Borghetto, dove la 'ndrangheta c'è dagli anni Sessanta, passando da “Liguria 2000” ed ancora

Scritto da i banditi

Degli 'ndranghetisti della riviera del ponente savonese abbiamo parlato spesso. Abbiamo documentato e denunciato al dettaglio, ma c'è ancora molto da raccontare. La piana di Albenga è storico covo di presenze, attività e affari. Una colonizzazione consumata tra intrecci di interessi, corruzione, complicità e ricatti, che hanno saputo garantire, più ancora che nell'estremo ponente ligure, una rete di protezione a servizio dell'intera organizzazione 'ndranghetista.

Se tanto abbiamo raccontato pubblicamente, ancora di più abbiamo riferito alle Autorità preposte. Su molto i risultati sono stati raggiunti, su altro si sta ancora lavorando. Ora andiamo avanti, nel pubblico racconto, sul “crocevia” che passa da Toirano, Ceriale e Borghetto Santo Spirito...


Il 24 maggio 2007 veniva costituita la cooperativa “LIGURIA 2000” presso lo studio noto notaio LETTERA Fernando, con sede in Via alla Costa 17 - Toirano, ovvero presso la villa del boss GULLACE Carmelo e della sua lady, FAZZARI Giulia (ed intestata alle figliole per aggirare le temute misure di prevenzione).

Un nome che suona come una beffa, visto che “LIGURIA 2000” era anche la denominazione dell'inchiesta del ROS che aveva documentato il condizionamento della 'ndrangheta nelle elezioni regionali in Liguria del 2000.

Soci fondatori di questa cooperativa risultano dall'Atto Costititutivo depositato e reperibile nell'archivio pubblico della Camera di Commercio (vedi qui):

- FAZZARI Giulia (ovvero la moglie e sodale del GULLACE Carmelo e figlia e sodale del FAZZARI Francesco);

- DE SALVO Angelo (nato a Brindisi il 23.05.1959 - residente in Ceriale detto "Claudio");

- GARGANO Domenico (nato a Parghelia l’8.05.1956 - residente in Garlate, Via Stoppani 582).

Oggetto sociale della “LIGURIA 2000” veniva indicato:
«la fornitura, il noleggio, il montaggio di ponteggi, i lavori di terra con eventuali opere connesse in muratura e cemento armato di tipo corrente, la demolizione e gli sterri; le opere murarie relativi a complessi per la produzione e distribuzione di energia; le opere speciali in cemento armato; i servizi di assistenza amministrativa, tecnica ed informativa e altre aziende e in particolare modo quelli riguardanti preventivi, consuntivi ed appalti in genere. La costruzione, la manutenzione e la ristrutturazione di edifici civili, industriali, monumentali completi di impianti, manufatti ed infrastrutture (strade, ponti, gallerie), opere speciali e di opere connesse ed accessorie; le opere murarie relative ai complessi per la produzione e distribuzione di energia, i lavori di restauro, l’acquisto, la vendita, la permuta di beni immobili rustici, urbani e industriali. e quindi la gestione, la locazione e l’amministrazione degli immobili. I lavori di sistemazione agraria, forestale e di verde pubblico, i lavori speciali per gli impianti di sollevamento, di potabilizzazione, di depurazione delle acque e la realizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti. I lavori marittimi, le costruzioni di moli, di bacini, di banchine e quant’altro, i lavori di dragaggio, di manutenzione di apparecchiature portuali e la pulizia di acque portuali, la carpenteria metallica. Il commercio all’ingrosso di materiale edile, l’assunzione di rappresentanze con o senza deposito nazionale ed estere operanti nei settori di cui sopra (…)».

Veniva inoltre precisato nell’Atto Costitutivo: «Per lo svolgimento della sua attività, la società si avvale prevalentemente dell’apporto lavorativo dei soci (…): per cui i soci dovranno avere i requisiti necessari all’esecuzione di tale apporto lavorativo (o alla prestazione di lavoro tecnico o amministrativo, negli stretti limiti delle esigenze sociali); oppure, e in assenza di tali requisiti, dovranno eseguire versamenti a favore della società, quali soci sovventori. La società potrà avvalersi anche del lavoro di terzi, pur che sia rispettata la predetta prevalenza. (…)»


La FAZZARI Giulia risultava Amministratore Unico della stessa “LIGURIA 2000”. In data 23.09.2008 la carica passerà - come si evince dalla Visura Camerale  - al GIGLIOTTI Giuseppe (nato il 22.11.1955 a Petronà - CZ, residente in Via Cavour 26 a Galbiate - LC). Lo stesso GIGLIOTTI Giuseppe risulta (curiosamente, per quanto vedremo a breve) ancora l’Amministratore Unico.

In data 17.12.2008 veniva iscritto alla Camera di Commercio il trasferimento della sede legale che Toirano, dalla Villa bunker del Ninetto e signora, passa in Piazza Libertà 5 a Borghetto Santo Spirito.

E guardando ai soggetti attivi, con la FAZZARI in GULLACE, nella “LIGURIA 2000” il quadro delle cointeressenze diviene evidente e pure inquietante, ma – come prassi in questa piana del ponente savonese – assolutamente ignorato come se nulla fosse.

Partiamo da DE SALVO Angelo (anche conosciuto comeClaudio, in foto a lato con il figliolo), soggetto storicamente legato al GULLACE Carmelo ed agli altri uomini del sodalizio a questi facente capo. Lo stesso, per fare un esempio, si è reso anche protagonista di uno dei molteplici tentativi di avvicinamento di Rolando Fazzari promossi da diversi soggetti del sodalizio al fine di indurlo a desistere dalle denunce contro il nucleo familiare d’origine e contro il GULLACE.Il fatto avveniva dopo la morte di Gabriele Fazzari, figlio di Rolando, quando in occasione del funerale, il DE SALVO avvicinò Rolando offrendogli la propria disponibilità se avesse avuto bisogno di qualcosa e Rolando respinse il tentativo di approccio).

Il DE SALVO, che risulta residente in CERIALE, in Via Campo Sportivo, oltre all’impresa cooperativa in questione lo stesso risultava titolare di due imprese individuali entrambe cessate:

- “DE SALVO ANGELO” Impr. Ind.

sede legale: IMPERIA - Via G. Airenti

- “EDILIZIA DI DE SALVO ANGELO” Impr. Ind.
sede legale: CERIALE (SV) Via Campo Sportivo

Nel 1982 il DE SALVO Angelo (detto anche “Claudio”) è stato tratto in arresto nell’ambito di una vasta operazione contro un traffico di sostanze stupefacenti (eroina) gestito dalla ‘ndrangheta tra Piemonte, Liguria e Calabria.

Di seguito due articoli de “La Stampa” datati 11 e 12 dicembre 1982 in merito (clicca sulle immagini per ingrandire):



Vi è poi l'affiliato, secondo le inchieste della DDA di Milano:il GIGLIOTTI Giuseppe (Amministratore Unico della “LIGURIA 2000”), che risultava aver residenza/domicilio al medesimo indirizzo della sede legale della “LIGURIA 2000”, ovvero in Borghetto S.Spirito, Piazza Libertà 5.

Il GIGLIOTTI è, infatti, emerso in modo inequivocabile nell’ambito del procedimento penale “OVERSIZE” della DDA di Milano a carico del sodalizio ‘ndranghetista operante nella provincia di Lecco ed in particolare alle cosche dei COCO-TROVATO, DE STEFANO-TEGANO ed ARENA di Isola Capo Rizzuto.

Nella medesima inchiesta (così come già nella precedente “WALL STREET” della medesima DDA ed specificatamente centrata sul gruppo facente capo ai COCO-TROVATO - qui la Sentenza di primo grado) emerge anche la figura del notissimo PRONESTI’ Antonello (in foto a lato), quale soggetto operativo del medesimo sodalizio ‘ndrangheta ed in stretto rapporto con i COCO-TROVATO.

