Siamo sicuri che al M5S non arrivino voti di famiglie di 'ndrangheta?

Scritto da Ufficio di Presidenza

Torniamo nell'imperiese. E' la terra di Scajola e del potente "locale" della 'ndrangheta di Ventimiglia. Qui il "voto di scambio" domina sin dagli anni di Alberto Teardo, la 'ndrangheta porta voti e la politica soldi, assunzioni, concessioni, appalti. Qui quando Scajola si è visto "fuori" dai giochi delle liste del suo partito PDL, il M5S ha fatto la grande avanzata elettorale, con ammissione pubblica proprio del "portavoce" del M5S di Imperia, Antonio Russo: "Non bisogna fare riferimento al risultato ottenuto alle elezioni politiche [33,65%, ndr], che oggi consideriamo sospetta e strumentalizzato. Scajola e i suoi uomini hanno fatto vedere a Minasso chi comanda ad Imperia facendo votare il Movimento 5 Stelle…". Sempre qui, uno dei maggiori attivisti del M5S è un MAFODDA, della famiglia MAFODDA che è famiglia di 'ndrangheta...


Andiamo con ordine guardando a fatti e storia. Tra i più attivi attivisti M5S dell'imperiese, vi è Carmine MAFODDA (foto in apertura). E' co-organaizer dei due meetu-up di Arma di Taggia. Tra i più impegnati nella battaglia sull'ampliamento della discarica di Collette Ozotto, a Sanremo. Un vero e proprio cavallo di battaglia del M5S imperiese che ha visto anche l'intervento diretto di Beppe Grillo

Una mobilitazione (giusta) contro l'ampliamento della discarica di Collette Ozotto, che per il M5S è stata serrata. Però se di discariche si vuol parlare, in terra imperiese, colpisce che il M5S non abbia mosso foglia su quella tra Arma di Taggia e Castellaro, la cava-discarica di Rocca Croaire, dove si è visto di tutto e di più, con attività non solo dei gestori, ma anche di imprese di famiglie e soggetti appartenenti e/o legati alla 'ndrangheta. E' a Rocca Croaire che salivano i camion dei PELLEGRINO (cosca SANTAITI-GOFFRE')e degli SGRO' (cosca GALLICO), così come quelli dei FOTIA legati saldamente alla cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI e del CHIARO Vincenzo legato ed imparentato ad esponenti della cosca GULLACE-RASO-ALBANESE ed in stretto raccordo con la coppia FAZZARI Giulia - GULLACE Carmelo

Come è possibile che su Rocca Croaire ci sia stato un tale assordante e costante silenzio ed immobilismo assoluto del M5S, nonostante le attività della "crema" 'ndranghetista del ponente ligure? Non lo sappiamo. Sappiamo che amici dei gestori del sito di Rocca Croaire sono alcuni esponenti della famiglia MAFODDA ed affini… Sappiamo che sugli uomini della 'ndrangheta, delle varie famiglie ed imprese di questi controllate, non c'è mai stata una seria e decisa azione pubblica di denuncia che promuovesse quella necessaria attenzione volta al loro isolamento ed al disprezzo sociale… Certamente sappiamo - ed il caso della mobilitazione su Collette Ozoto lo dimostra - che se vogliono gli esponenti del M5S le mobilitazioni le sanno fare e le fanno. 

Come la si pone agli altri, quindi, la domanda è da porre anche al M5S. Ma il Carmine MAFFODDA ha disconosciuto e condannato la propria famiglia di origine? Ha tagliato i ponti con quella famiglia di 'ndrangheta? Lo domandiamo perché non si trova traccia pubblica di dissociazione e condanna di quella famiglia di origine da parte di Carmine MAFODDA


Ci si domanderà: ma di che famiglia stiamo parlando?


