Liguria, speculazioni avanti tutta...

Scritto da Ufficio di Presidenza


Non si fermano, ma nemmeno noi...


A Genova si procede con le colate di cemento, principalmente cooperativo. Da Boccadasse con la speculazione abilmente pianificata a Ponte Parodi, da San Benigno con nuove torri al mega Park interrato in Piazza Dante, dalla "nuova Fiumara" nell'area di Corso Sardegna degli ex Mercati Generali al centro commerciale di Fegino - connesso alla Fondazione Teatro dell'Archivolto, sic! - passando dalle altre opere che la Sindaco Vincenzi-Marchese dichiara di non volere ma che poi esegue (domanda: è l'ammissione di essere un burattino o qualcuno gli punta una pistola alla tempia per la classica proposta che non si può rifiutare? Se è la prima tolga il disturbo così i genovesi possono scegliere un sindaco libero, se è vera invece la seconda fuori i nomi e denunce dettagliate, ma soprattutto uno stop al cemento immediato e totale!)
 
Tra Finale Ligure e Loano si stimano, in difetto si intende, nuovi 1.000 appartamenti, alberghi e attività commerciali. A Ceriale si sta per approvare la speculazione Fiorani-Nucera (il 26 agosto c'è il Consiglio Comunale e noi saremo lì!). Poi Varazze, Albissola, Vado... A La Spezia, dopo la tipica "falsa bonifica" dell'area della raffineria IP, si appresta ad andare in scena l'ennesima speculazione (su cui torneremo a breve!).

Tutte operazioni benedette dalle pubbliche amministrazioni rette da servi della commistione affari-politica, che se ne fottono dell'interesse pubblico, della tutela del paesaggio e dell'ambiente e non si rendono nemmeno conto che i turisti scappano perché quando la bellezza del paesaggio e dell'ambiente Ligure svanisce, questi preferiscono andare da un'altra parte, dove spendono anche meno!

Non c'è altra strada che l'autodifesa. Noi stiamo predisponendo delle denunce dettagliate su molte delle operazioni in "cantiere". Serve però costruire un fronte comune... fare rete e muoversi in modo coordinato e deciso, iniziando da un bel calcio in cul- a quegli eletti e assessori che si schierano con i Comitati, contro le speculazioni, ma che poi restano con il loro sedere incollato alle sedie, a sorreggere con il loro voto Giunte di pirati... La favoletta del "sto dentro per condizionare" si è dimostrata per quello che è: una favoletta, alias un inganno per tenere buoni quanti ancora gli credono.

Gli strumenti ci sono... occorre solo il coraggio di opporsi concretamente, uniti e non ognuno per conto suo. Il comitato d'affari che devasta il territorio e l'interesse pubblico è trasversale? Occorre che sia trasversale il movimento che lo combatte, senza farsi più ingabbiare in logiche che servono solo a loro per tenerci al guinzaglio!

Per chiudere un passaggio su Celle Ligure, che dovrebbe essere abbastanza esplicativo.

"Partecipa insieme" è il nome della lista e gruppo con cui il centrosinistra amministra Celle Ligure. Ma più di un nome sembra sempre di più un ammissione, un po' come il "io c'entro" di Casini. A Celle, il "partecipa insieme" infatti sembra indicare il partecipare insieme alle porcate dell'Amministrazione comunale.
Infatti, ad esempio, sembra proprio che la carica di vicesindaco sia direttamente collegata alle vendite dei box del Rilevato Ferroviario della LCI di Pietro Pesce (e del furbetto Fiorani). Sapevamo che l'ex vicesindaco Michele Manzi aveva la sorella che tramite la Giunta Comunale è riuscita ad ottenere quell'intercessione con la LCI per conquistare alla sua immobiliare la possibilità di vendita dei box costruiti nel Rilevato, dissequestrato dopo che il Comune ha modificato (per tre volte!) il PUC! E se abbiamo appreso che Manzi si è dimesso da vicesindaco e consigliere (dopo l'uscita del libro inchiesta "Il Partito del Cemento") abbiamo anche saputo che il nuovo vicesindaco presentato dal primo cittadino di Celle, Remo Zunino, è Stefano Barlo. Quindi? Semplice la famiglia Barlo, e per precisione Rita Barlo ha un'agenzia a Celle Ligure, il Vicolo, che, guarda caso, si è occupata della vendita dei box del Rilevato della LCI.