PRONESTI RoccoIl PRONESTI' Antonello è uno dei nipotini di quel boss(etto) PRONESTI' Rocco detto u lupu(in foto al matrimonio di una delle figlie) che, dimorante (dopo aver capeggiato il sodalizio ad Orbassano) con la sua signora in quell'appartamento di via dei Mille ad Albenga (sotto il quale ha passato tante tante ore, in attesa, il noto ACCAME Fabrizio, recentemente finito a patteggiare 1 anno e 10 mesi di condanna per l'inchiesta “REAL TIME” ovvero per l'attività d'usura del GULLACE Carmelo di cui si è evidenziato prodigo galoppino), ha collezionato precedenti – come indicati negli Atti – per “per associazione a delinquere, omicidio, detenzione e porto abusivo di armi ed esplosivi, traffico di sostanze stupefacenti ed altro”.

E quel PONESTI' Antonello è lo stesso che si era già incontrato sia per la “ragnatela” della cosca GULLACE-RASO-ALBANESE che vede come esponente apicale il RASO Girolamo detto Mommoe come capo nel nord-ovest il GULLACE Carmelo (ora ai domiciliari a Cittanova, sua terra d'origine dove appena arrivato ha visto il fratellastro RASO Giuseppe detto avvocaticchiocollezionare una nuova condanna – in primo grado per l'inchiesta “SAGGEZZA” - a 19 anni di reclusione). Quello stesso PRONESTI' Antonello che già avevamo, tra l'altro, conosciuto per i rapporti proprio con l'ACCAME Fabrizio ed il boss rimasto in mutande (dopo la confisca definitiva dei beni) FAMELI Antonio, come documentato nell'inchiesta “CARIOCA”.

Tornando al GIGLIOTTI Giuseppe questi veniva - come si vedrà di seguito - condannato in primo grado per il reato di associazione mafiosa - 416 BIS - alla reclusione di 5 anni ed in Appello alla pena di 7 anni di reclusione  (con sentenza che a quanto si apprende dalla stampa è stata confermata dalla Suprema Corte di Cassazione).

Per inquadrarlo meglio il signore di Piazza della Libertà di Borghetto S.Spirito, vediamo che si dice negli Atti e, nello specificio, nella Sentenza Tribunale di Lecco – 66/99 (qui l'integrale), si legge:

«[…omissis…]

BUBBA Rodolfo, MARCHIO Pierino, SIRIANNI Angelo, BUBBO Filippo, MAZZEI Carlo, PRESTIA Francesco, CALIGIURI Salvatore, COSTA Massimiliano, FORIGLIO Giuseppe, SIRIANNI Carmine, RIGILLO Palmerino, FALZETTA Vincenzo, MAIUOLO Francesco, BUBBO Antonio, SCALZI Tommaso, SCALZI Raffaele, GIGLIOTTI Giuseppe, ELIA Giuseppe, PETTINATO Federico, MALUGANI Marco, TROVATO Emiliano, TROVATO Giacomo

A) delitto p. e p. dall'art. 416 bis, 1°, 2°, 3° e 4° comma, c.p. per avere, BUBBA Rodolfo, MARCHIO Pierino, SIRIANNI Angelo, PETTINATO Federico, FORIGLIO Giuseppe, TROVATO Emiliano, RIGILLO Palmerino, FALZETTA Vincenzo, MAIUOLO Francesco, SCALZI Tommaso, SCALZI Raffaele e GIGLIOTTI Giuseppe, con funzioni e ruoli appresso specificati, unitamente a TROVATO Franco, SCHETTINI Antonio, FOSCHINI Vittorio, MARINARO Giovanni, MARINARO Salvatore, MUSOLINO Vincenzo, NANIA Alessandro ed altri, nei confronti dei quali si è già proceduto con sentenza di condanna 26.4.97, irrevocabile l'1.2.2002; fatto parte dell'associazione di tipo mafioso di origine calabrese nota come NDRANGHETA, in particolare di un' articolazione lombarda di tale organizzazione facente capo al predetto Franco TROVATO, collegata alle famiglie "DE STEFANO - TEGANO" di Reggio Calabria e "ARENA - COLACCHIO" di Isola Capo Rizzuto, in quanto si avvalevano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivava per commettere delitti contro il patrimonio, relativi a traffici di stupefacenti, di armi, omicidi, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, la proprietà di beni mobili ed immobili e per procurare profitti ingiusti a se stessi o ai propri familiari, sodalizio che successivamente alla suindicata sentenza, con la quale venivano interrotte le condotte poste in essere dalle persone condannate sopraindicate, continuava ad operare con la partecipazione di ELIA Giuseppe, BUBBO Filippo, MAZZEI Francesco. PRESTIA Francesco.

CALIGIURI Salvatore, COSTA Massimiliano; : MALUGANI Marco, BUBBO Antonio, TROVATO Giacomo e SIRIANNI Carmine, sempre avvalendosi per l'attuazione del predette programma criminoso della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivava, ciascuno con i seguenti ruoli:

[…omissis…]

GIGLIOTTI Giuseppe eseguendo le direttive di TROVATO Franco, gestendo in suo nome lo spaccio di sostanze stupefacenti unitamente a SCALZI Tommaso, coadiuvando PETTINATO Federico nelle attività di recupero crediti, ricevendo il provento delle attività estorsive

[…omissis…]

Con le aggravanti dell'essere l'associazione armata.

In Lecco, in provincia di Lecco, in Milano ed altrove dai primi anni '90 e da epoca antecedente per BUBBA Rodolfo, MARCHIO Pierino. SIRI , JV Angelo, PETTINATO Federico, FORIGLIO Giuseppe, TROVATO Emiliano, RIGILLO Palmerino, FALZETTA Vincenzo, (MAIUOLO Francesco), SCALZI Tommaso, SCALZI Raffaele e GIGLIOTTI Giuseppe, da epoca antecedente e prossima al 2000 per ELIA, BUBBO Filippo, MAZZEI, PRESTIA, CALIGIURI, COSTA, MALUGANI, BUBBO Antonio,TROVATO Giacomo e SIRIANNI Carmine (dal 1977 per Giuseppe DI BELLA).


[…omissis…]

Le dichiarazioni in parola sono indicative di un rapporto di conoscenza tra Corti ed alcuni componenti della famiglia TROVATO, tra cui, in particolare, ciò che più rileva ai presenti fini, TROVATO Emiliano. La conferma dei detti legami arriva poi da ulteriori acquisizioni processuali, di autonoma valenza probatoria, ma anche importante elemento di conferma della credibilità di CORTI.

[…omissis…]

La deposizione di Corti si è poi concentrata su PETTINATO Federico e GIGLIOTTI Giuseppe, soggetti come lui residenti a Galbiate, a suo dire, legati alla “famiglia" TROVATO.

I rapporti di conoscenza con GIGLIOTTI, a dire del Corti, risalivano agli anni in cui l'imputato in parola e lo stesso collaboratore operavano nel medesimo settore del commercio di frutta e verdura.

II PETTINATO, poi, abitava vicino alla sorella di Corti, che con il predetto imputato, per lo più con l'intermediazione di GIGLIOTTI, che ne era un po' il "galoppino", aveva avuto diverse specie di rapporti illeciti. In particolare, PETTINATO gli aveva finanziato (nel periodo tra il 2000 ed il 2004, eccetto un lasso di tempo, su cui meglio infra, durante il quale Corti era stato detenuto) delle truffe, gli aveva scontato assegni in qualche modo collegati all'attività truffaldina e si era, infine, fatto procurare fatture per operazioni inesistenti.

[…omissis…]

Sui rapporti di conoscenza tra il collaboratore in parola e gli imputati dallo stesso chiamati in reità od in correità non è pertanto lecito sollevare dubbi di sorta. Ciò che in modo ancor più convincente lo si ricava dai riconoscimenti fotografici di PETTINATO, GIGLIOTTI, SCALZI Tommaso, SIRIANNI Angelo e MARCHIO fatti senza titubanze dal Corti all'udienza del 19.6.2008.

