Quella priorita' che non ha una "stella"... ed i rischi delle "non regole"

Scritto da Ufficio di Presidenza

Quella priorita' che non ha una L'altra sera durante la puntata del programma di Ilaria D'Amico e di una giovane redazione affiatata e coraggiosa, Exit, abbiamo sentito due risposte al medesimo problema: le infiltrazioni ed i condizionamenti nella politica da parte delle cosche mafiose. La prima ipotesi veniva formulata da un politico di vecchia data, ovvero da Giuseppe Pisanu, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e prevede una sorta di "autocertificazione" per i candidati alle tornate elettorali in cui questi dichiarano di non essere mafiosi e di non avere legami, parentele e frequentazioni con mafiosi. La seconda proposta è invece quella di uno dei migliori magistrati antimafia che abbia questo Paese, Roberto Scarpinato, e prevede che le Prefetture rilasci una sorta di certificato antimafia per i candidati papabili, così che i partiti possano decidere di escluderli ed i cittadini possano scegliere consapevoli dei candidati (e dei partiti) che si fanno testa di ponte per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Inutile dire che l'unica proposta sensata (e fattibile) è quella di Scarpinato, anche perché con i "codici di autoregolamentazione" e le "autocertificazioni" non si va lontano, visto che la politica italiana, non decide mai di fare pulizia, nemmeno davanti alle risultanze di sentenze passate in giudicato o di primo e secondo grado per reati infamanti come corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. E veniamo al dunque...

 

In Italia la politica tradizionale, ovvero quella dei Partiti, come si diceva, non fa pulizia al proprio interno e cerca ogni volta di minimizzare il problema del rapporto mafia-politica, così come quello di una sempre più dilagante e sofisticata corruzione. E guardando ai Partiti si può anche capire: hanno fatto tanta fatica nei decenni per non approvare una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti, così che ognuno possa fare quel che più gli è comodo, senza rispondere di nulla e senza che i Partiti - strumento costituzionalmente previsto per la partecipazione dei cittadini - debbano rispondere ad un funzionamento democratico e trasparente. Ma il nuovo? Quelli che dovrebbero essere l'antidoto al sistema degenerato dei partiti, cosa fanno? Nulla... e questo è l'aspetto preoccupante che vogliamo approfondire.

 

Partiamo da un punto cruciale: in Italia si da sempre - costantemente - la responsabilità alle "leggi elettorali", come se il problema fosse quello e non l'assenza, come accennato, di trasparenza e democraticità nella vita interna ai Partiti, che, quindi, impedisce sia la partecipazione libera dei cittadini, sia una rigorosa selezione dei dirigenti e candidati (ad ogni livello). Anche le cosiddette "primarie", così come sono oggi, senza garanti e regole rigorose, rappresentano nulla di più di una trovata per "legittimare" scelte compiute altrove, da gruppi precostituiti e, praticamente sempre, senza alcuna discussione e connessione con i contenuti.
I Partiti della cosiddetta "seconda Repubblica" sono peggio di quelli della "prima"... Allora c'era un organizzazione, c'era una dialettica ed anche, spesso, uno scontro accesso tra le anime interne, che facevano da parallelo ad una gestione clientelare del "consenso", propria di tutti i vecchi grandi partiti di massa. Oggi si è davanti ad uno scontro tra bande, i contenuti mancano, le parole vengono usate ed abusate cambiandone anche il significato... la selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature (e quindi degli eletti) è piegata dalle lobby, da familismi e da un mercato delle tessere (e di firme), che vengono passati a pagamento o in "amicizia" dall'uno all'altro politico e partito al secondo del bisogno.

 

In questo sistema è chiaro che la criminalità organizzata, così come le grandi lobby economico-criminali, hanno campo aperto per infiltrarsi e condizionare. In questo sistema è poi evidente che il "marcio" non cerca di farsi rappresentare da soggetti "compromessi" ma attraverso persone "insospettabili", con una linda fedina penale. Una pratica costante, questa, che non viene intaccata ne dall'azione penale che la Magistratura svolge in alcuni casi (tutti non è nelle condizioni di poterli affrontare), ne dal principio per cui chi è indagato e/o condannato non debba candidarsi ad alcuna carica pubblica. Chi in questi anni ha pensato che chiedendo ed ottenendo decenza (ovvero che i condannati per reati infamanti non possa essere eletto a cariche pubbliche) si sarebbe risolto il problema era semplicemente un ingenuo sognatore.