Ebbene la famiglia MAFODDA è uno dei tasselli nevralgici della 'ndrangheta nel ponente ligure. La sua "capitale" storica è Arma di Taggia. Ma, come nostra tradizione guardiamo ai dati che si ritrovano in Atti ufficiali che chiunque può verificare…

Partiamo dalla Sentenza su TEARDO. In questa si legge:

«Accanto al partito va ricordato il "Centro Azione Democratica 2" - in sigla C.A.D. 2 - il quale ha rappresentato una struttura ulteriore, ed esclusiva, a servizio del TEARDO e del suo gruppo, a tal fine creata ed a tal fine operante, [pag. 333]

(omissis)

II C.A.D. 2 si rileva quale struttura particolare, caratterizzata da una proliferazione dì cellule organizzative capillari che assumono valore sintomatico della tendenza espansiva dell'associazione; esso aveva ramificazioni a Roma, Genova e Ventimiglia: le prime due si pongono in chiara connessione geografica con i luoghi di esplicazione dei più alti livelli dell'attività del TEARDO; quanto al CAD di Ventimiglia, va ricordato che proprio quella zona ero per il TEARDO un_serbatoio di suffragi elettorali letteralmente "comprati" con pagamento in contanti per mezzo di Peppino MARCIANO'. [pag. 335]

(omissis)

I "legami e collegamenti del gruppo teardiano con elementi malavitosi", di cui si parla nella motivazione del rinvio a giudizio, potrebbero contribuire a conferire all'associazione criminosa una colorazione mafioso, quali strumenti dì intimidazione diffusa, se fossero riconducibili alle finalità delittuose perseguite dall'associazione stessa, e percepibilmente connessi alle modalità della loro realizzazione. Ma non pare che le scarse risultanze processuali al riguardo consentano una tale lettura.

In possesso del TEARDO è stato rinvenuto un appunto nel quale si lesse "MAFODDA - PEPPINO - ERNESTO"; mentre il MAFODDA, notoriamente implicato in processi svoltisi in altre sedi giudiziarie per gravi violazioni alla disciplina degli stupefacenti, ed Ernesto MORA SITO (come tale identificabile sulla scorta delle indagini effettuate dagli organi di polizia) non trovano altri riscontri nel presente processo, il collegamento del TEARDO con Peppino MARCIANO consiste in ciò che il MARCIANO "comperava" nella zona del Ponente ligure, fra i suoi correligionari, per il TEARDO, suffragi elettorali dei quali è stato anche indicato il prezzo unitario; il fatto è tutt'altro che edificante [...] ma non giova alla tesi dell'accusa, perché dimostra la propensione all'uso di mezzi fraudolenti, piuttosto che violenti, in via sostitutiva di più convinti e spontanei consensi alla linea politica del "leader " socialista savonese. [pag. 345] 

(omissis)».

Quando si arrivò alla Sentenza TEARDO sia la figura di MARCIANO Giuseppe e quella dei fratelli MAFODDA, così come quella di MORABITO Ernesto, non erano

erano ancora state inquadrate pienamente sotto il profilo mafioso, come invece saranno a seguito delle successive investigazioni per associazione mafiosa. Si deve quindi passare alla manovra investigativa ed al processo denominato "COLPO DELLA STREGA" per vedere compiutamente inquadrati - per quanto qui ci interessa - i MAFODDA

Negli Atti del procedimento "COLPO DELLA STREGA", ancora una volta emergeva, oltre all'attività prettamente criminale, anche il rapporto con la politica. Infatti si legge:

«Caratteristica costantemente presente nell'attività delle organizzazioni di tipo mafioso e' il legame, più o meno stretto, con taluni ambienti politici al fine di ottenere favori di vario genere (licenze, assunzioni, omissioni di controlli, appoggi anche economici ad iniziative di vario genere, appalti e concessioni ecc.) in cambio di appoggi e voti in occasione di varie competizioni elettorali sia amministrative che politiche.

Numerosi esempi dì questa penetrazione sono emersi nel presente procedimento:

- Paolo ANFOSSI (interrogatorio del 15.09.1993) ha riferito dell'appoggio che la famiglia MAFODDA aveva concesso al candidato dott. Giovanni CORDONE, facendo propaganda per lui all'interno della comunità calabrese di Taggia;

- Paolo MORGANA (interrogatorio del 14.01.1994) ha riferito dell'appoggio fornito da Francesco MARCIANO', nelle elezioni comunali a Ventimiglia nel maggio 1992, al candidalo DC Matteo SCRIVA; appoggio che si concretizzava, nel caso di affiliati alla 'ndrangheta, in un vero e proprio ordine di votare il candidato prescelto;