[…omissis…]

Ipotizzare, poi, come pure è stato fatto, che alla base di alcune "chiamate" vi fossero ragioni di risentimento verso gli accusati, non pare seriamente sostenibile. La richiesta di un aiuto economico rivolta dal carcere a PETTINATO (come documentato dalla produzione della relativa lettera, riconosciuta da Corti come propria, fatta dalla difesa dei detto imputato all'udienza del 19.6.2008) ed a GIGLIOTTI (come è emerso in particolare nel corso dei controesami), aiuto, per stessa ammissione del Corti, negato, può casomai da un lato aver accresciuto la situazione di isolamento del detto dichiarante dall'ambiente di provenienza fungendo da molla al definitivo taglio dei ponti con il passato-ma-certo aver agito da spinta a condotte calunniose. Le lettere in parola sono, infatti, a ben vedere la riprova che PETTINATO e GIGLIOTTI fossero intranei a quel contesto delinquenziale dal quale Corti stava per allontanarsi. Corti che, si badi, nell'accusare di specifici episodi delittuosi i due imputati in parola, ha attribuito responsabilità anche a sé stesso.

[…omissis…]

Le propalazioni di Mecaj hanno poi attinto anche BUBBA Rodolfo e GIGLIOTTI Giuseppe, riconosciuti in fotografia all'udienza del 27.3.2008. Gli stessi, in particolare, secondo il racconto del collaboratore, si rendevano protagonisti di condotte minatorie nei suoi confronti all'interno del carcere di Monza nel dicembre 2006, dopo che SIRIANNI Cannine, a sua volta arrivato presso quella casa circondariale, aveva messo in giro la voce che Mecaj fosse un “infame".

[…omissis…]

Emblematiche sul punto le dichiarazioni rese con riguardo a RIGILLO Palmerino, coimputato di Mecaj sino alla fase dell'udienza preliminare, che il collaboratore, nell'osservante la fotografia all'udienza del 27.3.2008, si è limitato a definire persona "che conosco, ma non ricordo chi sia". O ancor più rilevante ai presenti fini l'atteggiamento serbato da Mecaj al fuoco di fila delle domande del pubblico ministero relative a tale Palmerino, nome che, in maniera oltremodo spontanea e probante (come subito si dirà), il collaboratore ha associato alla famiglia di GIGLIOTTI Giuseppe. Collaboratore che, si badi, era presente all'interno dell'autovettura di MAZZEI il 2.7.2001 attorno alle due di notte (si vedano pagine 6 e 7 della trascrizione della conversazione "DAT 24 del 2.7.2001, ore 1.51”), allorquando il detto correo stava riportando a SCHIPANI un episodio nel quale erano coinvolti Cenzo e "Palmierino" (nome con il quale, significativamente, è spesso chiamato nelle intercettazioni telefoniche ed ambientali RIGILLO Palmerino) ed il figlio di quest'ultimo, indicato come "amico e cugino di "Emiliano" (TROVATO Emiliano, figlio di TROVATO Franco, fratello di TROVATO Rosetta, coniugata con RIGILLO Palmerino).

Come detto, l'unico Palmerino su cui Mecaj è stato in grado di concentrare il proprio ricordo è un fratello di GIOLIOTTI Giuseppe, che, come riferito dall'ispettore Legnali all'udienza del 18.3.2008, ha due fratelli, uno di nome Luigi ed un altro, effettivamente, a nome Palmerino. Ciò che vale vieppiù a confermare il rapporto di conoscenza, da cui ha tratto valido alimento, in punto di credibilità generale, la "chiamata" formulata da Mecaj anche nei confronti di GIGLIOTTI.

[…omissis…]

Anche con riguardo a Danny Esposito, così come fatto nel caso di MECAJ, mette conto effettuare la valutazione di credibilità generale, partendo proprio dalle imputazioni di cui lo stesso collaboratore è stato chiamato a rispondere nell'ambito di uno stralcio del presente procedimento, definito con sentenza di condanna a suo carico all'esito di giudizio abbreviato.

[…omissis…]

TROVATO Giacomo gli aveva anche parlato di un "locale" a Galbiate del quale facevano parte PETTINATO Federico, BUBBO Filippo e GIGLIOTTI Giuseppe, che era stato tuttavia affiliato a Canzo, nel locale capeggiato da AVONA Luigi(certamente da identificarsi nel VONA, di cui si parla nel corso del colloquio intercettato il 12.11.2004 all'interno della Casa Circondariale di Livorno)


[…omissis…]

Nel presente procedimento, come più volte evidenziato, è confluita (si vedano i faldoni 18 e 19 delle produzioni del pubblico ministero dell'udienza del 18.12.2007) la sentenza del cosiddetto processo WALL STREET, per l'appunto divenuta irrevocabile a far data dall'I.2.2002; sentenza che accertava, tra l'altro, l'esistenza di un’associazione dì tipo mafioso, operante in Milano ed in altre zone della Lombardia, tra cui Lecco, associazione costituente un'articolazione lombarda della 'ndrangheta, con collegamenti ad altre associazioni 'ndranghetiste facenti capo alle famiglie "De Stefano-Tegano" di Reggio Calabria e "Arena-Colacchio" di Isola Capo Rizzuto (si veda il capo 158 della rubrica).

E' proprio poi il tenore del capo A) di imputazione del presente procedimento che, almeno per quanto riguarda le posizioni degli imputati BUBBA, MARCHIO, SIRIANNI Angelo, PETTINATO, FORIGLIO, TROVATO Emiliano, RIGILLO, FALZETTA, SCALZI Tommaso, SCALZI Raffaele e GIGLIOTTI, depone per l'esistenza nel caso in esame di quell'ipotesi, sopra delineala, di parziale sovrapposizione tra la regiudicanda dello stesso e la reiudicata del processo WALL STREET. Ai predetti imputati è, infatti, contestato di essere stati partecipi, sin dal 1990 e da epoca antecedente, della ripetuta associazione, la cui esistenza era accertata all'esito del detto processo, culminato nella sentenza divenuta irrevocabile l' 1.2.2000. Lo scrivente Tribunale ritiene di dover necessariamente porre a base della propria decisione l'accertamento giudiziale in parola e ciò, non solo in ragione dei plurimi elementi di riscontro allo stesso, che doverosamente si passeranno in rassegna subito infra in ossequio alla premessa regola d giudizio, ma anche perché egualmente numerose sono state le acquisizioni probatorie che depongono per un evidente rapporto di continuità tra il sodalizio originario e quello uscito, anche grazie ai nuovi contributi, dalla riorganizzazione conseguente, prima ancora che alla ricordata sentenza, ai provvedimenti restrittivi (già più volte citati) emessi nei confronti degli "organizzatori", tra cui, in primo luogo, Franco COCO TROVATO.

[…omissis…]

Anche SIRIANNI imponeva ai gestori degli esercizi pubblici l'installazione forzosa delle macchinette, settore nel quale operava con "Antonello" PRONESTI' (soggetto legato alla famiglia TROVATO, come si ricava dalla deposizione del 3.6.2008 del teste Gambaro e dalle foto relative al matrimonio dello stesso, che ritraggono, tra gli altri, Mario e Franco TROVATO e Giovanni Marinaro, prodotte alla stessa udienza; sul legame dello stesso con SIRIANNI proprio nel settore delle macchinette, si vedano poi le numerose citazioni di "Antonello" nell'ambito delle conversazioni intercettate all'interno dell'autovettura MERCEDES, targata CH 350 BD, dello stesso SIRIANNI). L'installazione forzosa sarebbe avvenuta, secondo Cusumano, al BAR SPLENDID, al BAR TORI di Calolziocorte ed al "Circolino" di Foppenico.

[…omissis…]

Che lo stesso [TROVATO Emiliano, ndr], proprio a ridosso del periodo dell'episodio narrato da Mecaj (da collocare nel 2001, allorquando il collaboratore frequentava assiduamente Giuseppe MAZZEI), fosse il destinatario del pagamento di somme, anche provenienti da attività estorsive, è confermato, infatti, da Danny Esposito con dichiarazioni, puntuali e spontanee, ora de relato (ma non per questo meno credibili come già osservato sul punto al paragrafo 1.15), ora frutto di osservazione diretta. Collaboratore quest'ultimo che ha anche riferito di episodi in occasione dei quali la consegna era fatta proprio al domicilio di TROVATO Emiliano, come nel caso del danaro, a titolo di "protezione", consegnato dal proprietario del "Night Rubino"(si vedano pagine 22 e 23 delle trascrizioni dell’udienza del 21.2.2008) presso il locale "La Perla Nera" di Olginate dello stesso Emiliano (episodio sul quale si tornerà nell'affrontare il tema del ricorso alla "forza di intimidazione").

