Cemento e asfalto uccidono Sant'Ilario

Scritto da Ufficio di Presidenza
Sant'IlarioLa Stazione di Sant'Ilario che ci cantava De Andrè non c'è più da molto. Tra qualche tempo, poco, non avremo nemmeno più il paesino di Sant'Ilario.
Quel borgo tipicamente ligure, arroccato sulla collina ed affacciato al mare, sarà stravolto perché la bellezza del paesaggio non conta nulla. Si deve lasciare spazio nuove speculazioni edilizie, al cemento ed all'asfalto.
Negli anni scorsi è stata realizzata una strada di 1 chilometro, già una piccola ferita all'ambiente, ma il grosso danno è arrivato dalle decine di costruzioni abusive fiorite sotto gli occhi di tutti e completamente ignorate dalla Procura. Adesso addirittura si parla di una nuova strada di 2,5 Km per un paese che conta poco più di mille abitanti. Qui non si discute del diritto degli abitanti di poter raggiungere le loro case, che potrebbe però, come avviene nei Paesi più attenti all'ambiente, essere garantito con funicolari o monorotaie. Qui bisogna mettere in guardia contro speculazioni edilizie già nei piani di note famiglie genovesi nella zona di San Rocco e sul versante opposto verso Bogliasco. Sant'Ilario rischia quindi di morire, sfregiata e soffocata...
Quella collina, quella antica strada che con i tornanti ci fa salire, passando dalla antica chiesa e dal cimitero, ad assaporare la bellezza dell'ambiente ligure, del suo verde e delle sfumature del mare che attendono a valle, è un patrimonio insostituibile per tutti e non solo per chi vi abita, ma questo non conta proprio nulla. Ed è così che accanto agli abusi edilizie che si moltiplicano negli ampliamenti delle case (e che nessuna Autorità vede!), ora si vogliono realizzare chilometri di strada d'asfalto per far salire le auto sino al proprio cortile, come la modernità dell'egoistico consumo impone. Così quella collina sarà definitivamente depredata, il paesino spezzato, la bellezza paesaggistica violata, mentre nuove edificazioni potranno sorgere in piena "armonia" con la stagione delle colate di cemento che stanno divorando la collina e la costa da Ponente a Levante.
Le antiche creuze che portavano dal mare alla collina, o la vecchia stretta strada, non sono gradite a chi ha scelto di andare a vivere a Sant'Ilario, loro vogliono la comodità di entrare in casa con l'automobile. E le Amministrazioni pubbliche, che si proclamano di sinistra ed ambientaliste, assecondano, anzi apprezzano asfalto e cemento, firmano deroghe ed approvano... la chiamano "nuova viabilità".
Il fatto che sceglie di andare a vivere in un luogo non può pretendere di stravolgerlo per la propria "comodità". Non è tollerabile che luoghi patrimonio di tutti siano cancellati e mortificati dalle pretese private. Alle esigenze private chi gestisce la cosa pubblica ha il dovere di dare risposta e freno tutelando l'ambiente (e la storia). Ed allora perché non si è proceduto alla realizzazione del progetto di trasporto pubblico redatto durante l'Amministrazione Sansa per garantire una mobilità compatibile con il paese? Forse perché con questa non ci può mangiare sopra? Forse perché questa non apre la via a nuove speculazioni edilizie? E poi; dove sono finiti i fondi che nel 1997 erano stati lasciati dalla Giunta Sansa per realizzare la nuova mobilità pubblica a servizio di tutti?
Ecco che di nuovo la Questione Morale ritorna, perché per l'ennesima volta chi dovrebbe tutelare il territorio, cioè l'interesse pubblico, sceglie di perseguire interessi privati radicalmente contrastanti a quello pubblico. Ecco quale è la nuova strada di Sant'Ilario.
Fermiamoli.
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