Ventimiglia. La brutta (e pericolosa) piega presa dal Consiglio di Stato

Scritto da Ufficio di Presidenza

[in coda il testo integrale della Relazione del Prefetto Spena - datata 4 gennaio 2012 - a conclusione dei lavori della Commissione d'Accesso]

La Sentenza del Consiglio di Stato con cui si annulla lo scioglimento e commissariamento dell'Amministrazione del Comune di Ventimiglia è un assurdo, sotto ogni profilo, e quindi un pericoloso precedente.

Se da un lato non produce alcun effetto concreto, dall'altro ribalta totalmente la giurisprudenza (e la stessa normativa) in merito ai provvedimenti di scioglimento e commissariamento dei Comuni per condizionamento e/o infiltrazione mafiosa, sfoggiando una serie di valutazioni certamente legittime, ma assurde e contraddittorie che non tengono conto né degli Atti, né della natura stessa dei provvedimenti di “prevenzione” così come definitiva dalla Legislazione vigente...

La prima contraddizione eclatante del Consiglio di Stato (vedi qui la Sentenza) è sul fatto che da un lato ricorda l'assoluta indipendenza del procedimento amministrativo di prevenzione antimafia quale è lo Scioglimento/Commissariamento da procedimenti penali, mentre poi, dall'altro lato, afferma che le Sentenze di primo e secondo grado (del procedimento “La Svolta” - qui le motivazioni di primo grado) hanno assolto il SCULLINO Gaetano, allora Sindaco dell'Amministrazione sciolta e commissariata (come come PRESTILEO), procedendo quindi a “collegare” gli elementi di valutazione alla base del provvedimento di prevenzione (lo scioglimento/commissariamento) con gli elementi rientranti nella scollata procedura penale. Questa contraddizione non è di poco conto. Pesa come una macigno, perché porre in correlazione e dipendenza dall'aspetto penale la misura preventiva sull'Ente pone in discussione la stessa ragion d'essere della Legge sugli scioglimenti e commissariamenti degli Enti per condizionamento/infiltrazione da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Ma vi è di più. Infatti la Sentenza del procedimento penale [leggi qui le motivazioni di primo grado], quella stessa sentenza richiamata (e che non doveva essere considerata nell'ambito del procedimento amministrativo in questione) del processo “La Svolta”, sia in primo grado che in appello, ha detto una cosa semplice e chiara: la “locale” della 'ndrangheta di Ventimiglia c'è! Sono stati infatti condannati il suo esponente apicale, il MARCIANO' Giuseppe detto “Peppino”, e sono stati condannati i partecipi affiliati. Condanne per 416 BIS che indicano con chiarezza che quei soggetti operanti e condizionanti la realtà di Ventimiglia (e dell'area di competenza) ci sono. [leggi qui l'Informativa finale "LA SVOLTA" - leggi qui il Decreto di Rinvio a Giudizio "LA SVOLTA"]

Il secondo aspetto centrale della sentenza del Consiglio di Stato sul Comune di Ventimiglia, con cui si annulla anche la sentenza del TAR che aveva confermato la legittimità e correttezza del provvedimento di scioglimento/commissariamento, sta nell'affermazione dei Giudici, scritta nelle motivazione, secondo cui il provvedimento difettava di motivazioni ed indicazioni di elementi certi che indicassero la criticità e quindi anche gli indizi di condizionamento/infiltrazione. Inoltre, fatta questa affermazione (assolutamente irreale che porta a domandarsi, senza mezzi termini, quali Atti relativi al provvedimento di scioglimento/commissariamento del Comune di Ventimiglia abbiano letto ed esaminato i Giudici del Consiglio di Stato), nelle motivazioni della Sentenza si “sminuiscono” molteplici degli elementi (tra l'altro documentali ed inconfutabili) indicati dalla Commissione d'Accesso, nonché evidenziati nella Relazione del Prefetto Spena ed in quella del Ministro dell'Interno Cancellieri.

In questo caso i Giudici del Consiglio di Stato si spingono in veri e propri assurdi che se assunti come esempio per altri procedimenti comprometterebbero ogni provvedimento di scioglimento/commissariamento degli Enti per condizionamento/infiltrazione di organizzazioni di stampo mafioso
Infatti, ad esempio, i Giudici del Consiglio di Stato affermano il fatto che l'amministrazione comunale di Ventimiglia abbia dato incarichi, attraverso la società municipalizzata CIVITAS (diretta da PRESTILEO, Direttore Generale anche del Comune di Ventimiglia su mandato del sindaco SCULLINO), alla cooperativa MARVON (in capo ai MARCIANO', tra l'altro condannati in primo e secondo grado per 416 BIS), ma ciò non conti perché il Sindaco ha dichiarato che non sapeva di fosse la MARVON (peccato che avesse rapporti come documentato dalle risultanze dell'inchiesta della DDA) e poi – ancora secondo i Giudici del Consiglio di Stato - erano comunque lavori affidati in economia. Ma che vuol dire??? Quei lavori sono stati affidati da quell'Amministrazione? Si! Ed alla guida della CIVITAS che affidava quei rapporti chi c'era? PRESTILEO, per conto dell'Amministrazione SCULLINO, e PRESTILEO era il commercialista che ha costituito anche la MARVON e conosceva benissimo chi erano i soci formali della stessa ed anche chi erano i MARCIANO'. Questo dettaglio è sfuggito ai giudici del Consiglio di Stato. Ed è una distrazione pesante! 

Ancora. I Giudici del Consiglio di Stato scrivono, ad esempio, che non è rilevante il fatto che per costruzione del Porto di Ventimiglia non siano state richieste le certificazioni antimafia, perché – secondo i giudici d'appello – visto che i soldi per la costruzione del Porto erano privati va tutto bene così. Ma stiamo scherzando? Inoltre, di nuovo aspetti decisivi sfuggono all'esame dei Giudici del Consiglio di Stato. Infatti nell'ambito di un procedimento penale per minacce e agguato a colpi di pallettoni all'imprenditore Pier Giorgio PARODI (con condanne del ROLDI e CASTELLANA) è stato acquisita documentazione presso gli arrestati, affiliati alla 'ndrangheta (e per questo condannati nel procedimento “La Svolta” per 416 BIS), che dimostrava le pressioni del sodalizio per far esprimere l'Amministrazione comunale, compreso anche il Consiglio Comunale, favorevolmente al progetto di costruzione proprio di quel Porto Turistico.

Se ancora non basta vediamo un altro punto. I Giudici del Consiglio di Stato affermano che anche l'affidamento in concessione del servizio di installazione e gestione dei distributori automatici di bevande calde e fredde presso il Comune di Ventimiglia alla “COFFEE TIME” del noto INGRASCIOTTA Giovanni (in rapporti con i PELLEGRINO ed il TAGLIAMENTO Giovanni, nonché legato al Matteo MESSINA DENARO) non avesse nulla di rilevante visto che, sostengono i giudici d'appello, era di valore economico basso e poi è concessione annullata subito dopo l'interdizione all'impresa. Anche qui, di nuovo, quindi, ma che Atti hanno letto? Qui si è davanti ad una vera e propria, eclatante ed inconfutabilmente, falsa affermazione prodotta dai Giudici del Consiglio di Stato. Ecco perché. L'affidamento da parte dell'amministrazione comunale retta da SCULLINO (e PRESTILEO) alla “COFFEE TIME” è datato 15 MARZO 2011. L'interdittiva antimafia della Prefettura a carico della “COFFEE TIME” è datata 9 SETTEMBRE 2010!!! Un interdittiva antimafia che la “COFFEE TIME” cercava di aggirare con un “rimpasto” della compagine societaria e che quindi veniva rinnovata, con nuovo provvedimento interdittivo datato 22 DICEMBRE 2010!!! Quindi la concessione è stata data nonostante vi fosse un'interdittiva antimafia in essere!

E' chiaro quindi che i Giudici del Consiglio di Stato, per arrivare alla conclusione perseguita da SCULLINO, abbiano fatto riferimento ad elementi di evidente ignota natura ma non certamente agli Atti!

Auspichiamo, ovviamente, che tale “interpretazione” della norma, nonché di assoluto scollegamento dalla realtà degli Atti, resti, nel Consiglio di Stato, un episodio isolato, perché altrimenti, veramente, se questa fosse la nuova linea generale assunta dal Consiglio di Stato, di Comuni per condizionamento/infiltrazione della criminalità organizzata non se ne scioglierà e commissarierà più nemmeno mezzo.

 



Di seguito il testo integrale della dettagliata e precisa Relazione del Prefetto Spena al Ministro dell'Interno a conclusione dell'Accesso al Comune di Ventimiglia effettuato dalla Commissione di indagine. Cominciamo con il pubblicare questo documento integralmente, così che si possa ben comprendere l'assurdità della Sentenza del Consiglio di Stato.


PREFETTURA - UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI IMPERIA

Prot. n. 2/R/12 O.d.S.
Imperia, 4 gennaio 2012

OGGETTO: Comune di Ventimiglia Relazione sull'esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in giusta delega in data 13 luglio 2011. Verifica della sussistenza dei presupposti per l'adozione del provvedimento di cui all'art. 143, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267

Di seguito alla precorsa corrispondenza relativa all'oggetto, si trasmette, in duplice originale, l'unità relazione al Sig. Ministro dell'Interno redatta dalla scrivente ai sensi dell'art. 143, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

La stessa risulta corredata dalla documentazione di cui all'unito prospetto riepilogativo.

IL PREFETTO
Spena



Prot. n. 2/R/12 O.E.S Imperia, 4 gennaio 2012

Al Sig. Ministro dell'Interno

ROMA

OGGETTO: Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull'esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l'adozione del provvedimento di cui all'art. 143 del decreto legislativo n.267/2000

In adesione alla richiesta formulali con lettera del 24 giugno 2011 è stato autorizzato, con provvedimento del Ministro dell'Interno n. 17102/128/38(3) del 13 luglio 2011, l'esercizio dei poteri di cui all'art. 1, comma 4, del D.L. 629/82, convertito dalla legge 726/82, nei confronti del Comune di Ventimiglia.

Con decreto prefettizio del 22 luglio 2011, n. 40/2011 O.E.S., conseguente al citato atto di delega, sono stati, pertanto, designati i componenti della prevista Commissione di indagine.

L'organo ispettivo è stato incaricato, In attuazione dell'art 143, comma 4, del TUEL, di svolgere accertamenti mirati a riscontrare l'esistenza di elementi circa eventuali collegamenti o forme di condizionamento, da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso o similare, nei confronti degli organi elettivi ed amministratori tali da compromettere il buon andamento o l'imparzialità dell'Ente.

L'incarico, della durata di tre mesi, è stato poi, prorogato con decreto n. 40/2011 O.E.S. in data 21 ottobre 2011 di ulteriori trenta giorni.

L'attività di verifica è scaturita, tra l'altro, dagli accertamenti effettuati dalle forze dell'ordine, dalle risultanze dell'accesso effettuato dal Gruppo Interforze presso il porto turistico di Ventimiglia e da un esposto del Presidente dell'Associazione "Casa della Legalità e della Cultura", onlus con sede in Genova, che si qualifica come "osservatorio sulla criminalità e le mafie", che aveva evidenziato elementi circa possibili infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata in quel contesto territoriale.

La Commissione, composta dal Prefetto dr. Fernando Guida, dal Viceprefetto dr. Raffaele Ruberto e dal dirigente di 2A fascia dr. Maurizio Alicandro, nell'espletamento dell'incarico si è avvalsa della collaborazione del Commissario Capo della Polizia di Stato dr. Alessandro Carmeli, del Maggiore dei Carabinieri Paolo Cambieri e del Tenente Colonnello della Guardia di Finanza Fulvio Marabotto.

Il citato organo ispettivo si è avvalso, altresì, degli elementi informativi forniti dal Procuratore Distrettuale Antimafia presso il Tribunale Ordinario di Genova all'esito della richiesta formulata dalla scrivente ex art. 143, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267.

A conclusione dell'attività di indagine, è stata rassegnata la relazione, che si allega in duplice originale, il cui contenuto viene illustrato attraverso il richiamo alle vicende più significative.



1. ELEMENTI SU COLLEGAMENTI DIRETTI O INDIRETTI E CONDIZIONAMENTI DI TIPO MAFIOSO DI AMMINISTRATORI E DIPENDENTI


1.1. Inquadramento socio-economico e situazione della criminalità organizzata

Nella città di Ventimiglia, terzo centro abitato della provincia per numero di abitanti, la cui economia è basata su turismo, floricoltura e attività commerciali, il flusso migratorio degli anni 1950/1970 ha fatto registrare l'arrivo di numerosi lavoratori provenienti dal' sud Italia, in particolare da Calabria e Campania, in ragione delle opportunità di lavoro ivi presenti.

Tale flusso ha determinato l'arrivo anche di soggetti appartenenti o collegati ad ambienti della criminalità organizzata che, approfittando della massiccia presenza in loco di corregionali dediti ad attività legali, hanno trovato il terreno propizio per la gestione di attività illecite in contesti dove la pressione investigativa non era elevata come nelle regioni d'origine.