Altri pagamenti, sia pur a diverso titolo, Emiliano, poi, li riceveva da PETTINATO, Antonello PRONESTI’ e FALZETTA (si vedano pagine 27, 28,59 e 60 delle trascrizioni della citata udienza del 21.2.2008).

[…omissis…]

Come riferito dai testi De Robertis (all'udienza del 24.4.2008) e Michele Esposito (all'udienza del 6.5.2008) e come documentato anche dalla difesa di TROVATO Giacomo (si vedano le produzioni del 18.12.2007), quest'ultimo ed il padre (anche se le quote della società intestataria erano suddivise inizialmente tra i tre figli maschi di Mario Trovato e, da ultimo, dopo due atti di cessione, tra TROVATO Giacomo e Shana Trovato) rilevavano poi un locale denominato "Bar San Martino", dando vita ad un ristorante pizzeria denominato "046". Locale sito in via Pasubio a Lecco, dinnanzi al quale, il 16.9.2005, erano osservati Mario TROVATO e RIGILLO Palmerino (si veda deposizione dei teste Baldinu all'udienza del 6.5.2008) ed il 29.9.2005, con la disponibilità materiale dell'immobile già acquisita, Mario TROVATO, PETTINATO e Antonio PRONESTI' (si veda la deposizione resa dal teste De Robertis all'udienza del 24.4.2008 e si vedano ie fotografie scattate in occasione dell'appostamento di p.g., prodotte dal pubblico ministero all'udienza del 29.4.2008).

[…omissis…]

Nelle dichiarazioni di Cusumano non vi è traccia infine della posizione di GIGLIOTTI Giuseppe. La chiamata in reità nei confronti dello stesso da parte di Esposito trova tuttavia precisa rispondenza in quella di Pietro Corti, che ha indicato come l'imputato in parola fosse in stretto contatto con PETTINATO Federico (di cui lo ha definito il "galoppino"), collocando poi entrambi nell'organizzazione criminale facente capo alla famiglia Coco Trovato (si vedano, in particolare, le pagine 7, 27 e 60 delle trascrizioni relative all'udienza del 19.6.2008). La convergenza tra le dichiarazioni dei due collaboratori in parola si coglie anche in relazione al dato temporale. Come si è detto, il racconto di Esposito ha abbracciato essenzialmente I’arco temporale compreso tra il 2000 ed il 2003, mentre Corti ha collocato i propri rapporti con GIGLIOTTI e PETTINATO tra il 2002 ed il 2004 nel corso dell'esame diretto del pubblico ministero, per poi precisare, durante i controesami dei difensori dei detti imputati, come i rapporti in parola fossero iniziati già nel 1999-2000, salvo poi interrompersi a causa di un periodo di carcerazione scontato dal collaboratore tra il 2001 e la fine di ottobre 2002. Ciò che deve allora essere apprezzato in questa sede è come GIGLIOTTI Giuseppe, sia stato associato in modo del tutto autonomo, sia da Esposito, che da Corti; a PETTINATO Federico, definito da entrambi i collaboratori come un importante esponente dell'organizzazione 'ndranghetista, facente capo alla famiglia Coco Trovato. Entrambi i collaboratori hanno poi collegato i due imputati in parola al territorio di Galbiate (Esposito, parlando anche di un "locale" 'ndranghetista operante in quella località, con a capo PETTINATO). Da ultimo, Corti ha evidenziato in modo assolutamente spontaneo i collegamenti esistenti tra GIGLIOTTI e la famiglia Coco Trovato. In specie, denotando l'assenza di qualsivoglia atteggiamento condiscendente nei confronti del pubblico ministero che stava conducendo il suo esame, alla domanda relativa a quali fossero i rapporti tra Franco Trovato e GIGLIOTTI, ha risposto (si veda la citata pagina 60 delle trascrizioni relative all'udienza del 19.6.2008) di non essere in grado di dire alcunché in ragione dei pochi contatti da lui avuti con il primo, antecedentemente al suo arresto, per poi aggiungere come il legame sbandierato dall'odierno imputato fosse quello con la famiglia Coco Trovato, da cui poteva aver favori ed alla quale doveva assicurare introiti.

II tema delle dichiarazioni in parola di Pietro Corti non ha nemmeno formato oggetto di controesame, ciò che vale vieppiù a confermare la credibilità intrinseca della stesse e, conseguentemente, la loro piena idoneità a saldarsi ai sensi dell'art.192, comma 3, c.p.p., con quelle sopra analizzate di Danny Esposito.

[…omissis…]

Quanto ai rapporti di parentela tra GIGLIOTTI Giuseppe e PETTINATO Federico su cui ha riferito il collaboratore di giustizia Pietro Corti, è stato proprio il primo imputato a fornire adeguato riscontro in occasione dell'interrogatorio reso il 15.12.2006 (si veda il verbale prodotto dal pubblico ministero ai sensi dell'art.513, comma 1, c.p.p., all'udienza del 13.2.2009). GIGLIOTTI, in specie, ha indicato, come del resto aveva fatto Corti, PETTINATO Federico come suo cugino.

[…omissis…]

Anche GIGLIOTTI Giuseppe, con le sue esplicite dichiarazioni di militanza nella "famiglia" facente capo a Franco Coco Trovato, rese a tre diversi soggetti nell'arco di oltre dieci anni, rappresenta un altro esempio lampante di quella più volte richiamata funzione di humus che l'originaria organizzazione 'ndranghetista ed uno dei suoi eponimi in particolare hanno svolto nei confronti di tutti gli affiliati.

Una prima dichiarazione di appartenenza alla famiglia Coco Trovato ed a Franco Coco Trovato, in particolare, è stata riferita da Giuseppe Di Bella. Il detto collaboratore, all'udienza del 31.1.2008, nel riportare un episodio, risalente all'anno 94 (come emerso all'esito di contestazione del pubblico ministero, dopo che Di Bella aveva indicato l'anno 93) in cui "Pino di Galbiate" (che il collaboratore ha riferito di aver notato in aula, ove effettivamente GIGLIOTTI figurava essere presente, come si ricava dal verbale nel quale è indicato come "libero presente") Io aveva diffidato dal portare a compimento l'operazione di acquisto del bar discoteca "Calcherin" (su cui si tornerà nell'affrontare in modo specifico l'accertamento di responsabilità in capo all’imputato in parola) ha detto in modo preciso e spontaneo come GIGLIOTTI agisse su mandato della "famiglia" Trovato, aggiungendo anche come lo stesso fosse solito dire di lavorare per "Franco", anche quando quest'ultimo era detenuto (si vedano pagine 53, 54 e 56 delle trascrizioni relative all'udienza de! 31.1.2008),

[…omissis…]

In sintonia con le indicazioni dei due citati collaboratori sono anche quelle di Gjock Mecaj, che, nel riportare l'episodio delle minacce ricevute ad opera di BUBBA Rodolfo all'interno della Casa Circondariale di Monza nel dicembre 2006, ha riferito come GIGLIOTTI Giuseppe si accompagnasse sempre con BUBBA (con il quale condivideva anche la cella) all'interno della casa circondariale e come anche il predetto imputato avesse modificato l'atteggiamento nei suoi confronti, dopo che SIRIANNI Carmine, trasferito a sua volta presso quello stesso carcere, aveva sparso la voce in ordine ad una sua presunta collaborazione con la giustizia. In ogni caso GIGLIOTTI durante i periodi all'aria era solito fare riferimento al ruolo proprio e di BUBBA di continuatori dell'associazione di Franco Coco Trovato, che, a suo dire, era stata in grado di riorganizzarsi ancora meglio che nel passato. Alle dette dichiarazioni GIGLIOTTI accompagnava anche la rivendicazione degli omicidi che l'associazione aveva fatto nel 1991 (si vedano, in particolare, pagine 76 e 77 delle trascrizioni dell'udienza dell' 11.3.2008).

