Dopo lo scandalo, cambia il fornitore delle mense

Scritto da Ufficio di Presidenza e art. Il Secolo XIX
Sono dei burloni... in fondo qualcuno lo aveva detto "scherzavo"! Visto che la Serenissima è nell'occhio del ciclone per l'appalto al San Martino, hanno trovato una soluzione. Rimpiazzarla con la CIR! Ora se la Serenissima si era aggiudicata la gara del San Martino ma a lavorare nelle consegne era personale con la divisa "Coopservice", chi potevano chiamare? Ma naturalmente i fratellini della Coopservice: la Cooperativa Italiana Ristorazioni, dove - tra l'altro - sino al 2006 vi era come Procuratore tale Roberto Adorno, dirigente pds-ds-pd, anch'egli tirato in ballo dalle intercettazioni della Tangentopoli genovese. Certo a Genova si trovano davvero a casa! Ecco l'articolo de Il Secolo XIX...


L'articolo de Il Secolo XIX


Se la Serenissima di Vicenza era o sembrava la società "pigliatutto" nel mondo degli appalti pubblici per la refezione scolastica e ospedaliera, la Cir, almeno a Genova, stava diventando l'eterna sconfitta. A distanza di tre anni, mentre sul capoluogo ligure infuria la bufera giudiziaria di Mensopoli, la Cooperativa italiana di ristorazione, 200 mila pasti al giorno, sede a Reggio Emilia e fatturato da 300 milioni all'anno) si è presa la sua rivincita.

Come? Grazie al Tar, che ha annullato la gara («irregolare» e «parziale» a vantaggio della Serenissima come rivelato dal Secolo XIX) per le mense delle scuole del Centro ovest: una fetta corposa di una torta milionaria, relativa a decine di scuole per un totale di duemila pasti algiorno. E in virtù di un accordo con il Comune di Genova, perfezionato a fine giugno, che ha prodotto nei giorni scorsi i suoi effetti: la Cir ha rinunciato a un maxi risarcimento, pari a 328 mila euro (la percentuale stabilita dal giudice amministrativo del valore dell'appalto: oltre cinque milioni di euro), ottenendo l'affidamento dell'appalto per i prossimi tre anni (fino al 30 giugno 2011).

Ora le rappresentanze sindacali, in prima linea la Cgil e la Uil, sono in allarme per il passaggio alla Cir di tutti i dipendenti della Serenissima impegnati a Genova, 114 opertori. Nel capitolato d'appalto il riassorbimento degli addetti era una condizione basilare e ad aprile il trasferimento del personale era stato oggetto di uno specifico accordo sindacale. «Saranno mantenuti gli impegni?», si chiedono i portavoce delle rappresentanze di categoria.

La Cir negli ultimi mesi, ha acquisito la struttura destinata a centro cottura e predisposto il progetto per la gestione del servizio. Tale progetto è stato approvato in tempo di record dallo Sportello unico per le imprese del Comune di Genova. «La struttura dovrà essere in funzione entro e non oltre il 31 luglio - spiega la civica amministrazione in una nota - dotata di tutte le autorizzazioni per il suo funzionamento. Solo per questi motivi tecnici si è avuto un ritardo nel subentro alla Serenissima».

La società veneziana è stata sostituita fino al 30 giugno nella gestione del servizio da una Associazione temporanea d'imprese costituita da ditte già operanti per il Comune di Genova. La Serenissima, per proseguire fino al subentro della Cir, aveva richiesto un aumento del corrispettivo che il Comune di Genova ha ritenuto «spropositato» e quindi, per non interrompere il servizio, è stata bandita una gara in via d'urgenza che ha consentito la distribuzione dei pasti fino alla fine dell'anno scolastico.

«Il Comune di Genova ha dopo la sentenza del Tar, operato nel rispetto di due principi fondamentali di interesse pubblico: assicurare la continuità del servizio per le scuole del Municipio Centro Ovest ed evitare notevoli esborsi finanziari per risarcimento danni che avrebbero determinato pesanti ed ingiustificate ripercussioni sugli utenti delle scuole e le loro famiglie - prosegue il Comune di Genova - Nessun ritardo può quindi essere imputato alla civica amministrazione, che in questi mesi, in una situazione legale complessa ha operato nella chiara prospettiva della tutela dell'interesse collettivo mediando con le esigenze risarcitorie e organizzative della Cir».

L'appalto in questione è lo stesso business sul quale voleva mettere le mani l'imprenditore vercellese Roberto Alessio, finito agli arresti a maggio insieme al presunto comitato d'affari e politica composto da Stefano Francesca, ex portavoce dell'attuale sindaco, Claudio Fedrazzoni e Massimo Casagrande, ex consiglieri comunali diessini, e Giuseppe Profiti, ex vice presidente del Galliera ora numero uno del Bambin Gesù di Roma.

Cinque milioni di euro per tre anni di pranzi da cucinare e servire a duemila alunni e insegnanti delle scuole comunali del Centro ovest (il primo di otto munifici lotti). Un servizio assegnato dalla civica amministrazione, sotto la gestione dell'ex sindaco Giuseppe Pericu, secondo il Tribunale amministrativo regionale con un comportamento viziato da una «inescusabile negligenza», accettando una «inammissibile» integrazione ai documenti presentati nel corso della gara. «Non pare esserci alcun dubbio - scrivono i giudici - sulla sussistenza di un comportamento colposo della pubblica amministrazione in quanto non rispettoso delle regole di correttezza e par condicio».

In sostanza la commissione che decise l'aggiudicazione dell'appalto chiuse un occhio nei confronti della Serenissima: avrebbe dovuto escluderla perché i documenti presentati a supporto dell'offerta erano insufficienti, ma non lo fece.

Graziano Cetara
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