Nel cuore di Genova spaccio e prostituzione... ecco la mappatura

Scritto da Ufficio di Presidenza

La mappatura del cuore di Genova tra spaccio e prostituzione E poi qualcuno dice che non c'è il controllo del territorio! Nel "regno" di Cosa Nostra, o per meglio dire, del boss Rosario Caci legato alla "decina" degli Emmanuello - clan di Piddu Madonia, sembra che il tempo passi, le sentenze diventano definitive, ma nulla cambia. Questo a Genova, la "città turistica", nel suo centro centro storico a due passi dal Porto Antico.

Infatti nella zona di Vico delle Mele e Maddalena, nonostante segnalazioni plurime e dettagliate da parte degli abitanti, le attività criminali di sfruttamento della prostituzione e spaccio di droga continuano tranquillamente.

Naturalmente il "lavoro sporco" è visibilmente eseguito dagli stranieri. Nordafricani per lo spaccio e latino-americani per lo sfruttamento della prostituzione. Se si chiudono due bassi, la risposta è semplice: se ne aprono cinque. Intanto continuano ad esserci morti ammazzati e tentati omicidi a colpi di arma da fuoco o lame, come la cronaca rimarca.

Nella piazzetta che fa da crocevia, proprio dietro l'angolo della Loggia di Piazza Banchi, una signora agli arresti domiciliari "smista" il traffico verso le giovani sfruttate. Dalla mattina a notte le ragazze nei bassi devono "fruttare", così come lo spaccio è garantito...


In zona passa quotidianamente quel Rosario Caci, al quale sono stati confiscati un appartamento e tre bassi, nel 2005, ma che lo stesso ha continuato ad occupare nel silenzio del Demanio, del Comune e dell'ex Prefetto Romano, sino a quando noi, come "Casa della Legalità", ed il quotidiano "la Repubblica", non si è denunciato pubblicamente il fatto. (Per precisione, durante le festività natalizie, dopo l'ordinanza di sgombero, seguita alle nostre denunce pubbliche - clicca qui -, il boss Caci ha trasferito la propria dimora - ed i "domiciliari" - in un altro appartamento della zona vecchia).

Mentre Caci continua a passeggiare ed intrattenere buoni rapporti con i nordafricani e latinoamericani della zona - che coincidenza! -, i beni confiscati di vico delle Mele continuano a non essere usati. Il Comune, dopo aver giustificato l'occupazione abusiva da parte del Caci, non ha ancora risposto alla nostra proposta di progetto per "aprire" quei beni a fini sociali mattina, pomeriggio e sera, per poter garantire una "bonifica" dell'intera zona. Il Comune non solo evita di risponde ma fa di tutto per evitare un segnale chiaro: il riutilizzo dei beni confiscati a Cosa Nostra, per attività di utilità sociale capaci di rendere visibile che lo Stato, le Istituzioni, ci sono e riprendono in pieno il controllo del territorio. Solo l'Assessorato alla Sicurezza aveva provato, ma è stato tagliato fuori dai colleghi! Da quando abbiamo fatto scoppiare il "caso" il Comune per evitare di dare un segnale chiaro e inequivocabile, ha tentato di dare quei beni alla Comunità di Sant'Egidio, che non li ha voluti e li ha rifiutati, per passare ad offrirli all'Udi che non li ha voluti e li ha rifiutati. L'importante per il Comune è far passare tempo, non si chiama chi è disponibile a "sporcarsi le mani", si cerca e ricerca quanti sono impegnati in altri settori e progetti. Così nel frattempo il controllo del territorio resta in mano alle mafie, nonostante gli sforzi che gli agenti della DIA ed i magistrati hanno compiuti, portato alla condanna di Caci ed alla confisca.

Quindi, le Istituzioni, che dovevano pur salvare apparentemente la faccia, hanno pensato bene di aprire un bel Centro "Interforze" (con rigoroso orario d'ufficio e chiusura nei fine settimana) dove - davanti agli occhi dei "gestori" dei traffici illeciti - i cittadini dovrebbero entrare e denunciare i fatti che, peraltro, sono ben visibili a tutti, a partire dai Vigili di Quartiere che, guarda caso, in certi territori, come quei vicoli nascosti dai "passaggi" principali, non passano nemmeno per sbaglio.
E pensare che nel Centro Interforze hanno anche allestito una bella stanza "riservata" dove i cittadini possono denunciare i loro "vicini" senza essere ascoltati o visti. Il particolare per cui prima di raggiungere la "stanzetta", qualunque cittadino - magari padre o madre di bambini che vivono lì - debba entrare, sotto gli occhi attenti di quella manovalanza mafiosa che quel territorio lo "controlla" 24 ore su 24, festivi compresi, risulta essere una bazzecola per il Comune!

Questa è la realtà quotidiana della zona tra la via Garibaldi, con i suoi palazzi Patrimonio dell'Umanità e la sede del Comune di Genova, ed il Porto Antico. Nei dintorni la storia non cambia... più a est, la prostituzione (anche maschile e minorile) si svolge negli appartamenti e lo spaccio domina pezzi interi di quel territorio battuto dalla "movida". Anche qui i reparti investigativi avevano individuato, ad esempio, in tal Canfarotta uno dei fulcri di detti traffici, ma il controllo del territorio da parte degli altri reparti e del Comune, soprattutto, non è seguito e tutto è tornato come prima. Persino buona parte dei "locali" della "movida" evitano rigorosamente di segnalare le attività illecite... Qui, fondamentalmente, regna la regola del "buon vicinato"!

Ora noi ci siamo stufati e iniziano a pubblicare la mappatura della zona di Vico delle Mele - Maddalena, così che si possa ben capire quali siano gli interessi che vengono, nei fatti, tutelati, con l'assenza di provvedimenti che i soggetti preposti, se solo volessero, potrebbero adottare.
Il fatto è che qualcuno, cioè chi può intervenire, non vuole rompere determinati "equilibri"... Noi invece li rompiamo!


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la mappatura di spaccio e sfruttamento della prostituzione nel cuore di Genova
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