All'evidenza le dichiarazioni dei tre collaboratori, tra loro autonome (ivi comprese quelle di Mecaj, sull'autonomia del cui contributo, a dispetto dell'avvio della collaborazione a procedimento già inoltrato, dopo, in particolare, l'esecuzione delle ordinanze cautelari, ci si è diffusamente soffermati al paragrafo 1.14), e, al tempo stesso munite dei necessari requisiti di spontaneità e precisione, si saldano su un nucleo essenziale, rappresentato proprio dalla pubblica dichiarazione di appartenenza all’associazione, fatta più volte nel corso degli anni da GIGLIOTTI, per di più, sempre in contesti tali da non lasciare dubbi in ordine al fatto che non si trattasse di vanterie. La chiamata in reità di Mecaj, poi, all'evidenza vale anche a fungere da cornice di tutte le altre, dal momento che il detto collaboratore ha riportato credibilmente una dichiarazione tale da abbracciare certamente tutto l'arco temporale attinto dalle dichiarazioni degli altri chiamanti.

A questo punto mette conto concentrarsi sul pactum sceleris stretto tra gli associati, della cui sussistenza si sono acquisite in istruttoria molteplici prove, non solo a carattere logico. Le già evidenziate prove in ordine all'appartenenza di alcuni degli odierni imputati all'originaria compagine associativa e pure i plurimi elementi, sulla cui base si è delineato un chiaro rapporto di continuità tra la detta compagine e quella risultante anche dai contributi successivi ai provvedimenti restrittivi emessi nel procedimento WALL STREET, consentono sicuramente di affermare come l'associazione si sia perpetuata anche dando continuità all'originario "programma criminoso". Così perseguendo ancora l'obiettivo di avere l'egemonia su tutte le attività delinquenziali, a cominciare dal traffico di stupefacenti, fino ad arrivare ai reati contro il patrimonio, nonché quello di acquisire il controllo di attività economiche, come, in specie, quella relativa all'installazione di "macchinette" videopoker, od ancora quello di realizzare profitti ingiusti per gli associati od anche per soggetti agli stessi vicini, mediante l’alterazione dei normali meccanismi negoziali, ad esempio, come meglio di dirà infra, quelli che presiedono alla fissazione del prezzo di vendita di beni sulla base delle comuni regole di mercato.

[…omissis…]

L'attività risulta essere svolta anche con la collaborazione di "Frigerio", da identificarsi certamente in Luca Frigerio, come detto, titolare di un'impresa operante nei settore, vittima nel 1999 di danneggiamenti seguiti da incendio di proprie autovetture e, nel gennaio 2001, del ricordato furto della FERRARI 360 MODENA (su cui si tornerà al capo A24). Frigerio che è in effetti citato nel corso delle conversazioni intercettate tra SIRIANNI Angelo ed ELIA Giuseppe all'interno dell'autovettura del primo non certo come un concorrente, ma come un punto di riferimento per avere indicazioni e suggerimenti.

Si pensi, ad esempio, alla conversazione 2302 delle ore 15.59 del 13.12.2003, durante la quale i due imputati in parola, per l'appunto, convengono sull'opportunità di chiedere a Frigerio conferma riguardo ad un'indicazione avuta da "Antonello", da identificare in PRONESTI' Antonio, detto "Antonello", altro operatore del settore (come riferito dalla teste Gambaro all'udienza del 3.6.2008) con cui sono in affari: "...ne abbiamo parlato con Frigerio, che cazzo è sta percentuale se è vero questo 40 per cento, io...ci dobbiamo informare, Peppe ...amici sì, belli sì, però fiducia sì, però è giusto che ognuno si deve vedere ì cazzi suoi...però se pure ...se pure Frigerio dice "no, anche io pago il 40 per cento " vuol dire che Antonello è in buona fede ...Carmine parla con Frigerio… perché sono gli stessi computer, che Antonello me lo ha detto...che pure Frigerio gli aveva dato due dì questi qua, trovati così e tutto...Federico mi diceva, no...quando li ha visto montati pure da Frigerio i computer per Carmine erano buoni…" (si vedano pagine 51, 52 delle trascrizioni relative alla conversazione di cui alla traccia audio 2302).

[…omissis…]

Ora gli elementi in parola valgono sicuramente a dimostrare come l'organizzazione, in tutte le sue articolazioni (nella conversazione da ultimo citata sono espliciti i riferimenti anche ad "Emiliano" ed ai suoi rapporti con "Antonello", del resto certamente legato alla famiglia Trovato, come dimostrato dalle foto acquisite all'udienza del 3.6.2008, che ritraggono, tra gli altri, Franco e Mario TROVATO al matrimonio di PRONESTI'), fosse riuscita ad assumere, pur se in modo indiretto, avvalendosi di imprese intestate ad altri o stringendo accordi con altri operatori, evidentemente poco inclini a porsi rispetto all'organizzazione in rapporto concorrenziale, una posizione di primissimo piano nel settore dell'installazione delle macchinette videopoker. Posizione assicurata, poi, anche attraverso il ricorso al "metodo mafioso", ricavabile, non solo, ad esempio, dalle citate risultanze delle telefonate nr.30 del 17.3.2000 e nr. 111 del 25.2.2000, intercettate, rispettivamente, sulle utenze 328/6610936 e 328/4719611 in uso a Visciglia, chiaramente nel senso di evidenziare una condizione di assoggettamento di "Fabio", che, nonostante si senta "strozzato" dalle scadenze relative al versamento della percentuale sugli incassi della sua attività, "regala" comunque altri cinque milioni di lire, come contributo per il mantenimento dei detenuti in corrispondenza delle festività natalizie, ma anche dagli ancor più espliciti riferimenti a veri e propri atti intimidatori ricavabili da altre intercettazioni.

[…omissis…]

Un preciso riferimento al ricorso ad intimidazioni per convincere i gestori di esercizi pubblici ad installare le "macchinette" presso i loro esercizi lo ha fatto, poi, Paolo Fortunato Cusumano nel corso dell'interrogatorio reso il 30.7.2007 (si veda il relativo verbale, acquisito ai sensi delPart.500, comma 4, c.p.p., all'udienza del 18.3.2008). Il detto dichiarante ha, innanziutto, riferito di come SIRIANNI Angelo operasse nel settore in parola insieme ad Antonello PRONESTI' e come imponesse agli esercenti l’installazione delle proprie "macchinette", esercenti tra i quali era in grado di indicare i gestori del "Bar Splendid" e del "Bar Tori" di Calolziocorte e del "Circolino" di Foppenico.

[…omissis…]

Tornando a Giuseppe Di Bella, va sottolineato come lo stesso abbia riferito anche di un vero e proprio episodio estorsivo di cui era rimasto vittima. Attorno all'anno 1994 il collaboratore aveva individuato un possibile affare nel rilevare il ristorante discoteca "Calcherin". L'operazione consisteva nel ripianare i debiti contratti dalla cuoca che di fatto gestiva il locale, così da consentire alla stessa di poter nuovamente contare sulle forniture che erano state interrotte per la sua morosità. In un momento successivo, poi, Di Bella avrebbe rilevato la gestione. Quando l'operazione era già stata iniziata e Di Bella si era anche esposto con alcuni pagamenti verso i fornitori, si era tuttavia presentato Pino di Galbiate, come detto, riconosciuto nell'imputato GIGLIOTTI Giuseppe, che, a nome di TROVATO Emiliano, aveva intimato a Di Bella di desistere dall’operazione in quanto il locale interessava alla famiglia Trovato. A nulla erano valse le obiezioni mosse da Di Bella, con particolare riferimento a quella relativa alle spese già sostenute; GIGLIOTTI, infatti in modo ultimativo aveva tuonato : "Franco ha dato l'ordine, non discutiamo". A seguito di contestazione Di Bella ha poi ricordato anche gravi minacce pronunciate dallo stesso GIGLIOTTI, relative al possibile ricorso ad attentati dinamitardi, aggiungendo tuttavia come l'esplosivo GIGLIOTTI se lo procurasse tramite il fratelIo (sull'inserimento in ambiente malavitoso dei fratelli di GIGLIOTTI si veda anche Mecaj).