 

Se questo è quindi il panorama che abbiamo davanti, ovvero un panorama dove - come ci confermano le risultanze di molteplici inchieste dell'Antimafia - le organizzazioni mafiose sono in grado di condizionare i risultati delle diverse tornate elettorali, soprattutto a livello locale, per affermare una rete di connivenze e complicità dai piccoli Comuni a salire, passando per le società pubbliche, appare evidente che il primo problema, ovvero il punto cardine del cambiamento, sta nel colpire quelle infiltrazioni e quei condizionamenti mafiosi sul voto. Se non si fa questo non esiste infatti possibilità di scelta democratica.

 

Davanti a questa situazione drammatica (se ne accorse persino George W. Bush prima dello scadere del suo mandato, inserendo la 'ndrangheta nella lista delle organizzazioni canaglia in grado di mettere a rischio la sicurezza e democrazia degli Stati Uniti d'America), i Partiti fanno grandi dichiarazioni e nulla più. I partiti del centrodestra, al Governo, fanno l'apoteosi di arresti e sequestri che, se necessari ed utili, non sono sufficienti per sconfiggere le organizzazioni mafiose e l'economia criminale. I partiti del centrosinistra, all'Opposizione, fanno grandi proclami e si perdono su bazzecole, senza proporre nulla di utile e soprattutto senza dimostrare che la politica deve e si può ripulire. E, come abbiamo accennato all'inizio, quelli che dovrebbero essere gli "anticorpi" al sistema degenerato dei Partiti, con, su tutti, il "MoVimento 5 Stelle" pare si adeguino a non disturbare, con grandi campagne generali ma guardandosi bene dall'indicare la questione centrale che, come abbiamo visto, è il condizionamento delle mafie sulla politica e, quindi, nel voto "democratico".

 

Già avevamo notato e segnalato che tra le "5 Stelle" mancava (e manca) la questione "legalità" e questo era (ed è) già preoccupante. Poi vediamo che salvo rare eccezioni tra gli "eletti a 5 Stelle", come ad esempio il consigliere comunale della lista 5 stelle di Reggio Emilia, Matteo Olivieri, o la fuoriuscita dal "MoVimento" Samantha Comizzoli a Ravenna, la questione della prevenzione e del contrasto alle mafie è completamente ignorata o affrontata allo stesso modo dei Partiti tradizionali: con superficialità, senza approfondimento e senza una costante ed efficace azione quotidiana. Alcuni pensano che con qualche interrogazione o comunicato stampa, su casi eclatanti o sulla mafia "ectoplasma" si sia fatto quanto necessario, altri proprio non ne parlano, come se il problema non esistesse. In Emilia-Romagna si era fatto emergere la questione delle grandi speculazioni edilizie ma poi a livello Regionale, nonostante i due consiglieri, si è lasciato che la questione cadesse nel silenzio... e così sulla questione della falsa bonifica dell'ex Zuccherificio di Finale Emilia... ed ancora sulla proposta di legge regionale che doveva essere presentata e che invece è finita nel silenzio.

Uno dei primi compiti degli "eletti" con il MoVimento doveva essere quello di rendere pubblici quei dati ed atti pubblici che però vengono nascosti - e quindi sottratti - al controllo dei cittadini. Si trattava (e tratta) di un azione semplicissima che però non è stata posta in essere, nonostante non abbia costi e possa usare proprio quello strumento tanto richiamato che si chiama web... Eppure non si sono viste le liste dei contributi elargiti dagli Enti in cui vi sono gli "eletti 5 Stelle" a società, imprese e associazioni; non si sono viste pubblicate in rete le concessioni edilizie e le di altra natura rilasciati dagli Enti, con le varianti agli strumenti di pianificazioni approvate e l'indicazione di chi siano i richiedenti e beneficiari; non si sono viste le concessioni ed autorizzazioni pubbliche rilasciate per discariche e cave... e così via per le spese del settore sanitario, con incarichi, convenzioni, prontuario... per arrivare alle assegnazioni delle case popolari ed alle convenzioni per la cosiddetta edilizia convenzionata. Nulla di tutto questo è stato reso accessibile ai cittadini attraverso la rete, nonostante a quei documenti gli eletti abbiano accesso e quindi potere di pubblicarli, in sfregio alla prassi del sotterfugio che perseverano nel nasconderli.