D'altronde Celle Ligure è il Comune che più di tutti sorregge la LCI, tanto da essere l'unico che è indicato per le operazioni immobiliari nel Bilancio della LigurCelle Immobiliare srl, della Pietro Pesce spa. Non vi è solo la citazione, ad esempio, degli accantonamenti per le sanzioni della Guardia di Finanza relative agli abusi del Rilevato Ferroviario, ma anche le operazioni concordate (senza alcuna gara!) con il Comune per il Centro Sociale e per la cementificazione (da 600 mc edificati attuali ai 6.000 mc edificati progettati) nell'area dell'ex Cinema Giardino, l'ennesima operazione irregolare ed illegittima.

Il Sindaco Remo Zunino afferma che non capisce questi attacchi a degli onesti e buoni amministratori come loro. Probabilmente a Celle la concezione di "onesto e buon" amministratore è relativa...centrata più che altro all'interesse del Pesce!

D'altronde ormai si può dire che a Celle la cultura tipicamente mafiosa dell'intimidazione, della minaccia e dell'omertà regna sovrana... non solo perché quanti osano opporsi a determinate operazione speculative vengono minacciati di pesanti ritorsioni per fargli pagare gli eventuali danni dovuti al blocco delle speculazioni contestate, ma anche perché quanti "osano" avere dei dubbi e fare domande si ritrovano richiamati pubblicamente e se non chinano il capo, vengono isolati e banditi.

Avevamo già parlato delle bastonate che qualcuno in Consiglio Comunale voleva darci, atteggiamento che, onestamente, ci ha fatto sorridere, ma non pensavamo che arrivassero anche a realizzare un volantinaggio per accusare la consigliera comunale Carla Venturino per il fatto che questa ha deciso di testimoniare e, nella testimonianza, dire la verità. Ecco: a Celle, se vuoi testimoniare, devi dire il falso, mostrarti reticente, omertoso... per non disturbare gli affari degli speculatori, altrimenti se ti comporti da cittadino onesto sarai indicato a pubblico ludibrio.



Vediamo ora un estratto del libro-inchiesta "Il Partito del Cemento", di Marco Preve e Ferruccio Sansa, proprio su Celle Ligure.

Che cosa c'è dietro un posto auto? Fiorani, ancora lui


La cautela è d'obbligo non soltanto con imprese che provengono dal Sud e hanno avuto qualche intoppo. No, perché Celle è stata anche e soprattutto teatro di operazioni edilizie avventurose volute da imprese del Nord che avevano altri discutibili legami. Già, perché questa cittadina era uno degli approdi del tesoro di Gianpiero Fiorani. Qui, ne sono convinti gli investigatori, il progettista delle scalate del 2005 cercava di reinvestire i proventi delle sue operazioni finanziarie. Ecco che di nuovo, allora, dietro al cemento, in questo caso a dei banalissimi box, si nascondevano i nomi delle operazioni che hanno rischiato di stravolgere il panorama finanziario italiano.

Tutto comincia dalla vendita di un'area ferroviaria, con una di quelle che vengono definite "operazioni di riqualificazione". E' una storia tutta scritta negli atti giudiziari dell'indagine Antonveneta.

E' l'estate 2005 quando la Procura di Milano affida a un gruppo di finanzieri di prim'ordine di scavare nei meandri del tesoro di Gianpiero Fiorani. Si chiamano Martino, Berardinelli, Canziani e Bianchi. Nomi che nella cronaca non finiscono mai, ma che hanno contribuito a riportare nelle casse dello Stato qualcosa come duecento milioni di euro.

Gli uomini delle Fiamme Gialle cercano a Lodi, certo, ma ben presto si accorgono che le carte sequestrate a Fiorani e ai suoi luogotenenti portano soprattutto in Liguria. Qui "l'eroe" delle scalate bancarie intendeva investire decine di milioni di euro, i proventi delle sue spericolate operazioni finanziarie. Ci sono progetti che sono sotto gli occhi di tutti, come quelli realizzati a Imperia, ma anche "piccole" operazioni immobiliari (Celle, Ceriale, Alassio, tanto per citare alcune località).

Supposizioni? No, la vicenda finisce anche fra le carte dell'inchiesta firmata dal gip Clementina Forleo: Gianpiero Fiorani, l'ex padre-padrone della Popolare di Lodi e i suoi più stretti amici e collaboratori, utilizzavano alcune società immobiliari operanti in Liguria per investire denaro che veniva erogato direttamente dalla banca lodigiana "in assenza delle necessarie preventive deliberazioni degli organi competenti, al fine di appropriarsi indebitamente dei proventi di dette operazioni". Secondo il gip Forleo, che ha firmato le 52 pagine dell'ordinanza con cui lo ha mandato in carcere, l'amministratore delegato della Lodi, poi Popolare Italiana, di alcune di queste società era di fatto un "socio occulto".

