La mafia ed il controllo del territorio nel centro storico genovese

Scritto da Ufficio di Presidenza

Non è quello di Palermo che Berlusconi voleva comprare con l'aiuto di Cosa Nostra. E' quello di Genova, dove buona parte la mafia se lo è già comprato nei primi anni Novanta...

 con un'operazione speculativa costruita ad "arte" mentre piovevano i soldi per le Colombiane gestite dal Burlando (scontri organizzati tra comunità straniere, prezzi degli immobili che crollavano perché tutti volevano andarsene e loro hanno comprato a basso costo, per poi tenersi quello che gli serve mentre il resto lo hanno rivenduto, una volta che gli "scontri" sono stati placati dalla pax e le opere "colombiane" hanno abbellito il vecchio porto).

La Camorra con la famiglia Marechiaro-Fucci ha dominato sul versante mare, mentre Cosa Nostra e ‘Ndrangheta si sono ben divise il resto del territorio. Non solo spaccio e sfruttamento della prostituzione, ma riciclaggio con le acquisizioni di appartamenti, bassi e negozi. E se il contrabbando delle bionde è scomparso, è stato rimpiazzato subito dalla contraffazione.
A spacciare e prostituirsi sono prevalentemente stranieri/e. La manovalanza sacrificale della mafia. Non solo perché possono essere arrestati senza che possano confessare molto, ma anche perché se qualcuno di questi ci rimette la pelle, questa non ha alcun valore.

Qualche anno fa un regolamento di conti aveva anche visto, in una sera d'estate, quale sfondo la Nave Italia, ora NaveBlu del Porto Antico. Non sempre tutto rimane nascosto negli stretti vicoli dove "il suole del buon Dio non da i suoi raggi. Qualche volta escono allo scoperto, tanto nessuno tocca i veri gestori dei traffici mafiosi, al massimo è sempre uno "straniero" a finire in carcere o rimpatriato.

Nella vecchia Genova ci anche sono sempre le bische, ben protette nei palazzi. Da qualche anno sono arrivati anche i Cinesi con i loro negozi che ormai, in alcune aree hanno il monopolio del commercio. Qualche angolo è lasciato anche alla "tratta" nigeriana. Ma a farla da padroni, da controllori, sono sempre le mafie italiane, le solite famiglie, i soliti nomi.

Lo scorso anno è proprio in un vicolo a pochi passi da Via Garibaldi che si è consumato un omicidio di mafia. Giuseppe "Pino" Alessi, della storica famiglia di ‘ndranghetusi è stato ucciso dal cognato, Umberto Pitino, di Cosa Nostra, già condannato da Falcone (Pizza Connection) ed evaso da un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti.

Intanto nella zona il segnale era chiaro su chi continuava a comandare. Infatti il boss di Cosa Nostra, Rosario Caci, della decina dei gelesi del clan Madonia Emmanuello, era tornato a occupare, tranquillo tranquillo, i beni che lo Stato gli aveva confiscato in Vico delle Mele (dal 2005 sino a tutto il 2007), mentre l'allora Prefetto Giuseppe Romano, il Demanio ed il Comune hanno scelto di chiudere entrambi gli occhi, ma anche la bocca e le orecchie, lasciando che la pax garantisse l'equilibrio.

Ma Caci alla fine ha dovuto andarsene perché qualcuno (vai allo speciale) gli ha "scassato la minchia" (riprendendo il concetto espressoci dal boss in persona) e così la pax si è rotta ed hanno dovuto fargli, a malincuore, una bella ordinanza di sgombero coatto.

Da fine dicembre scorso un morto ammazzato, spari e gambizzati ed accoltellamenti fanno da cornice alla zona della Maddalena - Vico delle Mele. Gli equilibri si sono rotti e qualcuno cerca di rifarsi.
Ed ecco che rispuntano gli Zappone. Già coinvolti, con i Canfarotta, in inchieste, arresti e sequestri della Procura per lo sfruttamento della prostituzione. Questa volta non è il vecchio Salvatore ma il più giovane Cecillo ad essere l'indiziato numero uno.

Certo è che "il figlio di Salvatore" in questi giorni era sulla bocca di tutti nel centro storico, dove tutti vedono ma nessuno osa segnalare nulla alle Autorità. Certo è che l'omertà che regna in quel territorio è pesante, quanto è pesante il controllo del territorio che la mafia ha instaurato negli anni, perché basta girare un vicolo che le vedette segnalano le "anomale presenze". Se fai il turista e riprendi i vicoli con le sue genti ed i palazzi storici, devi stare attento a non incappare negli scagnozzi dei boss perché non la prendono molto bene.

Il nuovo Prefetto di Genova ha subito avanzato delle proposte concrete per rispondere a questa insostenibile situazione, promuovendo anche indicazioni per rendere stabile il recupero di questo territorio. Il timore è che non trovi ascolto in quanti poi hanno il potere e le risorse per intervenire, perché la pax in questa città conviene a tutti quelli che contano, in fondo... Per salvare la faccia magari si inventano un nuovo "Centro Interforze" per spendere un po' di risorse ed energie senza il minimo risultato (il perché lo abbiamo già detto).

Noi, così tanto perchè non sappiamo che fare, ribadiamo: rendere sibito attivi per un progetto di utilità sociale, sul modello di quello che abbiamo avanzato senza risposta da parte del Comune, i beni confiscati di Vico delle Mele, al fine di realizzare una bonifica dell'intera zona, con le attività di presidio civile e sociale mattina, pomeriggio e sera, facendo capire agli abitanti che lo Stato c'è e la Legalità conviene!

PS 1
La mappatura che abbiamo realizzato e pubblicato è fatta sulla base delle segnalazioni che i cittadini hanno fatto, oltre che a noi anche al Comune di innumerevoli incontri. Ora è possibile che sapendo nessuno muova un dito? Bisogna aspettare gli spari ed il sangue? Lo sanno che lì, in quella zona, ci vivono famiglie con bambini piccoli e adolescenti che rientrando da scuola o dalle attività sportive devono passare da quei vicoli? Probabilmente no, loro vivo nel Palazzo!

PS 2
Noi abbiamo incontrato più volte l'Assessore alla Sicurezza ed abbiamo visto in lui la voglia di fare. Gli abbiamo proposto anche una cosa semplice: i beni confiscati di vico delle Mele non assegnateli a nessuno, metteteli a disposizione dell'Assessorato alla Sicurezza e chiamate tutte le associazioni affidabili e disponibili (noi per la proposta di progetto abbiamo trovato la disponibilità di moltissime realtà sociali) e si realizzi un progetto di attività dalla mattina alla sera, tutti i giorni, con tutti i soggetti disponibili a collaborare in rete. Noi siamo disponibili, altri crediamo anche. Potrebbe essere anche un'esperienza pilota per interventi analoghi in altre zone calde (della città vecchia come di Sampierdarena, ad esempio).
Cosa aspettiamo? Non vorremmo dover credere che l'Assessorato alla Sicurezza serva solo al Sindaco per scaricare le "questioni calde" su qualcun'altro, visto che alla fine, di dargli mezzi e peso, non ci si pensa nemmeno.

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