Nelle aree del ponente sono, quindi, giunti anche personaggi di spessore criminale rilevante, affiliati ad organizzazioni (specie 'ndrangheta e camorra) - alcuni dei quali in soggiorno obbligato - interessati a gestire i traffici illeciti nella zona di frontiera.

La criminalità di origine calabrese ha potuto contare su un humus caratterizzato da legami di parentela diretta o acquisita e su una rete diffusa di solidarietà, che ha consentito di realizzare forme di infiltrazione nel tessuto economico-sociale.

La 'ndrangheta nel Ponente ligure è rimasta, per anni, un fenomeno non valutato adeguatamente, comunque non facile da analizzare ed individuare, non essendo sempre accompagnato dai sintomi tipici dell'organizzazione mafiosa e non presentando, all'apparenza, i caratteri ed i segni distintivi del fenomeno criminale calabrese.

La struttura criminale operante nel ponente ligure, infatti, pur avendo preso origine dalla cosca madre operante in Calabria, adottandone in toto l'organizzazione, le tradizioni ed i rituali si è differenziata per connotati meno sanguinari e violenti. Nel corso degli anni ha potuto così svilupparsi in maniera sotterranea, costruendo una ramificazione basata su complicità, legami parentali e cointeressenze.

Tale situazione ha consentito di ottenere vantaggi sia come offerta di posti di lavoro, primo passo per il controllo del territorio, sia sotto forma di benefici di tipo economico mediante l'acquisizione di licenze o autorizzazioni per attività di imprese in vari settori economici, che in breve tempo hanno portato molti calabresi residenti nel ponente ligure ad arricchirsi e recitare un ruolo di primo piano nel panorama dell'economia e della politica locate.

In particolare, nel 1947 giunge a Ventimiglia Ernesto Morabito, considerato contiguo alla cosca Piromalli. Negli anni successivi viene affiancato da altri personaggi: i fratelli Francesco e Giuseppe Marciano (il primo deceduto e il secondo 77enne) e Antonio Palamara.

I due fratelli sostituiscono a poco a poco negli aspetti operativi il Morabito, divenendo i reggenti del "locale" di Ventimiglia fino alla situazione attuale che vede il Ponente, sotto la direzione di Giuseppe Marciano, come punto di riferimento per le paritetiche articolazioni della 'ndrangheta in Liguria e nel Basso Piemonte.

Antonio Palamara, 70enne nato a Sinopoli (RC), arroccato nella frazione di Ventimiglia Alta, diviene un elemento importante e di rispetto, anche in virtù delle sue relazioni parentali. Infatti i suoi fratelli Nunziato, Domenico e Carmine sono affiliati alla cosca "Alvaro-Palamara" e la sorella Vincenza è coniugata con Giorgio Alvaro.

Il "locale" di Ventimiglia, cosi come indicato anche nelle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, assume un ruolo di primaria importanza con funzioni di "controllo" e "compensazione" (regolazione delle tensioni interne e di coordinamento) delle paritetiche articolazioni in Liguria.

Un riferimento a parte deve essere fatto per Giovanni Tagliamento, destinatario di due provvedimenti di sorveglianza speciale (di cui uno con confisca di beni), giunto nel Ponente ligure inviato dai clan napoletani (Zaza e Cuomo) per occuparsi del mercato della contraffazione. Stabilitosi in Ospedaletti, è ben presto diventato il referente delle cosche campane sul territorio, soprattutto per il traffico di droga, il riciclaggio e le attività immobiliari. Tagliamento, trasferitosi da qualche anno in Costa Azzurra per sfuggire ai provvedimenti di prevenzione mantiene stretti rapporti con il “locale” della 'ndrangheta di Ventimiglia, con il quale ha stretti vincoli, soprattutto con la famiglia Pellegrino. Nei suoi confronti è stata adottata la misura di prevenzione antimafia del sequestro dei beni.

Sebbene le generazioni si siano succedute e vi siano ormai figli e nipoti dei primi immigrati nati in provincia di Imperia, le famiglie che fanno capo al “locale” di Ventimiglia mantengono un legame inscindibile con la potente cosca Piromalli dalla quale ricevono ordini e direttive.

Le velleità "indipendentiste", peraltro assai rare, vengono difficilmente considerate dai sodali poiché, come avvenuto in altre realtà territoriali, qualsiasi tentativo di affrancarsi dalla cosca madre comporterebbe conseguenze gravissime.


A Ventimiglia, fra le presenze attuali di famiglie calabresi di rilievo sotto il profilo criminale spicca, come sopra riferito, la figura di Giuseppe Marciano [nota: nato il 6 agosto 1933 a Dellanuova (RC)], ritenuto punto di riferimento per la locale malavita calabrese nel ponente ligure.

Il 20 luglio 2011 è stato arrestato, in esecuzione a ordinanza di custodia cautelare in carcere Vincenzo Marciano' [nota: nato a Sanremo il 31 dicembre 1977], figlio di Giuseppe, in quanto coinvolto l'8 luglio 2011, nel centro cittadino di Gioia Tauro (RC), in una rissa nel corso della quale è stato ucciso, con un colpo di arma da fuoco, Vincenzo Priolo [nota: nato a Gioia Tauro (RC) l'1 settembre 1982], ritenuto dagli investigatori di Reggio Calabria organico alla cosca Piromalli.

Relativamente all'attività legata all'ampliamento del porto di Ventimiglia, come sarà illustrato approfonditamente in prosieguo (cfr pag. 28), il 23 novembre 2010 sono stati arrestati Ettore Castellana [nota: nato a Camporosso (IM) il 25 marzo 1950] e Annunziato Roldi [nota: nato a Seminara (RC) il 3 marzo 1956], per aver esploso colpi di fucile a scopo intimidatorio contro l'autovettura di Piergiorgio Parodi, noto imprenditore locale, che, a loro avviso, non aveva rispettato accordi precedentemente assunti. Il Roldi, vicino ad Antonio Palamara, è da ritenersi legato alla famiglia Marciarò.

Il fatto, di particolare gravità, evidenzia la spregiudicatezza delle cosche e la loro capacità intimidatoria, tanto che Parodi non ha sporto alcuna denuncia qualificando il fatto come uno “scherzo”.

Per tale episodio Castellana e Roldi sono stati condannati, nel novembre scorso, con sentenza del Tribunale di Sanremo a tre anni di reclusione per violenza privata e tentata estorsione.

La sicurezza dimostrata nel condurre un agguato a colpi di arma da fuoco in luogo pubblico, con il rischio di essere notati da altre persone, tipica di contesti ad alta incidenza criminale, è sintomatica di una valenza intimidatoria scaturente da vincoli associativi.

Sempre nel medesimo comprensorio, si è evidenziata la famiglia Pellegrino, legata da vincoli di parentela con quella dei De Marte / Ditto, stanziali in Diano Marina; entrambe le famiglie sono originarie di Seminara (RC).

I componenti della famiglia Pellegrino, tutti gravati da precedenti per stupefacenti ed armi, titolari dell'omonima ditta edile con sede in Ventimiglia, hanno contatti con esponenti della 'ndrangheta; ciò è comprovato anche dall'arresto di Maurizio Pellegrino [nota: nato a Seminara (RC) il 28 novembre 1972 ] avvenuto il 1° giugno 2007 poiché aveva fornito ospitalità al latitante Carmelo Costagrande [nota: nato a Seminara (RC) il 4 luglio 1965 ], esponente di spicco della cosca "Santaitt", colpito da ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso. Per tale episodio iI Pellegrino è stato condannato dal Tribunale di Sanremo, con rito direttissimo, ad otto mesi di reclusione per favoreggiamento personale.

Il 29 maggio 2009 è stata eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Sanremo a carico di Roberto Pellegrino, Pierino Calvini e il figlio Simone, questi ultimi titolari di un'armeria sita in Sanremo, e Hugo Guy Gabriel Marsero, ritenuti responsabili di traffico d'armi con la Francia. Nel corso delle indagini sono state sequestrate alcune armi nella disponibilità della famigliaPellegrino.

Nel giugno 2010 è stata data esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Sanremo su richiesta di quella Procura della Repubblica, a conclusione di un'attività investigativa per i reati di estorsione, sfruttamento della prostituzione, minaccia a P.U. ed a corpo politico, a carico di Giovanni, Maurizio e Roberto Pellegrino, Francesco Barilaro (suocero di Pellegrino Giovanni) ed altri soggetti, a loro volta ritenuti legati a vario titolo alla cosca “Santaiti – Gioffrè” di Seminara.

Il relativo processo si è concluso il 24 novembre scorso presso il Tribunale di Sanremo, con l'assoluzione in relazione alla contestazione relativa alla violazione dell'art. 338 del Codice Penale (violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario) mentre sono state irrogate sei condanne per minacce, favoreggiamento della prostituzione e tentata estorsione, per complessivi anni tredici e mesi sei di reclusione, nei confronti dei fratelli Roberto, Giovanni e Maurizio Pellegrino nonché nei confronti di Antonino Barilaro e Rocco De Marte.

Per quanto attiene al profilo criminale dei componenti della famiglia Pellegrino, si evidenzia che il Tribunale di Imperia, a seguito di proposta formulata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Genova ex art. 2 bis della legge 575/65, in relazione agli arti 3 e 5, comma 5, n. 1 e 2, legge 1423/56, ha disposto l'applicazione del sequestro preventivo dei beni della famiglia Pellegrino, per un ammontare complessivo stimato in circa 9 milioni di euro, costituiti da diciotto terreni, nove fabbricati, undici autovetture, due motoveicoli, undici autocarri, quattro partecipazioni societarie ed un esercizio pubblico.

Inoltre, il Comando Provinciale Carabinieri di Imperia ha avanzato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sanremo proposta di applicazione della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di PS con obbligo di soggiorno nei confronti di Maurizio Pellegrino [nota: nato a Seminara (RC) il 28 novembre 1972. residente a Bordighera ], poiché ritenuto legato alla cosca Santaiti della 'ndrangheta calabrese, gravato da precedenti per traffico di stupefacenti, detenzione di armi ed esplosivi e favoreggiamento nei confronti di un latitante colpito da ordine di carcerazione per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.

Nell'ambito di una vasta operazione che il 27 giugno 2011 ha coinvolto le province di Genova e La Spezia, la Direzione Distrettuale Antimafia di Genova ha emesso ordinanza di custodia cautelare in- carcere a carico di Fortunato Barilaro [nota: nato ad Anoia (RC) il 25 settembre 1944], Francesco Barilaro [nota: nato ad Anoia (RC) il 15 gennaio 1947] suocero di Giovanni Pellegrino, Benito Pepè, suocero di Maurizio Pellegrino, Michele Ciricosta, ritenuti responsabili di associazione a delinquere di stampo mafioso denominata 'ndrangheta operante sul territorio della Liguria, collegata con le strutture organizzative della medesima compagine insediate in Calabria, e costituite in articolazioni territoriali denominate “locali” insediate in Genova, Ventimiglia, Sarzana e Lavagna.

Tra gli indagati figurano Giuseppe e Vincenzo Marcianò e Vincenzo Moio, ex vice sindaco di Ventimiglia. L'attività d'indagine ha avuto origine nel 2009 e fa seguito agli arresti avvenuti a Genova del capo locale Domenico Gangemi unitamente a Domenico Belcastro e Onofrio Garcea, ritenuti responsabili di associazione a delinquere di stampo mafioso.

In particolare Giuseppe Marcianò e i fratelli Barilaro risultano indagati “con il ruolo di capi ed organizzatori, dirigendo ed organizzando il sodalizio, assumendo le decisioni più rilevanti, impartendo le disposizioni e comminando le sanzioni agli associati e a loro subordinati, decidendo e partecipando ai riti di affiliazione, curando rapporti con le altre articolazioni dell'associazione, dirimendo contrasti interni ed esterni al sodalizio. In particolare quali elementi di vertice sono legittimati a partecipare ai summit della Camera di Controllo nei quali si decidono le strategie, gli equilibri relativi alle locali e alla costituzione di nuovi assetti”.

Vincenzo Moio e la figlia Fortunata sono rimasti coinvolti nell'ambito di tali indagini per i loro legami con capi ed affiliati alla 'ndrangheta dai quali avrebbero ottenuto anche appoggi elettorali.

Altro personaggio di spicco recentemente trasferitosi a Ventimiglia è Rocco Asciutto [nota: nato a Taurianova il 24 novembre 1969], attualmente in stato di detenzione. Pregiudicato per armi, estorsione, stupefacenti, associazione a delinquere di tipo mafioso ed altro, già sottoposto agli obblighi della misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di Ventimiglia.

Rocco e Domenico Asciutto sono fratelli dei più noti Salvatore, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Ascoli Piceno, e Santo, detenuto presso la Casa Circondariale di Secondigliano (NA) e che, da attività investigativa, è ritenuto capo indiscusso del sodalizio “Asciutto-Alampi-Neri-Grimaldi-Sorrenti”, contrapposto al cartello mafioso delle famiglie “Avignone-Zagari-Viola-Fazzalari”.

