La "cupola" su Genova... (nota stampa sulla Tangentopoli genovese)

Scritto da Ufficio di Presidenza

Palazzo Tursi - Comune di GenovaLa nota stampa relativa alla conferenza stampa dell'Ufficio di Presidenza tenuta questa mattina davanti a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova.

Il quadro che esce dalle inchieste giudiziarie della Procura di Genova è inquietante e mette in evidenza, al di là delle singole persone e delle singole contestazione, un "sistema" marcio. Siamo davanti, come diciamo da tempo ad una "cupola" che domina e soffoca Genova e, più in generale, la Liguria.

Il punto focale di questo sistema è lontano negli anni, ci riporta ad Alberto Teardo. Dopo allora, dopo Tangentopoli, gli stessi uomini che erano stati i "consulenti" di quel "sistema", come Giuseppe Pericu, e gli stessi uomini e gruppi di potere politico-economico, come i grandi speculatori, hanno adottato nuova strategie.


Il punto focale di questo sistema è lontano negli anni, ci riporta ad Alberto Teardo. Dopo allora, dopo Tangentopoli, gli stessi uomini che erano stati i "consulenti" di quel "sistema", come Giuseppe Pericu, e gli stessi uomini e gruppi di potere politico-economico, come i grandi speculatori, hanno adottato nuova strategie.

La vecchia mazzetta è stata pressoché abbandonata, sostituita da meccanismi più sottili, accorti, capaci di porre sul crinale tra lecito e illecito procedure amministrative, gestioni di appalti, incarichi ed aree strategiche, rendendo difficile, se non impossibile il controllo della Magistratura. Le "consulenze" sono divenute il fulcro del "sistema".

E' nei conflitti di interesse (soprattutto indiretti, quelli dei sub-incarichi e sub-appalti, non sanzionati dalla norma), nella commistione tra politica e affari (attraverso uomini "ponte" di interessi diversi e distinti che fondono e confondono, interesse particolare e interesse generale, piegando la gestione della cosa pubblica all'interesse privato) o nello svuotamento decisionale delle sedi istituzionali a favore di gruppi ristretti, spesso nascosti e protetti nell'alveo di logge massoniche o associazioni "deviate", che il nuovo "sistema", la "cupola", decide e si spartisce il bene pubblico

Le inchieste su Porto, Darsena, Cornigliano, Erzelli, Appalti pubblici,... mettono in evidenza che quanti decidono e operano sono sempre gli stessi. Le stesse lobby, stesse società e cooperative, medesimi imprenditori e professionisti, che detengono, praticamente, il monopolio, soffocando lo sviluppo e la concorrenza. Coopsette come le società della famiglia Mamone, o professionisti come l'architetto Vittorio Grattarola, ad esempio su Genova, o se ci spostiamo nel savonese direttamente tutti gli ex uomini di Teardo, operano praticamente ovunque, come se ci fossero solo loro.

Quindi il problema non è il singolo caso o il singolo procedimento ad un individuo, ma il "sistema". Se non si parte da questo, allora non si può comprendere il problema cardine. Detto questo, visto che il Sindaco Marta Vincenzi dice che non capisce cosa sta accadendo, con dichiarazioni che sembrano più messaggi cifrati che altro, proviamo a spiegarglielo.

La Vincenzi dice che la sua amministrazione non ha colpe perché non ha ancora fatto appalti e sottolinea la differenza (la "discontinuità") con la Giunta Pericu, affermando che lei è per la trasparenza e la correttezza amministrativa. Allora perché non spiega alcune cose? Ad esempio:
- Se dice questo significa che è a conoscenza di fatti gravi relativi alla gestione Pericu, quindi per cortesia anziché fare dichiarazioni alla stampa, vada in Procura e dica lì quello che sa.
- Se dice questo significa anche che ha un problema di "coerenza", infatti due assessorati "chiave" sono stati lasciati a uomini della Giunta Pericu, con Margini e Tiezzi.
- Se dice questo allora come spiega che tre degli uomini coinvolti nell'indagine (Morettini, Francesca e Casagrande) sono suoi collaboratori strettissimi da ben prima che divenisse Sindaco (già presso l'Elm - il suo centro di iniziativa da parlamentare europeo).
- Se dice questo come può aver mantenuto nell'Ufficio della Segreteria Generale (cioè ancora competente per espressione di pareri sulla legittimità e sull'indizione di bandi e gare d'appalto e di incarichi) un funzionario che è rinviato a giudizio per tangenti, come Carlo Isola?

