Genova - La Procura vuole gli arresti degli ‘ndranghetisti

Scritto da Ufficio di Presidenza

Mercoledì scorso, mentre noi aspettavamo un udienza che non si è tenuta (mancava la querelante Ines Capuana, moglie di Gino Mamone), e mentre venivano effettuati l'ordinanza di custodia in carcere per l'inchiesta su Mensopoli, la Procura presentava 1.200 pagine in allegato alla richiesta di arresti...


"Il tenore delle conversazioni intercettate ha evidenziato collegamenti di Gino Mamone sia con il mondo politico che con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi, al fine di trovare tra essi un'intesa e condividere interessi comuni, che possono essere identificati in: elezioni di esponenti politici in occasione di elezioni amministrative a Genova con l'appoggio delle cosche calabresi; ottenimento di appalti e concessioni varie per le famiglie calabresi in cambio del loro voto politico".

Oltre all'avvocato Massimo Casagrande, ad intrattenere le relazioni sono stati anche Striano, Fedrazzoni e Cosma, ma anche dirigenti della Regione Liguria, il Sindaco di Arenzano (la terra che con Cogoleto condivide la questione "Stoppani") ed anche l'ex sottosegretario agli Interni del Governo Prodi, Ettore Rosato (delega ad antiracket e antiusura, sic! di cui, come su molto di tutto questo, avevamo già parlato). Ci sono le intercettazioni che provano i legami di quanti operano a favore dei Mamone.

Vediamo qualche altro passaggio del rapporto allegato alla richiesta di arresti.

"Gino Mamone è segnalato dalla Dia per i suoi legami con la cosca dei Mammoliti... E dai contatti telefonici emergono inequivocabilmente i contatti con Vincenzo Stafanelli, detto Cecé, esponente della criminalità organizzata di stampo mafioso, titolare della ditta Nicat edile di Genova".

Ci sono poi gli appalti pubblici come la bonifica della Stoppani, l'area dell'ex Oleificio Gaslini in Valpolcevera e la bonifica dei depositi Praoil di Pegli. Non poteva mancare nemmeno la classica "valigetta" che è stata scoperta all'Aeroporto di Genova, a Massimo Casagrande e Claudio Fedrazzoni, e contenente 24.500 euro.

Interessante quanto scrivono gli inquirenti sull'Oleificio Gaslini. Siamo ai tempi della Giunta Pericu e Casagrande chiede "un milione di euro" per far sì che sia concessa l'edificabilità dell'area. Mamone non ci stà. Gino Mamone e l'acquirente Nichelino Capparelli, al tavolo del ristorante Edilio: "Non ce li si deve dare perché  ha chiesto soldi anche a me Casagrande... e io gli ho detto, se vuoi centomila euro te li regalo perché siamo amici. Capparelli, lei non deve dare un milione a lui". Sempre Mamone: "Questo progetto non lo ferma nessuno, perché sono amico di Burlando, sono amico di tutti, della Marta..."

Risultano anche i legami con un'altra famiglia attiva negli appalti pubblici a Genova, quella dei Vaccaro, specializzata nella ristorazione e per gli interessi dei quali serviva la famosa "valigetta", secondo gli inquirenti.

Ecco, che come avevamo scritto, ancora una volta la verità si fa strada. Mentre ora diventa evidente quanto fossero fondate le nostre azioni, e quanto fosse "centrata" la nostra analisi sulle inchieste della Procura, in cui da subito abbiamo visto tasselli che via via si univano per squarciare quella che sembrava un'impenetrabile e intoccabile "cupola".

Inchieste che si toccano, si intrecciano e da cui si sviluppano nuovi filoni. Così oltre agli appalti delle "mense" si arriva alla Sviluppo Genova, il cui direttore amministrativo Saffioti, è indagato. Quella società pubblica che tanto ha dato ai Mamone, in cui il Presidente è Giuseppe Pisani, indicato come uomo di Burlando e Amministratore è Alberto Ghio, ex Giunta Pericu e confermato dalla Giunta Vincenzi. Al centro di questa indagine vi è la turbativa d'asta, con particolari inquietanti. Le segretarie denunciano a Ghio alcuni episodi gravi. Ghio anziché prendere provvedimenti con tono minaccioso, dichiarava alla presenza del Presidente, che sarebbero state (loro!) oggetto di azioni legali e financo denunciate. Che gli episodi gravi fosse il fatto che Saffioti facesse mettere timbri con orari antecedenti ad alcune offerte arrivate fuori tempo, mentre altre venivano non ammesse, è una bazzecola!

Ma tornando agli "imprenditori" delle cosche della ‘ndrangheta per cui la Procura chiede l'arresto, bisogna dire che sanno muoversi bene. Gino Mamone ha dichiarato che avrebbe chiuso la Eco Ge perché è "criminalizzato". Così gli operai della società fondata dal "capofamiglia" Luigi Mamone, e scelti accuratamente dalla Famiglia (nella gestione c'è anche Ines Capuana consorte di Gino), si sono mobilitati per difendere Gino che è un bravo padrone (si potrà dire all'inglese: "boss"?) che da "il lavoro migliore", che "lavora più di tutti" e "dà futuro". Si sono mobilitati per dire che sono "stufi di questo linciaggio".

Probabilmente non gli hanno detto che in caso di arresti e sequestri di società, come ad esempio nel caso della Co.For dei fratelli Guarnaccia della ‘ndrangheta la scorsa estate, l'attività prosegue sotto un'amministrazione giudiziaria. Questo non lo ha nemmeno ricordato il rappresentante della CGIL Venanzio Maurici (quello che secondo i rapporti investigativi è il cugino di primo grado del capobastone della famiglia Maurici, Giacomo Maurici, e che comunque con questi si accompagna spesso e volentieri presso il Circolo ARCI la Concordia, come alle feste della comunità Riesina). Infatti la preoccupazione di Venanzio Maurici è stata quella di smentire che i Mamone fossero indagati e che associarli ad inchieste danneggia l'immagine dell'azienda, aggiungendo un passaggio strepitoso: "Nessuno di noi ha intenzione di fermare la Magistratura, ma non bisogna criminalizzare l'azienda in base a fonti poco credibili".

Ma se la DIA, i reparti investigativi della Guardia di Finanza e la Procura (cioè i Magistrati) sono "fonti poco credibili", ci piacerebbe sapere da Venanzio Maurici quali sono quelle credibili. Forse questa volta la CGIL potrebbe aiutarci a trovare una risposta, visto che ne stiamo aspettando ancora una da molto tempo fa!


PS 1
La collaboratrice di giustizia che è uscita dalla famiglia Mamone (riconosciuta dallo Stato - Commissione Centrale presso Ministero dell'Interno) parlava di riunioni a cui partecipavano anche la famiglia Maurici, oltre che altre di Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. Chissà a quali Maurici si riferiva? Sicuramente degli "omonimi", come sempre in questi casi!

PS 2
Leggi lo speciale sui Mamone



maurici su mamone secoloxixAGGIORNAMENTO 23.05.2008 ore 14.45
Ci ha contattato la CGIL Liguria precisandoci che le dichiarazioni espresse da Venanzio Maurici, agli organi di informazione in merito alla vicenda EcoGe e Mamone, non sono quelle della Confederazione, la quale non ha preso alcuna posizione in merito.


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