I fratelli Asciutto sono figli di Francesco, ucciso in un agguato di stampo mafioso il 30 giugno 1990.

Il 10 settembre 2010, in Sanremo, è stato tratto in arresto Domenico Mirabelli [nota: nato a Strangoli (KR) il 6 novembre 1966, ivi residente, domiciliato in Ventimiglia], perché trovato in possesso di un ingente quantitativo di cocaina e di hashish. Il predetto, domiciliato a Ventimiglia, che risulta affiliato alla cosca “Giglio” di Strongoli, era già stato arrestato in Germania per detenzione di sostanze stupefacenti.

Nell'area di Ventimiglia gravitano anche Emanuele Marino [nota: nato a Gela (CL) il 23 maggio 1958, residente in Dolceacqua (IM)], pregiudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso, reati concernenti gli stupefacenti, armi ed altro, in stretto contatto con Antonino Celi [nota: nato a Castrerete (ME), il 21 dicembre 1967, residente ad Arma di Taggia], pregiudicato per omicidio, tentato omicidio, armi, rapina ed altro. Celi risulta conviventi con la cittadina colombiana Cielo Ines Beltran Barbosa [nota: nata in Colombia il 14 ottobre 1979]. Quest'ultima è stata arrestata il 29 ottobre 2010 poiché colpita da mandato di arresto europeo emesso dalla Francia per traffico di stupefacenti del tipo cocaina, trasportata a bordo dell'autovettura condotta dal Celi dalla Spagna alla Francia verso l'Italia. Lo stesso è ritenuto in contatto con soggetti affiliati alla cosca mafiosa "Milone-Gullotti" operante nell'hinterland di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

Anche Marino, che opera nel settore edilizio, è dedito al traffico di stupefacenti e risulta in contatto con pregiudicati di elevato spessore criminale.

Nel gennaio scorso sono, inoltre, stati tratti in arresto Michele ed Alessandro Macrl, ritenuti legati al locale di 'ndrangheta, perché trovati in possesso di una pistola clandestina. Le indagini hanno fatto emergere l'intenzione dei medesimi tuttora in stato di detenzione, di condurre azioni violente nei confronti di militari dell'Arma dei Carabinieri, in risposta alle numerose inchieste che colpivano gli interessi delle cosche.

La presenza “stanziale” nel ponente ligure di numerosi soggetti legati alla criminalità organizzata, che perseguono finalità ed agiscono con metodi tipici dell'associazione di tipo mafioso, ho trovato conferma in numerosi riscontri di carattere investigativo. Tali soggetti si avvalgono di un apparato composto di persone inserite nel tessuto sociale e in grado, tra l'altro, di riferire le informazioni acquisite ai vertici decisionali. Questo tipo di comportamento e di controllo ambientale è stato rilevato dei militari dell'Arma dei Carabinieri che hanno, tra l'altro, notato pregiudicati calabresi, intenti ad osservare il lavoro della commissione d'indagine, con atteggiamenti e finalità tipici degli ambienti malavitosi della regione di origine.

Si sottolinea, infine, che nel ponente ligure il radicamento della 'ndrangheta per scelta strategica, è avvenuto con modalità tali da evitare l'attenzione delle forze di polizia.

I fatti di sangue ascrivibile alla criminalità organizzata sono numericamente limitati in quanto le cosche preferiscono ricorrere a forme meno visibili di intervento e alla commissione di reati mezzo quali l'usura e le estorsioni, soprattutto in danno di conterranei, gli incendi, le minacce a mano armata.

Il processo di ristrutturazione dei gruppi calabresi - secondo quanto emerge dalle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia - corrispondere una coerente espansione della dimensione affaristica risultando da molteplici fonti investigative la loro presenza in attività economiche legali controllate attraverso una fitta rete di partecipazioni societarie. La crescente dimensione affaristica contribuisce anche spiegare L'attivo interesse di tali articolazioni ad individuare in ambito locale specifici referenti amministrativi e politici.

1.2. Collegamenti diretti e indiretti o condizionamento di amministratori e dipendenti


2 a ) amministratori

L'Amministrazione comunale di Ventimiglia, in carica dal maggio 2007, è composta una coalizione di centro destra.

Dalla relazione della commissione d'indagine - che si è soffermata sull'analisi dei componenti degli organi di governo delle ultime tre consiliature -viene in evidenza la sostanziale continuità delle amministrazioni succedutesi, soprattutto negli ultimi due mandati elettorali.


Il sindaco Gaetano Scullino, nato il 26 marzo 1947 a Sanremo

Il sindaco, Geom. Gaetano Scullino, già componente del precedente consiglio comunale, nonché vice sindaco nella consiliatura ancora precedente che aveva avuto inizio nel giugno 1998, ha riportato un largo consenso elettorale.

A partire a novembre 2009, con la revoca degli incarichi affidati a Vincenzo Moio e a Tito Giro, rispettivamente e vice sindaco ed assessore, mai surrogati, si è realizzata in capo al primo cittadino una notevole concentrazione di poteri in quanto il medesimo, alle attribuzioni originarie, ha cumulato molte delle funzioni strategiche svolte dal Comune assumendo, in particolare, le deleghe relative alle materie dei lavori pubblici, patrimonio, demanio, grandi opere, porto turistico, commercio, polizia amministrativa, personale e protezione civile.

Il geom. Scullino, che allo stato risulta scevro da condanne penali, è stato tuttavia oggetto di diverse segnalazioni ed esposti.

Nell'imminenza delle consultazioni elettorali, l'Arma dei Carabinieri acquisì da fonti confidenziali notizie in ordine ad un incontro del candidato con il pregiudicato Antonio Palamara (cfr. pag. 3) al fine di assicurarsi il consenso elettorale della nutrita comunità calabrese della zona. All'incontro avrebbero preso parte anche altri pregiudicati.

Il dato informativo, originariamente considerato di scarsa rilevanza in quanto privo di ulteriori riscontri, ha assunto un significato molto più pregnante alla luce degli elementi fomiti in data 4 ottobre 2011 dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Genova all'esito della richiesta formulata ex art. 143, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Secondo quanto riferito dal Procuratore "il Sindaco della città di Ventimiglia, Gaetano Scullino, ha contatti con i membri della famiglia Marcianò, in particolare con il capofamiglia Giuseppe, con il quale si è anche incontrato personalmente. Le frequentazioni sono diminuite negli ultimi mesi al fine di eludere le indagini in atto".

In merito al profilo criminale di Giuseppe Marcianò si richiama quanto ampiamente illustrato al paragrafo precedente.

Prosegue il Procuratore "lo stesso Sindaco ha fortemente difeso la creazione della CIVITAS S.r.l. società in house del Comune di Ventimiglia tramite la quale sono stati affidati i vari lavori alla cooperativa sociale MARVON" "la cooperativa sociale MARVON della quale è amministratore unico Mannias Giancarlo, è in realtà di persone direttamente riconducibili alla famiglia Marcianò che non compaiono in atti ufficiali".

Le citate anticipazioni sulle indagini in corso, condotte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, trovano conferma nelle informative delle Forze dell'ordine concernenti rapporti degli amministratori della cooperativa sociale MARVON.

Risulta, infatti, che Giancarlo Mannias, già amministratore unico della citata cooperativa sociale ha avuto frequenti contatti sia con amministratori locali, ed in particolare articolare con il Sindaco Scullino con il quale si incontrato in più occasioni, sia con esponenti di spicco della criminalità organizzata locale quali Giuseppe e Vincenzo Marcianò e Giuseppe Cosentino.

Ulteriori elementi concernenti l'intreccio di interessi di Mannias, e quindi della MARVON, con la famiglia Marcianò saranno esaminati nello specifico paragrafo dedicato alla società in house CIVITAS S.r.l. mentre il rapporto privilegiato di Mannias con il Sindaco si evince con chiarezza anche dalla vicenda dell'affidamento diretto alla cooperativa sociale dei lavori di riqualificazione del mercato coperto, (cfr pagg. 15 e 23)

Infine il Geom, Scullino, assolto in primo grado nell'ambito di un procedimento penale per il reato di concussione, per il quale pende ricorso per Cassazione, risulta deferito alla Procura della Repubblica di Sanremo, unitamente ad Achille Maccapani, (Segretario Generale del Comune di Ventimiglia), Cesare Cigna (Dirigente del Settore Tecnico e Responsabile dell'Ufficio Demanio Marittimo del Comune), Beatrice Parodi (amministratore unico e legale rappresentante della società Cala de! Forte s.r.l.) e Carlo Conti (amministratore unico e legale rappresentante della società Ventimiglia Mare s.r.l.), poiché ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di abuso d'ufficio, per aver omesso di richiedere alla Prefettura, in violazione della normativa vigente, le informazioni antimafia sulla concessionaria e sulle società coinvolte, a vario titolo, nella realizzazione del porto turistico di Ventimiglia (cfr pag. 25)


Il Vice Sindaco Vincenzo Moio, nato il 1° gennaio 1959 a Taurianova (RC)


In data 4 febbraio 2011, Vincenzo Moio, già Vice Sindaco, è stato denunciato per associazioni di tipo mafioso ex art. 416 bis c.p. nell'ambito dell'operazione "Maglio 3" condotta da Ros dei Carabinieri Genova nei confronti di un'organizzazione criminale di matrice 'ndranghetisa operante nel capoluogo ligure che ha portato all'individuazione di analoghe strutture su tutto il territorio ligure tra loro consorziate e costituenti la “camera di controllo”.

Padre, Giuseppe Moio [nota: nato ad Oppido Mamertino ( RC ) il 5.5.1328], era stato tratto in arresto nel dicembre 1991 in quanto doveva scontare la pena dell'ergastolo per omicidio per aver ucciso nel corso di un conflitto a fuoco in San Giorgio Morgeto, il carabiniere Pasquale Camarda e ferito Domenico Condirò.

Il 24 giugno scorso la di. D.D.A. di Genova ha, inoltre, disposto una perquisizione a carico del Moio. Al lido delle indagini la Procura della Repubblica di Genova ha emesso nei confronti degli indagati venti avvisi di garanzia in ordine al reato di associazione a delinquere di tipo mafioso e dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere. L'episodio è stato oggetto di esame nello specifico paragrafo dedicato la situazione ambientale di Ventimiglia. (cfr. pag. 7)

Il nome di Moio risulta più volte indicato nell'ordinanza relativa all'operazione "Il crimine", anch'essa svolta nel capoluogo ligure, che, tra l'altro, ha condotto in carcere Domenico Gangemi e Domenico Belcastro, con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

In tale contesto Moio viene citato sia in qualità di 'ndranghetista di riferimento della zona, sia perché, con l'appoggio della 'ndrangheta, ha tentato di fare eleggere la propria figlia Fortunata alle ultime elezioni regionali.

Nell'ordinanza emerge anche la figura di Giuseppe Marcianò che ha osteggiato la candidatura della figlia di Moio per un vecchio rancore, in quanto nel corso di una riunione di 'ndrangheta solo il Moio non avrebbe votato a favore di una nomina da conferire a Marciano (cfr. pag. 3).

A Vincenzo Moio, come a Vincenzo Marcianò, viene riconosciuto il ruolo di partecipi ex art. 416 bis, capo I, III e IV c.p. con il quale intervengono a summit e incontri di 'ndrangheta, si mettono a completa disposizione degli interessi del "locale" cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso, curando i rapporti con le altre articolazioni dell'associazione e mantenendo i rapporti con la famiglia D'Agostino di Reggio Calabria.

Moio è cessato dall'incarico di Vice Sindaco il 23 novembre 2009 a seguito della revoca, da parte del Sindaco Scullino, di tale incarico e di quello di assessore.

Ancora prima di tale decisione, il Sindaco aveva svuotato di contenuti la delega attribuita a Moio - che pure rappresentava uno dei suoi grandi sostenitori essendo risultato secondo dei consiglieri eletti e al quale erano stati affidati incarichi di particolare rilievo - attraverso la costituzione della CIVITAS, avviando un percorso di progressivo esautoramento del Moio dalle funzioni svolte aino alla definitiva estromissione dalla giunta.

La Commissione si è, inoltre, soffermata sulle frequentazioni sulle segnalazioni di polizia relative ad altri componenti della giunta del consiglio comunale quali Tito Giro, cessato dalla carica di assessore nel 2009, Angelo Raco e Daniele Ventura.


2 b) la struttura burocratica dell'Ente


Il Direttore Generale

Il Sindaco Scullino, non appena insediatosi, innovava l'organizzazione burocratica del Comune nominando con decreto n. 1 in data 28 giugno 2007 il Direttore Generale – incarico non obbligatorio e mai utilizzato in passato tranne in un breve periodo in cui la funzione fu affidata al Segretario Generale dell'Ente - nella persona del dr. Marco Prestileo [nota: nato il 12.06.1963 a Bordighera], in virtù di un rapporto fiduciario risalente nel tempo.

