Liguria, appunti sull'AURELIA-BIS. Costruttori, penetrabilità e contesti - I parte

Scritto da Ufficio di Presidenza

Nelle scorse settimane, per esattezza il 24 e 29 luglio, come Casa della Legalità abbiamo inviato qualche osservazione alla Regione Liguria (Comitato V.I.A.), nonché a Prefettura e Procura di Savona. Ora pubblichiamo qualche appunto in merito, in due puntate. Qui la prima parte.
Buona lettura.

a) Nell'ambito dell'ATI risulta capogruppo mandataria la C.M.C. di Ravenna. Questa impresa è emersa in molteplici circostanze per aver assegnato subappalti ad imprese collegate alla criminalità organizzata. La stessa inoltre emerge in diverse inchieste relative a corruzione e turbata libertà d'incanti...

A titolo puramente indicativo si indicano le più recenti:

INCHIESTA “EXPO 2105” – PROCURA DI MILANO

Nell'ambito di questa inchiesta emerge, con ruolo di primo piano all'interno dell'associazione per delinquere individuata dalla Procura di Milano, il noto GREGANTI Primo. Lo stesso viene indicato dal GIP - nell'O.C.C. con cui sono stati disposti gli arresti - come uno degli “organizzatori incaricati dell'attività di raccordo con il mondo politico sia con finalità di copertura e protezione in favore delle imprese di riferimento sia con finalità di appoggio ai pubblici ufficiali coinvolti nelle procedure di appalto allo scopo di assicurare agli stessi sviluppi di carriera nell'ambito degli enti e delle società pubbliche quale corrispettivo del trattamento preferenziale riservato alle imprese”. Tralasciando in questa sede di indicare il dettaglio delle emergenze probatorie indicate nell'O.C.C. (a cui integralmente si rimanda), si deve invece indicare quanto riportato nella stessa con riferimento alla “C.M.C.” di Ravenna, visto il coinvolgimento della stessa cooperativa nei benefici prodotti delle attività promosse dal sodalizio criminoso individuato dalla Procura, con il coinvolgimento attivo, negli incontri ed accordi con gli esponenti del sodalizio, dell'Amministratore Delegato dellaC.M.C.FOSCHINI Dario.

Nello specifico (pag. 384 e seg.):

Una fitta serie di comunicazioni telefoniche intercorse a partire dal 23 gennaio 2014, rispettivamente tra GREGANTI, FOSCHINI, CATTOZZO e MALTAURO evidenziano la programmazione di un appuntamento previsto come da eseguirsi all'interno della sede romana di C.M.C. per il giorno 29 gennaio 2014 (…).
I rapporti del pubblico ufficiale con
FOSCHINI sono costantemente curati da GREGANTI e sono volti a curare il settore di intervento del sodalizio sul fronte politico ove ha maggiore ingerenza il sodale GREGANTI. In un sms del 15 novembre 2013, difatti, FOSCHINI dice a GREGANTIIeri ho dimenticato di chiederti se c'è qualche notizia di padiglione Cina”, riferendosi, evidentemente, ad appalti connessi ad EXPO 205 ed evidenziando che comunque GREGANTI si “occupa” di una molteplicità di interessi per conto di C.M.C. (il giorno prima GREGANTI e FOSCHINI si incontrano a Roma come emerge alle conversazioni (…); nel periodo oggetto di intercettazione risultano ben cinquantacinque contatti costituiti, nella quasi totalità dei casi, da brevi comunicazioni telefoniche o SMS finalizzati a concordare appuntamenti e modalità di incontro).

Il sodale GREGANTI si prodiga per inserire la cooperativa C.M.C. Tra gli imprenditori di riferimento del sodalizio in particolare degli “affari” procurati e gestiti dall'associazione per conto di MALTAURO e tramite la di lui condotta.

In una conversazione del 13 gennaio 2014 GREGANTI riferisce difatti a FOSCHINI: “Senti... io volevo parlarti di una questione che riguarda lì la Liguria... Eh? E... non lo so, io non posso domani venire a Milano, però non sarebbe male, se la cosa ti interessa, una chiacchierata con MALTAURO”. La “chiacchierata” di cui cui innanzi, come di seguito ricostruito, effettivamente avverrà il 29 gennaio 2014 presso la sede romana di CMC, alla presenza di FOSCHINI, MALTAURO, GREGANTI e CATTOZZO. Già il 23 dicembre 2013 CATTOZZO e FRIGERIO negli uffici di via Doria fanno riferimento all'importanza di coinvolgere le cooperative di riferimento di GREGANTI PRIMO nel loro “progetto EXPO”. Trattasi di conversazione tra i due sodali intrattenuta a seguito della riunione tenutasi presso il ristorante “Giglio Rosso” il 10 dicembre 2013 tra CATTOZZO, FIRGERIO, GREGANTI e PARIS. CATTOZZO in particolare evidenzia FRIGERIO: “e ha fatto quell'intervento (GREGANTI, n.d.r.) con la CMC richiesto da Angelo!”. Il correo FRIGERIO significativamente risponde: “sì, ha fatto bene perché dobbiamo dire poi ad Angelo per le prossime cose lui ha un consorzio formato da MALAURO e VIRIDIA” (…)
PARIS, come considerato dagli stessi associati, è ormai parte integrante della “squadra”, condividendone progetti e finalità illecite e mettendo se stesso e, quindi la funzione pubblica da lui svolta, al servizio permanente del sodalizio e del relativo illecito programma aperto ed inerente l'ingerenza sistematica in procedure di evidenza pubblica tramite corruzioni, rivelazioni di segreti di ufficio e turbative. Anche il sodale GREGANTI, difatti, si avvale del ruolo armai “istituzionalmente” assunto dal pubblico ufficiale PARIS all'interno del sodalizio per curare svariati interessi illeciti facenti capo a tutte le numerose cooperative che a lui fanno riferimento quale collettore con le stazioni appaltanti.
Il 29 gennaio 2014, alle ore 12.01, MALTAURO chiede telefonicamente le coordinate della sede romana della CMC; l'interlocutore gli comunica l'indirizzo di “via Bissolati 76”. Alle 12:11 CATTOZZO, nel corso di una conversazione telefonica con la segretaria romana di FRIGERIO, precisa che incontrerà GREGANTI PRIMO già alle ore 14:15 perché hanno insieme un altro “appuntamento” alle ore 15:00 “con quei due signori... e siamo nella zona dell'Ambasciata americana...”-. Alle ore 12:40 MALTAURO riceve un sms da CATTOZZO, che gli dà appuntamento davanti ai medesimi uffici - “Ciao Enrico, ci vediamo direttamente davanti da Dario. S.”-. MALTAURO conferma l'orario dell'incontro - “Ok alle 15”-. Alle 14:55 CATTOZZO discute al telefono con la sua compagna e le dice di averla contattata “prima di cominciare la riunione”. In sottofondo si sente CATTOZZO chiedere ad altro soggetto: “ma scusa, il signor MALTAURO è già arrivato?”, con riferimento, quindi, proprio all'appuntamento presso la sede della C.M.C. - il telefono cellulare aggancia, durante la conversazione evidenziata, la cella di Corso Italia a ROMA-. Alle ore 14:58, MALTAURO chiama CATTOZZO il quale gli comunica di essere già “salito” e lo invita a raggiungerlo al “settimo piano”. MALTAURO dichiara di trovarsi nei paraggi e conferma il suo arrivo (…).
Alle ore 20:24 MALTAURO offre un breve resoconto via sms testo dell'appuntamento tenuto con
FOSCHINI, comunicando al suo collaboratore, DOLCETTA Giovanni: “Visto FOSCHINI: molto contento per il Kenia. Non conosceva i dettagli, quindi vai avanti nella proposta noi capogr. Ok anche sul quadro generale it e BBT” (…).
Emergono altresì ulteriori circostanze inerenti i corrispettivi percepiti da GREGANTI per l'attività dallo stesso espletata per garantire le turbative.

Il 3 gennaio 2014 alle ore 11:45 è inviata una mail dall'indirizzo di posta elettronica in uso a GREGANTI all'indirizzo "Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." contenente la bozza di un "accordo di partnership" tra C.M.C. e SEINCO EN-RI (S.E.R.) S.r.l.. Il documento in oggetto conferma il sovente utilizzo da parte degli associati di fittizi contratti di consulenza come mezzo attraverso cui giustificare la percezione delle indebite dazioni di denaro (...).

Emerge difatti che la SER si impegna a collaborare con CMC per individuare la opportunità di sviluppo delle attività in cui al punto a) delle premesse ("settore della progettazione, costruzione e gestione di infrastrutture pubbliche e private"), espletando a tal fine azioni di studio, consulenza e sviluppo commerciale (Art. 2 - "Oggetto degli accordi"). I servizi di consulenza e coordinamento tecnico-commerciali prestati da SER saranno svolti in conformità alle direttive concordate tra le parti.

In particolare, dalla sopra menzionata bozza risulta che la CMC riconoscerà alla SER un concorso in spese semestrali di ufficio pari a 10.000,00 euro + IVA e, soprattutto che la CMC riconoscerà alla SER una provvigione sulle attività e progetti che sarà concordata di volta in volta e comunque non potrà essere inferiore all'1% (Art.5 - "Termini economici").

(…)”

Ed ancora:
“Il 6 marzo 2014, alle ore 19: 17, GREGANTI invia un sms a PARIS - "Ciao .lo sono già a Milano se vuoi e puoi anticipare .... Se no come concordato.a dopo ." - ed il pubblico ufficiale – "No. sono lontano dal centro". Un minuto dopo GREGANTI invia al detto PARIS altro messaggio – "Ok" -. Alle ore 19:18 GREGANTI richiama l'imprenditore TURRI e gli conferma che è già a Milano e "ho fallo quel primo incontro e adesso faccio quel secondo qui... ", riferendosi, rispettivamente, all'appuntamento tenuto insieme al rappresentante della CMC, TRAVANINI, ed a ZHANG ed al prossimo appuntamento con PARlS. GREGANTIe Turri concordano poi di incontrarsi il giorno seguente proprio successivamente alle riunioni di cui innanzi. Alle ore 20:34 PARIS comunica a GREGANTI che si sta avvicinando al ristorante - “Sono a 3 fermate di metro” - e GREGANTI: "Ok" (…)

Dalla conversazione tra presenti intercorsa alla riunione del 6 marzo 2014 tra i sodali GREGANTI PRIMO e PARIS ANGELO emerge l'attività esperita da GREGANTI per favorire la CMC e la COOPERATIVA VIRIDIA con riferimento a lavori EXPO quale contropartita di un sostegno concreto a PARIS all'interno dell'organigramma di SOGIN s.p.a. grazie ai preziosi ed affidabili appoggi politici ed alle relative protezioni da lui esplicitati al pubblico ufficiale.

GREGANTI mostra di operare in esecuzione del più volte evidenziato programma associativo di intervento costantemente coordinato con gli associati ed in primis con il capo FRIGERIO che garantisce mediazione politici.

La conversazione in oggetto nel coso della quale emergono le circostanze riferite da GREGANTI in ordine alle sue autorevoli frequentazioni politiche tali da permettere una contribuzione determinante rispetto alle dinamiche associative. Numerosi sono i personaggi di rilievo sui quali GREGANTI precisa di poter contare oltre che le numerose e precise informazioni di varia natura, specie relative a commesse pubbliche di massima rilevanza nazionale.
(...)

11 7 marzo 2014. in esecuzione degli accordi presi. GREGANTI contatta TRAVAGNINI della CMC per rappresentargli gli esiti della riunione tenutasi in giorno precedente con PARIS ANGELO - “una cosa sull'incontro di ieri sera... " -.

Nel corso della conversazione GREGANTI chiarisce al suo interlocutore di aver già “informato” il Direttore Generale di EXPO s.p.a., che si sarebbe dichiarato disposto a fare “quel passo”, con la premessa, dichiarata dallo stesso GREGANTI, che i rapporti da parte di CMCsiano però tenuti da tale "Leonardi", individuato dalla Polizia giudiziaria in Roberto LEONARDI, Overseas Operations Manager presso CMC, con il quale sussistere un canale di contatto privilegiato (“si parlano loro due ...” dice TRAVANINI). Nel corso della riunione PARIS, come chiarito all'imprenditore Travagnini da parte di GREGANTI, ha fatto riferimento ad ulteriori commesse in favore di CMC da parte di EXPO s.p.a. o comunque a dei bonus da riconoscere alla detta società, a titolo di favore in virtù del canale privilegiato instaurato tra PARIS e gli altri associati e delle aspettative del pubblico ufficiale il quale nell'occasione esplicitamente richiede un impegno congiunto per una sua prossima collocazione ai vertici della SOGIN s.p.a. ("comunque l'ho informato sulla cosa eeh. .. credo che vi arriverà qualche altro, qualche altro regalino ... no no lui mi ha...mi ha dello... insomma... cambia... mi ha dello... l'indirizzo è quello lì... eh! quindi va bene.i... quindi mi sembra che... ").

Trattasi della conversazione di seguito letteralmente riportata.

Conversazione tel. tra GREGANTI Primo e TRAVANINI Marco (CMC) -

07.03.2014 - ore 08:34

GREGANTI.· allora senti... buona giornata intanto...

TRAVANINI: sì sì si

GREGANTI: allora... una... come dire... una cosa sull'incontro di ieri sera...

TRAVANINI: sì... sì sì

GREGANTI: eh... l'ho informato... lui fa quel passo... eee... mh... poiché ho visto che lui ci teneva a rapportarsi con LEONARDI...
TRAVANINI: sì sì... si parlano loro due

GREGANTI: allora... allora eeh... mi ha chiesto un paio di volte, la prima volta ho glissato, la seconda volta ho lasciato stare... se c'era LEONARDI all'incontro con i cinesi, o col cinese... io gli ho detto che c'era LEONARDI, eh... quindi... avvertilo LEONARDI se gli parla... dico

“c'era anche LEONARDI”...

TRAVANINI: va bene

GREGANTI: eh!

TRAVANINI: perfetto

GREGANTI: comunque l'ho informato sulla cosa eeh... credo che vi arriverà
qualche altro, qualche altro regalino...

TRAVANINI: sì di quello avevo già avuto sentore anch'io... non te ne ho parlato

anche per scaramanzia, però vediamo...

GREGANTI: no no lui mi ha... mi ha detto... insomma... cambia... mi ha detto...

TRAVANINI: l'indirizzo è quello

GREGANTI: l'indirizzo è quello lì... eh! Quindi va bene... quindi mi sembra che...

TRAVANINI: ok, io ho già mandato ieri sera la... le due paginette a tradurre in CINA, forse me le mandano indietro già oggi eee... niente facciamo anche quel passo lì...

GREGANTI: benissimo, vediamo... ok

TRAVANINI: ee... poi niente, come promemoria... se si recupera qualche informazione sul tema RUSSIA, noi su quello siamo...siamo un po'..

GREGANTI: sì sì io adesso mi sto... mi sto muovendo eh! ok?

TRAVANINI: va bene, perfetto... ti ringrazio

- saluti -.