- lo stesso MORGANA, nel medesimo interrogatorio, riferisce di un analogo "appoggio " fornito dall'organizzazione, nelle elezioni comunali del 1984, a tale Vincenzo MARCHETTA; circostanza confermala al MORGANA dal fratello del candidalo;

- sempre secondo le confidenze di MARCIANO' a MORGANA altri candidati di altri comuni non indicati sarebbero stati eletti con l'appoggio dell'organizzazione»

Il nucleo 'ndranghetista che da Arma di Taggia sviluppava le attività illecite al centro dell'operazione "COLPO DELLA STREGA" è ben delineato nella Sentenza [qui il testo integrale] di tale procedimento. A processo finirono i "capi" (con il PALAMARA Antonio) del "locale" di Ventimiglia: MARCIANO' Francesco detto "Ciccio" (fratello del MARCIANO' Giuseppe detto "Peppino"), il MORABITO Ernesto. Con loro anche esponenti della nota famiglia degli STELLITANO e, tra gli altri MAFODDA Rodolfo (nato a Palmi nel 1956), MAFODDA Letterio (nato a Palmi nel 1946, residente a Taggia), MAFODDA Mario (nato a Palmi nel 1959 - allora ai domiciliari a Milano), oltre al LA ROSA Vincenzo (nato a Taurianova nel 1952), legato ai MAFODDA, ed il LA ROSA Salvatore (nato a Taurianova nel 1956). Tra i soggetti più fedeli all'organizzazione criminale, che non hanno collaborato con l'Autorità Giudiziaria, si sono evidenziati i MAFODDA che, come ricordato in Sentenza, hanno evitato "accuratamente di coinvolgere chicchessia".


Il procedimento "COLPO DELLA STREGA" non è certamente caduto nell'oblio, infatti le risultanze dello stesso sono state richiamate nell'inchiesta "LA SVOLTA", con richiami riportati anche nella Sentenza di condanna degli esponenti della 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure, pronunciata il 7 ottobre 2014 [qui il testo integrale]. Leggiamo un passaggio:

«E sulla ricostruzione emersa dalle concordanti dichiarazioni di numerosi collaboratori, già in allora il Collegio evidenziò la presenza nel Ponente Ligure di personaggi riconducibili alla 'ndrangheta e la sussistenza di condizioni per la progressiva affermazione del potere della malavita organizzata calabrese. Si riporta il passo di rilievo (pg. 74) della Sentenza COLPO DELLA STREGA:

"Da quanto esposto, e da vari altri accenni, si ricava che a Ventimiglia e nel Ponente ligure più in generale si è riscontrato un certo fenomeno aggregativo riconducibile in

senso lato alla ''ndrangheta" calabrese: in tal senso in particolare deve intendersi quanto riferito dal MORGANA Paolo a proposito del suo rito di iniziazione.

Data la attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, inseriti in organizzazioni concretamente operanti in vari settori criminali, anche se in altri ambiti territoriali, può bene ritenersi provato che nel circondario del Tribunale di San Remo più persone tra gli imputati abbiano avuto contatti a vario titolo con personaggi effettivamente facenti parte di nuclei della costellazione ''ndrangheta", come si dirà più diffusamente a proposito di ognuno di loro.

Così, ad esempio, può bene ritenersi provato che MARCIANO' Francesco fosse a Ventimiglia un personaggio circondato di un'aura di rispetto perché in contatto con personaggi di spicco della malavita organizzata calabrese; ed analogamente per i MAFODDA e CALABRO' Giuseppe, in stretti rapporti d'affari nel campo degli stupefacenti con altri personaggi del genere.

Dunque il Ponente ligure ha visto, nel corso degli anni, intensificarsi i contatti con la malavita organizzata calabrese, e l'insediamento in loco di referenti della stessa, sia in vista dell'estensione dei traffici illeciti in una nuova area, sia per la posizione geografica della zona, ponte ideale verso la Francia per il ricovero di latitanti e per i contatti con malavitosi calabresi ivi residenti ed operanti.

E si è assistito altresì al lievitare di fenomeni delinquenziali altrimenti sconosciuti o marginali, in particolare le intimidazioni e le estorsioni, campo nel quale si sono particolarmente distinti i MAFODDA, che hanno creato in Taggia e zone limitrofe un clima prossimo a quell'assoggettamento che costituisce l'essenza della figura criminosa in questione.