Il dr. Prestileo ha, infatti, svolto un molo di supporto e collaborazione con il geom. Scullino sin dalla consiliatura 1994/1998, seguendo personalmente anche le successive campagne elettorali del politico ventimigliese.

Si tratta di un provvedimento di grande rilievo se si considera che a tale figura, preposta alla direzione complessiva del Comune, rispondono i responsabili dei vari settori dell'Ente. L'esame delle attribuzioni proprie del direttore generale ne evidenzia l'ampio potere decisionale nell'ambito della struttura comunale e il carattere strettamente fiduciario.

Il 10 luglio 2008 la giunta comunale approva, con deliberazione n. 98, il nuovo regolamento sull'organizzazione degli uffici e dei servizi; la struttura comunale viene articolata in cinque ripartizioni di livello dirigenziale e in due macro strutture di coordinamento.

Al dr. Prestileo viene affidata, con decreto sindacale n. 23 del 30 dicembre 2009, anche la direzione dell'area generale ed operativa cui fanno capo le funzioni di programmazione generale di attuazione delle linee programmatiche, nonché le attività connesse alle procedure concertative, ai finanziamenti, espropri e subappalti, all'ufficio legale e procedimenti disciplinari. Lo stesso, tra gli ulteriori molteplici incarichi, viene nominato presidente del C.d.A. della CIVITAS S.r.l., società in house providing.

La costruzione di tale società rappresenta l'innovazione organizzativa di maggiore rilievo in quanto vengono scorporate dalla ripartizione tecnica di attività concernenti la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio comunale con il conseguente trasferimento delle maestranze comunali e di unità di personale tecnico.

Dalla lettura della relazione della Commissione di indagine (cfr pag. 75 e segg.) appare evidente come il Prestileo sia andato progressivamente ad accumulare incarichi sino ad assumere il ruolo di vero e proprio dominus nella gestione del Comune di Ventimiglia e delle società partecipate [nota: nell'ambito delle società partecipate dal Comune di Ventimiglia. In particolare ricopre o ha ricoperto gli incarichi di Direttore Generale della Società Ventimiglia Parcheggi, di Consigliere e Presidente del C.d.A. Della AIGA S.p.A fino al 7 settembre 2007 e di Presidente dei C.d.A della CIVITAS s.r.l. a socio unico fino al 14 gennaio 2010. A partire da tale data ha conservato la carica di consigliere e l'assemblea del soci ha dato indirizzo al C.d.A. di nominarlo amministratore delegato dell'area amministrativo-finanziaria. Nel corso dell'assemblea dei soci del 2 maggio scorso Prestileo è stato nominato, fino all'approvazione del bilancio di esercizio 2011, direttore amministrativo-finanziario della società].

Le vicende collegate all'attività politica ed amministrativa del dr. Prestileo sono caratterizzate da alcuni episodi emblematici sia per le tipologie di frequentazioni sia per il clima intimidatorio da cui sono connotati.

Il 27 maggio 2006 ha denunciato il ritrovamento, nella buca delle lettere del cognato, Salvatore Amelia, di una missiva minatoria nei suoi confronti. Successivamente si è appreso del rinvenimento di un'altra busta indirizzata al Direttore Generale contenente le seguenti frasi minatorie: "caro dott. PRESTILEO... ti diamo un consiglio - perdi le elezioni perchè se vinci ti spezziamo le gambe - abbi fede - fam. Biasi". Lo stesso Prestileo, in occasione della denuncia, ha affermato 'non ho alcun motivo di dubitare della famiglia Biasi di Vallecrosia, parenti del Biasi Armando, candidato anch'egli alle prossime elezione comunali...”.

Dato che il Prestileo non è risultato eletto alla carica di sindaco nelle elezioni 2006 presso il Comune di Vallecrosia, risultando, invece, eletto come consigliere di minoranza, mentre il Biasi è stato nominato vicesindaco. Inoltre, nel corso del mese di settembre 2007, il Biasi è subentrato la Prestileo alla presidenza del AIGA S.p.a.

Da fonti investigative emerge che Rinaldo Biasi, padre di Armando: "risulta immune da precedenti e pendenze penali. Anch'egli viene indicato dall'opinione pubblica quale "rappresentante", in seno all'amministrazione comunale, di personaggi di spicco della realtà di Vallecrosia quali il citato Giuseppe Marcianò e tale Giuseppe Barilaro [nota: nato a Anoia (RC) l'1 febbraio 1920, residente a Vallecrosia in via Roma, 39], coniugato, pensionato, altro uomo considerato di “rispetto” dagli oltre 4000 calabresi residenti in Vallecrosia”.

Il 3 marzo 2009 il Prestileo a sporto formale denuncia contro ignoti nell'azione esplosione di sette colpi d'arma da fuoco all'indirizzo dell'autovettura in suo possesso, intestato alla ditta “EUROCAVA”.

Sulla vicenda dei colpi d'arma da fuoco il Prestileo, sentito dai Carabinieri di Bordighera nell'estate 2010, in relazione ai rapporti avuti con Michele Ferrara (detto "killerino") e Giuseppe Marcianò, precisava: “li conosco, so chi sono e non posso cerio non salutarli”.

Particolare rilievo assumono gli elementi forniti in data 4 ottobre 2011 dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Genova "Il direttore generale del Comune di Ventimiglia ed amministratore della suddetta società (CIVITAS), ha contatti con la famiglia Marcianò e si è incontrato personalmente con il capofamiglia Giuseppe, al quale ha anche suggerito di non incontrarsi per eludere le indagini in corso. Lo stesso Prestileo si è adoperato a favore della citata cooperativa sociale (MARVON), consentendole di ricevere numerosi appalti dalla CIVITAS" "società in house del Comune di Ventimiglia, tramite la quale sono staff affidati vari lavori alla cooperativa sociale MARVON" "la cooperativa sociale MARVON, della quale è amministratore unico Mannias Giancarlo, è in realtà di persone direttamente riconducibili alla famiglia Marcianò che non compaiono in atti ufficiali"

Per quanto attiene la MARVON il legame risulta ancora più pregnante: il 1° settembre 2011, il Prestileo, sentito dai Carabinieri di Imperia, ha infatti dichiarato: "...in qualità di commercialista tra il 2005 e il 2006 ho costituito la società MARVON predisponendone lo statuto...”

Profilo criminale di Giuseppe marciano si richiama quanto ampiamente illustrato nello specifico paragrafo sulla situazione della criminalità organizzata locale.

La CIVITAS potrà provvedere anche alla realizzazione di nuovi investimenti fino ad un importo totale di €. 2.000.000,00, che non saranno assoggettati a rimborso da parte del Comune e che verranno reperiti dalla Società tramite finanziamenti di terzi.

Il Comune si riserva la preventiva approvazione dei piani operativi annuale e pluriennale delle attività, nonché i poteri di vigilanza sullo svolgimento delle funzioni affidate, da esercitare anche mediante apposite ispezioni.

Rapporti tra la CIVITAS e la MARVON

Fin dal suo inizio, l'attività della CIVITAS si intreccia con quella della MARVON, cooperativa sociale che, benché fondata nella primavera del 2006, comincia effettivamente ad operare solo due anni dopo, nel marzo 2008, proprio in coincidenza della costituzione della CIVITAS (aprile 2008).

È significativo che proprio il Direttore Generale del Comune di Ventimiglia presidente del C.d.A. della CIVITAS, abbia predisposto, nel 2006, in qualità di commercialista, lo statuto della MARVON e che i primi lavori affidati dalla società partecipata subito dopo la sua costituzione siano stati realizzati proprio da quella cooperativa sociale.

Dalla disamina degli atti la Commissione delinea un sviamento dell'attività della CIVITAS e, quindi, del Comune di Ventimiglia, in relazione ad alcuni affidamenti di lavori effettuati in violazione delle norme che disciplinano il relativo procedimento e che hanno favorito un soggetto collegato con la criminalità organizzata.

Ciò è quanto è avvenuto in relazione all'affidamento alla CIVITAS S.r.l., il 12 maggio 2008, dei lavori di rifacimento del marciapiede di Via Lungo Roja per un budget di spesa di € 188.214,83, con contestuale incarico, lo stesso giorno, in favore della MARVON per la realizzazione di una parte dei lavori (per un preventivo di 65.000 euro più IVA), in violazione dell'art. 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché dell'art. 125 del d.lgs.n. 163/2006.

Analogamente, l'art. 56 del Regolamento per la disciplina dei contratti del Comune di Ventimiglia stabilisce che, qualora venga utilizzata la "forma di esecuzione dei lavori mediante cottimo", "quando l'importo dei lavori è pari o superiore a 40.000 euro e fino a 200.000 euro l'affidamento avviene, nel rispetto dei principi di trasparenza, rotazione, parità di trattamento, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, se sussistono in tale numerio soggetti idonei, individuati sulla base di indagini di mercato ovvero dall'elenco di operatori economici di cui al comma precedente".

Appare dunque chiaro che, non essendo stati previamente consultati almeno cinque operatori economici, in violazione delle norme sopra citate, é stato eluso ogni confronto concorrenziale.

Analoga illegittimità è emersa in occasione del rifacimento dei marciapiedi in Corso Genova, tratto Via Chiappori - Via Nervia, i cui lavori sono stati affidati direttamente alla MARVON, per un importo di 98.146 euro, senza fare ricorso alla procedura negoziata prevista prevista per lavori di importo superiore a 40.000 euro.

Sintomatica dell'atteggiamento di particolare favore assunto dalla CIVITAS nei confronti della MARVON è altresì la circostanza che nel corso del 2008 le sono stati affidati lavori per oltre 250.000 euro, pari a circa il 60 per cento dell'importo totale delle opere appaltate in quell'anno.

Il trend favorevole alla MARVON non risulta mutato, quantomeno in valori assoluti, negli anni 2009, 2010 e 2011, tenuto conto che per il 2011 il dato è riferito ai primi sette mesi.

La lettura di tali dati conferma quanto, fin dalla sua costituzione, la CIVITAS abbia assunto un comportamento di favore immotivato nei confronti di una società cui era nota, se non altro, la vicinanza di interessi con ambienti della locale criminalità organizzata.

Sotto il profilo delle responsabilità decisionali appare chiara la concentrazione di poteri nella persona di Prestileo, più volte indicato pubblicamente dal Sindaco quale "creatore" di CIVITAS.

Al predetto Direttore Generale del Comune nonché Presidente del Consiglio di Amministrazione della CIVITAS, il C.d.A. di quest'ultima ha deliberato di attribuire tutti i poteri di amministrazione della società ad eccezione di quelli espressamente indicati.

Tale delibera ha conferito al Presidente del C.d.A. il potere di decidere in autonomia a quale ditta affidare i lavori di importo inferiore ai 40.000 euro, ovvero quelli - che rappresentano la maggior parte delle opere - ove è attuabile il massimo grado di discrezionalità, essendo previsto l'affidamento diretto, al di fuori di ogni procedura concorrenziale.

Se, dunque, appare indubbio che il dr. Prestileo possa considerarsi il più diretto responsabile nell'aver favorito gli interessi MARVON e. quindi, della criminalità organizzata, si ritiene tuttavia che da tale responsabilità non risultino immuni nemmeno gli organi di governo dell'Ente.

Ciò vale sicuramente per il Sindaco perché, quale vertice dell'amministrazione comunale e socio unico della CIVITAS, condivideva certamente con il presidente del C.d.A. tutte le decisioni più importanti della società.

La stessa formulazione dello statuto sociale è stata infatti concepita per porre il Sindaco al centro di tutte le scelte strategiche. L'art. 11 prevede, tra le altre, quali competenze esclusive dell'assemblea dei soci (il Sindaco - socio unico), oltre all'approvazione del bilancio di esercizio e la destinazione degli utili, la nomina del presidente e degli altri membri del C.d.A.. All'assemblea spettano la nomina e la revoca del collegio sindacale.

Sul punto si sottolinea, peraltro, che due componenti del collegio sindacale (Santilli e Cuzzocrea) sono soci dello studio professionale del Prestileo. Si configura in tal modo un chiaro conflitto di interessi, atteso che i predetti sindaci sono chiamati a valutare l'operato del loro socio e la circostanza appare di dubbia compatibilità con l'art. 236 del T.U. 267/2000.

Lo Statuto prevede, all'art. 24, anche un'altra, più rilevante forma di controllo sull'attività degli amministratori, attraverso l'istituzione di una "commissione", composta da cinque consiglieri comunali, per la verifica periodica dell'attività del C.d.A. delle scelte poste in essere sulla base degli indirizzi formulati dal Comune in sede di relazione previsionale programmatica, piano esecutivo di gestione e altri atti di indirizzo programmatorio del consiglio comunale con l'incarico di riferire alla Giunta, per la successiva approvazione in consiglio comunale.

Una siffatta forma penetrante di controllo, tipica delle società in house providing, configura l'esistenza di un "controllo analogo" che rende tale tipo di società ente strumentale del Comune, con il quale si configura un rapporto interorganico, cioè analogo a quello gerarchico che si instaura tra amministrazione comunale ed uffici.