(…)”

Nel seguito dell'O.C.C. in questione emerge anche il coinvolgimento della “C.M.C.” in un procedimento giudiziario in merito al PORTO DI MOLFETTA (BARI). Nello specifico (a pag. 473) Gli interlocutori evidenziano anche l'opportunità, paventata da MALTAURO, di sostituire CMC tra i partner indicati, stante le gravi problematiche di carattere giudiziario inerenti la detta cooperativa con riferimento al procedimento avente ad oggetto la procedura relativa al Porto di Molfetta (BA), con riferimento alla quale tale cooperativa è capo-cordata di un'A.T.I.A tal proposito si rimarca l'esplicito riferimento al sodale GREGANTI quale soggetto in grado di garantire la soluzione del problema, come afferma MALTAURO interloquendo con CATTOZZO - “se vedi PRIMO gli dici "scusa un momento, adesso per quanto riguarda tutte le nostre cose per aria, vediamo un attimo come fare"... perché dopo io.. queste cose qua... bisogna io non sto dicendo che questi sono diventati (incomprensibile), figuriamoci però gli altri... dato che questo è il mondo, questa cosa la strumentalizzano.... FRIGERIO evidenzia l'opportunità di rafforzare le "protezioni politiche" della cordata, sia sul fronte della "sinistra", attraverso un incontro con LEVORATO, presidente di MANUTENCOOP, sia sul fronte della "Lega". (...)”

Emerge inoltre il contatto diretto della “C.M.C.” con altro soggetto dell'associazione a delinquere individuata dalla Procura di Milano e dal GIP, ovvero quello con il genovese CATTOZZO. Si legge (a pag. 416):

Il 20 marzo 2014 CATTOZZO chiama Maurizio TRENTIN, Direttore Generale della MALTAURO s.p.a. e gli dice di essersi già visto con Enrico MALTAURO dalle 09:05 alle 09:50. I due manifestano la volontà di incontrarsi il lunedì o martedì successivi a Milano per incontrare anche FRIGERIO poiché quest'ultimo gli deve riferire su circostanze apprese dal pubblico ufficiale. CATTOZZO aggiunge, tra l'altro, che l'indomani a Genova farà colazione con "Dario", con riferimento all'A.D. di C.M.C., Dario FOSCHINI (...)”.


INCHIESTA PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO – PROCURA DI TRANI 

Nel corso del 2013, ad ottobre, veniva tratto in arresto il Procuratore Speciale della “C.M.C.” di Ravenna, CALDERONI Giorgio, nell'ambito dell'inchiesta sul Porto di Molfetta. Lo stesso veniva posto agli arresti unitamente all'ex Dirigente dei Lavori Pubblici del Comune di Molfetta BALDUCCI Vincenzo. Tra gli indagati anche l'ex Sindaco e Presidente della Commissione Bilancio del Senato, AZZOLLINI Antonio (Pdl), nonché il Presidente di “C.M.C.MATTEUCCI Massimo, l'Amministratore Delegato della “C.M.C.FOSCHINI Dario ed a vari altri soggetti tra dipendenti e manager della C.M.C..
Tale inchiesta, scaturita da una segnalazione dell'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici, vedeva individuare dalla Procura della Repubblica di Trani con la Polizia Tributaria della Guardia di Finanza una truffa aggravata ai danni dello Stato per 147 milioni di euro. Infatti per la realizzazione del nuovo Porto commerciale di Molfetta erano stati erogati 147 milioni di euro di fondi pubblici (82 milioni di euro già ottenuti), a fronte di un opera che doveva costare 72 milioni di euro.

Se i lavori del Porto vennero appaltati nel 2008 e risultavano, nonostante i finanziamenti pubblici, in pesantissimo ritardo, quando venne appaltato il lavoro era stata omessa la propedeutica e necessaria bonifica degli ordigni bellici della seconda guerra mondiale. Nonostante tale fatto veniva assegnato l'appalto e quindi veniva poi riconosciuto alla C.M.C. una sorta di “indennizzo” - per 7,8 milioni di euro – per l'impossibilità di portare avanti i lavori in attesa della bonifica degli ordigni bellici.

Se l'inchiesta della Procura ha evidenziato che la cooperativa C.M.C. era consapevole della necessità di bonifica degli ordigni bellici prima di poter procedere alla realizzazione dell'opera, da apposito approfondimento d'indagine sono emersi illeciti anche in materia ambientale. I progettisti dell'opera non indicavano ad esempio che l'area oggetto di espansione del porto ricadeva in un S.I.C. (Sito di Interesse Comunitario), e precisamente nel SIC “Posidonio S. Vito”, tutelato per la presenza della Posidonia, ed inoltre è stato documentato e contestato anche che i materiali di risulta del dragaggio non sono mai stati smaltiti regolarmente bensì riversati in una colmata, ove finivano anche ordigni e proiettili.

E' stata inoltre anche contestata la frode in pubbliche forniture nell'ambito della realizzazione via mare del molo Sperone. L'impresa incaricata avrebbe infatti fornito semplice materiale inerte e semplice terra derivante da attività di scavo, anziché i previsti massi naturali del peso singolo da 300 a 1.000 chili (massi da scogliera di prima categoria) e massi naturali del peso unitario da 3 a 7 tonnellate ciascuno (di terza categoria).


INFILTRAZIONI MAFIOSE NEI SUBAPPALTI ASSEGNATI DA C.M.C.

Nell'ambito dei cantieri della C.M.C. si sono registrati molteplici casi di infiltrazioni nei subappalti della criminalità organizzata di stampo mafioso.

A puro titolo indicativo si indicano due casi pubblicamente riscontrabili da fonti aperte:

- Lavori di ammodernamento ed adeguamento dell'autostrada SA/RC 1° Macrolotto

In tale ambito la C.M.C. appaltava alla S.E.I.O.P. SRL parte dei lavori per l'esecuzione di detti lavori. La S.E.I.O.P. SRL utilizzava come subfornitore di manufatti in cemento armato la società IN.CA. s.p.a. che risultava di proprietà di DE RASO Antonio (nato a Battipaglia -SA- cl. 1950) e dalla consorteVILLANI Maria (nata a Battipaglia -SA- cl. 1954). Il DE RASO risultava già sottoposto a misure di prevenzione personali e patrimoniali e rinviato a giudizio con anche l'imputazione dell'art. 416 BIS C.P. unitamente ad esponenti apicali della criminalità organizzata di stampo camorristico.

Una semplice verifica preventiva delle società chiamate ad effettuare opere, prestazioni e forniture, da parte della C.M.C., così come di ANAS, avrebbe permesso di individuare immediatamente la compagine societaria della IN.CA. SPA e quindi che la proprietà della stessa era del DE RASO. Tale verifica, alla luce dei fatti, non è stata effettuata da C.M.C., così come non è stata effettuata da ANAS, e solo l'intervento della Prefettura di Salerno, con provvedimento di carattere interdittivo, ha permesso di stroncare tale infiltrazione nei lavori in questione.

Si deve segnalare inoltre che la IN.CA. SPA era già stata sottoposta, anni prima (nel 2002), a misura interdittiva antimafia con decadenza di incarico per lavori pubblici del Comune di Salerno, in quanto era già emersi “elementi ostativi, rivenienti da tentativi di infiltrazione mafiosa nella suddetta società” (Sent. Consiglio di Stato 3337/2006) e che i ricorsi presentati al TAR e quindi al Consiglio di Stato dalla IN.CA. SPA erano stati respinti.

Tale elemento ulteriore dimostra, a nostro avviso, l'assenza di volontà e/o di capacità di screening preventivo da parte della C.M.C. (e dell'ANAS).

- Cantiere C.M.C. in Finale Emilia (MO) – post sisma

Presso un cantiere a Finale Emilia affidato dalla C.M.C. in subappalto alla “BIANCHINI COSTRUZIONI SRL” di San Felice sul Panaro (Modena), nell'ambito degli accertamenti dei controlli interforze del settembre 2012, veniva individuata la presenza di BOLOGNINO Michele, cl. 1967, originario di Locri (RC), residente a Montecchio che non risultava “formalmente” dipendente della “BIANCHINI”. Il BOLOGNINO risulta “mappato” dall'Antimafia e legato a personaggi ritenuti affiliati alla 'ndrangheta. Risulta aver lavorato per SARCONE Nicolino, referente della cosca GRANDE ARACRI nel Reggiano condannato nell'ambito del procedimento c.d “EDILPIOVRA”.

Tra i dipendenti della “BIANCHINI COSTRUZIONI SRL” risultano invece, formalmente, tra gli altri:
- BELFIORE Gaetano (cl. 1992, incensurato nato a Guastalla e residente a Brescello) legato alla figlia di GRANDE ARACRI Nicolino, pluripregiudicato, già condannato per 416 BIS, capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta. Il BELFIORE Gaetano è nipote di IAQUINTA Giuseppe (figlio della sorella), presente ad un incontro tra esponenti della criminalità organizzata con imprenditori e politici documentato dai reparti investigativi dello Stato;

- RICHICHI Giuseppe, nato a Crotone nel 1979, residente a Montecchio, e SCHIRONE Graziano, nato a Manduria in provincia di Taranto nel 1980, residente a Montecchio. I due risultano legati al citato BOLOGNINO Michele e residenti presso la sede legale della società del figlio di BOLOGNINO.

La “BIANCHINI COSTRUZIONI SRL” ha inoltre avuto relazioni economiche con la VILLANI Virginio, socio del crotonese MUTO Antonio(cl. 1971), della “MA.VI. SRL”, che ancora una volta indicano frequentazioni e legami con personaggi ritenuti contigui e/o appartenenti alle consorterie 'ndranghete. Il VILLANI inoltre, nel 2011, era anche stato condannato dalla Corte d'Appello di Bologna per gestione di rifiuti non autorizzata.
Tali elementi venivano quindi valutati dalla competente Prefettura e comportavano l'adozione di misura interdittiva antimafia a carico della “BIANCHINI COSTRUZIONI SRL” che veniva così esclusa (come la F.LLI BARALDI per i legami con i noti MAMONE della ECO-GE) dalla lista delle società che potevano operare nell'ambito dei cantieri post-sisma in Emilia-Romagna.

Anche in questo caso è dovuta intervenire la Prefettura, in questa occasione quella di Modena, per bloccare i lavori affidati dalla C.M.C. alla “BIANCHINI COSTRUZIONI SRL” nel cantiere di Finale Emilia.


RAPPORTI CON ESPONENTI DELLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Nell'ambito dell'inchiesta “INFINITO” della DDA di Milano, con già Sentenza definitiva della Cassazione (a conferma delle condanne inflitte in prima grado ed in appello), emergeva il rapporto di soggetti legati alla 'ndrangheta insediata in Lombardia (e Piemonte) con la C.M.C.. In particolare, nella Sentenza del Tribunale di Milano, per il procedimento a rito ordinario, si apprende dei contatti tra VETRERAME Carmine con la C.M.C. per l'acquisizione di commesse. Si riportano estratti per inquadrare la figura del VETRERAME oltre al passaggio relativo al contatto con C.M.C.:

(...)

Del resto, che PEREGO Ivanogià intrattenga rapporti lavorativi consolidati con soggetti calabresi operanti al Nord, secondo logiche di spartizione dei lavori del tutto identiche a quelle che saranno imposte da STRANGIO, si evince inequivocabilmente da alcuni significativi colloqui telefonici intercorsi tra l'imprenditore e VETRERAME Carmine, nei giorni di poco antecedenti al momento dell'assunzione da parte dello stesso STRANGIOdi un fattivo ruolo di controllo in ambito aziendale.

E', infatti, PEREGO Ivano a contattare VERTERAME il 9 ottobre 2008, per fissare un incontro con lui, poiché ha in animo di assegnargli un bel lavoro sulla piazza di Milano, con impiego di “15 camion fissi per un anno”, sempre che detta commessa non interessi a VARCA Pasquale, il quale sembra avere a pieno titolo la precedenza su VERTERAME nell'assegnazione dei lavori, pur essendo agli occhi di PEREGO meno affidabile. (...)

Spetterà dunque a VARCA e a VERTERAME mettersi d'accordo; ma quest'ultimo non esita a rassicurare l'interlocutore sul fatto che “il lavoro sia che lo faccia lui sia che lo faccia VARCA è la stessa cosa” e si dichiara disponibile ad intervenire soltanto laddove VARCA non accetti la commessa oppure necessiti della sua collaborazione.
Sempre in quel contesto, PEREGO invita
VERTERAME a recarsi da lui in presenza di Andrea PAVOVE e dello “svizzero” perché è deciso a chiudere le pendenze, “a sistemare tutto quello che c'è in giro” e a dare una nuova svolta all'attività aziendale (“...almeno si parte da nuovo e basta. Giusto?”), come peraltro dimostrato dalla neocostituzione di PREGO GENERAL CONTRACTOR SRL e dal contratto d'affitto stipulato dalla medesima con PEREGO STRADE SRL, che, ormai, svuotata di risorse finanziarie e sostanzialmente privata di mezzi produttivi, sarà destinata a fallire a distanza di alcuni mesi.
(…)

Il mese successivo, precisamente il 18 novembre 2011, sarà proprio IETTO Francesco, conterraneo di STRANGIO Salvatore, ad informare VERTERAME che, in seno alla PEREGO, qualcosa sta cambiando perché “là dentro è entrata una chiave” che, a dire dell'interlocutore, VERTERAME ben conosce, anche se forse proprio con lui ora non si vuole palesare (…)

(…) E' interessante notare sin d'ora, come IETTO sottolinei, in più occasioni nel corso della conversazione, che STRANGIO deve dar conto del suo operato anche a VERTERAME perché persona che quest'ultimo già conosce e che non gli potrà “rispondere picche”.

Che la presenza di STRANGIO sia motivo di preoccupazione non solo per VERTERAME e VARCA, ma anche per gli omonimi cugini OPPEDISANO (Michele classe '70 e Michele classe '69) perché destinata ad alterare gli equilibri che tutti i predetti hanno ormai raggiunto in ordine alla spartizione delle commesse effettuate dalla PEREGO, lo si evince con assoluta chiarezza dai dati emergenti nell'ambito della parallela indagine denominata “PATRIARCA”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

(…)

Orbene, il viaggio che OPPEDISANO Michele e VARCA Pasquale, con le rispettive famiglie, intraprendendo in Calabria il 20 novembre 2008, a bordo dell'autovettura Kia Carnival condotta dal primo, a distanza di pochi giorni dal colloquio sopra riportato fra IETTO Francesco e VERTERAME Carmine, è inteso a ristabilire, fra le cosche calabresi, gli equilibri nella suddivisione del movimento terra in Lombardia, gravemente minacciati, a scapito del gruppo VERTERAME, VARCA e OPPEDISANO, dalla presenza di STRANGIO Salvatore. Costui, designato dalla famiglia PELLE – che all'epoca rappresenta “il crimine” della 'ndrangheta – si avvicenda a BARBARO Pasquale, deceduto nell'anno 2007 in Gudo Visconti.