E a confermare la pista ligure arrivano presto i documenti, ma anche testimonianze. Carla Venturino è consigliere comunale di opposizione in una lista civica, ma è anche uno dei 240 proprietari di altrettanti box auto realizzati in una discussa operazione edilizia di Celle Ligure [Carla Venturino ha rilasciato la seguente dichiarazione al pm Francesco Grego: "Nell'estate del 2003 ho iniziato la trattativa per l'acquisto di un box auto il cui prezzo variava dai 51 ai 70mila euro. Quando i potenziali clienti comunicavano il reale interesse veniva loro comunicato insieme alla richiesta tassativa di versare al momento del compromesso come anticipo una quota in contanti non fatturabile corrispondente al 30 per cento del costo totale. (...) Il 6 novembre 2003 a Cogoleto nella sede della LCI (Ligurcelle Immobiliare), presso la Pietro Pesce spa ho versato 15mila euro in contanti senza fattura, un assegno con fattura di 2.500 euro, e per l'intermediazione del 3 per cento, 1.050 euro con fattura e 450 senza fattura. Alla consegna il rappresentante della LCI, Zavaglia, mi consegnò uno scritto nel quale la ditta costruttrice si assumeva l'impegno di rifondere l'acquirente della somma versata in contanti nel caso in cui l'opera non fosse stata completata assicurando verbalmente che tale somma non fatturata era garantita dalla Banca Popolare di Lodi"]

Dalla sua testimonianza al pm Francesco Greco emerge un sospetto: che tutti gli acquirenti abbiano pagato una parte della somma con dei "fuori busta" in contanti. In ballo c'è una cifra che oscilla tra i tre e quattro milioni di euro, mai dichiarati, che sarebbero finiti nelle casse della Bpl. L'agente immobiliare Giuseppe Ballarino e Albeto Zavaglia sono stati poi interrogati, in veste di testimoni, dal Procuratore aggiunto di Milano, nonché capo del pool reati finanziari, Francesco Greco.

La società su cui i finanziari concentrano le loro attenzioni si chiama Ligurcelle, creata dall'imprenditore di Cogoleto Pietro Pesce (oggi unico titolare dopo la separazione dagli ex compagni di avventura) che viene citato nell'ordinanza del gip Forleo, insieme con Ambrogio Marazzina, costruttore a capo del grande gruppo lodigiano da anni legato a Fiorani e a Gianpaolo Bruschieri, dirigente della Marazzina Group. Sono infatti sempre gli stessi nomi che compaiono nelle varie società sulle quali hanno indagato i finanziari del gruppo di polizia tributaria di Milano. [Oltre a Marazzina e Pesce, ci sono i nomi di Sergio Bianchi, avvocato genovese e presidente della Pesce spa, e poi Aldino Quartieri e Marino Ferrari, il primo commercialista di fiducia di Fiorani e l'altro considerato suo prestanome. Silvano Spinelli, arrestato anche lui nella retata che portò Fiorani a San Vittore, ha raccontato alla Procura che "con il Fiorani aveva costituito una società di fatto al 50 per cento in ordine ad una serie di società tra le quali Pmg e LiguCelle". Fiorani, raccontano indagati e testimoni, seguiva direttamente gli affari]

In una cittadina come Celle la voce girava già da anni. Ma dopo l'esplosione dello scandalo Antonveneta, la partecipazione di Fiorani alla costruzione di quei box divenne notizie di dominio pubblico. Nemmeno però quello, pare aver sollevato la questione, almeno fino all'arrivo della Finanza.

Un "nero", non è certo una rarità in questo ambiente, anche se si parla di alcuni milioni di euro. Ma qui testimonierebbe del legame tra la grande finanza e il mattone ligure (e non solo). Da una parte guadagni, dall'altra investimenti. Seguendo il filo che parte dai box di Celle si va ancora oltre. Si tesse una rete che rischia di aggrovigliare anche gli amministratori locali. Nessun elemento di responsabilità penale, ma politica, quella sì. Non era la prima volta che le cronache giudiziarie si interessavano del progetto di Celle. Una storia destinata a creare forti imbarazzi anche sul fronte politico, visto che la realizzazione delle due palazzine sulle ex aree Fs a due passi dal mare è al centro di un indagine per abusi edilizi del pm savonese Giovanni Battista Ferro. Violazioni che l'amministrazione di centrosinistra a di fatto sanato con tre varianti al Piano Regolatore. Il cantiere viene sequestrato dalla Procura di Savona e poi dissequestrato dopo le varianti "salva abusi".