La circostanza che il consiglio comunale abbia di fatto rinunciato al suo potere - dovere di indirizzo e di controllo, rende l'organo collegiale corresponsabile dell'operato degli amministratori della società.

La Commissione svolge ulteriori interessanti riflessioni sulle finalità per le quali la CIVITAS è stata costituita e sulle prassi e le modalità operative.

Sul punto viene evidenziato che la società svolge attività che avrebbero potuto essere gestite dall'ufficio tecnico comunale, e viene usata dagli amministratori e dal direttore generale come polo di consensi e strumento operativo per perseguire i propri interessi, al di fuori delle limitazioni e dei controlli propri dell'attività amministrativa pubblica, a cui avrebbe dovuto conformarsi il Comune in caso di gestione diretta, e ciò anche al fine di favorire società collegate con la criminalità organizzata tra le quali la MARVON.


Per quanto attiene ai legami della MARVON con la criminalità organizzata si richiamano gli elementi forniti in data 4 ottobre 2011 dal Procuratore Distrettuale Dntimafia di Genova "la cooperativa sociale MARVON, della quale amministratore unico Mannias Giancarlo, in realtà di persone direttamente riconducibili alla famiglia Marcianò che non compaiono in atti ufficiali”.

Le citate anticipazioni sulle indagini in corso, condotte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, trovano ulteriore conferma non informative delle Forze dell'ordine concernenti rapporti degli amministratori della cooperativa sociale MARVON con esponenti della criminalità organizzata.

Risulta, infatti, che Giancarlo Mannias, già amministratore unico della citata cooperativa sociale ha avuto frequenti contatti con esponenti di spicco della criminalità organizzata locale quali Giuseppe e Vincenzo Marcianò e Giuseppe Cosentino.

Fonti investigative hanno consentito inoltre di svelare il significato dell'acronimo MARVON che corrisponderebbe a: MARcianò - Vincenzo - Omar - Nunzio. L'acronimo indicherebbe in particolare le persone di Giuseppe e Vincenzo Marcianò, soggetti i cui profili criminali sono indicati nel capitolo dedicato alla criminalità organizzata che opera nel ponente ligure nonché Annunziato Roldi e Omar Allavena, quest'ultimo caratterizzato da stretti legami con esponenti di rilievo della 'ndrangheta di Ventimiglia.

Ulteriore conferma dei rapporti di Mannias e, quindi, della MARVON con Marcianò è rappresentata dal pub ristorante "LE VOLTE" gestito dalla MA.GI.CA GENERAL SERVICE il cui amministratore unico Angela Elia, compagna convivente di Giuseppe Marciano, è subentrata a Giancarlo Mannias. Il figlio di quest'ultimo Igor Mannias, è amministratore della MA.GI.CA 6 GENERAL SERVICE s.r.l. che ha incorporato la MARVON in data 11 marzo 2010.

Ed ancora Vincenzo Marciano, figlio di Giuseppe, è stato notato in più occasioni in compagnia di Salvatore Dambra, guardiano per conto della MARVON presso il Porto Baia Verde di Ospedaletti.

Un altro amministratore della MARVON, Claudio Bosso, già presidente e vice presidente della cooperativa, è fratello di Roberto Bosso, affiliato alla criminalità organizzata. Lo stesso, in data 25 ottobre 2008, venne identificato nel corso di un'operazione delle forze dell'ordine che interruppe un incontro della 'ndrangheta nei pressi di uno stabilimento balneare nella vicina Vallecrosia, al

quale erano presenti diversi elementi della criminalità organizzata locale: Giuseppe Marcianò [nota: nato a Delianuova (RC) Il 6 agosto 1933, con procedenti per associazione di tipo mafioso], Pasquale Emilio Sarcina [nota: nato a Milano il 15 aprile 1954, con precedenti per stupefacenti, reati contro il patrimonio, ricettazione, detenzione abusiva di armi ], Pasquale Celea [nota: nato a Camporosso iI 29 giugno 1965, con precedenti per stupefacenti, estorsione, furto, evasione, usura, rapina], Maurizio Panetta [nota: nato a Locri (RC) il 17 luglio 1970, con precedenti per stupefacenti e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, e associazione di tipo mafioso], Giuseppe Amedei [nota: nato a Sanremo il 23 aprile 1970, con precedenti per stupefacenti e associazione di tipo mafioso], Vincenzo Marcianò [nota: nato a Sanremo il 31 dicembre 1977, con precedenti per stupefacenti e associazione di tipo mafioso, figlio di Giuseppe]. Sul punto viene evidenziato il valore altamente indiziante della affiliazione la partecipazione a riunioni di 'ndrangheta atteso il carattere chiuso di tale associazione.

Tre rapporto privilegiato di Mannias e quindi della MARVON e dei Marcianò, con il Sindaco si evince con chiarezza sia dei frequenti contatti, emersi nell'ambito di rapporti di polizia, sia dall'affidamento diretto alla cooperativa sociale dei lavori di riqualificazione del mercato coperto. (cfr pag. 17)

Emblematiche appaiono infine le informazioni fornite dal Procuratore della D.D.A. di Genova che mettono in evidenza le frequentazioni del Sindaco e Prestileo con la famiglia Marcianò, in particolare con il capofamiglia Giuseppe, e sottolineano come “lo stesso Sindaco ha fortemente difeso la creazione della CIVITAS Srl società in hause del Comune di Ventimiglia tramite la quale sono stati affidati vari lavori alla cooperativa sociale (MARVON)" "Lo stesso Prestileo si è adoperato a favore della citata cooperativa sociale (MARVON), consentendole di ricevere numerosi appalti dalla CIVITAS”.

Alla luce di tali rilevanti elementi informativi l'atteggiamento di favore assunto nei confronti della MARVON non sembra casuale né inconsapevole.

 

3.2. Il Porto turistico

Negli anni 1990/91 furono presentate alla Capitaneria di Porto di Imperia, ai sensi del Regolamento di esecuzione del Codice della Navigazione, alcune istanze per il rilascio di una concessione da esercitare in aree demaniali marittime [nota: Le società richiedenti risultano la Marina della Rocca S.r.l., la Marina del Forte S.p.A. e la Marina Intemella S.r.l.. A quest'ultima subentrata la IMPREINVEST S.p.A., con autorizzazione del 9 maggio 1996 della C.d.P.. La Cala del Forte s.r.l. in data 18 dicembre 1999 è stata autorizzare dalla Capitaneria di Porto al subingresso alla IMPREINVEST S.p.A.]

Solo il 4 dicembre 2009, il Comune di Ventimiglia, subentrato nella gestione di tali rapporti, convocava la Conferenza di Servizi in sede deliberante ex art. 6 D.P.R. 509/97 che approvava il progetto definitivo presentato dalla Cala del Forte s.r.l..

Il successivo 12 febbraio 2010 il Comune di rilasciava la concessione demaniale marittima n. 4678 in favore della società Cala del Forte Srl, rappresentata dall'amministratore unico Beatrice Parodi, procedendo alla formale consegna di mq. 131.325,90 di un'area del pubblico demanio marittimo “Costruzione gestione, per un totale di anni 85 (di cui cinque per la sola costruzione), di un porto turistico con annessi strutture commerciali, ludico sportive e servizi vari” [nota: Tenuto conto che il progetto definitivo presentato dalla Cala del Forte s.r.l. interessava un compendio Immobiliare che si sviluppava su una superficie complessiva di circa mq. 155.689,53 dei quali solo mq. 140.535,54 appartenenti al demanio dello Stato, il 9 marzo 2010, con ulteriore atto n. 4701, sono stati concessi alla medesima società ulteriori mq. 9.209,64].

La successiva convenzione attuativa, sottoscritto il 16 marzo 2010, disciplinava la realizzazione da parte della società Cala del Forte Srl - soggetto attuatore - del nuovo porto turistico delle opere di urbanizzazione primaria secondaria(viabilità pedonale e carraia per l'allacciamento del porto alla viabilità pubblica, fognatura, illuminazione, rete idrica, parcheggio....) considerate opere di interesse generale ai fini della determinazione del contributo edilizio e per lo scomputo dei conseguenti oneri.

Il soggetto attuatore ha poi affidato gran parte dei lavori di realizzazione del porto turistico, per il corrispettivo di 48 milioni di euro, alla Società Ventimiglia Mare s.r.l. Quest'ultima, non disponendo dell'attestazione SOA necessaria per l'affidamento dei lavori affidatile, il 22 aprile 2010, ha sottoscritto con la S.A.C.A.I.M. S.p.A. (S.p.A. Cementi Armati Ing. Mantelli), un contratto di avvalimento con il quale quest'ultima si è resa disponibile ad assumere nei confronti della prima il ruolo di impresa ausiliaria mettendole a disposizione, per tutta la durata dell'attività di costruzione, la citata attestazione SOA.

A cascata si sono succeduti numerosi sub affidamenti che hanno interessato anche il settore del movimento terra e del rifornimento di materiale di cava. Tra gli altri è emerso anche un rapporto commerciale tra Ventimialia Mare s.r.l. e la MARVON Cooperativa Sociale a.r.l. per il servizio di guardiania [nota: A completamento del quadro complessivo delle aziende operanti, si soggiunge che l'11 marzo 2010 è avvenuto il trasferimento d'azienda dalla suddetta cooperativa MARVON a MA.GI.CA. 6 GENERAL SERVICE soccoop. a r.l. il cui amministratore delegato è Igor Mannias. figlio di Giancarlo Mannias, amministratore unico della MARVON].

I rapporti della MARVON con la criminalità organizzata locale e con amministratori e dirigenti del Comune di Ventimiglia sono stati diffusamente illustrati nei paragrafi precedenti.

Il Gruppo Interforze istituito presso questa Prefettura, in occasione di un accesso ispettivo svoltosi presso il cantiere, sia presso la sede della società concessionaria (Cala del Forte Srl facente capo gruppo imprenditoriale Parodi-Cozzi), ha evidenziato la mancata osservanza delle disposizioni di cui alla vigente legislazione antimafia sia da parte del Comune di Ventimiglia, in relazione al rilascio della concessione demaniale, sia in relazione alle attività poste in essere dall'affidataria.

È appena il caso di evidenziare che gli importi dei lavori superano ampiamente la soglia comunitaria il Comune di Ventimiglia avrebbe dovuto chiedere alla Prefettura il rilascio delle prescritte informativa antimafia sul conto della società concessionaria [nota: In relazione alla mancata osservanza della legislazione antimafia si richiama innanzitutto dall'art 4 dei d.Lgs. 8.8.1994, n. 490, secondo il quale «le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e gli altri soggetti di cui all'art. 1, devono acquisire le informazioni di cui al comma 4 prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero prima di rilasciare o consentire le concessioni o erogazioni indicati nell'allegato 3, il cui valore sia [...)». Ed il richiamato allegato 3 si riferisce, tra le altre, alle «concessioni di acque pubbliche e diritti ad esse inerenti nonché concessioni di beni demaniali allorché siano richieste per l'esercizio di attività imprenditoriali». Inoltre dal tenore letterale dell'art 10 del DPR 252/98, " le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e gli altri soggetti di cui all'articolo 1, devono acquisire le Informazioni di cui al comma 2 del presente articolo, prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero prima dì rilasciare o consentire le concessioni o erogazioni indicati nell'articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575, il cui valore sia:

a) pari o superiore a quello determinato dalla legge in attuazione delle direttive comunitarie in materia di opere e lavori pubblici, servizi pubblici e pubbliche forniture, indipendentemente dal casi di esclusione ivi indicati;

b) superiore a 300 milioni di lire per le concessioni di acque pubbliche o di beni demaniali per lo svolgimento di attività imprenditoriali, ovvero per la concessione di contributi, finanziamenti e agevolazioni su mutuo o altre erogazioni dello stesso tipo per lo svolgimento di attività imprenditoriali;...]

Altrettanto avrebbe dovuto fare quest'ultima nei confronti dell'affidataria Ventimiglia Mare s.r.l.. Solo dopo l'accesso del Gruppo Interforze effettuato il 3 febbraio 2011 presso i cantieri del costruendo porto, la società Cala del Forte si è attivata in tal senso [nota: Il concessionario Cala del Forte s.r.l., in osservanza al richiamo giurisprudenziale del suddetto Consesso (Sez. IV, seni. 10/10/2005 n 5473) che ha stabilito il principio secondo cui "....un soggetto, attributario di una concessione da parte di una pubblica amministrazione, assume la natura di sostituto di quella pubblica amministrazione e, relativamente ai poteri pubblici trasferitigli In forza del provvedimento concessorio, è esso stesso pubblica amministrazione”].

Quanto sopra evidenziato, ha la medesima valenza anche per i successivi sub-appalti, siglati dalla Ventimiglia Mare s.r.l. con l'ATI Opemar s.r.l. - Euro Mare s.r.l. in quanto subcontratti eccedenti l'importo economico di € 154.937,07 (il contratto del 23/04/2010 relativo al trasporto e fornitura di materiale lapideo, per il quale è stato pattuito un importo pari ad € 12.100.000,00, eccede anch'esso la soglia comunitaria).