Sembra quasi che si sia generato un cortocircuito che ha generato una confusa tra la trasparenza dell'azione amministrativa con la promozione di quanto si fa direttamente nell'ente... si pubblicano, infatti, le cose che si fanno (come interrogazioni, interventi, comunicati e note stampa) ma non quegli atti per la cui pubblicizzazione si è entrati nei Consigli.

 

Ma andiamo oltre. Vediamo l'esempio della Lombardia e quello della Liguria, ovvero due realtà dove il "MoVimento" si sta preparando per le prossime elezioni. In Lombardia manca totalmente un azione efficace e competente sulla questione, eppure lì si è al centro dell'Impero, come ha dimostrato l'indagine INFINITO della DDA di Milano... Gli unici che hanno preso la parola sul punto è il gruppo di Pavia, ma, non conoscendo la questione, ha rischiato di far più danni che altro, visto che chiedeva le dimissioni del Sindaco a seguito dell'emergere dei legami tra esponenti dell'amministrazione comunale con gli uomini delle cosche della 'Ndrangheta, anziché una Commissione di Accesso e quindi lo scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa. E così, mentre la politica dei Partiti, trasversalmente compromessa, in Lombardia si guarda bene dal far sì che i Prefetti nominino le Commissioni di Accesso e quindi procedano allo scioglimento dei Comuni infiltrati e/o condizionati dalle cosche, il "MoVimento 5 Stelle" resta silente e non promuove su questo la battaglia delle battaglie.

In Liguria abbiamo tutte le province colonizzate dalle cosche di 'Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra. La politica dei Partiti si divide tra negazionisti ad oltranza e promotori di grandi proclami che però non hanno seguito nella pratica manco in casa propria. Ed le costituende liste "5 Stelle", tra Savona e La Spezia, cosa fanno? Su questo punto è silenzio assoluto, manco una virgola. Eppure si conoscono i nomi e cognomi degli uomini delle cosche, si conoscono i rapporti che questi hanno con il mondo delle imprese e della politica... e si potrebbe quindi lanciare un attacco deciso... Ed invece niente di niente. Analogo problema nel lavoro dei Meetup a Genova che avranno l'appuntamento con le elezioni il prossimo anno: sulle mafie radicate ed attive, infiltrate nell'economia, nella politica e negli appalti ed incarichi pubblici, nessuna parola, nonostante quanto sta emergendo, giorno dopo giorno, sia di una gravità assoluta.

 

In Lombardia come in Liguria, così come altrove, il MoVimento propone, come il resto del mondo politico, cose che necessitano di una cosa fondamentale: risorse pubbliche. Senza risorse pubbliche non si possono realizzare le proposte che stanno alla base dei programmi. E di risorse pubbliche non ce ne sono, ma questo lo si ignora... lo ignorano i Partiti e lo ignora il MoVimento 5 Stelle. E perché i soldi non ci sono? Semplice: da un lato perché ormai oltre un terzo della ricchezza nazionale è in mano alle organizzazioni mafiose ed alla criminalità finanziaria, e dall'altro lato perché le risorse pubbliche (come il patrimonio pubblico, a partire dal territorio) è rapinato dagli appetiti di quell'economia criminale e mafiosa che, sistematicamente, conquistano appalti, incarichi, concessioni e finanziamenti pubblici, in molteplici settori, a partire da quello ambientale (bonifiche, rifiuti, rinnovabili,...) per arrivare alla Sanità, all'edilizia ed ai settori del turismo e dello spettacolo.