Si può bene affermare, a parere del giudicante, che nel circondario di San Remo si sono create le condizioni per l'instaurazione di un potere diffuso della malavita organizzata calabrese.

L'enorme lievitazione dei traffici di droga, delle estorsioni e del tasso di violenza in zona (aggressioni, lezioni a pregiudicati concorrenti, anche omicidi come quello di Aldo MAFODDA riconducibili in qualche modo al fenomeno), la massiccia presenza nei vari episodi delinquenziali di personaggi calabresi o di origine calabrese (quasi tutti della provincia di Reggio Calabria), di vecchia e nuova residenza in zona: tutto ciò sta a dimostrare la crescita di un fenomeno di base sul quale con il tempo ben possono strutturarsi e saldarsi vincoli associativi di natura criminale"»

Non è infatti un caso che il GIP che firmò l'Ordinanza di Custodia Cautelare (1994 - vedi qui il testo integrale) dell'Operazione "COLPO DELLA STREGA" scrivesse:

«Non vi e’ attività criminale nella quale non siano interessati i MAFODDA: estorsioni, rapine, sequestri di persona, traffico di stupefacenti, porto e detenzione di armi ed esplosivi,attentati a pubblici esercizi

Passiamo quindi a quanto emerge nell'indagine "MAGLIO 3" del ROS di Genova. E per farlo guardiamo a quanto indicato nell'Informativa trasmessa alla DDA di Genova:

«(omissis)

L’operazione, si collocava all’interno di un’articolata indagine denominata convenzionalmente “ZAPPA” coordinata dalla D.D.A. di Reggio Calabria, tesa a disgregare un sodalizio criminoso di matrice ‘ndranghetista, dedito al traffico di sostanze stupefacenti, operante in Calabria con appendici in altre aree della Penisola. Le armi oggetto del sequestro erano, con ogni probabilità, destinate ad un circuito criminale di stanza in Francia, collegato alla ‘Ndrangheta ed in particolare al noto FACCHINERI Luigi, tratto in arresto dopo anni di latitanza proprio a Cannes (F). Infatti, nella circostanza all’interno dell’appartamento di cui aveva la disponibilità il latitante, erano rinvenute delle armi con provenienza simile a quella dell’armamento ritrovato in Arma di Taggia (IM). Si precisa che per quanto concerne la manovra investigativa che ha portato all’arresto del GANGEMI Massimo, il 7 ottobre 2005 la Procura della Repubblica di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’indagine ha portato alla segnalazione di diversi soggetti operanti nell’estremo ponente ligure indagati a vario titolo per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. I soggetti segnalati costituivano una propaggine della cosca “PAVIGLIANITI”, operante nel basso versante ionico reggino. Nel medesimo contesto investigativo figurano:

- MAFODDA Palmiro nato a Palmi (RC) il 27.9.1947. Il MAFODDA è ritenuto un elemento di spicco dell’omonima famiglia operante nel comprensorio di Arma di Taggia (IM), ove ha rivelato la sua pericolosità ed è stata coinvolta in varie inchieste nelle quali era al centro di un proficuo traffico internazionale di stupefacenti. L’escalation criminale del gruppo, guidato dai fratelli MAFODDA e con loro i cugini, incominciava a partire dagli anni ’80, riuscendo ad intimidire la piccola delinquenza di Taggia, Arma, Riva Ligure e Santo Stefano al Mare, con la quale iniziavano poi un’intensa attività criminale legata alle estorsioni ed al commercio di stupefacenti;

(omissis)

Per quanto attiene LA ROSA Vincenzo, si comunica che in capo allo stesso figurano alcuni precedenti di polizia per i reati di minacce, lesioni e porto abusivo d’armi, omicidio colposo, nonché tre controlli del territorio (3.3.2010, 16.2.2010, 11.2.2009) unitamente a GANGEMI Massimo, e (12.2.2007) con MANNO Francesco.