Effettuate dalla G.I.A. sono emersi comportamenti che hanno determinato una illusione dell'attività di prevenzione antimafia che ha accentuato il rischio della presenza di imprese controllate o riferibile alla criminalità organizzata di stampo mafioso o similare in un settore che è interessato investimenti per decine di milioni di euro, in opere pubbliche.

Sintomatico di tali possibili interferenze la comunicazione effettuata dalla Cala del Forte Srl che ha segnalato alla Prefettura è che la società Ventimiglia Mare Srl incaricata della realizzazione del porto turistico, ha interrotto i rapporti contrattuali con due imprese impegnate nei lavori oggetto dell'accesso (MARVON cooperativa sociale Srl e GPL impianto di recupero Srl) a seguito della diffusione da parte della stampa di notizie su possibili collegamenti di tali imprese con la criminalità organizzata.

E' opportuno precisare, al riguardo, che al trasporto del materiale lapideo già partecipava la ditta F.lli Pellegrino, tra l'altro con un volume d'affari di 63.200,00 euro (I.V.A. compr), regolarmente fatturati per i trasporti effettuati fino a tutto settembre 2010.

Per le violazioni accertate dal G.I.A. risultano deferiti alla Procura della Repubblica di Sanremo, il Sindaco Gaetano Scullino unitamente ad Achille Maccapani, (Segretario Generale del Comune di Ventimiglia), Cesare Cigna (Dirigente del Settore Tecnico e Responsabile dell'Ufficio Demanio Marittimo del Comune), Beatrice Parodi (amministratore unico e legale rappresentante della società Cala del Forte s.r.l.) e Carlo Conti (amministratore unico e legale rappresentante della società Ventimiglia Mare s.r.l.), poiché ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di abuso d'ufficio, per aver omesso di richiedere alla Prefettura, in violazione della normativa vigente, le informazioni antimafia sulla concessionaria e sulle società coinvolte, a vario titolo, nella realizzazione del porto turistico di Ventimiglia.

Relativamente all'attività legata all'ampliamento del porto di Ventimiglia, in data 23 novembre 2010 è stata data esecuzione ad un ordinanza di custodia cautelare in carcere confronti di Ettore Castellana [nota: nato a Camporosso (IM) il 25 marzo 1950] e Annunziato Roldi [nota: nato a Seminare (RC) il 3 marzo 1956] per porto abusivo d'arma da fuoco, violenza privata, tentata estorsione, per le minacce nei confronti di noto imprenditore locale Pier Giorgio Parodi - padre di Beatrice Parodi, amministratore unico della società Casa del Forte - volte ad ottenere l'impegno, nel cantiere il porto di Ventimiglia, di ditte di movimento terra collegate a che mi ha denunciata calabrese.

Dalle indagini svolte è, pertanto, è emerso che alla realizzazione del porto turistico di Ventimiglia avrebbero dovuto partecipare ditte appositamente provenienti dalla Calabria da impiegare, nei miei nel mese di agosto, nell'attività di movimento terra connesse ai lavori di sbancamento per la realizzazione del porto di Ventimiglia. Ai "mediatori" erano destinati 1,5 euro per ogni tonnellata di materiale movimentato: 370 mila tonnellate per una cifra che si aggirava intorno ai 555 mila euro.

Il fatto di particolare gravità - anche per la spregiudicatezza dimostrata nel condurre un agguato a colpi di arma da fuoco in luogo pubblico tipica di contesti ad alta incidenza criminale - è emblematico della capacità intimidatoria delle cosche locali, tanto che Parodi non ha. sporto alcuna denuncia qualificando il fatto come uno "scherzo".

Per tale episodio Castellana e Roldi sono stati condannati, nel novembre scorso, con sentenza del Tribunale di Sanremo a tre anni di reclusione per violenza privata e tentata estorsione.

Il Roldi è persona vicina ad Antonio Palamara (cfr pag. 3) elemento di rilievo nello scenario criminale del ponente ligure, e risulta legato alla famiglia Marciano di cui si è ampiamente riferito.

In data 23 novembre 2010, nel corso di una perquisizione domiciliare a carico di Annunziato Roldi, è stata rinvenuta una busta contenente una lettera indirizzata a Piergiorgio Parodi con la quale il Roldi, con toni a tratti confidenziali e a tratti intimidatori, gli rinfacciava il mancato rispetto degli accordi intercorsi.

Dalla lettura del documento emergono in modo inequivocabile la vicinanza e l'intreccio di interessi tra l'imprenditore Parodi ed esponenti della criminalità calabrese.

Emblematica appare l'affermazione del Roldi quando riferisce di essere andato a minacciare assessori e consiglieri per "agevolare" le pratiche presso il Comune e favorire l'impresa di Parodi nonché quando parla delle promesse intercorse per undici anni tra l'imprenditore e i calabresi per l'assegnazione di lavori e servizi presso la medesima opera.

In riferimento alle sopra citate minacce nei confronti di amministratori, la Commissione di indagine riferisce che l'allora consigliere del Comune di Ventimiglia, Giovanni Ballestra, già consigliere dal 1998 al 2002 e Vicesindaco dal 2002 al 2005 (con sindaco Giorgio Valfrè e Presidente del Consiglio Comunale Gaetano Scullino) in data 26 settembre 2002 fu vittima di un incendio che distrusse il Suo negozio di calzature una città di confine. Tale episodio è stato, peraltro, rammentato dal Pubblico Ministero nel corso del processo a carico di Roldi di Castellana.

Sempre nella medesima lettera a proposito delle minacce a consigliere l'amministratore viene riportato il cognome "Sculli" che non trova alcun riscontro tra gli amministratori cittadini allora in carica, tranne che con l'attuale sindaco Scullino che all'epoca dei fatti rivestiva la carica di Vicesindaco.


La commissione ha esaminato ulteriori procedure di appalto (realizzazione rete fognaria Corso Toscanini /Frontiera - subappalto relativo all'adeguamento ed ampliamento della Scuola materna di Roverino) cui si rinvia e dalle quali emergono cointeressenze e/o rapporti da parte dei titolari con soggetti legati alla criminalità organizzata locale.

Gestione dei servizi

Nel settore della gestione dei servizi pubblici sono emersi elementi concreti e rilevanti su forme di condizionamento dell'amministrazione comunale da parte della criminalità organizzata


3.3 Il servizio di Igiene urbana

La Commissione si è soffermata con particolare attenzione sulla procedura relativa all'affidamento del servizio dell'igiene urbana, attenzione originata anche dall'atto intimidatorio subito nel marzo 2009 dal dr. Prestileo, che aveva denunciato il danneggiamento da parte di ignoti della propria autovettura con sette colpi di arma da fuoco rivolti alla portiera anteriore sinistra . (cfr. pag. 15).

Alcuni giorni dopo tale episodio, il Direttore Generale si è recato dai Carabinieri fornendo dettagliate indicazioni sulla procedura concernente la Docks Lanterna, sembrando, in tal modo, porre in relazione l'atto intimidatorio perpetrato nei suoi confronti con la gara d'appalto in corso.

Ciò ha indotto la Commissione ad esaminare l'intera procedura relativa all'affidamento del servizio di igiene urbana, nell'intento di verificare se la ditta appaltatrice sia stata indebitamente favorita.

Secondo quanto riferito dal citato direttore, nel 2008 l'Amministrazione aveva deciso di effettuare una verifica al fine di non concedere più proroghe per appalti di servizi di una certa consistenza e di procedere alla indizione di nuove gare di appalto. Tra gli appalti considerati vi era quello per il servizio di igiene urbana gestito dalla Docks Lanterna su quale dr. Prestileo si è soffermato lungamente illustrando gli iter procedurali seguiti.

Dall'esame degli atti la Commissione di indagine ha formulato le seguenti considerazioni.

Il servizio di igiene urbana è stato affidato in appalto, previa gara ad evidenza pubblica, alla società Waste Management Italia S . p A con contratto del 10 febbraio 2000. In data 1° aprile 2001 è subentrata nel contratto la ditta Docks Lanterna S.p.A., con sede in Genova, a seguito di acquisto del ramo d'azienda.

Il relativo rapporto contrattuale è stato oggetto di proroghe (per ben 4 volte) e rinnovi fino alla data del 31 dicembre 2008.

Solo nel dicembre 2008, quindi con colpevole ritardo, il Comune ha bandito una nuova gara con procedura aperta approvando, contestualmente, il capitolato speciale.

Il bando, con scadenza 2 febbraio 2009, prevedeva una durata di 5 anni con un corrispettivo mensile di 265.151 euro e annuale di €. 3.181.818, tra le varie clausole era previsto che il personale in servizio dovesse essere assunto dalla ditta subentrante mantenendo il medesimo stato giuridico ed economico.

Nelle more dell'espletamento della gara sono state concesse proroghe tecniche peraltro con incrementi del canone mensile di dubbia legittimità, in quanto, trattandosi di proroga tecnica, il canone non avrebbe dovuto subire alcuna variazione.

La clausola dell'assorbimento integrale del personale della Docks Lanterna S.p.A. da parte della ditta aggiudicataria, alle medesime condizioni giuridiche ed economiche, ha verosimilmente costituito un disincentivo alla partecipazione alla gara che infatti è andata deserta.

Gli indirizzi gestionali forniti dalla giunta comunale, viene indetta una nuova procedura aperta finalizzate all'affidamento del servizio per cinque anni, dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2014, largamente innovativa rispetto alla precedente, creando condizioni sensibilmente più favorevoli per il nuovo aggiudicatario migrazione al personale da impiegare, alla data di immatricolazione degli automezzi e alla introduzione di un lotto con possibilità di offerte in aumento, di dubbia legittimità.

Conto che anche la nuova gara d'appalto risultò deserta, nel settembre 2009 il Comune indisse una procedura negoziata approvando un nuovo capitolato d'appalto e invitando otto ditte.

Il nuovo capitolato contiene rilevanti elementi innovativi rispetto alla precedente gara aperta.

L'esito della procedura negoziata aggiudicata alla Docks Lanterna risulta, secondo quanto rappresentato dalla Commissione, molto oneroso per il Comune, se raffrontato all'importo a base di gara. A fronte di tale rilevante esborso il livello dell'offerta tecnica appare molto modesto se si tiene conto che dal verbale di gara risulta che alla proposta tecnica sono attribuiti punti 11,25 su 55 a disposizione, con 10 elementi di valutazione, su 19, giudicati insufficienti.

La procedura seguita dal Comune di Ventimiglia ha consentito alla Docks Lanterna di conseguire ulteriori, indebiti benefici economici relativi alla cauzione definitiva presentata per la stipula del contratto (euro 921.695 invece di euro 184.239) e alla mancata produzione delle polizze relative alla copertura assicurativa per danni da inquinamento e alla copertura rischio incendio, atti vandalici ed altri eventi previsti dal contratto.

Ma ciò che viene principalmente in rilievo dalla dettagliata disamina della Commissione è che la procedura negoziata successiva alla seconda gara andata deserta è avvenuta sulla base di un nuovo capitolato che ha subito ulteriori rilevanti modifiche (introduzione ecopremio potenzialmente consistente, con previsione del relativo beneficio economico esclusivamente alla ditta e non al Comune; eliminazione del limite relativo alla prima immatricolazione che consente di utilizzare anche mezzi più obsoleti; limite all'offerta in aumento del lotto 2 molto elevato, addirittura € 700.000,00, con obbligo per il Comune di attivazione dei relativi servizi non essenziali per almeno il 70%).

Dette modifiche sono state definite "non rilevanti" nella determina a contrarre n. 120 del 24.09.2009 e "non sostanziali" nella successiva lettera di invito, in palese contrasto con l'evidenza.

La procedura seguita, pertanto, non risulta conforme a quanto previsto dall'art. 57, comma 2, del decreto legislativo n. 163 barra 2006, che consente la procedura negoziata qualora in esito di una procedura aperta non sia stata presentata nessuna offerta ma solo a condizione che non siano modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto.

Il provvedimento finale risulta pertanto chiaramente illegittimo, in quanto si è dato corso all'affidamento di un servizio economicamente molto rilevante (oltre € 18.000.000,00) a procedura negoziata senza il preventivo esperimento di procedura aperta poiché quelle precedentemente bandite lo erano sulla base di capitolati sostanzialmente diversi.

Va, inoltre, rilevato che dal 2001 ad oggi, la Docks Lanterna a continuativamente gestito un servizio di grande rilevanza economica senza mai partecipare ad una procedura aperta e, quindi, ad un reale confronto concorrenziale.

Accertato quindi che la procedura esaminata rivela uno sviamento dell'attività dell'amministrazione comunale dal perseguimento dei fini istituzionali, appare realistico supporre che tale alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi possa essere posta in relazione alle forme di condizionamento esercitate sul direttore generale dell'ente.