(…)

I due cugini ipotizzano, quindi, di assumere insieme a Pasquale (VARCA) e d Carmine (VERTERAME) il controllo della PEREGO nominando – in luogo del duo PAVONE-BARONE – un amministratore di loro fiducia. “Cacciando loro” essi potranno dunque fare ciò che vorranno. Non intendono affatto consentire che gli altri “si fottano” i soldi: sono infatti al corrente che STRANGIO gira con un'autovettura Range Rover da centomila euro e dispone di carte di credito dell'azienda; inoltre l'amministratore (PAVONE) percepisce una retribuzione mensile di quindicimila euro; urge quindi tornare da Peppe (PELLE) per richiamare la sua attenzione sugli sviluppi della vicenda (…).

(…)
Ipotizzano quale sostituto di PAVONE un tale Aldo, indicato nelle precedenti conversazioni come commercialista di fiducia dello stesso VARCA e che – per le ragioni che si esporranno nel prosieguo, trattando del reato di favoreggiamento dei latitanti LENTINI e MORELLI – sembra identificarsi in LAUDICINA Aldo, a sua volta in stretti rapporti con
VERTERAME Carmine (…).
Il 26 dicembre 2008, all'esito dell'incontro con PELLE Giuseppe, OPPEDISANO Michele classe '69, informa telefonicamente VARCA Pasquale che questi è convocato perentoriamente per il 2 gennaio 2009 da Peppe PELLE il quale, durante la visita, non ha consentito né a lui né al cugino di esporre le loro ragioni.
Michele spiega che PELLE ha già incontrato “quello”, dal quale ha evidentemente appreso una personale versione dei fatti e che ora si rende necessario un confronto tra quest'ultimo e VARCA Pasquale, perché Peppe PELLE, all'incontro avrebbe esordito: “Compare Michele, aspettate... dite a compare Pasquale di scendere qua che... dobbiamo aggiustare tutto... perché se lui mi dice una cosa io credo a voi e a compare Pasquale... però voglio che siete tutti e due qui a botta e risposta, venite qua” (…)

Orbene, non dato sapere se all'incontro con PELLE quel giorno si sia presentato STRANGIO Salvatore oppure IETTO Francesco; è, tuttavia, verosimile ritenere che sia intervenuto il primo, posto che le riprese video filmate – … - documentano l'arrivo presso la suddetta abitazione [del PELLE ndr] alle ore 15.20 dell'autovettura Range Rover, intestata a PEREGO HOLDING SPA ed in uso a STRANGIO Salvatore...

(…)
Nel mese di gennaio, precisamente il giorno 21, risaliti tutti al Nord, STRANGIO, IETTO,
VERTERAME, i due OPPEDISANO, VARCA Pasquale ed altri soggetti non identificati si incontrano a Milano, presso il ristorante Stella Marina, sito in via De Amicis, di proprietà di STRANGIO, per cercare di comporre, tra le opposte fazioni, il conflitto che la presa di posizione, apparentemente più favorevole a STRANGIO, assunta da PELLE, non aveva certamente contribuito a dirimere.

(…)
Dalle telefonate che si susseguono in quello stesso mese [marzo 2009 ndr] si coglie che STRANGIO, PAVONE e lo stesso PEREGO, pienamente consapevoli della autorevolezza di VARCA e della caratura criminale del suo gruppo, si preoccupano di porre rimedio ad una spiacevole situazione – subito rappresentata da VARCA a STRANGIO – creata da BARONE nell'ambito dei rapporti intrattenuti con ISOLA SCAVI SRL, formalmente riconducibile a PARISI Fabrizio, a sua volta prestanome della famiglia
VERTERAME, come si avrà modo di precisare in seguito.
STRANGIO rassicura VARCA che provvederà lui stesso a dare “due pugni in faccia” a BARONE, e PAVONE, contattato da PEREGO – che, dal canto suo, teme che “quella gente lì” che è vicina a “Carmine” (
VERTERAME) “vengano su” (dalla Calabria) e “facciano fuori” BARONE – subito provvede a convocare quest'ultimo presso di lui (…)

Che il suolo di STRANGIO, in linea con le direttive impartite da PELLE, sia quello di distribuire il lavoro a rotazione a determinate ditte di “compari” che gravitano nel settore del subappalto, si ha costante conferma dai contatti e dagli incontri documentati in quei mesi, oltre che dalle conversazioni e dai paralleli servizi di osservazione.

(…)”

(...)
Pasquale VARCA e
VERTERAME si incontrano, dunque, nei pressi del casello autostradale di Tortona, sulla Milano-Genova; a quel punto, VARCA e PETROCCA, dopo aver consegnato i latitanti a VERTERAME, si allontanano in direzione di Bergamo, mentre VERTERAME intraprende il viaggio verso la Toscana.

(…)
Alle 13.06,
VERTERAME telefona ad Aldo LAUDICINA per chiedere conferma dell'avvenuto noleggio dell'autovettura e l'interlocutore risponde che andranno a prenderla insieme al suo arrivo.

A quel punto VERTERAME gli rappresenta di avere anche necessità di mille euro in contanti da dare ai “nonni” [i latitanti, ndr] (“voglio qualche mille euricchio... voglio mille euro che glieli devo lasciare ai nonni.. che se si devono comprare qualcosa vanno e se la comprano”). LAUDICINA senza indugio si rende disponibile a soddisfare anche detta ultima richiesta (“Ah... sì va bene”...) (…)

Successivamente VERTERAME accompagna i latitanti presso la struttura B&B Il Falco a Podenzana (MS), per poi fare rientro a Borgomanero.

(...)”
“(...)
Ciò posto, e venendo a trattare della posizione di
VERTERAME Carmine, nato a Torino, pur essendo la sua famiglia originaria di Isola Capo Rizzuto, plurimi e convergenti elementi di univoca valenza probatoria inducono a ritenere che egli sia affiliato all'ndrangheta (benché non si conoscano le sue doti ed eventuali cariche) e che, in particolare, egli appartenga al locale di Erba.

In proposito va, anzitutto, richiamato quanto esposto trattando delle vicende afferenti l'impresa PEREGO dalle quali è emerso che per lungo tempo, ancor prima dell'entrata in scena di STRANGIO Salvatore, il duo VARCA/VERTERAME aveva beneficiato pressochè, in regime di monopolio, delle commesse del movimento terra loro affidate dalle società facenti capo alla famiglia PEREGO. Al riguardo si rammenta il contenuto delle deposizioni rese in dibattimento dai numerosi dipendenti delle menzionate società, poi fallite.
(…)”

(...)

Il supporto di LAUDICINA Aldo si rivela senz'altro decisivo nell'operazione di acquisto da parte di VERTERAME Carmine dell'immobile oggetto di contestazione al capo F) che si ipotizza essere stato fittiziamente intestato a BOSCHETTARO SRL.

Si è, invero, accertato che Francesco RUBERTO, imprenditore nel settore edile, all'epoca dei fatti, versando in difficoltà economiche per gravi problemi di liquidità, si vede costretto a cedere l' immobile di proprietà della IMMOBILIARE PATRIZIA, a lui riferibile, ubicato in Tortona, costituito da un terreno sul quale ha già iniziato ad edificare una casa bifamiliare.

Avvia le trattative con VERTERAME Carmine con il quale intrattiene rapporti lavorativi da oltre vent' anni.

La vicenda, illustrata in dibattimento dallo stesso RUBERTO è alquanto singolare poiché nell'arco di poche settimane, senza procedere alla sottoscrizione di contratto preliminare, viene stipulato il contratto di compravendita a favore di BOSCHETTARO SRL, società indicata a RUBERTO come facente capo a LAUDICINA Aldo, che lui aveva avuto occasione di incontrare solo tre o quattro volte.

All'atto del rogito viene pagata la somma di centomila euro, con l'impegno della parte acquirente di versare la residua somma di euro centocinquantatremila, pattuita per l'acquisto, entro il 31 luglio 2009, senza, peraltro, che venga prestata alcuna garanzia in ordine al saldo. Laudicina non rispetta gli impegni assunti e RUBERTO, spoliatosi del bene immobile a far data dal rogito del 3 aprile 2009 e tutt'oggi ancora in attesa di incassare una somma addirittura eccedente la metà del prezzo pattuito per l'avvenuta cessione, non risulta avere esperito alcuna azione legale al riguardo. Sempre RUBERTO ha giustificato detta evenienza, adducendo che aveva deciso di non attivarsi poiché, venuto a sapere che l'immobile era stato poi sottoposto a sequestro penale, sempre a suo dire, ritenne inutile intentare azioni legali (cfr. dep. dibattimentale RUBERTO). Se tuttavia si considera che l'inadempimento contrattuale è maturato il 31 luglio 2009 e che l'immobile di cui si discute è stato sottoposto a sequestro nell' ottobre 2010, e quindi alla distanza temporale di oltre un anno, la giustificazione addotta dal testimone si appalesa inverosimile. Che in ogni caso la BOSCHETTARO SRL sia riferibile a LAUDICINA Aldo è confermato da quest'ultimo nel corso dell'interrogatorio reso nella fase delle indagini e versato in atti. Gli elementi raccolti, fondati anche sull'inequivocabile contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate, provano che VERTERAME Carmine è l'effettivo proprietario dell'immobile nel quale, tra l'altro, avrebbe dovuto trasferirsi unitamente alla sua famiglia. Detta ultima circostanza è stata riferita dallo stesso RUBERTO e dall'architetto Enrica DELFINO, progettista e direttore dei lavori del fabbricato oggetto di contestazione e all'epoca intestatoall'immobiliare Patrizia, società facente capo a RUBERTO.

Il professionista, invero, ha spiegato che allorquando la costruzione, ancora m fase di ultimazione, era stata ceduta a BOSCHETTARO SRL, aveva continuato a seguire la conduzione dei lavori di completamento per evitare "la decadenza" del permesso di costruire e, in quella fase, si era rapportato con i coniugi Verterame e in particolare con "Ia signora" . Né basta. Poiché la realtà delittuosa supera spesso la più sfrenata fantasia, anche l'attività professionale prestata dall'architetto in epoca successiva al rogito era stata comunque retribuita dall'immobiliare Patrizia e quindi da RUBERTO (...).

L'impresa originaria di cui si era avvalsa l'immobiliare Patrizia era stata poi sostituita con un impresa edile di conoscenza di VERTERAME, e i coniugi VERTERAME avevano, di volta in volta, discusso con l'architetto DELFINO le soluzioni abitative di loro gradimento.

Orbene, sin dalle prime conversazioni in ordine temporale in cui LAUDICINA e VERTERAME discutono dell'operazione immobiliare che intendono realizzare con RUBERTO, si desume che VERTERAME è interessato ad acquistare “la casa”.... (...)

(…)

VERTERAME, invero, nell'ambito della predetta telefonata si informa da quale conto corrente potrebbe “staccare” un assegno dell'importo di centomila euro da versare a RUBERTO: “Dunque noi dovremo fare come Megna o come XFILE... dove ci sono un po' di soldi Gì?” e l'interlocutore gli consiglia di operare con XFILE perché “è lì” che “ci sono un po' di soldi” (…).

Ciò posto, alla luce delle descritte oggettive risultanze, è compiutamente provato che VARCA Giuseppina, coniuge di VERTERAME, e DI GIOVANNI Giuseppe abbiano assunto la veste di prestanome di VERTERAME Carmine in relazione a VECA TRASPORTI SRL e, di riflesso, in relazione a G.S.M. GLOBAL SERVICE MANAGEMENT SRL interamente posseduta da VECA TRASPORTI SRL, nonché in relazione a GAV LOGISTICA SRL, limitatamente alla quota maggioritaria del 99% di capitale anch'essa posseduta da VECA TRASPORTI SRL.

E' altresì dimostrata la veste di prestanome di VERTERAME Carmine assunta da BELMONTE Antonio Francesco in relazione alla residua esigua quota dell' 1% del capitale sociale di GAV LOGISTICA SRL nonché la veste di prestanome dell'imputato assunta da PICHIERRI Benedicta e da FRANCHI Ricardo in relazione a XFILE TRANSPORT SRL (...).

E', inoltre, evidente che l'attribuzione fittizia ad altri delle quote di capitale delle menzionate società, idonea a creare un' apparenza giuridica e formale della titolarità o disponibilità dei beni in parola difformi dalla realtà, era finalizzata alla elusione da parte dell'imputato delle misure di prevenzione patrimoniale.

(…)

Non v'è dubbio, infatti, che VERTERAME Carmine si sia avvalso delle società di cui si discute anche per consentire all' organizzazione criminale di appartenenza di attuare il piano di infiltrazione nel mondo imprenditoriale lombardo, mediante l'acquisizione del controllo e della gestione delle relative attività economiche.

Quanto alla imputazione ascritta a VERTERAME Carmine e LAUDICINA Aldo Paolo al capo F) in cui si contesta ai predetti di aver concorso fra loro intestato fittiziamente a BOSCHETTARO SRL il bene immobile ubicato in Tortona, particella n. 67624 – 67625, al fine di consentire a VERTERAME Carmine di eludere le disposizioni di legge in tema di misure di prevenzione patrimoniali, ci si riporta a quanto già esposto trattando della vicenda di cui è stato protagonista l'imprenditore Franco RUBERTO [ndr: trattasi sempre del già menzionato RUBERTO Francesco, già in contatto e attività, tra gli altri, anche con i MAMONE ed in particolare con la ECO-GE, oggetto di indagine da parte della DDA di Torino (scaturita da nostri Esposti-Denuncia) e già sottoposto a misure interdittive, nonché misura di Sorveglianza Speciale di P.S.].

Per completezza, ad ulteriore conferma della piena consapevolezza da parte di LAUDICINA del contesto in cui agisce e si determina insieme a VERTERAME ed al suo entourage, va richiamata la conversazione del 5 marzo 2009, afferente la visita effettuata da quest'ultimo insieme a RUBERTO presso la CMC, "la più grossa cooperativa della Lombardia" (così la definisce VERTERAME), per trattare l' acquisizione di una importante commessa.

Si tratta di un dialogo in cui VERTERAME riferisce a LAUDICINA degli esiti dell'incontro e gli spiega, in particolare, che una donna, presente alla discussione, ad un certo momento avrebbe riferito "di un ribasso della madonna" offerto da PEREGO in ordine ai lavori oggetto della trattativa e avrebbe anche aggiunto che era disposta a pagare "qualche euro in più", ma "aveva paura" ad affidare la commessa a PEREGO.

VERTERAME, compiaciuto, prosegue nel racconto e tiene a precisare a LAUDICINA che, a quel punto, RUBERTO aveva esordito, dicendo che lì tra loro c'era "qualcuno" che, lungi dal farsi intimidire da PEREGO, "fa paura" a PEREGO; riferisce inoltre che i presenti ("sia 'sta ragazza che l'ingegnere "), avendo inteso a chi facesse riferimento, si erano subito rivolti verso di lui (VERTERAME) e gli avevano domandato di quale paese fosse originario.