 

Ecco che il panorama appare quindi tetro e lo diviene ancora di più, se guardiamo alle regole, o meglio "alle non regole" del MoVimento 5 Stelle. Anche qui avevamo messo in guardia e proposto correzioni, a quanto pare, purtroppo, inutilmente. Vediamo...

Avevamo detto che per promuovere una classe dirigente non basta una conoscenza generale e voglia di impegno, ma occorre essere preparati. Eppure nessuna iniziativa di formazione è stata posta in essere per garantire a chi si candida le conoscenze necessarie ad un azione efficace. Quando una lista si candida a gestire la cosa pubblica deve essere in grado di gestire l'amministrazione, perché è per questo che concorre nelle tornate elettorali, e quindi serve, se si fa sul serio, che, oltre alla buona volontà ed allo spirito di servizio, vi sia la conoscenza e la competenza per poter gestire concretamente la cosa pubblica, evitando così, se si dovesse vincere, di diventare "prigionieri" della "macchina" burocratica dell'Ente. Non bastano i progetti, serve sapere come realizzarli dal punto di vista amministrativo, altrimenti restano "sogni" che rischiano di tramutarsi in incubi, come il drammatico esempio dell'eolico, promosso a più non posso, e poi rivelatosi non soltanto un ennesimo strumento di deturpamento ambientale, ma soprattutto un business per le organizzazioni mafiose ed lobby economico-criminali che senza produrre praticamente nulla dal punto di vista di energia hanno da un lato riciclato e dall'altro incassato milioni di sovvenzioni pubbliche.

Avevamo detto che servono regole rigorose per la selezione dei candidati, ben oltre alla semplicistica e troppo generale "nessun condannato". Non solo perché le mafie, così come le lobby criminali, non usano condannati ma insospettabili, come già ricordato, dalla fedina penale linda, ma anche perché se si candida qualcuno ad una carica pubblica per amministrare un Ente, come il Comune, questi devono avere una preparazione adeguata e non devono avere, direttamente o indirettamente, conflitti di interessi (il grande male dilagante che rende permeabile all'illegalità la gestione della cosa pubblica). Ma anche qui nulla è stato adottato in merito.

Avevamo indicato la necessità di regole chiare per le selezioni e le scelte, perché altrimenti, senza regole, chiunque può infiltrarsi e deviare il MoVimento. Chi ricompone le fratture? Chi è titolato ad essere parte del MoVimento e quindi concorrere alle scelte democratiche? Chi decide? Se non si risolvono queste questioni in modo chiaro, univoco e serio, si assiste ad una sclerizzazionedel MoVimento stesso... Dove si vuole impedire un'iniziativa, come persino la presentazione stessa del MoVimento ad una tornata elettorale, basta ripetere quanto accaduto in Liguria con la mancata candidatura alle regionali del 2010, quando per bloccare la candidatura di Paolo Franceschi, è bastato che coloro che, vicini ai partiti, avessero avanzato un'altra candidatura, minacciando la rottura. Dove si vuole non decidere su questioni urgenti ci si rifà al principio per cui le decisioni devono essere prese da tutti e così facendo il tempo passa e nessuno decide, ma quando molteplici aderenti e sostenitori chiedono di prendere determinate posizioni gli si risponde che certe decisioni spettano solo "agli eletti"... E così, con contraddizioni come queste, andando avanti con le "non regole" il MoVimento rischia di implodere, oggi in una realtà, domani in un'altra, con effetto domino che cancellerebbe la speranza di cambiamento che aveva generato.

Avevamo, in ultimo, ad esempio, detto anche che la selezione on line, con iscrizioni via web, rappresenta uno strumento pericolosissimo perché soggetto ad un elevato rischio di condizionamento ed infiltrazione proprio da parte di quelle lobby criminali e delle organizzazioni mafiose. Anche su questo non si è avuta alcuna risposta, eppure anche qui il rischio è concreto e risaputo.

