La 'ndrangheta in Liguria sempre piu' sotto scacco ed i faccendieri pure...

Scritto da Ufficio di Presidenza
per alcuni son scattate per altri scatteranno...
Iniziano ad esserci segnali di cedimento di alcuni dei colletti bianchi che hanno protetto e aiutato le cosche della 'Ndrangheta nel compiere il passaggio, in terra di Liguria, da "radicamento" a "colonizzazione". Ma su questo, ovviamente, ad oggi, non scriviamo nulla. Così come nulla scriviamo sul lavoro che stanno portando avanti a Torino su quanto emerso in merito a magistrati liguri che, stando alle risultanze di diverse inchieste, non se la passano proprio bene. Come nostra abitudine parliamo di ciò che si può dire perché non ostacola indagini ed anzi può incoraggiare a collaborare con la Giustizia.
Vediamo, in breve, le news su FAMELI, GULLACE e FAZZARI, NUCERA, FOTIA, MAMONE... e la cricca del Porto di Imperia tra SCAJOLA, CALTAGIRONE e uomini "cerniera"...


Antonio FAMELI è ancora in carcere. Respinta l'istanza di scarcerazione, mentre quella che considerava la "sua" Villa, lungo l'Aurelia a Loano, non è soltanto sotto sequestro, ma si è verificata essere un ammasso di abusi e irregolarità tali da averne comportato lo sgombero... Come gli avevamo detto in faccia "è un nessuno" che poteva e doveva essere colpito, spogliandolo di ogni bene. L'indagine condotta dalla Squadra Mobile di Savona (la stessa che ha visto il coinvolgimento del Procuratore Vincenzo Scolastico) - vedi qui - con la Procura di Savona, avviata a seguito delle nostre denunce all'A.G. ed alle nostre iniziative a Loano, e sfociata nell'Operazione CARIOCA, dimostra che avevamo ragione: per gli 'ndranghetisti non c'è scampo, così come non c'è per i professionisti ed insospettabili che con questi sono scesi a patti o comuni affari. [vai allo speciale]

Carmelo "Nino" GULLACE con la sua ciurma e la banda delle FAZZARI continua imperterrito a pensare di poterla farla franca. Non vuole ammettere di aver perso... perso tutto, una volta per sempre. I suoi continuano a fare i "galletti" per cercare di nascondere la fifa, ma ne avranno ancora per poco. Alla fine anche il progetto di Discarica a Campochiesa, nonostante tutti gli sforzi che sta compiendo la sindaco leghista GUARNIERI, non serviranno, perché quella discarica, così come qualunque altro progetto loro non avrà futuro! [vai allo speciale]

Andrea NUCERA, il faccendiere latitante è stato finalmente rintracciato a Dubai dall'Inerpol. Il mandato di cattura internazionale non gli ha dato scampo. Ora, a Dubai, dopo essere stato a lungo ad Abu Dabi, è finito in manette per l'inchiesta di cui abbiamo ampiamente parlato e, anche in questo caso, seguita dalla Procura di Savona, anche a seguito delle denunce che abbiamo presentato e delle segnalazioni trasmesse in merito agli affari che dall'imperiese (dove lasciava "buchi") si snodavano sino in Ungheria (dove tentava di occultare i milioncini).

Nel porto di Vado Ligure per i lavori di costruzione della Piattaforma Maersk lavoravano i FOTIA, ovvero gli uomini della cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI (per la loro storia ecco lo speciale), che hanno rimarchiato i loro camion della SCAVO-TER con "FOTIA GROUP", dopo l'arresto di Pietro FOTIA per l'inchiesta su corruzione, riciclaggio ecc ecc di cui abbiamo pubblicato integralmente l'Ordinanza (leggi qui). I loro mezzi all'opera nel Porto di Vado sono stati immortalati da SavonaNews, vedi qui e qui. Loro ora sono interdetti formalmente per 9 mesi, a seguito della decisione del GIP di Savona. Un provvedimento che abbiamo sollecitato molto sia nelle sedi opportune sia pubblicamente e che, finalmente è arrivato. Oggi, forse anche per verificare se a seguito dell'interdizione (quando basterebbe la "decenza") i FOTIA hanno sloggiato dai lavori nel Porto di Vado, vi è stato uno degli "Accessi Antimafia" del nucleo interforze, richiesto dalla Prefettura e coordinato dalla DIA di Genova (leggi qui il comunicato stampa ufficiale). Un ennesimo controllo, nei cantieri savonesi, anche considerando che lì, in quella provincia, operano oltre ai FOTIA, senza troppi problemi e molto amati dalle grandi imprese e dagli Enti Locali, le società deiFAZZARI-GULLACE (come la SAMOTER) e quelle degli STEFANELLI-GIOVANAZZO che hanno a Varazze la loro "base".