La detta ricostruzione sufficientemente precisa, non è stata messa in crisi nella sua intrinseca credibilità dai risultati dei controesami. Non così il controesame della difesa di TROVATO Emiliano, al cui esito Di Bella ha confermato di non aver avuto, nell'occasione, alcun contatto con il detto imputato, ribadendo come fosse stato GIGLIOTTI a presentarsi a nome del predetto coimputato e ad indicare, comunque, come il locale interessasse alla famiglia Trovato; né, allo stesso modo, il controesame della difesa GIGLIOTTI, all'esito del quale Di Bella ha solo aggiunto ulteriori particolari alla vicenda, indicando il nome della cuoca in Giovanna Agostani, donna originaria della Romagna, e precisando, comunque, come la sua estromissione dall'affare non avesse giovato nemmeno a GIGLIOTTI, dal momento che il locale era poi tornato nella disponibilità del proprietario.

[…omissis…]

Va poi evidenziato come l'interesse della "famiglia" Trovato per quel locale trovi una precisa rispondenza nell'accertamento della sentenza WALL STREET, che, come detto, aveva indicato, per quanto riguarda la zona di Lecco, proprio nell'assunzione del controllo delle attività economiche, con particolare riferimento a quella relativa alla gestione dei locali pubblici, uno dei core business dell'associazione.

A collegare GIGLIOTTI all'episodio in parola valgono, poi, innanzitutto, i plurimi elementi già evidenziati (si veda supra nella, parte dedicata all'accertamento dell’affectio societatis in capo allo stesso imputato), dai quali si ricava il fatto che lo stesso fosse solito sbandierare i propri legami con la famiglia Coco Trovato. Le dichiarazioni rese da Pietro Corti (si vedano pagine 29 e 59 delle trascrizioni relative all'udienza del 19.6.2008), relative allo svolgimento da parte di GIGLIOTTI anche di attività tipicamente estorsiva per conto di PETTINATO Federico, uomo del clan Coco Trovato, valgono, poi, vieppiù, a livello logico, a collegare lo stesso GIGLIOTTI Giuseppe all'episodio in parola, in occasione del quale, ancora una volta, Di Bella rimaneva vittima, oltre che di specifiche minacce, anche dell'autonoma carica intimidatoria, legata al semplice evocare il nome del sodalizio criminale facente capo alla famiglia Coco Trovato.

[…omissis…]

Da ultimo, va fatto un cenno alla condotta serbata da BUBBA Rodolfo nei confronti di Gjock Mecaj, in costanza del comune periodo di detenzione scontato presso la Casa Circondariale di Monza, dopo l'esecuzione in data 12.12.2006 delle ordinanze cautelari relative a questo procedimento. Il collaboratore ha, infatti, riferito di come, dopo l’arrivo di SIRIANNI Carmine al carcere di Monza, tutta la popolazione carceraria avesse preso a "cantargli la morte", ivi compresi BUBBA Rodolfo (riconosciuto in fotografia all'udienza del 27.3.2008) ed il suo compagno di cella GIGLIOTTI Giuseppe, che già conosceva. In particolare, BUBBA, sentendolo parlare con un altro detenuto di un intervento edile che egli avrebbe voluto fare una volta uscito di galera (aveva infatti intenzione di darsi all'edilizia), gli aveva detto che gli avrebbe dovuto dare una "fetta della torta". Alla risposta piccata di MECAJ, l'imputato in parola aveva aggiunto che se ne sarebbe dovuto andare da Lecco, pena la morte, accusandolo di avere voluto strafare e di aver commesso delle mancanze (si vedano pagine 73 e 74 delle trascrizioni relative all'udienza del!’11.3.2008).

[…omissis…]

GIGLIOTTI Giuseppe.

Come si è detto nell'analizzare la compagine e la struttura dell'associazione qui giudicata, Danny Esposito (si veda pagina 23 delle trascrizioni relative all'udienza del 21.2.2008) ha collocato GIGLIOTTI Giuseppe nell'articolazione territoriale di Galbiate, facente capo a PETTINATO Federico, pur precisando come la sua affiliazione fosse al locale di Canzo, facente capo a tale Luigi AVONA (fondatamente da identificare nel "Vona", di cui si parla nel corso del colloquio intercettato l'11.12.2004 presso la Casa Circondariale di Livorno). Prima di addentrarsi nella ricerca dei riscontri alla chiamata in reità in parola, occorre premettere come la stessa sia, oltre che, come si è già evidenziato nella testé richiamata sezione della motivazione, precisa, spontanea e costante, anche intimamente logica e coerente. Il parametro valutativo in parola non può infatti essere messo in crisi da quella che è solo all'apparenza una contraddizione interna.

Nell'esaminare le dichiarazioni (rese all'udienza del 22.5.2008) del teste Francesco Fonti e la chiamata in correità di Vittorio Foschini (con particolare riferimento all'affiliazione di FALZETTA) si è già evidenziato come i detti collaboratori non abbiano ascritto carattere vincolante, in funzione della successiva collocazione all'interno di un'associazione 'ndranghetista, al fatto che l'associato sia stato formalmente affiliato proprio al "locale" di cui sia individuato come un partecipe. Fonti, in particolare, ha riferito anche dell'esistenza di una sorta di "istituto giuridico", il "distacco", che consente per l'appunto di istituzionalizzare il detto passaggio. Cenni così tecnici ovviamente non si colgono nelle dichiarazioni di Esposito - d'altronde mai entrato a far parte del sodalizio qui giudicato o di altra associazione criminale di matrice 'ndranghetista - che tuttavia, ciò che deve essere valorizzato in questa sede, ha collocato GIOLIOTTI nel "locale" di Galbiate e, soprattutto, lo ha accostato a PETTINATO Federico.

La chiamata in reità in parola trova precisa rispondenza in quella di Pietro Corti, che ha indicato come GIGLIOTTI Giuseppe fosse in stretto contatto con PETTINATO Federico (di cui lo ha definito il "galoppino"), collocando poi entrambi nell'organizzazione criminale facente capo alla famiglia Coco Trovato (si vedano, in particolare, le pagine 7, 27 e 60 delle trascrizioni relative all'udienza del 19.6.2008). La convergenza tra le dichiarazioni dei due collaboratori in parola si coglie anche in relazione al dato temporale. Come si è detto, il racconto di Esposito ha abbracciato essenzialmente l'arco temporale compreso tra il 2000 ed il 2003, mentre Corti ha collocato i propri rapporti con GIGLIOTTI e PETTINATO tra il 2002 ed il 2004 nel corso dell'esame diretto del pubblico ministero, per poi precisare, durante i controesami dei difensori dei detti imputati, come i rapporti in parola fossero iniziati già nel 1999-2000, salvo poi interrompersi a causa di un periodo di carcerazione scontato dal collaboratore tra il 2001 e la fine di ottobre 2002. Ciò che deve allora essere apprezzato è come GIGLIOTTI Giuseppe, sia stato associato in modo del tutto autonomo, sia da Esposito, che da Corti, a PETTINATO Federico, definito da entrambi i collaboratori come un importante esponente dell'organizzazione 'ndranghetista, facente capo alla famiglia Coco Trovato, Entrambi i collaboratori hanno poi collegato i due imputati in parola al territorio di Galbiate (Esposito, parlando anche di un "locale" 'ndranghetista operante in quella località con a capo PETTINATO). Da ultimo, Corti ha evidenziato in modo assolutamente spontaneo i collegamenti esistenti tra GIGLIOTTI e la famiglia Coco Trovato.

In specie, denotando l'assenza di qualsivoglia atteggiamento condiscendente nei confronti del pubblico ministero che stava conducendo il suo esame, alla domanda relativa a quali fossero i rapporti tra Franco Trovato e GIGLIOTTI, ha risposto (si veda la citata pagina 60 delle trascrizioni relative all'udienza del 19.6.2008) di non essere in grado di dire alcunché in ragione dei pochi contatti da lui avuti con il primo, antecedentemente al suo arresto, per poi aggiungere come il legame sbandierato dall'odierno imputato fosse quello con la famiglia Coco Trovato, da cui poteva avere favori ed alla quale doveva assicurare introiti.