Alcuni anni fa Paolo Veardo denunciò dalle pagine di Repubblica un sistema marcio. Erano i tempi della Giunta Pericu. Perché anziché dirlo dalle pagine di un giornale non è andato e non va in Procura a dire quello che certamente sa?

La Giunta Pericu, come alcuni di noi denunciarono singolarmente nel 1997 (allora la "Casa della Legalità" non c'era ancora), è stata la "restaurazione". Il ritorno all'ingerenza dei partiti e della loro commistione con "gli affari" che denunciammo allora, non ha avuto mai fine, non ha avuto argine, le consulenze ed esternalizzazioni sono cresciute come mai, gli appalti ed incarichi sempre ai soliti noti , amici ed amici degli amici. Con la Vincenzi, questo sistema non è cambiato. Non vi è stato alcun appalto o incarico della passata amministrazione "bloccato". Anzi, tutti gli uomini di quella stagione sono stati confermati o in assessorati "chiave" o nei CdA delle società partecipate, come ad esempio anche l'ex P2 ed ex assessore della Giunta regionale di Teardo, Michele Fossa.

E non si dica che il tutto è "subito" passivamente. Chi vuole rompere determinati meccanismi può farlo! L'amministrazione Sansa, ad esempio, per la predisposizione dei programmi per la candidatura di Genova Capitale Europea della Cultura (programmi poi abbandonati dalla Giunta Pericu!) vi sono state spese irrisorie, con consulenze gratuite ed esclusivi rimborsi viaggio per la presentazione ufficiale alla Commissione. Ma anche l'appalto del Metrò che "puzzava" fu bloccato e "riattivato" solo con la Giunta Pericu. Con Sansa venne fatta una verifica e risultava che il costo dell'appalto Ansaldo era quanto meno il doppio rispetto ai costi massimi con altre imprese europee.
Cosa dimostra questo? Semplice: se uno vuole bloccare appalti e incarichi, ridurre le spese e soprattutto garantire un controllo ferreo nei settori tradizionalmente oggetto di corruzione e concussione lo può (e deve!) fare!

Quando si è dentro al "sistema" si abbia almeno la decenza di non mostrarsi come "santi". Prendiamo il caso di Cornigliano, di quell'assurdo Accordo di Programma che poi il Tar ha fortunatamente bloccato. In quell'Accordo fu proprio la Vincenzi, che lo sottoscriveva come Presidente della Provincia, a proporre l'integrazione (fatta a penna!) del "forno elettrico", guarda caso un impianto che rientra nelle progettazioni della IGM di suo marito e sua figlia e che è tra le opere che vengono realizzate dalle società della Impregilo di Ligresti e Gavio dove nel Cda siede il "super consulente" della Vincenzi, Maurizio Maresca, oltre che gruppo per cui lavora la IGM. Quando noi abbiamo sollevato la questione del Conflitto di Interessi ci risposero che non c'era nulla. Dopo che il Tribunale ha fissato l'udienza Bruno Marchese ha rinunciato ad un incarico datogli dall'Autorità Portuale presieduta da Novi. Dopo l'estate si tenne l'udienza e l'avvocato de "la" Sindaco, Lorenzo Acquarone, dichiarò che essendo quelli della IGM incarichi indiretti non erano contemplati dalla norma, cosa ben diversa quindi dal "non esiste alcun conflitto di interessi".