(omissis)»

Prima di proseguire sulla realtà ligure non possiamo dimenticare che è proprio uno degli esponenti della famiglia MAFODDA, MAFODDA Mario, insieme a ALVARO Carmine, che a Milano, in Via Muratori, nel tardo pomeriggio del 10 settembre 2012, consuma l'esecuzione di Massimiliano Spelta e della sua compagna Carolina Ortiz Paiano, che erano a passeggio con la bambina. Motivo dell'esecuzione una partita di coca non pagata. La bella vita con i soldi fregati alla 'ndrangheta non è contemplata e quindi, confesserà MAFODDA, andavano eliminati. MAFODDA Mario si era piazzato a Milano per gestire gli "affari" della famiglia insediatasi da tempo - come visto - ad Arma di Taggia

Milano non è uno scenario nuovo per i MAFODDA. Il 12 giugno 1981 MAFODDA Francesco, cugino del MAFODDA Mario, vuole conquistarsi uno spazio nel mercato della droga di piazza Prealpi. Lì il controllo è del boss DI GIOVINE Emilio, sulla cui testa il MAFODDA Francesco mette una taglia da un miliardo di vecchie lire. Il DI GIOVINE non ci pensò troppo ed i suoi killer avvicinarono MAFODDA Francesco e lo ammazzarono. In mezzo alla gente, così come MAFFODA Mario ha, come visto, ucciso, nel 2012, chi lo sgarbo lo ha fatto a lui.

Questa è la panoramica dei MAFODDA. Un breve curriculum ufficiale dove si sono riportati i tratti salienti. Ma non basta ancora… e quindi torniamo al panorama ligure, dell'imperiese...

Abbiamo detto, ad esempio, che il LA ROSA Vincenzo di Arma di Taggia è stato individuato (inchiesta "COLPO DELLA STREGA") come esponente del sodalizio facente capo ai MAFODDA. E proprio quel LA ROSA Vincenzo lo ritroviamo, con GANGEMI Massimo, al centro dei condizionamenti elettorali a favore di vari esponenti politici e con attività che ha epicentro proprio, ancora, in Arma di Taggia. E' l'inchiesta "MAGLIO 3" - che abbiamo già citato - che mette in evidenza questo "ruolo".

E con i citati LA ROSA e GANGEMI che, annota il ROS, si incontrava SASO Alessio per perfezionare l'accordo sui "voti" che il sodalizio 'ndranghetista gli avrebbe dovuto portare per le elezioni regionali del 2010. Scrive testualmente il ROS:
«L’incontro fra SASO Alessio ed i due calabresi, GANGEMI Massimo e LAROSA Vincenzo, era oggetto di un mirato servizio di o.c.p. effettuato da personale dipendente nei pressi del point elettorale di Arma di Taggia nella giornata del 1° marzo u.s. [2010, ndr]». Un incontro monitorato degli inquirenti in cui intercettato SASO racconta: «GANGEMI... io conosco un GANGEMI di Genova[GANGEMI Domenico detto "Mimmo", il capo-locale di Genova, ndr] (…omissis…) ci ho mangiato ...lui è venuto a fare un giro a mio favore (…omissis…). Comunque è partito da laggiù (...inc...) ed è andato a fare un giro sia da Michele da... CIRICOSTA (...inc...) ha fatto un giro... a mio favore ... lui ha ancora un peso (...inc...) un peso notevole ... (…omissis…) io ho altre persone sono riuscito a tenermi nel tempo e che ancora mi danno una mano, magari qualcuno lo conoscete anche: Michele CIRICOSTA, Nunzio Roldi, Peppino di Bordighera.. lo vado a trovare domani devo... BARILARO, siamo …(…omissis…) l'orientamento già c'è .... i fratelli Pellegrino una mano me la danno…(…omissis…) diciamo che di buono c'è che sono anni che riesco comunque a tenermeli vicino perché come voi sapete sono persone che comunque devi sempre stare dritto perché se sbagli li perdi per sempre …(…omissis…) io nel mondo che conoscete anche voi, insomma, sono conosciuto anche come una persona... affidabile va... mettiamola così, se io dico una cosa mi impegno sempre tutte... quello credo che me la riconoscono tutti .. voi potete prendere informazioni in giro (...inc...) cerco di mantenere la promesse».