VERTERAME racconta a LAUDICINA di avere cercato di sdrammatizzare (“poi sai che io la butto alla cogliona, no?"), rispondendo di rimando: " E io... capitale d'Italia ... di Isola Capo Rizzuto! (ridono)" e alla ovvia obiezione, sollevata dagli interlocutori, che "capitale d'Italia è Roma" aveva ancora insistito scherzosamente, dicendo: ".. sì ma a giorni facciamo il mio paese capitale... ". VERTERAME conclude il racconto, ribadendo a LAUDICINA che tutto si era risolto allegramente nei seguenti termini: " e poi l'abbiamo buttato alla cogliona e mi dice ma tu chi sei? Risponde Franco e gli dice: "... il mio collaboratore (ridono e scherzano) ... hoì Aldù...." (...). 


INEFFICACIA DEI PROTOCOLLI DI LEGALITA' CON LA C.M.C.
 

Si deve segnalare che C.M.C.risulta aver sottoscritto molteplici “Protocolli di Legalità” con le Autorità. Tra questi anche quello con la Prefettura di Milano relativo ad “Expo 2015”.

I fatti emersi dalle recenti inchieste, così come i casi anche recenti di infiltrazioni mafiose nell'ambito dei propri cantieri, dimostrano che tali sottoscrizioni risultino prettamente formalità prive di concreto ed efficace comportamento conseguente da parte della stessa C.M.C..


b) Nell'ambito dell'ATI con “C.M.C.” risulta mandante la ITINERA del GRUPPO GAVIO. Anche in questo ambito appare più che mai opportuno riportare, sinteticamente, quanto segue:

FENOMENI DI CORRUZIONE E INFILTRAZIONI

Nell'ambito di molteplici cantieri dei tratti autostradali in concessione al GRUPPO GAVIO, si è evidenziato che operavano molteplici imprese di soggetti legati quando non appartenenti alla 'ndrangheta.

Leggendo il sito internet della ITINERA SPAvi è indicazione delle “concessioni – autostrade” in cui sono indicate, tra le altre:
- AUTOSTRADA DEI FIORI SPA
 
- AUTOSTRADA TORINO-SAVONA SPA
- SALT – SOCIETA' AUTOSTRADA LIGURE-TOSCANA
- SATAP SPA. 

Sono recentissime le inchieste dell'Autorità Giudiziaria – con diverse Procure – che hanno evidenziato pesanti fenomeni di corruzione nell'ambito di appalti truccati ed assegnazioni di lavori contrarie alle norme vigenti da parte di diverse società del Gruppo. In particolare sono emersi fenomeni di pesanti illegalità sia nell'ambito della TORINO-SAVONA, sia anche dell'AUTOSTRADA DEI FIORI.

Risulta inoltre - sempre da fonti aperte e quindi accessibili a chiunque - che la SALT come la SATAP SPA siano entrate nella “partita” dell'acquisizione delle quote (delle società dl GRUPPO GAVIO) della SERRAVALLE da parte della Provincia di Milano (attraverso la ASSAM). I fatti sono stati ricostruiti dalla Procura di Monza nell'ambito dell'inchiesta sui diversi reati (anche se ormai prescritti) del PENATI Filippo. Tale acquisizione di quote sarebbe stato oggetto di corruzione, secondo l'inchiesta della citata Procura. Indipendentemente dal rilievo penale della vicenda l'acquisizione di 27.000 azioni della SERRAVALLE da parte della PROVINCIA DI MILANO, per 238,437 milioni di euro, è stata certamente vantaggiosa per il GRUPPO GAVIO ma, secondo la Corte dei Conti un “onerosa operazione posta in essere” che “risulterebbe priva di qualsiasi utilità, considerato che gli Enti Locali, con particolare riferimento al Comune di Milano e alla Provincia, già detenevano il controllo della società”. 
Con tale operazione la SALT vide un ricavo di 98,1 milioni di euro ed una plusvalenza di 72,4, mentre la SATAP incassava 103 milioni di euro e plusvalenza di circa 72 milioni. Un'altra società del GRUPPO GAVIO, l'ASTM, incassava 37,3 milioni di euro con guadagno di 31,2 milioni.

In riferimento alle infiltrazioni nei cantieri di dette Autostrade si deve segnalare che se nell'ambito dei lavori sulla SERRAVALLE risulta aver operato la “R.G. COSTRUZIONI SRLdel noto ROMEO Sergio (vedi qui) individuato quale affiliato alla 'ndrangheta dal ROS nell'ambito dell'inchiesta “MAGLIO 1”, come componente del “locale” del Basso Piemonte guidato dal PRONESTI' Bruno Francesco (cugino del più noto GULLACE Carmelo detto “Nino”), condannati, unitamente agli altri componenti del sodalizio, dalla Corte d'Appello di Torino, per 416 BIS; nell'ambito dell'AUTOSTRADA DEI FIORI si sono evidenziati diversi casi. In un caso erano certamente in opera i mezzi della “SA.MO.TER. SRL” del gruppo FAZZARI-GULLACE che avevano anche collocato su alcuni loro mezzi il simbolo della vela del “GRUPPO GAVIO” come si evidenzia nella foto qui riportata:


In altro caso invece si è riscontrato che nell'ambito dei lavori presso il casello di Pietra Ligure (Sv) operavano i mezzi di altra società facente capo al medesimo gruppo dei FAZZARI-GULLACE, sempre legati, come già indicato, alla cosca GULLACE-RASO-ALBANESE. In questo caso l'impresa che operava nell'ambito dei subappalti era la “TERREX PERFORACIONES S.L.”. Questa, registrata in Spagna, risulta amministrata da un'alias del FAZZARI Filippo, ovvero "FAZZIRI FELIPPE":

 

TAV TORINO-LIONE – Inchiesta “S.MICHELE” - DDA DI TORINO 

Nell'ambito della recente esecuzione di O.C.C. per l'inchiesta c.d. “SAN MICHELE è emerso un quadro che indica ancora una volta la permeabilità dei cantieri della T.A.V. nonché anche dei cantieri affidati ad imprese quali “C.M.C.” (capofila di un raggruppamento di imprese con incarico di realizzare lo scavo del cunicolo esplorativo della Maddalena a Chiomonte, lavoro valutato 93 milioni di euro) ed “ITINERA”.

In particolare si legge:

Interesse attivamente manifestato dall'associazione ad acquisire commesse nell'ambito dei lavori per la realizzazione della TAV e funzione centrale di collegamento da parte di TORO nella realizzazione di tale progetto, attraverso i rapporti con LAZZARO Ferdinando e con ODETTO Fabrizio.

(…)

TORO Giovanni in un primo momento tentava l'accesso ai lavori di realizzazione della T.A.V. sfruttando il personale rapporto di amicizia con LAZZARO Ferdinando, già amministratore unico della ITALCOGE ora ITALCOSTRUZIONI, aggiudicataria dei lavori di preparazione del cantiere per lo scavo del tunnel geognostico esplorativo alla Maddalena di Chiomonte. Successivamente TORO Giovanni proverà ad entrare nei lavori dell'Alta Velocità attraverso ODETTO Fabrizio, amministratore delegato della CO.GE.FA s.p.a., amministratore unico della TRA.MA. srl e consigliere del Consorzio stabile EDILMACO nel quale la famiglia FANTINI è socia con i MATTIODA.

Già nel mese di agosto 2011 emergevano gli stretti rapporti di collaborazione tra TORO Giovanni e LAZZARO Ferdinando, impegnati nei lavori realizzazione di 3 cavalcavia per conto di RFI, sulla linea ferroviaria Torino - Modane, nei comuni di Chiusa San Michele, Vaie e Sant'Antonino di Susa. Tale lavoro era stato aggiudicato da un'ATI composta dalla ITALCOGE di LAZZARO Ferdinando e la FOGLIA COSTRUZIONI di VISCOMI Agostino. Nella circostanza TORO rappresentava a LAZZARO Ferdinando di avere necessità di smaltire del materiale di risulta stoccato nel cantiere di via Roma di Chiusa San Michele (TO), asserendo di aver ricevuto le analisi dell'inerte e che avrebbero potuto utilizzarlo per i riempimenti:
(…)

Il 2 agosto 2011 gli organi di stampa diffondevano la notizia del fallimento della ITALCOGE. La notizia (che comportava la perdita da parte di ITALCOGE dei contratti in essere per la realizzazione della TAV, nei quali TORO aveva buone speranze di essere introdotto) preoccupava moltissimo TORO, il quale la commentava con PUGNANI Filippo, affermando "minchia .... bisogna che prendiamo noi Chiomonte" (...).

Seguivano nei giorni successivi numerosissime conversazioni tra TORO e LAZZARO, il quale aggiornava costantemente l'indagato sull'andamento delle trattative che portavano poi alla costituzione di ITALCOSTRUZIONI, all'affitto del ramo di azienda a tale società e di fatto alla ripresa in mano di LAZZARO dei lavori per la realizzazione della TAV a suo tempo affidati a ITALCOGE.

Nonostante l'estromissione della ITALCOGE dai lavori di Chiomonte, alla fine di agosto 2011 LAZZARO Ferdinando continuava di fatto ad occuparsi del cantiere avvalendosi proprio di TORO Giovanni; così si veda ad esempio la conversazione del 31 agosto 2011 in cui LAZZARO Ferdinando, mentre si trovava in compagnia di MARTINA Claudio chiedeva a TORO l'invio di una macchina operatrice da utilizzare nel sito di Maddalena di Chiomonte e che sarebbe passato a ritirarla un mezzo del suo socio MARTINA (…)

Ancora, si veda la conversazione registrata tra i due il 18 ottobre 2011, nel corso della quale TORO Giovanni chiedeva a LAZZARO Ferdinando se i suoi mezzi per raggiungere il cantiere di Chiomonte avessero dovuto percorrere l'autostrada, specificando che gli autisti dei quattro assi non volevano percorrerla poiché sprovvisti dei prescritti permessi (…) LAZZARO Ferdinando invitava l'interlocutore ad inviargli sulla casella di posta elettronica personale le targhe così avrebbe provveduto a farsi autorizzare dalla Prefettura di Torino indicandoli come mezzi d'opera necessari alla posa dell'asfalto (…)

La conversazione offriva importanti spunti anche in relazione alle modalità di esecuzione del citato lavoro di posa dell'asfalto, nonché alla carenza della documentazione presentata da TORO, "ora per allora".

(…)

La conversazione proseguiva sulla documentazione prodotta da TORO per la partecipazione ai lavori di Chiomonte.

TORO chiedeva il motivo per il quale LAZZARO gli aveva chiesto di non presentare un'offerta per il lavoro fatto "... senti prima mi hai detto... non fare offerte... ma guarda che (inc) a maggio...// guarda che l'hanno chiesta a maggio... e giugno dovevamo darle...'".

LAZZARO spiegava che sarebbe stato opportuno parlare di ciò a voce e che il lavoro era stato commissionato dalla LTF all'ATI MARTINA - ITALCOSTRUZIONI, invitando l'interlocutore a limitarsi di fare ciò che gli aveva richiesto senza fare domande (…)

Nel tardo pomeriggio del 20.10.2011, TORO Giovanni telefonava alla sorella Nadia ed in seguito la conversazione proseguiva con il cognato Loris. TORO diceva al suo interlocutore di guardare il telegiornale di Rai Tre perché erano stati inquadrati i suoi mezzi nel cantiere della Tav a Chiomonte, ed aggiungeva che erano stati costretti a nascondersi (…)

Nella tarda serata del 15 novembre 2011, LAZZARO Ferdinando rappresentava a TORO Gianni che vi erano dei problemi per il pagamento dei lavori di asfaltatura effettuati nel sito di Chiomonte per conto della LTF dovuti alla mancata presentazione del POS ed al mancato pagamento di alcuni bollettini da parte della TORO srl. Peraltro, gli accertamenti svolti dalla p.g. presso la banca dati dell'Agenzia delle Entrate hanno evidenziato che la TORO SRL non ha registrato contratti di subappalto con alcuno degli attori dei lavori di Chiomonte (ITALCOGE ora ITALCOSTRUZIONI, MARTINA ed la committente LTF).

(…)

Nel mese di dicembre venivano registrate alcune conversazioni che dimostravano sia l'influenza esercitata da LAZZARO Ferdinando in seno al consorzio "VALSUSA", che di fatto considerava sua proprietà, sia il ruolo di unico interlocutore della committente LTF. In una di tali conversazioni, avvenuta il 21 dicembre 2012, alle 14.32, LAZZARO Fernando e TORO Giovanni parlavano approfonditamente delle dinamiche inteme al consorzio Valsusa, dei rapporti tra i consorziati, e degli scopi che essi stessi si prefiggevano di raggiungere attraverso lo stesso. Eloquente il seguente dialogo: "T: di brutto! Nando; L: che bel CONSORZIO! ... eh?; T: prendiamo tutto noi! Nando; L: prendiamo tutto noi... ; T: e poi tutti che lavori facciamo fare....; L: ma sai ?; T: li prendiamo tutti.”

Infatti, nel mese di gennaio 2012, LAZZARO Ferdinando si adoperava per far entrare TORO Giovanni all'interno del Consorzio Valsusa. Le conversazioni sul punto si susseguono sino al mese di marzo 2012.

Tornando all'argomento principale, ossia l'interessamento della 'ndrina sanmaurese nell'acquisizione di commesse lavorative in relazione ai lavori per la realizzazione della TAV, si osserva che tali contatti erano già iniziati nel maggio 2011, parallelamente all'interessamento da parte dei medesimi soggetti per il mantenimento nella disponibilità di TORO Giovanni del sito di S. Ambrogio, rilevante ai medesimi fini.
(…)

Parallelamente alle conversazioni intrattenute da TORO con LAZZARO ed all'inserimento di TORO nei lavori appaltati a ITALCOSTRUZIONI, ora ITALCOGE, sopra evidenziati, nell'ottobre 2011, i contatti tra gli appartenenti alla 'ndrina e TORO Giovanni si intensificavano.

Le conversazioni non lasciano alcun dubbio anche sulla piena consapevolezza in capo a TORO delle caratteristiche del gruppo da lui appoggiato.
(…)
L'intervenuto fallimento della ITALCOGE di LAZZARO Ferdinando e l'insorgenza di attriti tra quest'ultimo e la società committente CMC, costringevano TORO Giovanni a cercare nuove vie d'accesso per l'inserimento nei lavori di realizzazione della Grande Opera.

In tale contesto, preso atto di tale evenienza TORO Giovanni decideva di avvalersi della collaborazione di soggetti diversi da LAZZARO Ferdinando per introdursi nelle commesse lavorative dell'Alta Velocità. Egli infatti sfruttava a proprio vantaggio lo stato di intossicazione da stupefacenti dell'ODETTO Fabrizio e diveniva suo fornitore di cocaina, ricevendo in cambio commesse di lavoro, appalti e forniture per la TORO srl, proponendo all'ODETTO di utilizzare la cava di Sant'Ambrogio quale sede operativa per la CO.GE.FA. in vista dell'avvio dei lavori di realizzazione della T.A.V..

Tale intento era esplicitato dallo stesso TORO Giovanni che il 31.02.20125, spiegava al fratello Antonio di voler sfruttare la dipendenza da stupefacenti di ODETTO Fabrizio per ottenere favori e commesse e di avergli proposto di utilizzare la sede della TORO srl come base operativa per la COGEFA per i lavori di realizzazione della TAV. La richiesta avanzata dal prevenuto aveva trovato positivo riscontro ed ODETTO gli aveva assicurato l'impiego della TORO srl nei lavori per la TAV.