Al riguardo, si rammenta quanto già segnalato a pag. 15 in relazione all'atteggiamento del Direttore Generale nei confronti di soggetti appartenenti alla 'ndrangheta quali Michele Ferrara (detto "killerino") e Giuseppe Marcianò, che sono riconosciuti in quanto tali e sono in grado di esercitare un notevole condizionamento tanto che lo stesso Prestileo, confermando di fatto la loro te l'autorità afferma “li conosco, so chi sono e non posso certo non salutarli”.

Per quanto attiene alla società che si è avvantaggiata di tali procedure illegittime, si richiamano le informazioni fornite dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Genova dove emerge, tra l'altro, che "Pesce Santino, amministratore della società Docks Lanterna di Genova, alla quale il Comune di Ventimiglia ha prorogato per più volte l'appalto del servizio di igiene urbana, ha cointeressenze con la famiglia Marcianò".

Tali informazioni, tratte dagli atti procedimentali, hanno trovato riscontro anche negli atti della Commissione che ha evidenziato in più punti delle relazione i notevoli contatti che Marcianò ha con il Sindaco il Direttore del Comune di Ventimiglia (Cfr pag 27 e segg. della relazione della Commissione).

Peraltro con determinazione del 27 febbraio 2009, il Direttore Generale Prestileo ha autorizzato la ditta Docks Lanterna Spa a subappaltare i lavori relativi al diserbo delle vie del centro cittadino alla cooperativa sociale MARCON e, quindi, alla famiglia Marcianò, cointeressata all'affidamento del servizio.

Tale decisione è stata condivisa della Giunta comunale, che, con apposita "determina" in data 29 dicembre 2008 espresso parere favorevole alla concessione della proroga tecnica, sulla base della proposta di preventivo prodotto dalla Docks Lanterna, che prevedeva già il subappalto in questione.

3.4 L'affidamento In concessione dell'Installazione presso le sedi comunali di distributori automatici di bevande. Coffee Time Sanremo s.r.l.

In data 23 febbraio 2011, il Comune ha attivato una procedura negoziata per l'affidamento in concessione del servizio di installazione e gestione di distributori automatici di bevande calde e fredde nonché di prodotti alimentari preconfezionati dolci e salati presso gli edifici di proprietà del Comune.

L'appalto è stato successivamente aggiudicato alla ditta Coffee Time Sanremo s.r.l., la cui offerta è risultata economicamente la più vantaggiosa.

La società Coffee Time Sanremo s.r.l. fino all'ottobre 2010 era di proprietà di Giovanni Ingrasciotta, ex collaboratore di giustizia, il quale ne era anche l'amministratore unico.

Nei confronti della predetta società questa Prefettura, in data 9 settembre 2010, ha emesso una informativa antimafia interdittiva poiché gli elementi fomiti dalle forze dell'ordine lasciavano emergere indizi tali da far ritenere possibile la sussistenza di ingerenze delle organizzazioni criminali nell'attività imprenditoriale.

Nell'ottobre successivo l'Ingrasciotta, per eludere il provvedimento interdittivo, ha proceduto ad un rimpasto della compagine societaria dapprima nominando amministratore unico un dipendente della società, Robertino Milone, poi cedendo l'intera quota societaria alla figlia convivente Alessandra.

All'esito di una nuova informativa interdittiva emessa il 22 dicembre 2010, anche Alessandra Ingrassotta è fuoriuscita dalla società che è transitata nella proprietà del già citato amministratore unico.

Nonostante tale ulteriore rimaneggiamento societario, questa Prefettura nell'aprile scorso, ha emesso una ulteriore informativa interdittiva.

La vicenda che ha convinto coinvolto la Coffee Time Sanremo s.r.l. è stata ampiamente riportata dalla stampa locale, che ha in più occasioni evidenziato gli sviluppi delle vicende penali e giudiziarie di Ingrasciotta.

In particolare, in data 13 giugno 2010, in esecuzione di una ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Sanremo, sono stati tratti in arresto i fratelli Giovanni, Roberto e Maurizio Pellegrino, il suocero di quest'ultimo, Francesco Barilaro, ed altri, responsabili di vari reati tra cui sfruttamento della prostituzione e minacce. Nel corso dell'attività investigativa che ha portato ai citati arresti, sono emersi gli stretti legami tra Giovanni Pellegrino e Giovanni Ingrasciotta.

Inoltre nel gennaio 2010, in Imperia, un incendio doloso ha distrutto otto automezzi e due container della ditta D.D.S. S.pA, esercente l'attività di installazione e gestione di macchine distributrici di alimenti e bevande. Le indagini, svolte dall'Arma dei Carabinieri, hanno fatto emergere che nel corso di un ulteriore incontro con l'amministratore della citata società, avvenuto nel febbraio dello stesso anno, Ingrasciotta ha mostrato, con chiari intenti intimidatori, una copia di un giornale sul quale era riportata la foto del noto latitante Matteo Messina Denaro, ritenuto al vertice di cosa nostra siciliana indicandolo come suo cognato.

Nell'occasione Ingrasciotta ha proposto un accordo tra la sua società e la D.D.S. S.p.A. in relazione ad un futuro appalto presso la A.S.L. n. 1 Imperiese, proponendo, una sorta di spartizione degli interessi sul territorio della provincia e chiedendo di non essere disturbato a Sanremo e Ventimiglia.

Il processo relativo alla vicenda estorsiva che vede imputato Giovanni Ingrasciotta, per il reato di tentata estorsione aggravata dall'art. 7 della legge 203/91 nei confronti della D.D.S. S.p.A., è tuttora in corso presso il Tribunale di Sanremo.

Inoltre, nel corpo dell'ordinanza citata in premessa, il Gip e rileva gli "ottimi rapporti" di Rocco De Marte e Giovanni Pellegrino con Giovanni Ingrassotta, ex collaboratore di giustizia a suo tempo sfuggito ad un agguato di mafia e dichiaratamente vicino a Matteo Messina Denaro. In particolare, il De Marte (cugino di Giovanni Pellegrino) risulta essersi incontrato con l'Ingrasciotta poche ore prima dell'incendio alla D.D.S., concorrente della Coffee Time Sanremo nell'appalto della Asl n.1 Imperiese per la concessione del servizio di distribuzione automatica di bevande calde/fredde e prodotti alimentari preconfezionati.

Alla luce degli elementi su esposti, si ritiene sintomatica del grado di permeabilità degli amministratori dei dirigenti la vicenda relativa alla Coffee Time Sanremo Srl, aggiudicataria dell'appalto in questione, nonostante fosse nota l'esistenza di interdittiva antimafia peraltro mai revocata, emessa della Prefettura di Imperia.

Questo ufficio comunità del 30 maggio 2011 inizia dal Comune di Ventimiglia – nel denegare la propria competenza a fornire informazioni ai sensi dell'art. 5, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.114 - ha informato il competente ufficio licenze del rilascio di una informativa antimafia interdittiva, a norma del combinato disposto degli articoli 4 del D. Egvo n. 490/94 e 10 del D P R . 252/98, nei confronti citata Coffee Time Sanremo s.r.l..

Il Comune ha, pertanto, avviato, con lettera del 13 giugno 201 1, un procedimento, finalizzato alla risoluzione del rapporto contrattuale sottoscritto il 23 febbraio 2011, con contestuale sospensione dell'esercizio dell'attività.

Tale procedimento è stato, tuttavia, archiviato all'esito dalla sentenza n. 1120, in data 15 luglio 2011, con la quale il T.A.R. per la Liguria ha annullato uno dei provvedimenti interdittivi adottati dalla Prefettura in relazione alla citata società.

Il provvedimento adottato dal Comune risulta sicuramente immotivato. Tale sentenza - per la quale pende gravame innanzi al Consiglio di Stato - ha, infatti, annullato solo l'ultimo provvedimento e non i due precedenti. Il T.A.R., in particolare, non ha contestato l'esistenza di un pericolo di infiltrazione mafiosa nella Coffe Time Sanremo s.r.l., derivante dall'originaria presenza nell'assetto societario di Giovanni Ingrasciotta e della figlia Alessandra, bensì si è limitato a ritenere insufficienti gli elementi indiziari da cui presumere l'attuale ingerenza di Giovanni Ingrasciotta e della figlia nella conduzione dell'impresa, anche dopo la loro esclusione dalla compagine societaria.

In merito alla società gestita da Ingrasciotta si segnala che il 15 dicembre scorso, personale del Centro Operativo di Genova della Direzione Investigativa Antimafia, unitamente alla Compagnia della Guardia dì Finanza di Sanremo, ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP presso quel Tribunale, nei confronti della società Coffee Time Sanremo S.r.l. il valore complessivo dei beni sottoposti a vincolo reale stimato in circa 3 milioni di euro. Il Tribunale del riesame di Imperia ha confermato il provvedimento di irrogazione della misura di prevenzione patrimoniale respingendo la richiesta di dissequestro formulata dei legali della Coffee Time Sanremo S.r.l.


CONCLUSIONI

Le risultanze ispettive sono state oggetto di approfondimento da parte del Comitato provinciale per l'ordine la sicurezza pubblica e nella seduta del 19 dicembre 2011, allargato alla partecipazione al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sanremo. Non sono intervenuti se pure invitato il Sindaco di Imperia e il Presidente dell'amministrazione Provinciale.

I presenti hanno convenuto che gli accertamenti svolti dalla Commissione di indagine sulle vicende amministrative dell'ente hanno fatto emergere un quadro indiziario indicativo del possibile condizionamento da parte di soggetti collegati alla criminalità di stampo mafioso o similare. Tali elementi sono stati ritenuti concreti e rilevanti in merito al condizionamento proveniente da soggetti appartenenti a sodalizi collegati con la 'ndrangheta.

Inoltre le criticità riscontrate in molteplici procedure amministrative hanno evidenziato come i collegamenti e i tentativi di condizionamento da parte di tali soggetti abbiano determinato uno sviamento dell'attività dell'Ente dai fini istituzionali cui lo stesso è preordinato.

In particolare si sottolinea quanto segue.

La giurisprudenza formatasi sull'art. 143 del decreto legislativo 267/2000, richiede quale primo presupposto per il ricorso ai provvedimenti previsti dalla norma medesima "la accertata diffusione sul territorio della criminalità organizzata" (cfr., da ultimo, T.A.R. per il Lazio, Sezione Prima, 19 maggio 2011, n. 4370).

Già nel 1995, la Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia dava per acquisita l'esistenza in Ventimiglia di una articolazione locale della 'ndrangheta calabrese, affermando anzi che il "locale" della città di confine era divenuto già allora "il più importante dell'intera Regione, sia per la diffusa presenza di affiliati, sia per dell'onorata società".

Tale valutazione, ribadita in tempi più recenti anche in altri atti giudiziari, trovato conferma nella recentissima ordinanza di custodia cautelare in carcere, emanata dal GIP presso il Tribunale di Genova il 24 giugno 2011 nei confronti di 20 persone, indagate per il reato di cui all'art. 416 bis del codice penale "per aver fatto parte dell'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta, operante da anni sul territorio della regione Liguria, collegata con le strutture organizzative della medesima compagine insediate in Calabria e costituita in articolazioni territoriali e dominate "locale" di Genova, Ventimiglia, Lavagna e Sarzana”.

La presenza "stanziale "nel ponente ligure in particolare nell'area di Ventimiglia di numerosi soggetti legati alla criminalità organizzata, che perseguono finalità ed agiscono con metodi tipici dell'associazione di tipo mafioso, ha trovato conferma in numerosi riscontri di carattere investigativo ed è stata diffusamente illustrato nello specifico paragrafo a ciò dedicato.

La Commissione ha, pertanto, profuso il proprio impegno al fine di verificare la presenza di elementi concreti, univoci e rilevanti su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare, ovvero su forme di condizionamento degli amministratori e dei dirigenti del Comune di Ventimiglia.

Al riguardo, si richiama il contenuto della lettera in data 4 ottobre scorso con la quale il Procuratore Distrettuale Antimafia di Genova ha rappresentato che "il sindaco della Città di Ventimiglia, Gaetano Scullino, ha contatti con i membri della famiglia Marcianò, in particolare con il capofamiglia Giuseppe, con il quale si è anche incontrato personalmente. Le frequentazioni sono diminuite negli ultimi mesi al fine di eludere le indagini in atto". Analoghe informazioni sono state fornite sul conto del Direttore Generale, dr. Marco Prestileo, che "ha contatti con la famiglia Marcianò e si è incontrato personalmente con il capofamiglia Giuseppe, al quale ha anche suggerito di non incontrarsi per eludere le indagini in corso".

Quanto segnalato dal Procuratore ha trovato conferma in ulteriori evidenze investigative che hanno messo in luce frequentazioni e contatti da parte del Sindaco Scullino e del dr. Prestìleo con ambienti della criminalità organizzata locale.

Tenuto conto della considerevole concentrazione di poteri che l'attuale organizzazione comunale riserva alle figure del Sindaco e del Direttore Generale, la Commissione pone l'attenzione sulla posizione di tali due vertici, politico e burocratico al fine di dimostrare la sussistenza di elementi concreti e rilevanti sui collegamenti degli amministratori e dirigenti dell'ente con la criminalità organizzata.