Il tema delle dichiarazioni in parola di Pietro Corti non ha nemmeno formato oggetto di controesame, ciò che vale vieppiù a confermare la credibilità intrinseca della stesse e, conseguentemente, la loro piena idoneità a saldarsi ai sensi dell'art. 192, comma 3, c.p.p., con quelle sopra analizzate di Danny Esposito.

E' stato d'altro canto lo stesso GIGLIOTTI, secondo l'autonoma riproposizione delle sue parole fatta da altri due collaboratori di giustizia, a confermare al di là di ogni ragionevole dubbio, come la sua militanza 'ndranghtetista traesse fondamento proprio dai suoi legami con la "famiglia" Coco Trovato e, quindi, dalla sua collocazione nel contesto criminale che a tale "famiglia" si rifaceva. Una prima dichiarazione di appartenenza alla famiglia Coco Trovato ed a Franco Coco Trovato, in particolare, è stata riferita da Giuseppe Di Bella. Il detto collaboratore, all'udienza del 31.1.2008, nel riportare un episodio (su cui si tornerà subito infra), risalente all'anno 94 (come emerso all'esito di contestazione del pubblico ministero, dopo che Di Bella aveva indicato l’anno 93) in cui "Pino di Galbiate" (che il collaboratore ha riferito di aver notato in aula, ove effettivamente GIGLIOTTI figurava essere presente, come si ricava dal verbale nel quale è indicato come "libero presente") lo aveva diffidato dal portare a compimento l'operazione di acquisto del bar discoteca "Calcherin", ha detto in modo preciso e spontaneo come GIGLIOTTI agisse su mandato della "famiglia" Trovato, aggiungendo anche come lo stesso fosse solito dire di lavorare per "Franco", anche quando quest’ultimo era detenuto (si vedano pagine 53, 54 e 56 delle trascrizioni relative all'udienza del 31.1.2008).

In sintonia con le dette indicazioni sono anche quelle di Gjock Mecaj, che, nel riportare l'episodio delle minacce ricevute ad opera di BUBBA Rodolfo all'interno della Casa Circondariale di Monza nei dicembre 2006 (su cui si tornerà subito), ha riferito come GIGLIOTTI Giuseppe si accompagnasse sempre con BUBBA (con il quale condivideva anche la cella) all'interno della casa circondariale e come anche il predetto imputato avesse modificato l'atteggiamento nei suoi confronti, dopo che SIRIANNI Carmine, trasferito a sua volta presso quello stesso carcere, aveva sparso la voce in ordine ad una sua presunta collaborazione con la giustizia. In ogni caso GIGLIOTTI durante i periodi all'aria era solito fare riferimento al ruolo proprio e di BUBBA di continuatori dell'associazione di Franco Coco Trovato, che, a suo dire, era stata in grado di riorganizzarsi ancora meglio che nel passato. Alle dette dichiarazioni GIGLIOTTI accompagnava anche la rivendicazione degli omicidi che l'associazione aveva fatto nel 1991 (si vedano, in particolare, pagine 76 e 77 delle trascrizioni dell’udienza dell'I 1.3.2008).

All'evidenza, allora, le dichiarazioni di Pietro Corti, Giuseppe Di Bella e Gjock Mecaj, tra loro autonome (ivi comprese quelle di Mecaj, sull'autonomia del cui contributo, a dispetto dell'avvio della collaborazione a procedimento già inoltrato, dopo, in particolare, l'esecuzione delle ordinanze cautelari, ci si è diffusamente soffermati al paragrafo 1.14), e, al tempo stesso munite dei necessari requisiti di spontaneità e precisione, si saldano su un nucleo essenziale, rappresentato proprio dalla pubblica dichiarazione di appartenenza all'associazione, fatta più volte nel corso degli anni da GIGLIOTTI, per di più, sempre in contesti tali da non lasciare dubbi in ordine al fatto che non si trattasse di vanterie. La chiamata in reità di Mecaj, poi, all'evidenza vale anche a fungere da cornice di tutte le altre, dal momento che il detto collaboratore ha riportato credibilmente una dichiarazione tale da abbracciare certamente tutto l'arco temporale attinto dalle dichiarazioni degli altri chiamanti.

Tornando alle dichiarazioni di Giuseppe Di Bella, mette conto soffermarsi sull'episodio estorsivo di cui lo stesso ha riferito di essere rimasto vittima. Attorno all'anno 1994, il collaboratore aveva individuato un possibile affare nel rilevare il ristorante discoteca "Calcherai". L'operazione consisteva nel ripianare i debiti contratti dalla cuoca che di fatto gestiva il locale, così da consentire alla stessa di poter nuovamente contare sulle forniture che erano state interrotte per la sua morosità. In un momento successivo, poi, Di Bella avrebbe rilevato la gestione. Quando l'operazione era già stata iniziata e Di Bella si era anche esposto con alcuni pagamenti verso i fornitori, si era tuttavia presentato Pino di Galbiate, come detto, riconosciuto nell'imputato GIGLIOTTI Giuseppe, che, a nome di TROVATO Emiliano, aveva intimato a Di Bella di desistere dall'operazione in quanto il locale interessava alla famiglia Trovato. A nulla erano valse le obiezioni mosse da Di Bella, con particolare riferimento a quella relativa alle spese già sostenute; GIGLIOTTI, infatti, in modo ultimativo aveva tuonato : "Franco ha dato l'ordine, non discutiamo". A seguito di contestazione, Di Bella ha poi ricordato anche gravi minacce pronunciate dallo stesso GIGLIOTTI, relative al possibile ricorso ad attentati dinamitardi aggiungendo tuttavia come l'esplosivo GIGLIOTTI se lo procurasse tramite il fratello (sull'inserimento in ambiente malavitoso dei fratelli di GIGLIOTTI, ha riferito anche Mecaj).

La detta ricostruzione sufficientemente precisa, non è stata messa in crisi nella sua intrinseca credibilità dai risultati dei controesami. Non così il controesame della difesa di TROVATO Emiliano, al cui esito Di Bella ha confermato di non aver avuto, nell'occasione, alcun contatto con il detto imputato, ribadendo come fosse stato GIGLIOTTI a presentarsi a nome del predetto coimputato e ad indicare, comunque, come il locale interessasse alla famiglia Trovato; né, allo stesso modo, il controesame della difesa GIGLIOTTI, all'esito del quale Di Bella ha solo aggiunto ulteriori particolari alla vicenda, indicando il moine della cuoca in Giovanna Agostani, donna originaria della Romagna, e precisando, comunque, come la sua estromissione dall'affare non avesse giovato nemmeno a GIGLIOTTI, dal momento che il locale era poi tornato nella disponibilità del proprietario.

A conferma dell'episodio in parola, deve, innanzitutto, essere fatto richiamo alla deposizione di Rosario Di Bella (si vedano trascrizioni relative all'udienza dei 22.5.2008), che, pur con tutte le reticenze che si sono già segnalate al capitolo 5 della parte introduttiva, ha comunque confermato il fatto che il fratello fosse solito tentare operazioni commerciali, che si risolvevano tuttavia sempre in fallimenti. Ha inoltre precisato come il "Calcherà" si trovasse vicino a casa loro (alludendo evidentemente alla casa condivisa in passato da lui e dal fratello).

Va poi evidenziato come l'interesse della "famiglia" Trovato per quel locale trovi una precisa rispondenza nell'accertamento della sentenza WALL STREET, che, come detto, aveva indicato, per quanto riguarda la zona di Lecco, proprio nell'assunzione del controllo delle attività economiche, con particolare riferimento a quella relativa alla gestione deo locali pubblici, dei core business dell’associazione.

