Scolastico non risponde e querela, anche se noi non volevamo offenderlo ma chiarire alcuni fatti

Scritto da Ufficio di Presidenza

Vincenzo ScolasticoIl dott. Vincenzo Scolastico a seguito di quanto abbiamo scritto ha presentato formale querela per diffamazione. Non ha mai voluto rispondere alle questione da noi poste, e non ha mai mandato alcuna replica o rettifica in merito... ha querelato punto e basta.

 

Noi non abbiamo mai offeso lui e mai e poi mai abbiamo posto questioni che riguardino la sua vita privata. Non abbiamo mai avuto intenzione di offenderlo, ma abbiamo posto questioni, cioè fatti che riguardando l'attività promossa nella sua funzione di magistrato con funzioni direttive (prima Procuratore Capo a Savona, poi Procuratore aggiunto a Genova come e coordinatore della DDA, in ultimo facente funzione di Procuratore Capo sempre a Genova).

 

Criticare l'operato di un magistrato con tali funzioni rientra nel diritto di critica sancito dalla Costituzione, così come porre questioni che riguardano valutazioni e scelte compiute da un magistrato con responsabilità direttive rientra nella facoltà di critica, proprio come avviene per ogni altro soggetto di rilievo pubblico... Oppure i magistrati sono esenti da critiche, documentate, rispetto al proprio lavoro? Criticare non significa mancare di rispetto, ma solo porre l'attenzione su alcuni fatti.

E cosa abbiamo posto noi? Questioni sui fatti e circostanze che hanno visto protagonista non la persona, ma il magistrato Vincenzo Scolastico. Su queste questioni si dovrebbe dare risposta, segnalando eventualmente gli errori di valutazioni o, se vi sono, imprecisioni, così da poter offrire all'opinione pubblica ogni elemento utile a conoscere la verità dei fatti, così come i motivi di alcune valutazioni...

 

Purtroppo il dott. Scolastico non ha voluto affrontare le questioni poste ed ha scelto la via della querela per diffamazione, ben sapendo, come magistrato, che in Italia il reato di diffamazione è soggettivo, ed esula, si badi bene, dal fatto che vi sia veridicità dei fatti indicati. Infatti può esserci, secondo il nostro ordinamento, diffamazione anche quando i fatti raccontati e contestati siano veri e provati, basta semplicemente che il racconto dei fatti veri possa in quanto tale arrecare pregiudizio all'onorabilità del querelante. In Italia, in altre parole, per assurdo, si può dire che uno è sotto processo per gravissimi reati, come, ad esempio, terrorismo o pedofilia, ma non si può potrebbe dire o scrivere che Tizio o Caio sono stati condannati per tale reato, pena rischiare di subire, se lo si dice o scrive, condanna per diffamazione.

 

Noi siamo tranquilli perché quanto abbiamo scritto corrisponde al vero.

 

Quanto abbiamo raccontato in merito alle inerzie e disattenzioni della Procura di Savona quando a capo di questa vi era il dott. Scolastico, è vero e documentabile. Così come, quindi, ad esempio, l'assenza di ogni provvedimento per contrastare la recidività di Antonio FAMELI nelle truffe immobiliari, o l'assenza di provvedimenti a seguito delle molteplici denunce ed esposti a carico degli esponenti delle famiglie GULLACE e FAZZARI.

 

Quanto abbiamo raccontato in merito alla questione del collaboratore di giustizia SANFILIPPO è vera e documentabile con tanto di testimoni. E, lo diciamo in anticipo, non vale la possibile scusante rispetto alla valutazione ed alle scelte compiute su tale vicenda del Coordinatore della DDA che all'incontro da noi citato vi erano anche presenti uomini di alcuni reparti investigativi... infatti questi, di norma, non possono agire e procedere in assenza di esplicita delega ed input del magistrato (la riforma che assegna alla Pg l'autonomia di azione ed ai pm la semplice funzione di agire su quanto prodotto dalla Pg non è ancora stata approvata!)

 

Quanto abbiamo raccontato in merito ai ritardi nel procedere a sequestro dei beni riconducibili al latitante Onofrio GARCEA è un dato di fatto, così come errata era la valutazione espressa dal GIP sulla base di quelle contenute nella richiesta di misure, secondo cui per il galoppino ABBISSO vi era rischio di fuga ma per GARCEA no.