L'incidenza della forza intimidatrice dei sodalizi criminali egemoni nell'area è evidenziata in maniera emblematica con riferimento a molteplici atti intimidatori richiamati nella relazione.

Dall'analisi della realtà di Ventimiglia emergono peraltro anche forme di condizionamento degli amministratori e dirigenti, espressione con la quale il legislatore ha inteso ricomprendere tra i presupposti del provvedimento di scioglimento, non solo l'ipotesi del coinvolgimento attivo e partecipe degli amministratori dell'Ente nella criminalità organizzata (collegamenti diretti o indiretti) ma anche quella in cui gli amministratori subiscano l'iniziativa della criminalità restandone condizionati nel proprio operare (cfr., in tal senso, la circolare del Gabinetto del Ministro n. 7102/M/6 in data 25 giugno 1991).

Al riguardo la Commissione elencaci diversi atti intimidatori subiti dal dr. Prestìleo ed, in particolare, il più grave: l'esplosione di colpi di arma da fuoco contro l'autovettura a lui in uso nel febbraio 2009. Lo stesso Prestileo ha dichiarato alla Commissione di indagine di essere rimasto molto turbato dall'episodio tanto da aver avvertito l'esigenza, per un certo periodo, di circolare armato.

In merito alle forme di condizionamento nei confronti dei componenti degli organi di governo, particolarmente significativa l'affermazione, contenuta nella lettera rinvenuta nel corso della perquisizione domiciliare a carico di Annunziato Roldi. secondo cui questi avrebbe minacciato anni fa consiglieri ed assessori al fine di "agevolare" la realizzazione del porto turistico di Ventimjglia.

Nella lettera si cita anche l'ex consigliere Russo, che a seguito dell' "interessamento" del Roldi si sarebbe accordato con l'imprenditore Parodi.

Il Comando Provinciale dei Carabinieri, con lettera del 19 maggio 2011, a proposito del citato ex consigliere riferisce di una denuncia sporta dallo stesso nei confronti di ignoti, che il 24 marzo 2009 lo hanno avvicinato, travisati da passamontagna e armati di pistola, mentre rincasava con la propria autovettura; in tale occasione il Russo sfuggi all'agguato, nascondendosi a casa di un conoscente.

La misura di rigore, per il suo carattere di straordinarietà in quanto destinata ad incidere sugli organi elettivi, non può ricorrere che in presenza di situazioni di fatto evidenti e quindi suffragate da oggettive risultanze che rendano attendibili le ipotesi di collusioni anche in diretta e degli organi elettivi con la criminalità organizzata, tali da rendere pregiudizievoli per gli interessi della comunità locale il permanere in carica degli organi medesimi.

I complessi accertamenti effettuati in evidenziato numerosi elementi sintomatici di condizionamento degli organi elettivi cui ancorare le valutazioni relative all'eventuale adozione della misura di rigore.

Si segnano di seguito le attività amministrative più significative poste in essere dagli amministratori e dai dipendenti del Comune di Ventimiglia che, per le loro deviazioni dei principi di trasparenza, imparzialità e correttezza, mostrano quei “chiari e non casuali indizi di un condizionamento da parte della criminalità organizzata" richiesti dalla giurisprudenza in materia al fine di motivare l'adozione di provvedimenti di cui all'art 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

  1. Gli indizi più rilevanti di condizionamento e di un atteggiamento compiacente e funzionale della struttura burocratica e degli stessi amministratori rispetto agli interessi diretti o indiretti della criminalità organizzata, sono rinvenibili nell'attività della società in house CIVITAS s.r.l.. Fin dalla sua costituzione la partecipata ha assunto in più occasioni un comportamento di favore immotivato nei confronti delta Cooperativa sociale MARVON la cui vicinanza di interessi con ambienti della criminalità organizzata locale era nota e alla quale sono stati affidati nel triennio 2008-2011 lavori per un importo superiore ad 800.000 euro.
    Alcuni affidamenti in favore della MARVON risultano effettuati in violazione delle disposizioni di legge che disciplinano la materia in quanto avrebbero richiesto il preventivo esperimento di procedure negoziate con confronto concorrenziale. Lo sviamento della procedura in questione ha illecitamente favorito una società che risulta avere cointeressenze con la criminalità organizzata, ed in particolare con la famiglia Marcianò.
    Come emerge dalle recenti indagini della DDA di Genova Giuseppe Marcianò e i fratelli Barilaro risultano indagati "con il ruolo di capi ed organizzatori, dirigendo ed organizzando il sodalizio, assumendo le decisioni più rilevanti, impartendo le disposizioni e comminando le sanzioni agli associati e a loro subordinati,decidendo e partecipando al riti di affiliazione, curando rapporti con le altre articolazioni dell'associazione, dirimendo contrasti interni ed esterni al sodalizio, in particolare quali elementi di vertice sono legittimati a partecipare ai summit della Camera di Controllo nei quali si decidono le strategie, gli equilibri relativi alle locali e alla costituzione di nuovi assetti".
    Le violazioni riscontrate evidenziano anche l'assenza la scarsa incisività dei controlli da parte della commissione consiliare preposta a tale specifica attività.

  2. Ulteriori illegittimità ed indizi di collegamento con la criminalità organizzata scaturiscono dalle procedure di affidamento del servizio di igiene alla società Docks Lanterna. Le modalità di aggiudicazione del servizio sono risultate non conformi a quanto previsto dall'art 57, comma 2, del decreto legislativo n. 163/2006, il quale consente la procedura negoziata qualora all'esito Di una procedura aperta non sia stata presentata nessuna offerta, ma solo a condizione che non siano modificati in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto. Il provvedimento finale risulta chiaramente illegittimo, in quanto si è dato corso all'affidamento di un servizio economicamente molto rilevante (oltre € 18.000.000,00) a procedura negoziata senza il preventivo esperimento di procedura aperta, atteso che quelle precedentemente bandite si fondavano su capitolati sostanzialmente diversi.
    Lo sviamento della procedura in questione ai lecitamente favorito una società che risulta avere cointeressenze con la criminalità organizzata ed in particolare con la famiglia Marcianò. Si richiamo al riguardo le informazioni fornite dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Genova dove emerge, tra l'altro, che "Pesce Santino, amministratore della società Docks Lanterna di Genova, alla quale il Comune di Ventimiglia ha prorogato per più volte l'appalto del servizio di Igiene urbana, ha cointeressenze con la famiglia Marcianò".

  3. Particolarmente significative appaiono le anomalie scaturenti dall'emanazione di "determine" della Giunta. L'esistenza di tali atti di giunta, già segnalata in un esposto indirizzato alla Corte dei Conti per il quale sono in corso indagini da parte della magistratura contabile, è stata confermata dall'attuale segretario generale del Comune con attestazione in data 26 ottobre 2011, dalla quale risulta che le determinazioni del citato organo collegiale non sono mai state pubblicate, trattandosi di indicazioni ad uso interno della macrostruttura comunale, e vengono invece custodite in appositi registri conservati presso la segreteria generale.
    Dagli atti acquisiti nel corso dell'accesso risulta che la giunta comunale usa talora "espropriare" la dirigenza delle proprie prerogative, in violazione del principio di separazione tra poteri di indirizzo, propri degli organi di governo, e poteri di gestione spettanti ai dirigenti.
    Di particolare rilievo è il contenuto della determinazione dirigenziale recante "approvazione preventivo e relativo impegno di spesa per lavori di manutenzione esterna del mercato coperto". Tale provvedimento risulta adottato sulla base di una direttiva o, più precisamente, di ordine illegittimo, poiché impartito in violazione delle norme che prescrivono, per i servizi di importo superiore a € 20.000,00, il ricorso ad una procedura negoziata con confronto concorrenziale tra almeno 5 opertori.
    Tale sviamento della procedura dal perseguimento dei fini istituzionali per favorire la cooperativa sociale MARVON diviene poi sintomatico di un condizionamento degli amministratori da parte della criminalità organizzata, ove si considerino i collegamenti di tale cooperativa con esponenti del “locale” di 'ndrangheta di Ventimiglia, collegamenti più volte posti in luce.

  4. L'aggiudicazione da parte del Comune di Ventimiglia del servizio di installazione e gestione di distributori automatici di bevande presso gli edifici di proprietà del Comune alla Coffee Time Sanremo s.r.l., di cui era amministratore Giovanni Ingrasciotta e nei cui confronti questa Prefettura aveva emesso plurimi provvedimenti interditevi antimafia.
    Il comportamento tenuto dagli uffici comunali, che hanno avuto piena contezza delle informative antimafia di carattere ostativo, ha determinato sostanzialmente una elusione di tali provvedimenti, e la prosecuzione dei rapporti contrattuali con la Coffee Time Sanremo s.r.l..

  5. Per quanto concerne la lunga e complessa vicenda della realizzazione del porto turistico, va rilevato che il Comune di Ventimiglia, attesi gli importi economici delle opere, avrebbe dovuto chiedere alla Prefettura il rilascio delle prescritte informazioni antimafia sul conto della società concessionaria. Altrettanto avrebbe dovuto fare quest'ultima nei confronti della affidataria Ventimiglia Mare s.r.l., ma né l'Amministrazione Comunale, né la s.r.l. Cala del Forte si sono attivate in tal senso all'atto della stipula dei contratti.
    Le rilevanti anomalie riscontrate dal G.I.A. hanno fatto emergere una elusione dell'attività di prevenzione antimafia che ha accentuato il rischio della presenze di imprese controllate o riferibili alla criminalità organizzata di stampo mafioso o similare in un settore che ha interessato investimenti per decine di milioni di euro in opere pubbliche.
    Per le violazioni accertate dal G.I.A. risultano deferiti alla Procura della Repubblica di Sanremo, il Sindaco Gaetano Scullino unitamente ad Achille Maccapani (Segretario Generale del Comune di Ventimiglia), all'Ing. Cesare Cigna (Dirigente del Settore Tecnico e Responsabile dell'Ufficio Demanio Marittimo del Comune) ed altri poiché ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di abuso d'ufficio, per aver omesso di richiedere alla Prefettura, in violazione della normativa vigente, l'informazione antimafia sulla concessionaria e sulle società coinvolte, a vario titolo, nella realizzazione del porto turistico di Ventimiglia.

Alla luce di quanto dettagliatamente esposto si ritiene poter affermare che i collegamenti degli amministratori e dirigenti dell'ente con la criminalità organizzata, nonché le forme di condizionamento dai medesimi subite, hanno determinato un effetto di compromissione della libera determinazione degli organi comunali, cioè di alterazione del procedimento di formazione della volontà degli amministratori e dirigenti, tale da sviare l'attività del Comune dal perseguimento degli interessi della collettività.

Nonostante gran parte di tali comportamenti sia direttamente e formalmente imputabile a responsabilità dei dirigenti ed, in particolare, del direttore generate, si ritiene che da tale responsabilità non possano considerarsi immuni gli organi di governo dell'ente. Anche laddove le irregolarità riscontrate sono ascrivibili alla sfera prettamente gestionale, di competenza dei singoli responsabili dei settori comunali, traspare nettamente, in alcune vicende, l'ingerenza dell'organo politico.

Secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, infatti, "nonostante lo spostamento delle competenze relative alla gestione dell'ente, gli organi di vertice politico-amministrativo hanno comunque compiti pregnanti di pianificazione, di direttiva, di impulso, di vigilanza e di verifica che impongono l'esigenza di intervenire ed apprestare tutte le misure e le risorse necessarie per un'effettiva e sostanziale cura e difesa dell'interesse pubblico dalla compromissione derivante da ingerenze estranee, nonché al fine di garantire che ogni attività si svolga nella necessaria cornice, formale e sostanziale, di legalità" (cfr. T.A.R.. per il Lazio, Sezione Prima, 19 maggio 2011, n. 4370).

Le reiterate illegittimità riscontrate e gli indizi di collegamenti con la criminalità organizzata scaturenti dai provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria, dalla relazione della Commissione di indagine, dai rapporti delle Forze dell'Ordine, dalle verifiche ispettive del G.I.A e dalle note informative della D.I.A. nonché dal contenuto della lettera del Procuratore Distrettuale Antimafia di Genova, forniscono un rilevante quadro indiziario sulla sussistenza del pericolo di condizionamento del civico consesso di quel Comune.

Tali illegittimità hanno, inoltre, evidenziato l'incapacità degli organi elettivi - in un contesto ambientale caratterizzato dalla diffusa presenza di soggetti organiche sodalizi criminali - di assumere incisive determinazioni a garanzia dei principi di buon andamento e imparzialità amministrativa.

I complessi accertamenti effettuati in evidenziato numerosi elementi sintomatici di condizionamento degli organi elettivi cui ancorare le valutazioni relative all'eventuale adozione della misura di rigore nei confronti del civico consesso di Ventimiglia.

Nei termini che precedono si rassegnano le considerazioni conclusive ai fini delle conseguenti valutazioni e determinazioni degli organi superiori.

IL PREFETTO
Spena

 

 

 

 

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