A collegare GIGLIOTTI all'episodio in parola valgono, poi, innanzitutto, i plurimi elementi appena evidenziati, dai quali si ricava il fatto che lo stesso fosse solito sbandierare i propri legami con la famiglia Coco Trovato. Le dichiarazioni rese da Pietro Corti (si vedano pagine 29 e 59 delle trascrizioni relative all'udienza del 19.6.2008), relative allo svolgimento da parte di GIGLIOTTI anche di attività tipicamente estorsiva per conto di PETTINATO Federico, uomo del clan Coco Trovato, valgono, poi, vieppiù, a livello logico, a collegare lo stesso GIGLIOTTI Giuseppe all'episodio in parola, in occasione del quale, ancora una volta, Di Bella rimaneva vittima, oltre che di specifiche minacce, anche dell'autonoma carica intimidatoria, legata al semplice evocare il nome del sodalizio criminale facente capo alla famiglia Coco Trovato.

L'episodio, in parola, indicativo anche del ricorso da parte dell'imputato in argomento alla "forza di intimidazione" promanante dal "vincolo associativo" relativo al sodalizio qui giudicato, è il primo in ordine di tempo, da cui si trae la prova di una partecipazione punibile dello stesso GIGLIOTTI Giuseppe. Il suo inserimento organico nell'associazione criminale dovrà allora essere datato al 1994.

Il quadro sopra rappresentato dovrà, poi, ritenersi idoneo a delineare la prova di uno stabile "mettersi a disposizione" dell'associazione da parte di GIGLIOTTI. Ciò che accadeva, in particolare, affiancando PETTINATO Federico e, da ultimo, in occasione della carcerazione patita nell'ambito di questo procedimento, BUBBA Rodolfo. Come si è già evidenziato Mecaj ha riferito quanto accaduto all'interno della Casa Circondariale di Monza dopo l'arrivo di SIRIANNI Carmine, quando tutta la popolazione carceraria aveva preso a "cantargli la morte", ivi compresi BUBBA Rodolfo ed il suo compagno di cella GIGLIOTTI Giuseppe (riconosciuto in fotografia all'udienza del 27.3.2008). Delle minacce di BUBBA si è appena parlato al paragrafo dedicato al detto imputato. In questa sede mette conto concentrarsi sul ruolo assunto in quel contesto da GIGLIOTTI, che, a dire di Mecaj, oltre a condividere la cella con BUBBA, “camminava" sempre insieme a lui ed era solito "all'aria" sbandierare la potenza dell'organizzazione criminale in parola (che poteva contare su oltre duecento affiliati), indicata come la naturale continuatrice di quella facente capo a Franco Coco Trovato (si vedano pagine 73, 76, 77 e 78 delle trascrizioni relative all'udienza dell'I 1.3.2008). Le dichiarazioni ora esaminate sono già state apprezzate nella loro intrinseca attendibilità, vieppiù evincibile dal fatto che questo specifico tema di prova non sia stato trattato durante i controesami.

Le stesse debbono poi ritenersi pienamente riscontrate.

Il movente alla base del cambio di atteggiamento nei confronti di Mecaj da parte della popolazione carceraria (tra cui, innanzitutto, figuravano anche BUBBA e GIGLIOTTI, come si ricava dagli interrogatori di garanzia resi dagli stessi il 15.12.2006, per l'appunto all'interno della Casa Circondariale di Monza) dopo l'arrivo di SIRIANNI Carmine, trova conferma nella più volte citata conversazione 3248, intercettata il 14.2.2004 all'inferno dell'autovettura MERCEDES, targata CH 350 BD, di SIRIANNI Angelo, il quale, oltre tre anni prima della decisione di Mecaj di collaborare con la giustizia, mostra di considerare lo stesso (da poco arrestato nell'ambito del procedimento MALAVIS), indicato come l'albanese "del bar" " quello di Oggiono", come un collaboratore di giustizia.

Ciò che spiega come, quasi tre anni più tardi, SIRIANNI Carmine, appartenente allo stesso locale 'ndranghtetista di SIRIANNI Angelo ed alla stessa organizzazione criminale di BUBBA e GIGLIOTTI, avesse effettivamente diffuso in ambiente carcerario la voce che già da anni nel suo contesto criminale era radicata. Voce prontamente raccolta da GIGLIOTTI che evidentemente voleva intimidire Mecaj con i continui riferimenti alla forza dell'organizzazione criminale ed agli omicidi di cui la stessa era responsabile. Minacce in tipico stile mafioso, che d'altronde si collegano in modo naturale alla persona di GIGLIOTTI, come detto indicato anche da Di Bella e Corti come soggetto solito spendere il nome della "famiglia" Coco Trovato.

Ciò che vale a confermare la perdurante collocazione dell'imputato in parola nell'associazione qui giudicata, tradottasi da ultimo nel contributo all'opera di intimidazione nei confronti di un soggetto ritenuto potenzialmente pericoloso per le sorti del sodalizio medesimo.

[…omissis…]

Puntuali dichiarazioni in tal senso sono state rese dal collaboratore di giustizia Danny Esposito all'udienza del 21.2.2008. Il detto dichiarante, dopo aver indicato in Antonello Pronestì ed in PETTINATO Federico due soggetti che provvedevano ad effettuare versamenti per il mantenimento dei detenuti e, in particolare, di Franco Coco Trovato (si vedano pagine 27 e 28 delle trascrizioni relative all'udienza del 21.2.2008) e, dopo aver riferito di un'occasione in cui aveva incontrato il primo presso la pizzeria di TROVATO Emiliano, imputato quest'ultimo che gli aveva riferito di come quella visita fosse stata fatta per effettuare un versamento a tale titolo (si veda pagina 58 delle menzionate trascrizioni), ha fatto riferimento a tale "Banana", gestore del MADISON e del CAFFÉ’ SOLAIRE, che, a detta di TROVATO Giacomo, effettuava a sua volta versamenti in favore di Franco Coco Trovato presso la pizzeria di TROVATO Emiliano (si vedano pagine 59 e 60 delle ripetute trascrizioni). Il collaboratore ha inoltre riferito di aver incontrato "Banana", oltre che presso i suoi locali, anche in Calabria e di ritenere che il suo cognome fosse "Fargetta" o "Farzetta", salvo poi riconsocerlo in fotografia nel corso della deposizione (si vedano pagine 60, 69 e 120 delle trascrizioni relative all'udienza del 21.2.2008).

Le dichiarazioni in parola, oltre che precise, debbono ritenersi anche spontanee e costanti.

Come si è già avuto modo di evidenziare allorquando ci si è cimentati in analoga valutazione in merito alla "chiamata in reità" di Esposito, sulla cui base si è provveduto a ricostruire struttura e compagine dell'associazione qui giudicata, il collaboratore medesimo ha, infatti, solo apparentemente reso dichiarazioni contraddittorie relative ai ripetuti versamenti che FALZETTA faceva a TROVATO Emiliano nell'interesse del di lui padre Franco Coco Trovato.

[…omissis…]

L'interesse di TROVATO Giacomo per la detta attività e per i soggetti operanti nella stessa emerge in modo ancor più chiaro dalle risultanze delle intercettazioni ambientali effettuate il 28.1.2005 all'interno della sala colloqui della Casa Circondariale di Livorno.

Nel corso della conversazione con il padre detenuto, TROVATO Giacomo (sulla cui presenza all'interno della sala colloqui si vedano le fotocopie dei registri prodotte dal pubblico ministero all'udienza del 17.2.2009) fa dapprima riferimento all'attività svolta da "Angiolino" (SIRJANNT Angelo) e dal "figlio di Caligiuri" (CALIGIURI Salvatore), insieme ad "Antonello" (Antonio Pronestì), nel settore delle macchinette (si vedano pagine 22 e 23 delle trascrizioni depositate il 23.1.2009), per poi nominare proprio Frigerio, identificato con riguardo alla ripetuta attività: "...ha aperto quello delle macchinette, Frigerio...quello che metteva le macchinette a Lecco..." (…).


[…omissis…]»

E così si è messo un altro tassello, per la pubblica conoscesca, di quel che (e chi) ruota nella riviera del ponente savonese. Per ora ci fermiamo qui.

 

 

FacebookFacebookTwitterTwitterGoogleShareGoogleShareGoogleGoogleLinkedinLinkedinMySpaceMySpaceWindowsLiveWindowsLiveBloggerBlogger