Si ricordano in proposito alcune chiare conversazioni già ricordate nell'ordinanza applicativa di misura cautelare nei confronti di TORO:

- la conversazione nr. 20131 del 31.05.2012, ore 17,59, intercorsa tra TORO Giovanni e suo fratello Antonio che attesta in maniera chiarissima l'approfìttamento da parte di TORO Giovanni, con consapevolezza e predeterminazione, della condizione di tossicodipendenza di Odetto (definito "«« palanchino") per ottenere commesse lavorative in relazione proprio all'ALTA VELOCITA' (…)

- la conversazione 21177 del 11.6.2012 tra TORO Giovanni e VINASSA Valter, in cui Toro manifesta di poter confidare in modo assoluto sull'influenza esercitata verso ODETTO Fabrizio il quale avrebbe potuto garantire commesse per le opere di pulizia e sgombero neve dell'A32, specificando " io c'ho.. io c'ho in mano il padrone di CO.GE.FA... ".

Il tentativo d'infiltrazione del gruppo delinquenziale veniva interrotto il 6.03.2013 con l'applicazione di una misura cautelare emessa nell'ambito del procedimento penale 2153/13 R.G.N.R. nei confronti di TORO Giovanni per il reato di estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le condotte che portavano all'emissione del citato provvedimento cautelare, come già detto, attenevano un'estorsione perpetrata dallo stesso TORO Giovanni nei confronti di MOGGIA Manlio, già procuratore speciale della società ITINERA s.p.a. e le cessioni di stupefacente poste in essere da TORO Giovanni (in concorso con RANDAZZO Vincenzo, RANDAZZO Alessandro e MERKAJ Artan) al citato ODETTO Fabrizio.

Nel periodo di detenzione in carcere di TORO Giovanni venivano intercettati i colloqui intrattenuti dal detenuto con i familiari. Tale attività di ascolto autorizzato, oltre a corroborare il quadro indiziario relativo alle vicende in contestazione, permetteva di contestualizzare i rapporti tra TORO stesso e l'associazione oggetto di indagine.

Nel corso dei colloqui intrattenuti in particolare con la moglie FURIANI Elena ed il fratello Antonio, TORO Giovanni si diceva certo che gli inquirenti nel corso dell'attività investigativa svolta nei suoi confronti non avessero acquisito alcun elemento indiziario in ordine alla sua vicinanza con la criminalità organizzata.

Nel colloquio del 12.04.2013, in particolare, TORO assicurava i familiari che dalla lettura dell'Ordinanza di custodia cautelare non emergeva alcun dato che lo potesse ricondurre a tali dinamiche, esortandoli quindi a non parlare all'interno degli uffici della TORO, sensibilizzando anche i dipendenti a non "fare battute" sulla vicenda, poiché gli uffici avrebbero potuto essere sottoposti ad intercettazione ambientale.

(…)

TORO Antonio, in proposito, informava il fratello di aver pregato SISCA Gregorio di non recarsi alla TORO srl. giudicando inopportuno che questi continuasse a frequentare il sito mentre la polizia giudiziaria cercava i collegamenti tra TORO Giovanni e la criminalità organizzata. TORO Giovanni, appreso ciò, portando la mano alla bocca invitava il fratello a non proseguire tale discorso, poi fìngendo di non conoscere SISCA Gregorio suggeriva al fratello che qualora sentito su tale circostanza avrebbe dovuto sostenere che SISCA Gregorio era una persona che si recava in azienda per chiedere in regalo ferro, sabbia e ghiaia.
(…)”

(...)

Va premesso che, come risulta dalle numerosissime conversazioni intercettate nel presente procedimento, e poi confluite nel procedimento 2159/13, le usuali modalità utilizzate da TORO per aggiudicarsi delle commesse lavorative sono quelle dell'intimidazione (e di qui le contestazioni di estorsione per le quali pure vi è stata sentenza ex art.444 c.p.p.) e/o dell'acquisizione dei favori del committente tramite pagamenti e/o favori (così, in quel procedimento, la vicenda ODETTO, nella quale TORO ha proceduto a fungere da intermediario per numerose cessioni di cocaina nei confronti di ODETTO al fine di aggiudicarsi delle commesse lavorative da parte di costui).

Si rammenta la conversazione registrata il 28 maggio 2012 che evidenziava che le strategie adottate da TORO Giovanni e VINASSA Valter per scoraggiare altri concorrenti comprendevano anche il ricorso alla minaccia ed al ricatto. Nell'occasione, VINASSA chiedeva a TORO, in cambio della sua intercessione nei confronti di CAPITOLO, di dissuadere MOGGIA Manlio della ITINERA dal presentare offerte per l'appalto per lo sgombero neve bandito da ANAS per le strade statali. TORO faceva presente a VINASSA Valter che i suoi metodi si erano rivelati efficaci già nell'intervento effettuato nei confronti di MOGGIA. Si leggano, a tale proposito, le significative affermazione di TORO: "...ho dovuto minacciarlo non hai visto che ho dovuto andare lì col muso duro e farlo spaventare se no non riuscivo ad ottenere niente, e tu invece volevi, con le buone volevi risolvere i problemi, con quella sente lì non risolvi con le buone!". Le minacce, nello specifico erano consistite nel promettere l'invio di materiale compromettente raccolto sul conto ai suoi titolari GAVIO, qualora non avesse accondisceso alle sue richieste (…)”

 

INCHIESTA PORTO CIVITAVECCHIA - ROMA

L'inchiesta in questione riguarda i lavori appaltati all'ATI composta ITINERA, GRANDI LAVORI FINCOSIT SPA, COOPSETTE, PIETRO CIDONIO SPA ed è relativa alla frode nelle pubbliche forniture ed ha comportato il sequestro dei cantieri dell'opera pubblica del valore di 130 milioni di euro. 

Le indagini della Procura di Roma hanno evidenziato che i materiali utilizzati dalle imprese per la realizzazione dell'ampliamento del Porto di Civitavecchia erano scadenti, non conformi e diversi da quelli indicati nella gara d'appalto. 

In particolare le imprese fornitrici e titolari di subappalto con forniture e pose di materiali lapidei (rocce prevenienti da cave) e calcestruzzo difformi da quanto stabilito dal capitolato d'appalto. Tali conferimenti, utili al riempimento dei “cassoni cellulari” per la realizzazione delle opere a mare, erano per caratteristiche, qualità, dimensioni, provenienza e natura del tutto difformi da quanto previsto dal contratto ed in parallelo vedevano la redazione e produzione di documenti di trasporto falsi con cui veniva mascherata la truffa nelle forniture.

I Carabinieri del N.O.E. di Roma, incaricati dalla Procura delle verifiche e quindi poi anche dell'esecuzione del sequestro, hanno evidenziato che tali difformità dei materiali utilizzati per la realizzazione dell'opera avrebbero pregiudicato la loro resistenza e durata nel tempo con seri rischi per la stabilità dell’opera stessa”.

Ulteriore conferma alle risultanze delle indagini della Procura veniva anche da intercettazioni telefoniche, come nel caso nell'intercettazione del 14 febbraio 2014 in cui un autotrasportatore affemava Perfetto... perfetto... è quella roba de stamattina che faceva schifo, quattro sassi grossi sopra e il resto tutta monnezza, così come in altra intercettazione del 19 febbraio in cui Simone De Amicis afferma: Sono pietre bucate... Ahahah e ma è un peccato pure buttarle quelle... quelle so’ da giardino so?”, o, per fare ancora un esempio, in un'altra del 12 marzo in cui un altro autotrasportatore afferma: “M’ha scaricato un viaggio di merda e invece serviva roba bona pe’ finì de riempì il cassone....

Scrive il GIP nel Provvedimento di sequestro:Il materiale viene estratto ricorrendo ad un martello pneutmatico utilizzato tramite escavatore e caricato sui mezzi meccanici senza alcuna selezione, con terra e marma mescolata alla roccia. L’estrazione avveniva presso una cava (dei Sissicari, di proprietà della società Stone&Green di Pietro Lo Monaco) diversa da quella (la cava Fioritta) indicata nei documenti di trasporto esibiti a personale del Corpo forestale nel corso di un controllo amministrativo. La cava da dove provengono effettivamente i materiali impiegati nei lavori non è autorizzata a procedure di estrazione con finalità industriali e costruttive”. Ed ancora: “È stato inoltre acquisito un filmato in cui un autocarro della società Fantozzi proveniente dalla cava di Basilina presso Bagnoregio (nel Viterbese), prima di recarsi nel porto di Civitavecchia a scaricare il materiale, effettuava una sosta presso gli impianti di recupero di rifiuti edili “Nuova Eco Edilizia”.”


c) Esaminando il PROGETTO ESECUTIVO di ANAS SPA del giugno 2014 (VIARIANTE)si deve inizialmente segnalare quanto segue in riferimento ad alcune imprese indicate:

* GREG SRL

La società in questione, con sede in ALBENGA (SV) risulta far capo alla famiglia ROSSELLO. Questa risulta da lungo tempo strettamente legata al noto FAMELI Antonio (storicamente legato alla cosca dei PIROMALLI ed a quella dei GULLACE-RASO-ALBENESE), al nucleo dei GULLACE-FAZZARI, anche attraverso l'ACCAME Fabrizio (già operante presso le imprese del FAMELI, in stretto rapporto con il GULLACE Carmelo e con l'altro esponente del medesimo sodalizio dei GULLACE-RASO-ALBANESE, PRONESTI' Antonello).

La “GREG SRL” che attualmente vedrebbe come amministratore il giovane ROSSELLO Gregorio, risulta chiaramente indicata come società del FAMELI Antonio intestata fittiziamente al ROSSELLO Giorgio. In merito evidente è quanto indicato nell'O.C.C. dell'operazione “CARIOCA:

(pag. 4) “il VELENTINO operando quale notaio rogante, il GROLLERO a titolo di concorso quale collaboratore di studio che operava materialmente, svolgendo la propria attività fino al 14.10.2011 a richiesta del FAMELI Antonio negli atti che vedevano quali parti prestanome del FAMELI e società riconducibili allo stesso FAMELI (PAFIMO EMPREENDIMENTOS IMOBILIAROS LTDA, VALLAURIS 2000 S.L., MONTECARMO 2000 S.L., ARCOBALENO S.A.C., MAFIPA SOCIEDADE IMOBILIARIA LTDA, LAS VEGAS S.A.S., GREG SRL e BRI.KE SRL)...”

(pag. 5) “il ROSSELLO, su disposizione del FAMELI Antonio e operando quale suo prestanome, facendosi nominare quale amministratore della GREG SRL rappresentando tale società nell'atto simulato di acquisto di beni immobili dalla PAFIMO LTDA in data 22.1.2010.”
(pag. 23 e segg) “Ulteriori conferme di questa frenetica attività illecita si rinvengono nei recenti interrogatori di Maria Antonietta BARILE sua [del FAMELI Antonio, ndr] segretaria e chiaramente complice (…)"

(… - pag. 26 - …) “ADR: Il ROSSELLO Giorgio era amico di FAMELI Antonio, ed anche lui risultava titolare di una società di FAMELI, la SCIM. Il ROSSELLO veniva con una certa frequenza al Casinò per parlare con il FAMELI e so che è proprietario di un locale commerciale nella villa del FAMELI, locale peraltro non attivo.
ADR: Il locale è stato comprato dal ROSSELLO quando io già lavoravo per il FAMELI ma non so se l'ha pagato effettivamente. 
ADR: Ricordo che effettivamente quando FAMELI stava costituendo la LAS VEGAS chiese a ROSSELLO se voleva farne parte come socio, cosa che peraltro aveva chiesto anche a me pur senza esborso del denaro per prendere la quota. Io rifiutai decisamente e comunque ricordo che neppure il ROSSELLO entrò nella società. Anche la LAS VEGAS è di FAMELI Antonio.
ADR: Con riferimento alla conversazione del 18.12.2010 era piuttosto frequente che il FAMELI mi mandasse da un cliente in vece sua senza però fare il suo nome. Se ho detto che era meglio indicare CARELLI invece che ROSSELLO come amministratore era perché ritenevo ROSSELLO ormai poco credibile. Questo perché in alcune occasioni ROSSELLO, che pure si presentava come amministratore della società formalmente a lui intestata, non era in grado di gestire le questioni a lui affidate: ad esempio non era in grado di risolvere i problemi e di affrontare le doglianze dei clienti, in genere locatari o acquirenti degli immobili. Infatti quando qualche cliente si lamentava, il FAMELI se ne disinteressava e mandava il ROSSELLO, il quale però non faceva nulla per risolvere il problema.” 

In merito allo spessore criminale e mafiosità del FAMELI Antonio si richiama quanto riportato dal Tribunale di Savona nel Decreto di sequestro e confisca dei beni riconducibili al FAMELI Antonio (tra cui anche beni che erano stati intestati alla “GREG SRL):

(...) le emergenze delle sentenza della Corte di Appello di Messina del 20.10.1997, irrevocabile il 23.3.1999, con cui il FAMELI è stato definitivamente condannato per associazione per delinquere.

L'originario processo, tenutosi di fronte alla Corte di Assise di Palmi, vedeva il FAMELI imputato, congiuntamente a numerosi altri soggetti, per associazione per delinquere di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p. (…). Il processo si svolgeva nei confronti di appartenenti alla cosca PIROMALLI di Gioia Tauro. Tali vicende, e le sentenze che da essa originarono, rappresentano ad avviso del P.M. “una pietra miliare nella ricostruzione del fenomeno mafioso nella piana gioiese”, tanto da essere ampiamente citata in numerosi successivi provvedimenti giudiziari, tra cui la ordinanza di custodia cautelare in data 5.10.2008 del GIP di Reggio Calabria nei confronti di PIROMALLI Giuseppe + 12 nel procedimento 5275/2007 (…) e nel decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria nel procedimento n. 6268/2006 DDA (…). In tali provvedimenti delle A.G. Reggine si ricorda che nel giudizio di primo grado la Corte di Assise di Palmi rilevando l'omessa indicazione nell'imputazione degli elementi “di fatto” idonei a individuare l'associazione di tipo mafioso, di cui ricorreva solo il richiamo normativo all'art. 416 bis c.p., ritenne contestata in concreto l'associazione a delinquere cosiddetta semplice e per questo titolo condannò molti degli imputati con sentenza del 26.2.1994. Tra i condannati il FAMELI e, tra gli altri, GULLACE Carmelo.
La sentenza della Corte d'Assise di Palmi venne impugnata dagli imputati e la Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria, nel confermare la sentenza di condanna, affermò esplicitamente che l'associazione non era di tipo “comune” bensì di stampo mafioso: la mancanza di appello da parte dell'ufficio del Pubblico Ministero sul punto non consentì però alla Corte di riqualificare i fatti sub 416 bis c.p., per cui venne confermata la sentenza di condanna per il solo art. 416 c.p..
La sentenza venne poi confermata in Corte di Cassazione per tutti gli imputati ad eccezione del
FAMELI, per cui venne disposto un annullamento con rinvio. La Corte d'Assise d'Appello di Messina, in sede di rinvio, confermò la condanna per l'ipotesi associativa nei confronti del FAMELI con sentenza passata in giudicato il 23.3.1999, a seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso da parte della Corte di Cassazione.
 

