Collaboratrice di Giustizia rischiava la morte in localita' protetta... a Chiavari

Scritto da Ufficio di Presidenza

Nel Tigullio
Finalmente i riflettori si accendono anche sul Tigullio, ovvero il levante della provincia di Genova, dove le mafie hanno da tempo messo le radici. Qui, soprattutto abbiamo 'Ndrangheta e Cosa Nostra, anche se non mancano, dalle segnalazioni che ci sono giunte, "briciole" di Camorra e Sacra Corona Unita.

La storia che viene raccontata oggi da Il Secolo XIX è quella di Anna Carrino, compagna di quel Francesco Bidognetti detto "cicciotto e' mezzanotte", boss dei Casalesi, braccio destro di Francesco "Sandokan" Schiavone. Anna Carrino aveva deciso di collaborare con lo Stato, aveva denunciato tutto quanto conosceva dell'organizzazione dei Casalesi ed aveva così contributo ad uno dei maxi blitz promosso dalla DDA di Napoli. Aveva anche promosso un appello, dal Tg1, in cui si rivolgeva direttamente al proprio a Bidognetti per invitarlo a pentirsi e quindi salvare anche i propri figli.

Qualcuno al Ministero dell'Interno pensò di mandarla, come località protetta, a Chiavari... dove però di sicuro non c'è proprio nulla ed infatti Anna Carrino è stata individuata...


Nel Tigullio, il contesto non è mai stato ostile alle mafie e, non a caso, proprio a Rapallo, come avevamo già avuto modo di ricordare, faceva tranquillamente tappa il super latitante Bernardo Provenzano. E nel Tigullio la rete della 'ndrangheta è potente, con riuscitissimi locali notturni usati come lavatrici di denaro sporco e luoghi perfetti dove spacciare droghe, a partire dalla cocaina (senza troppi disturbi di controlli), oltre che con ruoli centrali nel settore alberghiero e della ristorazione ed in quello più "tradizionale" dell'edilizia (dove vi è una sorta di monopolio in alcuni Comuni) e dei rifiuti.
Il Tigullio era infatti terra saldamente in mano ai ponenti RAMPINO ed è, ad esempio, quella del Rocco BRUZZANITI e dei NUCERA. Ed i Nucera sono qui un colosso... arrivati da Condofuri con il "confino" del vecchio boss hanno ora le nuove generazioni cresciute in questo territorio, e capaci di conquistarsi posizioni dominanti e ben inserirsi anche nell'ambito delle Pubbliche Amministrazioni.
E nel Tigullio, vi sono branchie di quelle potenti e pericolose cosche dei GULLACE-RASO-ALBANESE e dei PIROMALLI, così come uomini già coinvolti nelle inchieste sui traffici internazionali di rifiuti tossici (ed armi) della stagione tristemente nota come quella delle "Navi a perdere". Ed ancora è sempre questo Tigullio che non ha mai visto far luce - anche per la complice e diffusa omertà - su quelle tonnellate di rifiuti tossici interrati di recente nei riempimenti per il Porto di Lavagna - come denuncia da tempo ORAS - ma anche di quelli degli anni Novanta sulle colline, tra vecchie cave e miniere abbandonate. Ed è proprio il Tigullio, con Santa Margherita Ligure, la terra che ha abbracciato alcuni dei MAMONE e che ha visto giungere, direttamente dal pavese, quei costruttori nati a Gioia Tauro ma esplosi con il business delle costruzioni in quel territorio controllato dal "locale" 'ndranghetista di Pavia con i potenti (ora agli arresti) boss NERI e CHIRIACO, dove di fatto costruivano tutto loro, anche nel parco visconteo che da Pavia raggiunge la Certosa.

D'altronde il Tigullio offre per le mafie tutto ciò di cui hanno bisogno per la loro attività primaria: affari e riciclaggio. Qui vi è possibilità di perpetuare speculazioni edilizie sul mare o sulle colline (basti pensare che nel Tigullio, come nel resto della Liguria, gli accordi nel nome del "mattone" mettono d'accordo destra e sinistra... e persino i preti... e basta fare un salto a Recco per rendersene conto). Vi sono poi le grandi potenzialità dettate dall'essere località turistica, quindi la ricezione, la ristorazione, il divertimento e la nautica... E poi vi sono le cave, cioè montagne da sventrare e poi da riempire (con cosa per loro non è mai un problema)... E tanto tanto denaro pubblico da spartirsi direttamente o con i subappalti, le forniture ed il caporalato che, anche se lo si realizza in piazze centrali delle cittadine, le Autorità proprio non vedono.

Sul fatto che il sistema di protezione, con la gestione da parte della Commissione Centrale presso il Viminale, per collaboratori e testimoni di giustizia abbia buchi spaventosi e quindi pericolosissimi non è una novità... l'abbiamo già testata e denunciata più volte. Ma vorremmo sapere chi, in Commissione, ha considerato Chiavari una sede sicura per una collaboratrice del calibro di Anna Carrino, perché significa che non conosceva per nulla questo territorio.

Fortunatamente sono riusciti a metterci una pezza in tempo... ed una volta che la collaboratrice è stata scovata dai Casalesi, nella "località protetta" (sic), gli agenti del NOP sono riusciti a trasferirla e metterla in sicurezza. Ed ecco qui la cronaca su Il Secolo XIX.

PS
Questo fatto dimostra, ancora una volta, che il territorio della Liguria, da ponente a levante, passando per i territori di tutte e quattro province e dei capoluoghi, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni, è territorio dove le mafie hanno posto, nei decenni passati, pesanti radici che occorre, una volta per tutte, estirpare!

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