L'’Emmanuello non c’è più.

Scritto da Ufficio di Presidenza

Comunicato Stampa dell'Ufficio di Presidenza

Alla fine Daniele Emmanuello, il boss di Cosa Nostra, tra i 10 più pericolosi latitanti d’Italia è morto nelle campagne di Enna, dove si era nascosto. Il cerchio che si è stretto intorno a lui è stato efficace ed ha permesso allo Stato di individuarlo...

Ha provato a scappare ma in un conflitto a fuoco è stato colpito ed è morto. D’altronde uno come lui prenderlo vivo era praticamente impossibile e siamo contenti che nessun agente sia rimasto ferito o peggio. Emmanuello era un assassino, anche se con quell’aria seria da bravo ragazzo. Impossibile pensare che si sarebbe deciso a collaborare con lo Stato e confessare dei gravissimi reati di cui era responsabile, dei legami e delle collusioni che in Sicilia, come a Genova e nel nord aveva tessuto, anche con la sua presenza prolungata e protetta dall’omertà e dalla complicità dei suoi compaesani della provincia di Caltanissetta, quella del Piddu Madonia, già agli arresti e sottoposto al 41 bis. Chissà come la prenderà la notizia la mafia gelese che da tempo si è trapiantata a Genova, la “decina” sua e di Madonia che nel capoluogo ligure (da lui tanto amato e frequentato) aveva molti “affari”? Sarebbe bello scoprirlo e capire chi è il nuovo capo. Ora certamente sarà più difficile la loro riorganizzazione, e non sia mai che qualcosa sulle coperture su cui il fu Emmanuello Daniele poteva contare in terra di Sicilia come in terra di Liguria, venga ora a galla. Chissà come si sentirà anche Rosario Caci che ha sempre visto in quell’assassino una persona gradevole? Sappiamo che la “decina” di Genova supererà questa situazione come lo supererà il clan gelese, ma quanto meno gli deve essere chiaro che non si scappa in eterno e quando società civile e reparti dello Stato, fanno il vuoto intorno ai boss, anche i più potenti e sanguinari, cadono! Vedremo come evolverà il clan Fiandaca-Emmanuello, dopo le ultime condanne emesse nei loro confronti dalla Corte di Appello di Genova e dopo la morte del Daniele… noi continuiamo a combatterli e fare intorno a loro più vuoto possibile! Quando prima del “Cammino” dello scorso anno abbiamo detto, ad alta voce, nel mercato della cosiddetta “Piccola Riesi” di Genova, il rione di Certosa, che troppe persone hanno protetto la latitanza di Emmanuello, siamo state aggrediti da un personaggio che si è avvicinato e, rivolto verso il Presidente della Casa della Legalità”, ha urlato: “Ti cavo gli occhi” e “Ti taglio le canne della gola”.
Da oggi la latitanza di Daniele Emmanuello è finita e - come ha detto Rosario Crocetta, sindaco di Gela - ci spiace che non paghi e non risponda alla Giustizia degli uomini, ma comunque ora dovrà vedersela con quella di Dio!



03.12.2007 - breve rassegna dal web: Repubblica - Corriere


04.12.2007 - Il Secolo XIX qui, qui e qui

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