La lettura di tale ultima sentenza (n.600 del 23.3.1999...) è particolarmente importante perché fornisce un chiaro quadro dello spessore criminale del FAMELI.

Afferma infatti la Corte di legittimità che “la sentenza del 21.10.1997 (quella della Corte d'Assise d'Appello di Messina) ha ritenuto provato innanzi tutto l'esistenza del sodalizio criminoso in base alle dichiarazioni di molte persone; quindi l'inserimento del FAMELI, persona molto apprezzata da 'don Peppino PIROMALLI', nella delinquenza organizzata (cosche RASO-GULLACE-ALBANESE). A conforto delle dichiarazioni dello SCRIVA ha valorizzato una lunga e complessa serie di circostanze ed elementi, già apprezzati in primo grado, di cui alla prima sentenza d'appello e, di conseguenza, quella d'annullamento, non avevano tenuto conto; ha rimarcato la improvvisa carriera imprenditoriale – spiegabile solo con la disponibilità di un ingente patrimonio di cui il prevenuto non ha saputo fornire nessuna giustificazione – i sicuri rapporti con soggetti malavitosi anche autorevoli, la progettazione di un complesso imprenditoriale in San Ferdinando; le sicure manovre con la richiesta di intervento della 'ndrangheta, al di là di quanto deciso in relazione all'omicidio (…), per rimuovere l'ostacolo delle esose pretese del LA MALFA Sabatino, capo mafia della zona”.

Nel medesimo Atto, i Giudici del Tribunale di Savona, tengono inoltre a precisare:

Nella proposta del P.M. vengono ampiamente evidenziati gli elementi maggiormente significativi in relazione ai rapporti, ancora attuali, del FAMELI, con soggetti legati a gruppi criminali, come GULLACE Carmelo e PRONESTI' Antonello (…).
Si sottolinea la costante dedizione ad attività criminose e il sistematico utilizzo di schermi fittizi da parte del
FAMELI per occultare le sue proprietà di beni mobili e immobili e il controllo di società e aziende, con conseguente integrazione del reato di trasferimento fraudolento di valori, previsto dall'art. 12-quinquies, comma primo, della legge n. 356 del 1992, avvalendosi, nel corso del tempo, di molti soggetti-prestanome a lui collegati come:

(…)

- ROSSELLO Giorgio (storico sodale del FAMELI, già amministratore - assieme al figlio, FAMELI Serafino – e poi liquidatore della SCIM SRL, società già proprietaria di gran parte delle unità immobiliari, site in Loano, Via Aurelia 271 / Piazza Anton da Noli (c.d. “Villa Maria”), formalmente cedute l'8.7.2005 alla VALLAURIS 2000 SL, e degli immobili siti in Boissano, Via Morteo (c.d. “Fattoria) ceduti il 18.2.2005 alla “SS Agricola degli Ulivi”). 

(…)

Quanto ai beni immobili della GREG SRL, società riconducibile alla famiglia di ROSSELLO Giorgio, che è da tempo uno dei prestanome del FAMELI, va osservato come tale società acquisti apparentemente due unità immobiliari da PAFIMO in data 22.1.2010, immobili che sono stati peraltro pagati con assegno tratto da c/c della Caja Rural de Canarias, pacificamente nella disponibilità del FAMELI. Dunque l'acquisto degli immobili da parte della detta società deve ritenersi simulato e gli stessi sono tuttora nella piena disponibilità dei fatto del proposto”.

 

* EMI - BAGNASCO 

Le imprese dei BAGNASCO risultano da lungo tempo in rapporti e partecipazione a medesimi cantieri con i noti FOTIA e MAMONE.
Se è stato documentato che i FOTIA ed i MAMONE risultano da lungo tempo essere in stretto raccordo, anche al fine di ottenere subappalti dalle cooperative emiliane (UNIECO e COOPESETTE), è altrettanto emerso un solido legame tra gli esponenti e le imprese della famiglia FOTIA con esponenti della cosca GULLACE-RASO-ALBANESE ed in particolare con il CHIARO Vincenzo, facente capo nel nord-ovest, secondo le risultanze della D.I.A. al già citato GULLACE Carmelo.

I FOTIA già oggetto di misura interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Savona, con esplicito riferimento alla loro principale impresa, la “SCAVO-TER”, sono strettamente legati ed imparentati con le famiglie della potente cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.
I MAMONE risultano invece storicamente legati, come già la D.I.A. indicava nella pubblica relazione del 2002, alla cosca dei MAMMOLITI nonché strettamente legati alla famiglia RAMPINO (con Antonio RAMPINO reggente, sino alla morte, della 'ndrangheta in Liguria e Basso Piemonte) ed ai GULLACE-RASO-ALBANESE (legati ed imparentati ai PIROMALLI). Sono stati documentati i contatti anche con altri esponenti noti della criminalità organizzata calabrese tra cui: STEFANELLI Vincenzo (degli STEFANELLI-GIOVINAZZO insediati a Varazze – SV); gli AVIGNONE Domenico e Salvatore già mappati per attività anche in Liguria con diverse società tra cui la “SCA.MO.TER”; i FACCHINERI; i RASCHELLA'; i GORIZIA.

Le più recenti indagini della Procura di Genova e della Procura di Savona hanno evidenziato la capacità di influenza sia dei FOTIA che dei MAMONE sulle altre imprese al fine di determinare l'acquisizione di commesse ed appalti/incarichi pubblici in modo “drogato” da corruzione (vedesi inchiesta DUMPER relativa ai FOTIA + altri) o con un “cartello” di imprese (vedesi inchiesta PANDORA relativa ai MAMONE + altri).

 

* GRUPPO PENSIERO

Il PENSIERO Franco risulta ora rinviato a giudizio al Tribunale di Savona per EMISSIONE FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI del valore di 1.500.000,00 euro (le fatture erano riferite a presunte “CONSULENZE”). L'inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio del PENSIERO nasce dall'inchiesta sulla “GLOBAL BUSINESS COMUNICATION” e riguarda complessivamente, in Italia, una frode fiscale di 67 milioni di euro con coinvolgimento di imprenditori/imprese anche a Prato, Bologna, Cagliari, Genova, Milano, Palermo, Roma e Reggio Calabria.

Il PENSIERO Franco, in occasione della presentazione della nuova organizzazione di vertice del GRUPPO PENSIERO, con il figlio PENSIERO Roberto ed il nipote CARLOTTO Franco, sottolineava l'importanza del rapporto con la società “AMA” di ROMA (PENSIERO Franco: siamo un'azienda che riscuote credibilità infatti siamo stati chiamati anche dall'AMA di Roma che ci ha scelto per aiutarli nell'emergenza Campania e questo è un chiaro segno della qualità della nostra immagine a livello nazionale”).
Da segnalare che la gestione della società AMA di Roma è stata poi coinvolta da pesanti inchieste giudiziarie, tra cui anche l'inchiesta sulla Discarica di MALAGROTTA. 

L'impresa del PENSIERO è stata poi tra i soggetti coinvolti nella messa in sicurezza della STOPPANI (unitamente ad altre imprese già in rapporti con i MAMONE e che in parte erano tra i componenti del “cartello” facente capo a MAMONE Gino per il controllo di appalti e subappalti e con forti interessi sulla STOPPANI, nonché, sempre nell'ambito dei lavori STOPPANI, con parallelo incarico alla “F.G. RICICLAGGI” del BUSCA Claudio già in contatti con i MAMONE e FOTIA). Tra le imprese in questione, come si evince anche dal cartello appalti – giugno 2009 -, durante la gestione Commissariale del sito ex STOPPANI, vi erano: F.LLI BARALDI, DESPE e SALPA (del GRUPPO DEMONT) – tutte e tre indicate dalla GdF come appartenenti al “cartello MAMONE”-, oltre alla PENSIERO:

 

Nel medesimo cartello appalti e subappalti, inoltre, vi è anche la “IREOS SPA” dove tra i soci compare la “RICUPOIL SRL” di Genova e PORAZZA Pier Giulio come Consigliere di Amministrazione (2006-2008). Il PORAZZA sarà poi nominato Amministratore Delegato della “SVILUPPO GENOVA SPA” dopo l'emergere della prima fase dell'inchiesta “PANDORA” e prima che la ECO-GE continuasse con i nuovi subappalti per i lavori inerenti la nuova strada. La “RICUPOIL SRL” è subentrata in diversi incarichi alla ECO-GE che ha avviato la fase di liquidazione, dopo le diverse inchieste giudiziarie e, si presume, al fine di eludere eventuali provvedimenti giudiziari volti a sequestri e confische dei beni.

Insieme a PENSIERO e SALPA per lo “SMALTIMENTO RIFIUTI” vi è anche il “CONSORZIO CORRIVAL” ovvero la struttura di cui già si è parlato in merito all'ACNA DI CENGIO, composto da GRUPPO PENSIERO, EMI, TERSIA e VICO; CONSORZIO CORRIVAL che è a sua volta “CLIENTE” del GRUPPO DEMONT (di cui fa parte la SALPA).
Mentre tali imprese (già in rapporto o in “cartello” con i MAMONE) operavano nell'area del S.I.N. EX STOPPANI, all'interno dello stesso si notava, ben visibile, anche uno dei cassoni della “ECO-GE” dei MAMONE, accanto a quelli “blu” della società del BUSCA, la “FG RICICLAGGI”.

Il GRUPPO PENSIERO ha inoltre operato anche per la UNIECO per la realizzazione del complesso “LE OFFICINE” in Via Stalingrado a Savona. Per i lavori di detta realizzazione la PENSIERO ha operato in parallelo la SCAVO-TER dei FOTIA.

La società PENSIERO ha inoltre operato, ancora, accanto ai FOTIA, in questo caso alla “P.D.F. SRL”, per la realizzazione di un complesso di box auto in Albissola Marina di società facente capo alla famiglia DELLEPIANE (la “ALPAR SRL” di proprietà della “OR.SA. 2000 SRL”), su incarico della “FIDIA”, sempre dei DELLEPIANE, ovvero del gruppo DEMONT coinvolto nell'inchiesta “PANDORA” della Procura di Genova con Aldo DELLEPIANE indagato, unitamente al MAMONE Gino ed altri, per 416 C.P..

Sempre in merito a PENSIERO occorre segnalare che questi ha in corso una pesante conflittualità con la società a maggioranza pubblica “CAIRO REINDUSTRIA [titolari delle quote risultano: COMUNE DI CAIRO MONTENOTTE con il 63,7%, FI.L.S.E. SPA (FINANZIARIA LIGURE PER LO SVILUPPO ECONOMICO) 27,5%, SYNDIAL SPA (gruppo ENI) 8,8%] Tali fatti sono evidenziati nella Relazione sul Bilancio 2012 del Liquidatore PENNINO Matteo. Testualmente: 

"RACCORDO FERROVIARIO

Ricordo che il principale cespite da valorizzare è costituito dal raccolto ferroviario per il quale appare necessario, prima di addivenire alla sua possibile alienazione attraverso le procedure che si riterranno applicabili alla fattispecie, trovare una soluzione per la fusa pendente davanti al Tribunale di Genova promossa da SCILLA SRL [che risulta del GRUPPO PENSIERO, ndr].

Giova infatti ricordare che detto procedimento civile è stato instaurato da SCILLA SRL per ottenere la risoluzione dell'Atto notarile Anselmi 21 dicembre 2005.

Con detto rogito CAIRO REINDUSTRIA SPA si è impegnata a concedere a SCILLA SRL la gestione per un anno - rinnovabile per un ulteriore anno - del raccordo ferroviario a fronte della costituzione del diritto di superficie su proprietà SCILLA SRL (mappale 787 del foglio 69) avente ad oggetto la ristrutturazione ed il mantenimento sull'area da parte di CAIRO REINDUSTRIA SPA del raccordo medesimo.

E' evidente che essendo stata richiesta la risoluzione del contratto sussiste il rischio che, in caso di accoglimento della domanda, CAIRO REINDUSTRIA SPA non abbia diritto di mantenere il raccordo nella proprietà SCILLA SRL con conseguente sostanziale inutilizzabilità dell'impianto.

Altra conseguenza della lite pendente è che nessun operatore, salvo SCILLA SRL medesima, potrebbe fondatamente candidarsi per l'acquisto dell'impianto.

Ricordo ancora che la tesi difensiva sostenuta di CAIRO REINDUSTRIA SPA è rappresentata dall'asserita impossibilità di adempiere all'obbligo di attribuzione della gestione del raccordo a SCILLA SRL per mancanza delle autorizzazioni amministrative che avrebbero dovuto essere rilasciate da parte di R.F.I. per l'esercizio del raccordo.

CAIRO REINDUSTRIA SPA ha sostenuto che nonostante abbia fatto tutto il possibile per ottenere la concessione, detti provvedimenti amministrativi non risultano mai stati rilasciati.

Desidero peraltro informare i soci che su questa complessa vicenda, che dalla data di nomina, il liquidatore ha avviato personalmente contatti e trattative, anche con R.F.I., che sono tutt'ora in corso, favorite peraltro dal COMUNE DI CAIRO MONTENOTTE e da FILSE SPA che si sono fatti carico di parteciparvi.

Segnalo che il rilascio delle autorizzazioni amministrative per l'esercizio del raccordo da parte di R.F.I. pare debba necessariamente coinvolgere anche FUNIVIE SPA (titolare delle autorizzazioni concernenti l'ultimo tratto di raccordo ferroviario prima della stazione di San Giuseppe Cairo), nonché SCILLA SRL e ITALIANA COKE, con conseguente aggettiva complessità delle trattative.”


* ANFOSSI 

Il sito indicato è della “AZIENDA AGRARIA ANFOSSI FRANCESCA” (in Atti anche “AZIENDA AGRICOLA ANFOSSI FRANCESCA”) di cui risulta titolare CROSA DI VERGAGNI Luigi.

Risulta che il Progetto di riempimento dell'area indicata dalla “AZIENDA AGRARIA ANFOSSI FRANCESCA” sia stato caratterizzato da una particolare approvazione in quanto aveva visto inizialmente l'espressione di un netto parere negativo motivato da parte della Soprintendenza per i beni architettonici e Paesaggistici della Liguria che poi si è tramutato in un parere favorevole. Nel parere negativo (espresso con nota della citata Soprintendenza del 30.04.2010) si evidenziava: “parere di competenza negativo in quanto in contrasto con il vincolo paesaggistico presente sul sito di area in argomento, essendo molto estesa, comporterebbe un’alterazione non ammissibile della porzione di versante boschivo in cui si colloca”. Come si evince dalla documentazione allegata alla Relazione ANAS in merito alla proposta dell'AZIENDA AGRARIA ANFOSSI FRANCESCA di CROSA DI VERGAGNI Luigi il “disboscamento” dell'area è ancora previsto, così come la rimodelatura del suolo, risultando quindi in netto contrasto con il vincolo paesaggistico richiamato nella nota della Soprintendenza del 30.04.2010.

