzata".

"Nella conversazione ambientale ... del 31.08.2009, intercorsa tra DI GENNARO Nunzio e MORSO Vincenzo, il MORSO chiedeva al DI GENNARO, coinvolgendolo sempre appieno in ogni tipologia di attività illecita, di trovare qualcuno cui fare una grossa truffa vendendogli una grossa quantità di oro falso che si sarebbe rilevato tale solo all'atto di un eventuale fusione".

Ed ancora, sui rapporti con i calabresi: "Nella conversazione ambientale... del 01.09.2009, intercorsa tra il DI GENNARO Nunzio e tale "LILLO", quest'ultimo confermava al DI GENNARO che Enzo (MORSO Vincenzo) aveva delle conoscenze all'interno delle consorterie criminali della 'ndrangheta calabrese.
A tal proposito il DI GENNARO, per evidenziare il suo stretto legame con il MORSO e la piena fiducia esistente tra i due, raccontava a Lillo di un incontro avuto, unitamente a MORSO, con i calabresi, alcuni dei quali erano armati, per recuperare somme di denaro provento di affari illeciti.
I calabresi, riconoscendo l'autorità del MORSO, "si misiru tutti sull'attenti... Enzu ciu' dissi... c'hama fari cca? ... viditi un po' cu nì la dari ... mittivi d'accurd e... basta ca ni dati i sordi...", al punto che poi l'atmosfera poi si rasserenò e li intitarono a mangiare.
La conversazione termina con la richiesta fatta dal DI GENNARO al suo interlocutore di dare una lezione ad un ignoto soggetto:.... l'ata a massacrari a vastunati... ti dugni l'indirizzu... unna iè...!!"

MORSO aveva paura di essere beccato un'altra volta. Così se prima un'auto avrebbe estorta adesso era propenso a comprarla per evitare una denuncia... Per la stessa ragione non vuole incontrare una persona in quanto ritiene che vi sia il rischio di venire arrestato (con il DI GENNARO) per associazione mafiosa ed estorsione.

"Da un'altra importante conversazione ambientale... del 15.09.2009, intercorsa tra il DI GENNARO Nunzio e tale MARSELLA Alberto emergeva il diretto coinvolgimento del DI GENNARO negli affari e nelle connesse dinamiche criminali dell'organizzazione mafiosa trattati dal MORSO nel corso di riunioni con soggetti di sicuro spessore criminale. In particolare, DI GENNARO confidava riservatamente al MARSELLA - intimandogli di non fare parola con nessuno - di essere stato il giorno precedente a Milano unitamente a Enzo (MORSO Vincenzo) per partecipare ad una riunione per discutere di "affari". Nel corso della stessa riunione Enzo si era fatto valere adirandosi con i presenti al punto che il DI GENNARO Nunzio aveva sentito la necessità di intervenire per "calmare le acque" e far sì che la situazione non degenerasse, temendo addirittura, in ragione del calibro criminale dei partecipanti, che costoro potessero arrivare a sparare".

E dalle intercettazioni si scopre anche che il DI GENNARO "lamentando le precarie condizioni economiche, progettava una truffa nel settore alimentare e non disdegnava la proposta di Lillo di organizzare un possibile sequestro di persona a scopo di estorsione. In particolare, Lillo pensava di sequestrare una persona ricca e di chiedergli un riscatto non eccessivamente esoso, 250.000 euro, in modo da ottenere facilmente il pagamento dai familiari della vittima... Lo stesso Lillo aggiungeva che molti altri sequestri di questo tipo erano andati bene e che le vittime non avevamo sporto denuncia...".

Poi spunta anche Modena (passando da Napoli). E' l'8 ottobre 2009 quando vengono intercettati DI GENNARO Nunzio e MORSO Vincenzo che: "... si sente DI GENNARO chiedere a MORSO se vorrà venire a Napoli con anche la presenza di Emilio, il DI GENNARO gli specifica che si tratta di lavoro, per recarsi lì per contattare una persona per vedere di poter espletare qualche lavoro, si sente MORSO criticare negativamente questa iniziativa dicendo che non hanno niente da andarci a fare a Napoli tanto meno aver a che fare con i napoletani stessi, il DI GENNARO dice che il lavoro dovrà essere probabilmente a Modena, il MORSO risponde che sebbene il lavoro fosse in alta Italia, avranno sempre a che fare con i napoletani che sono truffatori, il MORSO parla negativamente di Emilio e della sua iniziativa di prendere lavoro a Napoli, anticipandogli che se dovessero intrattenere rapporti di lavoro con i napoletani, avranno sicuramente problemi per riscuotere i propri soldi".


Abbiamo riportato qui alcuni dei passaggi degli Atti relativi all'Operazione che ha colpito il vertice del sodalizio gelese attivo a Genova, composto da quei due soggetti, il MORSO ed il MONACHELLA, che già dagli inizia degli anni '90 erano uno dei cardini del clan EMMANUELLO per il traffico delle sostanze stupefacenti. Ora attendiamo che si schiaccino, come meritano, gli altri parassiti che compongono la rete attiva sul territorio, quella rete che da decenni ha permesso a Cosa Nostra di affermare, in ampie parti del territorio, a partire da Rivarolo, un controllo del territorio devastante, così una pesante e soffocante infiltrazione nell'economia locale, fatta di imprese edili, a partire dalle ditte per i ponteggi, per passare da quelle per le forniture ed alla capillare gestione del caporalato nei cantieri. Fermarli, come si è visto, è possibile... ed occorre farlo, soprattutto quando si è davanti - come a Genova si è verificato da lungo tempo - ad un consolidato "coordinamento" tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta. Occorre reprimere senza sconti i mafiosi, i loro complici ed anche chi da vittima si tramuta, non denunciando, in servo complice del rafforzamento del sodalizio criminale... ed occorre aggredire i patrimoni accumulati illecitamente, perché è nella "cassa" che si colpisce anche la capacità di riorganizzarsi e rialzarsi. Bisogna schiacciarli e chiudere, una volta per tutte, la partita, senza lasciargli possibilità di sopravvivenza.



* il DI GENNARO Nunzio aveva aperto ed attivato molteplici società a Savona, oltre all'attuale e già citata NUOVA EDILIZIA SRL con sede in via IV Novembre 3/1 (costituita nel 2005) vi erano: "CRISTALLO" - bar-pizzeria, di via Torino 122 rosso, aperto nel 1985 e chiuso nel 2002; "DI GENNARO NUNZIO», ditta individuale settore edilizia dal 1983 al 1984; "DECOR.EDIL" dal 1992 al 1994; "EDIL MASTER SAS" dal 1995 al 1996; "EDIL MASTER" ditta individuale, dal 1996 al 1998.



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Gelesi, colpito finalmente l'asse Gela-Genova-Varese... (e si poteva fare anni fa)

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