Uno dei "canali" della corruzione: il finanziamento dei partiti e dei candidati. Attraverso questo viaggiano soldi da privati che lavorano (con appalti o incarichi) con le Pubbliche Amministrazioni. Alcuni di questi li abbiamo già segnalati, sia in riferimento alle attività Portuali sia ad altri ambiti. Ma vi è un esempio ancora più chiaro, che ci riporta a Cornigliano ed a quel Accordo tutto a vantaggio di Riva che fu partorito dal trio Mori-Vincenzi-Pericu. Adriano Sansa dichiarò pubblicamente che aveva ricevuto una telefonata in cui gli veniva chiesto come poteva Riva versare un cospicuo contributo elettorale per il suo comitato. Ma perché mai Riva voleva sovvenzionare un candidato che nulla gli aveva concesso e la cui fermezza si arenò solo a Roma, alla vigilia delle elezioni, quando l'accordo predisposto dalla Giunta Sansa fu bloccato mentre al Governo vi era Burlando, lo sponsor di Pericu? Abbiamo chiesto pubblicamente agli altri candidati in corsa (Pericu e Castellaneta per il Comune e Vincenzi per la Provincia) se - e se sì quanto - Riva ha versato per le loro campagne elettorali. Nessuna risposta è mai pervenuta.
I "contributi" ai partiti ed ai candidati sono un canale per cui quelle che prima erano "tangenti" per garantirsi futuri incarichi e appalti, sono divenuti passaggi di soldi "legittimi", come le "consulenze", le "esternalizzazioni". Il potere di controllo su questi si trovano davanti a liste e contro liste, dei singoli candidati, dei comitati elettorali, degli allegati ai bilanci regionali e nazionali dei partiti, in un quadro normativo che permette autocertificazioni, omissioni (anche falsi) e non sancisce alcuna responsabilità giuridica dei partiti. In questo ambito, come in quello delle sovvenzione alle "associazioni" di partito o di singoli politici, gravitano i retroscena della nuova corruzione che dilapida le casse degli enti pubblici a favore di servizi e lavori di scarsa qualità e dai costi ben superiori agli standard di mercato.

Ma tornando al problema generale, la "cupola" è composta da blocchi di potere politico-affaristico, con legami e protagonisti inquietanti. Non è vero, quindi ciò che spesso riporta la stampa, che vi sarebbe una contrapposizione tra Burlando e la Vincenzi. La verità è che vi è una contrapposizione tra comitati d'affari che questi rappresentano, ed in un momento in cui i soldi pubblici sono sempre meno, gli scontri diventano più aspri.

La "questione morale", etica, non è solo quella del non rubare, bensì amministrare nell'esclusivo interesse generale e non piegare la cosa pubblica agli intessi dei propri "amici" ed "amici degli amici". E' la "questione penale", quella giudiziaria, che guarda eslusivamente alla commissione di un reato. Confondere le questioni aiutra solo a creare confusione, a proteggere quanti piegano la gestione della cosa pubblica ad interessi particolai, privati. Essere inclini al compromesso morale è anticamera della permeabilità delle amministrazioni della cosa pubblica a interessi diversi, opposti, a quelli dei cittadini per cui si è stati eletti.

Detto tutto questo, ci sono alcuni aspetti da considerare, come ad esempio il ruolo di alcuni uomini dell'ambiente ecclesiastico. Già nell'inchiesta sul Galliera la Curia è stata coinvolta ed ora di nuovo. E' gravissimo che la Santa Sente non abbia autorizzato la Guardia di Finanza ad effettuare le perquisizioni a Giuseppe Profiti (più volte nominato su indicazione della Curia), ex dirigente della Regione Liguria ed ora Presidente del Bambin Gesù di Roma. Porre l'inviolabilità dello Stato Vaticano all'autorità giudiziaria, è un fatto preoccupante, che non aiuta a fare luce e che permette al Profiti di affermare "Sono tranquillo e sereno... tutto si chiarirà".
Ancora una volta, quindi, muri che si erigono per impedire l'acquisizione di ulteriori elementi probatori, muri di gomma che il "sistema" erige a tutela della propria impunità. Oggi come nei decenni passati, come ai tempi dello Ior e della P2. E' una commistione pericolosa quella tra interesse pubblico (e Istituzioni pubbliche) e interessi particolari come anche quello rappresentato dal potente Opus Dei, che condiziona e piega scelte su nomine e risorse come evidenziato anche dall'inchiesta di Marco Preve e Massimo Calandri su Repubblica, relativa ai finanziamenti della fondazione Carige alle "associazioni" dell'entourage scalojano.