 

E via così, per le altre critiche mosse da nostri articoli... da quelli relativi all'assenza di iniziativa sulla famiglia MAMONE a seguito addirittura dell'emergere da un Rapporto della DIA del tentativo di corruzione promosso da Gino MAMONE nei confronti di un pm della Procura di Genova. Anche qui: se di questo specifico fatto è interessata la Procura di Torino (in quanto coinvolge un magistrato del territorio della Corte di Appello di Genova), è altrettanto evidente che a fronte dell'emergere delle prove raccolte dal sostituto procuratore Pinto a carico dei MAMONE, la DDA guidata da Vincenzo Scolastico, non ha adottato alcun provvedimento, lasciando isolato anche il Prefetto di Genova che ha invece prodotto, nel luglio 2010, un informazione atipica antimafia nei confronti della principale società dei MAMONE, la ECO.GE srl.

 

Ed anche le critiche promosse da noi in merito alle scelte compiute dal "facente funzione" di Procuratore Capo a Genova, sono tutte documentate e veritiere. Da quella sulla disposizione di tagliare del 70% le spese per le intercettazioni e del 70% di quelle relative ai sequestri, a quella di lasciare una DDA con due soli magistrati (a quanto risulta dal sito del CSM), creando, però, parallelamente un pool di magistrati della Procura specifico per gli "anarchici" di Genova.

 

Di quanto avevamo scritto solo su un punto abbiamo verificato un inesattezza, in quanto tale fatto non si è potuto riscontrare, è quello relativo ai fatti avvenuti in parallelo all'udienza con la testimone al Tribunale di Savona nel procedimento, seguito dal pm Bognolo, a carico di esponenti dei FAZZARI, MAMONE, RASO e GULLACE. Su questo, quindi, diamo atto di aver scritto un inesattezza su cui, se ci avesse inviato una nota di rettifica, avremmo potuto procedere a correzione ben prima della nostra verifica che, ovviamente, ha implicato tempi più lunghi.

 

Non è colpa nostra invece se abbiamo dovuto pubblicare la notizia per cui in difesa del dott. Scolastico, sia sceso in campo il Carmelo GULLACE, boss della 'ndrangheta, che ha presentato più denunce, attraverso il suo legale (che condivide con il FAMELI) Giovanni RICCO, in cui prendeva le parti del dott. Scolastico rispetto alle critiche da noi mosse.

 

Se abbiamo offeso il dott. Scolastico ce ne dispiace, non era questo l'intento dei nostri articoli... e quindi lo chiariamo una volta per tutte... Così come recentemente abbiamo dato pubbliche scuse per le incomprensioni sull'instancabile lavoro del dott. Alberto Landolfi... in questo caso l'abbiamo fatto dopo essere venuti a conoscenza di fatti che non erano prima a nostra conoscenza e sui cui abbiamo dato ampio risalto.

 

Detto questo siamo pronti ad affrontare il dibattimento a Torino sulla querela del dott. Scolastico, ed auspichiamo che la Procura di Torino, al fine di garantire un indagine seria e rigorosa, necessaria ad un dibattimento equilibrato, abbia acquisito tutte le documentazioni relative ai fatti citati nelle critiche da noi prodotte all'esercizio delle proprie funzioni da parte dal dott. Scolastico... a partire dai tempi della Procura di Savona per arrivare ai diversi incarichi svolti a Genova. La veridicità dei fatti da noi raccontati è riscontrabile e troverà conferma anche dalle testimonianze che ci riserviamo di chiedere di ascoltare in dibattimento... ma crediamo che sia compito primo della Procura, all'atto delle indagini preliminari, accertarla, in ogni parte, soprattutto riguardando, come in questo caso, un alto magistrato.

 

Noi siamo sempre stati pronti a pubblicare repliche e rettifiche perché riteniamo che sia sempre necessario offrire a chi indichiamo negli articoli e nelle nostre inchieste il diritto di rispondere e contestare. Pratica che, tra l'altro, permette di precisare ogni punto, sviscerarlo e chiarirlo in tempi brevissimi. Spiace che ancora una volta non si sia voluto affrontare con tempestività e chiarezza dovuta all'opinione pubblica le questioni da noi poste, per scegliere la strada della via giudiziaria non sul merito dei fatti ma sul fatto che questi (anche se veri) siano o meno diffamatori.

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