Quell'incontro non era occasionale. Era stato fissato da SASO dopo una telefonata con un consigliere provinciale, SAJETTO Giovanni Battista. Ecco come tutto viene documentato dal ROS:

«Nella giornata del 25 febbraio u.s. veniva registrata una conversazione ritenuta di precipuo interesse investigativo e che metteva in luce la rete dei rapporti che SASO Alessio stava progressivamente intessendo anche con personaggi di ambigua provenienza. In tarda mattinata, alle ore 11.21, SASO Alessio  telefonava a SAJETTO Giovanni Battista, candidato alle elezioni provinciali di Imperia (Taggia 1) per il medesimo schieramento. L’uomo riferiva a SASO Alessio di essere stato avvicinato da due personaggi di Arma di Taggia indicandoli esplicitamente con i nomi di GANGEMI Massimo e LAROSA Vincenzo. Questi ultimi vengono presentati come coloro che avrebbero caldeggiato (“dato una mano”) alle scorse elezioni alla candidatura di Eugenio MINASSO. I due uomini offrivano a SAJETTO Giovanni Battista il loro sostegno elettorale e nella circostanza, egli avrebbe fatto il nome di SASO quale candidato da sostenere per le elezioni regionali. Per tale motivo i predetti sarebbero stati interessati a fare la personale conoscenza del candidato SASO Alessio. SASO Alessio si mostrava entusiasta della notizia anche se SAJETTO Giovanni Battista frenava il suo ottimismo precisando che si trattava di due persone “importanti” sul territorio di Arma di Taggia, ma per questo ritenuti “particolari”. SAJETTO palesemente invita SASO a non sottovalutare la situazione e di porre particolare attenzione qualora fosse intenzionato ad incontrali. In proposito l’amministratore si diceva disposto ad incontrare le due persone “molto volentieri”. Nonostante le insistenti raccomandazioni da parte dell’interlocutore, SASO Alessio invitava il medesimo a concordare con i due uomini un incontro “non pubblico” per il successivo lunedì presso il POINT di Arma di Taggia alle 15.30 circa (“no, pubblicamente no, pero' magari prima se loro possono ci vediamo”)».

Questo è il contesto di quel territorio. Un contesto dove la 'ndrangheta certamente dagli anni Ottanta condiziona il voto. Ancora oggi i movimenti, nonostante arresti e condanne, degli esponenti del sodalizio 'ndranghetista continuano, in vista delle prossime elezioni. Ancora e sempre senza porsi il problema di schieramento politico, ma solo di "vantaggi" che possono derivare da questo o quell'appoggio per i progetti dell'organizzazione. In questo quadro si inseriscono, quindi, anche le azioni per "alzare il prezzo" dei pacchetti di voti. L'appoggio garantito dalla 'ndrangheta a un prezzo e questo prezzo lo stabilisce la 'ndrangheta…

Ora la questione è semplice. Non abbiamo citato inchieste a caso. Abbiamo citato inchieste a cui gli esponenti del M5S, a partire da Alice Salvatore candidata alla Presidenza della Regione Liguria, da tempo fanno richiamo nelle loro pubbliche dichiarazioni.
Ed allora, dando per scontato che se citano delle inchieste ne conoscano anche i contenuti, giunge la domanda: ma Carmine MAFODDA, che di quella famiglia MAFODDA è esponente (figlio di MAFODDA Palmiro), si è mai dissociato dalla sua famiglia di origine, tagliando i ponti con la stessa e condannandola pubblicamente per l'appartenenza alla 'ndrangheta? 

Del Carmine MAFODDA che risulta, anche da facebook, in stretto contatto con i parenti, uno dei principali candidati del M5S alle elezioni regionali, Daniele Comandini, scrive pubblicamente a commento di una foto su facebook [vedi foto sotto]: "Al di là della condivisione delle idee, Carmine è un grande amico ma soprattutto una grande persona di un elevato spessore morale e di un'intelligenza particolare, moltissime delle nostre battaglie portano la sua firma…". 




Ma la domanda resta: l'attivista e supporter del M5S di Arma di Taggia, Carmine MAFODDA, ha o non ha tagliato i ponti con il proprio nucleo familiare d'origine, cioè con il nucleo 'ndraghetista, condannando "civilmente" i suoi parenti e quella loro appartenza? E se tale dissociazione e disconoscimento da parte del Carmine MAFODDA non ci sono stati, il M5S accetta quel sostegno e quei voti?







 

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