In conclusione: è l'oligarchia che deve essere cacciata dal palazzo, quella oligarchia dei partiti trasformatisi in comitati d'affari che si riproduce e si protegge. Non è questione di quello o questo singolo individuo che fa parte del "sistema", ma è il "sistema" trasversale, che deve essere distrutto.
Questo è quello che evidenziano le molteplici inchieste della Procura a Genova, lo stesso che evidenziano le inchieste giornalistiche che hanno fatto giornalisti con la schiena dritta, come Ferruccio Sansa e Marco Menduni, de Il Secolo XIX, conme, ad esempio, quella sulla Sanità piegata dalla lottizzazione politico-massonica o nell'ultima sull'Università.

Noi da anni ne parliamo, denunciamo questa "cupola", questo sistema di collusioni e corruzione, trasversale, non possiamo quindi non ringraziare la magistratura che con fatica sta scoperchiando questo "sistema" e sta perseguendo quanto è riuscita, nonostante le difficoltà "ambientali" e di mezzi e uomini a disposizione, a scoprire. Ma attenzione: con Mani Pulite si pensava che l'azione giudiziaria bastasse a cancellare la corruzione, con il Pool di Palermo si pensava che l'azione dei giudici fosse sufficiente a debellare le contiguità e complicità tra potere legale e potere mafioso. I fatti ci dicono che quanti pensavano che l'azione giudiziaria bastasse non avevano visto giusto. Non solo perché oltre all'aspetto penale vi è un aspetto etico che la magistratura non può sanzionare, ma perché questo "sistema" si riproduce" cambia le facce e le voci, ma non la sostanza.

Prendiamo quindi coscienza che il "marcio" deve essere cacciato, non dalla magistratura ma dai cittadini, da una rivolta morale, civile, che può finalmente prendere coscienza di ciò che vecchi e nuovi partiti, vecchi e nuovi personaggi, capaci di mascherarsi dietro alle bandiere ed ai valori più giusti e condivisi, stanno facendo, ovvero della riproposizione di un sistema corrotto e marcio, che usa la cosa pubblica per fini personali e dei soliti "amici degli amici". Il "sistema" si regge sulla clientele e sul ricatto. Chi non sta con loro è tagliato fuori, non ha "futuro" in questa città e regione. Questo sistema però sta traballando ed è possibile, dal punto di vista civile - e non delegando alla magistratura - farlo crollare. Certo è che chi sa cose rilevanti, utili alle inchieste, deve andare in Procura e le dica, aiutando, collaborando, con i magistrati. Essere cittadini significa anche questo.


In merito ad alcune domande che ci sono state rivolte alla Conferenza Stampa:

1) Su Stefano Francesca. Abbondanza sottolinea che con lui ha avuto diversi contatti. Quando Francesca collaborava con Repubblica, per i servizi sui movimenti studenteschi. Nel Circolo Arte Musica - con cui collaboravo - quando, per evitare un potenziale conflitto di interessi, l'ex Presidente e fondatore del Circolo fu eletto consigliere comunale si dimise dall'Associazione, venne eletto Stefano Francesca alla Presidenza. Poi nel Pds sino al 1997 quando scelsi di schierarmi con Adriano Sansa e contro la candidatura decisa e imposta da Burlando di Giuseppe Pericu, per poi uscire da quel partito. Io ho denunciato pubblicamente (ma anche in Procura) il "sistema" che era stato restaurato. Lui, come altri, hanno scelto di restare lì e fare "carriera".

2) Su Massimiliano Morettini e Massimo Casagrande. Le questioni legali che ci contrappongono all'Arci sono in via definizione tra i rispettivi avvocati, anche perché non crediamo che si debbano intasare gli Uffici Giudiziari di questioni che possono essere risolte in altro modo. Sulla questione della causa con Morettini, Abbondanza precisa che Morettini è stato rinviato a giudizio per una telefonata in cui - mentre come Casa della Legalità seguivamo la collaboratrice di giustizia proveniente dalla ‘ndrangheta e nello specifico dalla famiglia Mamone - urlava "Ti spacco la faccia". In questa causa Morettini è difeso dall'Avvocato Massimo Casagrande, che è anche, come ricorda Repubblica proprio oggi, uno dei legali anche della famiglia Mamone. Anche su questa causa i legali hanno raggiunto un intesa come più volte sollecitato dal Giudice di Pace, competente per i reati di minaccia. Le contrapposizioni anche nette, a nostro avviso, non devono - quando è possibile - intasare la macchina giudiziaria, che, come vediamo da queste inchieste della Procura, ha cose ben più importanti da affrontare.


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