Risulta inoltre non ammissibile l'utilizzo di terre e rocce da scavo non compatibili con una “bonifica agraria” e non si ritiene sufficiente una “comunicazione verbale” di funzionari ANAS con cui si possa attestare che tra le terre e rocce da scavo degli scavi per l'AURELIA-BIS verrà “selezionato” specificatamente il materiale compatibile con i limiti di legge per il riempimento finalizzato ad attività agraria.


*
AREA CAVA SANT'ELENA DI BERGEGGI

Il sito in questione risultava essere oggetto di progetto – con Atto di Cessione di Diritto Superficiario – della nota “F.E.R.A. SRL” per la realizzazione di una speculazione sotto forma di “fattoria eolica”. Tale progetto non è stato realizzato e non è stato quindi approvato in considerazione delle particolari caratteristiche del sito in questione.

Se nella RELAZIONE dell'ANAS si indica, in riferimento al sito di Bergeggi, che “L'area ricade all'interno dell'area a vincolo bellezze di insieme Altopiano di Bergeggi nei comuni di Vado Ligure Bergeggi Spotorno caratterizzato dalla macchia mediterranea spontanea e da tipici sentieri panoramici” nella RELAZIONE manca un “dettaglio” che invece risulta determinante per indicare la NON idoneità del sito all'intervento di conferimento proposto. Infatti tale area della CAVA S.ELENA di BERGEGGI risulta ricadere pienamente in un S.I.C. (SITO DI INTERESSE COMUNITARIO), e quindi l'area risulta protetta.

Sussiste inoltre, quindi, anche la preoccupazione che si intenda cogliere l'occasione dello smaltimento delle terre e rocce da scavo derivanti dai lavori di realizzazione del tratto di AURELIA-BIS in area NON compatibile con tale conferimento, per poi proseguire con la realizzazione del progetto “F.E.R.A. SRL” o altri per “sanare/riqualificare” l'intervento di conferimento effettuato.


d) Altro sito indicato quale oggetto di conferimento delle terre e rocce da scavo derivanti dai lavori per la realizzazione dell'opera dell'AURELIA BIS in questione risulta essere quello della costruenda PIATTAFORMA MAERSK di Vado Ligure (Sv). In merito si devono indicare criticità significative che sinteticamente si indicano di seguito:

* GRANDI LAVORI FINCOSIT SPA – IMPRESA ESECUTRICE OPERA

La società in questione, “GRANDI LAVORI FINCOSIT SPA”, risulta coinvolta in molteplici procedimenti penali per gravi reati. In particolare:


-
INCHIESTA MOSE - VENEZIA

Nell'ambito di questa inchiesta risulta essere stato oggetto di misura cautelare in carcere il Presidente del Consiglio di Amministrazione della GRANDI LAVORI FINCOSIT SPA, MAZZI Alessandro.

Nell'O.C.C. del GIP di Venezia, a cui si rimanda integralmente, estremamente indicativi della gravità dei fatti contestati sono i capi di imputazione contestati al MAZZI, che nello specifico sono:

MAZZI Alessandro, nato a Verona il 20-10-1966
capo 1) artt. 319 e 321 c.p. in Venezia, fino al luglio 2013
capo 2) artt. 319 e 321 c.p. in Venezia, fino al 2012
capo 3) artt. 319, 321, 326 c. 1 ° e 30 c.p. in Venezia e Milano tra aprile e giugno 2010
capo 4) artt. 319,321,326 c. 1 ° e 30 C.p. in Venezia e Roma tra giugno 2010 e febbraio 2011
capo 5) artt. 319 e 321 c.p. in Venezia dal 2005 al 2011
capo 6) artt. 319 e 321 C.p. in Venezia dalla fine degli anni '90 sino ai primi mesi del 2013
capo 7) artt. 319 e 321 c.p. in Venezia, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2008
capo 11a) art. 7, commi 2 e 3, L. 195/74 e art. 4 L. 659/81 in Venezia nel corso del 2010
capo 11e) art. 7, commi 2 e 3, L. 195/74 e art. 4 L. 659/81 in Venezia nel corso del 2010
capo 12a) art. 7, commi 2 e 3, L. 195/74 e art. 4 L. 659/81 in Venezia nel corso del 2009
capo 12c) art. 7, commi 2 e 3, L. 195/74 e art. 4 L. 659/81 in Venezia a partire dal 2006 e sino al 2012
capo 13a) art. 7, commi 2 e 3, L.195/74 e art. 4 L.659/81 in Venezia nei primi mesi del 2010
capo 13c) art. 7, commi 2 e 3, L.195/74 e art. 4 L.659/81 in Venezia nei primi mesi del 2010
capo 17) art. 8, c. 1 D. Lgs. n. 74/2000 in Roma dal 27 gennaio 2006 al 29 febbraio 2012
capo 20) artt. 2, c. 1 D. Lgs. n. 74/2000 in Venezia dalI ottobre 2007 al26 settembre 2012”


- INCHIESTA PORTO CIVITAVECCHIA - ROMA

L'inchiesta in questione riguarda i lavori appaltati all'ATI composta ITINERA, GRANDI LAVORI FINCOSIT SPA, COOPSETTE, PIETRO CIDONIO SPA ed è relativa alla frode nelle pubbliche forniture ed ha comportato il sequestro dei cantieri dell'opera pubblica del valore di 130 milioni di euro.
Le indagini della Procura di Roma hanno evidenziato che i materiali utilizzati dalle imprese per la realizzazione dell'ampliamento del Porto di Civitavecchia erano scadenti, non conformi e diversi da quelli indicati nella gara d'appalto.

In particolare le imprese fornitrici e titolari di subappalto con forniture e pose di materiali lapidei (rocce prevenienti da cave) e calcestruzzo difformi da quanto stabilito dal capitolato d'appalto. Tali conferimenti, utili al riempimento dei “cassoni cellulari” per la realizzazione delle opere a mare erano per caratteristiche, qualità, dimensioni, provenienza e natura del tutto difformi da quanto previsto dal contratto ed in parallelo vedevano la redazione e produzione di documenti di trasporto falsi con cui veniva mascherata la truffa nelle forniture.

I Carabinieri del N.O.E. di Roma, incaricati dalla Procura delle verifiche e quindi poi anche dell'esecuzione del sequestro, hanno evidenziato che tali difformità dei materiali utilizzati per la realizzazione dell'opera avrebbero pregiudicato la loro resistenza e durata nel tempo con seri rischi per la stabilità dell’opera stessa”.

Ulteriore conferma alle risultanze delle indagini della Procura veniva anche da intercettazioni telefoniche, come nel caso nell'intercettazione del 14 febbraio 2014 Perfetto... perfetto... è quella roba de stamattina che faceva schifo, quattro sassi grossi sopra e il resto tutta monnezza, così come in altra intercettazione del 19 febbraio in cui Simone De Amicis afferma: Sono pietre bucate... Ahahah e ma è un peccato pure buttarle quelle... quelle so’ da giardino so?”, o, per fare ancora un esempio, in un'altra del 12 marzo in cui un'altro autotrasportatore afferma: “M’ha scaricato un viaggio di merda e invece serviva roba bona pe’ finì de riempì il cassone....

Scrive il GIP nel Provvedimento di sequestro:Il materiale viene estratto ricorrendo ad un martello pneutmatico utilizzato tramite escavatore e caricato sui mezzi meccanici senza alcuna selezione, con terra e marma mescolata alla roccia. L’estrazione avveniva presso una cava (dei Sissicari, di proprietà della società Stone&Green di Pietro Lo Monaco) diversa da quella (la cava Fioritta) indicata nei documenti di trasporto esibiti a personale del Corpo forestale nel corso di un controllo amministrativo. La cava da dove provengono effettivamente i materiali impiegati nei lavori non è autorizzata a procedure di estrazione con finalità industriali e costruttive”. Ed ancora: È stato inoltre acquisito un filmato in cui un autocarro della società Fantozzi proveniente dalla cava di Basilina presso Bagnoregio (nel Viterbese), prima di recarsi nel porto di Civitavecchia a scaricare il materiale, effettuava una sosta presso gli impianti di recupero di rifiuti edili “Nuova Eco Edilizia”.” 

 

* DELIBERAZIONE VIZIATA DA CONFLITTO DI INTERESSI

La Deliberazione del COMUNE DI VADO LIGURE con cui si procedeva al via libera alla realizzazione dell'opera della PIATTAFORMA MAERSK risulta viziata da un evidente quanto preoccupante conflitto di interessi.

La Delibera in questione, approvata durante il mandato del Sindaco GIACOBBE Carlo, vedeva la partecipazione alla votazione del Consigliere Comunale RAFFA Fortunato (cugino dei noti FOTIA di cui già si è detto) che risultava in posizione di CONFLITTO DI INTERESSI. Infatti lo stesso RAFFA era (ed è) Presidente della COOPERATIVA EDILIZIA DIPENDENTI FIAT – VADO che aveva proprietà e/o comproprietà di aree direttamente interessate dall'opera. Questo fatto venne anche chiaramente indicato nel Ricorso avverso agli Atti (Delibere, Convenzioni, Accordo di Programma) relativi all'approvazione della “PIATTAFORMA MAERSK”, promosso dai movimenti e cittadini di Vado Ligure. Veniva infatti indicato nel ricorso, come si apprende dalle dichiarazioni pubbliche dei ricorrenti, che il RAFFA rimase in aula sia durante la discussione, sia anche durante la votazione, degli Atti su cui ricadeva nelle cause di CONFLITTO DI INTERESSI.

 

* GESTIONE “PERMEABILE” DELL'AUTORITA' PORTUALE DI SAVONA

L'Ente Concedente ed il soggetto preposto all'Alta Sorveglianza sull'opera risulta essere l'AUTORITA' PORTUALE DI SAVONA. 

Detta struttura si è caratterizzata per una pesante permeabilità da parte di imprese legate o collegate alla criminalità organizzata di stampo mafioso, dimostrando una grave incapacità di azione preventiva. 

Se, in particolare, risultavano molteplici attività dei già indicati FOTIA, clamoroso si è evidenziato essere il caso del 2012 relativo all'Intervento di mitigazione del rischio idraulico del rio Pilalunga in sponda sinistra del torrente Quiliano. Detti lavori per un importo contrattuale di 699.413,60 euro, che vedeva come Responsabile del Procedimento l'Ing. DESTEFANIS Flavio (lo stesso Responsabile Unico del Procedimento dell'opera “PIATTAFORMA MAERSK), vedevano operare l'impresa cooperativa “SPEEDY”. Amministratore della stessa SPEEDY e Responsabile della sicurezza dell'impresa nel cantiere in questione risultava LO SCRUDATO Stefania. Direttore tecnico della “SPEEDY” (e legato alla LO SCRUDATO) era il COSTANZA Salvatore, arrestato nell'operazione “KAMARAT” per 416-BIS in quanto ritenuto affiliato all'associazione mafiosa Cosa Nostra ed in particolare facente parte della famiglia mafiosa di Cammarata. Lo stesso COSTANZA verrà condannato, sempre nel 2012 (ottobre), a 10 anni di carcere al termine del giudizio di Primo grado con rito abbreviato. L'AUTORITA' PORTUALE DI SAVONA davanti a tale contesto, con il COSTANZA posto agli arresti per 416-BIS, precisava che per quanto riguardava il cantiere non vi erano problemi perché anche se in cella il COSTANZA (Direttore Tecnico della SPEEDY e legato all'Amministratore della stessa società) i documenti formali dell'impresa, acquisiti nel 2011, erano regolari.

Non desterà quindi stupore, quindi, che la società “INTERPORTO DI VADO LIGURE SPA” di cui l'AUTORITA' PORTUALE DI SAVONA è socia con l'8% delle quote (e nel Cda vedeva sedere il Presidente dell'AUTORITA' stessa, CANAVESE Cristoforo detto “Rino”), insieme alla già citata AUTOSTRADA DEI FIORI(28%) e GF PORTERM SRL (64% - GRUPPO ORSERO), abbia invitato a diverse gare per l'assegnazione di lavori imprese quali, ad esempio:

- la CEMENT-BIT che risultava coinvolta nelle attività illecite al centro dell'inchiesta “DUMPER della Procura di Savona (e che coinvolgeva in prima persona FOTIA Pietro con la SCAVO-TER) e che vedeva anche l'adozione da parte del GIP del TRIBUNALE DI SAVONA di misura interdittiva.

- la CHIARO VINCENZO SAS che risulta indicata in molteplici Atti dell'Antimafia a partire da quelli della Prefettura di Savona, nonché della D.I.A.. Al fine di offrire un maggiore dettaglio:

1) Nella Relazione del Prefetto di Savona alla Commissione Antimafia (anno 2011) si legge:
"... la particolare attenzione sviluppata in ordine ai tentativi di infiltrazione nelle attività economiche di questa provincia ha consentito di indirizzare all'ITALFER SPA un'informativa antimafia "atipica" nei confronti della GEO COSTRUZIONI SPA ai sensi dell'art. 1 septies del D.L. 6 settembre 1982 n. 629 convertito in Legge 12 ottobre 1982 n. 726, integrato all'art. 2 della Legge 15 novembre 1988 n. 486. Il legale rappresentante di tale società è ANDREA NUCERA, più volte denunciato, da tempo oggetto di accertamenti e verifiche, ed imprenditore di particolare rilievo nel settore edile, del movimento terra e dello smaltimento di rifiuti con svariate società operanti anche nei Balcani e in Belgio. Il direttore generale della citata società è VINCENZO CHIARO, già titolare della "CHIARO VINCENZO & C SAS", affiancatasi operativamente alla stessa GEO COSTRUZIONI, assieme a GIROLAMO DEMASI e Ettore REBORA, noti alle Forze dell'Ordine per frequentazioni con soggetti segnalati come appartenenti ad associazioni di stampo mafioso. Per lo stesso REBORA risultano precedenti e condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, sequestro di persona a scopo di rapina, estorsione ed altro."

2) Da altri Atti della D.I.A. - come quelli relativi al procedimento per l'adozione di misure di prevenzione a carico dei noti FOTIA, si acquisiscono ulteriori elementi:

Il CHIAROVincenzo ed il socio (e zio) DEMASI Girolamo sono soggetti mappati perché legati alla cosca dei GULLACE-RASO-ALBANESE. 

Nell'ambito di intercettazioni telefoniche sull'utenza della “CHIARO VINCENZO & C S.a.s” risultavano esservi molteplici contatti con l'utenza della moglie del GULLACE Carmelo (considerato il capo della cosca nel Nord-Ovest del Paese), ovvero la FAZZARI Giulia (segnalata pregiudicata per bancarotta fraudolenta).