Gino MAMONE è stato riconosciuto colpevole del reato di corruzione dal Tribunale di Genova per la vicenda della variante urbanistica relativa all'area dell'ex Oleificio Gaslini. E' stato quindi condannato, in primo grado, a tre anni di carcere, così come Paolo STRIANO (ex dipendente in Regione del Gruppo della MARGHERITA con MONTELEONE e PALADINI, consigliere comunale a Genova durante la Giunta PERICU e poi assessore comunale della Giunta di Marta VINCENZI, sino all'esplodere dell'inchiesta). Anche qui è bello constatare che dalle foto che scattammo nel lontano novembre 2005, proprio nell'area dell'ex Oleificio Gaslini, immortalando gli ottimi e fraterni rapporti dei MAMONE con sindacalisti, funzionari pubblici e soprattutto con i politici del centrosinistra genovese, qualcosa si è mosso e l'indagine avviata dal Gico della Guardia di Finanza ha prodotto i suoi frutti. Fatti di cui abbiamo ampiamente scritto, sino a pochi anni fa come unica voce che osava ledere l'omertà... Fatti che sono anche ripresi da Ferruccio Sansa nel suo nuovo libro "Il sottobosco".

Sempre Gino MAMONE, in un intercettazione che emerge dagli Atti e che Il Secolo XIX ha pubblicato, diceva: "Prepara il materiale, passa a ritirarlo l'uomo di Lalla". E Lalla era il Procuratore Capo di Genova, amico di Claudio Burlando, ora in pensione. Lalla smentisce qualunque contatto con Gino MAMONE. Scrive Il Secolo XIX: "gli inquirenti, studiano a fondo la comunicazione, hanno cercato di stabilire chi fosse "l'uomo di Lalla" in così buoni uffici con il pluri-indagato Mamone. Restringendo il campo sostanzialmente a due figure: un magistrato, ipotesi ritenuta "possibile" in ambienti investigativi, oppure un collaboratore di Procura e Tribunale, da individuare nella categoria degli agenti di polizia giudiziaria o dei cancellieri. Meno probabile, invece, che si trattasse di un autista. Non riuscendo a individuare nel dettaglio il personaggio, l'intercettazione non ha materializzato accuse specifiche".
Sarebbe una novità se MAMONE tenta di avvicinare o condizionare un pm? No, vi è infatti una dettagliata relazione della DIA, di cui abbiamo già parlato, in cui si evidenziava il tentativo organizzato dallo stesso Gino MAMONE di avvicinare il pm che lo indagava, Francesco Pinto, per cercare di corromperlo.
[Sui Mamone i link sono troppi... andate nello speciale e trovate tutto a partire dal 2005]

La cricca SCAJOLA-CALTAGIRONE è ormai alle battute finali. Se il Francesco Bellavista CALTAGIRONE resta in cella, perché è stata respinta la richiesta di scarcerazione, emergono sempre di più i particolari "favori" a Claudio SCAJOLA e famiglia in merito al costruendo Porto di Imperia. Ora si attendono gli sviluppi dell'inchiesta sui collettori 'ndrangheta-politica-imprese che hanno avuto ruolo di primo piano nell'operazione del Porto... Se la DDA retta da Vincenzo Scolastico non aveva (quanto meno sino alle scorse settimane) proceduto con le intercettazioni richieste dalla Procura imperiese ed aveva rigettato l'istanza per l'applicazione temporanea alla DDA del pm imperiese che segue l'indagine, a quanto ci risulta sono state consegnate le informative finali sul principale soggetto che da uomo delle famiglie di 'ndrangheta ha svolto il delicato ruolo di cerniera.

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