Il sindaco Remo Zunino taglia corto: "Nessun dubbio, questa è una delle operazioni migliori per il Comune. Gli oneri di urbanizzazione hanno portato parecchi soldi nelle nostre casse, quindi, a tutti i cittadini. E comunque le varianti con cui abbiamo sanato alcune opere rappresentano solo il 20% del totale".

Anche il vice sindaco Michele Manzi sostiene di non saperne nulla. "Io non ho le deleghe all'urbanistica". Manzi però deve chiarire un altro aspetto, non proprio edificante: "L'agenzia immobiliare che ha venduto dei box? Non è mia, è di mia sorella".

Caso chiuso? Mica tanto, perché Elisa Manzi - sentita come testimone mai indagata -, sorella del vice sindaco di Celle, è titolare di una grande agenzia che si occupa della vendita di diversi box (soltanto 14, precisa lei!).

Ma andiamo a sentire dalla voce della diretta interessata: "Sono titolare dell'agenzia immobiliare Manzi, con sede in Celle Ligure. Sono venuta a conoscenza del fatto che presso il cantiere edile in questione erano in vendita box in fase progettuale e in via di costruzione. Poiché la vendita era stata affidata all'agenzia Vallarino di Cogoleto e a due agenzie di Celle, il Vicolo di Rita Barlo e all'agenzia di Renato Zunino e Anna Rovere ho contattato personalmente la Pietro Pesce spa nella persona del signor Zavaglia, ma non ho ricevuto alcuna risposta". A questo punto Elisa Manzi, come se niente fosse, riferisce episodi che potrebbero mettere decisamente a disagio la giunta comunale: "Allora mi sono rivolta a mio fratello, Michele Manzi, vicesindaco di Celle Ligure, per sapere se ci fosse la possibilità di acquisire l'opzione di vendita". Dice proprio così la signora Manzi, come se fosse normale, per ottenere la possibilità di vendere un immobile (la cui costruzione tra l'altro è stata autorizzata e poi "sanata" proprio dal Comune) rivolgersi a un assessore. Ma andiamo avanti: "Mio fratello mi disse di rivolgermi all'assessore all'Urbanistica Pastorino, perché intercedesse con la ditta costruttrice. Qualche tempo dopo, infatti, il signor Zavaglia mi ha portato la documentazione relativa ai box e nel mese di ottobre 2003 iniziato la vendita".

Ma che cosa intendeva il vicesindaco Miche Manzi con la parola "intercedere"? E soprattutto: che cosa intende Elisa Manzi, sorella del vicesindaco, con la parola "infatti"? Voleva forse sottolineare, se vogliamo interpretare le parole secondo le comuni regole della lingua italiana, un legame tra l'intercessione dell'Assessore all'Urbanistica e l'ottenuta possibilità di vendere i box?

Domande rimaste ancora senza risposta. Ma alcune cose sembrano certe, documentate. Dagli estratti bancari sequestrati dalla Finanza risultano evidenti alcuni particolari: tra gli acquirenti dei box ci sono l'ex sindaco di Celle Sergio Aquilino di Rifondazione comunista e la stessa Elisa Manzi. Non solo. Dopo le dichiarazioni della donna, non è successo assolutamente nulla: Remo Zunino è ancora il sindaco di Celle (con delega all'Urbanistica), così come Michele Manzi è vicesindaco e Giovanni Pastorino è assessore (oggi all'Ambiente).

Ma anche Pietro Pesce continua a prosperare. I progetti che stanno cambiando il volto di Celle e di Cogoleto sono spesso nelle mani della sua impresa. Nonostante le cronache giudiziarie si siano di nuovo dovute occupare di lui. E' dell'autunno 2007 la notizie di un'inchiesta ha portato le Fiamme Gialle a perquisire l'ufficio Urbanistica del Comune di Cogoleto. Un episodio perlomeno imbarazzante. Sul registro della Procura sono stati iscritti ventisette indagati, mentre 150 pratiche urbanistiche sono finite sotto esame. Il primo indagato è il geometra Furio Merlo, responsabile dell'ufficio Urbanistica. Subito dopo di lui sul registro compare il nome di Pietro Pesce. Gli altri indagati sono tutti privati (ma forse non solo cittadini semplici, qualcuno anche con parentele che contano). Il reato ipotizzato è relativo ad abusi e violazioni edilizie...
FacebookFacebookTwitterTwitterGoogleShareGoogleShareGoogleGoogleLinkedinLinkedinMySpaceMySpaceWindowsLiveWindowsLiveBloggerBlogger