Il CHIARO Vincenzo secondo la DIA rivestirebbe il ruolo di referente nel reimpiego dei proventi illeciti, della criminalità organizzata calabrese, attraverso l'accaparramento dei lavori afferenti le opere pubbliche. Di più: È verosimile ipotizzare, infatti, che tra il CHIARO Vincenzo e i coniugi GULLACE/FAZZARI vi sia un rapporto attraverso il quale la criminalità organizzata di stampo mafioso ponga i suoi interessi, anche con la menzionata costituzione di associazione di imprese con la SCAVO-TER S.r.l., nella lecita attività del movimento terra”.

Il CHIARO Vincenzo ed il DEMASI Girolamo provengono dalla stessa zona di origine del GULLACE, inoltre questi ultimi soggetti sono considerati entrambi riconducibili alla cosca dei GULLACE-RASO-ALBANESE.

Diversi dei contatti sviluppatisi tra le utenze della società CHIARI VINCENZO ed i GULLACE-FAZZARI si sono registrati in coincidenza con la costituzione della associazione di imprese tra “CHIARI VINCENZO & C Sas” e “SCAVO-TER Srl” dei FOTIA (mappati come cosca dei MORABITO-BRUZZANITI-PALAMARA e dal 2012 oggetto di Informativa Antimafia con carattere interdittivo), per i lavori in sub-appalto per scavi e movimento terra, commissionati dalla “FERROVIAL AGROMAN S.A.”, relativi ai lavori per il raddoppio e spostamento della linea ferroviaria tra San Lorenzo ed Andora.

Appena avviata la verifica si apprende che il DEMASI Girolamo era stato stato indicato dall’Osservatorio Centrale sugli Appalti Pubblici, della DIA di Roma, come un affiliato alla cosca RASO-GULLACE-ALBANESE di Cittanova (RC) “operante nella piana di Gioia Tauro, con ramificazioni in tutto il nord-ovest d’Italia”

In particolare sul citato DEMASI Girolamo, dalle banche dati delle Forze di Polizia, emerge il contatto, legame e frequentazione con molteplici esponenti della 'ndrangheta.
Il DEMASI Girolamo è altresì il fratello di DEMASI Antonio, gravato da pregiudizi penali per omicidio volontario tentato, estorsione, violenza privata, detenzione e porto abusivo di armi, indicato, negli atti presenti negli archivi D.I.A., come organico prima alla cosca FACCHINERI e successivamente alla cosca RASO-GULLACE-ALBANESE.

DEMASI Antonio, sottoposto a controllo di polizia, in data 15.05.1998, da personale appartenente al Comando Stazione Carabinieri di Cittanova, è stato fermato in compagnia di GULLACE Francesco (fratello del GULLACE Carmelo e braccio destro del capo-locale di Canolo RASO Giuseppe detto “avvocaticchio”), elemento di spicco della summenzionata cosca mafiosa perché “notati conversare in modo assai confidenziale.”

 

e) Si deve ulteriormente segnalare che proprio in Liguria e relativamente ai lavori per la realizzazione dell'AURELIA-BIS, nell'ambito del territorio dell'imperiese, sempre nell'ambito della gestione ANAS, si sono evidenziati subappalti ad imprese di soggetti legati alle cosche della 'ndrangheta. In particolare si deve, a questo proposito, evidenziare quanto segue:

 

* DA RISULTANZE ATTIVITA' D.I.A.

Testualmente dagli Atti relativi ad un procedimento relativo all'istanza D.I.A. per adozione di misure di prevenzione, un estratto esplicativo in merito:

“In data 7 luglio 2011, questo Ufficio [D.I.A., ndr] ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Sanremo (IM), una comunicazione di notizia di reato ai sensi dell’art. 347 c.p.p. nei confronti di nr. 21 soggetti, titolari di società di edilizia e movimento terra, per la violazione dell’art. 21 della legge 13 settembre 1982 n. 646.

Il provvedimento è stato eseguito in forza ai poteri di accertamento vigenti, al fine di contrastare ogni possibile pericolo di infiltrazione da parte della criminalità di tipo mafioso, nell’ambito del monitoraggio dei cantieri ove sono in realizzazione opere finanziate con denaro pubblico.

In tale contesto, in località Sanremo (IM), è stato avviato un accertamento dei lavori denominati “SS.1 Nuova Aurelia – lavori di realizzazione della variante di Sanremo – tratta San Lazzaro – Sanremo Centro”, gestiti dall’A.N.A.S Spa – Compartimento della Liguria, inerenti la realizzazione di un tratto di superstrada tra la vallata di San Lazzaro ed il Borgo di Sanremo (IM), dei quali 1,6 chilometri in galleria.

La gara d’appalto, conclusasi nel 2004, è stata aggiudicata all’A.T.I. costituita dalle società "Ingg. Provera e Carrassi Impresa di Costruzioni S.p.A. (mandataria), Polidori Alpina s.r.l. e Alpina s.p.a. (mandanti)".

Per l’esecuzione degli anzidetti lavori, il vincitore della gara, in data 17 luglio 2007, ha costituito la SANREMO S.C.R.L., rappresentata, a sua volta, dalla società di capitali INGG. PROVERA E CARRASSI IMPRESA DI COSTRUZIONI. La compagine sociale di quest’ultima è composta da CARASSI DEL VILLAR Francesco, CIPOLLA Raimondo e QUOZZO Giuliano.

Lo svolgimento delle indagini, effettuate tramite accurati servizi di osservazione presso il cantiere della citata opera pubblica, ha permesso di accertare diverse irregolarità a carico di numerose società, tra cui la Scavo-ter S.r.l., di FOTIA Donato, operanti in regime di sub-appalto non autorizzato.

In particolare, in data 30 settembre e 5 ottobre 2010, personale di questo Ufficio, effettuava servizi di o.c.p. provvedendo a documentare, anche mediante rilievi fotografici, la presenza di automezzi all’interno del cantiere, impegnati nelle operazioni di trasporto e movimento terra.

Contestualmente, allo scopo di conoscere gli affidamenti e, più in particolare, le imprese autorizzate ad effettuare il movimento terra, settore estremamente sensibile all’infiltrazione mafiosa, questo Ufficio richiedeva all’A.N.A.S., in qualità di stazione appaltante, l’elenco delle società autorizzate ai sensi della legislazione antimafia.

Poichè tale elenco, appariva privo di qualsiasi riferimento circa le ditte emerse proprio nelle attività investigative sopra menzionate, questo Ufficio, unitamente agli altri membri costituenti il Gruppo Interforze, operante presso l’Ufficio Territoriale del Governo di Imperia, decideva l’avvio di più accurati accertamenti, effettuando, a seguito del provvedimento prefettizio nr. 960.12/B del del 27.10.2010, un accesso presso i cantieri di lavoro.

L’attività ispettiva, effettuata nel mese di novembre 2010 presso il cantiere dell’Aurelia Bis, consentiva di identificare le ditte operanti, il personale impiegato in quella giornata, gli automezzi presenti, nonché di raccogliere copiosa documentazione, tra cui contratti di sub-appalto e numerose bolle di conferimento di terra e rocce di scavo.

L’esame della documentazione raccolta, ha permesso di delineare il “documento ufficiale tecnico-contabile” in base al quale :

la committente ANAS - Compartimento della Liguria, ha corrisposto alla Sanremo s.c.r.l., impresa esecutrice, gli oneri per il trasporto dei materiali di scavo presso la cava denominata “Rocca Croaire”.

Successivamente, la Sanremo s.c.r.l., ha concesso tali lavori, in regime di sub-appalto, alla società FERRARO Srl, per il periodo gennaio 2008 – agosto 2010.

Quest’ultima società, a parere di questo Ufficio, in espressa violazione agli obblighi derivanti, sia dai commi 1 e 9 dell’art.118 del D.Lgs. 163/2006, sia dai vincoli contrattuali, sia dalle disposizioni di cui all’art.21, 1 comma, della legge 646/82, ha ceduto in sub appalto non autorizzato le segnalate attività di movimento terra, affidando i trasporti in discarica, in tutto o in parte, a soggetti terzi.

Nella fattispecie, lo sviluppo delle indagini, ha permesso di accertare che, nel periodo 19.10.2009 - 30.10.2009, la Scavo-ter S.r.l., ha effettuato nr. 8 viaggi di movimento terra per conto della FERRARO COSTRUZIONI SRL. Tale attività è stata posta in essere in violazione dell’art.21, 1 comma, della legge 646/82, in quanto, come già riferito, la citata FERRARO, già sub appaltatrice, non poteva, a sua volta, effettuare un ulteriore sub appalto.

Per tali violazioni, commesse tra il 24.01.2008 e l’estate del 2010, accertate in località Taggia-Sanremo il 09.11.2010, FOTIA Donato, amministratore delegato della Scavo-ter S.r.l., unitamente ad altri 20 rappresentanti di altrettante società, è stato indagato in stato di libertà.

Si rappresenta che, all’esito della citata attività, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria anche CHIARO Vincenzo, socio accomandatario della “CHIARO Vincenzo & C.” s.a.s., già menzionato nel corpo della presente proposta, nonché PELLEGRINO Domenico, rappresentante della società “PELLEGRINO” s.r.l. con sede in Ventimiglia, Loc. Casermette nr. 33 Fraz. Varase.

In ordine ai componenti la famiglia PELLEGRINO, appare opportuno evidenziare che, il 26 maggio c.a., personale di questo Centro Operativo, sottoponeva a vincolo reale beni mobili ed immobili individuati nella loro disponibilità. L’attività veniva effettuata in ottemperanza al decreto di sequestro anticipato nr.17/2011 P.M. emesso il 24.05.2011 dal Presidente del Tribunale di Imperia che ha concordato con l’esito degli accertamenti compendiati nella proposta per l’irrogazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale inoltrata dal Direttore della DIA il 17 maggio scorso.

Il Tribunale di Imperia convalidava quasi in toto il sequestro.

La predetta PELLEGRINO S.r.l., pur avendo come intestatari PELLEGRINO Domenico e DE MARTE Vincenza, genitori dei fratelli Michele, Giovanni, Maurizio e Roberto, è stata altresì sottoposta a sequestro preventivo in esito al decreto di cui innanzi.”

* SGRO' – COSCA GALLICO

Nell'ambito dei lavori relativi alla realizzazione dell'AURELIA-BIS nell'imperiese, sempre con stazione appaltante l'ANAS si è evidenziata l'attività della società “SP COSTRUZIONI” di SGRO' Carmelo ritenuto esponente della cosca GALLICO della 'ndrangheta. Nel dettaglio da una recente sentenza del TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA (che ha tra l'altro adottato la misura della confisca della “SP COSTRUZIONI), Sentenza GUP di Reggio Calabria del 10.01.2012, si legge:
Ancora, dalle risultanze sopra indicate, emerge in modo univoco la sistematica disponibilità di armi da parte del “futuro capo” Antonino Gallico (figlio di Giuseppe Gallico) che ne possiede in tale quantità da potere “barattare” con altri personaggi oggetti non in suo possesso, cosi come possiede sempre armi –sempre ai medesimi fini associativi- Sgrò Carmelo, figlio di Maria Antonietta Gallico e Sgrò Vincenzo, ulteriore “futuro capo” del gruppo llecito in esame nei termini e secondo le modalità a suo tempo descritte.

Ed ancora, sempre sulla stessa lunghezza d’onda, non solo altri sodali posseggono (almeno) un’arma (si pensi a Morgante Filippo, Ciappina Antonino, Rocco Gallico “che ne ha due!”), ma il gruppo in esame può all’occorrenza avere la disponibilità di armi da guerra (kalascinikov) laddove ciò “sia necessario al bisogno”.

Con un’ultima indicazione che dice tutto a riguardo:

Quando, come si vedrà appresso, Giuseppe Gallico “ordinerà al figlio” di punire (gambizzando) chi ha percosso il nipote citato Sgrò Carmelo, dirà al figlio che “solo un tempo” compiva operazioni di questo tipo con l’uso di mazze o altri tali oggetti contundenti “consigliando” allo stesso Antonino di rifarsi a “strumenti” più sicuri e meno dolorosi di cui il gruppo ha assoluta disponibilità illecita.”

La “SP COSTRUZIONI”, come documentato anche dalla Guardia di Finanza, operava in subappalto nell'ambito dei lavori appaltati da ANAS, come detto, dell'AURELIA-BIS tra gli svincoli di Sanremo ed Arma di Taggia.

La stessa impresa dello SGRO' Carmelo conferiva e prelevava il materiale di scavo o da conferimento presso la già citata CAVA DISCARICA di ROCCA CROAIRE tra Castellaro ed Arma di Taggia, utilizzata come visto nel paragrafo precedente da altre imprese di soggetti legati/appartenenti alla 'ndrangheta (PELLEGRINO, CHIARO, FOTIA).

Tali attività nel sito “ROCCA CROAIRE” da parte dei menzionati soggetti erano pienamente a conoscenza dei Comuni, della Regione Liguria e della altre Autorità, non fosse altro che per le molteplici segnalazioni, esposti e denunce inviate da diversi abitanti della zona, nonché anche dalla Referente della Casa della Legalità di Imperia.

Proprio nell'ambito di detta CAVA-DISCARICA di “ROCCA CROAIRE”, piegata da irregolarità e fenomeni di illegalità (a tutt'oggi), veniva anche documentata, nel particolare l'attività dell'impresa degli SGRO'-GALLICO, attraverso la “SP COSTRUZIONI”, che si sintetizza producendo anche, a titolo esplicativo, foto del 26 giugno 2009 e del 3 agosto 2009:

- 26 giugno 2009 - Nella foto sotto il braccio meccanico della ditta esercente la cava, mentre carica i mezzi della “S.P. COSTRUZIONI” della famiglio SGRO’ la sabbia di AREA24 depositata nel mappale 176.

Nella fotografia sotto, lo stesso mezzo scarica la sabbia di AREA24 in prossimità della costruenda rotatoria dell’Aurelia Bis di Taggia (ANAS), per essere riutilizzata come copertura dello scolmatore.



- 3 agosto 2009 -
Nelle foto i due mezzi della famiglia SGRO’, uno che scarica i materiali dell’Aurelia Bis (ANAS) - negli stessi cumuli di terra è stato scaricato il materiali di risulta di AREA24 - e l’altro che viene caricato dello stabilizzato prodotto per essere riutilizzato come sottofondo stradale dell’Aurelia Bis di Taggia (ANAS)

 

 

 

f) Il monitoraggio e la vigilanza nell'ambito delle CAVE e delle CAVE-DISCARICHE della REGIONE LIGURIA risulta altamente compromesso, come evidenzia la questione citata del sito di “ROCCA CROAIRE” o come altre, tra cui quella della “CAVA CAMPOROSSO” in Balestrino (SV).

L'Ufficio Attività Estrattive ha evidenziato pesantissime criticità, con diverse gravi omissioni, che hanno di fatto agevolato gli interessi delle imprese legate alla criminalità organizzata quali quelle citate che avevano uso del sito tra Castellaro-Arma di Taggia (ROCCA CROAIRE) o, ad esempio, quello nella disponibilità del già indicato gruppo FAZZARI-GULLACE (SA.MO.TER. e già CO.MI.TO. + altre) a Balestrino (CAMPOROSSO).


[fine prima parte] - vai alla seconda parte



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