Un cratere nel cuore di Genova (e son sempre i catanesi)

Scritto da Uff. Pres. - Ninin

Se qualcuno raggiunge l'imponente Ospedale San Martino di Genova, quando si avvicina al suo ingresso principale potrebbe avere un dubbio: ritrovarsi davanti agli effetti di un attacco terroristico oppure a macerie della seconda guerra mondiale. Invece no, è un cantiere (infinito) per un parcheggio interrato.

Il 28 giugno 2007, quando l'Azienda Ospediale San Martino era retta da Gaetano Cosenza, ossequioso esecutore dei desiderata di Burlando, in una Sanità dominata dalla Massoneria - come evidenziavano in quegli anni Ferruccio Sansa e la Casa della Legalità -, iniziarono i lavori appaltati per oltre 10 milione e 400 mila euro, finalizzati alla realizzazione in quel piazzale (con qualche parcheggio) del parcheggio interrato e sistemazione della viabilità (sic)...

Il tutto doveva concludersi entro 30 mesi. Così indicava il grande cartello del cantiere, ai bordi di quell'area dove vennero cancellati i parcheggi taxi e bus che c'erano e pure la elevata viabilità e mobilità privata da e per il grande Ospedale del capoluogo.

Il tempo scorre, i trenta mesi passano e si arriva al 28 maggio 2010, e lì l'unica cosa che è cambiata e che la società esecutrice dei lavori, la catanese Sigenco Spa, ha incaricato degli scavi e del movimento terra la nota Eco-Ge dei Mamone (quelli già indicati dalla D.I.A. dagli anni Novanta, pubblicamente iscritti tra le famiglie della 'ndrangheta infiltrate negli appalti pubblici dal 2002 e che nel 2010 avevano conquistato, oltre a molteplici inchieste e procedimenti giudiziari anche un'interdizione apitica antimafia dal prefetto Musolino - vedi qui lo speciale).

Mentre il tempo scorre quell'enorme cratere scavato su incarico (e con soldi pubblici) si trasforma in un laghetto. All'improvviso i grandi progettisti e funzionari pubblici si accorgono di quello che tutti sanno e che è indicato anche nel Piano Regolatore della città, oltre che nel Piano di Bacino: lì ci passa il Rio Noce, uno dei rivi interrati che minaccia costantemente l'incolumità pubblica ogni volta che piove un pochino di più, senza attendere precipitazioni eclatanti.

E così il grande cantiere della Sigenco (a braccetto con la Eco-Ge per l'occasione e spesso in tandem con le altre catanesi del gruppo Tecnis di cui vi abbiamo raccontato (di nuovo) per l'inchiesta Anas e gli appalti profumati – economincamente parlando - nel Porto di Genova) rimane lì e lentamente smobilita. Vanno via i mezzi, vanno via gli operai. La Sigenco se la passa male finendo al centro delle attenzioni giudiziarie e sequestri che coinvolgono in primis il suo padron Santo Campione (che moriva nel giugno scorso colpito da un palo della luce mentre lavorava in un suo fondo agricolo).

Ed alla fine quel resta, a Genova, è quel grande cratere che accoglie chi deve varcare l'ingresso dell'Ospedale San Martino. Con le piogge può diventare sempre un laghetto, fino a quando pioggia dopo pioggia non cederà il terreno ed il cratere si allargherà, come lo sperpero di risorse pubbliche.


OGGI E' COSI'


FOTO 1 il cratere

UNA VOLTA ERA COSI'

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