 

Vi sono poi le contraddizioni nel merito delle questioni. Pensiamo alla questione "salute" e "ambiente", uno dei punti chiave dell'identità del MoVimento, ma su cui le contraddizioni pesanti come macigni. Se c'è una parte del MoVimento che guarda al modello centrato su RicicloTotale e propone, giustamente, come modello quello di Vedelago (concreto e realizzabile, sia in termini organizzativi sia in termini economico-imprenditoriali), c'è un'altra parte che con lo slogan di RifiutiZero ha avvallato (ed avvalla) il perverso "ciclo integrato", guardando al modello Capannori. Ed ancora se c'è una parte del MoVimento che è deciso nel contrasto ai pesticidi in quanto veleni che finiscono sulle nostre tavole, c'è un'altra parte del MoVimento che non osa contrastare l'utilizzo dei pesticidi. Ed andiamo oltre, alla questione cemento... Se tutto il MoVimento si riconosce nello slogan "Stop al consumo del territorio", una parte è coerente e promuove proposte e azioni volte a fermare nuove costruzioni e speculazioni, ma vi è una parte che è già pronta, come a Savona, a sostenere nuove colate di cemento se promosse come "casa popolari", quando invece si può recuperare, anche per le emergenze abitative, quanto costruito in questo anni e rimasto invenduto.

Ed andiamo avanti: sulle discariche, le infiltrazioni mafiose e della criminalità economica nel settore del ciclo dei rifiuti, così come sugli interramenti illeciti di rifiuti speciali altamente tossici, dove è il MoVimento 5 Stelle? Vuole o no compiere una lotta senza quartiere, fatta di denunce pubbliche, di denunce nelle sedi competenti... di ricorsi ed osservazioni nelle sedi istituzionali, oppure si limita a fare un po' di movimento sui casi più eclatanti senza poi insistere sino ad ottenere risultati? Su tutto questo è possibile che vi siano singole realtà che su questo pongono tutto il loro impegno coerente ed altre che invece vanno nella direzione opposta? Ed è possibile che parte del MoVimento viva con sofferenza quanti su queste battaglie non sono disponibili a cedere a silenzi o compromessi?

 

Oggi quindi torniamo su questo, non per attaccare, ma per porre l'attenzione su ciò che riteniamo preoccupante perché si provveda. Noi, come abbiamo sempre detto, se c'è da dire qualcosa lo diciamo, a 360 gradi... e così se pretendiamo che i Partiti cambino e si ripuliscano, ed avanziamo per questo critiche e proposte, identico atteggiamento abbiamo verso il MoVimento 5 Stelle, che, auspichiamo, sappia usare la stessa capacità critica che ha posto, giustamente, sul sistema degenerato dei Partiti, anche su se stesso, perché solo così può correggere la rotta ed evitare che le criticità di oggi diventino irreparabili domani.

 

Ad ora si tratta di poche realtà regionali e di molti Comuni, domani, con la scelta di presentarsi a livello nazionale, si tratterà di una realtà che può entrare in Parlamento e quindi concorrere alle scelte nazionali di governo del Paese... ed allora occorre porre la massima attenzione a questa realtà.

 

L'entusiasmo e la passione non bastano, serve competenza, determinazione e soprattutto serve saper individuare le priorità, ed oggi quella principale è proprio quella delle "stella" mancante, cioè: Legalità e lotta a mafia e corruzione. Serve poi un sistema di regole chiare e condivise e non un tirare a campare in cui oggi la regola è x ed il giorno dopo l'esatto opposto...
Per questo quindi non ci si può affidare a leader o ad esperti di marketing, ma ad una coscienza collettiva, indipendente, capace di assumere posizioni, anche impopolari a volte, e costruire proposte e modelli concreti di alternativa all'esistente...
Questo significa costruire il futuro, scriverlo con le proprie mani, assumendosi le responsabilità di ciò che si porta avanti... Con fideismi, generalizzazioni e costruzioni mediatiche non si cambia il Paese e non si costruisce un'alternativa al "sistema", ci si vive, convive, all'interno.

 

PS
I Partiti, come abbiamo visto, non rispondono, se non con alcuni singoli esponenti, vediamo se il MoVimento 5 Stelle risponderà nella pratica a quanto abbiamo sollevato.

FacebookFacebookTwitterTwitterGoogleShareGoogleShareGoogleGoogleLinkedinLinkedinMySpaceMySpaceWindowsLiveWindowsLiveBloggerBlogger